venerdì 20 settembre 2013

Elettrodotti e fobie - ENERGIA

 Faccio seguito a una mia pre­cedente lettera pubblicata "In primo piano" qualche anno fa dove scrissi del convegno svolto­si nel castello di Udine con Mr. Mark Hopkins e di cui oggi i più non si ricordano più niente del passaggio del "guru delle rinno­vabili" di Obama. Questo come introduzione per svolgere alcune considerazioni alla lettera scritta da Edi Maurig il 3 Settembre 2013 su questa stessa rubrica.

La "fobia" degli elettrodotti con-tinua a far strame delle nozioni scientifiche e dei dettami delle norme di sicurezza riprese sem­pre su questa pagina da tecnici del settore quale Rinaldo Parava­no di cui pubblicaste una lettera dove spiegava le ragioni "tecniche" e non politiche, del perché gli elettrodotti si faceva­no aerei e non interrati e pure da altri vostri articoli che spiegava­no perché la consorella dell'Enel austriaca non avrebbe concesso il suo benestare qualora si pre­tendesse l'interramento nella parte italiana dell'elettrodotto Würmlach-Somplago, di lunga gestazione e che ancora non ha visto la luce.

Ricordo che dello stesso Edi Mau­rig pubblicaste una lettera nella quale si scagliava contro i piloni dell'elettrodotto Redipuglia-Udi­ne Ovest perché, a suo dire, era­no un obbrobrio che stagliando­si per oltre sessanta metri sulla linea di terra deturpavano il pae­saggio; per non parlare poi dei tremendi e venefici effetti dei campi elettromagnetici che que­sta "mostruosa" struttura gene­rerebbe come da lui paventato. Nessun suo puntuale riscontro . sull'eolico di Drenchia che avreb­be visto le pale eoliche stagliarsi per oltre 120 metri d'altezza o suIlo scempio del territorio agri­colo per l'installazione dei pan­nelli fotovoltaici per migliaia di ettari.

Nemmeno i comitati rurali han­no avuto niente da dire.

Renz Riva Buja