Fino a quando, o denaro, abuserai della nostra pazienza? Una
volta facevi da servo dell’economia, oggi la fai da padrone. Invece di
facilitare gli scambi li impedisci; da relazione che sei sempre stato, ti erigi
a sostanza; fai credere ai gonzi che possederti equivale ad essere ricco; da
semplice mezzo di scambio che dovresti essere, ti doti della funzione puramente
parassitaria di riserva di valore;
abbondi quando non abbiamo bisogno di te e scarseggi quando ne abbiamo; chi
ti controlla mente spudoratamente circa la tua natura e funzioni, dando
priorità a quelle criminali e illegittime su quelle benefiche e legittime;
sparisci dalle tasche di chi lavora per andare a gonfiare l’alveo dove scorre
la fiumana dell’interesse usurario; per fare la qual cosa i banchieri tuoi
padroni esautorano il governo ad emettere contante come mezzo rapido di
pagamento fiscale sostituendolo con l’ingombrante, dispendioso e truffaldino
credito, che conferisce le tue unità a pezzi di carta autoreferenti, un’operazione
che ai tempi in cui il potere politico vigeva realmente veniva punita con
l’impiccagione; eccetera.
Il problema è che a) non possiamo fare a meno di te, e b)
siamo talmente ignoranti e sottomessi da non vedere la via di uscita, non
lontana ma psicologicamente invisibile.
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L’arrivo di Internet ha elucidato molte cose, ma ha
lasciato al suo posto il detto Scolastico quod
natura non dat, Interrete non praestat. La gente comincia a capire, ma ad modum recipientis, cioè al suo ritmo, esasperantemente lento.
Sforziamoci quindi di accelerarlo.
Lord Acton (1834-1902) quando copriva la carica di
Presidente della Corte Suprema del Regno Unito (1875) ebbe a dire:
La Questione che si va trascinando nei secoli, e per la
quale prima o poi bisognerà combattere, è il popolo contro le banche.
Gli erano bastate le vicende dei 60 anni trascorsi da
Waterloo per vaticinare quello che sta accadendo davanti ai nostri occhi 140
anni dopo, nel 2015.
Cominciamo domandandoci: è possibile riassumere in un
solo punto il marasma monetario descritto per sommi capi nel paragrafo
iniziale? Detto altrimenti, cosa aveva capito Lord Acton che non si capisce ancora
oggi?
Una cosa fondamentale: il denaro non funziona come dovrebbe, gestito com’è da chi non dovrebbe.
Invece di gestirlo il potere politico lo gestisce quello bancario. Il
corollario inevitabile è che le banche non lo gestiscono nell’interesse e a
vantaggio del popolo, ma nell’interesse e a vantaggio proprio e di amici, così portando
la società allo sfascio. Cosa sapeva Lord Acton che noi non sappiamo, e che
un’educazione deficiente e fuorviante ci nasconde? Questo:
Giacché
re e imperatori apparentemente sedevano di nuovo sui loro troni, il Papato fu
persuaso che l’antico ordine fosse stato ristabilito. Pensava così che
Metternich e Stadion governassero l’Austria perché così si diceva. Ma in
realtà, come Cobbett non si stancava di predicare, ciò che era stato restaurato
era il personale dell’Ancien Régime, ma sotto un tale carico
di debito da fare dei loro creditori i padroni effettivi. Il Papato vedeva
Metternich e Stadion ai loro posti di comando; non vedeva Stadion intascare i
prestiti dei Rothschild e Metternich strisciare nel ghetto di Francoforte per
essere edotto dei loro più recenti desideri.[1]
Il paragrafo si riferisce al Congresso di Vienna (1815).
La guerra popolo-banche infuria da allora, ma i termini della contesa non sono
gli stessi. La propaganda rende difficilissimo percepirli, cosicché un popolo
fiducioso ma ignorante si affida ai suoi nemici più dichiarati invece di
combatterli –e sconfiggerli.
Conoscere il
Nemico
Cosa usa il nemico per opprimerci? Una strategia chiave: il
falso. Il popolo crede che:
·
È più sicuro mettere
il denaro in banca che altrove;
·
I risparmi depositati
in banca vengono prestati a chi li vuole investire;
·
Le banche
“moltiplicano” il denaro in circolazione ritenendo una frazione dei depositi e
prestando il resto fino a dieci (+-) volte di più.
