lunedì 28 gennaio 2013
VESPRI LAICI
"La libertà dipende dal grado di conoscenza,
più si conosce più si è liberi"
più si conosce più si è liberi"
ACCADEMIA DELLA LIBERTA'
REPETITA.... E... R3VOLUTION
"Non vince chi partecipa
ma solo chi persevera"
"L'importante è non fermarsi mai"
accademia della libertà
TRA DITTATURE E DEMOCRAZIE IL BANCO VINCE SEMPRE
Il banchiere sta sempre fuori alle
questioni politiche, all'apparenza, a lui non gli interessa che ci sia una dittatura o una democrazia
al governo, gli interessa solo che la "emissione monetaria" stia nelle sue mani. Per ottenere questo non disdegna di creare crisi economiche fatte a posta per fare incolpare i governati di qualunque colore che litigano tra loro dandosi le colpe. I governati che si piegano al loro sistema certamente sono buoni e democratici gli altri subbiscono il trattamento come da protocollo.
Questo è il motivo
per cui certi dittatori vengono abbattuti ed altri invece no. La variabile non
è la crudeltà del dittatore in questione, ma semplicemente se la emissione
monetaria venga o meno nazionalizzata. La dimostrazione sta in molte nazioni
dell'africa o della penisola arabica dove ci sono delle dittature molto più
feroci di quelle che potevano essere quelle dell'Irak o della Libia, ma non
vengono minimamente toccate e messe sotto i riflettori, semplicemente perché
"questi dittatori" sono sottomessi al sistema monetario
internazionale (FED-WTO-BM-FMI). Gli altri quelli "cattivi" sono semplicemente
quelli che si oppongono alla cessione di sovranità al sistema finanziario
internazionale. La "democrazia" confezionata dai media è la nuova
propaganda, che si esporta con tanta facilità con le guerre chiamate operazioni di pace, nasconde
semplicemente l'azione totalitaria del sistema finanziario internazionale per imporre il propio sistema neoliberista e monetario.
L'italia sta cedeno sovranità ormai dal 1946 con l'appogio del presidente Napolitano. Giuseppe Turrisi
I NUOVI PADRONI DEL MONDO
SULLA MIA LAPIDE !!!!!
"Io intanto vado oltre....
....tanto ci si vede dopo forse"
....tanto ci si vede dopo forse"
accademia della libertà
PREGHIERA LAICA ORA NONA
"Il debito pubblico non può essere rimborsato, prima di tutto perchè se paghiamo, i prestatori di capitali non moriranno, ne siamo sicuri; invece se paghiamo, saremo noi a morire, possiamo esserne altrettanto certi"..
Thomas Sankara
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ACCADEMIA DELLA LIBERTA'
PER LA TUA SOVRANITA'
TRA REALTA' MARKETING E CARCERI C'E' ANCHE FABRIZIO CORONA?
Il fatto che ci sia chi meriterebbe il carcere più di Corona non toglie che se lo meriti anche lui... non fosse altro che per quella spocchia del tutto immotivata che sfoggia in ogni occasione.
Ma il cuore vero del problema (ciò cui tutto il resto consegue) si può comprendere solo ragionando sul giustamente già citato sovraffollamento.
C'è una ragione ben precisa per cui le carceri sono troppo affollate, ed è che i criminali sono troppi... il che significa che le leggi sono sbagliate; tanto quelle della fattispecie squisitamente giuridica quanto di quelle finanziarioeconomiche che tanto gravano sul bilancio pubblico.
Ora, gorno per giorno, ognuno può constatare quanto sbagliata sia l'eurocrazia della moneta debito... mentre meno semplice è accorgersi che persino un ladro di polli può diventare un pesce grosso, se frequenta gli ambienti giusti. E meglio della galera forse c'è solo il parlamento italiano. Senza contare che l'aspetto prettamente "educativo" della galera è una mera utopia poiché in carcere si dovrebbe insegnare a rispettare il prossimo, ma questo è impossibile quando non si rispetta per primo l'allievo. Una volta estinto il suo personale debito pubblico, infatti, l'ex detenuto tornerà a rispettare le sole leggi del suo istinto animale: perché la sola "lezione" che la galera gli abbia insegnato è che il suo errore è stato quello di farsi acchiappare.
Marco Carlino
domenica 27 gennaio 2013
LA TRILOGIA DI JEAN ZIEGLER - DA AVERNE ALEMENO UNO
L'IMPERO DELLA VERGOGNA
LA PRIVATIZZAZIONE DEL MONDO
I SIGNORI DEL CRIMINE
http://www.macrolibrarsi.it/autori/_jean_ziegler.php
http://www.deastore.com/autore/Jean%20Ziegler.html?page=1&sort_by=publicationdate_desc
LA PRIVATIZZAZIONE DEL MONDO
I SIGNORI DEL CRIMINE
http://www.macrolibrarsi.it/autori/_jean_ziegler.php
http://www.deastore.com/autore/Jean%20Ziegler.html?page=1&sort_by=publicationdate_desc
FISCO: PRASSI E GIUSTIZIA
FISCO: PRASSI E
GIUSTIZIA
Ernesto Ruffini, avvocato
tributario, esordisce nel suo articolo Fisco.2 con il “principio” L’evasione fiscale è un furto. Dà per
scontato che il ladro è chi non paga le tasse e che il derubato è lo Stato.
Ciò è indubbio nel paradigma iuspositivista, che fa da sfondo a
tutto l’articolo. Lo Stato decide
che l’evasione fiscale è un furto, e le leggi, anch’esse di Stato, avallano la decisione con tutte le
conseguenze civili e penali.
