lunedì 7 ottobre 2013

I tre limiti della democrazia

I tre limiti della democrazia

La democrazia è la qualifica di un ordinamento politico – perlopiù il repubblicano – che a seconda di come la si intende potrebbe anche non essere mai esistita nella storia. Se i termini facenti riferimento alle possibili qualifiche degli altri principali ordinamenti politici possibili – “monarchia” (“tirannide”) e “aristocrazia” (“oligarchia”) – hanno significati abbastanza determinati, “democrazia” crea problemi anche a livello definitorio.  
Dopo aver fornito l’etimologia – “comando (governo) del popolo” – resta da precisare quantomeno: 1) come attuare questo comando/governo e 2) su chi e/o che cosa. Quando? dove? come? quanto? il popolo deve governare? 
Inoltre: “democrazia” abbiamo detto essere una qualifica; in particolare, e in senso stretto, dell’ordinamento politico che va sotto il nome di “repubblica” (come distinto – perché più democratico o con più governo popolare – da monarchia e aristocrazia). Cosicché, se non tutte le repubbliche sono democratiche (anche se dovrebbero in quanto tali tendere alla democrazia), tutte le democrazie – in senso stretto – non possono che essere repubblicane: la monarchia contraddicendo per definizione la democrazia con l’uomo solo al comando e l’aristocrazia contraddicendo per definizione la democrazia con i pochi al comando. Tuttavia – in concreto – potrebbero esservi (e vi sono) monarchie e aristocrazie più democratiche di tante repubbliche!
Questo vale per tutti gli ordinamenti politici citati e le loro qualifiche, così non inderogabili ma relativamente intercambiabili. Laddove l’intercambiabilità è data dalla distinzione tra situazione di fatto e definizione formale. Facciamo qualche esempio. Non tutte le oligarchie di fatto sono formalmente delle aristocrazie (potrebbero esserci e vi sono anche delle repubbliche tali). Mentre formalmente tutte le aristocrazie dovrebbero tendere in quanto tali all’oligarchia.
Ancora: non tutte le monarchie sono dittatoriali (di fatto lo sono di più alcune repubbliche); ma tutte le dittature devono tendere alla monarchia (o al massimo all’aristocrazia).
Tali problemi di definizione costituiscono già un “limite” (identitario) per la democrazia. Anche se la vaghezza di significato – proprio perché non identificante – può risultare in certi casi – quali l’inclusione (di idee e persone), l’adattamento (a situazioni diverse) ecc. – una forza.
Ulteriori limiti – oltre al non essere forse mai esistita (e quindi al risultare un’utopia) – che di solito vengono fatti notare a proposito della democrazia sono:
-          se è “diretta” è impossibile: il popolo o non ha le competenze e/o conoscenze o non ha il tempo e/o lo spazio (come radunare ad es. 300 milioni di statunitensi?) per governare;
-          se è “rappresentativa” non è democratica: il popolo non governa; governa una cerchia ristretta la quale decide più o meno indipendentemente dalla volontà popolare e tenendo più o meno il popolo all’oscuro delle decisioni (delle loro cause, effetti ecc.).
-          per quale motivo poi deve governare il popolo? 1) esso è un’entità non ben definita (perché non comprendervi i ragazzi di 13 anni o i pazzi?); 2) se ignorante o distratto o svogliato o manipolato, per il suo stesso bene sarebbe meglio che non fosse il popolo a governare.
-          inoltre perché – in ogni caso – il “governo del popolo” deve esprimersi con la “maggioranza dei voti”?
-          infine: cosa s’intende per popolo? L’unanimità (impossibile)? La maggioranza? E in questo caso la minoranza (magari numericamente equivalente alla minoranza meno uno)?
Tali noti limiti comunque possono venire – almeno concettualmente – se non superati del tutto, affrontati e razionalizzati. Tra i classici in una letteratura sterminata citiamo: Rousseau, Tocqueville, Schumpeter, Kelsen, Rawls, Bobbio, Sartori, Dahl, Musti, Canfora, Sen, Zagrebelsky, Rodotà.
Tre ulteriori limiti però – più radicali e meno empirici – risultano invece abbastanza se non del tutto trascurati. Eccoli:
1)      Fondazione. Chi (e come) fonda una democrazia? Questo limite riguarda il fatto che una democrazia non può essere – né di diritto né di fatto – fondata democraticamente. Infatti: per decidere di instaurare una democrazia, qualcuno, e non il popolo nella sua interezza, avanzerà – perciò non democraticamente (in senso stretto) – la proposta. E a chi poi la avanzerà per averne il pronunciamento? A un popolo costituito da  chi? Da ultradiciottenni? E perché i diciassettenni no? Inoltre: le modalità tramite le quali tale ipotetico propositore della democrazia avanzerà la sua proposta ad un popolo arbitrariamente e non democraticamente determinato, saranno a loro volta arbitrarie cambiando fra l’altro l’esito delle votazioni (dando per scontato che sia intrinseco alla democrazia il voto). Tale arbitrio riguarderà non solo la formulazione del quesito ma anche il supporto materiale: dove formularlo e dove (e come) far votare il popolo.    
