domenica 6 ottobre 2013

LA STORIA FALSATA - PANTANO - BAROZZI

LIZZANI E LA MORTE DI MUSSOLINI

       Alle eccellenti osservazioni fornite qui da Antonio Pantano, più sotto riportate, vorrei aggiungere alcune mie  informazioni in virtù di oltre 30 anni di ricerche sulla morte di Mussolini.
Carlo Lizzani era uno di quei registi che erano anche vicini al vecchio Pci. Ora si da il caso che nel 1973 il partito comunista principale autore della vulgata sulla morte di Mussolini, assegnata a Walter Audisio, “in nome del popolo italiano”, venne a trovarsi in qualche difficoltà per il fatto che Franco Bandini, a febbraio, aveva sparato su Storia Illustrata il famoso servizio  “Fu fucilato due volte”, una ricostruzione della morte di Mussolini che asseriva una “doppia fucilazione” essendo stata quella di Audisio al pomeriggio, raccontata dalla “vulgata”  una messa in scena.
In realtà Bandini, nel suo servizio, non aveva alcuna prova concreta per dimostrare questa clamorosa, ma come era solito fare, imbastì una serie di congetture, mischiò qualche fandonia e sparò lo scoop sensazionale.
E fece colpo, perché il bello è che Bandini aveva colto nel segno, come oggi sappiamo, grazie ad alcune prove che sono uscite fuori nel terzo millennio.
A mio avviso, probabilmente, il Bandini aveva avuto qualche “soffiata”, qualche voce (era stato, nel dopoguerra, un cronista di Ferruccio Lanfranchi, noto giornalista legato alla massoneria).  Su quella “soffiata”, Bandini, con la sua bravura e la sua spregiudicatezza aveva fatto il famoso servizio che fruttò al mondadoriano Stroria Illustrata un record di vendite.
Questo scoop mise in crisi e in sospetto il Pci (non poteva sapere fino a che punto Bandini era informato), che reagì subito incaricando il giornalista C. Falaschi dell’Unità di produrre una dettagliata ricostruzione storica di quegli avvenimenti, con i ricordi di molti celebri attori, quasi tutti comunisti, uscita a puntate e poi raccolta in un volumetto degli Editori Riuniti.
Ma il vero colpo da maestro e da teatro, il Pci lo fece attraverso Carlo Lizzani che mise in scena il famoso film “Mussolini ultimo atto” con Franco Nero nella parte di Audisio/Valerio, Lisa Gastoni in quella di Claretta Petacci  e Rod Steiger nella parte di un tremebondo Mussolini.
Di fatto la “vulgata”, ovvero la versione storica sulla morte del Duce, messa in pellicola.
Ne uscì fuori un film mediocre, ma di grande impatto emotivo e con una certa attinenza storica (seppur di una storia travisata): Lizzani infatti si recò con la troupe nella Tremezzina, sui luoghi degli ultimi avvenimenti di Mussolini, raccolse informazioni e girò vari metri di pellicola.
Come di solito accade, ancora oggi, la gente della morte di Mussolini, di cui ha letto poco e niente, conosce appunto il film di Lizzani. Non a caso il Pci, nel 1974 presenziò con i suoi dirigenti alla prima del film.
Ma Lizzani ci riserverà una altro colpo di scena che , di fatto smentisce tutto:
nel 2007, infatti, in un suo libro autobiografico:   “Il mio lungo viaggio nel secolo breve”, Einaudi, in un passaggio ha reso noto che Sandro Pertini, dopo aver visto il film, e scontento di come era stato descritto il suo personaggio, gli  scrisse nel 1975 una lettera nella quale affermò: <<...e poi non fu Audisio a eseguire la “sentenza”, ma questo non si deve dire oggi>>.  Con buona pace del suo film e della verità storica.
MAURIZIO BAROZZI

Da Antonio Pantano -   Ogg: Lizzani e la STORIA FALSATA
            NON entro nel merito del suicidio di Carlo Lizzani, avvenuto oggi, 5 ottobre 2013, per decisione di un uomo che aveva raggiunto e superato 91 anni. Era un uomo di “cinema”, nel quale aveva espresso sue idee solamente guidate dal personale sentimento di ossequio alla ideologìa sposata dopo la seconda guerra mondiale. Ma in quella posizione fu coerente col suo conformismo, allineato con le vulgata imposte dalla fazione politica ove aveva militato.
         Così sfornò, tra i tanti, il film da lui definito “Ultimo atto di Mussolini”. Vera “fiction”, FINZIONE adattata sulle banalità tentate di cristallizzare da storiografi pedissequi a ciò che il sistema di potere ritenne fondamentale imporre, per dare a quel tipo di “storia” una definizione tombale. Solo che l’episodio era stato confezionato sotto dettatura di chi la guerra mondiale aveva vinto, senza che la preoccupazione di far sparire i molti documenti relativi che, con raziocinio di chi la Storia sa analizzare, riveleranno verità totalmente diversa. Un film di tono melodrammatico impostato sul dettaglio di una “amante” che associa il destino a quello di Mussolini.
         Oggi molti documenti emergono, in sostegno a fatti che coinvolgono personaggi che della morte di Mussolini hanno creato base storica per la propria fortuna successiva. Le crepe nella costruzione del film sono apparse vistose alla uscita, ed oggi si mostrano perfino patetiche. Così che emerge ora che la soppressione di Mussolini fu decisa negli Stati Uniti d’America nel giugno 1939, ancor prima che si manifestassero i prodromi della guerra mondiale, iniziata, come è indiscutibile, con la  dichiarazione di guerra di Gran Bretagna e Francia alla Germania il 3 settembre 1939.
         Mussolini fu non solo l’uomo da abbattere, ma la figura storica che aveva sconvolto il XX secolo con attuazioni di ordine sociale rivoluzionarie e “scomode” per il globalismo affarista mercantile che si era avvalso  del  falsificato “sistema democratico” per subornare i popoli e dominarli in nome del liberismo inneggiante alla “libertà di mercato”.
         Ecco perché Carlo Lizzani svanisce oggi con la sua modesta opera cinematografica, sopraffatta da realtà storiche assai diverse, voluta e creata per contribuire ad una pagina di “storia confezionata bislaccamente” ad uso del conformismo più piatto.
         “Falsificazione della storia”, sentenziò Ezra Pound nel 1935 nel suo trattato di morale filosofica “Guide to kulchur”, è una delle MALATTIE fondamentali ed esiziali della umanità. E molti storiografi ed agiografi, oggi, soccombono persino alla verifica di miti osannati dalle liturgìe “religiose”. L’umanità non può continuare ad essere ingannata, oggi che il dna rivela molte certezze.