Nel paradigma iusnaturalista, però, il furto non può farla da “principio”. Viene
invece definito come “appropriazione indebita e occulta di una proprietà
altrui”, alla luce della virtù sociale della giustizia, definita 2000 anni fa da Papiniano come “volontà
costante di dare a ciascuno il suo”. In questo paradigma, quindi, è ingiusto
tanto non dare a uno il suo quanto dargli il non suo. Lo Stato commette la
doppia ingiustizia.
Nello stesso paradigma lo Stato ha doveri ben definiti, per finanziare i
quali ha bisogno di soldi: governare,
amministrare la giustizia, difendere la società da possibili nemici,
rappresentare il paese all’estero ed emettere un mezzo di pagamento che
permetta ai contribuenti di pagare le tasse. Quest’ultimo è il dovere che ci
interessa.
Ebbene, questo dovere lo Stato non lo espleta. Invece, e senza
consultare i contribuenti, prende a
prestito credito emesso da
terzi, e tassa il valore aggiunto dal lavoro dei cittadini per pagarne
l’interesse, che è composto e quindi esponenziale. Il risultato matematicamente
certo di codesto operato è che il debito supererà prima o poi la quantità di
denaro in circolazione, finendo per ammazzare la gallina che depone le uova
d’oro. Lo Stato toglie il suo a chi lavora per darlo a chi scrive su un pezzo
di carta “mi devi tot” con la sola fatica di alcune ditate alla tastiera di un
computer.
Lo Stato toglie il suo a chi lavora
in quattro maniere ben sperimentate:
1.
L’imposta sul
reddito, che colpisce la produzione;
2.
Le imposte
indirette, che colpiscono il consumo;
3.
Le dogane,
che colpiscono il commercio internazionale;
4.
E l’IVA, che
colpisce le transazioni commerciali domestiche, e che merita un trattamento a
parte.
Per il momento limitiamoci a
considerare che tutte e quattro le maniere sottraggono sangue all’economia di
produzione per convogliarlo a elementi improduttivi, 98mila dei quali
addestrati a fare uso di forza, anche armata, per costringere a pagare chi si
sente ingiustamente tartassato. Non sorprende quindi che chi può si difende con
l’evasione.
“IVA Madre di Tutte le Evasioni”,
dice Ruffini. Certo. Che l’IVA sia la più assurda e controproducente di tutte
le imposte lo si vide nella Spagna del ‘500, dove la si conosceva come alcabala. Non ci volle molto ad
accorgersi che i costi di esazione
superavano gli introiti, e quindi si cessò di applicarla dato il danno
evidente all’economia.
Questo è ancora vero, ma lo Stato
moderno aggira il problema imponendo
la contabilità fiscale agli operatori economici, senza pagarli. Cioè ri-introduce l’istituto della schiavitù, che
rientra dalla finestra dopo esser stata estromessa dalla porta nell’arco del
millennio precedente. Così facendo azzoppa vieppiù l’economia di produzione,
dato che i contribuenti sono costretti a distogliere l’attenzione dal loro
lavoro per espletare quello dell’Agenzia delle Entrate. Come ebbe a dire James
Robertson (1928-):
“Dopo
il paradiso perduto, è perfettamente possible immaginare Satana riunito con
Beelzebub, Moloch, Belial e il resto del suo gabinetto, per progettare il
sistema fiscale più dannoso possibile da proporre all’umanità. Avrebbero potuto
far di meglio di quello che abbiamo”?[1]
Ma non è tutto. Ruffini auspica
l’uso massiccio dell’elettronica per “consentire al Fisco maggiori controlli” e
per “semplificare gli adempimenti e ridurre i costi”, organizzando il tutto in
modo ammirevole. Ma di che “controlli” si tratta? Quelli al cittadino, che vede
il suo campo di azione restringersi sempre di più ad opera di uno Stato
invasore e fuori da ogni controllo esso stesso. Cioè, nemo custodit ipsos custodes.
È venuto il momento di chiedersi: è
possibile una politica fiscale innovativa
·
secondo giustizia, cioè che dia a ciascuno il
suo, Stato compreso?
·
A buon mercato, senza dover quindi
impiegare un’armata di 68mila Fiamme Gialle e una di 30mila dipendenti
improduttivi?
·
Efficiente al punto di invogliare i contribuenti a pagare le tasse senza neanche pensare di evaderle?
In ipotesi di lavoro e per ottenere
i risultati appena ventilati immaginiamo di spostare la nostra attenzione
fiscale (l’imponibile)
dal valore aggiunto dagli sforzi di chi lavora al valore sottratto alle risorse naturali del paese, e quindi alla
sovranità statale. Mi spiego.
Codeste risorse naturali o comuni sono
suolo, acqua, aria, spettro elettromagnetico e
spazio aereo. Considererò solo il primo.
Il padrone di un’auto parcheggiata
in centro città paga per il diritto di occupazione di una superficie di circa
10m2, cosicchè a 1€/ora, l’occupazione gli costa 8€/giorno, ossia 80
centesimi/m2.
Si tratta di una tassa giusta. Il quid pro quo è immediato e ovvio. L’automobilista non è il padrone
dei 10m2, ma l’occupante temporaneo. E sia che parcheggi una Rolls
Royce o un macinino miracolosamente scappato alla rottamazione, paga sempre i
suoi bravi 80 centesimi/m2.