·
Il contante viene
emesso dallo Stato.
·
Credito e contante si
equivalgono, sia qualitativamente che qualitativamente.
Nessuna delle
cinque proposizioni è vera. Invece la banca:
·
Si appropria del contante
del depositante nel momento stesso in cui viene depositato, trasformandolo in
pagherò con poche battute alla tastiera di un computer. Chi crede di “avere
denaro in banca” lo estrae dalla somma del pagherò, sempre che non vi sia una
corsa agli sportelli.
·
L’effetto
“moltiplicatore” è una bufala rifilata anche dai manuali di economia nelle
università, ma si tratta di un modello obsoleto da decenni;
·
Lo Stato emette solo
gli spiccioli di metallo; banconote e credito (una volta assegni, oggi impulsi
elettronici) sono prerogativa (leggi usurpazione) bancaria;
·
Il contante è
liquido, il credito no. Il primo muove beni e servizi ogni qualvolta cambia di
mano, il secondo paga un pizzo alla banca ogni qualvolta passa da un conto ad
un altro.
Per di più la
banca:
·
Crea denaro dal nulla
ogni qual volta “concede” un (finto) “prestito”.
·
Il “capitale” così
prestato viene oberato di usura, ribattezzata “interesse”. Ciò avviene
nell’assenza più assoluta tanto di “danno emergente” quanto di “lucro
cessante”, le vecchie ragioni che giustificavano l’addebito quando il prestito
era in contanti;
·
Spende detto denaro
in 45% bolle immobiliari, 45% speculazione finanziaria e 10% nell’economia
reale di produzione e di scambi.[2]
·
Fa ritornare il
denaro nel nulla quando un “prestito” viene “ripagato”.
·
Si appropria dei beni
reali dei “prestatari” che aggredisce con falsi in atto pubblico difesi dalla
legislazione governativa.
Ne segue che muovere guerra su tanti fronti vuol dire
perderla. Ma prima di cominciarla, anche su un solo fronte, bisogna ripulire la
mente delle cinque falsità iniziali. A non farlo non sarebbe possibile perfino vedere
perchè uno debba battersi, e meno ancora capire le tattiche necessarie e
sufficienti per farlo.
Alle banche come nemico del popolo ventilato da Lord
Acton, se ne aggiunge un secondo ancora più formidabile. Nel 1875 uno statista
come Lord Acton stava chiaramente dalla parte del popolo contro il potere bancario
allora crescente; oggi Stato e banche formano una combutta tutta ai danni del popolo, destinato alla schiavitù più abietta ad
aspettare che la salvezza arrivi da chissà dove.
Il solo vantaggio del popolo sono i numeri, ma una
sconnessione secolare e artatamente provocata tra la gente e la comprensione
della realtà rende una tale unità praticamente impossibile, non permettendo di
disegnare un piano d’azione con probabilità di successo.
Limiterò quindi questo trattato ad un solo fronte di
guerra, che ritengo più minaccioso e determinante la questione: la guerra al contante, mossa oggi
apertamente dalla combutta Stato-banche contro il popolo. Vediamone i
particolari.
Il Sangue
dell’Economia
La metafora del contante come sangue è azzeccata, ma
bisogna capire che per fare la parte del sangue il contante dovrebbe circolare, il che vuol dire:
·
Partire dal punto di
emissione per ritornare ad esso dopo aver nutrito i più reconditi tessuti del
corpo economico-sociale;
·
Non fermarsi mai, facilitando
una transazione dopo l’altra ininterrottamente.
