Atto Camera
Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01470
presentato
da
RIZZETTO
Walter
testo di
Mercoledì 6
maggio 2015, seduta n. 422
RIZZETTO. — Al
Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione . — Per sapere – premesso che:
è ormai noto che da anni vi sono migliaia di idonei di concorsi pubblici ancora
in attesa di collocazione, pur avendo superato le prove concorsuali a cui hanno
partecipato;
addirittura si apprende che, invece di collocare gli idonei di concorsi da dirigente
nella pubblica amministrazione, in quasi 15 anni, in agenzie pubbliche, quali
sono l'Agenzia delle entrate e quella delle dogane, sono stati assegnati posti
da dirigente con procedure assolutamente discrezionali, poi annullate poiché
illegittime. A riguardo, è del febbraio 2015 la sentenza della Corte
costituzionale (sentenza n. 37 del 2015) che ha dichiarato illegittimi 800
posti da dirigente nominati senza concorso;
dunque, è paradossale che, da un lato, non si interviene per far scorrere le
graduatorie di persone che hanno superato le prove di regolari concorsi
pubblici e, dall'altro, ci sono enti pubblici che negli anni hanno assegnato
posizioni vacanti attraverso procedure discrezionali a persone che non
possedevano i requisiti curriculari richiesti;
è stata rilasciata l'autorizzazione all'Agenzia delle entrate per l'assunzione
di 219 unità di personale dirigente da parte del dipartimento della funzione
pubblica con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 luglio
2014;
dal monitoraggio effettuato dal dipartimento della funzione pubblica risultano
409 di vincitori ed idonei a concorsi per la qualifica di dirigente banditi da
altre amministrazioni centrali;
vi è la possibilità per le amministrazioni pubbliche di effettuare assunzioni
utilizzando le graduatorie di pubblici concorsi approvate da altre
amministrazioni, come previsto dall'articolo 3, comma 61, della legge 24
dicembre 2003, n. 350 –:
se e quali provvedimenti intenda adottare affinché attraverso la stipula di
convenzioni tra le amministrazioni interessate venga disposto il reclutamento
dei dirigenti presso l'Agenzia delle entrate attingendo dalle graduatorie in
vigore di concorsi per la qualifica di dirigente.
(3-01470)
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COMMENTO DR.PIETRO PAOLO BOIANO (DIRSTAT)
LA RISPOSTA DEL MINISTRO MADIA E' STATA POCO ESAUSTIVA PER QUEL CHE ATTIENE LO SCORRIMENTO DELLE GRADUATORIE DEGLI IDONEI NEL MEF - AGENZIE FISCALI IN QUANTO NON HA TENUTO IN DEBITO CONTO DEL GRANDE MARASMA CHE SI E' DETERMINATO A SEGUITO DELLA RECENTE SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE HA COSTRETTO L'AMMINISTRAZIONE A REVOCARE CIRCA 1.200 POSIZIONI DIRIGENZIALI DI FATTO FARE RIVIVERE LE GRADUATORIE DI CONCORSI ESPLETATI NEGLI ANNI TRA IL 1997-2000 PROROGATE CON PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI FINO AL 31.12.2010 SIGNIFICHEREBBE FAR FRONTE ALLA EMERGENZA CONSIDERANDO INOLTRE CHE GLI ATTUALI DIRIGENTI SONO TUTTI VINCITORI DI QUEI CONCORSI E CHE MOLTI INCARICATI ERANO TRA GLI IDONEI.
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STENOGRAFICO
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(Iniziative per il
reclutamento di dirigenti presso l'Agenzia delle entrate tramite l'utilizzo
delle graduatorie in vigore relative ai concorsi per la qualifica di dirigente
– n. 3-01470)
PRESIDENTE. L'onorevole
Rizzetto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01470,
concernente iniziative per il reclutamento di dirigenti presso l'Agenzia delle
entrate tramite l'utilizzo delle graduatorie in vigore relative ai concorsi per
la qualifica di dirigente (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a
risposta immediata), per un minuto.
WALTER RIZZETTO. Grazie,
Presidente. Ministro, in quasi 15 anni l'Agenzia delle entrate e quella delle
dogane, come sa, hanno bandito concorsi quasi tutti annullati per vizi nei
bandi. È recente la sentenza della Corte costituzionale del 25 febbraio che,
addirittura, ha indicato illegittimi 800 posti da dirigente nominati senza
concorso. Quindi, Ministro, è paradossale che, da un lato, non si interviene
per far scorrere le graduatorie di persone che hanno superato le prove di
regolari concorsi pubblici e, dall'altro, ci sono enti pubblici che negli anni
hanno assegnato posizioni vacanti attraverso procedure discrezionali a persone
che non possedevano i requisiti – aggiungerei, i minimi requisiti – curriculari
richiesti.
350. Concludo Presidente: ciò, oltre a dare il giusto merito agli idonei, consentirebbe, in un periodo di Si chiede, quindi, di assegnare i posti vacanti da dirigente presso l'Agenzia delle entrate senza bandire nuovi concorsi, ma facendo, come detto da mesi in quest'Aula, scorrere le graduatorie degli idonei ancora in vigore, con la stipula di convenzioni tra le amministrazioni interessate, come previsto, tra l'altro, dalla legge 24 dicembre 2003, n. spending review, il risparmio di risorse pubbliche per l'espletamento di nuovi bandi e di concorsi pubblici.
350. Concludo Presidente: ciò, oltre a dare il giusto merito agli idonei, consentirebbe, in un periodo di Si chiede, quindi, di assegnare i posti vacanti da dirigente presso l'Agenzia delle entrate senza bandire nuovi concorsi, ma facendo, come detto da mesi in quest'Aula, scorrere le graduatorie degli idonei ancora in vigore, con la stipula di convenzioni tra le amministrazioni interessate, come previsto, tra l'altro, dalla legge 24 dicembre 2003, n. spending review, il risparmio di risorse pubbliche per l'espletamento di nuovi bandi e di concorsi pubblici.
PRESIDENTE. La Ministra per la
semplificazione e la pubblica amministrazione, Maria Anna Madia, ha facoltà di
rispondere.
MARIA ANNA MADIA, Ministra
per la semplificazione e la pubblica amministrazione. Grazie,
Presidente. La recente sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato
l'illegittimità di norme relative alla selezione dei dirigenti delle agenzie
fiscali credo debba attirare la nostra attenzione su alcune delle disfunzioni
che negli ultimi anni hanno caratterizzato il reclutamento del personale
pubblico e, in particolare, della dirigenza. Di queste disfunzioni si deve
tenere conto anche nell'affrontare la situazione di difficoltà delle agenzie fiscali,
che in questo momento è all'attenzione del Governo.
In primo luogo, i concorsi oggi affidati alle singole amministrazioni si svolgono spesso con modalità antiquate. Dobbiamo renderci conto che reclutare il personale è un'attività complessa, un'attività delicata, che deve essere continuamente aggiornata, e soprattutto guardare alle migliori esperienze nazionali e internazionali.
Per questa ragione, il disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione, che sta per approdare in questa Camera, prevede, tra l'altro, la centralizzazione dei concorsi e, con particolare riguardo ai dirigenti, la costituzione di Pag. 46ruoli unici ai quali si accederà con concorsi unici. Quindi, risolviamo, in questo modo, alla radice il problema dell'unità dei canali di accesso.
Per quanto riguarda i vincitori di concorso, il Governo si sta facendo carico delle loro aspettative. Tra l'altro, lo abbiamo anche dimostrato dalle previsioni della legge di stabilità che hanno preservato la possibilità di a ssumerli nonostante il blocco connesso al trasferimento del personale delle province.
90 del 2014, è stato superato il principio della doppia autorizzazione, quella a bandire e quella ad assumere; questo affinché in futuro non si possano ricreare condizioni di vincitori di concorso non assunti. D'altra parte, come ho già ricordato in quest'Aula, sempre rispondendo a un'interrogazione dell'onorevole Rizzetto, i vincitori di concorso si trovano in una situazione diversa rispetto agli idonei, hanno un maggior diritto. Ricordo anche che, nel decreto-legge n.
Gli idonei, che meritano tutta la nostra considerazione, non possono avere una certezza di assunzione; tanto più che – e questa è un'altra disfunzione che noi andiamo a correggere nel disegno di legge sulla pubblica amministrazione – il loro numero, il numero di idonei, nelle graduatorie è spesso esagerato rispetto al numero di vincitori di concorso.
Concludo con uno specifico riferimento al caso dei dirigenti delle Agenzie fiscali che, voglio osservare in questa sede, sono in fase di svolgimento di concorsi pubblici, per i quali sono già state presentate migliaia di domande di candidati, le cui aspettative meritano, a loro volta, di essere considerate. Io credo, onorevole Rizzetto, Presidente, che anche circostanze, come questa, debbano essere valutate nella scelta che la legge vigente rimette, comunque, alle singole amministrazioni, relativa al ricorso a graduatorie già vigenti di altre amministrazioni.
In primo luogo, i concorsi oggi affidati alle singole amministrazioni si svolgono spesso con modalità antiquate. Dobbiamo renderci conto che reclutare il personale è un'attività complessa, un'attività delicata, che deve essere continuamente aggiornata, e soprattutto guardare alle migliori esperienze nazionali e internazionali.
Per questa ragione, il disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione, che sta per approdare in questa Camera, prevede, tra l'altro, la centralizzazione dei concorsi e, con particolare riguardo ai dirigenti, la costituzione di Pag. 46ruoli unici ai quali si accederà con concorsi unici. Quindi, risolviamo, in questo modo, alla radice il problema dell'unità dei canali di accesso.
Per quanto riguarda i vincitori di concorso, il Governo si sta facendo carico delle loro aspettative. Tra l'altro, lo abbiamo anche dimostrato dalle previsioni della legge di stabilità che hanno preservato la possibilità di a ssumerli nonostante il blocco connesso al trasferimento del personale delle province.
90 del 2014, è stato superato il principio della doppia autorizzazione, quella a bandire e quella ad assumere; questo affinché in futuro non si possano ricreare condizioni di vincitori di concorso non assunti. D'altra parte, come ho già ricordato in quest'Aula, sempre rispondendo a un'interrogazione dell'onorevole Rizzetto, i vincitori di concorso si trovano in una situazione diversa rispetto agli idonei, hanno un maggior diritto. Ricordo anche che, nel decreto-legge n.
Gli idonei, che meritano tutta la nostra considerazione, non possono avere una certezza di assunzione; tanto più che – e questa è un'altra disfunzione che noi andiamo a correggere nel disegno di legge sulla pubblica amministrazione – il loro numero, il numero di idonei, nelle graduatorie è spesso esagerato rispetto al numero di vincitori di concorso.
Concludo con uno specifico riferimento al caso dei dirigenti delle Agenzie fiscali che, voglio osservare in questa sede, sono in fase di svolgimento di concorsi pubblici, per i quali sono già state presentate migliaia di domande di candidati, le cui aspettative meritano, a loro volta, di essere considerate. Io credo, onorevole Rizzetto, Presidente, che anche circostanze, come questa, debbano essere valutate nella scelta che la legge vigente rimette, comunque, alle singole amministrazioni, relativa al ricorso a graduatorie già vigenti di altre amministrazioni.
PRESIDENTE. L'onorevole
Rizzetto ha facoltà di replicare, per due minuti.
WALTER RIZZETTO. La
ringrazio, Presidente. Ministro, grazie per la risposta. Non mi ritengo
soddisfatto se non entro due parentesi. Mi spiego, una parentesi che tiene
conto di un nuovo disegno di legge per quanto riguarda i concorsi. Spero che
avremo modo di colloquiare rispetto a questo nuovo disegno di legge, perché
evidentemente, come da lei ricordato anche tra le pieghe della sua risposta, ci
sono delle cose effettivamente da mettere a posto. Lei ha detto: terremo conto
sicuramente, ma c’è una modalità antiquata. Va bene, noi siamo per cercare di
parlarci e di discutere, però, rispetto alle posizioni che sono a monte nei
confronti del disegno di legge che sta per essere emanato.
Quindi, non ci riteniamo soddisfatti di questa risposta, perché se è vero che ci sono, sì, i vincitori di concorso e ci sono, sì, gli idonei di concorso, lei sa meglio di me che né gli uni, né gli altri, molto spesso, riescono ad entrare legittimamente, secondo me, nel circuito lavorativo. Non esistono soltanto gli idonei, però la risposta che mi ha dato non lascia molte speranze. Sicuramente nei confronti di queste persone delle agenzie delle entrate non è una risposta fondamentalmente. Stiamo ancora galleggiando in quella che non può essere una risposta definitiva ad una domanda precisa dalla mia interrogazione.
Ricordiamo, infine, Ministro, lei lo sa meglio di me, che ci sono e continuano ad esserci, più di 80 mila idonei di concorsi, ad oggi, in Italia, che non verranno di fatto, una volta scadute le graduatorie, introdotte nel modo del lavoro. Ricordiamo, Ministro, che ci sono idonei, ad esempio, anche per quanto riguarda le forze dell'ordine. Ci sono poliziotti, appartenenti alle forze dell'ordine, che dalle regioni vengono delocalizzati verso l'Expo, verranno delocalizzati verso il Giubileo, quando ci sono gli idonei in questo settore, ed è solo un esempio, che sono forze pronte e fresche assolutamente per l'impiego. Non ci riteniamo soddisfatti della risposta, probabilmente ci risentiremo su queste interrogazioni.
Quindi, non ci riteniamo soddisfatti di questa risposta, perché se è vero che ci sono, sì, i vincitori di concorso e ci sono, sì, gli idonei di concorso, lei sa meglio di me che né gli uni, né gli altri, molto spesso, riescono ad entrare legittimamente, secondo me, nel circuito lavorativo. Non esistono soltanto gli idonei, però la risposta che mi ha dato non lascia molte speranze. Sicuramente nei confronti di queste persone delle agenzie delle entrate non è una risposta fondamentalmente. Stiamo ancora galleggiando in quella che non può essere una risposta definitiva ad una domanda precisa dalla mia interrogazione.
Ricordiamo, infine, Ministro, lei lo sa meglio di me, che ci sono e continuano ad esserci, più di 80 mila idonei di concorsi, ad oggi, in Italia, che non verranno di fatto, una volta scadute le graduatorie, introdotte nel modo del lavoro. Ricordiamo, Ministro, che ci sono idonei, ad esempio, anche per quanto riguarda le forze dell'ordine. Ci sono poliziotti, appartenenti alle forze dell'ordine, che dalle regioni vengono delocalizzati verso l'Expo, verranno delocalizzati verso il Giubileo, quando ci sono gli idonei in questo settore, ed è solo un esempio, che sono forze pronte e fresche assolutamente per l'impiego. Non ci riteniamo soddisfatti della risposta, probabilmente ci risentiremo su queste interrogazioni.
Pag. 47
(Iniziative relative al
regolare collaudo delle opere e degli impianti realizzati per Expo Milano 2015
– n. 3-01471)
PRESIDENTE. L'onorevole
Carinelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Vallascas ed altri n. 3-01471 concernente iniziative relative al
regolare collaudo delle opere e degli impianti realizzati per Expo Milano 2015 (Vedi
l'allegato A –Interrogazioni a
risposta immediata), di cui è cofirmataria, per un
minuto.
PAOLA CARINELLI. Grazie,
Presidente. La storia di Expo sembra un libro degli orrori a cui ogni settimana
si aggiungono dei nuovi capitoli. Il primo capitolo è stato l'acquisto dei
terreni. Terreni acquistati con i soldi dei cittadini ad un prezzo di dieci
volte più alto del loro valore. Il secondo capitolo sono state le infiltrazioni
della criminalità organizzata, segno che i controlli antimafia non hanno
funzionato. Il terzo e – ahimè – più succoso capitolo, è quello degli appalti
truccati, della corruzione e della tangente. Capitolo purtroppo non ancora
concluso, visto che giusto l'altro ieri la Guardia di finanza ha perquisito la sede della
Pedemontana, una delle opere collegate ad Expo. Per motivi di tempo devo
saltare il capitolo quattro, lavoro gratis, aliassfruttamento degli
stagisti. Il capitolo cinque, sostenibilità ed ipocrisia, vedasi sul dizionario
il significato della parolagreenwashing
e il capitolo sei, black bloc, lasciati agire
indisturbati dalle autorità.
Arriviamo, quindi, all'ultimo capitolo di questo libero degli orrori, cioè l'assenza del collaudo delle strutture di Expo. È stato detto che, mancando il tempo sufficiente per collaudare le opere, si procederà con il sistema delle autocertificazioni da parte degli stessi progettisti. Siamo a chiedere se questo sia vero, perché questa cosa ci preoccupa molto, dato che dopo aver sacrificato i risparmi dei cittadini e la legalità, ora volete sacrificare anche la sicurezza dei cittadini ?
Arriviamo, quindi, all'ultimo capitolo di questo libero degli orrori, cioè l'assenza del collaudo delle strutture di Expo. È stato detto che, mancando il tempo sufficiente per collaudare le opere, si procederà con il sistema delle autocertificazioni da parte degli stessi progettisti. Siamo a chiedere se questo sia vero, perché questa cosa ci preoccupa molto, dato che dopo aver sacrificato i risparmi dei cittadini e la legalità, ora volete sacrificare anche la sicurezza dei cittadini ?
PRESIDENTE. Il Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole Graziano Delrio, ha facoltà di
rispondere, per tre minuti.
GRAZIANO DELRIO, Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti. Grazie, Presidente. In merito
ai quesiti posti, riporto quanto rappresentato dal commissario unico del
Governo per Expo 2015. Il commissario ha evidenziato che esistono due tipi di
manufatti, quelli di cui Expo è stazione appaltante, e i cui progetti sono
stati vagliati e approvati dalla conferenza dei servizi, e quelli, invece, che
non sono appaltati da Expo, ma sono self-build, progettati e
realizzati dai Paesi partecipanti.
207 del 2010, alla presa in consegna anticipata dei manufatti di competenza della stessa. Il citato articolo prevede, infatti, che la stazione appaltante, se ha necessità di occupare l'area, possa utilizzarla appunto, prima che venga l'emissione dell'apposito certificato di collaudo provvisorio. Per quanto riguarda la prima categoria, il commissario garantisce che si procederà ai collaudi tecnico-amministrativi secondo le previsioni e i tempi previsti dal Codice dei contratti pubblici, tramite commissioni di collaudo specificamente incaricate. Per consentire l'apertura al pubblico, la società Expo sta procedendo, secondo quanto previsto dall'articolo 230 del decreto del Presidente della Repubblica n.
Per quanto riguarda, invece, i manufatti costruiti e progettati dai Paesi partecipanti, i progetti sono passati al vaglio della conferenza di vigilanza integrata, costituita ad hoc, che ne ha esaminato i profili architettonici e strutturali. Per poi consentire l'apertura al pubblico dei padiglioni self-built, il commissario unico precisa di avere disposto una procedura con ordinanza, che prevede, in sostituzione del sopralluogo di verifica dei singoli padiglioni – fatto comunque salvo il potere ispettivo della stessa CVI-Expo –, una prestazione da parte del direttore dei lavori ovvero di un professionista abilitato.
Per tali ragioni il direttore dei lavori produce la comunicazione di fine lavori e l'attestazione di agibilità in cui, oltre alle Pag. 48dichiarazioni pre-indicate, attesta anche, sotto la propria responsabilità civile e penale, che eventuali e sopravvenute modifiche progettuali in fase di esecuzione dell'opera non alterano l'integrità, la volumetria e la destinazione funzionale dei padiglioni, delle strutture e dei rispettivi locali interni. Tra le comunicazioni richieste, unitamente alle attestazioni di cui sopra, è sempre presente il certificato di collaudo statico e la certificazione di conformità alla normativa vigente degli impianti, che non vengono pertanto sostituiti da alcuna autocertificazione.
207 del 2010, alla presa in consegna anticipata dei manufatti di competenza della stessa. Il citato articolo prevede, infatti, che la stazione appaltante, se ha necessità di occupare l'area, possa utilizzarla appunto, prima che venga l'emissione dell'apposito certificato di collaudo provvisorio. Per quanto riguarda la prima categoria, il commissario garantisce che si procederà ai collaudi tecnico-amministrativi secondo le previsioni e i tempi previsti dal Codice dei contratti pubblici, tramite commissioni di collaudo specificamente incaricate. Per consentire l'apertura al pubblico, la società Expo sta procedendo, secondo quanto previsto dall'articolo 230 del decreto del Presidente della Repubblica n.
Per quanto riguarda, invece, i manufatti costruiti e progettati dai Paesi partecipanti, i progetti sono passati al vaglio della conferenza di vigilanza integrata, costituita ad hoc, che ne ha esaminato i profili architettonici e strutturali. Per poi consentire l'apertura al pubblico dei padiglioni self-built, il commissario unico precisa di avere disposto una procedura con ordinanza, che prevede, in sostituzione del sopralluogo di verifica dei singoli padiglioni – fatto comunque salvo il potere ispettivo della stessa CVI-Expo –, una prestazione da parte del direttore dei lavori ovvero di un professionista abilitato.
Per tali ragioni il direttore dei lavori produce la comunicazione di fine lavori e l'attestazione di agibilità in cui, oltre alle Pag. 48dichiarazioni pre-indicate, attesta anche, sotto la propria responsabilità civile e penale, che eventuali e sopravvenute modifiche progettuali in fase di esecuzione dell'opera non alterano l'integrità, la volumetria e la destinazione funzionale dei padiglioni, delle strutture e dei rispettivi locali interni. Tra le comunicazioni richieste, unitamente alle attestazioni di cui sopra, è sempre presente il certificato di collaudo statico e la certificazione di conformità alla normativa vigente degli impianti, che non vengono pertanto sostituiti da alcuna autocertificazione.
PRESIDENTE. L'onorevole
Vallascas ha facoltà di replicare.
ANDREA VALLASCAS. Grazie
Presidente, signor Ministro, non sono soddisfatto della risposta. Diciamo che è
evidente il forte imbarazzo del Governo ad affrontare il pasticcio di Expo, che
solo per il Presidente del Consiglio continua ad essere un grande risultato,
talmente grande che si è reso necessario coprire le numerose incompiute con
quinte di camouflage.
Dal sito Internet dell'evento apprendiamo che sarebbe stato portato a termine poco più del 25 per cento dei lavori, ad eccezione dei padiglioni stranieri. Lo stesso crono-programma delle opere colloca la conclusione di diversi interventi ben oltre l'inaugurazione dell'evento, in un contesto in cui il Paese ha dato il peggio di sé e la corruzione è così fuori controllo. Tralasciamo poi le recenti questioni di ordine pubblico. L'Expo sarà ricordato anche come la fiera dei ritardi e della sicurezza auto-certificata.
Lo Stato, signor Ministro, abdica alle sue responsabilità a danno della sicurezza delle strutture e dell'incolumità di operatori e visitatori. Intanto all'Expo, come sa, si sono già verificati alcuni incidenti. Nel padiglione della Turchia c’è stata la caduta di una placca di metallo, attaccata con del nastro adesivo e non saldata, che ha colpito una ragazza, mentre un altro visitatore è inciampato su un faretto fuoriuscito dal suo alloggiamento. Quindi, ancora una volta si contraggono la vigilanza ed i controlli pubblici e vengono scaricati su tecnici e progettisti responsabilità che non competono loro.
Vorrei citare, visto che comunque ha detto che non viene usata l'autocertificazione, che comunque l'autocertificazione in realtà esiste in Italia ed è una prassi comunque pericolosissima e diffusa tra le amministrazioni pubbliche in funzione di una presunta e falsa celerità e efficienza dei processi autorizzativi. Nella realtà, l'esperienza dimostra che questo modo aum enta scartoffie, tempi e costi e permane sempre l'incertezza sugli esiti finali dei controlli. Quindi, la sicurezza, infine, non può essere subordinata alla faziosità del nostro Premier, concentrato sull'unico obiettivo di pubblicizzare un evento che per noi tutti ha un costo inaccettabile.
