domenica 18 maggio 2014

JYLDYZ ZARKUNOVA ALLA BIENNALE DI SPOLETO 2014

Il 4 maggio alla galleria Eclettica in via di Porta Fuga a Spoleto ha avuto inizio la Biennale di Spoleto ideata e diretta dal Maestro Giuliano Ottaviani insieme alla direttrice Esmeralda e ad altri ai collaboratori provenienti dal Brasile, Norvegia, Senegal e Francia.

La mostra accoglie vari generi artistici, e vari artisti da molte parti del mondo, creando un nell'insieme una vera forza energetica che solo l'arte può dare. Nelle varie sale si possono notare quadri ed opere di avanguardia,  astrattismo, futurismo, natura morta, paesaggistico, figurativo, tradizionale, sperimentale contemporaneo ed altri.
Molti sono stati gli ospiti che si sono succeduti dall'apertura, certamente è stata molto importate la presenza del sindaca di Durazzo che ha promesso di portare l'intera mostra anche in Albania per creare un gemellaggio, poiché con l'arte i popoli si possono unire, l'arte è un linguaggio universale che supera anche i linguaggi nazionali.  


Tra i tanti artisti una intera sala è stata dedicata ad una artista Kighisa di nome Jyldyz Zarkunova che purtroppo ci ha lasciato prematuramente. Sono state esposte trenta quadri di una produzione molto più vasta di cerca 137 opere. La tecnica utilizzata da questa giovane artista è quella della computer grafica, tecnica che per il kirghistan è certamente una innovazione assoluta e la prima della sua nazione. Le opere che si possono annoverare certamente nel filone dell'astrattismo  ci trasportano in un gioco di colori e linee che sviluppano ora in modo geometrico ora in modo disordinato ma certamente sempre in una armonia complessiva che ne fa una produzione unica e personale.

Alcuni critici e galleristi che sono passati ad apprezzare le opere esposte di Jyldyz Zarkunova hanno notato la qualità artistica e la forte personalità espressa nelle opere, che facevano trasparire un intenso travaglio interiore ed una profondità intensa nel far comunicare il suo io con il trascendentale; percorso definito da lei stessa come dialogo con l'universo. 

Giuseppe Turrisi




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