Supponiamo ora che la stessa città
abbia 10km2 di edifici, assimilabili ad automobili parcheggiate
permanentemente. Alla stessa tariffa, codesti edifici contribuerebbero agli
introiti municipali ben 80 milioni di €/giorno.
Questa la soluzione di Henry George
(1839-1897) risalente a 130 anni fa e ribadita da Silvio Gesell (1862-1930) nel
suo Ordine Economico Naturale ai
primi del secolo scorso.
L’Italia copre una superficie di
300mila km2, o 30 milioni di ettari o 300 miliardi di m2.
In Italia vi sono 8mila e rotti comuni, con popolazione omogenea se rurali,
eterogenea se urbani. I comuni potrebbero fare gli esattori di imposta
fondiaria, esclusivamente in termini di
superficie occupata, da patteggiare con l’occupante. Vediamo i vantaggi,
ingenti, di una tale operazione:
·
Si
ritornerebbe al principio della tassazione collettiva
patteggiata, che era la norma prima che lo Stato bodiniano e rivoluzionario
la ribaltasse;
·
Sarebbe
infinitamente più facile e meno costoso raccogliere imposte da 8mila centri che
ficcare le mani in tasca a milioni di contribuenti;
·
L’evasione
sarebbe impossibile: la terra non si può nascondere;
·
Idem per la
speculazione. Gli occupanti di un terreno improduttivo o si affretterebbero a
farne uso per non pagare un’imposta a vuoto, o lo cederebbero, ma senza
guadagnarci su;
·
I recidivi
verrebbero puniti semplicemente non proteggendo il diritto di occupazione;
·
L’unità
fiscale, metro quadrato in città, ettaro in campagna o anche kilometro quadrato
in lande disabitate, renderebbe l’intero territorio nazionale fiscalmente
produttivo;
·
Il canone
sarebbe minimo e perfettamente aggiustabile all’entità della spesa pubblica,
date le dimensioni dell’imponibile.
·
Due superfici
equivalenti, nella stessa località, pagherebbero
lo stesso, per cui chi lavorasse di più guadagnerebbe di più e meno tasse
pagherebbe proporzionalmente.
·
E le quattro
tasse-tortòre sopraelencate potrebbero benissimo sparire.
Ma “possibile” non vuol dire
“fattibile”. Chi contesterebbe una simile proposta di tassazione giusta? Gli evasori reali, cioè i terratenenti che
da generazioni godono di reddito da non lavoro; i poteri forti internazionali, che
regolarmente attuano la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle
perdite, e gli operatori della truffa conosciuta come riserva frazionaria
bancaria.
Questi ultimi evadono non la giusta tassazione
fondiaria, ma quella monetaria. La moneta, e in particolare la sua
circolazione, è una risorsa artificiale,
anch’essa con valore sottratto tassabile. Esiste un esempio storico di tassa
(minima) sulla circolazione monetaria che invogliò i contribuenti a pagare le
tasse volentieri e anche in anticipo. Facciamo
un flashback di 80 anni.
A Wörgl, cittadina e nodo
ferroviario nel Tirolo austriaco, nel 1932 la moneta scarseggiava, le industrie
chiudevano e infuriava la disoccupazione. I 350 disoccupati di Wörgl (su 4.200
abitanti) sollecitavano aiuto dal borgomastro Unterguggenberger (1884-1936).
Costui aveva letto Gesell durante la
semipovertà delle crisi del 1907-08 e 1912-14, che gli avevano lasciato la
tubercolosi che lo avrebbe portato alla tomba a 52 anni. Ma conosceva il
rimedio, e si mise all’opera.
Dopo un paziente lavoro informativo
e istruttivo presso i piccoli impresari, negozianti e professionisti, il 5
luglio proclamava:
“La causa principale del barcollo
dell’economia è la bassa velocità di circolazione della moneta. Questa
progressivamente sparisce dalle mani dei lavoratori come mezzo di scambio.
Filtra invece nell’alveo dove scorre l’interesse, finendo con l’accumularsi
nelle mani di pochi, che invece di riversarla sul mercato per acquistarvi beni
e servizi, la trattengono per specularvi su”.
Il municipio emise i suoi Bestätigter Arbeitswerte (Certificati di
Lavoro) valorati alla pari con lo scellino ufficiale, ma ogni certificato per
1, 5 e 10 scellini, pur mantenendo un potere d’acquisto stabile, scadeva dopo
un mese dall’emissione a meno di non rinnovarne la validità con un bollino del
valore dell’1% sul nominale, acquistabile in municipio. Il quale, da parte sua,
accettava i certificati come pagamento
di imposte.
Non era obbligatorio accettarli. Le
alternative erano:
- Depositarli in banca a interesse 0%. La banca
se ne sbarazzava immediatamente, o prestandoli o pagando salari e servizi.
- Cambiarli in scellini ufficiali
con uno sconto del 5% sul valore nominale.
Il municipio ne fece stampare 32.000
unità. Tre giorni dopo avere emesso i primi 1.000, il gettito erariale salì a
5.100 scellini, risultato di pagamenti arretrati e della rapida circolazione. Questa
raggiunse una media di 5.490 scellini, cioè poco più di un irrisorio scellino a
persona, che però procuravano lavoro e prosperità a Wörgl più di quanto lo
facessero i 150 scellini/persona della Banca Nazionale. Come aveva predetto
Gesell, la velocità di circolazione era la chiave: scambiandosi 415 volte in 14
mesi, contro le 6-8 volte della moneta ufficiale, quei 5.490 scellini mossero
beni e servizi per ben due milioni e mezzo. Il municipio, con le casse continuamente ripiene da un lato e svuotate
dall’altro, costruì un ponte sul fiume Inn, asfaltò sette strade, rinnovò
le fognature e le installazioni elettriche, e costruì perfino un trampolino di
salto con sci, per un totale di poco più di 100mila scellini. Per avere un’idea
del potere di acquisto, lo stipendio del borgomastro era di 1.800 scellini
mensili.
