lunedì 8 settembre 2014

INTERVISTA A ENRICO GALOPPINI, REDATTORE DI EURASIA

INTERVISTA A ENRICO GALOPPINI, REDATTORE DI EURASIA

LA RASSEGNA STAMPA DEL 8 SETTEMBRE 2014

LA RICCA ITALIA HA REGALATO 64,7 MILIARDI DI EURO ALLA UE DAL 2000 AD OGGI! SENZA CONTARE I 50 MILIARDI DEL MES-EFSF!

PER L'OTTUSA STAMPA TEDESCA,PRODI,LA LEGA NORD E FORZA ITALIA SONO ALLEATI (NON DITELO A SALVINI)

GLI INDIPENDENTISTI IN VANTAGGIO IN SCOZIA (VOTO 18 SETTEMBRE) SE VINCONO LA UE SI SFALDA (CATALUNIA E VENETO PRONTI)

MENTRE L'EUROZONA E IN RECESSIONE, LA POLONIA SEGNA UNA CRESCITA DEL 3,2% E QUESTO DA FASTIDIO AL CORRIERE DELLA SERVA

SUL CESSATE IL FUOCO IN UCRAINA

LA VITTORIA DI GAZA E' STATA VENDUTA A TURCHIA E QATAR




SIMULAZIONE GRECIZZAZIONE ITALIA PARTE PRIMA: tagli shock per ottenere un avanzo di bilancio che riduca il debito

Nei giorni scorsi abbiamo analizzato cosa è accaduto in Grecia nei conti pubblici dopo manovre shock che hanno ridotto del 30% circa la spesa pubblica (al termine abbiamo visto che la contrazione del PIL ha aumentato il rapporto DEBITO PUBBLICO SU PIL).
Cosa accadrebbe oggi invece se applicassimo lo stesso principio all’Italia, ovvero ridurre, che ne so, diciamo almeno 200 miliardi di euro (25,3%) la spesa pubblica?
Accadrebbe questo (qualche dato di partenza potrebbe non esser proprio esatto ma per la nostra simulazione comunque va più che bene):

Bene, una tabelletta così va spiegata passo passo, allora iniziamo. Innanzitutto la crescita del PIL viene molto influenzata da questa manovra (ovviamente in modo negativo):
LA CRESCITA

Di conseguenza, ne risente molto il Pil:
IL PIL:

Il PIL si schianta perchè una manovra di 200 miliardi di euro coincide con una contrazione di lavoro in giro di almeno 12-13 punti percentuali (occhio, senza considerare che esiste anche un moltiplicatore Keynesiano altrimenti la situazione sarebbe anche ulteriormente peggiorativa).
IL DEBITO

Mentre la Manovra 2014 di Renzi aumenterà il Debito, quella a shock riesce a ridurlo perché l’incremento di minori uscite è ampiamente superiore alla riduzione delle entrate fiscali (50% delle minori uscite). Ribadisco, il tutto sempre senza considerare l’effetto dei moltiplicatori Keynesiani che peggiorerebbero la situazione.
RAPPORTO DEBITO SU PIL

Ovviamente il rapporto debito su Pil esplode!
SURPLUS DI BILANCIO

La riduzione del debito si avrà grazie al passaggio dall’avanzo primario all’avanzo globale! Il grafico che segue illustra i dati in percentuale del PIL:

CONCLUSIONI E PREZZO DA PAGARE:
In pratica, lo stato riuscirebbe finalmente ad attuare la Manovra alla Quintino Sella che riporta in SURPLUS il budget, riuscendo ad attivare un meccanismo di riduzione del debito pubblico, ma a quale costo?
Se noi consideriamo che ogni addetto (pubblico o privati) generi una frazione di PIL, applicando le dovute proporzioni possiamo stimare una perdita complessiva di circa:

Qualcosa come OLTRE 2 MILIONI E MEZZO DI DISOCCUPATI IN PIU’!
Sarò populista ma….ci vuole un fegato da squali! Nevvero?
“In bocca al lupo sopravvissuti e sopravvivendi”

Maurizio Gustinicchi-scenarieconomici.it








Stare con Putin. Giudizio di Mussolini su G.Prezzolini

domenica 7 settembre 2014

Non siate debitori di nulla a nessuno...!!!!!!!

