e sentenze con ragioni non sempre "ispirate" da giustizia e, magari, giustificandosi con la consapevolezza che il malcapitato avrebbe fatto appello. Oggi penso che i giudici che o non immaginano o non hanno motivo di immaginare o ignorano il dolore e le sofferenze che loro provvedimenti ingiusti o motivati da ragioni tutt'altro che giuridiche possono determinare siano ancora più numerosi e, forse, proporzionati alla crescente perdita, sotto vari aspetti nella società, della consapevolezza o del rispetto del valore della persona umana congiuntamente alla sostanziale mancanza di una legge che sottoponga, in caso di errori o di violazione di legge, i giudici al giudizio di giudici che quantomeno appaiano imparziali e che non siano loro colleghi. Il numero di magistrati non puniti, dal 1988, anno in cui fu varata la legge n. 117, a fronte del numero di errori giudiziari di cui si ha notizia lascia la triste sensazione al cittadino che siano di fatto "irresponsabili" e che si debba sperare solo di trovarsi sempre di fronte ad uno corretto, onesto e preparato in modo che possa davvero rispondere alla coscienza prima di addormentarsi. Salvatore Satta ne "Il mistero del processo" scriveva che ognuno vorrebbe quel giudice sapiente, incorrotto e incorruttibile che Anatole France diceva di avere conosciuto ma soltanto .... dipinto.