·
Così come cinque
litri di sangue diventano cinque tonnellate circolando 1000 volte in 24 ore,[3] una quantità moderata di
contante, cambiando mani tre volte al giorno potrebbe muovere beni e servizi per
mille volte il suo valore facciale in un anno: 120 milioni di euro contante,
cioè un modestissimo 2 euro/per italiano diverrebbero 120 miliardi in un anno,
soddisfacendo così tutti i bisogni dell’economia.[4]
Esistono due esempi storici recenti di un tale esperimento
monetario: il Wära di
Schwanenkirchen, in Baviera, e i Certificati
di Lavoro di Wörgl, nel Tirolo austriaco. I due esperimenti ebbero luogo tra
il 1930 e il 1933, proprio durante la Grande Depressione.[5] Il successo di entrambi fu
dirompente, e la loro distruzione ad opera della burocrazia di Stato mostra
come la guerra al contante non sia né recente né di poca monta. I particolari
possono leggersi in vari siti dedicati agli esperimenti. Entrambi mostrano
l’importanza dell’accettazione
contro l’irrilevanza dell’autorità emittente: il Wära lo emetteva il proprietario di una miniera che li accettava in
pagamento del carbone prodotto. I Certificati di Wörgl li emetteva il municipio:
spesi in salari e fatture, li accettava in pagamento di imposte e rispendeva
immediatamente per opere pubbliche. Una modesta somma di 5 300 schilling,
circolando 450 volte in 14 mesi, mosse beni e servizi per due milioni e mezzo,
fece sparire la disoccupazione e mostrò a tutto il mondo come funziona una
moneta naturale.
Leggendo fra le righe si nota una seconda caratteristica:
la doppia moneta: Wära e Certificati espletavano transazioni domestiche; lo scellino
ufficiale quelle estranee alle due località. L’ufficio postale e le ferrovie non li accettavano. I bisogni
dell’economia locale venivano quindi soddisfatti da monete locali e quelli
fuori di essa dalla moneta di Stato.
Qui è da inserire la follia di avere imposto l’Euro come
moneta unica alla maggioranza di
paesi europei, governati (si fa per dire) da digiuni di cose monetarie. Cinque
di essi: Francia, Italia, Belgio, Svizzera e Grecia formarono infatti l’Unione
Monetaria Latina, funzionante nei 50 anni 1865-1915, quando la guerra
cosiddetta “Grande” la soppresse. Il principio era lo stesso: le monete
nazionali, inconvertibili, circolavano insieme
a un singolo pezzo da 5 franchi
d’argento, convertibile per definizione e soddisfacente i bisogni di
esportatori/importatori. Un eventuale sbilancio commerciale faceva o accumulare
o scarseggiare i pezzi da 5 franchi nel paese interessato, il quale riportava la
situazione all’equilibrio con opportune modifiche dei prezzi all’interno.
Ebbi a leggere la storia dell’Unione nel libro di Gesell
proprio al tempo in cui si introduceva l’Euro, e mi aspettavo, ingenuamente,
che i “governanti” ripetessero il felice esperimento del cinquantennio
1865-1915.
Mi ingannavo: non avevo ancora capito che i “governi”
sono oggi entità alla mercé del sistema bancario, al quale non interessa chi
produce e scambia ma chi specula e gioca d’azzardo. Se detti “governanti”
improvvisamente rinsaviti, aggiungessero
le loro monete nazionali all’Euro costringendolo a fare la parte del vecchio
pezzo da 5 franchi, farebbero un passo da gigante verso la soluzione della
questione monetaria; se poi, illuminati dall’alto, forzassero la circolazione delle monete nazionali, la
risolverebbero alla radice. La produzione di ricchezza passerebbe da serva a
padrona del denaro, il lavoro ne governerebbe l’emissione e il mezzo di scambio
(privo di debito e di usura) umilmente servirebbe l’economia reale.
Il principio della doppia moneta non si limita a quel
cinquantennio: esisteva nell’Ancien
Régime e continua ad esistere ancora oggi, ma artatamente occultato sia dai
libri di testo che dalla stampa asservita a Mammona.
La storiografia monetaria unanimemente afferma che prima dell’uniformante
sistema aureo, esisteva nella Cristianità una varietà di monete, ognuna circolante
in una data zona.
La loro caratteristica più essenziale era una unità di conto immateriale,
più due monete: una di metallo prezioso (oro/argento) e una di “mereaux” ottenuta
da metallo vile o anche da vetro, cuoio e simili materiali.
I patiti del metallo giallo tendono a descrivere il sistema pre-aureo come
afflitto da imperfezioni, che l’introduzione di uno standard internazionale
avrebbe “rimosso”. Lamentano “la mancanza di omogeneità”[6], che condannano come
“ostacolo” all’efficienza degli scambi e stabilità dei prezzi.