Dal sito Internet dell'evento apprendiamo che sarebbe stato portato a termine poco più del 25 per cento dei lavori, ad eccezione dei padiglioni stranieri. Lo stesso crono-programma delle opere colloca la conclusione di diversi interventi ben oltre l'inaugurazione dell'evento, in un contesto in cui il Paese ha dato il peggio di sé e la corruzione è così fuori controllo. Tralasciamo poi le recenti questioni di ordine pubblico. L'Expo sarà ricordato anche come la fiera dei ritardi e della sicurezza auto-certificata.
Lo Stato, signor Ministro, abdica alle sue responsabilità a danno della sicurezza delle strutture e dell'incolumità di operatori e visitatori. Intanto all'Expo, come sa, si sono già verificati alcuni incidenti. Nel padiglione della Turchia c’è stata la caduta di una placca di metallo, attaccata con del nastro adesivo e non saldata, che ha colpito una ragazza, mentre un altro visitatore è inciampato su un faretto fuoriuscito dal suo alloggiamento. Quindi, ancora una volta si contraggono la vigilanza ed i controlli pubblici e vengono scaricati su tecnici e progettisti responsabilità che non competono loro.
Vorrei citare, visto che comunque ha detto che non viene usata l'autocertificazione, che comunque l'autocertificazione in realtà esiste in Italia ed è una prassi comunque pericolosissima e diffusa tra le amministrazioni pubbliche in funzione di una presunta e falsa celerità e efficienza dei processi autorizzativi. Nella realtà, l'esperienza dimostra che questo modo aum enta scartoffie, tempi e costi e permane sempre l'incertezza sugli esiti finali dei controlli. Quindi, la sicurezza, infine, non può essere subordinata alla faziosità del nostro Premier, concentrato sull'unico obiettivo di pubblicizzare un evento che per noi tutti ha un costo inaccettabile.
(Iniziative per il
completamento della stazione alta velocità-alta capacità di Afragola e dei
necessari interventi di collegamento con i sistemi metropolitani – n. 3-01472)
PRESIDENTE. L'onorevole
Castiello ha facoltà di illustrare l'interrogazione Castiello e Palese n. 3-01472,
concernente iniziative per il completamento della stazione alta velocità-alta
capacità di Afragola e dei necessari interventi di collegamento con i sistemi
metropolitani (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a
risposta immediata) per
un minuto.
GIUSEPPINA CASTIELLO.
Grazie Presidente. Signor Ministro, durante la fase di attuazione dello
«sblocca Italia», è stato approvato un ordine del giorno a mia firma, nel quale
il Governo si impegnava ad adottare i necessari interventi legislativi per
estendere la competenza del commissario di Governo anche sulle opere di
completamento del nodo di Napoli, in modo da dare certezza di tempi per quanto
riguarda la conclusione e il completamento dei lavori della stazione alta
velocità-alta capacità nel comune di Afragola,Pag.
49nonché i necessari interventi di collegamento della stessa
con i sistemi metropolitani.
Inoltre, da notizie apparse sulla stampa locale risulta che l'attuale sindaco di Afragola sia palesemente interessato, attraverso il coinvolgimento diretto da parte di aziende di famiglia, al conferimento di una parte dei lavori in subappalto, assegnati da RFI al raggruppamento di imprese risultato vincitore della procedura di gara.
Noi chiediamo a lei, signor Ministro, se non conviene sulla necessità di impedire, anche sollecitando un opportuno intervento da parte dell'Autorità nazionale anticorruzione, quindi la stazione appaltante, l'inopportuna concessione, in subappalto, di lavori ad aziende riconducibili alla famiglia del sindaco in carica di Afragola, sul cui territorio è in atto la costruzione della già citata opera.
Inoltre, da notizie apparse sulla stampa locale risulta che l'attuale sindaco di Afragola sia palesemente interessato, attraverso il coinvolgimento diretto da parte di aziende di famiglia, al conferimento di una parte dei lavori in subappalto, assegnati da RFI al raggruppamento di imprese risultato vincitore della procedura di gara.
Noi chiediamo a lei, signor Ministro, se non conviene sulla necessità di impedire, anche sollecitando un opportuno intervento da parte dell'Autorità nazionale anticorruzione, quindi la stazione appaltante, l'inopportuna concessione, in subappalto, di lavori ad aziende riconducibili alla famiglia del sindaco in carica di Afragola, sul cui territorio è in atto la costruzione della già citata opera.
PRESIDENTE. Il Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, ha facoltà di
rispondere.
GRAZIANO DELRIO, Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti. Grazie, Presidente. Intanto
garantisco che tutta la parte di affidamenti in subappalto che verranno
avanzati saranno esaminati dalla Direzione lavori in ossequio alla previsione
dei contratti e saranno vigilati sia dal MIT sia dall'Autorità nazionale
anticorruzione. Quindi, le voglio garantire che faremo di tutto per verificare
la correttezza e la trasparenza delle procedure poste in essere.
Per quanto riguarda i problemi che lei pone, segnalo che i collegamenti metropolitani da e per la nuova stazione di Napoli Afragola saranno realizzati con l'attivazione della variante Napoli-Cancello, come lei sa, che consentirà, quindi, l'interscambio tra l'alta velocità Roma-Napoli e la linea interregionale, garantendo così i collegamenti su ferro sia su Napoli che per l'intera area metropolitana delle province di Napoli e Caserta per il lato orientale.
Il progetto di realizzazione della variante ferroviaria Napoli-Cancello finanziato renderà possibile anche l'eventuale prolungamento della linea Circumvesuviana fino alla stazione alta velocità Napoli-Afragola, a cura e spese degli enti territoriali preposti.
Nelle more della realizzazione dei suddetti collegamenti su ferro, gli accordi sottoscritti prevedono l'effettuazione di adeguati collegamenti su gomma, per cui sono state previste negli appalti in corso zone di sosta dedicate (kiss & ride eccetera) e di sosta per i taxi. Sono già stati appaltati, sempre a cura di RFI, i lavori della prima fase di adeguamento dell'agibilità stradale esistente per favorire l'accessibilità anche stradale alla stazione di Napoli-Afragola.
Quanto ai lavori di realizzazione della stessa stazione, che consistono essenzialmente nel completamento della costruzione del fabbricato in essere di stazione alta velocità, comprensivo di tutti gli impianti civili e ferroviari nonché di tutte le tecnologie che lo rendono funzionale, questi sono stati appaltati e consegnati il 20 marzo scorso all'ATI composta da Astaldi e NBI. È in corso la fase di cantierizzazione. Quindi, considerata l'avanzata fase de lle procedure e anche abbracciata l'idea di superare il più possibile le nomine di commissari, non si è reso necessario estendere la competenza del commissario di Governo agli interventi in argomento. In ogni caso, l'ultimazione dei lavori è prevista entro il 2016, con attivazione del servizio commerciale, del servizio di alta velocità nel primo trimestre del 2017.
Per quanto riguarda i problemi che lei pone, segnalo che i collegamenti metropolitani da e per la nuova stazione di Napoli Afragola saranno realizzati con l'attivazione della variante Napoli-Cancello, come lei sa, che consentirà, quindi, l'interscambio tra l'alta velocità Roma-Napoli e la linea interregionale, garantendo così i collegamenti su ferro sia su Napoli che per l'intera area metropolitana delle province di Napoli e Caserta per il lato orientale.
Il progetto di realizzazione della variante ferroviaria Napoli-Cancello finanziato renderà possibile anche l'eventuale prolungamento della linea Circumvesuviana fino alla stazione alta velocità Napoli-Afragola, a cura e spese degli enti territoriali preposti.
Nelle more della realizzazione dei suddetti collegamenti su ferro, gli accordi sottoscritti prevedono l'effettuazione di adeguati collegamenti su gomma, per cui sono state previste negli appalti in corso zone di sosta dedicate (kiss & ride eccetera) e di sosta per i taxi. Sono già stati appaltati, sempre a cura di RFI, i lavori della prima fase di adeguamento dell'agibilità stradale esistente per favorire l'accessibilità anche stradale alla stazione di Napoli-Afragola.
Quanto ai lavori di realizzazione della stessa stazione, che consistono essenzialmente nel completamento della costruzione del fabbricato in essere di stazione alta velocità, comprensivo di tutti gli impianti civili e ferroviari nonché di tutte le tecnologie che lo rendono funzionale, questi sono stati appaltati e consegnati il 20 marzo scorso all'ATI composta da Astaldi e NBI. È in corso la fase di cantierizzazione. Quindi, considerata l'avanzata fase de lle procedure e anche abbracciata l'idea di superare il più possibile le nomine di commissari, non si è reso necessario estendere la competenza del commissario di Governo agli interventi in argomento. In ogni caso, l'ultimazione dei lavori è prevista entro il 2016, con attivazione del servizio commerciale, del servizio di alta velocità nel primo trimestre del 2017.
PRESIDENTE. L'onorevole
Castiello ha facoltà di replicare per due minuti.
GIUSEPPINA CASTIELLO.
Noi non siamo soddisfatti, signor Ministro, perché, rispetto al coinvolgimento
delle aziende che fanno capo al sindaco di Afragola, noi ci aspettavamo che lei
in quest'Aula potesse escludere in maniera categorica che il sindaco potesse in
qualche modo ricevere subappalti. Noi ci rendiamo conto che purtroppo il
riferimento locale è un riferimento del suo partito e, quindi, credo che lei
non abbia voluto mettere in imbarazzo e danneggiare il PD locale, vistoPag. 50che l'attuale sindaco
si vanta di essere il riferimento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ci
accorgiamo purtroppo che si tratta sempre della doppia morale che viene
utilizzata in ogni occasione.
Ci spiace fortemente il fatto che il Governo smentisca se stesso circa la volontà, così come, invece, era avvenuto con l'ordine del giorno che ho presentato, di assicurare l'estensione al commissario di Governo per gli adempimenti che riguardano i collegamenti, perché questo porta sicuramente ad un ulteriore ritardo. Quindi, ad oggi voi, come Ministero, non siete in grado di scongiurare quello che è il pericolo, che noi purtroppo sul territorio avvertiamo da anni e che sollecitiamo più volte in quest'Aula. Lo abbiamo fatto anche in diverse interrogazioni parlamentari con i Ministri precedenti. Il pericolo è che la stazione alta velocità di Afragola diventi di fatto una cattedrale nel deserto, non essendo collegata al sistema ferroviario regionale.
Infatti, riteniamo che risulta fondamentale il completamento del nodo ferroviario alta velocità di Napoli, indispensabile per l'ammagliamento dei tracciati ferroviari nord-sud, quindi Milano-Napoli, ed est-ovest Napoli Bari. È indispensabile, quindi, il completamento e la costruzione della stazione di Afragola-porta della Campania nella dinamica di prosecuzione dei flussi ferroviari verso il sud attraverso la linea al nord del Vesuvio e attraverso Bari. Registriamo, quindi, comunque un ritardo inaccettabile per quanto riguarda i collegamenti metropolitani della stazione di Afragola con la città capoluogo e con il sistema regionale dei trasporti. Ad oggi, il tracciato della Cancello-Napoli e l'arretramento della Circumvesuviana, che devono permettere i collegamenti, non risultano ancora attivati. Quindi, noi ci vedremo ancora qui, signor Ministro, con la speranza che lei ci possa dire che ci sarà un'anticipazione e un sollecito anche rispetto ai lavori della stazione che vanno fortemente a rilento, visto che ad oggi sono stati soltanto appaltati con la gara d'appalto.
Ci spiace fortemente il fatto che il Governo smentisca se stesso circa la volontà, così come, invece, era avvenuto con l'ordine del giorno che ho presentato, di assicurare l'estensione al commissario di Governo per gli adempimenti che riguardano i collegamenti, perché questo porta sicuramente ad un ulteriore ritardo. Quindi, ad oggi voi, come Ministero, non siete in grado di scongiurare quello che è il pericolo, che noi purtroppo sul territorio avvertiamo da anni e che sollecitiamo più volte in quest'Aula. Lo abbiamo fatto anche in diverse interrogazioni parlamentari con i Ministri precedenti. Il pericolo è che la stazione alta velocità di Afragola diventi di fatto una cattedrale nel deserto, non essendo collegata al sistema ferroviario regionale.
Infatti, riteniamo che risulta fondamentale il completamento del nodo ferroviario alta velocità di Napoli, indispensabile per l'ammagliamento dei tracciati ferroviari nord-sud, quindi Milano-Napoli, ed est-ovest Napoli Bari. È indispensabile, quindi, il completamento e la costruzione della stazione di Afragola-porta della Campania nella dinamica di prosecuzione dei flussi ferroviari verso il sud attraverso la linea al nord del Vesuvio e attraverso Bari. Registriamo, quindi, comunque un ritardo inaccettabile per quanto riguarda i collegamenti metropolitani della stazione di Afragola con la città capoluogo e con il sistema regionale dei trasporti. Ad oggi, il tracciato della Cancello-Napoli e l'arretramento della Circumvesuviana, che devono permettere i collegamenti, non risultano ancora attivati. Quindi, noi ci vedremo ancora qui, signor Ministro, con la speranza che lei ci possa dire che ci sarà un'anticipazione e un sollecito anche rispetto ai lavori della stazione che vanno fortemente a rilento, visto che ad oggi sono stati soltanto appaltati con la gara d'appalto.
(Iniziative per la
deliberazione dello stato di emergenza per i territori del basso Piemonte
colpiti da intensi eventi meteorologici tra novembre 2014 e marzo 2015 e misure
per la messa in sicurezza del territorio – n. 3-01473)
PRESIDENTE. L'onorevole
Rabino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01473,
concernente iniziative per la deliberazione dello stato di emergenza per i
territori del basso Piemonte colpiti da intensi eventi meteorologici tra
novembre 2014 e marzo 2015 e misure per la messa in sicurezza del territorio (Vedi
l'allegato A – Interrogazioni a
risposta immediata), per un minuto.
MARIANO RABINO. Grazie Presidente,
signor Ministro, premesso che a partire dal mese di novembre 2014 il territorio
della provincia di Cuneo è stato interessato da prolungate precipitazioni
piovose, alle quali hanno fatto seguito, nel mese di febbraio 2015, abbondanti
nevicate anche a quote collinari; premesso, inoltre, che tale situazione ha
determinato un rapido sviluppo di numerosi fenomeni franosi che hanno provocato
gravi danni alle infrastrutture pubbliche ed hanno richiesto interventi urgenti
per garantire la sicurezza di esercizio della viabilità; premesso che nel
periodo dal 15 al 26 marzo 2015 diffuse precipitazioni hanno coinvolto, in
particolare, la fascia alpina e prealpina sud-occidentale della regione, le
pianure meridionali e i rilievi collinari a sud del Po, accentuate dal contesto
idrogeologico già compromesso dalle prolungate precipitazioni dei mesi
precedenti; e premesso che gli effetti al suolo hanno interessato una vasta
porzione del territorio cuneese, risultando particolarmente significativi nei
settori delle Langhe, del Roero e del Monregalese, chiedo, signor Ministro,
quali iniziative intenda adottare il suo Ministero e, in particolare, se il
Consiglio dei ministri promuoverà la definizione e deliberazione dello stato di
emergenza per i territori interessati.
Pag. 51
PRESIDENTE. Il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, ha
facoltà di rispondere, per tre minuti.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie
signor Presidente, ringrazio anche l'onorevole interrogante. La regione
Piemonte ha in corso, come ricordava lei, due situazioni emergenziali che hanno
richiesto l'utilizzo di poteri straordinari in deroga alla vigente normativa.
La prima si è verificata in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici
che hanno colpito il territorio delle province di Torino, Alessandria, Biella,
Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli nei mesi di ottobre e novembre 2014. Il
12 dicembre scorso il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di
emergenza, cui è seguita l'ordinanza del capo del Dipartimento della protezione
civile, nonché la nomina del commissario delegato nella persona del direttore
della direzione opere pubbliche della regione Piemonte. Il piano degli
interventi urgenti è stato approvato dal Dipartimento due giorni dopo.
Sulla più recente ondata di maltempo nelle province di Asti e Cuneo, a febbraio e marzo 2015, la regione ha chiesto la delibera dello stato di emergenza inviando, il 29 aprile successivo, un rapporto-evento con il quale sono stati descritti i fenomeni, le criticità e gli effetti al suolo, con riserva di inviare un rapporto definitivo essendo ancora in corso la stima dei danni, attività propedeutica per dichiarare lo stato di emergenza. Su quest'ultima richiesta, i funzionari del Dipartimento della protezione civile da oggi e fino al giorno 8 effettueranno i sopralluoghi nei territori interessati per valutare la sussistenza dei requisiti per la delibera dello stato di emergenza.
Ricordo, poi, che il mio Ministero ha sottoscritto con le regioni specifici accordi di programma che individuano e finanziano gli interventi prioritari. Quello del 17 novembre 2010 con la regione Piemonte prevede oltre 112 milioni di euro per la realizzazione di 238 interventi,231 a valere sulle risorse
statali e 7 sul cofinanziamento regionale. Il finanziamento statale è stato
quantificato in 65 milioni e 670 mila euro, riducendo i relativi interventi a
217, il cui stato di avanzamento è verificabile sul sistema ReNDiS-web di
ISPRA. I restanti 14 sono stati posti poi in fase di programmazione. Per la
provincia di Cuneo, sono stati previsti 59 interventi per 19 milioni e 900 mila
euro, di cui 52 finanziati per 17 milioni e 780 mila euro. L'impegno contro il
dissesto idrogeologico continua e mi pare che già i primi risultati iniziano a
vedersi.
Sulla più recente ondata di maltempo nelle province di Asti e Cuneo, a febbraio e marzo 2015, la regione ha chiesto la delibera dello stato di emergenza inviando, il 29 aprile successivo, un rapporto-evento con il quale sono stati descritti i fenomeni, le criticità e gli effetti al suolo, con riserva di inviare un rapporto definitivo essendo ancora in corso la stima dei danni, attività propedeutica per dichiarare lo stato di emergenza. Su quest'ultima richiesta, i funzionari del Dipartimento della protezione civile da oggi e fino al giorno 8 effettueranno i sopralluoghi nei territori interessati per valutare la sussistenza dei requisiti per la delibera dello stato di emergenza.
Ricordo, poi, che il mio Ministero ha sottoscritto con le regioni specifici accordi di programma che individuano e finanziano gli interventi prioritari. Quello del 17 novembre 2010 con la regione Piemonte prevede oltre 112 milioni di euro per la realizzazione di 238 interventi,
PRESIDENTE. L'onorevole
Rabino ha facoltà di replicare per due minuti.
MARIANO RABINO. Signor
Ministro, la ringrazio. Prendo le sue dichiarazioni per davvero come una
dichiarazione di intenti e un impegno anche a venire nei territori in
particolare di Langhe-Roero. Ringrazio anche la collega Gribaudo che, insieme a
me, come parlamentare espressione della provincia di Cuneo, oggi è qui a
presidiare questo importante tema. Gran parte dei dissesti conseguenti agli
eventi citati costituisce un aggravamento di analoghi fenomeni registrati in
occasione di calamità precedenti ed è vero – lo ha ricordato lei – che nel mese
di aprile 2009 il Consiglio dei ministri deliberò lo stato di emergenza. In
riferimento a quegli eventi però sono stati eseguiti allo stato i soli
ripristini urgenti di prima fase ma non gli interventi definitivi di
mitigazione del rischio e messa in sicurezza per mancanza di specifiche risorse
economiche. Le avverse condizioni climatiche, sempre più frequenti, stanno
mettendo a dura prova la tenuta idrogeologica di diverse aree della provincia
cuneese e rendono necessari nell'immediato interventi per la messa in sicurezza
del territorio e il ripristino delle infrastrutture, con priorità per le zone
più gravemente colpite, prevedendo stanziamenti adeguati per il contrasto al
dissesto idrogeologico. Signor Ministro – mi ero permesso di segnalarlo già anche
in sede di Parlamento al Presidente del Consiglio dei ministri in vista di un
ConsiglioPag. 52europeo
– il tema del riassetto idrogeologico del Paese dovrebbe entrare in una
richiesta in deroga al Patto di stabilità. Noi dovremmo pretendere dall'Europa
che lo Stato italiano promuova un grandissimo piano di riassetto, di messa in
sicurezza dei nostri territori, delle nostre frane, delle nostre colline, delle
nostre strade, dei nostri fiumi e che su questo tipo di investimenti si possa
avere una deroga alla rigidità del Patto di stabilità.
(Chiarimenti in ordine al
trasferimento nel porto di Augusta (Siracusa) di rifiuti speciali provenienti
dallo stabilimento ILVA di Taranto – n. 3-01474)
PRESIDENTE. L'onorevole
Amoddio ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01474 concernente chiarimenti in ordine al
trasferimento nel porto di Augusta (Siracusa) di rifiuti speciali provenienti
dallo stabilimento Ilva di Taranto (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a
risposta immediata) per
un minuto.
SOFIA AMODDIO. Ministro,
lo scorso 21 aprile è attraccata nel porto di Augusta una nave con circa
diecimila tonnellate di rifiuti speciali provenienti dall'Ilva di Taranto. Si
tratta di polverino residuo dei fiumi dell'altoforno che verrà smaltito in una
discarica Cisma che è a pochissimi passi tra Augusta e Melilli nel sito di
interesse nazionale di Priolo che è un'area chiamata triangolo della morte per
la presenza del petrolchimico più grande d'Europa e dove come a Taranto c’è un
altissimo livello di mortalità. Nel provvedimento di sequestro dell'Ilva di
Taranto si metteva alla luce una gestione dissennata e criminale: questo si
leggeva nel provvedimento di sequestro delle polveri contenenti diossina. Con
questa interrogazione facciamo presente che non ci sono chiare le modalità che
hanno determinato l'autorizzazione del trasferimento di questi rifiuti dalla
Puglia alla Sicilia: perché spartirli proprio in una zona ad altissimo rischio
ambientale, che ha estrema necessità di bonificare e di eliminare i propri
rifiuti piuttosto che acquisirli da altra parte d'Italia ? Vorremmo quindi capire i criteri della scelta
in un'area che è fortemente, ripeto, necessitata ad avere le bonifiche al più
presto.
PRESIDENTE. Il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, ha
facoltà di rispondere.
GIAN LUCA GALLETTI, Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie agli
onorevoli interroganti. Relativamente al trasferimento dei materiali
provenienti dall'Ilva in una discarica presso Augusta, sulla base delle
informazioni che abbiamo acquisito per rispondere all'interrogazione dal
commissario Ilva Corrado Carruba i rifiuti in questione sono stati classificati
e caratterizzati dal produttore come rifiuti non pericolosi, prodotti dal
trattamento dei fiumi. Ad oggi non risulta al mio Dicastero alcuna segnalazione
in merito da parte delle competenti autorità di controllo locali, provincia e
ARPA. Inoltre la discarica in cui i rifiuti sono stati conferiti è esterna al
perimetro del SIN sulla base della cartografia disponibile. Secondo le
informazioni fornite dall'Ilva, il materiale per l'esattezza 9.142 tonnellate è
stato inviato in Sicilia in via transitoria. È infatti previsto che i rifiuti
saranno smaltiti presso il sito Ilva una volta attuato il piano di gestione dei
rifiuti aziendali e l'avvio dei nuovi impianti autorizzati in discarica, così
com’è stato previsto peraltro nel decreto Ilva del gennaio scorso. Per quanto
attiene allo stato delle bonifiche del SIN di Priolo sintetizzo brevemente
quanto già riferito recentemente in una risposta ad un'altra interrogazione.
