di Lorenzo Grassi (Gruppo Grotte Roma
“Niphargus”)
Sotto la nostra città scorrono fiumi e
ruscelli ormai persi alla memoria dei romani. Nel buio delle profondità
convivono uno accanto all'altro limpidi torrenti e putridi rigagnoli. E vi sono
anche delle "acque miracolose". In questo nostro viaggio ne
incontreremo due, in pieno centro storico.
A pochi passi da piazza San Silvestro,
dietro Galleria Colonna, si trova la piccola chiesa di Santa Maria in Via.
Appena varcata la soglia, subito sulla destra, noterete un ambiente in penombra
sempre affollato dai fedeli. Molti tengono in mano un bicchierino, prendono
l'acqua che esce da una cannula e la bevono. Basterebbe questo a far gridare al
miracolo perché quell'acqua viene da un pozzo sottostante profondo 7 metri e
dunque i fedeli sorseggiano una fonte che scorre incredibilmente tra via del
Corso e via del Tritone.
Eppure quell'acqua, a dispetto del luogo
e del crescente inquinamento del centro cittadino, è ancora oggi buona e
potabile. In molti ne prendono delle boccette da portare ai congiunti e ai
conoscenti malati. Si tratterebbe infatti di "acqua miracolosa".
L'ambiente oscuro dove siete entrati è la Cappella della Madonna del Pozzo, una
piccola Lourdes nel cuore di Roma. La storia narra che nella notte tra il 26 e
il 27 settembre 1256 le acque in fondo a un pozzo che si trovava nelle stalle
del cardinale Pietro Capocci e serviva ad abbeverare i cavalli, iniziarono
all'improvviso a ribollire. In breve risalirono le pareti del pozzo portando in
superficie il frammento galleggiante di una pesante tegola sulla quale era
dipinta l'immagine della Madonna. Successivamente il pozzo venne incluso nella
chiesa e Papa Alessandro IV approvò il miracolo. Peccato che l'antico secchio
con il quale sino a pochi anni fa veniva attinta l'acqua sia stato sostituito
da una moderna cannula e che il pozzo sia nascosto dietro una grande anta di
legno.
Dopo una bella sorsata d'acqua
riprendiamo il cammino. Percorriamo via del Corso sino a piazza Venezia e
proseguiamo per via dei Fori Imperiali. Subito sulla destra, alle pendici del
Campidoglio, si trova la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Sotto di essa,
lasciata una libera offerta all'ingresso, possiamo entrare nel misterioso
"Mamertinum" (orario di apertura 9-12.30 e 14.30-18.30). Il carcere
dell'antica Roma famoso per aver ospitato come detenuti anche gli apostoli
Pietro e Paolo.
Scesa una ripida scala si raggiunge la
cella inferiore, il "Tulliano" (da "tullus" che significa
polla d'acqua). Qui venivano giustiziati i prigionieri, tra i quali spiccano
per fama - oltre a numerosi martiri e santi cristiani - Ponzio, re dei Sanniti;
Giugurta, re di Numidia e Vercingetorige, re della Gallia. Una volta giudicati,
i condannati a morte venivano gettati dalla cella superiore a quella inferiore
attraverso un foro che ancora si può vedere.
Proprio nella cella inferiore sgorga la
seconda "acqua miracolosa" del nostro giro. "Questa è la colonna
- si legge su una lapide - dove stando legati i santi apostoli Pietro e Paolo
convertirono i santi martiri custodi delle carceri et altri XLVII alla fede di
Cristo quali battezzarono coll'acqua di questa fonte scaturita
miracolosamente".
In verità della fonte - sgorgata
d'incanto dalla roccia - ora rimane come ricordo solo del muschio verdissimo.
Mentre in una piccola pozza sul pavimento, di tanto in tanto, scorre e ribolle
ancora l'acqua che poi se ne va via nella Cloaca Massima. Per dissetarci non ci
resta dunque che tornare alla rassicurante luce del sole, percorrere verso
destra qualche metro del Clivo Argentario e sorseggiare la limpida e
freschissima acqua che sgorga da una fontanella a muro. Chissà che non sia
miracolosa anche quella.
APPROFONDIMENTI
Dal rubinetto esce acqua con bollicine
Se entrate in uno dei bar al confine tra
il Comune di Roma e quello di Ciampino, proprio nella zona dell'aeroporto, e
chiedete un semplice bicchiere d'acqua di rubinetto avrete una bella sorpresa.
Vi daranno, infatti, dell'acqua minerale. Non è uno scherzo ma un "miracolo"
dell'evoluzione geologica che in quell'area ha fatto sgorgare grandi polle di
acqua effervescente naturale. Per provare la minerale gratuita potete andare al
Bar Appio, al chilometro 17,750 della via Appia Nuova. Oppure, al modico prezzo
di 150 lire al litro, potete rimpire le bottiglie alle sorgenti dell'acqua
Appia (via Appia Nuova Km 14) o della San Pietro (via G. Mameli, 1 - Santa
Maria delle Mole).
L'acqua che bevono i romani sgorga dalla
Grotta Azzurra
La quasi totalità dell'acqua che oggi arriva
nelle case dei romani viene dalle sorgenti del Peschiera che si trovano nel
Comune di Cittaducale in provincia di Rieti. L'acqua esce da una grande grotta
circolare con bellissimi riflessi di smeraldo. Da qui il nome di "Grotta
Azzurra". La portata delle sorgenti si aggira intorno ai 17.000 litri al
secondo, attualmente l'Acea ne capta 9.200 litri al secondo. Insieme alla
sorgente delle Capore, il Peschiera alimenta uno degli acquedotti più grandi
del mondo, che trasporta a Roma 14.000 litri d'acqua al secondo attraverso 135
chilometri di gallerie con un salto di 250 metri. Ogni romano ha così a
disposizione 500 litri di acqua al giorno e la capitale può vantare ben 2.350
fontanelle pubbliche, i cosiddetti "nasoni"
Una fontanella speciale dedicata a cani
e gatti
E' l'unica fontanella al mondo che
sgorga a 30 centimetri da terra perché il suo scopo è quello di dissetare cani
e gatti randagi. Si trova in piazza San Salvatore in Lauro e risale al 1579. La
volle costruire Papa Gregorio XIII: un piccolo filo d'acqua sgorga dalla gola
di un leoncino in marmo. Peccato che la fontanella destinata ai quadrupedi è
molto rovinata e attende da anni un bel restauro che la rimetta a nuovo.
Le antiche sorgenti sotto la nostra
città
Sin dalle sue origini Roma è stata una
città ricca di pozzi e sorgenti, poi sostituiti dai più comodi ed efficienti
acquedotti. Si tornò ai pozzi solo quando gli assalitori tagliarono gli
acquedotti. Con il passare dei secoli, però, le sorgenti si sono perse a causa
del progressivo interramento della città, dell'eccessivo prelievo di acqua dai
pozzi e dell'inarrestabile opera di impermeabilizzazione dei terreni - con
asfalto e cemento un po' ovunque - che ha impedito alle piogge di ricaricare le
falde idriche. Tra le antiche fonti meritano comunque un cenno: la Juturna e la
Lupercale al Palatino, le acque Sallustiane tra Pincio e Quirinale, la fonte
del Grillo, l'acqua Mercuri e la Fonte delle Camene al Celio, l'acqua
Lancisiana al Gianicolo.