“Non siate debitori di nulla a nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri”

San. Paolo
"Pagare un debito di moneta, con altra moneta è impossibile, a lungo andare si paga con i propri beni o con il proprio lavoro non retribuito, quindi, con la schiavitù!" 
Giacinto Auriti



QUANDO NON CAPISCO DIVENTO NERVOSO di Fabrizio Belloni

Il barbuto vestito di nero (nome impronunciabile e ancor meno ricordabile), che ha proclamato il “califfato” in medio oriente, è un personaggio curioso. E’ saltato fuori che era prigioniero a Guantanamo, con la tuta arancione. Prigioniero per quattro anni.
Poi è stato “rilasciato” dagli americani. E comincio a non capire. Soprattutto quando riappare in Siria e comincia a mettere insieme i vari pezzi del cosiddetto “estremismo islamico”. In Siria i cosiddetti ribelli al regime di Assad figlio comprendono almeno esponenti di venti etnie diverse del Medio Oriente. E sono armati, chissà per quali vie, di armi sofisticate, per lo più di fabbricazione americana. E continuo a non capire.
Poi salta fuori, quasi di straforo, una notizia che stupisce. Israele ha commissionato a due ditte americane delle prospezioni idrogeologiche nel Mediterraneo. Ed è risultato che dalle foci del Nilo fino alla Grecia vi siano due importantissimi giacimenti di gas e un altrettanto importante giacimento di petrolio. 9.5 miliardi di metri cubi di gas e circa 8 miliardi di barili di greggio, si stima. Almeno come primo acchito. Anche l’Italia ne ha una piccola percentuale.
Improvvisamente, nello spazio di 45/50 giorni scoppia la “primavera araba”, dall’Iran (subito fermata) alla Turchia (ferma reazione), all’Egitto (colpo di stato dei Militari), alla Siria (guerra civile in atto), alla Libia (caos tribale, per eufemismo), alla Tunisia (tranquillizzato, per ora). Ci hanno provato anche in Mali, ma la presenza di 3000 parà della legione Straniera Francese ha dissuaso le teste calde estremiste, non prima però che riuscissero a distruggere una enorme quantità di reperti archeologici a Timbuctù. Come sempre.
Ora stiamo assistendo all’allargarsi dell’occupazione dei miliziani dell’ISIS di frazioni di territorio a cavallo di Siria ed Iraq. Sono pesantemente armati, e con mezzi sofisticati. Da dove arrivano tali armi? Continuo a non capire.
Ora vediamo un po’: prima per gli yankee  il siriano Assad era il nemico giurato, probabilmente il prossimo ad essere fatto fuori, come Saddam Hussein, come Gheddafi, come Mubarak. Però in Siria c’è una basa navale della Marina da Guerra Russa. Obama ha dovuto rinunciare: Putin ha tolto la ruggine dai missili ed ha dimostrato di non tollerare ingerenze altrui (quando la Georgia, sobillata da agenti della stella a sei punte, ha cominciato a starnazzare, dopo un paio di avvertimenti, il Cremlino ha mandato le divisioni corazzate ed in tre giorni ha ristabilito la situazione. Che, in soldoni, vuol dire: “il petrolio ed il gas di Baku, del Caspio e del Caucaso è roba nostra. Giù le mani”).
In Siria i servizi americani ed israeliani hanno allora armato una miscellanea di teste calde ed è cominciato il macello: oltre duecento mila morti.
Ora è la volta dell’ISIS, il califfato da crearsi. Sarebbe interessante sapere da dove arrivano le armi che i tagliagole posseggono, e chi dà loro i fondi. I Paesi del Golfo, per tenere i pasticci lontano da casa propria? Può essere, ma è una risposta parziale e non esaustiva. Di più i tagliagole hanno dimostrato la vera faccia dell’islam quando ha un minimo di forza. La mattanza per loro è un piacere, in cui cercano di sfogare secolari frustrazioni.
Alle teste di birillo americane il giochetto è sfuggito di mano, ed ora, sotto la spinta della pubblica opinione, Obama deve bombardare un po’ quelli che credeva di poter usare. Schizofrenia politica yankee.
E continuo a non capire.
Prima il regime siriano era il cattivo. Oggi si deve bombardare i suoi ribelli. Prima dei Curdi non fregava nulla a nessuno, oggi si mandano loro armi in funzione anti ISIS.
Ovunque mettano mano gli americani fanno pasticci epocali. Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, per citare gli ultimi esempi. Con alcuni servitori sciocchi Europei che li seguono a ruota: Inghilterra e Francia, ad esempio.
Converrete con me che il quadro ha una lettura difficile, quasi incomprensibile. Di qui i nervi che facilmente si ribellano.
Poi la chiave di lettura si illumina: basta fare un passo indietro e considerare tutta la faccenda come in un unico quadro strategico.
Gli yankee sanno che il loro impero sta per finire. Vogliono prolungarlo. Solo con guerre possibilmente delocalizzate e lontane da casa possono provarci. Cosa c’è di meglio che scatenare le popolazioni islamiche contro l’odiata Europa? Lucrare sul petrolio, fungere da gendarme mondiale, mettere in crisi prima il Mediterraneo, poi il Vecchio Continente (non a caso bombardarono la Serbia!), impedire che le “province” del loro impero (i Paesi Europei) si affranchino e si rendano indipendenti, in tutti i sensi: questa è la strategia degli SUA, col loro servo-padrone Israele al fianco.
I gas che Saddam usò contro i Curdi era americano; le armi dei “ribelli” siriani sono americano, le armi ed i dollari dell’ISIS sono americani……
L’Ukraina stessa è stata sobillata da un ebreo, Soros, al servizio della potentissima banca ebrea Goldman Sachs: finanziò i manifestanti di Kiev che fecero deporre il legittimo Presidente Ucraino ed insediarono un governo fantoccio, presieduto da un ebreo. Lo scopo non dichiarato era duplice: creare un punto di crisi con la Russia, per aver mano libera con l’islam, e costringere Putin a chiudere i rubinetti del gas, per vendere ad un Europa infreddolita a carissimo prezzo l’energia a stelle e strisce. Un viaggio, due servizi.
Vista così la scena mondiale ha un senso ed una chiave di lettura abbastanza credibile e verosimile.
Solo che dalla crisi di nervi sono passato all’icazzatura più nera.