Al principio c’era chi sghignazzava,
chi gridava alla frode o chi sospettava contraffazione. Ma i prezzi non
aumentavano, la prosperità sì e le tasse
venivano pagate prontamente e immediatamente ri-investite in lavori e
servizi pubblici. I ghigni si trasformarono ben presto in espressioni di
stupore e i lazzi in voglia di imitazione. Ai primi del 1933 circa 300.000
cittadini del circondario erano lì lì per estenderne l’esperimento.
Ma la Banca Nazionale lo cassò e
Wörgl tornò alla depressione.
Una imposizione fiscale secondo giustizia,
quindi, invoglierebbe anche i cittadini ad un comportamento fiscalmente
corretto: ognuno, Stato compreso, avrebbe veramente il suo.
Silvano Borruso
28 novembre 2011
REPETITA IUVANT "DIRETTA E MONETA"
La democrazia diretta non si può applicare se non hai livelli di conoscenza e di consapevolezza omogenei, ed ottenere questo è scinetificamente impossibile..... salvo per piccoli gruppi......... che poi dovranno necessariamente riorganizzarsi in sistemi piramidali..man mano che l'architettura diventa più complessa.......
in fine lo ripeto fino alla noia la democrazia (con qualsiasi aggettivo gli si ponga affianco, diretta reale trasversale personale, sociale, antropocratica, ecc ecc) senza la sovranità monetaria è una pura illusione....
perchè significa che in casa tua sei libero di decidere democraticamte cosa vuoi fare.... ma il potrafoglio però te lo tengo io..banchiere... per l'ennesima ed ultima volta non esiste priorità tra democrazia diretta (prima) e sovranità monetaria (dopo) sono prime tutte e due e non separabili.......
sabato 26 gennaio 2013
L'Impero della vergogna - Jean Ziegler.
L'Impero della vergogna da J. Ziegler e G. P. Accardo
Verso una nuova feudalizzazione del mondo.
Una conversazione con Jean Ziegler.
Ziegler spiega come all'epoca della rivoluzione francese l'idea di fornire cibo a sufficienza a tutti gli esseri umani sulla terra era ancora un'utopia, un sogno, ma che oggi sarebbe una cosa tecnicamente possibile.
Una conversazione con Jean Ziegler.
Ziegler spiega come all'epoca della rivoluzione francese l'idea di fornire cibo a sufficienza a tutti gli esseri umani sulla terra era ancora un'utopia, un sogno, ma che oggi sarebbe una cosa tecnicamente possibile.
Ma è impossibile per via del modo in cui la ricchezza nel mondo è usurpata da poche persone che lui chiama i Baroni della Guerra Economica. Quelle persone costituiscono un Ordine Feudale e la loro arma principale non è altro che il potere militare americano che d'ora in poi opera senza l'approvazione delle Nazioni Unite, senza alcun controllo. D'ora in poi, gli Stati Uniti utilizzano la tortura e gli assassinii come "una cosa necessaria" e si sono ritirati dalle Convenzioni di Ginevra. Jean Ziegler, rapporteur alle Nazioni Unite per questioni di risorse alimentari, ha pubblicato di recente un libro tradotto in 14 lingue: "Empire of Shame [L'impero della vergogna]" (Edizioni Fayard).
Jean Ziegler presenta il suo lavoro. Lui spiega come all'epoca della
rivoluzione francese l'idea di fornire cibo a sufficienza a tutti gli
esseri umani sulla terra era ancora un'utopia, un sogno, ma che oggi
sarebbe una cosa tecnicamente possibile. Ma è impossibile per via del modo in cui la ricchezza nel mondo è usurpata da poche persone che lui chiama i Baroni della Guerra Economica. Quelle persone costituiscono un Ordine Feudale e la loro arma principale non è altro che il potere militare americano che d'ora in poi opera senza l'approvazione delle Nazioni Unite, senza alcun controllo. D'ora in poi, gli Stati Unitiutilizzano la tortura e gli assassinii come "una cosa necessaria" e si sono ritirati dalle Convenzioni di Ginevra. L'autore dichiara che la nomina di Wolfowitz quale direttore della Banca Mondiale è un altro disastro perché in futuro la Banca Mondiale, anziché cercare di lavorare per la giustizia, si metterà al servizio dei più potenti. Ziegler ci ricorda che Bush ha firmato un decreto legge che autorizza i commando americani armati di operare al di fuori degli Stati Uniti eliminando non solo persone colpevoli ma anche semplicemente sospette.
