l’evento cataclismatico, il tanto temuto giorno, è venuto. Dopo il codino subire
anni di soprusi, violenze e prepotenze d’ogni tipo da parte della dilagante
presenza di una multicolore truppa di stranieri abusivamente sbarcati ed
altrettanto abusivamente insediatisi sul territorio di un paese sovrano, con la
compiacenza di politici e padroncini venduti ai Poteri Forti, qualcosa che
“loro”non si aspettavano proprio, si è invece verificato. All’indomani
dell’orrenda fine di una connazionale di soli diciotto anni, squartata dopo
esser stata forse uccisa dalla “dose letale”, amorevolmente vendutale da un
“immigrato/invasore” nigeriano, un giovane italiano, in preda ad un acceso di
rabbia, ha ferito a colpi d’arma da fuoco sei persone, per lo più “migranti”
africani. Ed allora giù urla, strilli, condanne, comitati per l’ordine
pubblico...addirittura l’Europa del circo di Bruxelles ha avuto da dire la sua
sulla vicenda. Certo, sparare non è né bello, né rappresenta il massimo della
legalità, anzi. Ma, d’altronde, cosa altro potevamo aspettarci in un paese
attanagliato da una crisi economica oramai senza uscita, a cui, tanto per dare
un ulteriore colpo di grazia, è stato conferito l’incomodo ruolo di caritatevole
ostello per turme di poveri, emarginati, malati, prostitute, criminali, pederasti
ed avventurieri di mezzo mondo? Cosa potevamo, dunque, aspettarci con
gente che campa sulle spalle di una cittadinanza sempre più immiserita ed
indebitata, grazie a sovvenzioni, regalie e quant’altro? Gente che vive, tra
l’altro, ai margini della società, attraverso espedienti che, troppo spesso,
degenerano in una impressionante serie di crimini. Furti, spaccio, violenze
carnali ed ora, dulcis in fundo, l’orrenda fine di una giovane connazionale,
forse morta per una dose letale, ma impietosamente fatta sparire nel più
orrido dei modi, perché si potesse far sparire ogni traccia di quell’imprevisto
incidente di percorso, dal brillante curriculum di un solerte spacciatore
nigeriano. Anzi. La reazione del giovane ed avventato maceratese si è anche
verificata con sin troppo ritardo, su quelle che dovrebbero essere le normali
“tabelle di marcia” della reattività di un popolo, da troppi anni oramai, frustrato
dalla invadente ed incontrollata presenza di stranieri, la cui sgradita presenza
è stata imposta, tramite un’operazione di forzoso ed innaturale innesto, da un
ceto politico, totalmente asservito ai “desiderata” dei Poteri Forti. Più Europa,
meno frontiere, più immigrazione, meno benessere. Nei fatti, questo sembra
essere il devastante programma a cui Lor Signori stanno cercando, in tutti i
modi, di farci assuefare. Ma, come la Storia dovrebbe insegnarci, esistono
degli elementi imprevisti ed imprevedibili, che sfuggono ad ogni logica o,
quantomeno, a quelle forme di logica unicamente dettate da una visione
superficiale e minimalista delle cose. Qualche imbecille sostiene che la
multiculturalità o multirazzialità che dir si voglia, è, oramai, indissolubilmente
iscritta nel destino di quelle genti europee, troppo vecchie e rammollite da
decenni di benessere per reagire e che, pertanto, la piccola Europa,
dovrebbe rassegnarsi ad un destino di subalternità davanti ai cosiddetti
“paesi emergenti” ed alle loro maggiori risorse umane e geopolitiche. Discorsi
che fanno leva sull’ignoranza di determinati fattori storici, tipo quello di un
continente il cui Dna o fenotipo genetico che dir si voglia è, da tempo
immemorabile, rappresentato dalla razza europide, bianca o caucasica che
dir si voglia, indoeuropea e non, ma sempre e comunque, bianca. Nel corso
della sua lunghissima storia, l’Europa ha subito invasioni di tutti i tipi e generi.
