I tre limiti
della democrazia
La
democrazia è la qualifica di un ordinamento politico – perlopiù il repubblicano
– che a seconda di come la si intende potrebbe anche non essere mai esistita
nella storia. Se i termini facenti riferimento alle possibili qualifiche degli
altri principali ordinamenti politici possibili – “monarchia” (“tirannide”) e
“aristocrazia” (“oligarchia”) – hanno significati abbastanza determinati,
“democrazia” crea problemi anche a livello definitorio.
Dopo
aver fornito l’etimologia – “comando (governo) del popolo” – resta da precisare
quantomeno: 1) come attuare questo comando/governo e 2) su chi e/o che cosa. Quando?
dove? come? quanto? il popolo deve governare?
Inoltre:
“democrazia” abbiamo detto essere una qualifica; in particolare, e in senso
stretto, dell’ordinamento politico che va sotto il nome di “repubblica” (come
distinto – perché più democratico o con più governo popolare – da monarchia e
aristocrazia). Cosicché, se non tutte le repubbliche sono democratiche (anche
se dovrebbero in quanto tali tendere alla democrazia), tutte le democrazie – in
senso stretto – non possono che essere repubblicane: la monarchia
contraddicendo per definizione la democrazia con l’uomo solo al comando e
l’aristocrazia contraddicendo per definizione la democrazia con i pochi al
comando. Tuttavia – in concreto – potrebbero esservi (e vi sono) monarchie e
aristocrazie più democratiche di tante repubbliche!
Questo
vale per tutti gli ordinamenti politici citati e le loro qualifiche, così non inderogabili
ma relativamente intercambiabili. Laddove l’intercambiabilità è data dalla
distinzione tra situazione di fatto e definizione formale. Facciamo qualche
esempio. Non tutte le oligarchie di fatto sono formalmente delle aristocrazie (potrebbero
esserci e vi sono anche delle repubbliche tali). Mentre formalmente tutte le
aristocrazie dovrebbero tendere in quanto tali all’oligarchia.
Ancora:
non tutte le monarchie sono dittatoriali (di fatto lo sono di più alcune
repubbliche); ma tutte le dittature devono tendere alla monarchia (o al massimo
all’aristocrazia).
Tali
problemi di definizione costituiscono già un “limite” (identitario) per la
democrazia. Anche se la vaghezza di significato – proprio perché non
identificante – può risultare in certi casi – quali l’inclusione (di idee e
persone), l’adattamento (a situazioni diverse) ecc. – una forza.
Ulteriori
limiti – oltre al non essere forse mai esistita (e quindi al risultare
un’utopia) – che di solito vengono fatti notare a proposito della democrazia
sono:
-
se
è “diretta” è impossibile: il popolo o non ha le competenze e/o conoscenze o
non ha il tempo e/o lo spazio (come radunare ad es. 300 milioni di
statunitensi?) per governare;
-
se
è “rappresentativa” non è democratica: il popolo non governa; governa una cerchia
ristretta la quale decide più o meno indipendentemente dalla volontà popolare e
tenendo più o meno il popolo all’oscuro delle decisioni (delle loro cause,
effetti ecc.).
-
per
quale motivo poi deve governare il popolo? 1) esso è un’entità non ben definita
(perché non comprendervi i ragazzi di 13 anni o i pazzi?); 2) se ignorante o
distratto o svogliato o manipolato, per il suo stesso bene sarebbe meglio che
non fosse il popolo a governare.
-
inoltre
perché – in ogni caso – il “governo del popolo” deve esprimersi con la
“maggioranza dei voti”?
-
infine:
cosa s’intende per popolo? L’unanimità (impossibile)? La maggioranza? E in
questo caso la minoranza (magari numericamente equivalente alla minoranza meno
uno)?
Tali
noti limiti comunque possono venire – almeno concettualmente – se non superati
del tutto, affrontati e razionalizzati. Tra i classici in una letteratura
sterminata citiamo: Rousseau, Tocqueville, Schumpeter, Kelsen, Rawls, Bobbio,
Sartori, Dahl, Musti, Canfora, Sen, Zagrebelsky, Rodotà.
Tre
ulteriori limiti però – più radicali e meno empirici – risultano invece abbastanza
se non del tutto trascurati. Eccoli:
1)
Fondazione.
Chi (e come) fonda una democrazia? Questo limite riguarda il fatto che una
democrazia non può essere – né di diritto né di fatto – fondata
democraticamente. Infatti: per decidere di instaurare una democrazia, qualcuno,
e non il popolo nella sua interezza, avanzerà – perciò non democraticamente (in
senso stretto) – la proposta. E a chi poi la avanzerà per averne il
pronunciamento? A un popolo costituito da
chi? Da ultradiciottenni? E perché i diciassettenni no? Inoltre: le
modalità tramite le quali tale ipotetico propositore della democrazia avanzerà la
sua proposta ad un popolo arbitrariamente e non democraticamente determinato,
saranno a loro volta arbitrarie cambiando fra l’altro l’esito delle votazioni
(dando per scontato che sia intrinseco alla democrazia il voto). Tale arbitrio
riguarderà non solo la formulazione del quesito ma anche il supporto materiale:
dove formularlo e dove (e come) far votare il popolo.
