LA MAGNA GRECIA E L’EUROPA NELLA TEMPESTA DEL MEDITERRANEO E DEI MERCATI
Un Appunto su cui riflettere del 1883 su socialcomunismo e proprietà privata di F Nietzsche
Debbo confessare che per me personalmente, già marxista della prima ora, il frammento postumo che segue è stato un pugno nello stomaco, il più pesante e critico appunto che il filosofo tedesco abbia scritto. Con un tono sprezzante oltre i confini dell’offesa personale, Nietzsche fa una analisi del movimento nato dalle teorie di Marx atroce, ma tragicamente e tristemente confermata dall’esperimento sovietico e non solo, che lui aveva invocato in queste righe e previsto nelle sue conclusioni.
Ciò ci riconduce alla partecipazione democratica, alla trasformazione dell’uomo da oggetto -delle circostanze, del mercato come vediamo in questi giorni- a soggetto attivo del suo destino e della società, come in qualche modo avrebbe desiderato Marx con le sue teorie che però non hanno superato le prove del Novecento come previsto da Nietzsche nelle righe che seguono.
C’è di che riflettere nel mentre l’Europa e non solo è attraversata dalle tempeste dei mercati e mostra una debole reattività (con alcune eccezioni), figlia di quell’indebolimento globale a cui si riferisce il filosofo tedesco, con toni che suonano effettivamente offensivi quasi volgari, ma che dipingono in qualche modo la realtà emergente del nostro tempo.
con altri incontri sul rapporto tra stato e mercato e sul senso dello stato la sua efficienza e il rapporto tra diritti e doveri nella filiera pubblica privata che in particolare in Italia merita una rivisitazione verso equilibri più avanzati nell’interesse dello Stato e dei singoli, come dimostrano le gravi turbolenze in corso nei vari teatri europei con minacce che puntano sui suoi confini e non solo e dalla rilevanza di uno sviluppo economico ordinato e compatibile ed efficace senza il quale rischia oltre alla perdita di territori, anche alla sconfitta anche più pesante sui mercati con derive tipo Grecia, oltre che nello stesso VILLAGGIO GLOBALE Terrestre che rischia di precipitare nel caos climatico ambientale, nel menefreghismo dei nuovi aspiranti emergenti che non badano alla salute del lavoratore o al livello di qualche inquinante nell’aria o nelle acque, ma a vincere e perché no a stravincere, mentre nel ricco e viziato “primo Mondo “ si litiga su capricci vari (vedasi la triste telenovela dell’ILVA di Taranto e mille altre storie equivalenti di ogni giorno con cui si strozzano le proprietà e le imprese ).
Buona domenica di mare o di monti dalla bella Italia che resiste
Vincenzo Valenzi