mercoledì 5 agosto 2015

QUOUSQUE TANDEM? - Fino a Quando?

Fino a quando, o denaro, abuserai della nostra pazienza? Una volta facevi da servo dell’economia, oggi la fai da padrone. Invece di facilitare gli scambi li impedisci; da relazione che sei sempre stato, ti erigi a sostanza; fai credere ai gonzi che possederti equivale ad essere ricco; da semplice mezzo di scambio che dovresti essere, ti doti della funzione puramente parassitaria di riserva di valore;  abbondi quando non abbiamo bisogno di te e scarseggi quando ne abbiamo; chi ti controlla mente spudoratamente circa la tua natura e funzioni, dando priorità a quelle criminali e illegittime su quelle benefiche e legittime; sparisci dalle tasche di chi lavora per andare a gonfiare l’alveo dove scorre la fiumana dell’interesse usurario; per fare la qual cosa i banchieri tuoi padroni esautorano il governo ad emettere contante come mezzo rapido di pagamento fiscale sostituendolo con l’ingombrante, dispendioso e truffaldino credito, che conferisce le tue unità a pezzi di carta autoreferenti, un’operazione che ai tempi in cui il potere politico vigeva realmente veniva punita con l’impiccagione; eccetera.
Il problema è che a) non possiamo fare a meno di te, e b) siamo talmente ignoranti e sottomessi da non vedere la via di uscita, non lontana ma psicologicamente invisibile.

L’arrivo di Internet ha elucidato molte cose, ma ha lasciato al suo posto il detto Scolastico quod natura non dat, Interrete non praestat. La gente comincia a capire, ma ad modum recipientis, cioè al suo ritmo, esasperantemente lento. Sforziamoci quindi di accelerarlo.
Lord Acton (1834-1902) quando copriva la carica di Presidente della Corte Suprema del Regno Unito (1875) ebbe a dire:
La Questione che si va trascinando nei secoli, e per la quale prima o poi bisognerà combattere, è il popolo contro le banche.
Gli erano bastate le vicende dei 60 anni trascorsi da Waterloo per vaticinare quello che sta accadendo davanti ai nostri occhi 140 anni dopo, nel 2015.
Cominciamo domandandoci: è possibile riassumere in un solo punto il marasma monetario descritto per sommi capi nel paragrafo iniziale? Detto altrimenti, cosa aveva capito Lord Acton che non si capisce ancora oggi?
Una cosa fondamentale: il denaro non funziona come dovrebbe, gestito com’è da chi non dovrebbe. Invece di gestirlo il potere politico lo gestisce quello bancario. Il corollario inevitabile è che le banche non lo gestiscono nell’interesse e a vantaggio del popolo, ma nell’interesse e a vantaggio proprio e di amici, così portando la società allo sfascio. Cosa sapeva Lord Acton che noi non sappiamo, e che un’educazione deficiente e fuorviante ci nasconde? Questo:
Giacché re e imperatori apparentemente sedevano di nuovo sui loro troni, il Papato fu persuaso che l’antico ordine fosse stato ristabilito. Pensava così che Metternich e Stadion governassero l’Austria perché così si diceva. Ma in realtà, come Cobbett non si stancava di predicare, ciò che era stato restaurato era il personale dell’Ancien Régime, ma sotto un tale carico di debito da fare dei loro creditori i padroni effettivi. Il Papato vedeva Metternich e Stadion ai loro posti di comando; non vedeva Stadion intascare i prestiti dei Rothschild e Metternich strisciare nel ghetto di Francoforte per essere edotto dei loro più recenti desideri.[1]
Il paragrafo si riferisce al Congresso di Vienna (1815). La guerra popolo-banche infuria da allora, ma i termini della contesa non sono gli stessi. La propaganda rende difficilissimo percepirli, cosicché un popolo fiducioso ma ignorante si affida ai suoi nemici più dichiarati invece di combatterli –e sconfiggerli.
