lunedì 24 dicembre 2012

AUGURI A TUTTI E UNA RIFLESSIONE

AUGURI A TUTTI E UNA RIFLESSIONE

Tanti auguri a tutti i nominativi di questa lista che spesso affliggo, annoio o infastidisco con miei e non miei messaggi.

MA, MI CHIEDO, CHE AUGURI FARE?

Se ci sono atei il problema non si pone, ma i cattolici preferirebbero ilbuon natale, mentre i pagani preferirebbero il buon solstizio. E allora li faccio entrambi: BUON NATALE E BUON SOLSTIZIO.

Questi auguri mi danno anche lo spunto per esprimere alcune considerazioni, in particolare dopo che Fabio Calabrese e Nicola Cospito hanno esposto due opposte visioni storiche in rapporto alla religione.

Come già notai, l’articolo di Calabrese mi sembra condivisibile, ma anche l’esternazione di Cospito: “Francamente - dovremmo ricercare di più quello che ci unisce e non quello che ci divide”, mi sembra importante e accettabile.

Quando, infatti, ci mettiamo a parlare di religione e di vicende storico - religiose ci troviamo in presenza di argomenti molto delicati e complessi ed oltretutto la nostra disamina storica è sempre a posteriori e presenta quinti enormi difficoltà interpretative.

Se poi andiamo a considerare, come io ritengo, che il Cristianesimo nato dalla turbolenta vagina ebraica, ha potuto espandersi ed imporsi nel mondo greco romano in virtù di un certo sincretismo con altre realtà religiose preesistenti, in particolare il neoplatonismo, ci renderemo conto di quali e quante contraddizioni andremo incontro nella interpretazione degli eventi avvenuti nei secoli successivi.

Addirittura c’è anche chi vede nel Cristianesimo una specie di “cavallo di troia” con il quale l’ebraismo, nel suo massimo momento di crisi, trovò il modo per inquinare e scardinare dall’interno il mondo romano, dando alla setta cristiana appunto, i caratteri di un messaggio di portata universale che originariamente non aveva. Pur non sottovalutando in questo senso l’operato di Paolo di Tarso, che dovrebbe essere il principale fautore di questa operazione, diretta dietro le quinte dal rabbinato ebraico, non credo che vicende storiche di questa portata, che si irradiano nello spazio e nel tempo, possano decifrarsi con questi presupposti “cospirazionisti”.

Ritengo per l’uomo che il Cristianesimo, come del resto l’Islam, rispondano ad una necessità spirituale e religiosa consona ai tempi ultimi, quelli della fase finale del Kalì Yuga.Dovremmo quindi addentrarci in considerazioni metastoriche, molto complesse e non facilmente esponibili, ma sono convinto della giustezza del pensiero di Guenon che appunto vedeva in queste religioni l’ultima ed unica possibilità per l’uomo contemporaneo di avere un minimo, ovvero quel minimo concesso dalla legge dei cicli cosmici, di rapportarsi con il divino, attraverso una religiosità di tipo “partecipativo”.

Se questa interpretazione è giusta e si riconnette oltretutto alla “unicità” di tutte le religioni che si differenziano unicamente nei loro aspetti esteriori per lo spazio storico culturale in cui agiscono, adattandosi oltretutto ai tempi, credo che potremmo stemperare e di molto la polemica tra “pagani” e cristiani.

Finchè restiamo sul piano intellettuale, va bene, ma la sensibilità, l’equazione personale di ciascuno, le credenze religiose sono patrimonio personale e come tale io riterrei di non interferirvi troppo.

Spesso, vedendo quel non certo edificante spettacolo domenicale, quello sciamare davanti alle Chiese dove deambulano masse di borghesi che ipocritamente vanno a fare la loro “partecipazione” o penitenza, e una volta usciti, tutti i loro buoni propositi scompaiono nel tran tran di questa avida, egoistica e miserabile vita quotidiana, mi vengono in mente i giusti strali di Nietzsche. Ma poi mi chiedo, ma se non avessero neppure la Chiesa che si riallaccia ad una nostra cultura nazionale, sia pure oramai avviata verso il totale disfacimento, queste masse, questi individui come vivrebbero le loro ore di vita?

Un camerata mi diceva un giorno: la ragione mi dice di non far fare a mio figlio la comunione, di tenerlo fuori da questi riti cattolici oramai insulsi, ma si chiedeva, giustamente, quale alternativa religiosa c’è, viva e operante nella nostra realtà quotidiana? Quelle ore sottratte a questo rito cattolico, come le vivrebbe mio figlio se non del tutto materialisticamente?

E a mio avviso non aveva tutti i torti.

Se l’uomo è un qualcosa che sta teoricamente a metà tra gli “inferi” e gli “dei” e nella sua esistenza quotidiana scende verso gli uni o sale verso gli altri, gli uomini in generale, i popoli (lasciamo stare qui asceti e iniziati) quale altro mezzo “partecipativo” avrebbe in questi “tempi ultimi” e nella nostra realtà storico culturale per conferire alla loro vita un minimo di spiritualità?

E questa considerazione me ne induce un altra. Ho conosciuto amici e camerati che in passato, specialmente da giovani, erano infatuati da Evola e dalla visione pagana. I cosiddetti “figli del sole”. Ma questo “paganesimo”, da me oltretutto condiviso, mi chiedevo e mi chiedo, oltre alle solite frasi sul solstizio, gli slogan su Odino, ecc., che dimensioni interiori, che sostanza ha?

E quasi sempre ho dovuto constatare che dietro c’era il nulla, di fatto un ateismo mascherato.

Ma anche in altri casi ho dovuto constatare come tanti “camerati” che parlavano e scrivevano da “figli del sole”, hanno poi concluso la loro vita terrena con un bel funerale in Chiesa.

Dobbiamo quindi renderci conto che una religione, una religiosità non si inventa e non si assume dall’oggi al domani, perchè essa risponde a certi cicli cosmici e non è possibile, ad esempio, restaurare il paganesimo nella realtà quotidiana, nell’animo e nello spirito degli uomini, solo attraverso un operato intellettuale, letterario e razionale.

Già considerando il mondo greco romano, si riscontrerà che, a suo tempo, quelle forme di religiosità “pagana”, non furono più in grado di regolare i rapporti tra l’uomo e il divino e quindi riti, invocazioni, preghiere e altro ancora, si erano ridotte ad un fatto esteriore, razionale o superstizioso, non avevano più quel chè di “magico”, di partecipativo, di profondamente sentito e “operativo”, così come ben ci è stato descritto nel meraviglioso libro del Merežkovskij “La morte degli Dei”.

Anche in un recente momento storico, alquanto propizio, quando all’interno del mondo germanico che pur aveva certe tradizioni, soprattutto ad opera di Himmler si cercò di riportare in vita una certa religiosità, certi riti, il risultato non fu particolarmente esaltante, tanto che Hitler e Goebbels, assistendo ad alcune cerimonie di questo tipo, ne sottolinearono il carattere alquanto effimero.

Ecco, pongo a tutti queste riflessioni, da prendersi per quello che sono e oltretutto provenienti da chi non è di certo ferrato e particolarmente preparato in questo delicato campo.

MAURIZIO Barozzi