Faccio seguito a una mia precedente lettera pubblicata "In primo piano" qualche anno fa dove scrissi del convegno svoltosi nel castello di Udine con Mr. Mark Hopkins e di cui oggi i più non si ricordano più niente del passaggio del "guru delle rinnovabili" di Obama. Questo come introduzione per svolgere alcune considerazioni alla lettera scritta da Edi Maurig il 3 Settembre 2013 su questa stessa rubrica.
La "fobia" degli elettrodotti con-tinua a far strame delle nozioni scientifiche e dei dettami delle norme di sicurezza riprese sempre su questa pagina da tecnici del settore quale Rinaldo Paravano di cui pubblicaste una lettera dove spiegava le ragioni "tecniche" e non politiche, del perché gli elettrodotti si facevano aerei e non interrati e pure da altri vostri articoli che spiegavano perché la consorella dell'Enel austriaca non avrebbe concesso il suo benestare qualora si pretendesse l'interramento nella parte italiana dell'elettrodotto Würmlach-Somplago, di lunga gestazione e che ancora non ha visto la luce.
Ricordo che dello stesso Edi Maurig pubblicaste una lettera nella quale si scagliava contro i piloni dell'elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest perché, a suo dire, erano un obbrobrio che stagliandosi per oltre sessanta metri sulla linea di terra deturpavano il paesaggio; per non parlare poi dei tremendi e venefici effetti dei campi elettromagnetici che questa "mostruosa" struttura genererebbe come da lui paventato. Nessun suo puntuale riscontro . sull'eolico di Drenchia che avrebbe visto le pale eoliche stagliarsi per oltre 120 metri d'altezza o suIlo scempio del territorio agricolo per l'installazione dei pannelli fotovoltaici per migliaia di ettari.
Nemmeno i comitati rurali hanno avuto niente da dire.
Renz Riva Buja