Conoscere il Nemico
Cosa usa il nemico per opprimerci? Una strategia chiave: il falso. Il popolo crede che:
·         È più sicuro mettere il denaro in banca che altrove;
·         I risparmi depositati in banca vengono prestati a chi li vuole investire;
·         Le banche “moltiplicano” il denaro in circolazione ritenendo una frazione dei depositi e prestando il resto fino a dieci (+-) volte di più.
·         Il contante viene emesso dallo Stato.
·         Credito e contante si equivalgono, sia qualitativamente che qualitativamente.
Nessuna delle cinque proposizioni è vera. Invece la banca:
·         Si appropria del contante del depositante nel momento stesso in cui viene depositato, trasformandolo in pagherò con poche battute alla tastiera di un computer. Chi crede di “avere denaro in banca” lo estrae dalla somma del pagherò, sempre che non vi sia una corsa agli sportelli.
·         L’effetto “moltiplicatore” è una bufala rifilata anche dai manuali di economia nelle università, ma si tratta di un modello obsoleto da decenni;
·         Lo Stato emette solo gli spiccioli di metallo; banconote e credito (una volta assegni, oggi impulsi elettronici) sono prerogativa (leggi usurpazione) bancaria;
·         Il contante è liquido, il credito no. Il primo muove beni e servizi ogni qualvolta cambia di mano, il secondo paga un pizzo alla banca ogni qualvolta passa da un conto ad un altro.

Per di più la banca:
·         Crea denaro dal nulla ogni qual volta “concede” un (finto) “prestito”.
·         Il “capitale” così prestato viene oberato di usura, ribattezzata “interesse”. Ciò avviene nell’assenza più assoluta tanto di “danno emergente” quanto di “lucro cessante”, le vecchie ragioni che giustificavano l’addebito quando il prestito era in contanti;
·         Spende detto denaro in 45% bolle immobiliari, 45% speculazione finanziaria e 10% nell’economia reale di produzione e di scambi.[2]
·         Fa ritornare il denaro nel nulla quando un “prestito” viene “ripagato”.
·         Si appropria dei beni reali dei “prestatari” che aggredisce con falsi in atto pubblico difesi dalla legislazione governativa.
Ne segue che muovere guerra su tanti fronti vuol dire perderla. Ma prima di cominciarla, anche su un solo fronte, bisogna ripulire la mente delle cinque falsità iniziali. A non farlo non sarebbe possibile perfino vedere perchè uno debba battersi, e meno ancora capire le tattiche necessarie e sufficienti per farlo.
Alle banche come nemico del popolo ventilato da Lord Acton, se ne aggiunge un secondo ancora più formidabile. Nel 1875 uno statista come Lord Acton stava chiaramente dalla parte del popolo contro il potere bancario allora crescente; oggi Stato e banche formano una combutta tutta ai danni del popolo, destinato alla schiavitù più abietta ad aspettare che la salvezza arrivi da chissà dove.
Il solo vantaggio del popolo sono i numeri, ma una sconnessione secolare e artatamente provocata tra la gente e la comprensione della realtà rende una tale unità praticamente impossibile, non permettendo di disegnare un piano d’azione con probabilità di successo.
Limiterò quindi questo trattato ad un solo fronte di guerra, che ritengo più minaccioso e determinante la questione: la guerra al contante, mossa oggi apertamente dalla combutta Stato-banche contro il popolo. Vediamone i particolari.
Il Sangue dell’Economia
La metafora del contante come sangue è azzeccata, ma bisogna capire che per fare la parte del sangue il contante dovrebbe circolare, il che vuol dire:
·         Partire dal punto di emissione per ritornare ad esso dopo aver nutrito i più reconditi tessuti del corpo economico-sociale;
·         Non fermarsi mai, facilitando una transazione dopo l’altra ininterrottamente.