Fabrizio Belloni

ADUC - Salute - Notizia - ITALIA - Ogm vietati? La ricerca italiana punta sugli Oge, organismi geneticamente 'editati' (e politicamente 'corretti')

ADUC - Salute - Notizia - ITALIA - Ogm vietati? La ricerca italiana punta sugli Oge, organismi geneticamente 'editati' (e politicamente 'corretti')

L'Italia e l'Occidente alla deriva. Spietata analisi di G.Prezzolini

sabato 6 settembre 2014

UNA DIRETTA PER CASO - LA QUESTIONE FORZE DI POLIZIA!! O DIFENDONO I...

C’era una volta lo Shaktar, anche lo sport sepolto sotto le bombe





Nel 2012 l’Ucraina ha ospitato gli Europei di calcio ed a Donetsk hanno giocato i più grandi campioni di Spagna, Francia, Portogallo. Donetsk, patria del leggendario Sergey Bubka, l’anno scorso è stata sede dei Mondiali juniores di atletica leggera. Lo Shaktar Donetsk, che già nel nome richiama i minatori, simbolo del Donbass, era l’orgoglio di tutta la città e negli ultimi 10 anni ha vinto lo scudetto 8 volte. La squadra di hockey del Donbass l’anno scorso è arrivata alla semifinale della coppa Gagarin dove ha perso contro il Lev di Praga.