Con l'Accordo di programma sottoscritto nel 2008 è stato previsto un fabbisogno finanziario di 774,5 milioni di euro. Tuttavia, solo una parte, pari a 106 milioni di euro, era coperta con risorse disponibili. La rimanente quota di 667,7 milioni di euro era previsto venisse coperta con fondi di successiva individuazione e reperimento. Tra le risorse a Pag. 5387 non sono più disponibili, in quanto non sono stati assunti impegni giuridicamente vincolanti entro i termini previsti. Inoltre, il Ministero ha trasferito alla regione Sicilia risorse aggiuntive per 4 milioni di euro, e poi altri 5 milioni, derivati dall'atto transattivo sottoscritto con la società ISAB Srl. Quindi, le risorse attualmente disponibili ammontano a 62 milioni di euro e sono state inserite nella bozza di Accordo di programma per il SIN di Priolo, in fase di perfezionamento da parte del Ministero dello sviluppo economico e dell'Agenzia per la coesione territoriale prima della sottoscrizione prevista entro questo mese. carico del Ministero sono stati trasferiti, a suo tempo, 50 milioni di euro sulla contabilità speciale aperta a favore del commissario delegato per l'emergenza bonifica, la cui titolarità è stata poi trasferita alla regione siciliana. Oggi le risorse residue attualmente nella piena disponibilità della regione ammontano a circa 46 milioni. Altri 6 milioni 800 mila euro saranno trasferiti alla regione una volta completate le procedure per la loro reiscrizione nel bilancio del Ministero dell'ambiente. Va detto che 50 milioni di euro di programmazione unitaria 2007-2013 della regione Sicilia, assegnate con delibera CIPE n.
Con l'Accordo di programma sottoscritto nel 2008 è stato previsto un fabbisogno finanziario di 774,5 milioni di euro. Tuttavia, solo una parte, pari a 106 milioni di euro, era coperta con risorse disponibili. La rimanente quota di 667,7 milioni di euro era previsto venisse coperta con fondi di successiva individuazione e reperimento. Tra le risorse a Pag. 5387 non sono più disponibili, in quanto non sono stati assunti impegni giuridicamente vincolanti entro i termini previsti. Inoltre, il Ministero ha trasferito alla regione Sicilia risorse aggiuntive per 4 milioni di euro, e poi altri 5 milioni, derivati dall'atto transattivo sottoscritto con la società ISAB Srl. Quindi, le risorse attualmente disponibili ammontano a 62 milioni di euro e sono state inserite nella bozza di Accordo di programma per il SIN di Priolo, in fase di perfezionamento da parte del Ministero dello sviluppo economico e dell'Agenzia per la coesione territoriale prima della sottoscrizione prevista entro questo mese. carico del Ministero sono stati trasferiti, a suo tempo, 50 milioni di euro sulla contabilità speciale aperta a favore del commissario delegato per l'emergenza bonifica, la cui titolarità è stata poi trasferita alla regione siciliana. Oggi le risorse residue attualmente nella piena disponibilità della regione ammontano a circa 46 milioni. Altri 6 milioni 800 mila euro saranno trasferiti alla regione una volta completate le procedure per la loro reiscrizione nel bilancio del Ministero dell'ambiente. Va detto che 50 milioni di euro di programmazione unitaria 2007-2013 della regione Sicilia, assegnate con delibera CIPE n.
PRESIDENTE. L'onorevole
Bratti, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due
minuti.
ALESSANDRO BRATTI.
Presidente, ringrazio il signor Ministro, anche a nome dei colleghi della
regione Sicilia, che, come vede, sono molto numerosi perché sono molto
interessati soprattutto alle problematiche legate alla bonifica, oltre a quel
chiarimento che ha chiesto la collega Amoddio. In parte abbiamo avuto una
risposta soddisfacente. Intanto, quello che le chiediamo, attraverso la
collaborazione con gli organi di controlli, in questo caso ISPRA ed ARPA, è di
verificare attentamente che quel materiale sia assoggettabile ai rifiuti non
pericolosi e non a rifiuti pericolosi, e anche di verificare se tutte le
autorizzazioni della discarica, sebbene fuori dal sito di interesse nazionale,
siano congrue per quel tipo di trattamento. Certo è che un'informazione forse
più rapida, migliore e più larga nei confronti dei cittadini avrebbe evitato
tutta una serie di discussioni e di preoccupazioni che oggi invece sono
presenti in quei territori. Ripeto, territori che attengono bonifiche da anni.
Oggi parliamo di Priolo, ma potremmo dire Milazzo, potremmo dire Gela; insomma,
tutta una serie di SIN, di siti di interesse nazionale, che spettano non solo,
Ministro, dei fondi. Lei ne citava tanti e anche importanti, ma le chiediamo anche
di vigilare attentamente su mancanze di altre situazioni che non svolgono il
loro ruolo, fino ad arrivare – mi permetto di dire – ad azioni fortemente
coercitive, perché non ci si può permettere, di fronte a tutta una serie di
problemi legati al tema delle bonifiche e quindi della salute e della
reindustrializzazione di quei siti, per creare nuova occupazione, che ci siano
istituzioni che possono permettersi di perdere dei quattrini. Quindi, le
chiediamo davvero uno sforzo come Ministero, non solo – ripeto – per verificare
e di mettere a disposizione le risorse necessarie ma anche di svolgere un ruolo
attivo nel coordinare quegli accordi di programma così importanti per davvero
risolvere e risanare definitivamente quei territori così martoriati da una industrializzazione
selvaggia che si è sviluppata in un certo periodo storico del nostro Paese.
(Iniziative per garantire la
continuità produttiva dello stabilimento Prysmian di Ascoli Piceno – n. 3-01475)
PRESIDENTE. L'onorevole
Ricciatti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01475 concernente iniziative per garantire
la continuità produttiva dello stabilimento Prysmian di Ascoli Piceno (Vedi
l'allegato A – Interrogazioni a
risposta immediata), per un minuto.
LARA RICCIATTI. Grazie,
signor Presidente. Il 27 febbraio la società multinazionalePag. 54Prysmian ha
annunciato la propria volontà di chiudere lo stabilimento di Ascoli Piceno, che
conta 120 dipendenti e dal quale dipendono numerosissime società dell'indotto
Piceno. Il 29 aprile, qualche giorno fa, al tavolo tenutosi presso il Ministero
dello sviluppo economico tra azienda, organizzazioni sindacali ed istituzioni,
Prysmian ha ribadito la volontà di chiudere lo stabilimento, affermando di
essere pure disposta a restituire i soldi dei fondi europei ricevuti per gli
altri stabilimenti. Per inciso, voglio precisare e chiarire che quello di
Ascoli è lo stabilimento più efficiente del gruppo e da quindici anni registra
il raggiungimento di tutti gli obiettivi di produzione che si era e che si è
prefissato.
Quindi, il senso di questa interrogazione è quello di conoscere quali iniziative il Governo intende assumere per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Ascoli Piceno e per evitare la conseguente desertificazione industriale ed occupazionale che ne deriverebbe per l'intero territorio marchigiano.
Quindi, il senso di questa interrogazione è quello di conoscere quali iniziative il Governo intende assumere per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Ascoli Piceno e per evitare la conseguente desertificazione industriale ed occupazionale che ne deriverebbe per l'intero territorio marchigiano.
PRESIDENTE. La Ministra dello sviluppo
economico, Federica Guidi, ha facoltà di rispondere.
FEDERICA GUIDI, Ministra
dello sviluppo economico. Grazie,
Presidente. Parto dall'ultima domanda dell'onorevole Ricciatti per rispondere:
quali iniziative ?
Le rispondo sinteticamente, poi cercherò di articolare le risposte: tutte.
Come ricordava l'onorevole la decisione della chiusura dello stabilimento di Ascoli è stata annunciata dal gruppo e ha suscitato sin dal primo momento forti preoccupazioni anche nel Governo per le ricadute occupazionali sia dirette sia indirette: parliamo di 115 persone. Si è aperto immediatamente un tavolo di confronto presso il Ministero, dove i vertici aziendali hanno evidenziato le ragioni di questa loro scelta per quello che riguarda il segmento produttivo presente ad Ascoli, che produce per il settore oil & gas, colpito da una grave contrazione di mercato.
Detto questo, l'azienda ha giustificato questa sua decisione con il fatto che vi sarebbe una insostenibilità economica nella gestione di questo stabilimento. Cosa stiamo cercando di fare ? È una situazione in progressCertamente è intenzione del Governo procedere anche alla definizione di un accordo di programma a favore della reindustrializzazione dell'area, naturalmente, senza escludere di mantenere comunque attivo, almeno per un periodo ragionevole di tempo, lo stabilimento di Ascoli Piceno. Stiamo quindi monitorando la situazione, che naturalmente ha una sua dinamica sia sulla trattativa aziendale-sindacale, con alcune proposte che nel frattempo l'azienda sta avanzando, sia con un tavolo ministeriale che permanentemente confronta in maniera attiva, cerca di guidare le strategie del gruppo rispetto alla priorità che ha il Governo: preservare i 115 lavoratori, preservare il livello occupazionale e garantire comunque al massimo la possibilità di mantenere un sito industriale e produttivo nell'area di Ascoli Piceno. , pertanto la stiamo monitorando quotidianamente. Il Ministero ha immediatamente prima di tutto chiesto all'azienda una riflessione circa la somministrazione di questo contratto di sviluppo. Richiesta alla quale l'azienda ha aderito senza mettere a rischio gli altri piani di investimento che il gruppo Prysmian aveva annunciato in Italia su altri stabilimenti. Dopodiché il Ministero, insieme alle altre istituzioni locali, ha ribadito la propria contrarietà alla decisione di chiusura chiedendo all'azienda una ulteriore riflessione. Personalmente, nel corso di quel tavolo, ho proposto una doppia sede di confronto, una propria aziendale-sindacale ed una continuativamente aperta presso il Ministero. Naturalmente, per quanto riguarda il territorio, il Governo ha intenzione di mettere in campo tutte le possibili soluzioni. La prima, quella di cercare di evitare il rischio della chiusura facendo cambiare in qualche modo il piano industriale a Prysmian.
Le rispondo sinteticamente, poi cercherò di articolare le risposte: tutte.
Come ricordava l'onorevole la decisione della chiusura dello stabilimento di Ascoli è stata annunciata dal gruppo e ha suscitato sin dal primo momento forti preoccupazioni anche nel Governo per le ricadute occupazionali sia dirette sia indirette: parliamo di 115 persone. Si è aperto immediatamente un tavolo di confronto presso il Ministero, dove i vertici aziendali hanno evidenziato le ragioni di questa loro scelta per quello che riguarda il segmento produttivo presente ad Ascoli, che produce per il settore oil & gas, colpito da una grave contrazione di mercato.
Detto questo, l'azienda ha giustificato questa sua decisione con il fatto che vi sarebbe una insostenibilità economica nella gestione di questo stabilimento. Cosa stiamo cercando di fare ? È una situazione in progressCertamente è intenzione del Governo procedere anche alla definizione di un accordo di programma a favore della reindustrializzazione dell'area, naturalmente, senza escludere di mantenere comunque attivo, almeno per un periodo ragionevole di tempo, lo stabilimento di Ascoli Piceno. Stiamo quindi monitorando la situazione, che naturalmente ha una sua dinamica sia sulla trattativa aziendale-sindacale, con alcune proposte che nel frattempo l'azienda sta avanzando, sia con un tavolo ministeriale che permanentemente confronta in maniera attiva, cerca di guidare le strategie del gruppo rispetto alla priorità che ha il Governo: preservare i 115 lavoratori, preservare il livello occupazionale e garantire comunque al massimo la possibilità di mantenere un sito industriale e produttivo nell'area di Ascoli Piceno. , pertanto la stiamo monitorando quotidianamente. Il Ministero ha immediatamente prima di tutto chiesto all'azienda una riflessione circa la somministrazione di questo contratto di sviluppo. Richiesta alla quale l'azienda ha aderito senza mettere a rischio gli altri piani di investimento che il gruppo Prysmian aveva annunciato in Italia su altri stabilimenti. Dopodiché il Ministero, insieme alle altre istituzioni locali, ha ribadito la propria contrarietà alla decisione di chiusura chiedendo all'azienda una ulteriore riflessione. Personalmente, nel corso di quel tavolo, ho proposto una doppia sede di confronto, una propria aziendale-sindacale ed una continuativamente aperta presso il Ministero. Naturalmente, per quanto riguarda il territorio, il Governo ha intenzione di mettere in campo tutte le possibili soluzioni. La prima, quella di cercare di evitare il rischio della chiusura facendo cambiare in qualche modo il piano industriale a Prysmian.
PRESIDENTE. L'onorevole
Ricciatti ha facoltà di replicare.
LARA RICCIATTI. Grazie
signora Ministra. Apprezzo che lei consideri le graviPag.
55ripercussioni economiche su un territorio che è già stato
fortemente colpito da una crisi industriale, anche se noi pensiamo che quando
si arriva a convocare un tavolo presso il Ministero delle sviluppo economico
vuol dire che siamo alle battute finali di una attività produttiva, qualsiasi
essa sia. In questo momento vale per Prysmian, potrei però pensare a Whirlpool
e a tante altre. Apprezzo comunque che lei consideri le ripercussioni economiche
su un territorio già colpito.
Vede, signora Ministra, io so che può sentirsi disturbata quando qualcuno le parla di uno dei cancri della politica industriale di questo paese quale è quello delle delocalizzazioni, che non credo stia attuando lei ed il suo Governo. È bene però sapere che nel territorio Piceno negli ultimi sei anni questo fenomeno, che ha visto la chiusura di importanti stabilimenti industriali è stato perpetrato in maniera indiscriminata, generando una considerevole perdita di posti di lavoro e un grandissimo incremento della disoccupazione.
Vede, signora Ministra, ci sono realtà che non ce la fanno più, in cui come una bomba ad orologeria sta per scoppiare la tenuta sociale delle comunità.
Lei ed il suo Governo avete il dovere di dare delle risposte concrete, non solo di convocare dei tavoli. Lei ed il suo Governo dovete avere il coraggio, sempre che ne abbiate l'autorevolezza, però, di far cessare immediatamente lo shopping che le imprese estere vengono a fare nelle imprese italiane. Dimostri di saper programmare, qualora sempre ne abbiate le capacità, la politica industriale di questo paese, la grande assente nelle vostre politiche. Nel frattempo, però, sappiate che la gente si suicida, che la gente perde il lavoro e che la gente perde anche la dignità.
Vede, signora Ministra, io so che può sentirsi disturbata quando qualcuno le parla di uno dei cancri della politica industriale di questo paese quale è quello delle delocalizzazioni, che non credo stia attuando lei ed il suo Governo. È bene però sapere che nel territorio Piceno negli ultimi sei anni questo fenomeno, che ha visto la chiusura di importanti stabilimenti industriali è stato perpetrato in maniera indiscriminata, generando una considerevole perdita di posti di lavoro e un grandissimo incremento della disoccupazione.
Vede, signora Ministra, ci sono realtà che non ce la fanno più, in cui come una bomba ad orologeria sta per scoppiare la tenuta sociale delle comunità.
Lei ed il suo Governo avete il dovere di dare delle risposte concrete, non solo di convocare dei tavoli. Lei ed il suo Governo dovete avere il coraggio, sempre che ne abbiate l'autorevolezza, però, di far cessare immediatamente lo shopping che le imprese estere vengono a fare nelle imprese italiane. Dimostri di saper programmare, qualora sempre ne abbiate le capacità, la politica industriale di questo paese, la grande assente nelle vostre politiche. Nel frattempo, però, sappiate che la gente si suicida, che la gente perde il lavoro e che la gente perde anche la dignità.
PRESIDENTE. Il deputato
Causin ha facoltà di illustrare per un minuto la sua interrogazione n. 3-01476,
concernente le iniziative in relazione alla crisi dell'azienda motociclistica
Aprilia (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a
risposta immediata).
ANDREA CAUSIN. Signor
Presidente, devo dirle la verità, è cambiata l'interrogazione, perché noi
abbiamo interrogato sulla riduzione della produzione di energia elettrica delle
centrali idroelettriche. Forse c’è stato un problema di comunicazione degli
uffici. Però, se il Ministro è preparato su questo, io posso anche intervenire
su Aprilia, non c’è nessun problema. Come preferisce il Ministro.
L'interrogazione noi l'avevamo depositata sulla riduzione del quantitativo di
produzione dell'energia idroelettrica, però se il Ministro ha la risposta su
Aprilia...
PRESIDENTE. Alla Presidenza
risulta depositata questa su Aprilia: è questa quella che viene svolta. Prego,
ha un minuto a disposizione.
ANDREA CAUSIN. Signor
Presidente, intervengo per chiedere lo stato della situazione riguardo
l'azienda Aprilia di Noale e Scorzé, che un'azienda leader nel settore sportivo
e anche nel settore industriale nella produzione di cicli e motocicli. Versa in
una crisi e utilizza i contratti di solidarietà da molti anni. Volevamo capire
quali erano gli aggiornamenti e anche quale tipo di situazioni si stanno
configurando per questa azienda che rappresenta un patrimonio di carattere
tecnologico, industriale e anche di grande prestigio sportivo per l'Italia.
PRESIDENTE. La Ministra dello sviluppo
economico, Federica Guidi, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
FEDERICA GUIDI, Ministra
dello sviluppo economico. Signor Presidente, rispondo che
certamente queste unità produttive che afferiscono oggi al gruppo Piaggio, che
sono presenti nel territorio veneto e a cui faceva riferimento l'onorevole
interrogante, come noto, svolgono un'attività di assemblaggio di motoveicoli,Pag. 56ciclomotori e
scooter. Certamente negli ultimi anni questo è un settore che ha subito delle
pesanti ripercussioni in termini di diminuzione dei volumi e quindi c’è stato,
soprattutto a partire dagli anni 2008 e 2009, un ricorso massivo a strumenti di
integrazione salariale.
Certamente, negli ultimi anni l'azienda, proprio per far fronte a questa perdurante crisi di questo settore e anche allo scopo di contenere i costi, ha condiviso con le organizzazioni sindacali, con le RSU, per quello che riguarda gli stabilimenti di Scorzé e di Noale, la fruizione di un contratto di solidarietà fino a gennaio 2014. Dopo di che concordo con lei sul fatto che ci sia la necessità di individuare delle ulteriori soluzioni adeguate al fine di scongiurare alcune ipotesi probabili – ma speriamo di no, naturalmente – perdite occupazionali di professionalità in un settore che in realtà oggi sta mostrando alcuni segni di ripresa. Quindi, è chiaro è massivamente importante cercare di contenere quel tipo di know-how e di competenze produttive, cercando di cogliere i segnali favorevoli che nel mercato stanno arrivando.
Ad oggi non esiste una situazione, chiamala così, che può essere definita di un vero e proprio tavolo di crisi. Certamente seguiamo il settore e tutte le esigenze che le aziende o che le organizzazioni sindacali ci dovessero rappresentare. Evidentemente, sono disponibile fin da subito anche a convocare presso il Ministero, su richiesta delle parti, naturalmente, un tavolo che possa consentire di avere un confronto su quelle che potrebbero essere delle ulteriori iniziative per cercare non tanto di superare un momento di crisi, ma accompagnare un momento transitorio, in attesa di avere l'opportunità di cogliere un mercato che forse sta dando segni di ripresa, mantenendo e salvaguardando al massimo, naturalmente, i livelli occupazionali sul nostro territorio.
Certamente, negli ultimi anni l'azienda, proprio per far fronte a questa perdurante crisi di questo settore e anche allo scopo di contenere i costi, ha condiviso con le organizzazioni sindacali, con le RSU, per quello che riguarda gli stabilimenti di Scorzé e di Noale, la fruizione di un contratto di solidarietà fino a gennaio 2014. Dopo di che concordo con lei sul fatto che ci sia la necessità di individuare delle ulteriori soluzioni adeguate al fine di scongiurare alcune ipotesi probabili – ma speriamo di no, naturalmente – perdite occupazionali di professionalità in un settore che in realtà oggi sta mostrando alcuni segni di ripresa. Quindi, è chiaro è massivamente importante cercare di contenere quel tipo di know-how e di competenze produttive, cercando di cogliere i segnali favorevoli che nel mercato stanno arrivando.
Ad oggi non esiste una situazione, chiamala così, che può essere definita di un vero e proprio tavolo di crisi. Certamente seguiamo il settore e tutte le esigenze che le aziende o che le organizzazioni sindacali ci dovessero rappresentare. Evidentemente, sono disponibile fin da subito anche a convocare presso il Ministero, su richiesta delle parti, naturalmente, un tavolo che possa consentire di avere un confronto su quelle che potrebbero essere delle ulteriori iniziative per cercare non tanto di superare un momento di crisi, ma accompagnare un momento transitorio, in attesa di avere l'opportunità di cogliere un mercato che forse sta dando segni di ripresa, mantenendo e salvaguardando al massimo, naturalmente, i livelli occupazionali sul nostro territorio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di
replicare l'onorevole Causin a cui confermo che questa è l'interrogazione che è
stata depositata e, peraltro, è quella pubblicata sul bollettino.
ANDREA CAUSIN. Ringrazio
il signor Ministro ed anche la
Presidenza per l'improvvisazione che abbiamo fatto, il che
dimostra che siamo sempre preparati in tutti quanti gli ambiti.
Ringrazio soprattutto il ministro per la disponibilità della convocazione di un tavolo perché l'Aprilia è un po’ l'emblema delle piccole e medie imprese italiane e delle piccole e medie imprese venete che riescono a raggiungere dei livelli di competizione, sia nel mondo sportivo, sia nel mondo della produzione di serie, capaci di vincere e di stare davanti addirittura alla grandi case motociclistiche giapponesi.
A Scorzè e Noale – Noale è proprio il luogo dove è nata e dove c’è anche il centro di engineering e di produzione – in questo momento permangono molti lavoratori, permane una parte di engineering molto importante, c’è un reparto corse che sta dando anche delle grandi soddisfazioni: l'anno scorso è stato vintala MotoGP ; quindi, ci sono
assolutamente le condizioni perché questa azienda possa ritornare ad essere una
azienda leader sia nelle competizioni sportive sia
nella produzione di serie.
È chiaro che il tavolo, giustamente come diceva il Ministro, non deve essere un tavolo per andare a riprorogare ammortizzatori sociali ma deve essere un tavolo per capire le prospettive dell'azienda. In questo senso mi dichiaro soddisfatto del tipo di azione che vuole intraprendere ed ha deciso di intrap rendere il Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).
Ringrazio soprattutto il ministro per la disponibilità della convocazione di un tavolo perché l'Aprilia è un po’ l'emblema delle piccole e medie imprese italiane e delle piccole e medie imprese venete che riescono a raggiungere dei livelli di competizione, sia nel mondo sportivo, sia nel mondo della produzione di serie, capaci di vincere e di stare davanti addirittura alla grandi case motociclistiche giapponesi.
A Scorzè e Noale – Noale è proprio il luogo dove è nata e dove c’è anche il centro di engineering e di produzione – in questo momento permangono molti lavoratori, permane una parte di engineering molto importante, c’è un reparto corse che sta dando anche delle grandi soddisfazioni: l'anno scorso è stato vinta
È chiaro che il tavolo, giustamente come diceva il Ministro, non deve essere un tavolo per andare a riprorogare ammortizzatori sociali ma deve essere un tavolo per capire le prospettive dell'azienda. In questo senso mi dichiaro soddisfatto del tipo di azione che vuole intraprendere ed ha deciso di intrap rendere il Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).
(Iniziative in relazione alla
vertenza Whirlpool e orientamenti con riguardo alle altre vertenze in corso –
n. 3-01477)
PRESIDENTE. L'onorevole
Taglialatela ha facoltà di illustrare per un minuto l'interrogazione Giorgia
Meloni ed altri n. 3-01477,
concernente iniziative in relazionePag.
57alla vertenza Whirlpool e orientamenti con riguardo alle
altre vertenze in corso (Vedi l'allegato A – Interrogazioni a
risposta immediata), di cui è cofirmatario.
MARCELLO TAGLIALATELA.