·         Così come cinque litri di sangue diventano cinque tonnellate circolando 1000 volte in 24 ore,[3] una quantità moderata di contante, cambiando mani tre volte al giorno potrebbe muovere beni e servizi per mille volte il suo valore facciale in un anno: 120 milioni di euro contante, cioè un modestissimo 2 euro/per italiano diverrebbero 120 miliardi in un anno, soddisfacendo così tutti i bisogni dell’economia.[4]
Esistono due esempi storici recenti di un tale esperimento monetario: il Wära di Schwanenkirchen, in Baviera, e i Certificati di Lavoro di Wörgl, nel Tirolo austriaco. I due esperimenti ebbero luogo tra il 1930 e il 1933, proprio durante la Grande Depressione.[5] Il successo di entrambi fu dirompente, e la loro distruzione ad opera della burocrazia di Stato mostra come la guerra al contante non sia né recente né di poca monta. I particolari possono leggersi in vari siti dedicati agli esperimenti. Entrambi mostrano l’importanza dell’accettazione contro l’irrilevanza dell’autorità emittente: il Wära lo emetteva il proprietario di una miniera che li accettava in pagamento del carbone prodotto. I Certificati di Wörgl li emetteva il municipio: spesi in salari e fatture, li accettava in pagamento di imposte e rispendeva immediatamente per opere pubbliche. Una modesta somma di 5 300 schilling, circolando 450 volte in 14 mesi, mosse beni e servizi per due milioni e mezzo, fece sparire la disoccupazione e mostrò a tutto il mondo come funziona una moneta naturale.
Leggendo fra le righe si nota una seconda caratteristica: la doppia moneta: Wära e Certificati espletavano transazioni domestiche; lo scellino ufficiale quelle estranee alle due località. L’ufficio postale e le ferrovie non li accettavano. I bisogni dell’economia locale venivano quindi soddisfatti da monete locali e quelli fuori di essa dalla moneta di Stato.
Qui è da inserire la follia di avere imposto l’Euro come moneta unica alla maggioranza di paesi europei, governati (si fa per dire) da digiuni di cose monetarie. Cinque di essi: Francia, Italia, Belgio, Svizzera e Grecia formarono infatti l’Unione Monetaria Latina, funzionante nei 50 anni 1865-1915, quando la guerra cosiddetta “Grande” la soppresse. Il principio era lo stesso: le monete nazionali, inconvertibili, circolavano insieme a un singolo pezzo da 5 franchi d’argento, convertibile per definizione e soddisfacente i bisogni di esportatori/importatori. Un eventuale sbilancio commerciale faceva o accumulare o scarseggiare i pezzi da 5 franchi nel paese interessato, il quale riportava la situazione all’equilibrio con opportune modifiche dei prezzi all’interno.
Ebbi a leggere la storia dell’Unione nel libro di Gesell proprio al tempo in cui si introduceva l’Euro, e mi aspettavo, ingenuamente, che i “governanti” ripetessero il felice esperimento del cinquantennio 1865-1915.
Mi ingannavo: non avevo ancora capito che i “governi” sono oggi entità alla mercé del sistema bancario, al quale non interessa chi produce e scambia ma chi specula e gioca d’azzardo. Se detti “governanti” improvvisamente rinsaviti, aggiungessero le loro monete nazionali all’Euro costringendolo a fare la parte del vecchio pezzo da 5 franchi, farebbero un passo da gigante verso la soluzione della questione monetaria; se poi, illuminati dall’alto, forzassero la circolazione delle monete nazionali, la risolverebbero alla radice. La produzione di ricchezza passerebbe da serva a padrona del denaro, il lavoro ne governerebbe l’emissione e il mezzo di scambio (privo di debito e di usura) umilmente servirebbe l’economia reale.
Il principio della doppia moneta non si limita a quel cinquantennio: esisteva nell’Ancien Régime e continua ad esistere ancora oggi, ma artatamente occultato sia dai libri di testo che dalla stampa asservita a Mammona.
La storiografia monetaria unanimemente afferma che prima dell’uniformante sistema aureo, esisteva nella Cristianità una varietà di monete, ognuna circolante in una data zona.
La loro caratteristica più essenziale era una unità di conto immateriale, più due monete: una di metallo prezioso (oro/argento) e una di “mereaux” ottenuta da metallo vile o anche da vetro, cuoio e simili materiali.
I patiti del metallo giallo tendono a descrivere il sistema pre-aureo come afflitto da imperfezioni, che l’introduzione di uno standard internazionale avrebbe “rimosso”. Lamentano “la mancanza di omogeneità”[6], che condannano come “ostacolo” all’efficienza degli scambi e stabilità dei prezzi.