Dell’impatto della guerra sullo sport ci parla in un’intervista esclusiva Sergey Kostenyuk, ex redattore-capo presso l’ufficio stampa dello Shaktar Donetsk e vice-direttore del portale sportivo “hotsport.ua”.
- Sergey, ti ricordo un anno e mezzo fa dopo la partita Shaktar Donetsk- Juventus, quando nella zona mista della Donbass Arena intervistammo insieme Gianluigi Buffon. In che condizioni ti trovi adesso?
- Con la mia famiglia siamo dovuti fuggire da Donetsk dopo i bombardamenti a giugno ed ora ci troviamo in Russia, vicino a Krasnodar . Se fossi stato da solo mi sarei unito ai separatisti, ma da padre di famiglia con un figlio di due anni e mezzo ho dovuto compiere la scelta più responsabile. Abbiamo richiesto asilo politico e proprio oggi ho accompagnato mia moglie e mia figlia a fare le visite mediche per ottenere il nulla osta all’asilo politico. Dopo di che, grazie al programma statale russo di reinsediamento, se tutto andrà a buon fine ci trasferiremo lontano dall’Europa, dall'Ucraina, lontano dalla guerra a Khabarovsk.
- Proprio in questi giorni sono state diffuse le immagini del bombardamento sulla Donbass Arena di Donetsk, eppure il campionato ucraino è in pieno svolgimento. In che condizioni?
- Lo Shaktar per la guerra nel Donbass si è trasferito a Kiev e gioca a L’viv, lo Zarya Lugansk gioca a Kiev, l’ Olympia Donetsk, una piccola squadra di Donetsk che proprio l’anno scorso è stato promosso in serie A, gioca a Kiev. Per ora nessuno ha avanzato dubbi sulla regolarità del campionato e dopo quattro giornate Shaktar e Dnepr guidano a punteggio pieno, mentre la Dinamo Kiev è terza.
- In Italia, dove ancora impazza il calcio mercato, una voce nei giorni scorsi dava per quasi fatto il trasferimento di Douglas Costa dallo Shaktar Donetsk al Milan. Il calciatore brasiliano teme per la sua sicurezza e avrebbe chiesto il trasferimento. A te quale versione risulta?
- Per i giocatori dello Shaktar non ci sono problemi. Il presidente Akhmetov ha detto ai giocatori dello Shaktar “non vi troverete dov’è pericoloso”. La guerra è solo a Lugansk e Donetsk, mentre negli altri posti è tutto come prima. Lo Shaktar si allena a Kiev, ed è stato in ritiro precampionato in Austria e Svizzera. Sei stranieri dello Shaktar, i brasiliani più l’argentino Facundo Ferreira, non si sono presentati in ritiro, ma questo è stata colpa dei loro procuratori, che hanno cercato di lucrare sulla guerra per far si che la squadra vendesse i loro assistiti ad una squadra europea. Tutti sappiamo che il lavoro dei procuratori è “produrre” un trasferimento dei propri giocatori per intascare le percentuali. I brasiliani del resto vengono da noi per un motivo molto semplice, percepire un lauto stipendio, farsi vedere nelle coppe europee e poi andare dal miglior offerente in Inghilterra, Italia, Spagna. L’UEFA dopo aver scoperto la questione ha inviato una diffida scritta agli agenti di questi calciatori, minacciando un procedimento penale, perché di fatto non c’era nessun presupposto per rescindere il contratto. E’ stato appurato che la squadra si trovava in condizioni sicure e che l’incolumità dei calciatori è garantita al 100%. La squadra gioca a Leopoli, si allena a Kiev e non metterà piede a Donetsk finchè la situazione non cambierà. Douglas Costa è tornato e ha detto che ha un contratto con lo Shaktar e adesso pensa solo allo Shaktar. Insomma ha fatto finta di cadere dalle nuvole, però sappiamo che tutto può cambiare.
- A Donetsk non c’è più la squadra e neanche i tifosi, visto che la città è stata abbandonata da molti civili. A qualcuno interessa ancora il calcio in Ucraina?
- Da Donetsk la gente è fuggita e quella che è rimasta non ha elettricità, acqua potabile, vive tutti i giorni sotto il fuoco e certamente non pensa al calcio. Nel resto dell’Ucraina la gente va allo stadio come se niente fosse.
- Appunto. Lo Shaktar Donetsk, squadra del Donbass, gioca i suoi incontri casalinghi a Leopoli, la città roccaforte del nazionalismo ucraino, dove gli ultras della squadra locale già prima di Maidan andavano allo stadio con le bandiere rosse e nere delle brigate di Stepan Bandera. Questo scontro di identità non crea problemi di ordine pubblico?
- A Kiev, dove lo Zarya Lugansk ha giocato di recente il preliminare di Europa League contro il Feeyenord, la gente allo stadio li ha supportati. Lo stesso penso accadrà a Leopoli quando lo Shaktar giocherà le partite di Champions League. Penso che la gente farà la fila per andare a vedere non tanto lo Shaktar quanto gli avversari. Se ci saranno partite con il Manchester o il Barcellona o un’altra grande squadra lo stadio sarà pieno. L’ostilità è vissuta solo dagli ultras, ma non sono poi così tanti e non potranno certamente impedire agli amanti del calcio di godersi lo spettacolo. Qualcuno che non ama lo Shaktar c’è di sicuro, come nello stesso Shaktar c’è chi non fa mistero delle proprie posizioni politiche: il capo ufficio stampa come foto profilo su un noto social network ha la bandiera della Repubblica Popolare di Donetsk, ma non ha paura di girare in pubblico e dire quello che pensa.
- Che cosa resta ora a Donetsk delle infrastrutture e del patrimonio sportivo che la città ha maturato in questi ultimi anni?
- Niente. Le moderne infrastrutture di cui la città si era dotata per ospitare i grandi eventi che avete ricordato non ci sono più. L’aeroporto, costruito per gli Europei, è andato distrutto e nessuna compagnia aerea vola su Donetsk e chissà per quanto ancora. L’arena del Donbass di hockey quando ancora la stagione non era finita è andata bruciata. Lo stadio del Metalurg, con il monumento a Sergey Bubka è stato per alcuni mesi il quartier generale dei separatisti. La Donbass Arena ha subito un milione di dollari di danni nei bombardamenti di questi giorni e cosa succederà d’ora in poi non lo sappiamo. I razzi volano e spesso non colpiscono i bersagli oppure sono apertamente indirizzati contro qualche luogo, come è successo con lo stadio dello Zarya Lugansk, colpito dai raid due volte . Credo che lo sport com’era finora a Donetsk non tornerà mai più. E’ impossibile oggi pensare che il Donbass partecipi alla Continental League di hockey con delle squadre russe, sembra fantascienza ricordare che un anno fa si parlava di un campionato di calcio comune tra squadre russe e ucraine, che pure aveva molti sostenitori. Capire cosa succedera è molto difficile, perché è impossibile continuare a fare i giornalisti, però la situazione è questa.
- Da quando è scoppiata la guerra nel Donbass ci sono già stati dei grandi eventi sportivi internazionali. Alle Paralimpiadi di Sochi nel pieno della questione Crimea i dirigenti spendevano parole di fuoco, eppure al villaggio olimpico non era così raro vedere atleti ucraini e russi parlare insieme. Di contro, l’UEFA ha vietato incontri tra squadre russe e ucraine per motivi di sicurezza. Secondo te lo sport e gli sportivi vengono sfruttati in questo momento di tensione?
- Dipende dagli sportivi dai propri ideali politici. La maggior parte secondo me supporta Kiev e non potrebbe essere altrimenti. Escluse le nostre due regioni di Donetsk e Lugansk, nel resto del paese la tv dipinge Mosca come il male assoluto e per molti la Russia è il nemico numero 1. E’ la Russia che bombarda, che invia i terroristi ceceni, nessuno dice che la gente comune si arruola nelle file dei separatisti per difendere la propria terra. Se uno sportivo, come qualunque cittadino ha la testa sulle spalle, capisce che lo sport è sport e resta fuori dalla politica. Per anni i successi sportivi di russi e ucraini sono stati figli della stessa mentalità, della stessa scuola dove si sono formati tecnici e campioni e molti di loro, compresi gli stessi tifosi lo sanno e cercano di mantenere dei buoni contatti reciproci. Per me il campionato di calcio russo non è mai stato qualcosa di estraneo ed avrei voluto veder nascere un torneo comune tra squadre russe e ucraine, che avrebbe fatto bene ad entrambi i paesi ed ai loro movimenti.
Fonte: La Voce della Russia
Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_08_26/276440500/