Signor Presidente, Ministro, le vicende della crisi industriale sono
riecheggiate in quest'Aula e riguardano molte aziende. In modo particolare, la Whirlpool nelle
settimane che hanno preceduto questo giorno è arrivata agli onori della cronaca
in negativo per una questione legata alla decisione di una chiusura nonostante
che, esattamente un anno fa, si era raggiunto un accordo con i sindacati. Poco
più di un anno fa c'era stato un accordo per un finanziamento di Invitalia a
favore della Whirlpool e la vicenda compare come un ulteriore danno
occupazionale al Mezzogiorno e alla Campania; ma è tutto il settore industriale
italiano in crisi. Le chiediamo un intervento specifico tenendo conto che, la
regione Campania per la vicenda Whirlpool, ha anche dichiarato la sua
disponibilità ad un accordo di programma con 50 milioni di euro per venire
incontro alle esigenze industriali dello stabilimento.
PRESIDENTE. La Ministra dello sviluppo
economico, Federica Guidi, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
FEDERICA GUIDI, Ministra
dello sviluppo economico. Signor Presidente, cerco di rispondere
velocemente sia sulla vicenda Whirlpool che sulle altre che sono state in
qualche modo richiamate dall'interrogazione. Sulla vicenda Whirlpool, lei ha
richiamato un po’ la storia che abbiamo, nelle ultime settimane, alle spalle;
vorrei fare una premessa: il piano Indesit, che lei citava del 2013, aveva un
punto qualificante che era quello di non procedere a nessun tipo di licenziamento
fino a tutto il 2018. Questo è stato il primo punto che il Governo ha chiesto a
Whirlpool che venisse rispettato ed è la risposta che la Whirlpool ha dato da
subito rispetto al mantenimento di quell'accordo. Quindi, nessun licenziamento
fino al 2018.
Questa è stata la precondizione che il Governo ha posto a Whirlpool, direi nei primi minuti del piano industriale. Dopodiché, il piano Indesit veniva da un piano industriale che aveva delle fragilità, che purtroppo contava già un certo numero di esuberi. Detto questo, il piano Whirlpool – vado velocemente perché nei tre minuti altrimenti non riesco probabilmente a darle una risposta compiuta – ha dei punti di forza che il Governo ha cercato di ribadire fin dall'inizio. Rientrano produzioni in Italia, ci sono 500 milioni di euro di investimento, il 70 per cento della ricerca e sviluppo del gruppo Whirlpool dall'Europa viene localizzato in Italia.
Poi ci sono i punti critici, che sono 1.350 esuberi concentrati, purtroppo, in un sito specifico, che è quello di Carinaro. Il Governo ha detto fin dal primo secondo che questo piano industriale va modificato e questo è quello che il Governo sta facendo. Naturalmente, esiste un tavolo sindacale che si è attivato – e qui c’è anche il sottosegretario Bellanova, che ringrazio, perché anche il Ministero del lavoro naturalmente è coinvolto insieme a noi in questa vicenda – che, per richiesta espressa delle parti, e soprattutto delle organizzazioni sindacali, ha sede al Ministero dello sviluppo economico. Naturalmente, il Ministero sta non solo monitorando, non solo assistendo ma sta avendo una parte attiva perché la richiesta che stiamo facendo, dalle ultime settimane fino a mezz'ora fa, è un cambio del piano industriale che possa mantenere gli aspetti positivi che in quel piano ci sono e possa modificare gli aspetti negativi: garantire, quindi, l'occupazione e minimizzare gli impatti occupazionali. Questa è la prima priorità che il Governo si è assunto. Quindi, noi vogliamo riuscire a modificare, a cercare di modificare quel piano industriale in modo tale da garantire un'occupazione vera e stabile, non so dirle ancora in quale modo perché naturalmente è un processo che è ancora in corso, ma certamente quello che noi vogliamo fare è garantire l'occupazione e preservare i 1.350 posti di lavoro. Pag. 58
Come dicevo, la trattativa è iniziata, è monitorata quotidianamente, c’è una piattaforma sindacale aziendale, che è presso il Ministero, e ci sono incontri costanti con tutte e due le parti per cercare di trovare una soluzione. Il Governo ha la massima attenzione in questo e dal primo giorno il Governo ha detto che dobbiamo scongiurare l'impatto negativo che questo piano ha sull'aspetto occupazionale. Sulle altre vertenze, vado molto velocemente...
Questa è stata la precondizione che il Governo ha posto a Whirlpool, direi nei primi minuti del piano industriale. Dopodiché, il piano Indesit veniva da un piano industriale che aveva delle fragilità, che purtroppo contava già un certo numero di esuberi. Detto questo, il piano Whirlpool – vado velocemente perché nei tre minuti altrimenti non riesco probabilmente a darle una risposta compiuta – ha dei punti di forza che il Governo ha cercato di ribadire fin dall'inizio. Rientrano produzioni in Italia, ci sono 500 milioni di euro di investimento, il 70 per cento della ricerca e sviluppo del gruppo Whirlpool dall'Europa viene localizzato in Italia.
Poi ci sono i punti critici, che sono 1.350 esuberi concentrati, purtroppo, in un sito specifico, che è quello di Carinaro. Il Governo ha detto fin dal primo secondo che questo piano industriale va modificato e questo è quello che il Governo sta facendo. Naturalmente, esiste un tavolo sindacale che si è attivato – e qui c’è anche il sottosegretario Bellanova, che ringrazio, perché anche il Ministero del lavoro naturalmente è coinvolto insieme a noi in questa vicenda – che, per richiesta espressa delle parti, e soprattutto delle organizzazioni sindacali, ha sede al Ministero dello sviluppo economico. Naturalmente, il Ministero sta non solo monitorando, non solo assistendo ma sta avendo una parte attiva perché la richiesta che stiamo facendo, dalle ultime settimane fino a mezz'ora fa, è un cambio del piano industriale che possa mantenere gli aspetti positivi che in quel piano ci sono e possa modificare gli aspetti negativi: garantire, quindi, l'occupazione e minimizzare gli impatti occupazionali. Questa è la prima priorità che il Governo si è assunto. Quindi, noi vogliamo riuscire a modificare, a cercare di modificare quel piano industriale in modo tale da garantire un'occupazione vera e stabile, non so dirle ancora in quale modo perché naturalmente è un processo che è ancora in corso, ma certamente quello che noi vogliamo fare è garantire l'occupazione e preservare i 1.350 posti di lavoro. Pag. 58
Come dicevo, la trattativa è iniziata, è monitorata quotidianamente, c’è una piattaforma sindacale aziendale, che è presso il Ministero, e ci sono incontri costanti con tutte e due le parti per cercare di trovare una soluzione. Il Governo ha la massima attenzione in questo e dal primo giorno il Governo ha detto che dobbiamo scongiurare l'impatto negativo che questo piano ha sull'aspetto occupazionale. Sulle altre vertenze, vado molto velocemente...
PRESIDENTE. Concluda,
Ministro.
FEDERICA GUIDI, Ministra
dello sviluppo economico. Cerco
di concludere velocemente. Siccome avete voi citato Meridiana e Acciai Speciali
Terni, ricordo che la vicenda Meridiana è stata chiusa la settimana scorsa,
venerdì, con un accordo quadro che scongiura la mobilità per 1.350 persone e ci
consente di avere 12 mesi per trovare una soluzione seria industriale, ma non
ci sarà mobilità per le 1.350 persone; la vicenda riguardante Acciai Speciali
Terni è stata chiusa senza nessun licenziamento, alcune delle altre situazioni
che voi citavate, che lei citava in questa interrogazione, come, ad esempio,
Mercatone Uno, sono state messe purtroppo in una situazione di amministrazione
straordinaria ma, comunque, col tentativo di salvaguardare l'azienda. La
filosofia, il fil rouge che il Governo sta attivando è di
attivare tutti i possibili strumenti di supporto al fine di salvaguardare
l'occupazione e le produzioni del nostro Paese, in situazioni che sono
complesse.
PRESIDENTE. L'onorevole
Giorgia Meloni ha facoltà di replicare.
GIORGIA MELONI. Signor
Presidente, Ministro, la ringrazio della risposta, mi rendo conto della
quantità di questioni sulla quale l'abbiamo interrogata però, se posso
permettermi, temo che ci voglia un po’ più di piglio, mettiamola così, perché
tono dimesso, risultato scarso o nullo.
Vede, noi rischiamo la chiusura dello stabilimento Indesit Whirlpool di Carinaro perché il Governo non è in grado, se questo dovesse avvenire, di mantenere dei patti chela
Whirlpool ha stipulato con il Governo italiano. Cosa che non si
dice, ma che è, all'atto dell'acquisizione di Indesit da parte di Whirlpool,
più o meno contestualmente o poco prima, il Governo italiano, per il tramite di
Invitalia, ha partecipato a un contratto di sviluppo con il quale Invitalia
investiva 10 milioni di euro per far crescere la Whirlpool in Italia;
Whirlpool multinazionale americana che prende i soldi del Governo italiano,
ovvero degli italiani, per poi chiudere stabilimenti italiani in Italia. C’è
qualcosa che non funziona in questo ?
Allora sa che cosa bisognerebbe fare secondo me ? Una cosa banale, spiegare alla multinazionale americana che o rispetta i patti stipulati con il Governo italiano oppure deve restituire i soldi degli italiani che si è presa per crescere.
Questo bisognerebbe fare e noi non vogliamo solamente che 800, 1.300 operai non vengano messi in discussione – cosa che non prendiamo proprio in considerazione – ma vorremmo che rimanesse in piedi lo stabilimento di Carinaro, perché parliamo di un territorio difficile dove non è esattamente facile mantenere il lavoro per gli operai, così come va valutato tutto quello che afferisce all'indotto. Quindi, noi chiediamo che quello stabilimento rimanga in piedi con gli strumenti che abbiamo per discutere con questa azienda, perché, vede, se ne citano delle altre, ma è un caso abbastanza generalizzato che il Governo italiano – e concludo – stia chiudendo un occhio rispetto a quello che aziende private o aziende straniere vengono a fare in Italia.
Abbiamo svenduto Ansaldo Breda ai giapponesi dicendo che i giapponesi manterranno i siti produttivi aperti, ma non sfugge che i giapponesi, dopo essersi fregati i nostri brevetti e il nostro know-how, avranno la possibilità di andare ad aprire le proprie sedi produttive da altre parti, eccetera. Potrei citare – chiudo davvero, Presidente – decine di altri casi e vale la pena citarli, voi avete parlato di Prysmian,la Alenia Aermacchi ,
la vogliamo svendere a un privato che ha 180 operai in cassaPag. 59integrazione. Io non
lo so come fate la politica industriale, ma c’è francamente qualcosa che non
funziona. Temo che quello che non funziona sia il fatto...
Vede, noi rischiamo la chiusura dello stabilimento Indesit Whirlpool di Carinaro perché il Governo non è in grado, se questo dovesse avvenire, di mantenere dei patti che
Allora sa che cosa bisognerebbe fare secondo me ? Una cosa banale, spiegare alla multinazionale americana che o rispetta i patti stipulati con il Governo italiano oppure deve restituire i soldi degli italiani che si è presa per crescere.
Questo bisognerebbe fare e noi non vogliamo solamente che 800, 1.300 operai non vengano messi in discussione – cosa che non prendiamo proprio in considerazione – ma vorremmo che rimanesse in piedi lo stabilimento di Carinaro, perché parliamo di un territorio difficile dove non è esattamente facile mantenere il lavoro per gli operai, così come va valutato tutto quello che afferisce all'indotto. Quindi, noi chiediamo che quello stabilimento rimanga in piedi con gli strumenti che abbiamo per discutere con questa azienda, perché, vede, se ne citano delle altre, ma è un caso abbastanza generalizzato che il Governo italiano – e concludo – stia chiudendo un occhio rispetto a quello che aziende private o aziende straniere vengono a fare in Italia.
Abbiamo svenduto Ansaldo Breda ai giapponesi dicendo che i giapponesi manterranno i siti produttivi aperti, ma non sfugge che i giapponesi, dopo essersi fregati i nostri brevetti e il nostro know-how, avranno la possibilità di andare ad aprire le proprie sedi produttive da altre parti, eccetera. Potrei citare – chiudo davvero, Presidente – decine di altri casi e vale la pena citarli, voi avete parlato di Prysmian,
PRESIDENTE. Grazie,
onorevole Meloni.
(Chiarimenti in merito ad una
presunta trattativa tra il Governo e i cosiddetti black bloc, ipotizzata da
fonti di stampa in relazione ai gravi incidenti verificatisi a Milano il 1o maggio 2015
– n. 3-01478)
PRESIDENTE. L'onorevole
Gianluca Pini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01478,
concernente chiarimenti in merito ad una presunta trattativa tra il Governo e i
cosiddetti black bloc, ipotizzata da
fonti di stampa in relazione ai gravi incidenti verificatisi a Milano il 1o maggio 2015 (Vedi
l'allegato A – Interrogazioni a
risposta immediata), per un minuto.
GIANLUCA PINI. Signor
Presidente, signor Ministro, non andremo oggi qui a chiederle nuovamente le
dimissioni come abbiamo fatto ieri ma chiederle di un aspetto specifico,
appunto citato in premessa del Presidente Baldelli, riguardo ai fatti accaduti
il 1o di maggio in
occasione dell'inaugurazione dell'Expo.
Si tratta dei fatti riportati dal direttore Sallusti, che parlano di una possibile e plausibile trattativa tra lo Stato e i black bloc per evitare ulteriori incidenti.
Ora, poteva essere una ricostruzione giornalistica, però, ed essere finita lì, ma in realtà ci sono degli elementi che ci fanno pensare che effettivamente qualcosa possa essere andato in questa direzione, quindi chiediamo ufficialmente se lo Stato, non il Ministro dell'interno, ma qualsiasi parte dello Stato, abbia effettivamente svolto una trattativa con gli antagonisti, i black bloc o quant'altro, perché ci sono – e poi li citerò dopo nel caso di risposta negativa – degli elementi che sono, a nostro modo di vedere, assolutamente incontrovertibili del fatto che qualcosa possa essere accaduto, però lasciamo a lei la risposta.
Si tratta dei fatti riportati dal direttore Sallusti, che parlano di una possibile e plausibile trattativa tra lo Stato e i black bloc per evitare ulteriori incidenti.
Ora, poteva essere una ricostruzione giornalistica, però, ed essere finita lì, ma in realtà ci sono degli elementi che ci fanno pensare che effettivamente qualcosa possa essere andato in questa direzione, quindi chiediamo ufficialmente se lo Stato, non il Ministro dell'interno, ma qualsiasi parte dello Stato, abbia effettivamente svolto una trattativa con gli antagonisti, i black bloc o quant'altro, perché ci sono – e poi li citerò dopo nel caso di risposta negativa – degli elementi che sono, a nostro modo di vedere, assolutamente incontrovertibili del fatto che qualcosa possa essere accaduto, però lasciamo a lei la risposta.
PRESIDENTE. Il Ministro
dell'interno, Angelino Alfano, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
ANGELINO ALFANO, Ministro
dell'interno. Grazie, Presidente. Nella sua interrogazione,
l'onorevole Pini dice: «Avendo il direttore Sallusti sostenuto questa tesi, io
sono qui in Parlamento a farle questa domanda». Ma quello che mi viene da dire,
caro onorevole Pini, è che, proprio perché l'ha sostenuto Sallusti, lei doveva
chiedere a se stesso: Può essere mai che ci sia stata, avendolo detto Sallusti,
una trattativa tra lo Stato e i black bloc ? Ma un po’ di serietà ! Stiamo parlando di una persona condannata con
sentenza passata in giudicato per diffamazione. Questa è la sua credibilità.
Cosa si è verificato invece ? Si è verificato che nel nostro Paese è stato ospitato un grande evento e, come accade nelle grandi democrazie che ospitano i grandi eventi, vi è stato un movimento antagonista e violento che ha preteso di rovinare quel grande evento. Noi glielo abbiamo impedito. La stessa cosa era successa a Roma il 15 ottobre del 2011 con decine e decine di feriti ricoverati in ospedale. L'altro giorno invece in ospedale non ci è finito nessuno. Quando il Ministro era Roberto Maroni, vostro leader e collega di partito, e noi insieme a lui in questo Parlamento, abbiamo sostenuto una tesi a sostegno delle forze di polizia, abbiamo detto: lo Stato stia unito, lo Stato stia unito ! Abbiamo impedito che ci scappasse il morto, abbiamo detto allora, e ripetiamo ora che abbiamo evitato il peggio. Siamo in Parlamento e l'onestà intellettuale deve portarci a dire, di fronte al Parlamento, che l'altro giorno c’è stato chi ha vinto e c’è stato chi ha perso: ha vinto lo Stato, impedendo loro di saccheggiare l'Expo gate, di avvicinarsi al duomo, di fare danno al Palazzo delle stelline, sede della rappresentanza dell'Unione europea e hanno vinto i cittadini milanesi che, l'indomani, Pag. 60con grande spirito laborioso e ambrosiano, hanno ripulito tutto e hanno perso i violenti, i contestatori e quelli che ritenevano di sconfiggere lo Stato. La resa sta anche in quell'essersi disabbigliati, avere buttato le maschere antigas e aver buttato tutto per terra, nel momento in cui si sentivano braccati dai nostri poliziotti, che ringrazio ancora una volta (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Area Popolare (NCD-UDC)). Quel loro disabbigliarsi è stato esattamente il segno della resa.
Ebbene, oggi noi siamo pronti per un duro, molto duro disegno di legge che inasprirà le pene nei confronti degli incappucciati, che darà più poteri ai prefetti per impedire i cortei a rischio violenza e per realizzare una serie di cose che non sono state fatte fin qui.
Noi siamo un grande Paese, l'Expo è un grande evento; siamo riusciti a non farlo rovinare grazie alla forza delle forze dell'ordine e alla grandezza di una comunità come quella ambrosiana (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).
Cosa si è verificato invece ? Si è verificato che nel nostro Paese è stato ospitato un grande evento e, come accade nelle grandi democrazie che ospitano i grandi eventi, vi è stato un movimento antagonista e violento che ha preteso di rovinare quel grande evento. Noi glielo abbiamo impedito. La stessa cosa era successa a Roma il 15 ottobre del 2011 con decine e decine di feriti ricoverati in ospedale. L'altro giorno invece in ospedale non ci è finito nessuno. Quando il Ministro era Roberto Maroni, vostro leader e collega di partito, e noi insieme a lui in questo Parlamento, abbiamo sostenuto una tesi a sostegno delle forze di polizia, abbiamo detto: lo Stato stia unito, lo Stato stia unito ! Abbiamo impedito che ci scappasse il morto, abbiamo detto allora, e ripetiamo ora che abbiamo evitato il peggio. Siamo in Parlamento e l'onestà intellettuale deve portarci a dire, di fronte al Parlamento, che l'altro giorno c’è stato chi ha vinto e c’è stato chi ha perso: ha vinto lo Stato, impedendo loro di saccheggiare l'Expo gate, di avvicinarsi al duomo, di fare danno al Palazzo delle stelline, sede della rappresentanza dell'Unione europea e hanno vinto i cittadini milanesi che, l'indomani, Pag. 60con grande spirito laborioso e ambrosiano, hanno ripulito tutto e hanno perso i violenti, i contestatori e quelli che ritenevano di sconfiggere lo Stato. La resa sta anche in quell'essersi disabbigliati, avere buttato le maschere antigas e aver buttato tutto per terra, nel momento in cui si sentivano braccati dai nostri poliziotti, che ringrazio ancora una volta (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Area Popolare (NCD-UDC)). Quel loro disabbigliarsi è stato esattamente il segno della resa.
Ebbene, oggi noi siamo pronti per un duro, molto duro disegno di legge che inasprirà le pene nei confronti degli incappucciati, che darà più poteri ai prefetti per impedire i cortei a rischio violenza e per realizzare una serie di cose che non sono state fatte fin qui.
Noi siamo un grande Paese, l'Expo è un grande evento; siamo riusciti a non farlo rovinare grazie alla forza delle forze dell'ordine e alla grandezza di una comunità come quella ambrosiana (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).
PRESIDENTE. L'onorevole
Gianluca Pini ha facoltà di replicare per due minuti.
GIANLUCA PINI. Signor
Presidente, Ministro, io devo dire che è imbarazzante la sua risposta,
soprattutto nei modi che non le sono soliti (Applausi dei deputati del gruppo Lega
Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini) perché ad una domanda specifica quale:
C’è stata, o meno una trattativa tra lo Stato e questi delinquenti ? Lei replica: «Beh, lo ha detto Sallusti» (che
ha una condanna per altre cose e non per questa affermazione) e quindi chissà
che cosa. Io l'ho detto prima. No, ci sono altri elementi. Gli elementi che
parlano di lei, che dice: «Eh, ma abbiamo sei mesi davanti; non avevamo solo
quel giorno», quindi qualcuno può anche pensare che effettivamente li abbiate
lasciati sfogare il primo giorno, così non ci avrebbero rotto le scatole per
altri sei mesi. Queste sono sue parole.
Ci sono gli elementi della presenza – perché ci sono le foto, che sono state pubblicate sui giornali e sui media – dei direttori dell'AISI e dell'AISE, Esposito e Manenti, alla riunione in prefettura a Milano sull'ordine pubblico e la sicurezza. Cosa ci facevano, se non occuparsi di operazioni di intelligence, che magari si acquisiscono proprio direttamente in quegli ambienti ? Cosa ci facevano ?
Ci sono anche, però, le parole gravissime di un funzionario di polizia, chiaramente rimasto anonimo perché se uno viene punito per un post su Facebook figuriamoci se dice la verità sulla stampa cosa gli succede, che dice che loro potevano eseguire centinaia di arresti, ma sono stati fermati (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini). Questo è quello che è successo !
Ministro, qui non è un problema di scontro politico: è un problema di serietà nella gestione dell'ordine pubblico, perché i poliziotti si tutelano prima, non li si ringraziano dopo quando hanno la testa spaccata (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).
Lei dice che non è andato nessuno in ospedale, ma non mi sembra dalle foto che ci fossero tanti poliziotti che sono andati a casa con le loro gambe. Ne ho visti, anzi, tanti che avevano la testa insanguinata proprio da quei «bravi ragazzi» sui quali lei non ci ha detto se lo Stato – se lo Stato – abbia avuto o meno una trattativa con loro e continueremo a chiederglielo fintanto che non ci risponderà (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).
Ci sono gli elementi della presenza – perché ci sono le foto, che sono state pubblicate sui giornali e sui media – dei direttori dell'AISI e dell'AISE, Esposito e Manenti, alla riunione in prefettura a Milano sull'ordine pubblico e la sicurezza. Cosa ci facevano, se non occuparsi di operazioni di intelligence, che magari si acquisiscono proprio direttamente in quegli ambienti ? Cosa ci facevano ?
Ci sono anche, però, le parole gravissime di un funzionario di polizia, chiaramente rimasto anonimo perché se uno viene punito per un post su Facebook figuriamoci se dice la verità sulla stampa cosa gli succede, che dice che loro potevano eseguire centinaia di arresti, ma sono stati fermati (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini). Questo è quello che è successo !
Ministro, qui non è un problema di scontro politico: è un problema di serietà nella gestione dell'ordine pubblico, perché i poliziotti si tutelano prima, non li si ringraziano dopo quando hanno la testa spaccata (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).
Lei dice che non è andato nessuno in ospedale, ma non mi sembra dalle foto che ci fossero tanti poliziotti che sono andati a casa con le loro gambe. Ne ho visti, anzi, tanti che avevano la testa insanguinata proprio da quei «bravi ragazzi» sui quali lei non ci ha detto se lo Stato – se lo Stato – abbia avuto o meno una trattativa con loro e continueremo a chiederglielo fintanto che non ci risponderà (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).
PRESIDENTE. È così
esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,10 con il seguito della discussione delle mozioni concernenti iniziative volte a garantire agli enti locali adeguati trasferimenti di risorse, con particolare riferimento a quelli necessari Pag. 61per l'espletamento dei servizi sociali essenziali, anche in relazione alle disposizioni della legge di stabilità per il 2015.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,10 con il seguito della discussione delle mozioni concernenti iniziative volte a garantire agli enti locali adeguati trasferimenti di risorse, con particolare riferimento a quelli necessari Pag. 61per l'espletamento dei servizi sociali essenziali, anche in relazione alle disposizioni della legge di stabilità per il 2015.