Lui parla delle Nuove Barbarie e di una "Organizzazione della Fame" al servizio del brutale ed assurdo Ordine Mondiale Nuovo. Ziegler parla della necessità di un'insurrezione morale. I toni di questo signore sono di grande effetto. L'intervista su un canale televisivo (TV5) [franco-]canadese fu mandata in onda in prima
serata. Date ascolto a quello che questo signore sta dicendo, leggete il suo libro e diffondete il suo messaggio. E' il tuo futuro come essere umano che è in ballo. (Gian Paolo Accardo) L'intervista completa: Jean Ziegler: "Noi stiamo andando verso una nuova feudalizzazione del mondo". Nel suo libro nuovo: "L'impero della vergogna" (Edizioni Fayard) pubblicato il 10 marzo, 2005, [Jean Ziegler], il sociologo e intellettuale sovversivo ginevrino - oggi Rapporteur Speciale delle Nazioni Unite per il Diritto al Cibo presso la Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani - prosegue attaccando le "compagnie private transcontinentali". Accusate [da Ziegler] di mantenere la fame [nel terzo mondo], di distruggere la natura e di sovvertire la democrazia, queste corporation allargano la loro influenza sul mondo e puntano all'annientamento delle conquiste dell'Illuminismo. Per resistere a loro, dovremo ritornare allo spirito della rivoluzione francese e uscire allo scoperto come lo sta già facendo il presidente brasiliano Lula da Silvia. Il suo libro è intitolato L'impero della Vergogna.
Che cosa è questo impero? Perché "vergogna"? Che cosa è questa vergogna? Nelle favela del Brasile settentrionale, alcune madri, alla sera, potrebbero versare dell'acqua in un vaso e poi metterci dei sassi. Loro spiegano ai loro bambini - che stanno piangendo per la fame - che "presto il pranzo sarà pronto ..." sperando che nel frattempo i bambini si addormentino. Si può misurare la vergogna che sente una madre davanti ai propri figli, torturati dalla fame, e che lei non è in grado di sfamare? Tuttavia, l'ordine brutale del mondo - che ammazza 100.000 persone ogni giorno di fame e di epidemie - non solo fa vergognare le vittime, ma fa sì anche che noi, occidentali, bianchi, dominatori, che siamo complici di questo massacro, siamo coscienti, informati e comunque zitti, codardi e paralizzati. L'impero della vergogna? Potrebbe riferire all'impatto generalizzato del sentimento di vergogna generato dall'inumanità dell'ordine mondiale.
Quello che si intende qui veramente è l'impero delle compagnie private transcontinentali dirette dai cosmocrati. L'anno scorso, le 500 più potenti di queste compagnie avevano il controllo del 52% del prodotto lordo mondiale, e cioè della ricchezza totale prodotta sul pianeta. Nel suo libro, lei parla di una "violenza strutturata". Che cosa significa questo? Nell'impero della vergogna, controllato con la scarsità organizzata [di cibo e di cose essenziali], la guerra non è più sporadica ma permanente. Non è più una crisi, una patologia, ma la normalità. Non implica più l'elcissi della ragione - come si espresse Horkheimer -, è il vero e proprio raison d'étre dell'impero. I baroni della guerra finanziaria hanno messo il pianeta sotto i bisturi della distruzione economica organizzata. Attaccano il potere normativo degli stati, sfidano la sovranità dei popoli, sovvertono la democrazia, sono causa della distruzione della natura, distruggono gli esseri umani e le loro libertà. La liberalizzazione dell'economia, la "mano invisibile" del mercato, è il loro modo di affrontare l'universo; la massimizzazione del profitto è il modo in cui funziona. Questa pratica e questa cosmogonia io la chiamo violenza strutturale. Lei parla anche degli "spasmi di agonia del diritto". Che cosa intende con questa espressione? Nel futuro, la guerra eterna preventiva, l'aggressività permanente dei baroni, l'arbitrarietà e la violenza strutturale regnano senza vincoli.
La maggior parte delle barriere di legge internazionale stanno crollando. Lo stesso ONU è anemico. I cosmocrati sono sopra la legge. Il mio libro spiega il crollo della legge internazionale citando numerosi esempi tratti direttamente dalla mia esperienza come rapporteur speciale per il diritto di accesso al cibo presso le Nazioni
Unite. Lei qualifica la fame ad una "arma di distruzione di massa". Quali soluzioni raccomanda? Attraverso il debito, la fame è l'arma di distruzione di massa che viene utilizzata dai cosmocrati per schiacciare - e sfruttare - la gente, in modo particolare quella dell'emisfero meridionale. Una serie di misure complesse, realizzabili immediatamente e che descrivo in questo libro, possono rapidamente porre termine alla fame. E' impossibile riassumerle in una frase. Una cosa è certa: l'agricoltura mondiale, nel suo stato di produttività attuale, può nutrire il doppio della popolazione mondiale di oggi. Quindi la fame non è una questione di sorte; è causata dall'uomo. Alcuni paesi sono schiacciati, secondo Lei, da un "debito odioso". Che cosa intende per "debito odioso" e quali soluzioni raccomanda? Rwanda è una piccola repubblica agricola di 26.000 chilometri quadrati sulla catena dei monti dell'Africa centrale che separa le acque dei fiumi Nilo e Congo. Gli agricoltori rwandesi coltivano tè e caffè. Tra aprile e giugno 1994, un genocidio orribile, organizzato dal governo Hutu, alleato con la Francia ai tempi di François Mitterrand, ha causato la morte di più di 800.000 uomini, donne e bambini Tutsi. Le machettes utilizzate per compiere il genocidio erano importate dall Cina e dall'Egitto ed erano finanziate essenzialmente dalla Crédit Lyonnais.
Oggi i sopravvissuti, contadini poveri come Giobbe, devono restituire alle banche e ai governi creditori persino i crediti che sono stati utilizzati per comperare le machettes degli Hutu genocidi. Questo è un esempio del debito odioso. La soluzione è la cancellazione immediata del debito senza condizioni annesse, oppure una verifica contabile del debito, così come raccomandato dall'Organizzazione Socialista Internazionale e nel modo in cui lo fece il presidente del Brasile, Lula, per cominciare e poi la sua rinegoziazione voce per voce. Per ogni voce ci sono, in effetti, delle componenti criminali - corruzione,fatture pesantemente imbottite, ecc. - che devono essere ridotte.
