giovedì 10 settembre 2015

Del Valore come definizione univoca

Sulla questione "moneta come unità di conto" già se ne è parlato in passato, la intravide e fu studiata da Louis Even che scrisse l'isola dei Naufraghi

La logica  sta sempre in piedi  (ci mancherebbe)  ma quando  dalla fisica teorica si passa a quella sperimentale cominciano i dolori.

Il valore non ha una definizione "universalmente" accettabile (Marx ci ha provato e tu e tutti i teorici della moneta conto state tentando di fare lo stesso errore)
Magari fosse cosi non è cosi, il "valore" ha una definizione "comunemente e mediamente" accettata (la stragrande maggioranza) . Non a caso
impongono un modello societario ed economico ad alta penetrazione monetaria (oggi non si fa più niente senza soldi) proprio per imporre il più possibile
il "valore" (fittizio) del denaro da cui dipende tutta la tua vita proprio perchè vogliono che diventi "universale", per fortuna ci sono ancora uomini di spirito che ne fanno ancora a meno (in giro per il mondo) e quindi tale definizione-modello (imposto con i fatti) non sarà mai universale.
La iper-monetizzazione della società ci impone sempre più di credere al "valore" del  denaro (con riserva aurea e meno non fa differenza) ma l'imposizione 
del valore che a quel punto e "indotto per legge" con l'imposizione fiscale ed il bisogno di vivere solo usando il denaro. Il bisogno di sopravvivenza
ti impone di dare valore al denaro, perché con quello puoi vivere! 

Per questo sostengo che non esiste un modello monetario unico e solo e che per sue caratteristiche intrinseche risolva la questione, anche perchè il problema non è lo strumento moneta, ma la "volontà etica di chi la usa". Ogni contesto dovrebbe avere la sua moneta costruita per quello che serve (locale, nazionale, internazionale, banche del tempo, unità di conto dove è possibile usarlo, ecc)
Marx tentò anche di definire il costo del lavoro, del manufatto e andò anche oltre!!! (peccato che era commissionato dai soliti noti ma è un'altra storia)

Hitler (il nazista) mise  denaro contro lavoro. Figurati se questo andava giù ai banchieri ebrei e naturalmente fu subito guerra (al netto delle favole)
Quanto valeva il marco e quanto valeva un ora di lavoro tedesco ? Valva tanto quanto la domanda incontrava l'offerta.
Sei disposto a lavorare per 10 euro l'ora poi 8, poi 6 poi 5...... NO  OK  facciamo venire un po di africani
che lavorano per 2 euro!!!!  

Ma il valore del lavoro quale è?  quanto vale un ora di lavoro? (nella massificazione dell'ingegneria dell'uguaglianza) Posto che un ora mia sia uguale ad un ora tua a parità di mansione quanto vale  in italia, in Germania, in Africa ecc?  Le variabili sono troppe ma le fanno scomparire perchè si deve vedere sempre (e solo) il lato contabile all'interno di un contesto economico e mai il lato umano e spirituale.

Quando si parte da definizioni (ma vale pari pari anche per le altre teorie compresa quella di Auriti) che sono "postulati" c'è il rischio che non si arriva ad una equazione universalmente accettata.  Delle convezioni possono valere in uno spazio ed in un tempo e non in un altro.

Quale è il prezzo giusto  da riconoscere ad un valore?   solo quello che incontra il compratore e avviene la transizione, se queste transizioni  sono sufficienti a mantenere una economia (mediamente dove si incontrano sempre domanda ed offerta) questa regge altrimenti salta; e salta anche la fiducia nella moneta e salta anche la moneta (iperinflazione). 

Al paese di mia moglie  circolano quattro monete, Rublo, dollaro, euro e quella locale, per certe transizioni non viene accettata la moneta locale ma solo il dollaro o l'euro...... eppure sulla carta (logica) hanno (contengono- riserva) lo stesso "valore" al cambio.  Eppure se ti presenti con moneta locale non viene nemmeno accettata (non ci ho nemmeno provato a spiegargli l'unità di conto e poi figurati in inglese).

Quanto vuoi che valga  la Gioconda sotto un ponte di fronte ad un barbone a cui si sta spegnendo il fuoco e che muore di freddo?  Vale circa 5 minuti di caldo.

Tutti i valori sono indotti dallo spirito e dall'intelletto umano per il beneficio che l'uomo ne può trarre, il resto non entra nemmeno nella categoria "valore"....
e questo valore può variare da persona a persona da contesto a contesto anche in maniera estrema!!!

