J Y L D Y Z Z A R K U N O V A
IL RAGGIO DI UNA STELLA SULLA NOSTRA TERRA
per svelare la verità dei colori dell'universo
all'umanità con il linguaggio della bellezza
della giovane vita.
Con le difficoltà del limite materiale
hai tentato di tradurre lo spirito del mondo
attraverso il taglio dei colori.
L'umanità ancora selvaggia ed impreparata
nell'accogliere quel raggio di luce non
comprese il tuo dono.
Nel viaggio verso il sogno
per la terra promessa dell'arte
la speranza venne spezzata terribilmente.
Allora il cielo non
accettò
più, di essere
privato della tua preziosa luce
e ti riprese con se!!!!
Giuseppe Turrisi
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Breve biografia
JYLDIZ (che significa stella) nasce il 24
febbraio 1989 in Estonia di genitori Kighisi la madre Pediatra il padre Artista
pittore e vetrinista.
I suoi brevi studi gli permettono di non essere ingabbiata in strutture mentali predefinite cosi che la sua anima liberà non subisce strutture di pensiero preconfezionate liberandogli l'estro
dell'arte.
A 14 anni incomincia a realizzare le sue prime opere seguendo
in parte la professione del padre.
Comincia a leggere i libri che stanno nella biblioteca del
padre e le sue letture si diversificano da Thomas Kuhn ad Ernest Hemingway fino a Paulo
Coelho.
Tracce delle sue letture poi si respireranno in alcuni suoi quadri. Sembra di vedere come dei tori imprigionati da reti in un
contesto di colori forti e rosse emozioni .
A sedici anni realizza la sua prima mostra con 24 opere che
ha interamente regalato agli amici.
Continua l'opera artistica realizzando fino a 139 quadri
fino alla fatidica data del 17 febbraio 2011 quando sul treno, nei pressi della
frontiera russa, che l'avrebbe portata
in Italia la terra promessa dell'arte si infrange il suo futuro di persona ed artista. I funerali sono stati celebrati il 24 febbraio 2011.
Oggi nove quadri della sua collezione sono presso la casa degli
artisti di Mosca e altri nove quadri sono nella casa degli artisti di Bishkek, capitale
del Kirghizistan città dove JYLDIZ ha vissuto e dove ha realizzato le sue opere.
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Le opere
breve recensione
Contrasti di colori con tinte
decise e forti, un variegato intreccio morbido e rigido allo stesso tempo di
linee che ora rimarcano figure geometriche definite come cerchi e rettangoli, ed
ora si intersecano formando altre figure immaginarie che scatenano
nella mente composizioni in cui ogni anima può rispecchiarsi. Tinte spesso severamente
scure ma certamente definite, altre leggere, forse a voler far emergere l'animo
solitario di un'artista a cui il mondo va stretto e lo vuole estendere con la
sua arte. Raramente usa sfumature come voler trasmettere la pienezza delle emozioni, con una ostentato taglio netto e geometrico dei colori.
Diventano linee morbide e dolci
quando il suo estro artistico si rivolge alla sua madre patria la terra verde
del Kirghizistan, sono infatti forti i richiami ai disegni tipici tradizioni - "OIU'"-
presenti nei favolosi tappeti colorati artigianali che realizzano ancora le
donne kirghise . Tale richiamo ai colori nazionali lascia sempre il motivo di
fondo del contrasto netto delle tinte forti, tipico del carattere asiatico che
preferisce nette definizioni. Uno stile che a tratti sembra una fusione tra il
cubismo, nelle linee e nelle evoluzioni,
benché con profondità non rappresentate prospetticamente ma immaginarie nella
fuga dell'occhio e della mente, ed alcune opere del Picasso sopratutto nel
gioco dei colori; certamente ha pieno
diritto di cittadinanza nell'astrattismo, e ancor più nell'astrattismo
geometrico, con un accento fortemente asiatico.
Come per ogni opera di astrattismo, è necessario
ammirare le opere con calma per diversi
minuti, facendo tacere la mente che ci obbliga sempre a fare delle
associazioni spesso limitanti con il passato, ed invece lasciando parlare le libere emozioni che vengono fuori
solo dallo Spirito. Solo se si raggiunge
questo momento di assoluto dialogo fra l'opera e il proprio spirito, può succedere il
miracolo che l'opera si anima e comincia a generare immagini ed emozioni che la
sola mente razionale non è capace mai di vedere.
Giuseppe
Turrisi (giuseppeturrisi@yahoo.it)
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