Se però osserviamo la stessa questione nell’ottica di chi il denaro lo usa,
non di chi lo controlla, spesso tesaurizzandolo e facendo pagare usura ai
primi, la varietà di monete viene percepita come caratteristica istituzionale
(cioè deliberata) che separa l’uno dall’altro tanto circuiti monetari quanto
funzioni monetarie di natura diversa, come misura di valore e mezzo di
pagamento.
Codesta separazione di funzioni e di forme riusciva a mantenere il generale
equilibrio finanziario interno al sistema economico e sociale dell’Ancien Régime. Non si trattava di una
approssimazione difettosa ed incerta, ma di un principio coerente: la doppia moneta.
È quindi storicamente accertata la validità di sistemi monetari
complementari progettati di proposito nell’interesse di una efficiente
distribuzione di ricchezza.
Per l’oggi, il principio della doppia moneta vige nel Regno Unito (Sterlina
+ Euro), Svizzera (Franco + Euro), Panama (Dollaro US e Balboa) eccetera.
Controstrategia e Controtattiche
Dalla descrizione che precede due cose dovrebbe essere evidente:
·
che la scarsezza di
contante e il credito rampante (e foriero di povertà) sono misure prese negli
interessi di chi possiede (e controlla) il denaro e non di chi lo usa.
·
Che è inutile
rivolgersi al potere politico per ribaltare la situazione: ad ogni crisi ha
riversato fiumi di contante in pozzanghere bancarie dove non circola invece di
fargli muovere ricchezza reale tra coloro che producono e distribuiscono la
medesima.
Le linee d’azione non possono quindi essere che due, con un fine unico: cominciare
con evitare il credito e creare alternative al contante per finire con abolire
del tutto il primo e servirsi solamente del secondo, elevato ora al suo vero
rango di sangue dell’economia.
Non sarà facile, ma neanche impossibile. La prima condizione, come dovrebbe
essere percepito da tutti, è unità di intenti e di volontà.
L’alternativa odierna è o indebitarsi con il sistema bancario e avere
denaro o non indebitarsi e non averne. Ma siccome il tutto si basa sul falso,
il primo passo, che non costa niente, è capire come funzionano le cose e
imporre la verità al banchiere. Come?
Si va dal banchiere a chiedere un “mutuo”.
Mutuatario:
Lei mi concede un credito di tot Euro, sui quali io dovrei un interesse del
tot%. Mi indicherebbe su che basi io devo quell’interesse?
Mutuante: È
consuetudine che si paghino interessi su un prestito.
Mutuatario:
Così sarebbe se il credito che Lei mi concede fosse un vero prestito. Ma non lo
è. Lei non si priva di denaro contante; Lei mi autorizza a stampare cifre su di
un pezzo di carta che riceve pieni poteri, sempre da Lei, di chiamarsi “denaro”
quando io lo spendo.
Mutuante:
Sono le condizioni imposte dal sistema.
Mutuatario:
D’accordo, ma il sistema cominciò a giustificare l’interesse sulla base del
“danno emergente” o del “lucro cessante” che possono solo esistere in un vero
prestito. Lei può indicare come e dove per lo meno uno dei due esiste oggi per giustificare
un interesse? E per di più composto?
Mutuante
(ammutolisce, poi fa): Che alternativa propone?
Mutuatario:
una somma forfettaria, pagabile una
tantum come onorario per il
servizio. So benissimo che la banca annienta le somme ricevute in concetto di
capitale, il che la farebbe fallire con questa pratica: propongo quindi di
mantenere quelle somme in circolazione, mettendole in conti correnti, e
pertanto a disposizione di altri potenziali mutuatari. Così la banca farebbe
quel che dice di fare ma non fa: prestare
denaro che ha invece di creare dal nulla quello che non ha.
Il primo audace che si sentisse di fare questo discorso a un banchiere ne
verrebbe messo alla porta senza tanti complimenti. Ma se poi venisse un altro
potenziale mutuatario, e poi cinque, poi 500 e così via, il sistema sarebbe
costretto suo malgrado, vista la universale percezione di una realtà
innegabile, a venire a più miti consigli. Alla fine l’iniziativa popolare eliminerebbe
l’interesse composto della pratica usuraria.