Se però osserviamo la stessa questione nell’ottica di chi il denaro lo usa, non di chi lo controlla, spesso tesaurizzandolo e facendo pagare usura ai primi, la varietà di monete viene percepita come caratteristica istituzionale (cioè deliberata) che separa l’uno dall’altro tanto circuiti monetari quanto funzioni monetarie di natura diversa, come misura di valore e mezzo di pagamento.
Codesta separazione di funzioni e di forme riusciva a mantenere il generale equilibrio finanziario interno al sistema economico e sociale dell’Ancien Régime. Non si trattava di una approssimazione difettosa ed incerta, ma di un principio coerente: la doppia moneta.
È quindi storicamente accertata la validità di sistemi monetari complementari progettati di proposito nell’interesse di una efficiente distribuzione di ricchezza.
Per l’oggi, il principio della doppia moneta vige nel Regno Unito (Sterlina + Euro), Svizzera (Franco + Euro), Panama (Dollaro US e Balboa) eccetera.
Controstrategia e Controtattiche
Dalla descrizione che precede due cose dovrebbe essere evidente:
·         che la scarsezza di contante e il credito rampante (e foriero di povertà) sono misure prese negli interessi di chi possiede (e controlla) il denaro e non di chi lo usa.
·         Che è inutile rivolgersi al potere politico per ribaltare la situazione: ad ogni crisi ha riversato fiumi di contante in pozzanghere bancarie dove non circola invece di fargli muovere ricchezza reale tra coloro che producono e distribuiscono la medesima.
Le linee d’azione non possono quindi essere che due, con un fine unico: cominciare con evitare il credito e creare alternative al contante per finire con abolire del tutto il primo e servirsi solamente del secondo, elevato ora al suo vero rango di sangue dell’economia.
Non sarà facile, ma neanche impossibile. La prima condizione, come dovrebbe essere percepito da tutti, è unità di intenti e di volontà.
L’alternativa odierna è o indebitarsi con il sistema bancario e avere denaro o non indebitarsi e non averne. Ma siccome il tutto si basa sul falso, il primo passo, che non costa niente, è capire come funzionano le cose e imporre la verità al banchiere. Come?
Si va dal banchiere a chiedere un “mutuo”.
Mutuatario: Lei mi concede un credito di tot Euro, sui quali io dovrei un interesse del tot%. Mi indicherebbe su che basi io devo quell’interesse?
Mutuante: È consuetudine che si paghino interessi su un prestito.
Mutuatario: Così sarebbe se il credito che Lei mi concede fosse un vero prestito. Ma non lo è. Lei non si priva di denaro contante; Lei mi autorizza a stampare cifre su di un pezzo di carta che riceve pieni poteri, sempre da Lei, di chiamarsi “denaro” quando io lo spendo.
Mutuante: Sono le condizioni imposte dal sistema.
Mutuatario: D’accordo, ma il sistema cominciò a giustificare l’interesse sulla base del “danno emergente” o del “lucro cessante” che possono solo esistere in un vero prestito. Lei può indicare come e dove per lo meno uno dei due esiste oggi per giustificare un interesse? E per di più composto?
Mutuante (ammutolisce, poi fa): Che alternativa propone?
Mutuatario: una somma forfettaria, pagabile una tantum come onorario per il servizio. So benissimo che la banca annienta le somme ricevute in concetto di capitale, il che la farebbe fallire con questa pratica: propongo quindi di mantenere quelle somme in circolazione, mettendole in conti correnti, e pertanto a disposizione di altri potenziali mutuatari. Così la banca farebbe quel che dice di fare ma non fa: prestare denaro che ha invece di creare dal nulla quello che non ha.
Il primo audace che si sentisse di fare questo discorso a un banchiere ne verrebbe messo alla porta senza tanti complimenti. Ma se poi venisse un altro potenziale mutuatario, e poi cinque, poi 500 e così via, il sistema sarebbe costretto suo malgrado, vista la universale percezione di una realtà innegabile, a venire a più miti consigli. Alla fine l’iniziativa popolare eliminerebbe l’interesse composto della pratica usuraria.