Quelle perpetrate da popoli extraeuropei si sono, però, sempre concluse con
la disfatta finale di questi ultimi, magari anche dopo secoli, come avvenuto
con gli Arabi in Andalusia o in Sicilia nell’Evo Medio. Le popolazioni barbare
che penetrarono nell’Impero Romano, sino a stravolgerne vita ed istituzioni,
essendo anch’esse indoeuropee, finirono con l’incardinarsi nell’humus
spirituale,contribuendo alla genesi delle nazionalità europee, così come le
conosciamo oggi. Allora di fronte al dato obiettivo di millenni e millenni di
civiltà europea info@in “bianca” o europide che dir si voglia, si dovrebbe
avere l’onestà intellettuale di porsi la domanda su come ciò sia stato
possibile. La risposta sta nella collaudata capacità degli europei e degli
occidentali di saper cadere e rinascere senza soluzione di continuità,
assorbendo o agglutinando, sino a far sparire totalmente o quasi, tutte quelle
genti e culture non europee che, nel corso dei millenni, hanno tentato di
affacciarsi sul proscenio del cosiddetto “Vecchio Continente”. E questo, a
costo di soluzioni non sempre indolori, anzi. Pertanto, di fronte ai millenni
della nostra Storia, bisognerebbe chiedersi se, quanto si sta ad oggi
verificando con i cosiddetti “ migranti”, altri non sia che un momento degli
ultimi quaranta/cinquanta anni di una vicenda di ben altra portata e se, non
sia il caso di correre ai rimedi, prima che si verifichi un’altra di quelle epocali
tragedie, a cui la nostra lunga storia ci ha abituati. Non è con la repressione
buonista, né con una persuasione mediatica da strapazzo che si fermano
determinate dinamiche storiche. La “piccola” Europa è, da tempo
immemorabile, sede di Dei, Dee ed Eroi, fondatori di città ed intere civiltà. Lo
sguardo sull’Europa è, in verità, lo sguardo su una silenziosa schiera di
archetipi viventi, in Italia ed in Grecia, in particolare. Ogni qualvolta Europa ha
corso pericoli dall’esterno, ha saputo trovare la forza di rialzarsi e reagire,
proprio in quegli archetipi che sembravano essere lontani ed assenti. Così fu
alle Termopili, quando il gigantesco Impero Persiano le prese di santa
ragione dalle piccole, ma coese “poleis” elleniche. Così fu per Cartagine che,
con Annibale, pensava di fare di Roma uno scalo portuale mediorientale, alle
dirette dipendenze della sponda nordafricana del mare Nostrum. Così fu a
Poitiers quando le ordinate ed eleganti cavallerie islamiche, ce le presero dai
più rozzi guerrieri Svevi e Burgundi. E fu anche così, quando i Serbi di Krajna
ressero l’urto delle orde turche in avanzata verso Vienna o quando, a
Lepanto, l’Europa umiliò e colò definitivamente a picco la flotta ottomana e le
rispettive speranze di far del nostro continente una “dependance” islamica.
Quello degli ultimi sessant’anni di liberal democrazia buonista, rappresenta
solamente un momento, un soffio nella millenaria storia europea. Un
fisiologico momento di “defaillance” seguito a due conflitti mondiali ed ai
precedenti decenni di guerre “urbi et orbi”. Non è la prima volta che il nostro
Continente, si sveglia d’improvviso e si trasforma in una colossale macchina
di morte, in un immenso campo di battaglia, da cui non esiste possibilità di
fuga alcuna. Quei colpi di pistola, sparati in quel di Macerata, quasi a
casaccio, altri non sono che i primi seri, segnali di una rivolta che, ben presto
potrebbe assumere, con le incipienti tensioni sociali, ben altro e più grave
tenore ed, oltretutto, dovrebbero far capire a tutti che è iniziata la fine di
un’epoca. Che se ne avvedessero le nostre sciagurate classi politiche e che,
al posto di uno smielato e deleterio buonismo, torni a far capolino il buon
senso. Il liberismo globale, il buonismo, l’egualitarismo idiota e livellatore,
l’edonismo fine a sé stesso, hanno i giorni, anzi, le ore, contati. Smantellare
pezzo per pezzo le scelte neoliberiste e globali, dovrebbe divenire
l’imperativo categorico della politica prossima ventura. Coloro che sinora
hanno brigato per mantenere inalterato l’attuale andazzo, alla luce di certi
episodi dovrebbero avere l’onestà intellettuale di capire di avere sbagliato ed
iniziare a porre rimedio. Dovrebbero, ma non lo faranno mai, per una forma di
strana malafede accompagnata ad una conclamata e patologica imbecillità
senile chiamata “buonismo”. Questa “lue” dell’anima occidentale importata
dalle sponde del Mediterraneo Orientale, da genti che del commercio sleale,
della malversazione e dell’usura (agli altri, sic!) avevano fatto la propria unica
risorsa materiale e spirituale e che, già, aveva colato a picco l’Impero
Romano, oggi va ripresentandosi in forme nuove ed inedite ma, pur tuttavia,
antichissime. Ieri le sponde orientali del Mare Nostrum, oggi quelle orientali
dell’Atlantico, a Wall Street. Il denaro prodotto dal nulla e prestato a tasso
maggiorato sulla pelle dei popoli frutta, eccome. Cacciare via interi popoli
dalle proprie terre, come ora accade in Africa, per farli soppiantare da
ipertecnologiche e aziende, sede di multinazionali, sponsorizzate da “fondi
sovrani” americani, cinesi, britannici o francesi, frutta eccome. Come anche il
pianto, nella veste di quella continua ed oscena giaculatoria buonista, che
tanto ricorda il sinistro latrato di una iena pronta a scagliarsi su una vittima,
quello, statene tranquilli, frutta sempre. Il vittimismo che a lui si accompagna,
rivela la peggiore delle menzogne: quella di chi vuole nascondere l’essenza
della vita, imperniata su un anelito di potenza al di là del bene e del male, nel
nome di una visione edulcorata ed ipocrita del mondo. Ed allora, cari buonisti,
non aspettatevi nulla di buono da questo tormentato scorcio di nuovo
millennio. Se credevate che i popoli europei si lasciassero
distruggere,umiliare, schiavizzare impunemente, senza reagire, allora vi
sbagliate di grosso. Se credete di fermare la Storia con divieti, faccette truci e
proclami altisonanti, allora si vede che non avete capito proprio nulla.
Macerata è il primo, spontaneo squillo di un qualcosa che, voi, e solo voi,
avete evocato con politiche folli e suicide ed il cui insostenibile prezzo stanno
pagando i popoli europei. Ed allora, lasciamo pure che l’eterno ruota del
Samsara della Storia torni a girare ed Europa torni ad essere quello che
sempre è stata e sempre sarà. Al di là di momenti, contingenze epocali e dei
vostri stessi pianterelli. Tanto non vi crede più nessuno....
Umberto Bianchi