La seduta, sospesa alle 16,05, è ripresa alle 16,20.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che,
ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider,
Artini, Bocci, Bratti, Caparini, Di Lello, Epifani, Fedriga, Gregorio Fontana,
Giancarlo Giorgetti, Manciulli, Molea, Pes, Pisicchio, Rampelli, Ravetto,
Realacci, Speranza, Tabacci, Valeria Valente, Vargiu e Vignali sono in missione
a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
I deputati in missione sono complessivamente centouno, come risulta dall'elenco depositato pressola
Presidenza e che sarà pubblicato nell’ allegato A al resoconto della seduta odierna.
I deputati in missione sono complessivamente centouno, come risulta dall'elenco depositato presso
Seguito della discussione delle
mozioni Luigi Di Maio ed altri n. 1-00741, Melilla ed altri n. 1-00822, Palese e Occhiuto n.1-00824, Marchi ed altri n. 1-00825, Rizzetto ed altri n. 1-00826 e Guidesi ed altri n. 1-00830, concernenti iniziative volte a
garantire agli enti locali adeguati trasferimenti di risorse, con particolare
riferimento a quelli necessari per l'espletamento dei servizi sociali
essenziali, anche in relazione alle disposizioni della legge di stabilità per
il 2015.
PRESIDENTE. L'ordine del
giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Luigi Di Maio ed altri
n. 1-00741 (Nuova
formulazione), Melilla ed altri n. 1-00822,
Palese e Occhiuto n. 1-00824,
Marchi ed altri n. 1-00825 (Nuova
formulazione), Rizzetto ed altri n. 1-00826 e Guidesi ed altri n. 1-00830,
concernenti iniziative volte a garantire agli enti locali adeguati
trasferimenti di risorse, con particolare riferimento a quelli necessari per
l'espletamento dei servizi sociali essenziali, anche in relazione alle
disposizioni della legge di stabilità per il 2015 (Vedi
l'allegato A – Mozioni).
Avverto che dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di martedì 21 aprile 2015, sono state presentate le mozioni Rizzetto ed altri n. 1-00826, Guidesi ed altri n. 1-00830 e la nuova formulazione della mozione Marchi ed altri n. 1-00825, già iscritte all'ordine del giorno (Vedi l'allegato A – Mozioni).
Avverto, infine, che in data odierna è stata presentata la mozione Matarrese ed altri n. 1-00847 e il relativo testo è in distribuzione (Vedi l'allegato A – Mozioni).
Avverto che dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di martedì 21 aprile 2015, sono state presentate le mozioni Rizzetto ed altri n. 1-00826, Guidesi ed altri n. 1-00830 e la nuova formulazione della mozione Marchi ed altri n. 1-00825, già iscritte all'ordine del giorno (Vedi l'allegato A – Mozioni).
Avverto, infine, che in data odierna è stata presentata la mozione Matarrese ed altri n. 1-00847 e il relativo testo è in distribuzione (Vedi l'allegato A – Mozioni).
(Intervento e parere del
Governo)
PRESIDENTE. Ha facoltà di
parlare il Viceministro dell'economia e delle finanze, Enrico Morando, che
esprimerà altresì il parere sulle mozioni all'ordine del giorno.
ENRICO MORANDO, Viceministro
dell'economia e delle finanze. Signor
Presidente, nella prima parte di questo intervento, che, se lei è d'accordo, io
consegnerei come intervento scritto, io mi occupo dei dati relativi alla
situazione finanziaria degli enti locali, alle dimensioni e al carattere della
manovra sulla finanza locale contenuta nella legge di stabilità, sia al lordo
degli interventi che nella stessa legge di stabilità, invece, aprono spazi
finanziari per gli enti locali, sia al netto, così come fisso delle cifre –
naturalmente quelle che il Governo ritiene siano descrittive delle scelte
compiute nella legge di stabilità – a proposito del peso finanziario, definito
nella stessa legge di stabilità, del concorso delle amministrazioni centrali al
risanamento della finanza pubblica. Naturalmente una precisazione che voglio
fare...
PRESIDENTE. Viceministro
Morando, mi perdoni se la interrompo. Ovviamente, lei in questo momento
rappresenta il Governo e il modo di trasporre all'AssembleaPag. 62la posizione del
Governo è quello orale, quindi è irrituale che il Governo consegni
l'intervento, salvo che non vi siano prospetti, tabelle o cose particolari.
Quindi, io la invito, magari approfittando del dono della sintesi, a
esplicitare la posizione del Governo nella misura in cui lei ritiene e poi a
esprimere i pareri. Sarebbe assolutamente irrituale se lei consegnasse un testo.
Diversamente, può limitarsi a dare i pareri, visto che la replica sulle mozioni
normalmente avviene al termine della discussione sulle linee generali. Questa,
però, è una valutazione che chiaramente lei è libero di fare.
ENRICO MORANDO, Viceministro
dell'economia e delle finanze. Allora, molto schematicamente, in
questo intervento si conferma da parte del Governo che il concorso alla finanza
pubblica a carico degli enti territoriali per il 2015 è previsto in 8,1
miliardi. Questo è un dato che coincide con quelli presenti nelle mozioni che sono
state presentate. Non sto ora a rielaborare, ma i deputati le conoscono, le
voci che compongono questa somma. Naturalmente, a fronte di questo concorso, ci
sono nella stessa legge di stabilità – è giusto evidenziarlo – anche misure che
aprono spazi finanziari per gli enti locali, in particolare si tratta: di 2
miliardi 889 milioni quale riduzione degli obiettivi del patto di stabilità
interno, all'articolo 1, comma 489; di 50 milioni quali esclusione della spesa
di edilizia scolastica dal patto di stabilità interno, all'articolo 1, comma
467; di 100 milioni quali non rilevanza, ai fini del saldo di bilancio delle
regioni, dei pagamenti dei debiti in conto capitale.
Al netto di tali interventi, la correzione netta a carico degli enti locali ammonterebbe, quindi, a circa 5 miliardi. La legge di stabilità per il 2015 dispone, poi, interventi – lo dico perché in tutte le mozioni viene fatto questo riferimento: confermo, grosso modo, le cifre che sono state indicate nelle mozioni – correttivi a carico delle amministrazioni centrali per un importo di circa 3,1 miliardi; in particolare – cito solo questa cifra, perché è la più rilevante – due miliardi e 287 milioni quali interventi di razionalizzazione delle risorse gestite dal Ministero.
Va, altresì, evidenziato che una valutazione più completa della distribuzione degli interventi correttivi sui sottosettori della pubblica amministrazione deve, ad avviso del Governo, necessariamente prendere in considerazione un orizzonte temporale molto più ampio di quello a cui fanno riferimento quasi tutte le mozioni. In questo orizzonte temporale più ampio, bisogna riconoscere, per esempio, l'enorme contributo in termini quantitativi fornito dal complesso degli interventi in tema di pensioni erogate dal sistema pubblico nel corso di questi anni. Nell'apposita sezione, che molti deputati avranno letto, del Documento di economia e finanza a ciò dedicata, si attesta che, dal 2004 ad oggi, sono state approvate norme correttive del sistema previdenziale pubblico che al 2050 riducono la spesa per 60 punti di prodotto, che sono 960 miliardi di euro. Soltanto l'ultimo intervento, quello realizzato su questo tema dal Governo Monti, contribuisce a questi 60 punti di prodotto con un risparmio pari a un terzo. Questo per rimettere un po’ in ordine, dal punto di vista del Governo, i numeri che sono messi a base delle mozioni che sono state presentate.
A proposito di finanza pubblica, nel presente e nel futuro, come denunciano le mozioni, emergono forti criticità. Inizio dalle questioni più complesse: in particolare, come tutte le mozioni mettono in evidenza, vi è la questione dei cosiddetti 625 milioni accordati nel 2014, ma non nel 2015, per compensare il blocco della manovrabilità IMU e Tasi anche per il 2015.
Un secondo rilevante tema è quello rappresentato dal divario che sembra emergere, e che ormai possiamo dire emergerà alla fine, tra gettito effettivo e stime dell'IMU sui terreni agricoli. Su questi due problemi, che sono tutti e due affrontati...
Al netto di tali interventi, la correzione netta a carico degli enti locali ammonterebbe, quindi, a circa 5 miliardi. La legge di stabilità per il 2015 dispone, poi, interventi – lo dico perché in tutte le mozioni viene fatto questo riferimento: confermo, grosso modo, le cifre che sono state indicate nelle mozioni – correttivi a carico delle amministrazioni centrali per un importo di circa 3,1 miliardi; in particolare – cito solo questa cifra, perché è la più rilevante – due miliardi e 287 milioni quali interventi di razionalizzazione delle risorse gestite dal Ministero.
Va, altresì, evidenziato che una valutazione più completa della distribuzione degli interventi correttivi sui sottosettori della pubblica amministrazione deve, ad avviso del Governo, necessariamente prendere in considerazione un orizzonte temporale molto più ampio di quello a cui fanno riferimento quasi tutte le mozioni. In questo orizzonte temporale più ampio, bisogna riconoscere, per esempio, l'enorme contributo in termini quantitativi fornito dal complesso degli interventi in tema di pensioni erogate dal sistema pubblico nel corso di questi anni. Nell'apposita sezione, che molti deputati avranno letto, del Documento di economia e finanza a ciò dedicata, si attesta che, dal 2004 ad oggi, sono state approvate norme correttive del sistema previdenziale pubblico che al 2050 riducono la spesa per 60 punti di prodotto, che sono 960 miliardi di euro. Soltanto l'ultimo intervento, quello realizzato su questo tema dal Governo Monti, contribuisce a questi 60 punti di prodotto con un risparmio pari a un terzo. Questo per rimettere un po’ in ordine, dal punto di vista del Governo, i numeri che sono messi a base delle mozioni che sono state presentate.
A proposito di finanza pubblica, nel presente e nel futuro, come denunciano le mozioni, emergono forti criticità. Inizio dalle questioni più complesse: in particolare, come tutte le mozioni mettono in evidenza, vi è la questione dei cosiddetti 625 milioni accordati nel 2014, ma non nel 2015, per compensare il blocco della manovrabilità IMU e Tasi anche per il 2015.
Un secondo rilevante tema è quello rappresentato dal divario che sembra emergere, e che ormai possiamo dire emergerà alla fine, tra gettito effettivo e stime dell'IMU sui terreni agricoli. Su questi due problemi, che sono tutti e due affrontati...
PRESIDENTE. Mi perdoni,
Viceministro Morando. Colleghi, per favore, sta intervenendo il Governo in
Aula. Lo dico non solo ai deputati di maggioranza, che,Pag. 63forse, avrebbero più
motivi di altri per ascoltare, ma anche agli altri. Per cortesia, colleghi, se
liberiamo l'emiciclo, se abbassiamo il tono della voce. Onorevole Melilla, per
favore.
ENRICO MORANDO, Viceministro
dell'economia e delle finanze. Su queste due questioni, a cui ho
appena finito di far cenno, abbiamo costruito, in un confronto con gli enti
locali, una base tecnica da mettere a disposizione di un'intesa politica che
non è, tuttavia, ancora perfezionata, e che, tuttavia, abbiamo intenzione di
perfezionare nel rapporto con gli enti locali in tempo utile per la
determinazione degli interventi relativi.
Vi sono, poi, numerose questioni aperte – e qui inviterei gli interroganti ad un attimo di attenzione, perché questa è la risposta fondamentale alle questioni che hanno sollevato –, che potremmo definire di significativa correzione della legislazione vigente, in particolare della legge di stabilità, su questioni sulle quali si è lavorato con il sistema delle autonomie, nel corso di queste settimane e di questi mesi che ci stanno alle spalle, per la predisposizione di una bozza di provvedimento di urgenza, ormai imminente. In estrema sintesi, questi temi che saranno affrontati sono i seguenti (ora, naturalmente, li cito per titoli).
Primo, ed è richiesto da tutte le mozioni, la rideterminazione degli obiettivi del Patto di stabilità interno 2015-2018, secondo l'intesa sancita in Conferenza Stato-città del 19 febbraio 2015 (il riferimento a questa intesa è comune a tutte le mozioni presentate); secondo, nuove regole per rendere più sostenibile l'avvio a regime dell'armonizzazione contabile; terzo, norme in materia di sanzioni per il mancato rispetto del Patto; quarto, norme per il personale, a partire da quello delle province, in relazione all'azione dei comuni e delle regioni in proposito; quinto, norme per la rinegoziazione dei mutui e per l'utilizzo dei relativi risparmi. Questi sono i temi fondamentali. Naturalmente non sono solo questi, ma quelli fondamentali li ho indicati e saranno affrontati in un provvedimento che è predisposto dal Governo, sulla base dell'intesa raggiunta nella Conferenza Stato-città a febbraio.
C’è però, colleghi, un problema più rilevante e di prospettiva. La questione è questa: a distanza di 15 anni, perché tanti sono, dalla sua introduzione, il Patto di stabilità interno è ancora lo strumento giusto, così come noi lo conosciamo, per assicurare la cooperazione tra finanza regionale e locale e Stato centrale, al conseguimento degli obiettivi del Patto di stabilità e di crescita europeo ? La risposta che non il Governo, ma il Parlamento ha già dato a questa domanda è «no», non è più lo strumento adatto. È stata, infatti, approvata la legge cosiddetta «rafforzata» attuativa dell'articolo 81 della Costituzione. Essa prevede un nuovo sistema di regole incentrato sul pareggio di bilancio di competenza e di cassa, di previsione e consuntivo. Naturalmente, consegue che il 2015 deve essere l'anno in cui dobbiamo scrivere le regole essenziali di un nuovo sistema di relazione tra bilancio dello Stato centrale e finanza locale. Le linee lungo le quali operare sono per la verità fissate nella risoluzione del Documento di economia e finanza che è stata approvata qualche settimana fa dal Parlamento.
Le mozioni, poi, contengono tutte una forte sollecitazione per favorire la rinegoziazione dei mutui; anche in questo senso sono stati compiuti atti amministrativi funzionali al conseguimento di questo scopo, e per la parte che necessita di interventi legislativi, essa sarà contenuta nel provvedimento di urgenza a cui ho già fatto riferimento. Ora per quello che riguarda il parere – e termino – sulle singole mozioni, voglio fare una osservazione preliminare. Le mozioni Luigi Di Maio ed altri n. 1-00741(Nuova formulazione) e Palese e Occhiuto n. 1-00824 sembrano sottovalutare, sia nella parte espositiva, sia nella loro componente impegnativa, l'esigenza di un vero e proprio mutamento di regime nel rapporto tra finanza centrale e finanza locale. Quasi tutte le richieste d'impegno contenute in queste due mozioni, spesso ben motivate e almeno in parte dal Governo condivise, siPag. 64muovono però nel contesto del vigente Patto di stabilità: trasferimenti, tetti di spesa e così via. Certo, per allentare questi vincoli, ma stando all'interno di quel regime. Noi pensiamo che sia necessario e realistico lavorare al superamento pieno del Patto di stabilità, con una significativa fase di transizione nei termini che ho già illustrato.
In conclusione, le mozioni Luigi Di Maio ed altri n. 1-00741 (Nuova formulazione), Palese e Occhiuto n. 1-00824, Melilla ed altri n. 1-00822, Rizzetto ed altri n. 1-00826 sostengono molte ipotesi di interventi immediati simili a quelli che il Governo intende mettere in atto nel provvedimento di cui ho già detto, ma tutte queste mozioni, più o meno esplicitamente, si muovono nella direzione – legittimamente è ovvio – di far regredire il contesto regolatorio a prima della legge di stabilità attualmente in vigore. Ciò è legittimo (infatti i gruppi di cui sto parlando questo orientamento hanno assunto) per coloro che quella legge di stabilità hanno duramente e legittimamente contrastato.
Ovviamente non è condivisibile questo indirizzo da parte di chi quella legge di stabilità ha proposto, il Governo, e da parte di chi – spero – ha approvato la legge di stabilità e mi riferisco alla maggioranza.
La mozione Marchi ed altri n. 1-00825 (Nuova formulazione), invece, si muove nel contesto della legge di stabilità in vigore e punta ad una sua correzione, molto significativa in verità e anche capace di recare oneri, ma si tratta pur sempre di correzioni. Il Governo condivide la linea di intervento sottesa alle singole proposte e per questo esprime un parere favorevole.
La stessa valutazione il Governo – che pure ha visto questa mozione soltanto poco minuti fa – come ha potuto prendere atto è contenuta nella parte dispositiva della mozione Matarrese ed altri n. 1-00847, che il Governo di conseguenza condivide.
La mozione Guidesi ed altri n. 1-00830, infine, non può essere condivisa dal Governo, non per la regione che ho già detto, ma non può essere condivisa, sia per la parte in premessa sia per la parte relativa agli impegni, laddove in particolare essa ritiene che siano «immediatamente» – è scritto proprio così – applicabili costi e fabbisogni standard, quale unica base del rapporto tra finanza centrale e finanza locale.
Vi sono, poi, numerose questioni aperte – e qui inviterei gli interroganti ad un attimo di attenzione, perché questa è la risposta fondamentale alle questioni che hanno sollevato –, che potremmo definire di significativa correzione della legislazione vigente, in particolare della legge di stabilità, su questioni sulle quali si è lavorato con il sistema delle autonomie, nel corso di queste settimane e di questi mesi che ci stanno alle spalle, per la predisposizione di una bozza di provvedimento di urgenza, ormai imminente. In estrema sintesi, questi temi che saranno affrontati sono i seguenti (ora, naturalmente, li cito per titoli).
Primo, ed è richiesto da tutte le mozioni, la rideterminazione degli obiettivi del Patto di stabilità interno 2015-2018, secondo l'intesa sancita in Conferenza Stato-città del 19 febbraio 2015 (il riferimento a questa intesa è comune a tutte le mozioni presentate); secondo, nuove regole per rendere più sostenibile l'avvio a regime dell'armonizzazione contabile; terzo, norme in materia di sanzioni per il mancato rispetto del Patto; quarto, norme per il personale, a partire da quello delle province, in relazione all'azione dei comuni e delle regioni in proposito; quinto, norme per la rinegoziazione dei mutui e per l'utilizzo dei relativi risparmi. Questi sono i temi fondamentali. Naturalmente non sono solo questi, ma quelli fondamentali li ho indicati e saranno affrontati in un provvedimento che è predisposto dal Governo, sulla base dell'intesa raggiunta nella Conferenza Stato-città a febbraio.
C’è però, colleghi, un problema più rilevante e di prospettiva. La questione è questa: a distanza di 15 anni, perché tanti sono, dalla sua introduzione, il Patto di stabilità interno è ancora lo strumento giusto, così come noi lo conosciamo, per assicurare la cooperazione tra finanza regionale e locale e Stato centrale, al conseguimento degli obiettivi del Patto di stabilità e di crescita europeo ? La risposta che non il Governo, ma il Parlamento ha già dato a questa domanda è «no», non è più lo strumento adatto. È stata, infatti, approvata la legge cosiddetta «rafforzata» attuativa dell'articolo 81 della Costituzione. Essa prevede un nuovo sistema di regole incentrato sul pareggio di bilancio di competenza e di cassa, di previsione e consuntivo. Naturalmente, consegue che il 2015 deve essere l'anno in cui dobbiamo scrivere le regole essenziali di un nuovo sistema di relazione tra bilancio dello Stato centrale e finanza locale. Le linee lungo le quali operare sono per la verità fissate nella risoluzione del Documento di economia e finanza che è stata approvata qualche settimana fa dal Parlamento.
Le mozioni, poi, contengono tutte una forte sollecitazione per favorire la rinegoziazione dei mutui; anche in questo senso sono stati compiuti atti amministrativi funzionali al conseguimento di questo scopo, e per la parte che necessita di interventi legislativi, essa sarà contenuta nel provvedimento di urgenza a cui ho già fatto riferimento. Ora per quello che riguarda il parere – e termino – sulle singole mozioni, voglio fare una osservazione preliminare. Le mozioni Luigi Di Maio ed altri n. 1-00741(Nuova formulazione) e Palese e Occhiuto n. 1-00824 sembrano sottovalutare, sia nella parte espositiva, sia nella loro componente impegnativa, l'esigenza di un vero e proprio mutamento di regime nel rapporto tra finanza centrale e finanza locale. Quasi tutte le richieste d'impegno contenute in queste due mozioni, spesso ben motivate e almeno in parte dal Governo condivise, siPag. 64muovono però nel contesto del vigente Patto di stabilità: trasferimenti, tetti di spesa e così via. Certo, per allentare questi vincoli, ma stando all'interno di quel regime. Noi pensiamo che sia necessario e realistico lavorare al superamento pieno del Patto di stabilità, con una significativa fase di transizione nei termini che ho già illustrato.
In conclusione, le mozioni Luigi Di Maio ed altri n. 1-00741 (Nuova formulazione), Palese e Occhiuto n. 1-00824, Melilla ed altri n. 1-00822, Rizzetto ed altri n. 1-00826 sostengono molte ipotesi di interventi immediati simili a quelli che il Governo intende mettere in atto nel provvedimento di cui ho già detto, ma tutte queste mozioni, più o meno esplicitamente, si muovono nella direzione – legittimamente è ovvio – di far regredire il contesto regolatorio a prima della legge di stabilità attualmente in vigore. Ciò è legittimo (infatti i gruppi di cui sto parlando questo orientamento hanno assunto) per coloro che quella legge di stabilità hanno duramente e legittimamente contrastato.
Ovviamente non è condivisibile questo indirizzo da parte di chi quella legge di stabilità ha proposto, il Governo, e da parte di chi – spero – ha approvato la legge di stabilità e mi riferisco alla maggioranza.
La mozione Marchi ed altri n. 1-00825 (Nuova formulazione), invece, si muove nel contesto della legge di stabilità in vigore e punta ad una sua correzione, molto significativa in verità e anche capace di recare oneri, ma si tratta pur sempre di correzioni. Il Governo condivide la linea di intervento sottesa alle singole proposte e per questo esprime un parere favorevole.
La stessa valutazione il Governo – che pure ha visto questa mozione soltanto poco minuti fa – come ha potuto prendere atto è contenuta nella parte dispositiva della mozione Matarrese ed altri n. 1-00847, che il Governo di conseguenza condivide.
La mozione Guidesi ed altri n. 1-00830, infine, non può essere condivisa dal Governo, non per la regione che ho già detto, ma non può essere condivisa, sia per la parte in premessa sia per la parte relativa agli impegni, laddove in particolare essa ritiene che siano «immediatamente» – è scritto proprio così – applicabili costi e fabbisogni standard, quale unica base del rapporto tra finanza centrale e finanza locale.
PRESIDENTE. Chiedo scusa,
Viceministro, solo per un chiarimento. Mi pare di capire che sulla mozione
Marchi ed altri n. 1-00825 (Nuova
formulazione) il
parere sia favorevole mentre il parere è contrario su tutte le altre, ad
eccezione della mozione Matarrese ed altri n. 1-00847,
su cui il parere è favorevole con riferimento al dispositivo; ma, sulle sue
premesse, quale parere la
Presidenza deve intendere si sia espresso ?
ENRICO MORANDO, Viceministro
dell'economia e delle finanze. Le premesse le ho lette
frettolosamente, tuttavia il mio parere, anche sulla mozione Matarrese ed altri
n. 1-00847,
è favorevole.
PRESIDENTE. Quindi, nel
suo complesso.
ENRICO MORANDO, Viceministro
dell'economia e delle finanze. Anche se devo manifestare la
difficoltà, Presidente – e spero di avere anche la sua solidarietà – di una
persona che ha preso in esame questa mozione su temi di particolarissima
delicatezza soltanto qualche minuto fa.
