E’ abbastanza riduttivo e piuttosto deviante associare un DNA anticomunista al fascismo specie se inteso in senso mussoliniano poiché Mussolini, anticomunista non lo è mai stato realmente. E non mi riferisco tanto alla sua giovanile stagione marxista, del resto mai rinnegata e tutt’al più accantonata, ma anche al periodo propriamente fascista sfociato nella sintesi social-repubblicana. Sicuramente non era antileninista e del resto, lo stesso Lenin considerava Mussolini come “l’unico che in Italia avrebbe potuto fare la rivoluzione ”. Tanto è vero che l’Italia di Mussolini fu una delle prime nazioni al mondo che riconobbe diplomaticamente, fin dal febbraio del 1924 ,il regime bolscevico con il quale sottoscrisse molti trattati commerciali quando l’Urss era ancora fortemente sanzionata dalle plutocrazie occidentali.
Questo solo per cominciare. Un grande giornalista di fede sicuramente fascista, Bruno Spampanato, presentò nel 1933 una sua tesi al 1 Congresso Giuridico Italiano dal titolo non certo equivoco “Equazioni rivoluzionarie: Bolscevismo= Fascismo” (v. “Critica Fascista” n.8 del 1930), tesi da lui già espressa nel suo libro “Popolo e Regime” del 1932: “L’organizzazione dello Stato russo…precede la democratizzazione in senso fascista della Nazione. Il bolscevismo l’accelera violentemente e ne prepara gli sbocchi istituzionali (in quanto) lo Stato fascista già si avvicina alle conclusioni alle quali dovrà ineluttabilmente arrivare Mosca” ( ivi pp. 84-86). Sempre in quel Congresso giuridico anche Ugo Spirito sottolineò il fatto “che il fascismo possa opporsi reazionariamente al bolscevismo è un errore antistorico, è un assurdo scientifico: socialismo e bolscevismo dovranno essere ripresi nel fascismo come in un esperienza sociale ancor più radicale” (Atti del Congresso ecc. vol. I pag. 190 e seg.) il che faceva dire ad Agostino Nasti che ormai si hanno..”le ultime conseguenze di quei principi, che la rivoluzione di Mussolini hanno fatto accettare “( Atti vol.III pag. 110). Ancora più chiaro era stato il filosofo ufficiale del regime, Giovanni Gentile nel discorso tenuto al Campidoglio di Roma il 24 giugno 1943 dove disse chiaramente che :“ Chi parla oggi di comunismo in Italia è un corporativista impaziente delle more necessarie di sviluppo di una idea che è la correzione tempestiva dell’utopia comunista e l’affermazione più logica e perciò più vera di quel che si può attendere dal comunismo”. A questo tendeva il fascismo mussoliniano: ad un comunismo ripulito dalle fisime utopistiche che lo incrostavano negandogli ogni concretezza e la socializzazione integrale dei mezzi di produzione giuridicamente istituita pochi mesi dopo il discorso profetico di Gentile è la conferma dell’inevitabile divenire in questo senso del fascismo mussoliniano.
Ma qualcuno potrebbe dire: e perché allora i comunisti italiani venivano perseguiti dal regime fascista se così stavano effettivamente le cose? I comunisti italiani venivano giustamente perseguiti dal fascismo, non in quanto teoricamente marxisti o comunisti, ma perché strettamente dipendenti economicamente e per le loro direttive politiche, da uno Stato estero e questo era ovviamente incompatibile all’interno di un organico Stato nazionalista come quello fascista. Tanto è vero che i vari Bordiga e Bombacci, e per molti versi pure Gramsci, come dire: tutti i fondatori storici del PCdI, nel momento in cui ruppero individualmente con Mosca non furono più politicamente e giuridicamente molestati anche se, come nel caso di Bordiga, continuarono sempre ad essere marxisti. Uno Stato nazional-integralista non poteva permettersi di accettare formazioni politiche o parapolitiche d’intonazione internazionalista e per giunta legate a centri di potere esteri come i socialisti con la Francia o i massoni con Francia e Inghilterra e ciò valeva naturalmente anche per il cosmopolitismo ebraico-sionista. Per concludere se taluno ritiene di possedere un DNA specificatamente anticomunista (rispetto a quale comunismo, poi?) proprio il fascismo mussoliniano, per come si èdeterminato nella storia, dovrebbe andargli piuttosto stretto; ci sono stati ( e ci sono) tanti “fascismi” nel Fascismo sicché un Evola, col quale amdarsi consolare, lo s’incontra sempre (purtroppo).
Franco Morini
Due parole su l’argomento sollevato da Franco Morini del fascismo – comunista, del nazional comunismo, e del Mussolini socialcomunista.
Non a caso credo che, ognuno di noi, ha incontrato ottimi camerati che affermavano convinti: “i veri comunisti siamo noi”.
Due parole di chiarificazione quindi sono necessarie anche perchè non vogliamo sconvolgere troppo quei fascisti (fascisti?) del “Fascismo visto da destra” di Evola, quelli borghesi finiti il 25 luglio, di: “sotto il fascismo i treni arrivavano in orario e non si scioperava”, oppure quei fascisti più cattolici che fascisti (ah quei cavalli dei cosacchi che potevano arrivare a S. Pietro”. Magari, aggiungerei io!).
Allora specifichiamo subito che il fascismo è al di fuori, superandole, di ogni categoria egheliana, destra – sinistra, punto.