Ripeto che il costo di una tale operazione in termini economici è nullo, ma
c’è di più.
Davanti a una dimostrazione di forza non violenta, lo Stato sarebbe
impotente a sostenere le banche contro il popolo. Potrebbe solo prendere atto
dell’avvenuto. Ma è del tutto possibile che i più intelligenti dei suoi
mirmidoni si accorgessero che il discorso vale anche per il debito pubblico, e
che in numeri sufficientemente minacciosi lo andassero a sbandierare ai
banchieri internazionali. Non potrebbero così fare la brutta fine degli
statisti isolati che da Napoleone a Kennedy si opposero al potere della
finanza.
Inflitto un colpo –mortale si spera- al credito, è ora di occuparsi del
contante. Abbiamo visto che una volta questo soddisfaceva tutti i bisogni dell’economia, variegato e abbondante com’era.
L’imposizione dell’uniformità alla moneta una volta di Stato, oggi delle banche
centrali, lo ha reso scarso e prigioniero del sistema.
Per fare rivivere il contante con la varietà e abbondanza di una volta,
così rendendolo libero, basta una considerazione già fatta: è l’accettazione che dà vita a una
moneta, non l’autorità emittente. La quale moneta, per agire libera, ha bisogno
che coloro che ancora credono che essa debba necessariamente essere “di Stato”
rompano una volta per tutte l’incantesimo che li attanaglia.
Gli Stati odierni emettono solo gli spiccioli. Le banconote le emettono le
banche centrali, ritirandole dalla circolazione a piacimento,[7] e immettendovele come
“prestito” agli Stati, costretti a tassare i cittadini per pagare interesse –composto,
non dimentichiamolo- su tali “prestiti”.
Avendo eliminato lo sconcio del credito bancario, nonchè la concomitante
superstizione statale, c’è solo l’imbarazzo della scelta circa i mezzi di
scambio storicamente accettati, e pertanto ancora accettabili, da chi lavora e
vuole vedere il frutto del suo lavoro pagato in contanti e alla consegna.
Vediamone alcune.
Monete complementari
Ripeto fino alla nausea che tali mezzi di scambio non hanno bisogno di sostituire l’Euro: lo devono complementare secondo le necessità
della suddivisione di lavoro esistente nella comunità adottante, o anche
secondo quelle dell’esercente singolo; entrambi dovrebbero solo dichiarare la
percentuale di pagamenti per beni/servizi/tasse in moneta complementare e la
percentuale in quella ufficiale. Così facendo si lascerebbe all’Euro la sua
funzione originaria e si farebbe sparire la disoccupazione una volta per tutte.
Alle GdF che annusassero “irregolarità” fiscali la polizia municipale farebbe
notare che o il Governo espleta i suoi doveri emettendo il mezzo di pagamento o
accetta quello della comunità. Ciò nella presenza, numerosa e minacciante, di
una folla di operatori economici accorsi a difendere uno dei loro membri sotto
attacco.
I Certificati di Wörgl
L’Italia ha 8 000 comuni. È proprio impossibile trovarne uno, dico uno, con
un sindaco-statista all’altezza di Michael Unterguggenberger (1884-1936) di
Wörgl? Comincio con codesto esempio perché è l’esperimento storico meglio
riuscito in termini di moneta complementare. Una popolazione e suddivisione di
lavoro della stessa entità (semi-rurale, circa 4000 anime) unita al suo sindaco
eletto personalmente senza intoppo di partiti inutili, garantirebbe il successo
della moneta comunale, contagiandola ad un altro, e un altro, con monete
diverse o con la stessa secondo i bisogni.
La Cambiale Sociale
Nel 1970 uno sciopero bancario colpì
l’Irlanda per ben sei mesi e mezzo. Le fonti tradizionali di contante, le
banche, avevano chiuso gli sportelli e lasciato il popolo a secco, cioè senza
liquidità.
Ma gli irlandesi non si persero d’animo: emisero assegni bancari
permanentemente allo scoperto, trasformandoli in cambiali e facendo far loro le
veci del contante. Chi voleva quello ufficiale andava al suo pub –o negozio-
preferito e li otteneva senza difficoltà, sempre che vi fosse conosciuto. L’economia del paese non ne risentì.