PRESIDENTE. Non c’è
dubbio, Ovviamente questo è un problema che la Presidenza comprende
bene; però, è all'attenzione e allo scrupolo dei gruppi quello di potere
depositare queste mozioni in un tempo congruo per acquisire un parere
consapevole e definitivo del Governo.
(Dichiarazioni di voto)
PRESIDENTE. Passiamo alle
dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.
Pag. 65
WALTER RIZZETTO. Grazie
Presidente, con queste mozioni si chiedono evidentemente degli interventi
incisivi rispetto ad una, secondo noi, assurda politica di tagli generalizzati
alla spesa e alle risorse, attuata nei confronti delle regioni e degli enti
locali.
Parliamo di distorte manovre di bilancio che, con l'obiettivo di risanare i conti pubblici, hanno imposto oneri eccessivi e sproporzionati, impedendo agli enti territoriali di svolgere le proprie funzioni, con il concreto rischio di violare quelle esigenze di autonomia e decentramento chela Costituzione assicura
all'articolo 5, proprio per l'esercizio delle rispettive funzioni.
L'ultima legge di stabilità è un palese esempio di questa politica distorta di bilancio, considerando che ha previsto tagli a carico degli enti locali per circa 8,1 miliardi, somma quattro volte superiore al taglio disposto per i Ministeri, su un importo totale di 16 miliardi. Chiedete i soldi alle regioni e agli enti locali e ai Ministeri molto, molto meno.
Inoltre i giudici contabili mettono in evidenza che lo sforzo di risanamento chiesto agli enti ha avuto – e cito – ripercussioni dirette a danno dei cittadini, a causa della drastica riduzione delle risorse destinate ai servizi assistenziali. Significa che, con questi tagli, i cittadini potranno usufruire meno e peggio di asili nido, di scuole materne, di assistenza domiciliare, di sostegno alla non autosufficienza, di politiche abitative, di tutela ambientale, di trasporto pubblico locale e di politiche educative e culturali. Mi sembra che stiate facendo, anzi, che peggio di così, non possiate fare.
Dunque è di tutta evidenza che il peso delle manovre di bilancio applicate dallo Stato con i tagli a regioni, comuni e province è ricaduto direttamente sui cittadini, determinando una consistente riduzione delle risorse previste per fornire quei servizi indispensabili per garantire ai cittadini stessi il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati.
È chiaro, come ha anche confermato autorevole giurisprudenza, che è vero che il Governo, con una disciplina di principio, ma solo di principio, può imporre alle regione e agli enti locali, per ragioni di coordinamento finanziario, vincoli alle politiche di bilancio, ma è ugualmente vero che questa funzione di coordinamento della finanza pubblica deve essere svolta in conformità a criteri che consentano il rispetto dell'autonomia delle regioni e degli enti locali: generali principi di ragionevolezza, proporzionalità di intervento rispetto all'obiettivo prefissato che è, per l'appunto, il risanamento dei conti pubblici.
Non si può continuare a sottovalutare, Presidente, gli effetti di questo drastico taglio delle risorse agli enti territoriali, attraverso il quale non soltanto viene gravemente compromessa l'autonomia delle realtà locali, ma si va a pregiudicare l'intero assetto ordinamentale che si regge sul principio di sussidiarietà. Non è possibile che il Governo perseveri in una politica di bilancio che compromette seriamente la programmazione di bilancio degli enti territoriali, che sono stati svuotati della loro autonomia.
Quindi, sono necessari... Ma abbiamo visto che, a questo punto non lo sono più, considerata l'indicazione sulle mozioni, praticamente al 90 per cento, negativa da parte del Governo...quindi, sarebbero stati – cambio il tempo verbale – necessari interventi correttivi del Governo in ordine a questa politica di bilancio, affinché i contributi richiesti con le manovre finanziarie non vadano a pregiudicare il regolare e corretto adempimento dei livelli essenziali delle prestazioni e le funzioni fondamentali inerenti i diritti civili e sociali. Inoltre, l'Esecutivo deve prendere provvedimenti per assicurare una proporzione tra il concorso finanziario delle amministrazioni centrali e di quelle locali, anche correggendo gli squilibri economico-sociali che emergono tra le diverse aree del Paese.
La necessità di un intervento correttivo al meccanismo dei tagli a carico degli enti è di tutta evidenza anche per escludere la proposizione di ulteriori ricorsi da parte di regioni ed enti locali, per recepire Pag. 66profili di incostituzionalità delle manovre applicate dall'Esecutivo stesso. Ricordiamo che la regione Veneto lo scorso 24 febbraio ha, infatti, depositato un ricorso alla Corte costituzionale contro la legge di stabilità 2015, nella parte in cui impone alle regioni ordinarie un taglio di 5,7 miliardi di euro, che si aggiunge a quelli disposti per oltre 15 miliardi di euro.
Inoltre, non va sottovalutato quello che può essere definito un effetto a cascata di queste distorte manovre finanziarie che penalizzano le autonomie locali. Infatti, considerando che le regioni risultano maggiormente penalizzate dalle misure restrittive, con tagli alla spesa primaria che hanno raggiunto il 16 per cento nel triennio 2010-2012 – 16 per cento è tanta roba –, non si può escludere che gli enti regionali possano a loro volta essere indotti ad adottare provvedimenti troppo onerosi nei confronti dei comuni.
Su questo aspetto e soltanto a titolo di esempio, faccio presente cosa è successo e cosa sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, dove è stata presentata una class action di ben 55 comuni che lamentano la violazione della loro autonomia finanziaria di entrata e di spesa e per questo hanno proposto un ricorso contro la regione, contro la presidente Serracchiani, attraverso provvedimenti che impongono misure che pregiudicano i comuni, come il taglio del 30 per cento dei trasferimenti qualora non decidono di aderire ad una unione. I comuni, quindi, resteranno dei meri uffici a questo punto.
È chiaro che si esprime un voto favorevole sulle altre mozioni, che chiedono provvedimenti urgenti per rispondere alla giusta protesta di amministrat ori locali. Non ce lo siamo inventato noi; basta leggere qualche giornale per capire quanto gli amministratori locali, quanto i sindaci, quanto le regioni abbiano protestato nei confronti di un Governo che va di fatto a tagliare loro tutto quello su cui riuscivano a basarsi in termini di tenuta finanziaria e di bilancio delle regioni e degli enti locali.
Chiedono inoltre al Governo di non restare più immobile dinnanzi all'allarme lanciato rispetto ad assurde manovre finanziarie che provocano gravissime ricadute negative sui territori e – lo ricordo e chiudo – sui cittadini stessi in termini di servizi.
Parliamo di distorte manovre di bilancio che, con l'obiettivo di risanare i conti pubblici, hanno imposto oneri eccessivi e sproporzionati, impedendo agli enti territoriali di svolgere le proprie funzioni, con il concreto rischio di violare quelle esigenze di autonomia e decentramento che
L'ultima legge di stabilità è un palese esempio di questa politica distorta di bilancio, considerando che ha previsto tagli a carico degli enti locali per circa 8,1 miliardi, somma quattro volte superiore al taglio disposto per i Ministeri, su un importo totale di 16 miliardi. Chiedete i soldi alle regioni e agli enti locali e ai Ministeri molto, molto meno.
Inoltre i giudici contabili mettono in evidenza che lo sforzo di risanamento chiesto agli enti ha avuto – e cito – ripercussioni dirette a danno dei cittadini, a causa della drastica riduzione delle risorse destinate ai servizi assistenziali. Significa che, con questi tagli, i cittadini potranno usufruire meno e peggio di asili nido, di scuole materne, di assistenza domiciliare, di sostegno alla non autosufficienza, di politiche abitative, di tutela ambientale, di trasporto pubblico locale e di politiche educative e culturali. Mi sembra che stiate facendo, anzi, che peggio di così, non possiate fare.
Dunque è di tutta evidenza che il peso delle manovre di bilancio applicate dallo Stato con i tagli a regioni, comuni e province è ricaduto direttamente sui cittadini, determinando una consistente riduzione delle risorse previste per fornire quei servizi indispensabili per garantire ai cittadini stessi il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati.
È chiaro, come ha anche confermato autorevole giurisprudenza, che è vero che il Governo, con una disciplina di principio, ma solo di principio, può imporre alle regione e agli enti locali, per ragioni di coordinamento finanziario, vincoli alle politiche di bilancio, ma è ugualmente vero che questa funzione di coordinamento della finanza pubblica deve essere svolta in conformità a criteri che consentano il rispetto dell'autonomia delle regioni e degli enti locali: generali principi di ragionevolezza, proporzionalità di intervento rispetto all'obiettivo prefissato che è, per l'appunto, il risanamento dei conti pubblici.
Non si può continuare a sottovalutare, Presidente, gli effetti di questo drastico taglio delle risorse agli enti territoriali, attraverso il quale non soltanto viene gravemente compromessa l'autonomia delle realtà locali, ma si va a pregiudicare l'intero assetto ordinamentale che si regge sul principio di sussidiarietà. Non è possibile che il Governo perseveri in una politica di bilancio che compromette seriamente la programmazione di bilancio degli enti territoriali, che sono stati svuotati della loro autonomia.
Quindi, sono necessari... Ma abbiamo visto che, a questo punto non lo sono più, considerata l'indicazione sulle mozioni, praticamente al 90 per cento, negativa da parte del Governo...quindi, sarebbero stati – cambio il tempo verbale – necessari interventi correttivi del Governo in ordine a questa politica di bilancio, affinché i contributi richiesti con le manovre finanziarie non vadano a pregiudicare il regolare e corretto adempimento dei livelli essenziali delle prestazioni e le funzioni fondamentali inerenti i diritti civili e sociali. Inoltre, l'Esecutivo deve prendere provvedimenti per assicurare una proporzione tra il concorso finanziario delle amministrazioni centrali e di quelle locali, anche correggendo gli squilibri economico-sociali che emergono tra le diverse aree del Paese.
La necessità di un intervento correttivo al meccanismo dei tagli a carico degli enti è di tutta evidenza anche per escludere la proposizione di ulteriori ricorsi da parte di regioni ed enti locali, per recepire Pag. 66profili di incostituzionalità delle manovre applicate dall'Esecutivo stesso. Ricordiamo che la regione Veneto lo scorso 24 febbraio ha, infatti, depositato un ricorso alla Corte costituzionale contro la legge di stabilità 2015, nella parte in cui impone alle regioni ordinarie un taglio di 5,7 miliardi di euro, che si aggiunge a quelli disposti per oltre 15 miliardi di euro.
Inoltre, non va sottovalutato quello che può essere definito un effetto a cascata di queste distorte manovre finanziarie che penalizzano le autonomie locali. Infatti, considerando che le regioni risultano maggiormente penalizzate dalle misure restrittive, con tagli alla spesa primaria che hanno raggiunto il 16 per cento nel triennio 2010-2012 – 16 per cento è tanta roba –, non si può escludere che gli enti regionali possano a loro volta essere indotti ad adottare provvedimenti troppo onerosi nei confronti dei comuni.
Su questo aspetto e soltanto a titolo di esempio, faccio presente cosa è successo e cosa sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, dove è stata presentata una class action di ben 55 comuni che lamentano la violazione della loro autonomia finanziaria di entrata e di spesa e per questo hanno proposto un ricorso contro la regione, contro la presidente Serracchiani, attraverso provvedimenti che impongono misure che pregiudicano i comuni, come il taglio del 30 per cento dei trasferimenti qualora non decidono di aderire ad una unione. I comuni, quindi, resteranno dei meri uffici a questo punto.
È chiaro che si esprime un voto favorevole sulle altre mozioni, che chiedono provvedimenti urgenti per rispondere alla giusta protesta di amministrat ori locali. Non ce lo siamo inventato noi; basta leggere qualche giornale per capire quanto gli amministratori locali, quanto i sindaci, quanto le regioni abbiano protestato nei confronti di un Governo che va di fatto a tagliare loro tutto quello su cui riuscivano a basarsi in termini di tenuta finanziaria e di bilancio delle regioni e degli enti locali.
Chiedono inoltre al Governo di non restare più immobile dinnanzi all'allarme lanciato rispetto ad assurde manovre finanziarie che provocano gravissime ricadute negative sui territori e – lo ricordo e chiudo – sui cittadini stessi in termini di servizi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di
parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sberna. Ne ha facoltà.
MARIO SBERNA. Grazie
Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, le audizioni svolte nel
corso dell'esame del DEF da parte delle associazioni degli enti locali hanno
ribadito un quadro preoccupante della situazione economico-finanziaria in cui
versano gli enti locali. Le province hanno visto, da una parte, innovata
profondamente la loro struttura amministrativa con la legge Delrio, che ha
superato il vecchio ordinamento provinciale e assegnato contestualmente
funzioni tipiche di area vasta, sempre, però, vocata agli investimenti
territoriali, e di supporto ai comuni nell'esecuzione delle loro funzioni
fondamentali, e dall'altra parte, hanno subito, con la legge di stabilità, un
taglio del 50 per cento della spesa per le dotazioni organiche. Ma il
contestuale ritardo del percorso di ricollocamento del personale, unito a
quello del riordino delle funzioni, ha comportato una riduzione delle risorse
sui bilanci del 2015 a
svantaggio dei servizi ai cittadini.
Tale situazione, peraltro, se mette già oggi le province in una situazione difficile, risulterebbe insostenibile con il carico finanziario previsto dalla manovra per il 2016 e il 2017. Il tutto non potrà, quindi, che riflettersi negativamente sull'erogazione di servizi inerenti le funzioni fondamentali delle stesse, in primis su gestione degli edifici scolastici e gestione della rete viaria di competenza. Non è, pertanto, pensabile di prelevare ulteriori risorse nel prossimo biennio, a meno che non si vogliano intaccare i servizi essenziali ai cittadini. Analogo discorso vale per i comuni che rappresentano il 7,2 per cento della spesa pubblica totale e ai quali è stato richiesto uno sforzo di risanamento non proporzionato all'entità delle risorsePag. 67gestibili dagli stessi, il che ha prodotto, come sottolineato dalla Corte dei conti, un drastico ridimensionamento delle funzioni di spesa dei comuni stessi.La Corte dei conti, inoltre, rimarca il fatto che
questo ha inciso sul grado di autonomia finanziaria e sul corretto adempimento
dei livelli essenziali delle prestazioni, nonché delle funzioni fondamentali
inerenti ai diritti civili e sociali dei cittadini.
La stima sulla spesa efficientata per le funzioni fondamentali e la capacità fiscale standard di province e città metropolitane, dimostrano che, a fronte di un taglio assorbibile, senza intaccare l'esercizio delle funzioni fondamentali stabilite dalla legge Delrio, pari a 684 milioni di euro per province, città metropolitane e regioni a statuto ordinario, vi è un taglio effettivamente richiesto dalla legge di stabilità a questi enti locali di 900 milioni di euro per il 2015, che salgono a un miliardo 800 milioni di euro nel 2016 e 2 miliardi 700 milioni di euro nel 2017. Con questi numeri, le funzioni fondamentali che la legge Delrio attribuisce agli enti locali semplicemente non saranno possibili. Ecco perché un'iniziativa è necessaria e direi a partire già da una rivisitazione del reale apporto al risanamento dei conti pubblici dei singoli comparti, anche e soprattutto in rapporto ai servizi e alle prestazioni da erogare e alla luce delle molte vicende che si sono intrecciate a complicare il quadro.
Presidente, può dire al MoVimento 5 Stelle se abbassa la voce, per favore ?
Tale situazione, peraltro, se mette già oggi le province in una situazione difficile, risulterebbe insostenibile con il carico finanziario previsto dalla manovra per il 2016 e il 2017. Il tutto non potrà, quindi, che riflettersi negativamente sull'erogazione di servizi inerenti le funzioni fondamentali delle stesse, in primis su gestione degli edifici scolastici e gestione della rete viaria di competenza. Non è, pertanto, pensabile di prelevare ulteriori risorse nel prossimo biennio, a meno che non si vogliano intaccare i servizi essenziali ai cittadini. Analogo discorso vale per i comuni che rappresentano il 7,2 per cento della spesa pubblica totale e ai quali è stato richiesto uno sforzo di risanamento non proporzionato all'entità delle risorsePag. 67gestibili dagli stessi, il che ha prodotto, come sottolineato dalla Corte dei conti, un drastico ridimensionamento delle funzioni di spesa dei comuni stessi.
La stima sulla spesa efficientata per le funzioni fondamentali e la capacità fiscale standard di province e città metropolitane, dimostrano che, a fronte di un taglio assorbibile, senza intaccare l'esercizio delle funzioni fondamentali stabilite dalla legge Delrio, pari a 684 milioni di euro per province, città metropolitane e regioni a statuto ordinario, vi è un taglio effettivamente richiesto dalla legge di stabilità a questi enti locali di 900 milioni di euro per il 2015, che salgono a un miliardo 800 milioni di euro nel 2016 e 2 miliardi 700 milioni di euro nel 2017. Con questi numeri, le funzioni fondamentali che la legge Delrio attribuisce agli enti locali semplicemente non saranno possibili. Ecco perché un'iniziativa è necessaria e direi a partire già da una rivisitazione del reale apporto al risanamento dei conti pubblici dei singoli comparti, anche e soprattutto in rapporto ai servizi e alle prestazioni da erogare e alla luce delle molte vicende che si sono intrecciate a complicare il quadro.
Presidente, può dire al MoVimento 5 Stelle se abbassa la voce, per favore ?
PRESIDENTE. Lei ha
ragione. Colleghi, per favore.
MARIO SBERNA. La
ringrazio.
PRESIDENTE. È che c’è una
specie di riunione di gruppo in corso. Chiedo, però, ai responsabili...
MARIO SBERNA. Possono
farla anche fuori se sono così disinteressati.
PRESIDENTE. Colleghi, se
riuscite a prendere posto è meglio per tutti. Prego.
MARIO SBERNA. Sto
parlando, anche per il MoVimento 5 Stelle, del mancato reintegro dei fondi
relativi al passaggio IMU-Tasi, non confermato nel 2015, nonostante il
congelamento della disciplina fiscale vigente nel 2014, della revisione del
gettito dell'IMU agricola, della sostenibilità della gestione finanziaria delle
città metropolitane e delle province, nelle more della completa attuazione del
processo di riforma del loro assetto tuttora in corso; della necessità non più
rinviabile di una riforma completa della finanza locale in generale e della
fiscalità comunale in particolare, con l'ipotesi della cosiddetta local
tax, anch'essa necessaria, sia per semplificare la vita dei
contribuenti, strapazzati dal tormentone Tasi e dalle sue possibili combinazioni
tra aliquote e detrazioni mancate per le famiglie con figli, che per
redistribuire il carico fiscale sugli immobili, sia quelli strumentali
all'attività delle imprese, che quelli adibiti a prima casa anche grazie alla
futura riforma del catasto.
Non scendiamo oggi dalla Luna e sappiamo lo stato di salute dei nostri conti e lo sforzo che ha coinvolto tutti noi nel risanamento dei medesimi. Noi voteremo dunque a favore delle mozioni sulle quali il Governo ha già espresso parere favorevole, non senza, però, ribadire la necessità che il Governo si adoperi per intervenire nel medio termine su una situazione degli enti locali di evidente sofferenza e per tutelare i servizi sociali essenziali che vengono quotidianamente forniti ai cittadini, sui quali graverebbe il peso di questa situazione, se invariata, in particolare sulle famiglie, soprattutto le famiglie numerose e quelle più povere (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia - Centro Democratico).
Non scendiamo oggi dalla Luna e sappiamo lo stato di salute dei nostri conti e lo sforzo che ha coinvolto tutti noi nel risanamento dei medesimi. Noi voteremo dunque a favore delle mozioni sulle quali il Governo ha già espresso parere favorevole, non senza, però, ribadire la necessità che il Governo si adoperi per intervenire nel medio termine su una situazione degli enti locali di evidente sofferenza e per tutelare i servizi sociali essenziali che vengono quotidianamente forniti ai cittadini, sui quali graverebbe il peso di questa situazione, se invariata, in particolare sulle famiglie, soprattutto le famiglie numerose e quelle più povere (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia - Centro Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di
parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guidesi. Ne ha facoltà.
GUIDO GUIDESI. Grazie
Presidente, cercherò di essere breve e di non sviscerare tanti dati.
Infatti la genesi di questa discussione nasce dall'impossibilità che oggi hanno gli Pag. 68enti locali di servire i propri cittadini anche dal punto di vista ordinario, un'impossibilità dettata da due anni di promesse di questo Governo relative al Patto di stabilità e relative alla rivoluzione della fiscalità locale. Le mozioni nascono per questo, nascono perché oggi i sindaci non sono in grado di rispondere ai servizi sociali, all'assistenza sociale ma anche addirittura alle asfaltature delle loro piccole strade o addirittura – questo è abbastanza evidente – alla sicurezza dei propri cittadini.
Tutto questo non solo è dovuto ai tagli ma anche ad operazioni di centralismo che sono iniziate con il Governo Monti. Vorrei ricordarlo a qualcuno qui presente in aula. Tale Governo è arrivato perché altrimenti sarebbe arrivata la trojka. Ma Monti è latrojka e le operazioni di centralismo sono iniziate lì e sono continuate con questa maggioranza e questo Governo. Cito la riforma costituzionale che riporta poteri e competenze allo Stato centrale e le toglie alle regioni, cito il disegno di legge Delrio rispetto alle province e le tanti innumerevoli scelte rispetto ai tagli indifferenziati che sono stati fatti. E tutte queste scelte sono state fatte da un Governo che ha come componenti principali ex amministratori locali che ben dovrebbero conoscere le situazioni territoriali e l'importanza delle autonomie nella gestione delle comunità e dei singoli territori anche per le differenze identitarie e culturali che i singoli territori hanno tra loro. Ci sono diversi problemi rispetto al vostro metodo e al vostro atteggiamento. Io ne cito due. Il fatto che voi non differenziate mai tra virtuosità e dissesto degli enti locali è per noi un gravissimo problema. Noi siamo estremamente convinti che le virtuosità debbano essere da esempio e vadano soprattutto premiate e che i dissesti devono essere penalizzati se causati da qualche amministratore irresponsabile che tutte le volte viene ripianato e salvato da un intervento statale. E l'altro motivo, che per noi però è il principale, è la mancanza dell'applicazione dei costi standard e la messa in un cassetto del federalismo fiscale, l'unico modo – e non lo dice solola Lega ma
anche un'ultima ricerca della Fondazione per la sussidiarietà – per far
ripartire l'economia di questo Paese. Indi per cui noi ci asterremo sulle
mozioni presentate dal resto delle opposizioni perché non mettono mai in
risalto la differenziazione tra premialità dei virtuosi e penalizzazione di
coloro i quali hanno causato il dissesto e bocceremo le mozioni delle
maggioranze perché ci risultano una presa in giro. Voi avete trasformato i
sindaci in esattori per lo Stato. A loro mancano non solo i soldi ma addirittura
una doverosa e razionale capacità di programmazione che voi gli avete tolto.
Non sanno quando approvare i bilanci, non sanno quale sarà e come provvederanno
ad avere il loro gettito fiscale, non riescono a provvedere all'ordinaria
amministrazione e badate che questo oggi può esser un problema finanziario ed
economico ma domani può essere un problema sociale di cui qualcuno dovrà
assumersi la responsabilità. Questo Paese e queste comunità si salvano solo con
il federalismo fiscale e qualcuno che tra di voi sosteneva la stessa identica
tesi oggi dovrebbe alzare la voce (Applausi dei deputati del gruppo Lega
Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).
Infatti la genesi di questa discussione nasce dall'impossibilità che oggi hanno gli Pag. 68enti locali di servire i propri cittadini anche dal punto di vista ordinario, un'impossibilità dettata da due anni di promesse di questo Governo relative al Patto di stabilità e relative alla rivoluzione della fiscalità locale. Le mozioni nascono per questo, nascono perché oggi i sindaci non sono in grado di rispondere ai servizi sociali, all'assistenza sociale ma anche addirittura alle asfaltature delle loro piccole strade o addirittura – questo è abbastanza evidente – alla sicurezza dei propri cittadini.
