lunedì 9 marzo 2015

BREAKING NEWS SCANDALO: D'ALEMA REGALA BANCA D'ITALIA AI POTERI FORTI (ARCHIVIO-2012) REPETITA IUVANT



CHI HA DECISO CHE LA NOSTRA BANCA D'ITALIA ED IL NOSTRO ORO NON SIANO PIU' NOSTRI? Assoconsumatori lancia la sua campagna d'autunno


Nel cercare di capire come procedere per risolvere la questione dell'oro di Banca d'Italia, che pare alquanto oscura, dobbiamo ricordare come negli anni novanta, sulle mailing list americane dei circoli liberal dei democratici bostoniani on line, degli ambientalisti, Unions e Consumer (vedi Nader) che elaborarono le tesi che poi sono sfociate nel millennium round di Clinton, utilizzando anche il sito della BBC Oneworld delle non-profit di tutto il mondo, ci siamo arrovellati sulla critici del signoraggio, di cui negli anni trenta si fece portavoce addirittura il poeta Ezra Pound.


Nel frattempo la real finanziaria si è rivelata assai più complessa di quanto non fosse già il tema del signoraggio, prodigandosi a creare una bolla da 600 trillioni di dollari che ha deflagrato nel 2008, trascinandosi dietro tutta l'economia mondiale, polverizzando alle fondamenta qualunque precedente analisi. Tra le righe di una intervista di Giorgio Vitali a Niccolò Eusepi, sul Canale ALBAMED di Youtube, relativamente allo scontro finale fra due modelli, di qua la dittatura del grande fratello e di la il governo diffuso del benessere, si delinea un cambiamento poderoso di real(la quale è sempre la vincitrice, e si salva solo chi la vede meglio e prima), un rovesciamento totale di fronte. Ai tempi di Keynes il New Deal di Roosvelt stabilì che lo Stato doveva investire per permettere l'inclusione della massima parte della popolazione alle interazioni economiche (creando il ceto medio del welfare) perché la gente era povera e lo Stato era ricco. Oggi lo scenario è capovolto, la gente e le famiglie sono detentrici del capitale in modo molto diffuso e massiccio, è gli Stati dovrebbero essere esclusivamente organismi regolatori dei modelli di consumo, delle regole e sicurezza dei mercati, di trasparenza della politica e della pubblica amministrazione, onde invogliare i cittadini elettori ad investire sul loro benessere e sul loro futuro. Il fatto che questo non avviene è facilmente misurabile con la quanti di non votanti, un numero in forte crescita nel mondo occidentale.


In poche parole le politiche economiche fin qui conosciute sono residuali, le  politiche industriali, del  lavoro, della  perequazione, della sicurezza e del welfare dipendono totalmente dalle politiche


del consumo, che in real sono le politiche dell'investimento delle famiglie. Su tale rivoluzione copernicana la politica ma anche gli economisti sono in un ritardo cosmico. Per dirla con parole povere, rappresentare l'Italia a Bruxelles come Paese di 60 milioni di consumatori vale davvero qualcosa, perché come industria, lavoro, agricoltura ecc. non vale più nulla nessuno, mentre siamo uno dei quattro Paesi più popolosi ed importanti per consumi, locomotiva delle altre economie.


Per quanto riguarda il sistema valutario siamo ad un parallelo ed altrettanto sconvolgente cambiamento di orizzonte: si è passati dalla politica del plus valore (sullo sfruttamento umano) a quella del valore aggiunto, che è anche la sublimazione delle produzioni mature, trasformate e virtualizzate in sovrastrutture di alta competenza tecnologica (rapporto uomo-uomo tramite macina) e di servizi di marchio e di modelli innovativi di mercato sostenibile, che è là dove oggi troviamo il valore aggiunto, senza contare il sistema di valore aggiunto finanziario, che è condensato nei futures, il cui cattivo funzionamento è stato la causa della attuale crisi. Infatti la globalizzazione, realizzata con cambi monetari drogati (come vedremo qui sotto) non ha reso possibile una transizione pacifica tra regno del plus valore e socie del valore aggiunto, perché sono tre secoli che le signorie usurpatrici delle monete governano il mondo con il pugno di ferro, scatenando ad arte guerre mondiali e locali, ogni genere di progrom e conflitti sociali, per impedire all'umani alcun vero progresso, senza soluzione di continuità, per puro scopo di dominio.


Come premessa della crisi finanziaria va detto quindi che la truffa mondiale nasce con il patto di Nixon con i cinesi nel 1972 perché gli USA, dopo aver abolito la convertibili in oro del gold standard  di Breton Woods nel 1971, radicano il valore del dollaro sullo sviluppo della giovane e possente economia cinese: da quel giorno i cinesi usano il dollaro per i loro commercio, in una enorme operazione di dumping monetario, drogando il cambio delle valute fino alla deflagrazione del 2008, perché se avessero esportato con i loro RMB avrebbero avuto una  crescita dei prezzi proporzionale ai volumi del loro export, portando i loro prezzi a diventare velocemente meno competitivi.


