CHI HA DECISO CHE LA
NOSTRA BANCA D'ITALIA ED IL NOSTRO ORO NON SIANO PIU' NOSTRI? Assoconsumatori lancia la sua campagna d'autunno
Nel cercare di capire come procedere per
risolvere la questione dell'oro di Banca d'Italia, che pare alquanto oscura, dobbiamo ricordare come negli anni novanta, sulle mailing list americane dei circoli liberal dei democratici
bostoniani on line, degli ambientalisti,
Unions e Consumer (vedi Nader) che elaborarono le tesi che poi sono
sfociate nel millennium round di Clinton, utilizzando anche il sito della BBC Oneworld delle non-profit di tutto il mondo,
ci
siamo arrovellati sulla criticità del signoraggio,
di
cui negli anni trenta si fece portavoce addirittura il
poeta Ezra Pound.
Nel frattempo la realtà finanziaria
si è
rivelata assai più
complessa di quanto non fosse già il tema del signoraggio,
prodigandosi
a creare
una bolla da 600 trillioni di dollari che ha deflagrato nel 2008,
trascinandosi dietro tutta l'economia mondiale, polverizzando alle fondamenta qualunque precedente analisi. Tra le righe di una intervista di Giorgio Vitali a Niccolò Eusepi, sul Canale
ALBAMED di Youtube, relativamente allo scontro finale fra due
modelli, di qua la dittatura del grande fratello e di la il governo diffuso del benessere, si delinea un cambiamento poderoso di realtà
(la quale è sempre la vincitrice, e si salva solo chi la vede meglio e prima), un rovesciamento totale di fronte. Ai tempi di Keynes il New Deal
di
Roosvelt stabilì che lo Stato doveva investire per permettere
l'inclusione della massima parte della popolazione alle interazioni economiche (creando il ceto medio del welfare) perché la gente era povera e lo Stato era ricco. Oggi lo scenario è capovolto, la gente e
le
famiglie sono
detentrici del capitale in modo molto diffuso e massiccio, è gli Stati dovrebbero essere esclusivamente organismi
regolatori dei modelli di consumo, delle regole e sicurezza dei
mercati, di trasparenza della politica e della pubblica
amministrazione, onde invogliare i cittadini elettori ad investire sul loro benessere e sul loro futuro. Il fatto che questo non avviene è
facilmente misurabile con la quantità di non votanti, un numero in forte
crescita nel mondo occidentale.
In poche parole le politiche economiche fin qui conosciute sono
residuali, le politiche industriali, del lavoro, della
perequazione, della sicurezza e del welfare dipendono totalmente dalle politiche
del consumo, che in realtà sono le politiche dell'investimento
delle famiglie. Su tale rivoluzione copernicana la politica ma anche gli
economisti sono in un ritardo cosmico. Per dirla con parole povere, rappresentare
l'Italia a Bruxelles come Paese di 60 milioni di consumatori vale davvero qualcosa, perché come industria, lavoro,
agricoltura
ecc. non vale più nulla nessuno, mentre siamo uno dei quattro Paesi più popolosi ed importanti per consumi, locomotiva
delle altre economie.
Per quanto riguarda
il
sistema valutario
siamo ad un parallelo
ed
altrettanto sconvolgente cambiamento di orizzonte: si è passati
dalla politica del plus valore (sullo sfruttamento umano) a quella del valore aggiunto, che è anche la sublimazione delle produzioni
mature, trasformate
e virtualizzate in sovrastrutture di alta
competenza tecnologica (rapporto
uomo-uomo tramite macina) e di servizi di marchio e di modelli innovativi di mercato sostenibile, che
è là dove oggi troviamo il valore aggiunto, senza contare il sistema
di
valore aggiunto finanziario, che è condensato
nei futures, il cui
cattivo funzionamento è stato la causa della attuale crisi. Infatti la
globalizzazione,
realizzata con cambi monetari drogati (come
vedremo qui sotto) non ha reso possibile una transizione pacifica
tra
regno del plus valore e società del valore aggiunto,
perché sono tre secoli che le signorie usurpatrici delle monete governano
il mondo con il pugno di ferro, scatenando
ad arte guerre mondiali e
locali, ogni genere di progrom e conflitti sociali, per impedire
all'umanità alcun vero progresso, senza soluzione di continuità, per puro scopo di dominio.
Come premessa della crisi finanziaria va detto quindi che la truffa mondiale nasce con il patto di Nixon con i cinesi nel 1972 perché gli USA, dopo aver abolito la convertibilità in oro del gold standard di Breton Woods nel 1971, radicano il valore del dollaro sullo sviluppo della giovane e possente economia
cinese: da quel
giorno i cinesi usano il dollaro per i loro commercio, in una enorme operazione di dumping monetario, drogando il cambio delle valute fino alla deflagrazione del 2008, perché se avessero esportato con i
loro RMB avrebbero avuto una crescita dei prezzi proporzionale
ai volumi del loro export, portando i loro prezzi a diventare
velocemente meno competitivi.