venerdì 5 settembre 2014

LA RASSEGNA STAMPA DEL 5 SETTEMBRE 2014

TUTTE LE FORZE DELL'ORDINE ITALIANE HANNO DECISO: SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO PER GLI STIPENDI DA FAME BLOCCATI

L'ITALIA HA DATO 50 MILIARDI CASH AGLI INUTILI FONDI EFSF-MES DELLA UE: SE LI FACCIA RENDERE E IL GOVERNO TAGLI LE TASSE

"TRE POLIZIOTTI DELLA MARE NOSTRUM ORA SONO MALATI DI TBC, 40 POSITIVI" DENUNCIA BOMBA DI SINDACATI DI POLIZIA

RETATA DI TERRORISTI ISLAMISTI IN BOSNIA, TRA LORO ANCHE UN "ITALIANO" INTERVISTATO GIORNI FA DALL'ECO DI BERGAMO

IN GERMANIA UN GRUPPO ISLAMICO HA FONDATO LA "SHARIAH POLICE" CHE "VIGILA" PER STRADA CHE SIA APPLICATO IL CORANO

L'OPERAZIONE ANTITERRORISMO UCRAINA, FALLIMENTO PASSO DOPO PASSO


1000 GIORNI DI LUI E DI NOI? di Fabrizio Belloni

1000 giorni

.................in un momento di "debolezza" mi è scappato scritto...... Coraggio, gente: il sistema annaspa sempre di più. Crollerà, e sarà un botto epocale. 
Fabrizio Belloni

