“Puoi ingannare
tutti per un po’ di tempo, o qualcuno per sempre. Ma nessuno può ingannare
tutti per sempre”.
Verissimo.
E, nonostante una
potenza di fuoco mediatica micidiale, prima o poi la vera faccia del
personaggio pubblico perde i belletti e il trucco da vecchia tenutaria di
bordello e si mostra per quello che è.
E’ successo sempre
e sempre succederà. La abilità del potente di turno è rimandare il più
possibile il “redde rationem”, lo show down, la resa dei conti. Ma prima o poi
il mezzogiorno di fuoco arriva per tutti.
Sempre.
E’ arrivato il
momento topico anche per il gesuita vestito di bianco, al secolo il Bergoglio,
in arte papa Francesco.
E’ stato un
crescendo, in verità: le esternazioni del re assoluto dello Stato del Vaticano
circa l’invasione hanno irritato per
l’ecumenicità dell’assunto.
Stante il
crescendo degli arrivi degli invasori africani e mediorientali, il gesuita
dipinto di bianco si è lasciato sfuggire il suo credo, il suo desiderio, la sua
esortazione: “l’Europa deve accoglierli
tutti, l’Europa è diventata sterile, l’Europa necessita di sangue fresco, l’Europa deve accettare le “etnie”, le “culture” diverse”.
Queste più o meno le sue ripetute parole.
Faccia atteggiata a compunta preoccupazione (per gli invasori, ovviamente),
occhi tra il doveroso triste sentimento e il feroce ammonimento, gestualità
ammonitrice.
Gesuita, dicevo.
E’ un po’ come dire massoneria nella vita civile: i gesuiti sono sempre stati
il braccio armato dello Stato del Vaticano. Capaci di massacri e di genocidi,
all’occorrenza: indios centro-sud americani lo hanno provato. Ora il gesuita
smacchiato dalla carica ha lasciato trasparire (Megalomania di potenza?
Compitino affidatogli dai centri del vero potere? Disattenzione tattica? Poco
importa: essenziale è il nocciolo, il cuore del discorso) la mira, il fine del
disegno.
Tragico fine.
Disegno
terrificante.
Mire diaboliche,
con tutto il rispetto di quel chierichetto che sarebbe il demonio, se ci fosse.
Per dirla tutta,
vogliono un mondo di amebe grigie, di indifferenziata umanità, di ubbidienti
bastardi senza ieri, senza domani, con un miserabile oggi. Né bianchi, né neri,
né gialli, né rossi ecc. ecc. ecc.
Radici e
tradizioni, cultura e comunità azzerate, cancellate.
Amebe
imbastardite, grigie, tristi, affamate, incolte, svuotate. Una unica razza
mischiata ad arte.
Questo è quello
che vogliono.
Questo è il fine
ultimo.
Se non ci credete,
se il vostro cuore si ribella, provate a ragionare: quello che salva oggi chi
ha ancora cuore ed attributi, chi non si arrende nel verificare che è solo
davanti al gelo siderale è la consapevolezza delle proprie radici.
Anteo, il mitico
eroe greco, traeva la propria forza dalla Madre Terra.
Radici, appunto.
Io, che sono
maligno ed eversivo, dico che le radici sono la nostra razza, parola
politicamente scorretta, grazie a dio.
Il gesuita non lo
vuole. Asservito ai poteri forti, invoca l’accoglienza verso gli invasori: nel
torbido il pescatore riempie le reti dei disperati. Nel distacco dalle radici
il pescatore sguazza come una volpe nel pollaio. Nell’imbastardimento epocale
un Masaniello epocale finge di avere
certezze e verità immutabili a garanzia. E così gesuiticamente ci porta al
grigiore amebico.
Tutti uguali.
Tutti grigi.
Tutti svuotati di
valore.
Europa annichilita.
Europa immemore della sua essenza. Europa nemica in quanto bianca, di natura
forte, di volere atavico,
“C’è un solo modo per unificare l’Europa,
ed è un modo violento, con la forza”.
Chi lo disse aveva capito tutto, e ci provò. Ci andò vicino, ma la partita non
è chiusa, continua.
I poteri forti si
coalizzarono contro l’urlo della razza bianca che non si era arresa. Sembrò che
l’Europa, nonostante un valore sovra umano, fosse stata sconfitta.
Non era e non è
vero. L’Europa sta tornando. Con accelerazione crescente.
Il gesuita
ubbidiente ai poteri forti ha gettato la maschera e si è palesemente schierato.
Con i nemici dell’Europa. Con i nemici della razza bianca. Con i nostri nemici.
E, per essere
chiari, se volete sapere chi sono i poteri forti, leggetevi il loro vademecum:
il Talmud.
Europa, erwache!
Il grido di
rinascita scuote il Vecchio Continente.
Ricominciamo,
ragazzi!
Fabrizio Belloni
Lunedì 9 maggio
2016-05-09