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Apprezzo veramente la  fatica nella ricerca (di sapore quasi kantiano) di mettere punti fermi nella logica della misurazione del  valore che esulino dal volere dell'uomo (induzione) ma (senza offesa) anche Kant quando passo dalla critica della ragione pura alla critica della ragione pratica si è perso.
Non ci potrà ( a mio avviso) essere una definizione di valore in termini assoluti sopratutto se c'è di mezzo, l'idea dell'uomo sul valore che muta da regione a regione da stato a stato da religione e religione da persona a persona nella stessa famiglia.   Questo valore (e di conseguenza la sua misura) sarà sempre un "esercizio" (vedila anche come funzione) dei bisogni dell'uomo (primari o secondari che si voglia) in relazione al contesto economico sociale.
Non voglio entrare in merito alla disquisizione sui Decibel in quanto quelli seguono una rigida legge fisica (naturale- di padre Universo detto anche Dio) di cui basta solo trovarne le equazioni, per la moneta purtroppo non è cosi...
Ci sono stati  sistemi monetari in cui la moneta aveva un valore intrinseco ( e non mi riferisco all'oro in quanto anche quello è valore indotto convenzionale) ma per esempio quando si usava, sale, pellame, bestiame, pepe nero ecc tutte queste cose avevano un valore intrinseco (ma non misurabile con un sistema esteno ed assoluto) in quanto chi li scambiava  si mangiava, si copriva, condiva i cibi ecc.  Ma anche in quel caso non solo questi sistemi "monetari" sono durati finché c'è stato l'incontro tra domanda ed offerta e poi si sono estinti, ma non avevano una "unità di conto" minima e definita, quanto valeva una pelle ? 1kg di sale la settimana prima
2,5kg tre settimane dopo.

Il tempo (che è la qualità - valore- che caratterizza  la vita, l'essere in vita,  una vita senza tempo equivale a morte, è una buona base filosofica spirituale da cui partire per definire la scala dei valori. Ci sarà un motivo per cui del valore del tempo da dare alla dignità della vita non ne vuole parlare nessuno e nessuno ne capisce il valore di parlarne. Non solo ma il sistema ti toglie sempre più tempo proprio per non pensare, ti toglie vita (salvo che oggi non si da più neanche valore alla vita)

Intendiamoci lo sforzo di definire una unità  (di misura) monetaria (tendenzialmente con valore assoluto) è un giusto esercizio, ma potrebbe diventare difficoltoso se non contestualizzato all'interno dell'utilizzo etico dello stesso.   Oggi il sistema economico finanziario è talmente complesso  che andrebbe rivoluzionato completamente prima quello al fine di dare la corretta funzione alla moneta al servizio dell'umanità e non al servizio del profitto usuraio.
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Lo strumento metro di misura ha una lunghezza tale che accostata all'oggetto da misurare per "equivalenza" possiamo dire che quello oggetto misurato sia di un metro, quindi sia l'oggetto sia il metro posseggono la stessa "quantità" (qualità) di spazio, e la conservano entrambi salvo distruzione. (quindi Auriti nella sua, metafora per il popolo aveva e ha ragione).  E  qui siamo in un contesto statico, a tempo T0 (tempo zero) e siamo ancora nelle tre dimensioni della geometria classica...

Con il tempo il discorso cambia (il metro sta sempre sotto i tuoi occhi) il tempo  passa, sfugge scappa, non rimane sotto i tuoi occhi. 
Non si può fare riserva di tempo non puoi tenerti nel cassetto un giro di lancette, poi si sovrappongono, ed è per questo che l'interesse anche fosse la quantità infinitesimale più piccola al mondo è sempre contro natura ed è sempre usura. Tutto passa e tutto deperisce nel mondo materiale proprio a causa del tempo.
 
Il tempo diceva Einstein ( e non solo lui) è la quarta dimensione, non si può ragionare delle "qualità" della "quarta dimensione" come appartenenti alle prime tre, sebbene il tempo sia anche funzione dello spazio.

La moneta è una fattispecie giuridica (in quanto convenzione che si fa tra uomini) e non può essere altro, poiché è uno codice (più o meno regolamentato) generato dagli uomini in un contesto storico per governare determinate relazioni, in questo caso quelle economiche.

Ogni codice giuridico nasce dallo spirito dell'uomo (il valore del diritto - G. Auriti) 

Giuseppe Turrisi