Compagnie internazionali di verifiche contabili come la PriceWaterhouseCooper oppure la Ernst&Young possono benissimo essere responsabili per queste verifiche così come lo sono, ogni anno, per la verifica contabile delle multinazionali. In molte occasioni Lei cita il presidente Lula da Silva come un modello. Che cosa le ispira questa alta considerazione per le sue azioni? Sento sia ammirazione che preoccupazione quando considero gli obiettivi politici e le azioni del presidente Lula: ammirazione perché lui è il primo presidente del Brasile che osa a riconoscere che ci sono 44 milioni di cittadini seriamente e permanentemente sotto-nutriti nel suo paese e il primo che vuole mettere fine a questa situazione disumana; e preoccupazione perché con il debito del suo paese di 235 miliardi di dollari, Lula non ha le risorse per porre fine a questa situazione. Nel suo libro, Lei parla di una "nuova feudalizzazione del mondo". Che cosa vuole dire? Il 4 agosto del 1789, i deputati dell'Assemblea Nazionale Francese abolirono il feudalesimo. La loro azione ebbe una ripercussione universale. Oggi, tuttavia, siamo testimoni di un grosso passo all'indietro. L'11 settembre, 2001, non solo fornì a George W. Bush il pretesto per estendere l'influenza degli Stati Uniti nel mondo, l'evento servì anche come giustificazione per inscenare la distruzione economica organizzata dei popoli dell'emisfero meridionale per mano delle grosse corporation transcontinentali private. Nel suo libro, Lei riferisce molto spesso alla rivoluzione francese ed alcuni dei suoi protagonisti (Danton, Babeuf, Marat, ...): In quale modo pensa che essa abbia ancora qualcosa da insegnarci dopo due secoli in un mondo così diverso?
Legga i testi! La Dichiarazione di Jacques Roux e degli Enragés (estremisti radicali della Rivoluzione Francese che chiesero dei controlli economici stringenti) fissa l'orizzonte per una qualsiasi battaglia per la giustizia sociale planetaria. I valori fondanti della repubblica o della civiltà stessa, risalgono ai tempi dell'Illuminismo. Tuttavia, l'impero della vergogna distrugge persino la speranza della
realizzazione di questi valori. Nel suo libro, Lei accusa la guerra totale al terrorismo di deviare delle risorse necessarie ad altre più importanti lotte come la lotta alla fame. Lei pensa che il terrorismo sia una minaccia falsa, coltivata da qualche stato? Se sì, che cosa Le fa pensare questo? Pensa che quella minaccia non sia reale o che meriti un trattamento diverso? Il terrorismo di stato di Bush, Sharon, Putin ... è tanto spaventoso quanto il terrorismo dei piccoli gruppi della jihad islamica o altri uomini pazzi e assetati di sangue di quel genere. Sono due facce dello stesso tipo di barbarie. Sono entrambi piuttosto reali poiché Bush uccide e Bin Laden uccide. Il problema è come estirpare il terrorismo: questo può essere fatto solo con la sospensione totale dell'impero della vergogna. Solo tramite la giustizia sociale globale sarà possibile tagliare i jihadisti dalle loro radici e privare i lacchè dei cosmocrati dei loro pretesti per i contrattacchi. Lei è stato nominato rapporteur speciale per il diritto al cibo presso l'ONU nel 2002. Che cosa ha imparato da questa missione? Il mio mandato è affascinante: sono totalmente indipendente e rispondo all'Assemblea Generale dell'ONU e alla commissione per i diritti umani.
Devo fare sì che un nuovo diritto umano sia considerato giustificabile attraverso dei diritti prescritti o convenzionali: il diritto al cibo. E' un compito da Sisifo! Si avanza millimetro per millimetro. Il baricentro essenziale di questa lotta è la coscienza collettiva. Per un
tempo troppo lungo la distruzione degli esseri umani per fame è stata
tollerata con una specie di freddissima accettazion. Oggi è considerata intollerabile. L'opinione pubblica mette pressione sui governi e sulle organizzazioni internazionali (OMC, l'FMI, la Banca Mondiale, ecc.) perché siano intraprese delle misure di base per abbattere il nemico: la riforma della terra nel Terzo Mondo, il pagamento di un prezzo adeguato per i prodotti agricoli del Sud del mondo, la razionalizzazione dell'aiuto umanitario anche nei casi di catastrofi inaspettate, la chiusura della Borsa di Chicago per i prodotti agricoli e per le materie prime che specula per l'aumento del prezzo dei principali prodotti alimentari, la lotta contro la privatizzazione dell'acqua potabile, ecc. Nel suo libro, Lei sembra di difendere la causa degli "altermondialisti" come se [Lei] fosse un portavoce di questo movimento. Come mai Lei partecipa così raramente alle manifestazioni "alternative" e [come mai] che generalmente non è considerato un intellettuale "alternativo"? Che cosa intende dire? Ho parlata davanti a 20.000 persone nel "Gigantino" del Porto Alegre nel gennaio del 2003. Mi sento un intellettuale organico della nuova società civile planetaria, delle sue facce multiple di resistenza, questa fraternità straordinaria della notte. Ma rimango fedele ai principi dell'analisi rivoluzionaria