Lo aveva predetto Gesell: la cambiale, simbolo di ricchezza emessa dal
popolo è, insieme al baratto e all’agricoltura di sussistenza, il nemico principale
dell’usura. E aveva anche suggerito che se lo Stato, invece di ostacolarla, la
sussidiasse, risolverebbe permanentemente il problema della deflazione.
Ovviamente questo è obbrobrio per la presente dispensazione bancaria. Gli
italiani avevano scoperto l’utilità della cambiale già nell’immediato
dopoguerra, ma il potere usurario è riuscito ad avvelenare la loro mente contro
questo utilissimo strumento di credito perché gestito dal di fuori del sistema. E lo Stato si è aggiunto al liberticidio
con ogni sorta di proibizioni e repressioni.
Ecco perché i libri di testo tacciono sulle Taglie[8], bastoncini di salice,
nocciolo o bosso che funsero da cambiali sociali in Inghilterra per ben 726 anni, 1100-1826, e la cui storia si
può leggere altrove. Denominate con intaccature simboleggianti sterline,
scellini o pence, e spaccate in due metà infalsificabili, le Taglie servivano
non solo per pagamenti tra privati, ma anche per le tasse. Enrico I figlio di
Guglielmo il Conquistatore le aveva fatte accettare dallo Scacchiere. Erano
quindi un’iniziativa democratica pienamente sostenuta dal potere regio.
La banca dichiarò loro guerra a partire dal 1485, quando i Tudor
esautorarono l’ultimo re Plantageneto Riccardo III, intensificandola a partire
dal 1694 con la fondazione della Banca d’Inghilterra. Ci vollero però ben 132
anni prima di liberarsene. Con l’odierna alta tecnologia il popolo, facendo
rinascere le taglie, cartacee o elettroniche, segnerebbe una vittoria anche
definitiva sul mondo della finanza usuraria.
Méreaux e Billon
Durante tutto il Medioevo vigette la superstizione di Creso secondo la
quale la moneta dovesse avere “valore intrinseco”. La stessa superstizione
irretisce ancora oggi milioni di persone, che considerano il 15 agosto 1971,
data in cui il Presidente Nixon abolì una volta per tutte l’agganciamento aureo
del dollaro USA, come una data funesta nella storia monetaria.
La verità è esattamente l’opposto. Una moneta non ha bisogno di essere
“agganciata” ad alcunché se non alla ricchezza prodotta da chi lavora e ha
bisogno di un mezzo di scambio per barattarla con quella prodotta da un altro.
Chi possiede una moneta con “valore intrinseco”, invece, tende a tesaurizzarla invece
di spenderla, così azzoppando l’economia.
Le pochissime monete del Re, d’oro o d’argento, venivano quindi
complementate dai méreaux di piombo e altre materie vili, generalmente chiamate
“billon”. Oggi non c’è bisogno di metalli. Basta un pegno di qualsiasi natura,
purché universalemnte accettato.
Tra le tante soluzioni messe in opera dall’ingegno umano spicca quella
della città di Heraklion, nell’isola di Creta, nel 2009. Gli esercizi
commerciali sopperivano alla mancanza di contante con biglietti usati di trasporto pubblico. Li
accettavano nella percentuale di acquisti locali da esercizio a esercizio,
riservando l’Euro a transazioni con il pubblico.
Il sistema sembra essere sparito; non così l’idea, che rimane valida per
qualunque grande città con un sistema di trasporto pubblico. I biglietti, già
emessi, non servirebbero più per trasporto, ma nulla osta a che vengano
accettati da un gruppo di esercenti agenti all’unisono. Costoro potrebbero
perfino modificarne il potere d’acquisto con un bollo, una goffratura o una
punzonatura convenute. La loro inesauribile emissione, e l’impossibile, perché
non-economica, contraffazione, supplirebbero alla mancanza di contante in
qualunque misura.