Ripeto che il costo di una tale operazione in termini economici è nullo, ma c’è di più.
Davanti a una dimostrazione di forza non violenta, lo Stato sarebbe impotente a sostenere le banche contro il popolo. Potrebbe solo prendere atto dell’avvenuto. Ma è del tutto possibile che i più intelligenti dei suoi mirmidoni si accorgessero che il discorso vale anche per il debito pubblico, e che in numeri sufficientemente minacciosi lo andassero a sbandierare ai banchieri internazionali. Non potrebbero così fare la brutta fine degli statisti isolati che da Napoleone a Kennedy si opposero al potere della finanza. 
Inflitto un colpo –mortale si spera- al credito, è ora di occuparsi del contante. Abbiamo visto che una volta questo soddisfaceva tutti i bisogni dell’economia, variegato e abbondante com’era. L’imposizione dell’uniformità alla moneta una volta di Stato, oggi delle banche centrali, lo ha reso scarso e prigioniero del sistema.
Per fare rivivere il contante con la varietà e abbondanza di una volta, così rendendolo libero, basta una considerazione già fatta: è l’accettazione che dà vita a una moneta, non l’autorità emittente. La quale moneta, per agire libera, ha bisogno che coloro che ancora credono che essa debba necessariamente essere “di Stato” rompano una volta per tutte l’incantesimo che li attanaglia.
Gli Stati odierni emettono solo gli spiccioli. Le banconote le emettono le banche centrali, ritirandole dalla circolazione a piacimento,[7] e immettendovele come “prestito” agli Stati, costretti a tassare i cittadini per pagare interesse –composto, non dimentichiamolo- su tali “prestiti”.
Avendo eliminato lo sconcio del credito bancario, nonchè la concomitante superstizione statale, c’è solo l’imbarazzo della scelta circa i mezzi di scambio storicamente accettati, e pertanto ancora accettabili, da chi lavora e vuole vedere il frutto del suo lavoro pagato in contanti e alla consegna. Vediamone alcune.
Monete complementari
Ripeto fino alla nausea che tali mezzi di scambio non hanno bisogno di sostituire l’Euro: lo devono complementare secondo le necessità della suddivisione di lavoro esistente nella comunità adottante, o anche secondo quelle dell’esercente singolo; entrambi dovrebbero solo dichiarare la percentuale di pagamenti per beni/servizi/tasse in moneta complementare e la percentuale in quella ufficiale. Così facendo si lascerebbe all’Euro la sua funzione originaria e si farebbe sparire la disoccupazione una volta per tutte. Alle GdF che annusassero “irregolarità” fiscali la polizia municipale farebbe notare che o il Governo espleta i suoi doveri emettendo il mezzo di pagamento o accetta quello della comunità. Ciò nella presenza, numerosa e minacciante, di una folla di operatori economici accorsi a difendere uno dei loro membri sotto attacco.
I Certificati di Wörgl
L’Italia ha 8 000 comuni. È proprio impossibile trovarne uno, dico uno, con un sindaco-statista all’altezza di Michael Unterguggenberger (1884-1936) di Wörgl? Comincio con codesto esempio perché è l’esperimento storico meglio riuscito in termini di moneta complementare. Una popolazione e suddivisione di lavoro della stessa entità (semi-rurale, circa 4000 anime) unita al suo sindaco eletto personalmente senza intoppo di partiti inutili, garantirebbe il successo della moneta comunale, contagiandola ad un altro, e un altro, con monete diverse o con la stessa secondo i bisogni.
La Cambiale Sociale
 Nel 1970 uno sciopero bancario colpì l’Irlanda per ben sei mesi e mezzo. Le fonti tradizionali di contante, le banche, avevano chiuso gli sportelli e lasciato il popolo a secco, cioè senza liquidità.
Ma gli irlandesi non si persero d’animo: emisero assegni bancari permanentemente allo scoperto, trasformandoli in cambiali e facendo far loro le veci del contante. Chi voleva quello ufficiale andava al suo pub –o negozio- preferito e li otteneva senza difficoltà, sempre che vi fosse conosciuto. L’economia del paese non ne risentì.