delle classi, a Jacques Roux, Babeuf, Marat e a Saint-Just. Lei sembra di attribuire le sfortune del mondo alle multinazionali e ad una manciata di stati (gli Stati Uniti, la Russia, Israele, ...): non è un po' semplicistico? L'ordine del mondo attuale non è solo brutale, è anche assurdo. Uccide, distrugge, massacra, ma lo fa per nessun'altra ragione che il desiderio di profitti massimi per alcuni cosmocrati che sono motivati da un'ossessione per il potere e da un'ingordigia illimitata. Bush, Sharon, Putin? Lacchè, complici. Aggiungerò un postscriptum su Israele: Sharon non è Israele. Lui è la perversione di Israele. Michael Warshavski, Lea Tselem, i "Rabbini per i diritti umani" e tante altre organizzazioni di resistenza incarnano la vera Israele, il futuro di Israele. Meritano la nostra solidarietà. Lei pensa che la morale ha un posto nelle relazioni internazionali dal momento che sono dettate da interessi economici e geopolitici? Non c'è scelta. O scegliamo lo sviluppo e l'organizzazione normativa o scegliamo la mano invisibile del mercato, la violenza del più forte e l'arbitrarietà. Il potere feudale e la giustizia sociale sono radicalmente paradossali. Il marxista tedesco Ernst Bloch esorta ad [andare] "avanti verso le nostre radici". Se non restituiamo urgentemente i valori dell'Illuminismo, la Repubblica, la legge internazionale, la civiltà quale abbiamo costruita negli ultimi due cento cinquant'anni sarà annichilita, incorporata nella giungla. Dalla dipartita dei talebani, il Medio Oriente e il mondo arabo-mussulmano sembrano essere colpiti da un'ondata di democratizzazioni più o meno spontanee (elezioni in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, l'apertura delle elezioni presidenziali a candidati multipli in Egitto ...). Come si sente di questo e pensa che la democrazia può essere esportata a quei paesi? Oppure crede che sono condannati a sistemi dispotici? Non è una questione di "esportare la democrazia". Il desiderio di autonomia, di democrazia, di sovranità popolare è innata negli esseri umani non importa in quale angolo del mondo siano nati. Il mio amico Bassam Tibi, il grande sociologo siriano, vuole passare la sua vita sotto una democrazia e ne ha il diritto. Tuttavia, per trent'anni lui vive in Germania, in esilio dalla dittatura terribile che prevale nel suo paese. Lo scrittore palestinese, Elias Sambar, un altro dei miei amici, ha il diritto ad una Palestina libera e democratica, non ad una Palestina occupata, né dovrebbe dover vivere sotto un governo oscurantista islamista di ferro. Io, Tibi e Sambar vogliamo la stessa cosa e abbiamo tutti il diritto di averla: la democrazia. Il problema: la guerra fredda, gli strumenti dei sistemi messi in piede dai poteri grandi, e in fine la codardia dei democratici occidentali, la mancanza della loro solidarietà attiva e reale hanno reso possibile il perdurare fino ad oggi delle tirannie nel Medio Oriente, nell'Arabia Saudita, nell'Egitto, nella Siria, nel Golfo e nell'Iran. www.zmag.org31 dicembre 2005
L'Impero della vergogna da J. Ziegler e G. P. Accardo
fonte
http://www.oasidelpensiero.it/documenti/IMPERO%20DELLA%20VERGOGNA.pdf
THOMAS SANKARA, I HAVE A DREAM.
THOMAS SANKARA, I HAVE A DREAM..
Quando leggiamo libri sull'Africa il pessimismo regna sovrano, corruzione, sottosviluppo, denutrizione, malattie, sono le parole che sempre ricorrono.
Eppure più di vent'anni fa l'Africa ha avuto la possibilità di cambiare il proprio destino grazie ad un uomo, un rivoluzionario, il Che Guevara africano, Thomas Sankara. E' stato il primo leader africano ad adottare politiche mirate in favore delle donne, oggi la sorella Odile Sankara continua il suo impegno.
Lo slogan dei movimenti no global "un altro mondo è possibile" si basa anche sull'esperienza rivoluzionaria compiuta da Thomas Sankara in Burkina Faso dal 1983 al 1987.
La Francia a partire dal 1919 utilizzò l'Alto Volta (oggi Burkina Faso) come territorio strategico per controllare le altre colonie, era l'unico utilizzo possibile di un paese privo di qualsiasi materia prima.
Nel 1960 ottenne l'indipendenza e l'Alto Volta fu saccheggiato dalla classe dirigente che prese il potere formata nelle scuole francesi.
Prima del 1983 il Burkina Faso era uno dei paesi più poveri del mondo, senza materie prime, un medico ogni cinquantamila abitanti, mortalità infantile del centottantasette per mille, tasso di alfabetizzazione del 2%, speranza di vita di soli quarantaquattro anni.
Thomas Sankara, figlio di un militare, a trentaquattro anni prese il potere "per restituire l'Africa agli africani".
In soli quattro anni rivoluzionò il suo paese per prima cosa ribattezzando l'Alto Volta in Burkina Faso ovvero paese degli integri.
La corruzione era ed è in Africa uno dei principali impedimenti ad un vero sviluppo, solo per avere un'idea il defunto dittatore dello Zaire, Mobuto, aveva un patrimonio personale depositato all'estero pari a otto miliardi di dollari. Nel 2004 il debito estero del paese ammontava a tredici miliardi di dollari.