IL “DEMOCRISTIANO” Renzi ha proclamato lo stato di agitazione italico per la durata di mille giorni.
Mi è subito tornata alla mente la splendida e tragica avventura di Napoleone, la cavalcata che il toscano-corso fece nella storia , lasciandovi un segno immortale.
Dopo l’esilio all’Isola d’Elba, insofferente per natura e sensibile al richiamo di tanti Francesi, Napoleone fuggì e sbarcò in Francia. Terrorizzato, l’ancienne regime, che aveva riesumato le parrucche infarinate, non avendo capito nulla, gli mandò contro un esercito. Che passò immediatamente dalla parte dell’Imperatore. E così i successivi, eserciti, uno dopo l’altro, che Parigi spediva a fermare “il diavolo”, tornavano orgogliosamente sotto la bandiera di Napoleone. Che entrò trionfante a Parigi, senza aver sparato un colpo.
Immediatamente la Gran Bretagna sollevò l’Europa contro il pericolo mortale. A Waterloo, cento giorni dopo la fuga dall’Elba, ci fu una battaglia epica, incerta, lunga e sanguinosa. Sui prati belgi si giocò il destino dell’Europa. Napoleone aspettava il Generale Massena, di rinforzo. Arrivarono invece i Prussiani, ed i Diavolo Neri Tedeschi risolsero la battaglia.
Sant’Helena.
Altri tempi.
Altri Uomini. Altri ideali. Storia vera.
Oggi, nella palude di questo Stivale, amato e dannato, abbiamo un altro toscano, Renzi, che guida il Governo. Lui, megalomane, vuole 1000 giorni, contro  100 di Napoleone.
Per entrambi alla fine ci fu e ci sarà Waterloo.
E per Renzi i segni ci sono già, a saperli leggere. I “grandi” giornali hanno cambiato atteggiamento nei suoi confronti. La luna di miele è finita.  Addirittura si rivedono in Tv vecchi catenacci come d’Alema e Monti, per non parlare di Formigoni. E Berlusconi fa il pesce in barile, vestendo le penne colorate di un Richelieux, ma sempre corvo politico restando.
Il buon Renzi – “Napoleone” continua a proclami, ad annunci, a gelati (a proposito: la miseranda sceneggiata del carrettino del gelataio, per sfottere l’Economist è costata la bazzecola di 1000 euro. Manco fossero stati da Briatore al Billionaire! Il gelato più caro al mondo, per Pantalone.).
Improponibile.
Nell’Italietta del dopoguerra gli uomini di Stato, a tutti i livelli, avevano il senso della dignità, il decoro della funzione, la sobrietà  del comportamento. Comunque la pensassero, ovunque militassero. Non vestivano Armani, e le cravatte erano quello che erano. Ma avevano la schiena diritta e lo sguardo limpido: c’era da ricostruire una Nazione. Occupata, per di più. Bene o male, c’era almeno la speranza per i figli. Mio Padre fu uno di loro. Mai ricco (non approfittò delle occasioni), mi trasmise un’eredità importante. Amore per il lavoro. Non rubare. Le regole sono regole. E ad undici anni, mi portò a lavorare alla Fiera Campionaria di Milano nelle vacanze di Pasqua, quando gli altri andavano in montagna. Gliene sono grato ancora oggi che sono vecchio.
Oggi stiamo assistendo a sceneggiate che faranno rivoltare nella tomba Mario Merla, il re della sceneggiata napoletana, un gigante al confronto. Non c’è nessuno che abbia gli attributi di dire come stanno le  cose e come uscirne: non sarebbe politicamente corretto e ci vorrebbe un coraggio da leoni ad ammettere settanta anni di menzogne, di fallimenti, di latrocini, di corruzione, di prevaricazione, di concussione, di malaffare, di alleanze pubblicamente negate ed indissolubilmente incatenate sottobanco. Non ce la faranno mai, per mancanza di senso dello Stato, di morale sdrucita, di coraggio assente, di dignità perduta, di interesse personale trionfante.
Non c’è da stupirsi se due Marò sono in balia di un popolo ove si vendono bambini o parte di loro, di un popolo che vede morire di fame milioni di persone nell’indifferenza di pochi, di un popolo che assiste al martirio di donne dai sei anni in su, impiccate dopo…. “l’uso”……..I due Marò sono abbandonati. Fossero stati non dico americani o Tedeschi, ma cittadini di San Marino o di Andorra sarebbero già a casa. L’Italia, serva disprezzata, non conta nulla, nonostante abbia in giro per il mondo il più alto numero di Militari dopo gli americani. Che volete che conti? Chi presta attenzione ad un Governo servile, pronto a fungere da scendiletto (eufemismo per rispetto del pubblico femminile)?. Ci occupano da settanta anni. Ci hanno riempito di atomiche (118, per la precisione. Se scoppiano il Mediterraneo diventa inabitabile per qualche migliaio di anni). Se succede qualche problema i militari stranieri vengono giudicati nel loro paese: Cermis docet. Siamo considerati servi, ubbidienti per di più.
E Renzi vuole 1000 giorni? Per fare che?
Forse per attuare la strategia scelta sul panfilo di Elisabetta II, quando fu deciso di svendere tutto il meglio dello Stivale (l’industria alimentare è quasi tutta in mani straniere, ma è solo un pallido esempio), e di “cinesizzare” l’Italia. Stipendi da mala sopravvivenza, circa 7/800 euro al mese, e livellamento al basso della vita sociale. Esattamente quello che sta avvenendo e che Renzi si è incaricato di portare a compimento.
1000 giorni?
Waterloo!
Fabrizio Belloni