Lo aveva predetto Gesell: la cambiale, simbolo di ricchezza emessa dal popolo è, insieme al baratto e all’agricoltura di sussistenza, il nemico principale dell’usura. E aveva anche suggerito che se lo Stato, invece di ostacolarla, la sussidiasse, risolverebbe permanentemente il problema della deflazione.
Ovviamente questo è obbrobrio per la presente dispensazione bancaria. Gli italiani avevano scoperto l’utilità della cambiale già nell’immediato dopoguerra, ma il potere usurario è riuscito ad avvelenare la loro mente contro questo utilissimo strumento di credito perché gestito dal di fuori del sistema. E lo Stato si è aggiunto al liberticidio con ogni sorta di proibizioni e repressioni.
Ecco perché i libri di testo tacciono sulle Taglie[8], bastoncini di salice, nocciolo o bosso che funsero da cambiali sociali in Inghilterra per ben 726 anni, 1100-1826, e la cui storia si può leggere altrove. Denominate con intaccature simboleggianti sterline, scellini o pence, e spaccate in due metà infalsificabili, le Taglie servivano non solo per pagamenti tra privati, ma anche per le tasse. Enrico I figlio di Guglielmo il Conquistatore le aveva fatte accettare dallo Scacchiere. Erano quindi un’iniziativa democratica pienamente sostenuta dal potere regio.
La banca dichiarò loro guerra a partire dal 1485, quando i Tudor esautorarono l’ultimo re Plantageneto Riccardo III, intensificandola a partire dal 1694 con la fondazione della Banca d’Inghilterra. Ci vollero però ben 132 anni prima di liberarsene. Con l’odierna alta tecnologia il popolo, facendo rinascere le taglie, cartacee o elettroniche, segnerebbe una vittoria anche definitiva sul mondo della finanza usuraria.
Méreaux e Billon
Durante tutto il Medioevo vigette la superstizione di Creso secondo la quale la moneta dovesse avere “valore intrinseco”. La stessa superstizione irretisce ancora oggi milioni di persone, che considerano il 15 agosto 1971, data in cui il Presidente Nixon abolì una volta per tutte l’agganciamento aureo del dollaro USA, come una data funesta nella storia monetaria.
La verità è esattamente l’opposto. Una moneta non ha bisogno di essere “agganciata” ad alcunché se non alla ricchezza prodotta da chi lavora e ha bisogno di un mezzo di scambio per barattarla con quella prodotta da un altro. Chi possiede una moneta con “valore intrinseco”, invece, tende a tesaurizzarla invece di spenderla, così azzoppando l’economia.
Le pochissime monete del Re, d’oro o d’argento, venivano quindi complementate dai méreaux di piombo e altre materie vili, generalmente chiamate “billon”. Oggi non c’è bisogno di metalli. Basta un pegno di qualsiasi natura, purché universalemnte accettato.
Tra le tante soluzioni messe in opera dall’ingegno umano spicca quella della città di Heraklion, nell’isola di Creta, nel 2009. Gli esercizi commerciali sopperivano alla mancanza di contante con biglietti usati di trasporto pubblico. Li accettavano nella percentuale di acquisti locali da esercizio a esercizio, riservando l’Euro a transazioni con il pubblico.
Il sistema sembra essere sparito; non così l’idea, che rimane valida per qualunque grande città con un sistema di trasporto pubblico. I biglietti, già emessi, non servirebbero più per trasporto, ma nulla osta a che vengano accettati da un gruppo di esercenti agenti all’unisono. Costoro potrebbero perfino modificarne il potere d’acquisto con un bollo, una goffratura o una punzonatura convenute. La loro inesauribile emissione, e l’impossibile, perché non-economica, contraffazione, supplirebbero alla mancanza di contante in qualunque misura.