Secondo: il comunismo, detto in parole semplici, nella sua manifestazione bolscevica soprattutto, ma anche in tante altre sue varianti, parte dalla uguaglianza degli esseri umani, e dal materialismo storico che individua nei rapporti economici e sociali le uniche differenziazioni umane. Teorizza poi la presa del potere attraverso l’azione rivoluzionaria (in questo si distingue dal socialismo), ipotizzando una fase transitoria di dittatura del proletariato, che dovrà configurarsi in una utopica società socialista dove ognuno avrà secondo i propri bisogni.
Facile dimostrare come questo programma, questa ideologia, sia al di fuori della portata umana e non è un caso che, ovunque il comunismo ha preso il potere, dopo una breve fase idealistica, tutte le differenziazioni degli esseri umani si sono riprodotte, magari in forma mascherata dalla nomenklatura.
Ecco perchè a noi il comunismo non ci ha mai preoccupato troppo a differenza di quei borghesi di destra, botteggai avidi, reazionari per indole egoistica connaturata, e cavalieri del lavoro (altrui, ovviamente e a nero!) che, anche su disposizioni atlantiche, lo hanno dipinto come il mostro per eccellenza.
Ne consegue, infine, che essendo il comunismo una ideologia materialista, viene negato il fattore “spirituale” degli esseri umani il chè aggiunto alle stragi perpetrate verso i religiosi nella rivoluzione, che più che bolscevica potrebbe definirsi “ebraica”, ed in altre situazioni storiche in Europa, ha posto su posizioni visceralmente anticomuniste i cosiddetti “fascisti cattolici”.
Noi però non entriamo in diatribe tra fascisti evoliani o gentiliani, cattolici o pagani, perchè sono sfere intellettuali, etiche e morali, delle singole persone e quindi non crediamo che possano costituire materia per “liste di proscrizione”, fermo restando che i fascisti cattolici non ci vengano a dire che dobbiamo difendere quella congrega criminale e antifascista che è la Chiesa e la sua struttura Vaticana. Il Concordato, al tempo funzionale alla realizzazione dell’unità nazionale e allo sviluppo della nazione, è morto e sepolto e oggi come oggi, dati anche i suoi alti costi per la collettività, deve semplicemente essere abrogato.
Quindi ci sta, che ci sia il fascista che si senta cattolico o quello che si sente pagano o quello che ha una visione, diciamo di destra, dell’economia in dissenso con la visione socialista del fascismo repubblicano, ma qualunque sia questa attitudine mentale del fascista due cose vanno specificate:
1. Il fascismo interpretò in senso rivoluzionario quelle che erano le evoluzioni sociali del nostro tempo e nel tentativo di assicurare una giustizia sociale nei rapporti tra gli uomini e lo sviluppo della nazione in ogni campo. Non uno sviluppo insulso, ripugnante e distruttivo per l’ambiente quale quel consumismo, figlio del capitalismo liberista, ma nel dare una sua dimensione, anche umana, agli sviluppi della scienza e della tecnologia, posti al servizio dell’uomo. Altro che ritorno al regime delle caste o ad aristocrazie oramai finite nelle stazioni termali o nei casinò di tutto il mondo. Chi sente di perseguire una “via iniziatica”, una via ascetica, liberissimo di farlo, ma personalmente, il fascismo si deve preoccupare del benessere, della salute e della giustizia per tutto il popolo, sotto ogni sua forma e distinzione.
2. Questo vuol dire che, secondo l’intuizione Mussoliniana si arriva ad una società socialista, ma di un socialismo non utopico, da realizzare nella nazione e tenendo conto di tutti gli altri valori umani e spirituali degli uomini. Le corporazioni, la socializzazione dei mezzi di produzione, quella dei settori primari dell’alimentazione e del vestiario nei loro beni essenziali, la socializzazione del mercato immobiliare sottratto alla speculazione privata, pur nel rispetto della proprietà privata, la ristrutturazione del mercato azionario, la subordinazione degli aspetti finanziari ed economici a quelli etici e politici dello Stato.
Così come una Repubblica che dia corpo Istituzionale alla società e alla sua struttura gerarchica e sia una mediazione tra il sistema elettivo e quello delle nomine dall’alto che già aveva creato non pochi problemi e ingiustizie durante il ventennio.
In questo contesto la centralità della Stato è il punto cardine di tutta la “dottrina del fascismo” a differenza del liberismo per cui lo Stato è solo un mediatore delle parti che, inevitabilmente, finisce per essere fagocitato da chi ha mezzi e pochi scrupoli per farlo.
Non fu un caso che ci furono gruppi fascisti, legati a Pavolini e Colombo che realizzarono il fascista in camicia nera e con la tuta da operaio.
Altro che il “fascista” pariolino o San Babilino in reyban, kashimr e camperos figlio di decenni scellerati di missismo!
Questi i capisaldi del fascismo, consolidatisi dopo una evoluzione, anche contraddittoria che dal 1919 lo ha portato alla Rsi.
Qualcuno mi dirò che sono paranoico, ma non posso che ribadire che questi capisaldi sono quanto più distante ci sia dalla destra missista. O no? e allora ben venga anche la definizione di fascismo come “nazional comunismo” visto che, oltretutto, c’è da recuperare e smentire quell’immaginario collettivo, creato da 50 anni di missimo, che hanno portato la gente semplice, l’opinione pubblica in genere, ad equiparare il fascismo a reazione, conservatorismo, filo americanismo.
Maurizio Barozzi