Tutto questo non solo è dovuto ai tagli ma anche ad operazioni di centralismo che sono iniziate con il Governo Monti. Vorrei ricordarlo a qualcuno qui presente in aula. Tale Governo è arrivato perché altrimenti sarebbe arrivata la trojka. Ma Monti è latrojka e le operazioni di centralismo sono iniziate lì e sono continuate con questa maggioranza e questo Governo. Cito la riforma costituzionale che riporta poteri e competenze allo Stato centrale e le toglie alle regioni, cito il disegno di legge Delrio rispetto alle province e le tanti innumerevoli scelte rispetto ai tagli indifferenziati che sono stati fatti. E tutte queste scelte sono state fatte da un Governo che ha come componenti principali ex amministratori locali che ben dovrebbero conoscere le situazioni territoriali e l'importanza delle autonomie nella gestione delle comunità e dei singoli territori anche per le differenze identitarie e culturali che i singoli territori hanno tra loro. Ci sono diversi problemi rispetto al vostro metodo e al vostro atteggiamento. Io ne cito due. Il fatto che voi non differenziate mai tra virtuosità e dissesto degli enti locali è per noi un gravissimo problema. Noi siamo estremamente convinti che le virtuosità debbano essere da esempio e vadano soprattutto premiate e che i dissesti devono essere penalizzati se causati da qualche amministratore irresponsabile che tutte le volte viene ripianato e salvato da un intervento statale. E l'altro motivo, che per noi però è il principale, è la mancanza dell'applicazione dei costi standard e la messa in un cassetto del federalismo fiscale, l'unico modo – e non lo dice solo
PRESIDENTE. Ha chiesto di
parlare per dichiarazione di voto il deputato Melilla. Ne ha facoltà. Chiedo ai
colleghi intorno di stare in silenzio, grazie.
GIANNI MELILLA. Grazie
Presidente. Con la nostra mozione Melilla ed altri n. 1-00822 abbiamo voluto mettere in evidenza
come i comuni da una parte e le province e le città metropolitane dall'altra
sono diventate nei fatti finanziatori dello Stato. Nel 2015 i comuni daranno
allo Stato 600 milioni di euro più di quanti ne riceveranno, per gli enti di
area vasta il saldo negativo è ancora più grande, 1 miliardo e 600 milioni.
Tutto ciò rientra naturalmente nella spasmodica ricerca, da parte dello Stato e del Governo, di realizzare quei risparmi necessari per affrontare i gravi problemi della crisi finanziaria dello Stato e anche Pag. 69del debito pubblico che abbiamo, quindi ci rendiamo conto di come siamo in presenza di una vera e propria emergenza. Ciò nonostante, però, noi siamo molto preoccupati, perché ai comuni e alle città metropolitane fanno capo servizi importanti per il benessere dei cittadini; il welfare locale, soprattutto in tante aree del nostro Paese rappresenta un punto di eccellenza per la qualità della vita dei cittadini. È chiaro che se questi tagli dei trasferimenti dello Stato agli enti locali continuassero, determinerebbero non solo un'inevitabile caduta del welfare locale ma provocherebbero anche un aumento – come purtroppo sta succedendo – della pressione fiscale, delle tariffe di tutti i servizi pubblici, perché naturalmente il bilancio dello Stato allargato è un sistema di vasi comunicanti e se si toglie acqua da una parte bisognerà farla entrare da un'altra parte. Del Viceministro apprezziamo naturalmente non solo la competenza su questi temi ma la storica sensibilità sociale nei confronti dell'autonomia degli enti locali e della loro capacità, in tanti decenni, di aver garantito – ripeto –, non in tutto il Paese ma in molte parti del Paese, servizi rilevanti per l'infanzia, per il trasporto pubblico locale e per tanti altri aspetti decisivi della vita dei cittadini.
4 del 2015 con le successive modificazioni. La nostra mozione, così come altre mozioni che condividiamo – anche quella a prima firma Marchi, per molti versi, presenta degli aspetti condivisibili –, è molto realistica. Noi chiediamo un impegno del Governo lungo assi molto razionali. Lasciamo da parte l'analisi che noi facciamo, che naturalmente non può essere condivisa dal Governo, perché è chiaro che, se il Governo fa una legge di stabilità per il 2015 che noi abbiamo criticato pesantemente, non è che possiamo chiedere al Governo di condividere con noi un giudizio negativo sulla legge di stabilità, però, nel dispositivo, se prescindiamo dalla premessa, sono contenuti impegni che forse potrebbero essere condivisi, come, per esempio: dare conferma all'Accordo quadro siglato nella Conferenza Stato-città del 31 marzo scorso; dare risposte positive a quanto richiesto dai comuni in merito all'applicazione della legge di stabilità del 2015, perché l'ANCI ha chiesto e il Governo in sede di incontri ha dato una risposta positiva; a sopprimere i tagli ai trasferimenti ai comuni, eventualmente compensandoli con riduzioni delle spese delle amministrazioni centrali, perché è evidente che se chiediamo degli aumenti per i trasferimenti ai comuni dobbiamo anche dire dove andiamo a compensare queste maggiori entrate; ad accelerare – questo è importante – la rinegoziazione dei mutui con Cassa depositi e prestiti e più in generale a rivedere le condizioni alle quali vengono erogati i mutui ai comuni (c’è attualmente all'esame del Governo proprio un provvedimento in questo senso e ci auguriamo che si agisca con lungimiranza nei confronti delle richieste che l'ANCI ha avanzato proprio in queste ore); a ricostituire per il 2015 il Fondo compensativo di 625 milioni di euro già riconosciuto nel 2014; a stanziare maggiori e adeguate risorse finanziarie da parte del Governo da destinare all'eventuale scostamento tra il gettito effettivamente riscosso dai comuni e le stime ministeriali del gettito atteso in relazione al nuovo regime di imponibilità dei territori montani di cui al decreto-legge n.
A rimodulare, inoltre, in maniera consistente verso il basso le sanzioni per le città metropolitane per lo sforamento del patto di stabilità, non per colpa loro in quanto ereditato con la manovra di scioglimento delle province. A garantire ai comuni i tempi indispensabili per la redazione dei bilanci, definendo ogni anno entro una data precisa le risorse a loro disposizione, dando poi loro almeno due o tre mesi, viceministro, per poter determinare una predisposizione delle manovre di bilancio anche con un grado di approssimazione definita e anche con un livello di consenso e di partecipazione nella costruzione dei bilanci dei comuni. Sappiamo che molti comuni hanno fatto del bilancio partecipativo anche una modalità della loro azione di buon governo. Pag. 70
Infine, a non modificare nell'esercizio in corso le disposizioni in corso, le disposizioni relative alla fiscalità locale e a non ridurre per il medesimo esercizio, perché spesso accade anche questo, i trasferimenti a loro favore.
Abbiamo cercato di evitare toni demagogici, abbiamo scelto una linea di governo per una problematica che noi sappiamo molto complessa, non semplice, che necessita di una capacità di selezione da parte soprattutto di chi come noi, forza di sinistra, intende rappresentare istanze sociali particolarmente sensibili ai ceti medio-bassi del nostro paese.
Ci aspettiamo, quindi, che il Governo riconsideri anche la qualità e la ragionevolezza delle nostre proposte (Applausi dei deputati del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà).
Tutto ciò rientra naturalmente nella spasmodica ricerca, da parte dello Stato e del Governo, di realizzare quei risparmi necessari per affrontare i gravi problemi della crisi finanziaria dello Stato e anche Pag. 69del debito pubblico che abbiamo, quindi ci rendiamo conto di come siamo in presenza di una vera e propria emergenza. Ciò nonostante, però, noi siamo molto preoccupati, perché ai comuni e alle città metropolitane fanno capo servizi importanti per il benessere dei cittadini; il welfare locale, soprattutto in tante aree del nostro Paese rappresenta un punto di eccellenza per la qualità della vita dei cittadini. È chiaro che se questi tagli dei trasferimenti dello Stato agli enti locali continuassero, determinerebbero non solo un'inevitabile caduta del welfare locale ma provocherebbero anche un aumento – come purtroppo sta succedendo – della pressione fiscale, delle tariffe di tutti i servizi pubblici, perché naturalmente il bilancio dello Stato allargato è un sistema di vasi comunicanti e se si toglie acqua da una parte bisognerà farla entrare da un'altra parte. Del Viceministro apprezziamo naturalmente non solo la competenza su questi temi ma la storica sensibilità sociale nei confronti dell'autonomia degli enti locali e della loro capacità, in tanti decenni, di aver garantito – ripeto –, non in tutto il Paese ma in molte parti del Paese, servizi rilevanti per l'infanzia, per il trasporto pubblico locale e per tanti altri aspetti decisivi della vita dei cittadini.
4 del 2015 con le successive modificazioni. La nostra mozione, così come altre mozioni che condividiamo – anche quella a prima firma Marchi, per molti versi, presenta degli aspetti condivisibili –, è molto realistica. Noi chiediamo un impegno del Governo lungo assi molto razionali. Lasciamo da parte l'analisi che noi facciamo, che naturalmente non può essere condivisa dal Governo, perché è chiaro che, se il Governo fa una legge di stabilità per il 2015 che noi abbiamo criticato pesantemente, non è che possiamo chiedere al Governo di condividere con noi un giudizio negativo sulla legge di stabilità, però, nel dispositivo, se prescindiamo dalla premessa, sono contenuti impegni che forse potrebbero essere condivisi, come, per esempio: dare conferma all'Accordo quadro siglato nella Conferenza Stato-città del 31 marzo scorso; dare risposte positive a quanto richiesto dai comuni in merito all'applicazione della legge di stabilità del 2015, perché l'ANCI ha chiesto e il Governo in sede di incontri ha dato una risposta positiva; a sopprimere i tagli ai trasferimenti ai comuni, eventualmente compensandoli con riduzioni delle spese delle amministrazioni centrali, perché è evidente che se chiediamo degli aumenti per i trasferimenti ai comuni dobbiamo anche dire dove andiamo a compensare queste maggiori entrate; ad accelerare – questo è importante – la rinegoziazione dei mutui con Cassa depositi e prestiti e più in generale a rivedere le condizioni alle quali vengono erogati i mutui ai comuni (c’è attualmente all'esame del Governo proprio un provvedimento in questo senso e ci auguriamo che si agisca con lungimiranza nei confronti delle richieste che l'ANCI ha avanzato proprio in queste ore); a ricostituire per il 2015 il Fondo compensativo di 625 milioni di euro già riconosciuto nel 2014; a stanziare maggiori e adeguate risorse finanziarie da parte del Governo da destinare all'eventuale scostamento tra il gettito effettivamente riscosso dai comuni e le stime ministeriali del gettito atteso in relazione al nuovo regime di imponibilità dei territori montani di cui al decreto-legge n.
A rimodulare, inoltre, in maniera consistente verso il basso le sanzioni per le città metropolitane per lo sforamento del patto di stabilità, non per colpa loro in quanto ereditato con la manovra di scioglimento delle province. A garantire ai comuni i tempi indispensabili per la redazione dei bilanci, definendo ogni anno entro una data precisa le risorse a loro disposizione, dando poi loro almeno due o tre mesi, viceministro, per poter determinare una predisposizione delle manovre di bilancio anche con un grado di approssimazione definita e anche con un livello di consenso e di partecipazione nella costruzione dei bilanci dei comuni. Sappiamo che molti comuni hanno fatto del bilancio partecipativo anche una modalità della loro azione di buon governo. Pag. 70
Infine, a non modificare nell'esercizio in corso le disposizioni in corso, le disposizioni relative alla fiscalità locale e a non ridurre per il medesimo esercizio, perché spesso accade anche questo, i trasferimenti a loro favore.
Abbiamo cercato di evitare toni demagogici, abbiamo scelto una linea di governo per una problematica che noi sappiamo molto complessa, non semplice, che necessita di una capacità di selezione da parte soprattutto di chi come noi, forza di sinistra, intende rappresentare istanze sociali particolarmente sensibili ai ceti medio-bassi del nostro paese.
Ci aspettiamo, quindi, che il Governo riconsideri anche la qualità e la ragionevolezza delle nostre proposte (Applausi dei deputati del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà).
PRESIDENTE. Ha chiesto di
parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Matarrese. Ne ha facoltà.
SALVATORE MATARRESE.
Grazie, Presidente. Signor viceministro, onorevoli colleghi, la mozione
predisposta da Scelta Civica è nel solco della rivisitazione del rapporto tra
la finanza degli enti locali e le finanze dello Stato. Nella considerazione
della necessità di questo momento di riportare sugli enti locali la capacità di
spesa, di investimento, di venire incontro alle esigenze sociali sempre più
drammatiche, soprattutto al sud.
Gli effetti del patto di stabilità, dei tagli lineari sui comuni, hanno portato di fatto questi ultimi ad una situazione di grave crisi che ha bloccato un sistema che gira intorno agli enti locali molto vicino ai cittadini. Nell'indirizzo stabilito dalla Comunità europea la spesa deve essere vicina ai cittadini per dare loro i servizi indispensabili. Orbene, noi siamo arrivati alla situazione nella quale i comuni non riescono più ad assolvere a questo compito. Non riescono più ad assolvere a questo compito anche per colpa degli stessi comuni, noi nella nostra mozione chiediamo quindi che nella ridefinizione delle regole, come lei ci ha detto nell'apertura di seduta, nell'abolizione delle regole del patto di stabilità e l'avvio di un nuovo percorso di meccanismi tra le finanze locali e le finanze dello Stato vi siano delle condizioni che vadano a premiare quei comuni attenti ai propri bilanci, quei comuni virtuosi sui quali gli effetti negativi dei tagli lineari hanno inciso e hanno reso vano questo sforzo e questo impegno a vantaggio di coloro che invece hanno operato in maniera del tutto contrario.
Questo significa anche intervenire nelle linee di indirizzo nel merito delle partecipazioni che gli enti locali hanno nelle tante società che costituiscono la galassia delle società partecipate cercando di evitare sprechi in questo senso e limitandole a quelle strettamente necessarie all'attività del servizio pubblico che deve essere sviluppato dall'ente locale. Sono interventi di razionalizzazione della spesa, interventi di attenzione da parte del Governo che sono meritevoli ed importanti, soprattutto quando vanno a ristabilirsi nuove regole nel rapporto tra il bilancio dello Stato e il bilancio dei comuni. Lascia riflettere un dato che ricaviamo dall'ANCI secondo il quale sull'ammontare della spesa pubblica i comuni incidono solo per il 2,3 per cento, ma è pur vero che hanno contribuito pesantemente negli ultimi cinque anni a risolvere i problemi del debito pubblico in generale. Quindi, sicuramente – come evidenziato anche dalla Corte dei conti –, sui comuni c’è stata un'azione molto più pesante rispetto a quella che invece è la contrazione della spesa a livello delle amministrazioni centrali, quindi un riequilibrio anche da questo punto di vista credo sia auspicabile, oltreché indispensabile. Nella nostra mozione noi chiediamo impegni in parte già dichiarati dal Viceministro e che vadano nella direzione suddetta.
Razionalizzare e intervenire sui criteri di valutazione degli interventi degli enti locali negli investimenti e nella spesa e quindi abbiamo chiesto che abbia un senso e una continuità, una finalizzazione l'accordo della Conferenza Stato-città, nel quale vengono fissati obiettivi di rivisitazione dei vincoli del patto di Stabilità e Pag. 71nuove regole anche per armonizzare la contabilità dello Stato e quella degli enti locali. Si tratta di una situazione resa ancor più complicata dalle variazioni istituzionali che sono intervenute con la creazione delle città metropolitane e l'abolizione delle province, una situazione di difficoltà anche per l'elaborazione dei bilanci dei comuni e per l'attribuzione delle risorse. Nella nostra mozione chiediamo anche un impegno di chiarezza da questo punto di vista e come ci è stato preannunciato nella dichiarazione di apertura, su questo accogliamo con grande favore l'impegno e lo sforzo dichiarato a porre rimedio rapidamente a queste nuove regole, a dare certezza a questi impegni, proprio per consentire ai comuni di svolgere con grande attenzione e con grande importanza le chiusure di bilancio in termini congrui e soprattutto in contezza di risorse delle quali possono disporre.
Abbiamo trovato nella dichiarazione del vice ministro già risposte ad impegni che abbiamo chiesto anche in materia di definizione della problematica della stima dell'IMU sui terreni agricoli e del gettito effettivo e i famosi 625 milioni sui quali c’è in atto una riconsiderazione per la disponibilità nel 2015. Quindi, una risposta già data a un impegno che noi avevamo già precedentemente chiesto.
Scelta Civica dichiara il voto favorevole sulla propria mozione e su tutte le altre che hanno questa finalità di rivedere in termini nuovi e soprattutto premianti, ma nello stesso tempo sanzionatori per i comuni inadempienti, questo fondamentale rapporto tra le finanze locali e le finanze dello Stato, nell'ottica comune di rimettere in equilibrio questo paese, di garantire i servizi ai cittadini, di garantire gli investimenti dei comuni e degli enti locali, che sono fondamentali per le piccole e medie imprese, per i cittadini e per le manutenzioni locali, che danno qualità e senso della vita e senso e presenza dello Stato vicino ai cittadini. Sono sforzi che noi apprezziamo da parte del Governo, soprattutto allorquando si mette da parte il patto di stabilità e i tagli lineari dei precedenti governi che hanno affossato i comuni e le finanze della parte più debole di questo paese, soprattutto al sud. Quindi, ribadiamo il parere favorevole a tutte le mozioni che hanno questa finalità e soprattutto alle mozioni della coalizione di Governo (Applausi dei deputati del gruppo di Scelta Civica per l'Italia).
Gli effetti del patto di stabilità, dei tagli lineari sui comuni, hanno portato di fatto questi ultimi ad una situazione di grave crisi che ha bloccato un sistema che gira intorno agli enti locali molto vicino ai cittadini. Nell'indirizzo stabilito dalla Comunità europea la spesa deve essere vicina ai cittadini per dare loro i servizi indispensabili. Orbene, noi siamo arrivati alla situazione nella quale i comuni non riescono più ad assolvere a questo compito. Non riescono più ad assolvere a questo compito anche per colpa degli stessi comuni, noi nella nostra mozione chiediamo quindi che nella ridefinizione delle regole, come lei ci ha detto nell'apertura di seduta, nell'abolizione delle regole del patto di stabilità e l'avvio di un nuovo percorso di meccanismi tra le finanze locali e le finanze dello Stato vi siano delle condizioni che vadano a premiare quei comuni attenti ai propri bilanci, quei comuni virtuosi sui quali gli effetti negativi dei tagli lineari hanno inciso e hanno reso vano questo sforzo e questo impegno a vantaggio di coloro che invece hanno operato in maniera del tutto contrario.
Questo significa anche intervenire nelle linee di indirizzo nel merito delle partecipazioni che gli enti locali hanno nelle tante società che costituiscono la galassia delle società partecipate cercando di evitare sprechi in questo senso e limitandole a quelle strettamente necessarie all'attività del servizio pubblico che deve essere sviluppato dall'ente locale. Sono interventi di razionalizzazione della spesa, interventi di attenzione da parte del Governo che sono meritevoli ed importanti, soprattutto quando vanno a ristabilirsi nuove regole nel rapporto tra il bilancio dello Stato e il bilancio dei comuni. Lascia riflettere un dato che ricaviamo dall'ANCI secondo il quale sull'ammontare della spesa pubblica i comuni incidono solo per il 2,3 per cento, ma è pur vero che hanno contribuito pesantemente negli ultimi cinque anni a risolvere i problemi del debito pubblico in generale. Quindi, sicuramente – come evidenziato anche dalla Corte dei conti –, sui comuni c’è stata un'azione molto più pesante rispetto a quella che invece è la contrazione della spesa a livello delle amministrazioni centrali, quindi un riequilibrio anche da questo punto di vista credo sia auspicabile, oltreché indispensabile. Nella nostra mozione noi chiediamo impegni in parte già dichiarati dal Viceministro e che vadano nella direzione suddetta.
Razionalizzare e intervenire sui criteri di valutazione degli interventi degli enti locali negli investimenti e nella spesa e quindi abbiamo chiesto che abbia un senso e una continuità, una finalizzazione l'accordo della Conferenza Stato-città, nel quale vengono fissati obiettivi di rivisitazione dei vincoli del patto di Stabilità e Pag. 71nuove regole anche per armonizzare la contabilità dello Stato e quella degli enti locali. Si tratta di una situazione resa ancor più complicata dalle variazioni istituzionali che sono intervenute con la creazione delle città metropolitane e l'abolizione delle province, una situazione di difficoltà anche per l'elaborazione dei bilanci dei comuni e per l'attribuzione delle risorse. Nella nostra mozione chiediamo anche un impegno di chiarezza da questo punto di vista e come ci è stato preannunciato nella dichiarazione di apertura, su questo accogliamo con grande favore l'impegno e lo sforzo dichiarato a porre rimedio rapidamente a queste nuove regole, a dare certezza a questi impegni, proprio per consentire ai comuni di svolgere con grande attenzione e con grande importanza le chiusure di bilancio in termini congrui e soprattutto in contezza di risorse delle quali possono disporre.
Abbiamo trovato nella dichiarazione del vice ministro già risposte ad impegni che abbiamo chiesto anche in materia di definizione della problematica della stima dell'IMU sui terreni agricoli e del gettito effettivo e i famosi 625 milioni sui quali c’è in atto una riconsiderazione per la disponibilità nel 2015. Quindi, una risposta già data a un impegno che noi avevamo già precedentemente chiesto.
Scelta Civica dichiara il voto favorevole sulla propria mozione e su tutte le altre che hanno questa finalità di rivedere in termini nuovi e soprattutto premianti, ma nello stesso tempo sanzionatori per i comuni inadempienti, questo fondamentale rapporto tra le finanze locali e le finanze dello Stato, nell'ottica comune di rimettere in equilibrio questo paese, di garantire i servizi ai cittadini, di garantire gli investimenti dei comuni e degli enti locali, che sono fondamentali per le piccole e medie imprese, per i cittadini e per le manutenzioni locali, che danno qualità e senso della vita e senso e presenza dello Stato vicino ai cittadini. Sono sforzi che noi apprezziamo da parte del Governo, soprattutto allorquando si mette da parte il patto di stabilità e i tagli lineari dei precedenti governi che hanno affossato i comuni e le finanze della parte più debole di questo paese, soprattutto al sud. Quindi, ribadiamo il parere favorevole a tutte le mozioni che hanno questa finalità e soprattutto alle mozioni della coalizione di Governo (Applausi dei deputati del gruppo di Scelta Civica per l'Italia).
ANDREA CAUSIN. La mozione
presentata dalla maggioranza e sottoscritta dal gruppo di Area popolare
sottopone all'attenzione del Governo questioni di cruciale importanza che a noi
stanno particolarmente a cuore, richiamando l'attenzione pubblica ad adottare,
con la massima sollecitudine, ogni iniziativa utile volta a dare soluzione alle
principali criticità normative relative agli enti territoriali, nell'ambito
della complessa azione di riforma istituzionale dello Stato e del più ampio
progetto di risanamento economico e finanziario del Paese. Vorrei ribadire il
gravoso impegno che la Legge
di Stabilità impone dal punto di vista finanziario e del risanamento agli enti
locali e che, com’è noto, concorreranno complessivamente al contenimento di
tale spesa per circa 6,2 miliardi di euro nel 2015, 7,2 nel 2016 e 8,2 nel
2017.
I numeri parlano chiaro. In particolare, il comma 435 dell'articolo 1 della legge di stabilità per il2015
ha stabilito la riduzione della dotazione del Fondo di
solidarietà comunale di 1,2 miliardi di euro a decorrere dall'anno 2015. Il
comma 418 ha
operato una riduzione della spesa corrente per province e città metropolitane
di 1 miliardo di euro per l'anno 2015, di 2 miliardi di euro per l'anno 2016 e
di ben 3 miliardi di euro a decorrere dall'anno 2017. Infine, il comma 398 ha disciplinato u n contributo aggiuntivo alla
finanza pubblica delle regioni a statuto ordinario, per ciascuno degli anni dal
2015 al 2018, pari a 3 miliardi e mezzo di euro, e il comma 400 ha stabilito entità e
modalità al contributo aggiuntivo pari a quasi 500 milioni di euro da parte
delle regioni a statuto speciale.Pag.