M-PESA
Dal 2007 funziona in Kenya, Africa Orientale, un sistema di pagamenti che ha profondamente influenzato l’economia locale, e che ha cominciato a forzarsi il passo verso quella globale. La cosa cominciò quando una compagnia telefonica mise su una rete di chioschi dove era possibile deporre o prelevare contante con un paio di telefonate al cellulare. Non ci volle molto prima che chi aveva il cellulare si accorgesse che poteva trasferire somme senza riferimento al chiosco. Dopo otto anni l’ammontare delle transazioni annuali ha superato quello del bilancio preventivo dello Stato.
Il quale, per difendere le banche, ha imposto un limite di 70mila scellini (circa 700 euro) per transazione, ma le aziende di servizi pubblici, nonchè uffici governativi, hanno cominciato ad accettare pagamenti fatti da impulsi elettronici. Se quel limite fosse eliminato, il sistema bancario diverrebbe ridondante.
È importante capire che il sistema M-PESA non ha aumentato la massa monetaria del paese. Fa circolare più rapidamente quella esistente, rendendo pratica la raccomandazione di Gesell circa il successo di un sistema monetario basato sulla velocità di circolazione.
Le banche hanno offerto un’ostinata resistenza all’idea, ma senza riuscire a fermarne l’adozione (per ora) in Afghanistan, in Tanzania, e da poco anche in India.
Cosa manca in Italia? Una compagnia telefonica al servizio del popolo e un periodo sperimentale come quello che lanciò M-PESA in Kenya nel 2007. I chioschi ci sono già: i giornalai, che vedrebbero volentieri arrotondare le loro entrate facilitando gli scambi monetari tra cittadini.
Conclusione
Non è necessario aver letto Gesell per intravedere come cambierebbe un paese dotato di una moneta contante a circolazione forzata, libera da credito bancario e pertanto da debito e da usura. Ma non senza un grado di immaginazione poco comune, giacché si tratta di estrapolare da pochi esempi coronati da successo a una situazione nazionale e poi globale.
Il cambio di base sarebbe un ribaltamento da una economia controllata dal denaro a una diretta e stimolata dal lavoro. Sarebbe ora la moneta ad inseguire il lavoro, non viceversa come vogliono le forze usurarie.
Opere pubbliche impensabili in una dispensazione dove si prende per scontato che “non ci sono soldi” sarebbero all’ordine del giorno: parcheggi sotterranei per ogni strada, così da far circolare i veicoli sopra e parcheggiarli sotto; alloggi a buon mercato dotati di verde; artigiani e agricoltori rinati e producenti ricchezza senza vessazioni da parte della combutta Stato-banche; ricchezza che torna al suo alveo naturale: le abilità umane, uscendo dalla crematistica, e pertanto dalle grinfie dell’usura; e via sbizzarrendosi.
Il tutto spinto dall’iniziativa popolare e non da quella politica, che si è vista delinquere i suoi doveri per finire sotto il potere usurario, e che ora sarebbe chiamata a occuparsi del bene comune invece di favorire quello di gruppi a spese di tutto il resto.
Sono certo di non avere esaurito le possibilità di supplire ad una scarsezza artificiale con un’abbondanza altrettanto artificiale ma benefica. Gli Italiani sono stati sempre maestri nell’arrangiarsi: cominciando ad unirsi finirebbero col trionfare sul nemico comune una volta per tutte.
5 agosto 2015




[1] Christopher Hollis, The Two Nations, George Rutledge & Sons, 1937.
[2] Le percentuali sono grosso modo. Danno solo un’idea dell’importanza che le banche danno all’economia.
[3] Le cifre sono rotonde. Ho calcolato 50 grammi di sangue per 100mila sistoli in 24 ore.
[4] Non oberata da debito com’è oggi.
[5] Causata non dal crac della Borsa di New York, come i gonzi amano ripetere, ma dalla deflazione pianificata dalle Banche Centrali per lo meno due anni prima.
[6] La stessa lamentela viene ripetuta da chi scrive di storia monetaria antica, questa volta tirando in ballo l’argento come metallo “unificante” delle poleis elleniche.
[7] Come è già avvenuto per tutti i tagli superiori ai 50 Euro.
[8] “Taglie” è la trascrizione, non traduzione, dall’inglese to tally, che vuol dire “ far combaciare”.