martedì 8 marzo 2016

Né mimose, né rose!

"Quel che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male". Riprendendo questo bellissimo aforisma, tratto dall'opera omnia  di Federico Nietzsche "Al di là del bene e del male", vorrei fare alcune constatazioni in merito ai "festeggiamenti"  del 14 febbraio (S.Valentino) e dell'8 marzo (festa della donna)  i quali, a mio avviso, si intersecano concettualmente nel fenomeno consumistico della perdita delle identità. Mi sono sempre chiesto del perché esista una "festa degli innamorati". 
Qual è la necessità di "massificare l'amore" rendendolo frutto di festeggiamento per un solo giorno dell'anno? Io penso che bisognerebbe soffermarsi in questo, come in tutti gli altri giorni della nostra vita, a riflettere sul vero significato della parola "amore". Che cos'è l'amore? Cosa rappresenta e come viene manifestato l'amore, al giorno d'oggi, da parte dei giovani e dei meno giovani? 
Io credo che oggi bisognerebbe riformulare, in senso spirituale, il concetto di amore. Che senso ha parlare d'amore, quando bisogna dimostrarlo attraverso un bene materiale e altrettanto bisogna ricambiarlo con il medesimo ed insignificante bene materiale? Che senso ha pubblicizzare un sentimento naturale e spontaneo tipico del nostro io, riducendolo a mero prodotto di scambio?
L'amore, quello vero, è infinitamente grande per noi comuni mortali. Forse, solo Madre Natura sarebbe in grado di riportare l'uomo sulla retta via del vero amore. In realtà, noi comuni mortali abbiamo solamente il dovere di dimostrare spontaneamente con i fatti, giorno dopo giorno, il nostro amore verso le persone che per noi sono le più importanti e le più care.
Buona parte dei giovani, vede l'amore come un fardello. Un vincolo che limitando la loro libertà psicofisica, pone degli ostacoli lungo la loro vita spensierata: il materialismo, l'egoismo, l'individualismo o, meglio ancora il non voler rinunciare alle nostre noiose, quanto dogmatiche abitudini giornaliere per concederci e completarci con un'altra persona, rappresentano i motivi della crisi dell'amore moderno. Quali sono le soluzioni? Purezza di cuore, volontà ed intraprendenza nel ricercare il nostro amore, il donarsi vicendevolmente al di là del bene e del male.
Altro fattore di fondamentale importanza è la perdita delle identità: la femminizzazione dell'uomo e la mascolinizzazione della donna, rappresentano l'inizio della fine non solo dell'amore in sé ma, soprattutto, del decadimento dei costumi sociali, anch'esso perfettamente architettato dal becero fenomeno consumistico. Ecco che la perdita delle identità, progettata dal consumismo, rappresenta il collante tra la "festa degli innamorati" e la "festa della donna". Aldilà della solita "favoletta" sulla festa della donna che ci è stata raccontata fin dalle scuole elementari, mi preme mettere in luce alcuni dati di fatto. Intorno agli anni 60 e 70 del secolo scorso, la cosiddetta "rivoluzione femminista", ebbe un impatto decisivo nella "liberazione" della donna dalle grinfie della società "maschilista". Milioni di donne furono coinvolte da slogan propagandistici nella "lotta di liberazione", ma pochi sanno che David Rockefeller fu colui il quale creò il movimento femminista: "[…] Siamo stati noi a finanziare e promuovere il movimento femminista. E vuoi sapere perché? Per una serie di motivi, ma ti cito i due principali: primo, se la donna lavora fuori, possiamo tassare anche il suo lavoro, cosa che non possiamo fare se lavora in casa; secondo, perché così possiamo togliere i bambini fin dall'infanzia dal controllo della famiglia, e metterli sotto il controllo dello Stato”.
L’emancipazione della donna, se pur legittima, non è stata portata a termine nel modo più lineare possibile. La donna, è stata letteralmente sottratta dalla propria casa, e privata della gioia di godersi l’infanzia dei propri figli.  Attualmente, il ruolo della donna, intesa come angelo tutelare della famiglia, è stato totalmente soppiantato in nome di un nuovo modello: la “donna in carriera”. 
Le giovani donne preferiscono far carriera, anziché immaginare un futuro in cui consacrarsi anche come madri e mogli. Attenzione, io non critico la voglia di affermarsi all'interno della società di tutte le giovani che intendono seguire un determinato percorso, poiché in certe situazioni le donne risultano essere più capaci degli uomini stessi. La mia critica è nei confronti della società che vuole lo stravolgimento delle identità che da sempre hanno contraddistinto uomini e donne. La giovane donna, deve essere simbolo di ordine, prosperità, benessere. Io auspico, che sia proprio la donna la fautrice della ricostruzione del focolare domestico. Ovviamente, per avanzare questo tipo di ipotesi, occorrerà rivedere totalmente il suo ruolo di madre e lavoratrice. Oggigiorno, se da un lato alle madri non è più concessa la possibilità di avere e mantenere dei figli a causa dell'assenza dello Stato sociale e del progressismo radical chic che vuole a tutti i costi trasformare, attraverso l'utero in affitto, i bambini in oggetto; dall'altro è anche vero che molte donne vengono licenziate dal posto di lavoro per il sol fatto di essere in gravidanza tutto ciò in barba ai tanto decantati diritti sociali.
Cosa festeggiare? Io credo che alla luce di quanto sia stato esposto in queste righe, ci sia poco da festeggiare. Il mio vuole essere solo un invito alla riflessione, dettato essenzialmente dal fatto che bisognerebbe rivedere le nostre posizioni sul nesso di corrispondenza tra uomo, donna e amore. 
Non facciamoci "incastrare" dalle favolette della società consumista, guardiamo in faccia la realtà con senso critico e troviamo al più presto una soluzione. Ripartiamo da una nuova visione dell'essere umano, sia esso uomo o donna. L'amore e soprattutto il romanticismo, prima o poi trionferanno.


 Né mimose, né rose! NO all'amore moderno!
Viva i Romantici
Effemme