giovedì 4 settembre 2014

Chi ha vinto la guerra di gaza?

ANDROLOGIA GIORGIO VITALI STEFANO MATTEI (1993) ARCHIVIO

Peres in Vaticano : tocchiamo ferro ! di Vincenzo Mannello

Eh,si ! La vedo brutta nuovamente per Gaza dopo questa ultima "incursione" dell' israeliano Peres in Vaticano.
"Ci vuole un nuovo Onu" per risolvere il problema  della creazione di uno Stato Palestinese (che Peres non ha mai permesso si realizzasse),ha dichiarato lo stesso ex capo di stato.
Certo,visto che l'Onu non riconosce l'occupazione  militare ebraica dei Territori e di Gerusalemme,é il minimo che un politico israeliano possa far finta di proporre.
A chi ? Ma chi meglio di Papa Francesco può titolarsi questa "incombenza virtuale" ?
Certamente sensibile alle varie comunità ebraiche (la prima quella italiana,vedi caso Priebke), ben disposto verso Israele,amico degli Stati Uniti,degli UEisti e di BombObama non ha sempre promosso "incontri" di preghiera,pace e persino di calcio "solo" con alcune delle parti in causa ?
Quelle "occidentali",tutte.
Le "altre" no,mai.
Al massimo a pregare ha invitato Abu Mazen che tutti sanno non contar niente nella vicenda disgraziata di Gaza.
Così negli appelli continui e propagandati perché cessino "le ostilità" nel mondo 
si rivolge "urbi et orbi" facendo intuire chi siano le vittime della violenza e delinea la paternità dei persecutori.
Che,"terroristi" o meno siano davvero,di sicuro rappresentano soltanto una delle fazioni coinvolte.
Mai,fino ad oggi,ho visto o sentito questo Papa (ma pure gli altri) indicare chiaramente Israele come "stato canaglia" per le centinaia di di migliaia di Palestinesi,donne e bambini in testa,uccisi,arrestati ed allontanati con la forza dalle loro case per poter creare la "nuova" Israele.
Mai e poi mai gli ê sfuggito un minimo "rimprovero" per uno che,da Nobel per la Pace,ordina bombardamenti ad ogni piè sospinto,manda droni assassini e squadre speciali in mezzo mondo ed ha responsabilità diretta nel rovesciamento di stati sovrani con relativo omicidio dei vari Gheddafi.
Non la faccio lunga,non finiremmo mai.
Faccio presente solo una considerazione,magari per quanti possano ritenere le mie parole eccessive,faziose od altro :
Papa Francesco ha già pregato con Peres ed Abu Mazen...risultato : tremila vittime innocenti a Gaza (e 5 in Israele).
Non ripeta l'esperimento perché,evidentemente,porta male.
Vincenzo Mannello

Grazie per l'attenzione.