M-PESA
Dal 2007 funziona in Kenya, Africa Orientale, un sistema di pagamenti che
ha profondamente influenzato l’economia locale, e che ha cominciato a forzarsi
il passo verso quella globale. La cosa cominciò quando una compagnia telefonica
mise su una rete di chioschi dove era possibile deporre o prelevare contante
con un paio di telefonate al cellulare. Non ci volle molto prima che chi aveva
il cellulare si accorgesse che poteva trasferire somme senza riferimento al
chiosco. Dopo otto anni l’ammontare delle transazioni annuali ha superato quello
del bilancio preventivo dello Stato.
Il quale, per difendere le banche, ha imposto un limite di 70mila scellini (circa
700 euro) per transazione, ma le aziende di servizi pubblici, nonchè uffici
governativi, hanno cominciato ad accettare pagamenti fatti da impulsi
elettronici. Se quel limite fosse eliminato, il sistema bancario diverrebbe
ridondante.
È importante capire che il sistema M-PESA non ha aumentato la massa monetaria del paese. Fa circolare più rapidamente quella esistente,
rendendo pratica la raccomandazione di Gesell circa il successo di un sistema
monetario basato sulla velocità di circolazione.
Le banche hanno offerto un’ostinata resistenza all’idea, ma senza riuscire
a fermarne l’adozione (per ora) in Afghanistan, in Tanzania, e da poco anche in
India.
Cosa manca in Italia? Una compagnia telefonica al servizio del popolo e un
periodo sperimentale come quello che lanciò M-PESA in Kenya nel 2007. I
chioschi ci sono già: i giornalai,
che vedrebbero volentieri arrotondare le loro entrate facilitando gli scambi
monetari tra cittadini.
Conclusione
Non è necessario aver letto Gesell per intravedere come cambierebbe un
paese dotato di una moneta contante a
circolazione forzata, libera da credito bancario e pertanto da debito e da
usura. Ma non senza un grado di immaginazione poco comune, giacché si tratta di
estrapolare da pochi esempi coronati da successo a una situazione nazionale e
poi globale.
Il cambio di base sarebbe un ribaltamento da una economia controllata dal
denaro a una diretta e stimolata dal lavoro. Sarebbe ora la moneta ad inseguire
il lavoro, non viceversa come vogliono le forze usurarie.
Opere pubbliche impensabili in una dispensazione dove si prende per
scontato che “non ci sono soldi” sarebbero all’ordine del giorno: parcheggi
sotterranei per ogni strada, così da far circolare i veicoli sopra e
parcheggiarli sotto; alloggi a buon mercato dotati di verde; artigiani e
agricoltori rinati e producenti ricchezza senza vessazioni da parte della
combutta Stato-banche; ricchezza che torna al suo alveo naturale: le abilità
umane, uscendo dalla crematistica, e pertanto dalle grinfie dell’usura; e via
sbizzarrendosi.
Il tutto spinto dall’iniziativa popolare e non da quella politica, che si è
vista delinquere i suoi doveri per finire sotto il potere usurario, e che ora
sarebbe chiamata a occuparsi del bene comune invece di favorire quello di
gruppi a spese di tutto il resto.
Sono certo di non avere esaurito le possibilità di supplire ad una
scarsezza artificiale con un’abbondanza altrettanto artificiale ma benefica.
Gli Italiani sono stati sempre maestri nell’arrangiarsi: cominciando ad unirsi
finirebbero col trionfare sul nemico comune una volta per tutte.
5
agosto 2015
[2] Le
percentuali sono grosso modo. Danno solo un’idea dell’importanza che le banche danno
all’economia.
[3] Le cifre sono
rotonde. Ho calcolato 50 grammi di sangue per 100mila sistoli in 24 ore.
[4] Non oberata
da debito com’è oggi.
[5] Causata non
dal crac della Borsa di New York, come i gonzi amano ripetere, ma dalla
deflazione pianificata dalle Banche Centrali per lo meno due anni prima.
[6] La stessa
lamentela viene ripetuta da chi scrive di storia monetaria antica, questa volta
tirando in ballo l’argento come metallo “unificante” delle poleis elleniche.
[7] Come è già
avvenuto per tutti i tagli superiori ai 50 Euro.
[8] “Taglie” è la
trascrizione, non traduzione, dall’inglese to
tally, che vuol dire “ far combaciare”.
