Ci avete fatto
caso? Da un po’ di tempo abbondano nei media parole straniere, di non facile ed
immediata comprensione. Spred, fiscal crunch, jobs act, defoult, quantitative
easing…. E mi fermo, per rispetto delle vostre coronarie.
Ricordo, con
affetto e gratitudine, il professore di latino e di greco che ebbi la fortuna
di avere al liceo, a Milano. Si chiamava Dino de’Castro, fratello del più
famoso scrittore Diego.
Era un educatore,
prima di tutto. Fra le tante fulminee verità che ci regalò, una mi sembra
adatta a quello che sto dicendo: “Tanto meno si sa, tanto più confusa e lunga è
la spiegazione che si cerca di dare”. Vero. Come vera, e mi si perdoni la breve
digressione, fu un’altra affermazione: “le donne, quando non capiscono, si
sentono affascinate ed attratte”. Altrettanto vero e dal sottoscritto tattica
usata con notevole successo.
Ma torniamo alla
situazione attuale, che, più che
economica, è politica e sociale.
Se volete fare un
passo indietro, avrete una visione più ampia e più comprensibile. Abbiamo
assistito al crollo definitivo, epocale e, per grazia di Odino, irripetibile
della peggior mistificazione del secolo scorso: il socialcomunismo ha per
sempre chiuso la sua storicamente breve, umanamente insopportabilmente lunga,
apparizione sul palcoscenico della Storia.
Giù il Muro.
Fine delle
trasmissioni.
I “fratelli” del
liberalcapitalismo festeggiarono a champagne: erano convinti di aver vinto la lunga
guerra, più o meno fredda a secondo del momento.
Errore.
Errore micidiale.
Anche i presunti
vincitori non sono altro che zombie, morti che camminano.
La riprova è
l’imbarbarimento strutturale della “finanza creativa” che tutti –tutti!- hanno
adottato. Ci investono con torrenti di analisi economico-finanziarie, per
giustificare la crescente difficoltà di vivere. Giocano con moneta cartacea che
ha lo stesso valore di quella del monopoli. Costruiscono strutture
aggrovigliate (non avete neppure l’idea di quello che c’è dietro: i fondi
spazzatura, di cui nessuno parla più, tra l’altro, sono solo un giochetto da
asilo. Tanto per capirci). Fanno girare numeri e carta, per permettere sia la
produzione, sia l’appropriamento di beni e servizi, che sempre più si
accentrano nelle mani di pochi.
Il fatto è che si
sta tornando al Medioevo, senza peraltro la spiritualità e la sensualità dei
cosiddetti tempi bui.
Vogliono
utilizzare anche e soprattutto gli strumenti finanziari e monetari per
cancellare la “classe di mezzo”, cosa in parte già riuscita. Vogliono
annichilire l’auto identità della gente, per portare tutto il mondo, in un
disegno secolare, ad un unico governo di pochissimi, con miliardi di persone
messe a tributo, considerate solo dei tubi digerenti che consumano quello che
la televisione ci trasmette. Il consumismo come legge.
Hanno bisogno della
confusione, soprattutto mentale.
Tassare gli
armatori greci è vietato dalla loro costituzione.
Hanno creato una
polizia assolutamente insindacabile: la eurogenfor, libera da ogni
rendicontazione.
Le banche sono
libere e sciolte da ogni controllo: si auto controllano e si auto assolvono da
sole.
In Africa c’è una
deliziosa guerra coloniale, coi massacri quotidiani. E ci sono dentro tutti,
nessuno escluso.
Il papa indice un
giubileo extra: maligno come sono ci vedo una guerra sotterranea fra la curia
romana ed i cardinali divisi in correnti, tradizionalmente. Sono nei guai anche
loro.
L’antica, secolare
guerra tra cristianesimo ed islam, cioè tra Europa ed arabi, viene utilizzata
per egemonie continentali, soprattutto dai criminali del terzo millennio: le
multinazionali.
Dire le cose in
modo semplice, tale che ciascuno, anche un analfabeta possa capirle, è
preistoria della comunicazione. Si privilegia la cronaca nera, con limiti ben
precisi però, si dà enorme spazio alle nudità femminili, con qualche sprazzo di
balenio di natiche maschili, per coprire tutto lo spettro dei tele dipendenti.
Si ciancia di micro variazioni di statistiche, per abituarci al loro volere. Ma
nessuno dice che se anche lo spred andasse a zero, non si sarebbe creato un
posto di lavoro in più.
Se ci pensate
bene, senza remore, in modo laico, senza preconcetti, converrete che tutto
questo ricorda, romanticamente, la “Messa da requiem” di Verdi, una delle
pagine di più alta arte musicale di sempre.
E’ la fine, col
caos previsto ed inevitabile di una costruzione non basata sul lavoro, sulla
dignità, sul sangue, ma fintamente ancorata all’oro. Negli Stati Uniti quando
ci si presenta, ci si chiede: “Quanto guadagni all’anno?”. In certi paesini
della Lombardia invece non si dice “buon giorno”, ma “buon lavoro”:
Insopportabili eversori!
La confusione del
consumismo finge di darci la gioia, per fregarci la felicità, o almeno la sua
ricerca.
Non dura molto,
questo marasma. La fine è cominciata.
Sarà terribile.
Lunedì 16 marzo
2015.
Fabrizio Belloni