Federazione fra le
associazioni ed i sindacati nazionali dei dirigenti, vicedirigenti, funzionari,
professionisti e pensionati della Pubblica Amministrazione e delle imprese
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IL VICE
SEGRETARIO GENERALE
Roma, marzo
2014
COMUNICATO STAMPA
DIRIGENZA PUBBLICA, NON PRIVATA!
Le nuove
norme in materia di lavoro,di recente varate,hanno prodotto non poche
sollevazioni la cui eco ancora non si è spenta. Il dissenso di maggior
peso riguarda la soppressione dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori che si
traduce nella perdita di un diritto,secondo i detrattori, mentre il Governo
difende la nuova legge,assicurando che il mondo del lavoro ne guadagnerà in
termini di stabilità e di estensione di diritti ai tanti lavoratori che
attualmente ne sono privi,o privati. Gli effetti delle leggi si misurano nel
tempo,e quindi si resta in attesa di verificare quale sarà l'impatto che
avranno le nuove norme nel settore privato che ne è destinatario. Il percorso
riformatore intrapreso dal Governo dovrà però riguardare anche i
pubblici dipendenti,come annuncia il ministro della F.P.il cui orientamento
sarebbe di rivedere l'attuale disciplina del rapporto di lavoro nella P.A. Non
sarà semplice addentrarsi nel composito comparto del settore pubblico e il
percorso si preannuncia assai complicato se fosse confermata l'idea che la P.A. possa avvalersi anche di
prestazioni esterne in ambito dirigenziale.
Giova qui
ripercorrere il complesso contenzioso,tuttora pendente, causato
dall'affidamento di incarichi dirigenziali giudicati"contra legem" dalla
Magistratura Contabile e da quella amministrativa che per altri versi ha
rimesso la questione dinanzi alla Corte Costituzionale.
Correva
l'anno 2001 quando il dlgs. 165 stabiliva che potessero essere conferiti
incarichi dirigenziali esterni,nella misura del 10% della dotazione organica
dei dirigenti di 1^fascia e dell'8% di 2^fascia, per non meno di tre e non più
di cinque anni,previa verifica della sussistenza di vacanze nell'organico e con
l'obbligo che la scelta avvenga tra soggetti di formazione culturale
universitaria e
post-universitaria ed in
possesso di esperienza quinquennale in funzioni dirigenziali. Subito la Corte dei Conti avvertì che
non basta una motivazione adeguata ma è sempre dovuta la verifica della
sussistenza delle risorse umane interne e solo in presenza di documentato esito
infruttuoso è possibile procedere alla assunzione di dirigenti esterni. Nessuno
se ne dette per inteso, ma il TAR Lazio in prime cure,e poi il Consiglio
di Stato hanno annullato tutte le nomine ritenute arbitrarie ed in contrasto con
norme cogenti.
L'ultima
chicca l'ha fornita il Governo Monti che ha bloccato il malvezzo, ma ha fatto
salve le nomine frattanto avvenute,provocando così la rimessione degli atti
alla Consulta da parte del Consiglio di Stato.
In questo
movimentato scenario si affaccia il Decreto del ministro della F.P.ora in
carica col quale si triplicano le soglie del dlgs 165/2001, sia pure nei soli
confronti degli Enti Locali.
Ora, come
se non bastasse quanto già accaduto, e quanto può ancora accadere,sembra che si
coltivi l'idea di operare in continuità del passato, magari estendendo al
settore pubblico le regole afferenti il lavoro privato.
L'idea può
non essere peregrina,ma prima bisogna sgombrare il campo dal sospetto di un
sotteso machiavellismo che miri a far rientrare dalla finestra ciò che Corte
dei Conti e giustizia amministrativa hanno messo alla porta. In altri
termini può prevedersi che per comportamenti amministrativi anomali,o comunque
deficitari, l'azione punitiva della P.A. possa essere spinta fino alle estreme
conseguenze,ma non può accadere che l'accesso alla dirigenza pubblica avvenga
col metodo dell' "intuitu personae"che sarebbe in aperto contrasto
con il dettato costituzionale(art.97), prima ancora che con la normativa
ordinaria. Se poi si vuol dar vita ad una rivoluzione copernicana che miri a
rendere la dirigenza pubblica un eccellente apparato manageriale,allora è ben
altro ciò che serve. Il concorso pubblico non conferisce qualità da manager e
tali non si diventa per unzione e non certo in condizioni di lavoro spesso
approssimative, talora addirittura precarie. La dirigenza pubblica non manca di
menti fertili sotto il profilo organizzativo e gestionale e dispone pure di elementi
di primo piano sotto il profilo tecnico-giuridico. Ciò che serve sono gli
strumenti di lavoro in termini di risorse economiche, con particolare riguardo
ad un migliore assetto logistico. La Scuola Centrale
Tributaria e la Scuola Superiore della P.A. devono essere palestre
sempre aperte alla formazione e all'aggiornamento della classe dirigenziale che
non può essere lasciata sola sotto il peso di incalzanti difficoltà operative
ed esposta pure a responsabilità penali, come può accadere in caso di
inosservanza delle le norme in materia di sicurezza sul lavoro,non
per negligenza,ma per mancanza di risorse economiche.
In
definitiva la P.A.
deve fare sul serio le cose serie,senza inventare soluzioni che già sulla carta
appaiono improbabili e si rivelerebbero inutili se attuate. Basta quindi col
mettere toppe ad un abito ormai liso dal tempo e da costumi difettosi. Serve il
vestito nuovo nel presupposto però imprescindibile che la P.A. può anche adottare indirizzi
mutuabili dalla managerialità privata,ma non potrà mai sottrarsi al
rispetto pieno delle norme istituzionali e costituzionali dello Stato di
diritto.
Dr. Pietro
Paolo Boiano