L'Europa ha risposto alla truffa USA-CINA con il famoso Euro


finto e perciò i tedeschi, commerciando anche'essi in dollari, fecero il dumping monetario con l'Euro, utilizzando le altre economie europee come zavorra dei prezzi: di nuovo, se avesse esportato in marchi i suoi prezzi sarebbero schizzati su rendendo i loro prodotti meno appetibili.
A questo punto, per rendere la situazione più complessa, va detto che la Germania ha un sistema finanziario non usuraio, detto renano, in real di origine prussiana, più imprenditoriale che non mercantile, e quindi l'accordo sull'Euro dava a loro questo privilegio del  cambio,  per  compensarlin  funzione  delle  speculazioni  dei sistemi finanziari inglese, francese, italiano etc. che sono strettamente usurai ( in germania un mutuo costa la me che nel resto del mondo). Ecco perchè la Germania resiste oggi all'integrazione: non solo non vuole contaminare il suo sistema finanziario che è realmente orientato allo sviluppo ed al lavoro, ma per  il  loro  sistema  di  finanza  produttiva  non  può  neanche permettersi l'inflazione, che è lo strumento tipico degli usurai.


Detto  questo,  ci definito  lo  scenario,  torniamo  a  noi, cercando di capire cosa comporta questo scenario sulle analisi di economia politica (la politica economica la lasciamo ai professori).


Intanto vediamo che il signoraggio incide solo per il 2% del circolante, perché la riserva frazionaria fa moltiplicare per 50 volte il credito concedibile con la moneta stampata (leverage bancario), e peraltro oggi la moneta è circolante ad alta intensi di rotazione (lavora anche di notte). Infine con il leverage sui futures si va molto ma molto più in la, diluendo il valore del signoraggio fino ad un volume ridicolo.


Quindi il signoraggio è soprattutto una leva di governo, non di speculazione economica, ed è ovvio che più della signoria sulla moneta e di chi la presta a chi, è Banca d'Italia che deve tornare pubblica, un fatto peraltro evidenziato dai rapporti FMI del 2005 e
2006, che portò alle dimissioni del Ministro del Tesoro Siniscalco, che voleva ri-acquistare le quote di Banca d'Italia ma scop che in questo Paese dove il falso in bilancio è stato depenalizzato, le banche privatizzate da Amato (i nomi bisogna ricordarli) si erano – e si sono - registrate il valore delle partecipazioni in Banca d'Italia per più di 10 volte il valore reale, e quindi il Tesoro avrebbe dovuto dichiararle fallite o quasi.


Cpoi da dire che si sta cercando di scippare l'oro dei cittadini italiani affidato a Banca d'Italia, oro che copre due volte il nostro debito pubblico, e che ci vede in un conflitto pazzesco dove Banca d'Italia asserisce che l'oro sarebbe suo è non degli italiani, e perciò continuano a tassarci in maniera indiscriminata, quando invece il debito sarebbe coperto, e questo soltanto per costringere gli italiani a finanziare il sistema bancario internazionale, fallito ed in cerca di capitali per riesumare. Su questo è urgente avere chiarezza e sautile una denuncia all'Autori giudiziaria, assieme alla stigmatizzazione del valore di Bilancio delle suddette quote di Banca d'Italia, nonché alla richiesta di una condanna penale per reiterazione  dell'illecito  di  anatocismper  l'applicazione dell'interesse trimestrale ai conti correnti, aggravato da profili di raggiro,  estorsione  e  indebito  arricchimento  proprio  per  l'aver estorto il consenso agli utenti inermi su una pratica illecita, facendo firmare contratti illegittimi e pretendendo in tutte le sedi il rispetto degli stessi, con un fare che appare fortemente temerario perché farebbe leva sul ruolo monopolistico che è regolato da ABI e Banca d'Italia (e poi parliamo del monopolio dei tassisti!).


Un siffatto procedimento sull'attivi bancaria o eventuali leggi di rettifica che possano colmare il vulnus descritto rivestono caratteristiche prioritarie e vitali per la riaffermazione della democrazia economica nel nostro Paese, che per alcuni aspetti era un'eccellenza in uno scenario mondiale dove nessun Paese evoluto poteva e può vantare la proprie pubblica della Banca Centrale.


E ciò si dica anche per invogliare molti elettori a tornare a votare.




Niccolò A. Eusepi Presidente Nazionale ASSOCONSUMATORI
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