L'Europa ha risposto alla truffa USA-CINA con il famoso Euro
finto e perciò i tedeschi, commerciando anche'essi in dollari, fecero il dumping monetario
con
l'Euro, utilizzando le altre economie
europee
come zavorra dei prezzi: di nuovo, se avesse esportato in
marchi i suoi prezzi sarebbero schizzati su rendendo i loro prodotti
meno appetibili.
A questo punto, per rendere la situazione più complessa,
va
detto che la Germania
ha
un sistema finanziario non usuraio, detto
renano, in realtà di origine prussiana, più imprenditoriale che non mercantile, e quindi l'accordo sull'Euro dava a loro questo privilegio
del cambio,
per compensarli in funzione
delle
speculazioni dei
sistemi finanziari inglese, francese,
italiano etc. che sono strettamente
usurai ( in germania un mutuo costa la metà che nel resto del mondo). Ecco perchè la Germania resiste oggi
all'integrazione: non solo non vuole contaminare il suo sistema
finanziario che è realmente
orientato allo sviluppo ed al lavoro, ma
per il loro sistema di
finanza
produttiva non
può
neanche
permettersi l'inflazione, che è lo strumento tipico degli usurai.
Detto questo,
cioè definito
lo scenario,
torniamo a noi,
cercando di capire cosa comporta questo scenario sulle analisi di
economia politica (la politica economica la lasciamo ai professori).
Intanto vediamo che il signoraggio incide solo per il 2% del
circolante, perché la riserva frazionaria fa moltiplicare per 50 volte
il credito concedibile con la moneta stampata (leverage bancario), e peraltro oggi la moneta è circolante ad alta intensità di rotazione
(lavora anche di notte). Infine con il leverage sui futures si va molto ma molto più in la, diluendo il valore del signoraggio fino ad un volume ridicolo.
Quindi il signoraggio è soprattutto una leva di governo, non di speculazione economica, ed è ovvio che più della signoria sulla moneta e di chi la presta a chi, è Banca d'Italia che deve tornare
pubblica, un fatto peraltro evidenziato dai rapporti FMI del 2005 e
2006, che portò alle dimissioni del Ministro del Tesoro Siniscalco,
che voleva ri-acquistare
le
quote di Banca d'Italia ma scoprì che in questo Paese dove il falso in bilancio è stato depenalizzato,
le banche privatizzate da Amato (i nomi bisogna ricordarli) si erano –
e si
sono - registrate il valore delle partecipazioni
in
Banca d'Italia per più di 10 volte il valore
reale, e quindi il Tesoro avrebbe
dovuto dichiararle fallite o quasi.
C'è poi da dire che si sta cercando di scippare l'oro dei cittadini
italiani affidato a Banca d'Italia, oro che copre due volte il nostro
debito pubblico, e che ci vede in un conflitto pazzesco dove Banca d'Italia asserisce
che l'oro sarebbe suo è non degli italiani, e perciò
continuano a tassarci in maniera indiscriminata, quando invece il
debito sarebbe coperto, e questo soltanto per costringere gli italiani
a finanziare il sistema bancario internazionale,
fallito ed in cerca di capitali per riesumare. Su questo è urgente avere chiarezza e sarà
utile una denuncia all'Autorità giudiziaria, assieme
alla
stigmatizzazione del valore di Bilancio delle suddette quote di
Banca d'Italia, nonché alla richiesta di una condanna
penale per reiterazione dell'illecito di
anatocismo per l'applicazione
dell'interesse
trimestrale ai conti correnti, aggravato da profili di raggiro,
estorsione
e
indebito arricchimento proprio
per l'aver estorto il consenso agli utenti inermi su una pratica illecita, facendo firmare contratti illegittimi e pretendendo
in
tutte le sedi il rispetto
degli stessi, con un fare che appare fortemente temerario
perché farebbe leva sul ruolo monopolistico
che è regolato da ABI e Banca
d'Italia (e poi parliamo del monopolio dei tassisti!).
Un siffatto procedimento sull'attività bancaria o eventuali leggi
di
rettifica che possano colmare il vulnus descritto rivestono caratteristiche prioritarie e vitali per la riaffermazione della democrazia economica nel nostro Paese, che per alcuni aspetti era un'eccellenza
in
uno scenario mondiale dove nessun Paese evoluto
poteva e può vantare la proprietà pubblica della Banca Centrale.
E ciò si dica anche per invogliare molti elettori a tornare a votare.
Niccolò A. Eusepi Presidente Nazionale
ASSOCONSUMATORI
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