martedì 13 novembre 2012

RISCOPRIRE BALZAC E IL PRINCIPIO DI REALISMO

di Angelo Ruggeri 



RISCOPRIRE BALZAC E IL PRINCIPIO DI REALISMO principale principio euristico in arte come in politica. NELLA DIALETTICA TRA LA VITA E LA COSCIENZA (che Balzac scopre prima di Hegel) l'astuzia dell'arte fa strumenti del progresso anche gli spiriti conservatori.

Aristocrazia democratica” borghese è stato definito sui giornali l’attuale governo e il suo “capo”, commemorandoli. Vorremmo ricordare che - come poi anche nella “monarchia repubblicana americana - già al tempo di Shakespeare, l’aristocrazia borghese si era sviluppata in dispotismo, per garantire la sicurezza delle classi possidenti.
E che con l'ideologia della “governabilità” e del bipolarismo-maggioritario "il primo ministro è un dittatore elettivo, con poteri che Breznev e il politburo sovietico nemmeno immaginavano"(Dharendorf, un liberale che però sa quel che non sanno i pseudo liberal-democratici sostenitori di Monti),

"La virtù comincia dal benessere"(Balzac)
Balzac e il principio di realismo e, successivamente a questo, il primo “Che fare?”, quello di Cernysevskij, come propedeutica alla celebrazione - che intendiamo proseguire nei prossimi giorni -  agiografica dell’ascesa al governo  della  “aristocrazia democratica  (e ognuno sa quanto possa essere “democratica” una aristocrazia), cioè nell’anniversario di quel che abbiamo chiamato  “IL 18 brumaio di Mario Monti”.
Per sottolineare il pieno successo delle politiche “pro-cicliche” ovvero “pro-crisi” del mandato di Monti, presidente europeo della Trilateral dei poteri forti, “ uno” dei suoi mandanti (tra i quali non c’è solo  il Gruppo Bilderberg dei potenti - che si riunisce proprio oggi a Roma per decidere sui commissariamento dei Paesi – dei 130  banchieri, industriale e finanziari e i loro “spezialist” del capitale industriale e finanziario, monetaristi, giuristi, ecc.,  che “furbescamente” e per non sembrare “segreti” a queste riunioni, come in altre precedenti, invitano di volta in volta partecipanti “una tantum” (giornalisti noti, politici, ecc.) apparentemente estranei al “group” (anche se affini come la Bonino una volta, Lilli Gruber ed altri ora)
 “IL 18 brumaio di Mario Monti”,  pur nella differenza tra Luigi Bonaparte che fu eletto dai cittadini mentre  Mario Monti è stato “nominato”, col potere dall’alto di un presidente (*) anche con  Bonaparte si rafforzò una politica di umiliazione della rappresentanza  popolare che fini con l’accrescere oggettivamente il peso del potere presidenziale, come ravvisa  Marx nel suo “18 brumaio” .  
Politica inaugurata dalla borghese “aristocrazia democratica”, pardon dalla  borghesia monarchica”, per volontà del presidente e tradotta in pratica per la prima volta ai danni di una assemblea a maggioranza repubblicana e che portò alla FINE DELLA REPUBBLICA PARLAMENTARE.
(*) potere  discendente dall’alto come quello che da Dio discende al Monarca da questo al Capo del governo, da questo all’ancor più sotto Parlamento e infine arriva “in fondo al pozzo” nello sprofondo discende sul popolo suddito.

BALZAC.
Il trionfo del realismo da Shakespeare a Cervantes da Hegel a Engels.