2)      Mantenimento.  La democrazia – oltre che nella sua fondazione – non è democratica durante il suo regime nella misura in cui non può ammettere – pena appunto di non esistere più – di venire – e democraticamente è possibile e lo è già stato ad es. ai tempi di Hitler – destituita. La democrazia insomma deve dire al popolo: tu popolo puoi decidere tutto tranne di non essere democratico. Non puoi decidere – anche se democraticamente – la dittatura. Perché così la democrazia scompare. Quindi la democrazia per non scomparire deve nel suo operato porre dei forti e rigorosi limiti a proposito di questo punto.
3)      Ecologia. Se il punto precedente indica la condizione necessaria per la democrazia gli manca ad esso quella sufficiente. Che si raggiunge invece quando si osserva il principio della sostenibilità ambientale. Logicamente senza un ambiente vivibile non potendoci essere vita non potrà esserci nemmeno democrazia. Quindi – ancora – l’ecologia rappresenta un ulteriore limite della democrazia così esprimibile: il popolo può decidere tutto tranne la distruzione ambientale. Infatti con questa finiscono anche il popolo e la sua eventuale organizzazione democratica.
-          La fondazione antidemocratica della democrazia non costituisce oramai un problema (se non teorico) nelle società occidentali che da tempo si autodefiniscono democratiche. Il 2 e 3 giugno 1946 gli italiani non votarono un referendum sulla democrazia (che sarebbe stato arduo spiegare loro) ma sulla repubblica. E dopo la (stentata) vittoria della repubblica, dalla Commissione dei 75 fu deciso – antidemocraticamente nella misura in cui non fu esplicitamente consultato il popolo in proposito – di qualificare questa repubblica come democratica.Comunque sia – considerando pure democratica la Commissione dei 75 in quanto nominata da un’Assemblea Costituente eletta dal popolo – se quella di democrazia è anzitutto una qualifica, prima si avrà un ordinamento politico (repubblicano, aristocratico, monarchico) dopodiché si (auto)qualificherà come democratico o meno. In tale senso l’Italia, ad esempio, pur autoproclamandosi democratica può considerarsi oggi per tutta una serie di fattori – conflitti di interessi, censura, diseducazione, clericalismo, leggi elettorali (peggio, perché senza sbarramento, della fascista legge Acerbo del 1923) con premio di maggioranza che non consentono ai cittadini di scegliere i propri governanti ecc. – scarsamente democratica.
-          Per quanto riguarda la mancanza di democrazia necessaria al mantenimento della democrazia ne è esempio la Costituzione italiana che giustamente – ma antidemocraticamente (qualora il popolo – o parte di esso? – ne esprimesse la volontà) – proibisce ad esempio la “riorganizzazione del disciolto partito fascista”.
-          Il limite ecologico della democrazia è il più nuovo (i termini di presa di consapevolezza) e ai nostri giorni il più importante. Anche perché da esso – dipendendovi la sopravvivenza – vi dipendono necessariamente e fisicamente tutti gli altri. Ed è quello anche più ignorato. Nonostante si sia in possesso di tutte le conoscenze del caso. Le democrazie continuano a distruggere l’ambiente. E forse questo è l’unico ambito in cui – almeno al loro interno e imperialismi a parte – sono davvero democratiche. Nel senso che tutto il popolo in comune accordo distruggere sfacciatamente e stupidamente l’ambiente. Proprio qui invece ci vorrebbe – e per il bene stesso della democrazia – un tassativo limite alla democrazia o libertà o potere popolare. Il popolo dovrebbe – non con la forza ma con le leggi – venire (anche antidemocraticamente se necessario) costretto a non autodistruggersi distruggendo l’ambiente. E a non distruggere così anche ogni democrazia possibile – presente e futura. Con ciò una legge – anche votata da tutto il popolo – che fosse deleteria per l’ambiente non dovrebbe – anche se antidemocraticamente – essere accettata da una democrazia. Così come la consegna del potere – anche se democratica – ad uno od a pochi non dovrebbe venire accettata da una democrazia. 
 FONTE
https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&ved=0CDEQFjAA&url=http%3A%2F%2Ffiles.meetup.com%2F209457%2FI%2520tre%2520limiti%2520della%2520democrazia.doc&ei=LHNSUsOyO8zP4QTZyoC4Cg&usg=AFQjCNFmghPLLjhOdZWD3IZ51uSDzzyIAg&bvm=bv.53537100,d.bGE

altre fonti  per approfondire
http://nellacittainvisibile.blogspot.com/2012/02/manifesto-contributi-editoria.html
http://www.montesquieu.it/biblioteca/Testi/Bobbio_democrazia.pdf