venerdì 20 settembre 2013

La decrescita felice - INDUSTRIA

 La vicenda Ideai Standard e Evraz Palini e Bertoli mi da l'occa­sione di fare i complimenti a Francesca Artico per l'analisi e le interviste ai rappresentanti sin­dacali della triplice e per come ha trattato il caso di San Giorgio di Nogaro con l'azzeccato titolo "Energia troppo cara e burocra­zia mettono in ginocchio l'area". È mia convinzione che le tecnolo­gie produttive delle ghise e degli acciai siano state assegnate da­gli organismi internazionali tipo Gatt, ai Paesi emergenti. Il bai­lamme conseguente sul caso eclatante dell'Ilva di Taranto mi convince che per chiudere una qualsiasi attività, basta muovere il popolo dei "No a tutto" tipo Legambiente, Wwf, "comitati contro ma", alla fine, porteranno alle inevitabili chiusure raggiu-gendo così l'eterogenesi dei fini. Ai tempi dell’ltalsider di liTaranto la triplice sindacale mai fece se­riamente una politica ambienta­le per la tutela della salute dei lavoratori e del territorio circo­stante. Oggi invece si pretende­rebbe che un privato, Riva.scu-cisse i dané che mai l'azienda di Stato partecipata si era sognata di fare.

Oggi mi conferma nella mia con­vinzione anche la lettera di chi si lamenta del rumore emesso dall'acciaieria del Gruppo Pittini di Osoppo e nonostante tutti gli investimenti effettuati. Al suo autore Roberto Monai dico: «Vonde monadis».

Il Cavaliere Pittini, con la nuova palazzina ipertecnologica che permetterà a tenta impiegati di far girare le merci prodotte altro­ve, temo ci riserverà quanto me­ritano i friulani ed i camici, ovve­ro la chiusura in tempi non tanto lontani; il Cavalere Andrea lo scrisse a chiare lettere su un lun­go articolo di stampa locale in data 6 Maggio 2005. A f utura testimonianza per chi vivrà e vedrà la "decrescita felice".

Renzo Riva Buja