Thomas Sankara ridusse drasticamente le spese dell'apparato statale che fino ad allora assorbiva il 70% del bilancio, chi era sospettato di corruzione veniva licenziato in tronco. Abolì tutte le auto blu, lui stesso arrivava alle riunioni ministeriali in bicicletta. "Non possiamo essere la classe dirigente ricca di un paese povero" amava ripetere. I capi di stato esteri in visita nel Burkina Faso, non venivano ricevuti nei palazzi presidenziali ma nei villaggi più poveri del paese. Uno degli obiettivi di Sankara era ridare dignità agli emarginati, ai contadini.
Per far questo adottò politiche impopolari, aumentò i prezzi dei prodotti agricoli, introdusse dazi doganali, raggiungere l'autosufficiente alimentare era la sua missione.
Il "patto coloniale" voluto dalle potenze europee rende ancora oggi molti Stati africani schiavi del mercato. Gli europei imposero alle proprie colonie di coltivare ciò di cui loro avevano bisogno. In Ciad si produceva il cotone, in Ruanda il tè, in Senegal gli arachidi. La monocoltura ha messo in ginocchio questi paesi. Ogni anno il prezzo dei prodotti agricoli scende sul mercato internazionale così i paesi africani sono costretti ad importare il cibo per sopravvivere indebitandosi.
Sankara voleva sfuggiare a questa condanna e ci riuscì.
Nel biennio '85-'86 il Burkina Faso raggiunge l'autosufficienza alimentare, la produzione di cereali toccò livelli record, il pil cresceva del 4,6% l'anno. Sankara comprese l'importanza dello sviluppo dei trasporti ed iniziò la costruzione della principale rete ferroviaria del paese. Nel febbraio del 2004 l'Etiopia ha vissuto una tremenda crisi alimentare. Centinaia di migliaia di tonnellate di mais sono marcite nei silos perché non c'erano mezzi di trasporto adeguati ed intanto le popolazione moriva.
Queste erano le ingiustizie alle quali Sankara si opponeva e rifiutò l'aiuto internazionale.
"Con lo stipendio annuale di un dipendente della Fao possiamo costruire una scuola in Burkina Faso".
La comunità internazionale non vedeva di buon occhio la politica di Sankara che non voleva aprire il proprio mercato ai capitali stranieri ed entrò in guerra aperta con il Fondo Monetario Internazionale. Nel 1983 il debito estero del Burkina Faso era di 398 milioni di dollari ovvero il 40% del pil. "Il debito nella sua forma attuale è la riconquista coloniale, il debito non può essere rimborsato, quello che l'Fmi chiede lo abbiamo già fatto".
Sankara attuò il risanamento dei conti pubblici come chiesto dall'Fmi non seguendo però le loro "ricette" ovvero tagliando lo stato sociale lasciando inalterate le spese militari.
Nel programma rivoluzionario di Sankara le donne rivestivano un ruolo importante ed alquanto atipico per un paese africano.
Nel 1985 lanciò la campagna contro la mutilazione genitale femminile, introdusse il divorzio che poteva essere chiesto dalla donna senza il consenso del marito, la partecipazione femminile alla vita politica raggiunse livelli insperati.
La sorella di Sankara, Odile Sankara, ha continuato l'impegno del fratello sulle tematiche riguardanti le donne fondando l'associazione "talents de femmes" per promuovere l'eccellenza femminile nella scrittura e nelle arti. Abbiamo incontrato Odile, attrice di teatro e di cinema, ad Ancona. "Il Burkina Faso non ha risorse naturali però siamo ricchi culturalmente, siamo sessanta etnie capaci di convivere e portatrici di valori culturali. L'obiettivo dell'associazione è mostrare la donna artista, renderla una figura accettata e valorizzare la produzione artistica artigianale delle donne".
Il 15 ottobre 1987 l'esperienza rivoluzionaria si interruppe. Thomas Sankara fu ucciso in un agguato organizzato dal suo compagno Blaise Compaoré, l'attuale Presidente del Burkina Faso.
Oggi il Burkina Faso è tornato ad essere un paese "normale". Corruzione dilagante, le spese dello Stato sono tornate a crescere così come il debito. Blaise Compaoré ha seguito alla lettera i dettami di Washington, ha aperto il mercato ai trust agroalimentari degli Ogm cosa che alcuni paesi come lo Zambia hanno rifiutato mentre la popolazione continua a soffrire.
Che cosa non ha funzionato nella politica di Sankara? Lo abbiamo chiesto a Carlo Batà, autore del libro "l'Africa di Thomas Sankara" (ed. Achab). "Ha cercato di cambiare le cose troppo in fretta ed ha sottovalutato le forze che gli erano contro all'interno (soprattutto chi aveva in mano il potere nella campagna e la borghesia cittadina). Informato del tentativo di colpo di stato rispose che in Burkina Faso c'erano altri sette milioni di Sankara".
Jean Ziegler, relatore speciale all'Onu per il diritto all'alimentazione ed autore del libro "l'impero della vergogna" (ed. Marco Tropea Editore) che ha conosciuto Thomas Sankara, afferma che è solo questione di tempo, Sankara è ancora una figura molto forte nell'immaginario collettivo africano, è stato il primo antiglobalizzatore ed oggi il cambiamento da lui sognato è davvero possibile. L'America Latina sta dando segnali di inversione di tendenza, in Africa lavorano figure carismatiche antiglobalizzatrici come Aminata Traoré, il sogno di Sankara potrebbe non essere così lontano.
Federico Bastiani
FONTE
http://www.women.it/blogs/donnesenzaconfini/archives/THOMAS%20SANKARA,%20%3Ci%3EI%20HAVE%20A%20DREAM..%3C/i%3E
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