Nella storia della letteratura, spesso, l'astuzia dell'arte fa strumenti del progresso anche gli spiriti conservatori.
Cervantes era un aristocratico, legato al suo passato militare. Ma dopo la rinascita del romanticismo cavalleresco, ideologia della nobiltà, con il Don Chisciotte proclama la seconda disfatta della cavalleria, svelando che "nella realtà" sopravviveva a se stessa.
Walter Scott, diversamente da Byron, era e rimase un "tory", un conservatore. Però inizia il  rinnovamento del romanzo, con il genere storico-sociale. Non trascura distinzioni di classe e causalità sociale, come succedeva nel romanzo inglese del Settecento. Descrive giustamente lo sfondo sociale delle sue storie. Sicché, come scrittore, il retrivo Scott è più profondamente legato alla Rivoluzione del radicale Byron. Perché per quanto avverso, anche politicamente, alla Rivoluzione, solo con essa diventa concepibile il suo metodo sociologico, si sviluppa il senso delle differenze di classe e diviene dovere di ogni artista onesto rappresentarle.
Dopo che l'esortazione goethiana a vivere col mondo secondo le sue regole, era diventata, nella letteratura borghese, conciliante servilismo, Stendhal e Balzac videro più acutamente di Goethe le tensioni dell'epoca e le giudicarono più realisticamente.
Stendhal giudica da liberale, Balzac da conservatore. Pure, nonostante le sue opinioni reazionarie, il più avanzato è Balzac. Stendhal giudica secondo le idee del Settecento. Gli sfugge il significato storico del capitalismo. Balzac considera addirittura troppo avanzate anche queste idee, ma non può fare a meno di descrivere la società (e come gli arricchiti la conquistano e corrompono), in modo tale da impedire un ritorno pre-rivoluzionario.
Con loro la realtà della vita e la dialettica da cui è mossa la società, entrano nella coscienza dell'uomo e non potranno più esserne rimosse. Ormai un personaggio è vero e importante per la problematica sociale e il conflitto tra opposti interessi di classe che esprime. Questo il filo che fa della "Commedia umana" un unico romanzo.
Questa scoperta dell'uomo sociologico è la ragione dell'interesse di Marx per Balzac. Il quale, in forma che Marx stesso giudicherà esemplare, scopre la natura ideologica del pensiero ("La virtù comincia dal benessere", "La Rabouilleuse").
La coscienza della lotta di classe entra nella letteratura con Stendhal. Prima non si  rappresentava un Julien, come sempre consapevole della sua origine plebea. Ma la posizione di Stendhal è politica, da bonapartista nella Restaurazione.
Balzac, invece, fonda il suo edificio sociale sull'economia, anticipando in certo qual modo le teorie del materialismo storico. Sa che le forme di scienza, arte e morale sono, come la politica, funzioni della realtà economica, e che la civiltà borghese, individualista e razionalista, affonda le sue radici nelle forme dell'economia capitalistica.
Non per caso quasi ad un tempo con Hegel, scopre il nesso e la dialettica tra vita e coscienza(già in "Luigi Lambert"). Perché le contraddizioni del capitalismo e della borghesia, smascherano le premesse economiche del loro potere più del feudalesimo. Materialismo storico e teoria delle ideologie, non sono che obiettivazioni della sua osservazione nuda e obbiettiva dei fatti, del suo senso della realtà.
Sicché, nonostante il suo entusiasmo per antica monarchia, Chiesa e società aristocratica, nel mondo di Balzac il realismo e il materialismo distruggono feudalesimo e conservatorismo.
Marx ed Engels seppero vedere per Balzac, come per Shakespeare, l'aspetto veramente essenziale. Anche Shakespeare, apprezzava una monarchia che, sotto i Tudor, dopo la guerra delle due Rose, si era sviluppata in dispotismo, per garantire la sicurezza delle classi possidenti.
Un'epoca in cui i principi d'ordine, autorità e sicurezza diventano la base della concezione borghese del diritto e dello “stato di diritto” - che vige ancora oggi, soprattutto in Inghilterra -, poiché le classi dedite al guadagno si rendono conto che nulla è più pericoloso di un governo debole.
Donde l'ideologia dei "governi forti" del bipartitismo-maggioritario, in cui "il primo ministro è un dittatore elettivo, con poteri che Breznev e il politburo sovietico nemmeno immaginano"(Dharendorf). Ma nonostante la devozione a Corona e borghesia e le idee sul proletariato, Shakespeare da una visione così tragica nelle sue opere, che svela caducità e crisi della situazione. Proprio come Balzac, che con la sua spietata analisi della  borghesia, senza volerlo e senza saperlo, si trovò fra i precursori del moderno socialismo.
E' ciò che Engels chiama il "trionfo del realismo", che può manifestarsi nell'arte del poeta anche contro le sue opinioni. Uno dei più importanti principi (euristici) da allora acquisiti dalla sociologia artistica.
Angelo Ruggeri