LA LIQUIDITA’ AL POTERE
Mai, come in questo contingente momento politico, si è preavvertita una così
forte istanza di cambiamento, ad un così epidermico livello, da far parlare ai
media di una reazione che viene dallo “stomaco” di un’opinione pubblica
stanca e disgustata dei vecchi equilibri...
Eppure qui in Italia, da qualcuno considerata il “laboratorio” d’avanguardia per
la sperimentazione del populismo post moderno, qui in Italia, tutto tace...Ad
un governo pieno di incertezze e difficoltà dovrebbe far da contraltare una
mobilitazione di base, massiccia, senza precedenti, proprio in virtù del fatto
che, apertosi un minimo spazio di agibilità politica con l’avvento del governo
giallo-verde, bisognerebbe coglier l’occasione per tale spazio allargarlo,
spingendo sull’acceleratore delle richieste politiche, senza ulteriori attendismi,
senza più compromessi di sorta.
La rivolta dei pastori in Sardegna, dovrebbe costituire un primo ed importante
segnale, un “la” a cui dovrebbero far seguito, altrettante vigorose proteste e
rivendicazioni. Dalle politiche sui farmaci e sui vaccini, passando per il nodo
immigrazione, sino alle opere pubbliche (Tav in primis...), arrivando a nuove
politiche sui prezzi al consumo, senza contare la difficile gestione di città
come Roma, le tematiche su cui agire non mancano di certo.
Eppure da noi non si muove foglia...ovvero a muoversi sono i vecchi rottami
della politica nostrana, dal Piddì a trazione zingarettiana, alle ultime,
scomposte uscite della mummia italoforzuta che, di fronte alle difficoltà ed
alle incertezze del governo, sono impegnati in un pietoso tentativo di rientro
sulla scena...Tutt’intorno sembra regnare uno stagnante clima di attesa, in
cui le molteplici istanze sembrano andare a vanificarsi ed a confondersi in un
nulla di fatto ontologico, in quella liquida stasi che tutto comprende in sé, ma
nulla fa emergere, trascinando e vanificando qualunque cosa nel vortice
dell’inconsistenza e della vuota banalità...
E’ il sopravvento di quella Liquidità che, più volte preconizzata e descritta da
Zygmunt Baumann, avviluppa ed informa di sé l’intero mondo globalizzato,
lasciando ben poche speranze ad un’azione politica diretta ed efficace. Tutto
sembra far parte di un oscuro copione, già scritto altrove; qui ruoli da
protagonisti e da comparse sono già inesorabilmente assegnati.
La rivolta delle masse contro le oligarchie, contro coloro che, pochi , ad ora
ancora contano e decidono del destino dei più, sembra esser rinviata “sine
die”. Un oscuro ricatto psicologico sembra angosciare un’opinione pubblica
che, sinora impaurita dal clima di incertezza umana, sociale ed economica,
ingenerata dai precedenti governi, sembra adesso rivolgere le proprie
irrefrenabili ansie e paure, proprio verso coloro a cui hanno massicciamente
conferito mandato a rappresentarli, in nome di un più sicuro futuro.” E se lo
spread ritorna a salire?”, “E se il Pil ancora non cresce?” “E se l’Europa ci
boccia ancora?”, “E se fossimo troppo cattivi con i poveri “migrantes”?”.
Una paura che si fa stasi, inazione e che, ci fa correre il rischio di tornare
inesorabilmente e silenziosamente ad uno stato di cose, da cui non ci potrà
più essere uscita alcuna. Gli eventi di Francia e Sardegna sono i segnali di
una speranza di cambiamento non ancora sconfitta e sommersa, dalla
montante Liquidità dei Poteri Dominanti. Ma occorre muoversi. E presto.
Pensare che i partiti “si et si”, nelle loro uscitine ufficiali, possano da sé
bastare per produrre quel cambiamento di marcia, a cui tutti oggidì aneliamo,
è illusorio. Aspettarsi qualcosa da Elezioni Europee o Regionali, ora “alle
porte”, è un ulterior voler rinviare, procrastinare, evitare il vero e centrale
nodo dell’attuale dibattito politico: quello tra la proposta e la conseguente
azione sul piano pratico, ovverosia quello di un chiarimento su cosa siamo e
da che parte vogliamo stare. Se sottomessi alla Globalizzazione Tecno
Economica ed alla sua spietata mercificazione ed omologazione delle nostre
vite, a tutti i livelli.
Oppure contro di essa, nel nome di un’esistenza aperta al Molteplice, che
ritorni a fare della Tecnica e dell’Economia degli strumenti di sussistenza e
non il fine ultimo dell’umana esistenza. E, ritornando al nostro tema centrale,
tutto questo non può non trovare uno sbocco reale, veritiero, pragmatico, se
non nella continuità di un’azione diretta, decisa e senza compromessi,
riproponendoci la versione riveduta e corretta, di quanto un noto filosofo disse
a proposito di Dio: “Solo una rivolta ci potrà salvare!”.
UMBERTO BIANCHI