2)
Mantenimento. La democrazia – oltre che nella sua
fondazione – non è democratica durante il suo regime nella misura in cui non
può ammettere – pena appunto di non esistere più – di venire – e
democraticamente è possibile e lo è già stato ad es. ai tempi di Hitler –
destituita. La democrazia insomma deve dire al popolo: tu popolo puoi decidere
tutto tranne di non essere democratico. Non puoi decidere – anche se
democraticamente – la dittatura. Perché così la democrazia scompare. Quindi la
democrazia per non scomparire deve nel suo operato porre dei forti e rigorosi limiti
a proposito di questo punto.
3)
Ecologia.
Se il punto precedente indica la condizione necessaria per la democrazia gli
manca ad esso quella sufficiente. Che si raggiunge invece quando si osserva il
principio della sostenibilità ambientale. Logicamente senza un ambiente
vivibile non potendoci essere vita non potrà esserci nemmeno democrazia. Quindi
– ancora – l’ecologia rappresenta un ulteriore limite della democrazia così
esprimibile: il popolo può decidere tutto tranne la distruzione ambientale.
Infatti con questa finiscono anche il popolo e la sua eventuale organizzazione
democratica.
-
La
fondazione antidemocratica della democrazia non costituisce oramai un problema
(se non teorico) nelle società occidentali che da tempo si autodefiniscono
democratiche. Il 2 e 3 giugno 1946 gli italiani non votarono un referendum
sulla democrazia (che sarebbe stato arduo spiegare loro) ma sulla repubblica. E
dopo la (stentata) vittoria della repubblica, dalla Commissione dei 75 fu
deciso – antidemocraticamente nella misura in cui non fu esplicitamente
consultato il popolo in proposito – di qualificare questa repubblica come
democratica.Comunque sia – considerando pure democratica la Commissione dei 75
in quanto nominata da un’Assemblea Costituente eletta dal popolo – se quella di
democrazia è anzitutto una qualifica, prima si avrà un ordinamento politico
(repubblicano, aristocratico, monarchico) dopodiché si (auto)qualificherà come
democratico o meno. In tale senso l’Italia, ad esempio, pur autoproclamandosi
democratica può considerarsi oggi per tutta una serie di fattori – conflitti di
interessi, censura, diseducazione, clericalismo, leggi elettorali (peggio,
perché senza sbarramento, della fascista legge Acerbo del 1923) con premio di
maggioranza che non consentono ai cittadini di scegliere i propri governanti
ecc. – scarsamente democratica.
-
Per
quanto riguarda la mancanza di democrazia necessaria al mantenimento della democrazia
ne è esempio la Costituzione italiana che giustamente – ma antidemocraticamente
(qualora il popolo – o parte di esso? – ne esprimesse la volontà) – proibisce ad
esempio la “riorganizzazione del disciolto partito fascista”.
-
Il
limite ecologico della democrazia è il più nuovo (i termini di presa di
consapevolezza) e ai nostri giorni il più importante. Anche perché da esso –
dipendendovi la sopravvivenza – vi dipendono necessariamente e fisicamente
tutti gli altri. Ed è quello anche più ignorato. Nonostante si sia in possesso
di tutte le conoscenze del caso. Le democrazie continuano a distruggere
l’ambiente. E forse questo è l’unico ambito in cui – almeno al loro interno e
imperialismi a parte – sono davvero democratiche. Nel senso che tutto il popolo
in comune accordo distruggere sfacciatamente e stupidamente l’ambiente. Proprio
qui invece ci vorrebbe – e per il bene stesso della democrazia – un tassativo
limite alla democrazia o libertà o potere popolare. Il popolo dovrebbe – non
con la forza ma con le leggi – venire (anche antidemocraticamente se
necessario) costretto a non autodistruggersi distruggendo l’ambiente. E a non
distruggere così anche ogni democrazia possibile – presente e futura. Con ciò
una legge – anche votata da tutto il popolo – che fosse deleteria per
l’ambiente non dovrebbe – anche se antidemocraticamente – essere accettata da
una democrazia. Così come la consegna del potere – anche se democratica – ad
uno od a pochi non dovrebbe venire accettata da una democrazia.
FONTE
https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&ved=0CDEQFjAA&url=http%3A%2F%2Ffiles.meetup.com%2F209457%2FI%2520tre%2520limiti%2520della%2520democrazia.doc&ei=LHNSUsOyO8zP4QTZyoC4Cg&usg=AFQjCNFmghPLLjhOdZWD3IZ51uSDzzyIAg&bvm=bv.53537100,d.bGE
altre fonti per approfondire
http://nellacittainvisibile.blogspot.com/2012/02/manifesto-contributi-editoria.html
http://www.montesquieu.it/biblioteca/Testi/Bobbio_democrazia.pdf
http://www.montesquieu.it/biblioteca/Testi/Bobbio_democrazia.pdf