72
Ricordiamo che nel documento di economia e finanza il Governo si è impegnato a definire indirizzi e incentivi volti, tra l'altro, a favorire il progressivo passaggio da un sistema basato sulla spesa storica ad uno che, invece, utilizza costi e fabbisogni standard, più razionale ed efficiente, in cui vengano premiati con maggiori spazi finanziari e, quindi, maggiori possibilità di investimento gli enti che virtuosamente hanno ridotto la spesa corrente e che hanno, invece, una maggiore capacità di riscossione delle proprie entrate.
Si tratta di un impegno ribadito nel corso della seduta, tra l'altro, del 19 febbraio 2015 della Conferenza Stato-città e autonomie locali, in cui si è raggiunta l'intesa sulla revisione dei criteri e della definizione degli obiettivi relativi al Patto di stabilità 2015 per i comuni. Sotto questo profilo chiediamo di dare piena attuazione all'intesa, risolvendo le situazioni di criticità che tuttora permangono, favorendo concretamente un adeguamento della manovra finanziaria alle mutate condizioni generali della finanza comunale, nel segno di una più elevata sostenibilità e razionalità della stessa.
Riduzioni così significative per gli enti territoriali, d'altra parte, non si possono più continuare ad effettuare attraverso tagli lineari indiscriminati, ma è sempre più essenziale procedere invece ad interventi di tipo strutturale, che prevedano l'individuazione di parametri per valutare la virtuosità degli enti locali e l'adozione di sistemi premianti che favoriscano invece le realtà più meritevoli, che abbiano raggiunto gli obiettivi programmati ovvero che abbiano conseguito riscontri concreti di efficienza nella gestione finanziaria e nei conti pubblici. È perciò assolutamente necessario definire, entro il 2015, un assetto stabile della finanza locale in grado di consentire reale autonomia ed effettive e virtuose possibilità di programmazione da parte degli enti locali.
In questi anni, infatti, la crisi economica e l'urgenza di arginare l'elevato debito pubblico del nostro Paese hanno spinto il Governo a riappropriarsi delle risorse economiche precedentemente delegate agli enti locali, aumentando così i controlli finanziari e legislativi su questi enti e riprendendo le responsabilità di alcune funzioni, in alcuni casi anche spingendosi al limite di quanto previsto e negoziato all'interno della nostra Carta costituzionale.
Riflettere ancora sul decentramento, ossia sul grado di sussidiarietà verticale nel nostro Paese è, dunque, importante, proprio perché sta prevalendo una tendenza opposta che rischia di vanificare anche quanto di buono è stato fatto in passato. Resta essenziale perciò dare valore all'autonomia degli enti locali, incentivando una forma di libertà di governo e di sperimentazione di modelli organizzativi efficaci a livello locale.
Il vantaggio del decentramento è la differenziazione, cioè la capacità di distinguere il livello e l'offerta di servizi sul territorio per tener conto delle differenze nelle preferenze dei cittadini e nelle condizioni locali. La maggior vicinanza dei governi locali, in modo particolare dei comuni, ai cittadini e l'esigenza degli amministratori locali di essere attenti ai bisogni del territorio garantisce che ciò sia fatto in modo migliore di quanto possa fare un Governo centrale o una strutturazione amministrativa locale dei servizi da parte di un Ministero centrale.
Desidero porre, infine, l'accento sul modello di spesa pubblica adottato nel nostro Paese, ancora molto centralizzato, sicuramente suscettibile di miglioramenti e correttivi a favore di un'allocazione di risorse pubbliche più efficiente e più vicina agli effettivi bisogni della collettività. L'obiettivo non può e non deve essere quello di vincere una competizione tra istituzioni locali e nazionali o di stabilire una supremazia tra gli uni e gli altri, argomento che tra l'altro sta impegnando i lavori della riforma costituzionale. L'obiettivo invece è mettere al centro il cittadino che ha diritto a ricevere servizi efficienti e ad essere sottoposto a un'imposizione fiscale equa, in linea con la media europea, evitando sovrapposizioni e cumuli tra tasse locali e tasse nazionali. Pag. 73
Per questa ragione dichiaro il voto favorevole alla mozione della maggioranza da parte del gruppo di Area Popolare (NCD-UDC) e il voto contrario sulle mozioni presentate dagli altri gruppi (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).
I numeri parlano chiaro. In particolare, il comma 435 dell'articolo 1 della legge di stabilità per il
Ricordiamo che nel documento di economia e finanza il Governo si è impegnato a definire indirizzi e incentivi volti, tra l'altro, a favorire il progressivo passaggio da un sistema basato sulla spesa storica ad uno che, invece, utilizza costi e fabbisogni standard, più razionale ed efficiente, in cui vengano premiati con maggiori spazi finanziari e, quindi, maggiori possibilità di investimento gli enti che virtuosamente hanno ridotto la spesa corrente e che hanno, invece, una maggiore capacità di riscossione delle proprie entrate.
Si tratta di un impegno ribadito nel corso della seduta, tra l'altro, del 19 febbraio 2015 della Conferenza Stato-città e autonomie locali, in cui si è raggiunta l'intesa sulla revisione dei criteri e della definizione degli obiettivi relativi al Patto di stabilità 2015 per i comuni. Sotto questo profilo chiediamo di dare piena attuazione all'intesa, risolvendo le situazioni di criticità che tuttora permangono, favorendo concretamente un adeguamento della manovra finanziaria alle mutate condizioni generali della finanza comunale, nel segno di una più elevata sostenibilità e razionalità della stessa.
Riduzioni così significative per gli enti territoriali, d'altra parte, non si possono più continuare ad effettuare attraverso tagli lineari indiscriminati, ma è sempre più essenziale procedere invece ad interventi di tipo strutturale, che prevedano l'individuazione di parametri per valutare la virtuosità degli enti locali e l'adozione di sistemi premianti che favoriscano invece le realtà più meritevoli, che abbiano raggiunto gli obiettivi programmati ovvero che abbiano conseguito riscontri concreti di efficienza nella gestione finanziaria e nei conti pubblici. È perciò assolutamente necessario definire, entro il 2015, un assetto stabile della finanza locale in grado di consentire reale autonomia ed effettive e virtuose possibilità di programmazione da parte degli enti locali.
In questi anni, infatti, la crisi economica e l'urgenza di arginare l'elevato debito pubblico del nostro Paese hanno spinto il Governo a riappropriarsi delle risorse economiche precedentemente delegate agli enti locali, aumentando così i controlli finanziari e legislativi su questi enti e riprendendo le responsabilità di alcune funzioni, in alcuni casi anche spingendosi al limite di quanto previsto e negoziato all'interno della nostra Carta costituzionale.
Riflettere ancora sul decentramento, ossia sul grado di sussidiarietà verticale nel nostro Paese è, dunque, importante, proprio perché sta prevalendo una tendenza opposta che rischia di vanificare anche quanto di buono è stato fatto in passato. Resta essenziale perciò dare valore all'autonomia degli enti locali, incentivando una forma di libertà di governo e di sperimentazione di modelli organizzativi efficaci a livello locale.
Il vantaggio del decentramento è la differenziazione, cioè la capacità di distinguere il livello e l'offerta di servizi sul territorio per tener conto delle differenze nelle preferenze dei cittadini e nelle condizioni locali. La maggior vicinanza dei governi locali, in modo particolare dei comuni, ai cittadini e l'esigenza degli amministratori locali di essere attenti ai bisogni del territorio garantisce che ciò sia fatto in modo migliore di quanto possa fare un Governo centrale o una strutturazione amministrativa locale dei servizi da parte di un Ministero centrale.
Desidero porre, infine, l'accento sul modello di spesa pubblica adottato nel nostro Paese, ancora molto centralizzato, sicuramente suscettibile di miglioramenti e correttivi a favore di un'allocazione di risorse pubbliche più efficiente e più vicina agli effettivi bisogni della collettività. L'obiettivo non può e non deve essere quello di vincere una competizione tra istituzioni locali e nazionali o di stabilire una supremazia tra gli uni e gli altri, argomento che tra l'altro sta impegnando i lavori della riforma costituzionale. L'obiettivo invece è mettere al centro il cittadino che ha diritto a ricevere servizi efficienti e ad essere sottoposto a un'imposizione fiscale equa, in linea con la media europea, evitando sovrapposizioni e cumuli tra tasse locali e tasse nazionali. Pag. 73
Per questa ragione dichiaro il voto favorevole alla mozione della maggioranza da parte del gruppo di Area Popolare (NCD-UDC) e il voto contrario sulle mozioni presentate dagli altri gruppi (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).
PRESIDENTE. Ha chiesto di
parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palese. Ne ha facoltà.
Chiedo ai colleghi di abbassare il tono della voce.
Chiedo ai colleghi di abbassare il tono della voce.
ROCCO PALESE. Grazie
Presidente, rappresentanti del Governo e onorevoli colleghi, Forza Italia ha
presentato questa mozione per un motivo molto semplice, perché in ogni
provvedimento di legge di stabilità o comunque di finanza pubblica, da qualche
anno a questa parte non c’è dubbio che vengono toccate, in termini di riduzione
di trasferimento di risorse, le risorse agli enti locali e in particolare ai comuni,
sia per il rientro dalla procedura per deficit eccessivo da parte dell'Europa
ma anche e soprattutto poi in riferimento al contenimento della spesa pubblica.
Io penso che dopo che il Viceministro Morando poco fa, con l'espressione del parere, ha reso noto che il Governo sta per intervenire di nuovo su una serie di misure che riguardano il Patto di stabilità, i trasferimenti, la finanza territoriale e la finanza locale in particolare, sia arrivato, forse, il momento di fermarsi un attimo sul problema della finanza territoriale e della finanza locale e cercare di fare un provvedimento unico, che metta un po’ d'ordine.
421 del 1992 del Governo Amato: una delle quattro deleghe, una delle quattro riforme importanti che furono fatte all'epoca fu proprio il riordino della finanza te Ricordo, al riguardo, la legge delega, la legge n. rritoriale; da lì poi partì una serie enorme di misure che sono state fatte negli anni e che hanno avuto un punto fondamentale: l'introduzione del Patto di stabilità con l'articolo 28 della legge m. 448 del 1998. Per dieci anni nel nostro Paese c’è stata una specie di facoltà, chi lo faceva, chi non lo faceva; fintanto che nel 2008, per motivi di finanza pubblica, finalmente tutti poi scoprirono che bisognava osservare il Patto di stabilità e furono introdotte le sanzioni.
328 del 2000. Oggi il Governo annuncia la volontà di un decreto; nell'annunciare questo decreto, la riforma più importante che viene annunciata qui, da parte del Governo, è quella della revisione di questa impostazione, del rispetto del Patto di stabilità, in applicazione del nuovo articolo 81 della Costituzione rispetto a quello che deve poi essere, successivamente, il riordino della finanza locale all'interno stesso dei comuni. Io non credo che questo provvedimento possa essere sufficiente a soddisfare gli impegni che vengono chiesti dalle varie mozioni. Le mozioni chiedono – sì, è vero – anche questo, rispetto ai vincoli del Patto di stabilità, ma soprattutto chiedono che il Governo abbia più attenzione in riferimento ai tagli che ci sono stati in questi anni, soprattutto al Fondo sociale unico. Il Fondo sociale unico è stato azzerato da parte del Governo con le varie leggi di finanza pubblica e, quindi, i comuni non sono più nelle condizioni di espletare i servizi minimi, le prestazioni sociali che competono ai comuni con la legge n.
Detto questo, c’è l'esigenza anche di fare una riflessione rispetto ai tagli che ci sono stati; tagli consistenti che, negli ultimi anni, hanno visto protagonisti vari Governi, compreso anche il Governo Renzi con le ultime leggi di stabilità, con tagli vistosi di risorse per miliardi e miliardi di euro ai comuni.
Non solo, ma anche altre distorsioni e innovazioni: i comuni sono stati costretti ad assumere il ruolo di esattori per nome e per conto del Governo, con integrazioni di tassazioni locali incredibili come IMU, Tasi, Tari e quant'altro, per poi restituire anche una parte di queste risorse allo Stato centrale.
Ora, davanti a una situazione di questo genere, io penso che il Governo abbia, sì, necessità, probabilmente per affrontare l'emergenza, di varare il decreto che è stato annunciato da due mesi e non si Pag. 74capisce dove è andato a finire. Io mi auguro che il prossimo Consiglio dei ministri lo faccia.
Soprattutto, mi auguro che ci sia un riordino anche delle disposizioni sulla situazione dei bilanci dei comuni perché quello che è successo negli ultimi anni, con proroghe continue, tagli e proroghe continue e impossibilità dei comuni di approvare poi i bilanci è inaccettabile; è successo un anno che addirittura i comuni erano autorizzati ad approvare i bilanci preventivi, che di fatto erano veri e propri bilanci consuntivi, fino al 30 novembre di quell'anno. È successa una volta sola, ma è successa questa stranezza all'interno di tutte le cose che abbiamo visto.
Pertanto, io ritengo che, a maggior ragione nella parte degli impegni, la mozione che abbiamo presentato, come gruppo di Forza Italia, dovrebbe avere il parere favorevole del Governo perché, se grosso modo nella relazione che è stata a base delle motivazioni dell'espressione dei pareri del Viceministro, è stato esplicitato in maniera più o meno completa che quanto viene chiesto negli impegni nella nostra mozione sarà sicuramente affrontato e varato dal prossimo decreto, io mi aspetto che possa esserci anche un parere favorevole in riferimento a quello che è stato espletato.
Le altre mozioni dicono la stessa cosa, cioè vanno nel senso di avere più attenzione nei confronti degli enti locali in ordine alle risorse. Queste sicuramente avranno anche l'appoggio e il voto favorevole di Forza Italia.
Io penso che dopo che il Viceministro Morando poco fa, con l'espressione del parere, ha reso noto che il Governo sta per intervenire di nuovo su una serie di misure che riguardano il Patto di stabilità, i trasferimenti, la finanza territoriale e la finanza locale in particolare, sia arrivato, forse, il momento di fermarsi un attimo sul problema della finanza territoriale e della finanza locale e cercare di fare un provvedimento unico, che metta un po’ d'ordine.
421 del 1992 del Governo Amato: una delle quattro deleghe, una delle quattro riforme importanti che furono fatte all'epoca fu proprio il riordino della finanza te Ricordo, al riguardo, la legge delega, la legge n. rritoriale; da lì poi partì una serie enorme di misure che sono state fatte negli anni e che hanno avuto un punto fondamentale: l'introduzione del Patto di stabilità con l'articolo 28 della legge m. 448 del 1998. Per dieci anni nel nostro Paese c’è stata una specie di facoltà, chi lo faceva, chi non lo faceva; fintanto che nel 2008, per motivi di finanza pubblica, finalmente tutti poi scoprirono che bisognava osservare il Patto di stabilità e furono introdotte le sanzioni.
328 del 2000. Oggi il Governo annuncia la volontà di un decreto; nell'annunciare questo decreto, la riforma più importante che viene annunciata qui, da parte del Governo, è quella della revisione di questa impostazione, del rispetto del Patto di stabilità, in applicazione del nuovo articolo 81 della Costituzione rispetto a quello che deve poi essere, successivamente, il riordino della finanza locale all'interno stesso dei comuni. Io non credo che questo provvedimento possa essere sufficiente a soddisfare gli impegni che vengono chiesti dalle varie mozioni. Le mozioni chiedono – sì, è vero – anche questo, rispetto ai vincoli del Patto di stabilità, ma soprattutto chiedono che il Governo abbia più attenzione in riferimento ai tagli che ci sono stati in questi anni, soprattutto al Fondo sociale unico. Il Fondo sociale unico è stato azzerato da parte del Governo con le varie leggi di finanza pubblica e, quindi, i comuni non sono più nelle condizioni di espletare i servizi minimi, le prestazioni sociali che competono ai comuni con la legge n.
Detto questo, c’è l'esigenza anche di fare una riflessione rispetto ai tagli che ci sono stati; tagli consistenti che, negli ultimi anni, hanno visto protagonisti vari Governi, compreso anche il Governo Renzi con le ultime leggi di stabilità, con tagli vistosi di risorse per miliardi e miliardi di euro ai comuni.
Non solo, ma anche altre distorsioni e innovazioni: i comuni sono stati costretti ad assumere il ruolo di esattori per nome e per conto del Governo, con integrazioni di tassazioni locali incredibili come IMU, Tasi, Tari e quant'altro, per poi restituire anche una parte di queste risorse allo Stato centrale.
Ora, davanti a una situazione di questo genere, io penso che il Governo abbia, sì, necessità, probabilmente per affrontare l'emergenza, di varare il decreto che è stato annunciato da due mesi e non si Pag. 74capisce dove è andato a finire. Io mi auguro che il prossimo Consiglio dei ministri lo faccia.
Soprattutto, mi auguro che ci sia un riordino anche delle disposizioni sulla situazione dei bilanci dei comuni perché quello che è successo negli ultimi anni, con proroghe continue, tagli e proroghe continue e impossibilità dei comuni di approvare poi i bilanci è inaccettabile; è successo un anno che addirittura i comuni erano autorizzati ad approvare i bilanci preventivi, che di fatto erano veri e propri bilanci consuntivi, fino al 30 novembre di quell'anno. È successa una volta sola, ma è successa questa stranezza all'interno di tutte le cose che abbiamo visto.
Pertanto, io ritengo che, a maggior ragione nella parte degli impegni, la mozione che abbiamo presentato, come gruppo di Forza Italia, dovrebbe avere il parere favorevole del Governo perché, se grosso modo nella relazione che è stata a base delle motivazioni dell'espressione dei pareri del Viceministro, è stato esplicitato in maniera più o meno completa che quanto viene chiesto negli impegni nella nostra mozione sarà sicuramente affrontato e varato dal prossimo decreto, io mi aspetto che possa esserci anche un parere favorevole in riferimento a quello che è stato espletato.
Le altre mozioni dicono la stessa cosa, cioè vanno nel senso di avere più attenzione nei confronti degli enti locali in ordine alle risorse. Queste sicuramente avranno anche l'appoggio e il voto favorevole di Forza Italia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di
parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castelli. Ne ha facoltà.
LAURA CASTELLI. Grazie,
Presidente. Questa mozione vuole mettere l'accento su un aspetto di iniquità,
che si riassume in poche parole: lo Stato centrale fa debiti, gli enti locali
devono pagare, tagliando spese e anche servizi essenziali.
Riprendiamo un momento i numeri che ci avete regalato: l'onere della legge di stabilità è finanziato con maggiori entrate (11,6 miliardi), deficit aggiuntivi (5,8 miliardi) e tagli di spesa (16,6 miliardi); di questi ultimi, ben 8 miliardi sono a carico di comuni, province e regioni. È una quota decisamente superiore al peso delle amministrazioni locali sul totale della spesa pubblica (il 29 per cento). Le riduzioni di spesa caricate sulle amministrazioni locali, fra l'altro, sono quattro volte il taglio a carico dei Ministeri (solo 2 miliardi). Questi numeri ci dicono che siamo lontani dal rispetto del principio di equità: non c’è un'equa ripartizione della responsabilità e degli oneri.
Questa mozione ha come riferimento la salvaguardia dei servizi locali perché negli ultimi cinque anni i comuni hanno visto ridursi le proprie risorse disponibili per la spesa di oltre il 20 per cento, ma, dopo aver fatto tagli sulla spesa corrente, ormai non più comprimibili, ora l'emergenza riguarda i servizi sociali ed educativi che ormai i comuni non sono più in grado di garantire.
I servizi sociali locali, infatti, assorbono la maggior parte delle risorse di cui dispongono i comuni e le regioni: minori senza famiglia, anziani, disabili, donne in difficoltà, emergenza casa, sicurezza; sono queste alcune delle realtà alle quali gli enti locali cercano di dare una risposta; sono questi i settori che rischiano di subire ancora tagli sui finanziamenti ormai ridotti al minimo essenziale.
Mi permetto di citarela Corte
dei conti, secondo la quale «I tagli riducono gravemente le possibilità di
intervento e di gestione degli enti territoriali, hanno inciso profondamente
sul grado di autonomia finanziaria e funzionale garantito dal Titolo V della
Costituzione, costringendo così gli enti ad individuare mezzi di copertura
finanziaria in grado di salvaguardare il corretto adempimento dei livelli
essenziali delle prestazioni nonché delle funzioni fondamentali inerenti ai
diritti civili e sociali». Parliamo di diritti essenziali.
Numerosissime sono le segnalazioni di criticità che arrivano anche dai sindaci di tutta Italia, anche dei vostri colori politici. Il sindaco di Carbonia (Sassari) denuncia: «Non va sottovalutato il fatto che i tagli Pag. 75siano applicati, in uguale percentuale, su tutti i comuni, senza tener conto di chi, nel corso degli anni, ha tenuto i conti in ordine, come il comune di Carbonia, comportandosi quindi in maniera virtuosa. Anzi, sono proprio i comuni virtuosi ad aver spesso subito la maggior parte dei tagli, mentre alcuni comuni meno virtuosi hanno beneficiato di interventi di salvataggio».
Il comune di Sciacca, insieme a tanti altri comuni della Calabria hanno protestato contro i tagli agli enti locali con lo spegnimento dell'illuminazione pubblica per cinque minuti.
Il sindaco di Ascoli ha detto: «Avremo un'Italia meno giusta, perché oggi chi fa il welfare in Italia sono proprio i comuni, e a pagare le conseguenze saranno i disoccupati, gli anziani, gli indigenti. La mia anticamera – dice il sindaco – ogni giorno è piena di persone che cercano aiuto: saranno loro, purtroppo, a soffrirne di più». Sembra che ci sia – ma sembra – una mancanza di dialogo, d'intesa, di condivisione di scelte tra il Governo e gli amministratori locali della stessa area addirittura, data anche la bagarre che abbiamo visto con questo Governo.
Mi arriva una lettera, sulla posta elettronica, di una mamma e vorrei leggervela, perché non so quanti di voi leggano le proprie mail personali: «Buongiorno, vivo a Roma. Sono una mamma di 37 anni con 18 anni di contributi versati a questo assurdo Stato. Ho dovuto lasciare il lavoro, visto che la mia primogenita non è stata inserita nella graduatoria dell'asilo: ci sono troppi pochi posti. Adesso che sono disoccupata la piccola ha ancora meno diritti. Allora, mi dite io che faccio e come faccio a cercare lavoro ? I miei genitori sono disabili, i miei suoceri vivono in un'altra città e il mio compagno lavora a80
chilometri da casa. Io adesso dico basta. Da cittadina
onesta non ho diritto a nulla. Vado a rubare ?», mi chiede la signora. E mi dice: «Trovami una soluzione degna
di un cittadino italiano».
Cosa rispondiamo a questa signora ? Che dobbiamo ricoprire i debiti delle banche, che dobbiamo liquidare le pensioni d'oro, i vitalizi e assecondare i vostri privilegi ? Che lei non potrà avere assistenza perché l'Europa ce lo chiede ? Dobbiamo fare sacrifici, perché i sacrifici li devono fare sempre i soliti.
Quanti sprechi, quanta spesa improduttiva c’è nei bilanci dello Stato e perché, se la causa viene per la maggior parte dalla spesa pubblica, non si inizia da lì a tagliare e a ridurre per chi deve risparmiare ? Gli enti locali non soffrono solo di un carico iniquo di aiuto alla riduzione del debito, ma hanno subito negli anni, a causa della crisi, anche significative riduzioni dei finanziamenti alla spesa sociale. E, quindi, ci domandiamo: è giusto che la crisi economica sia stata affrontata riducendo la spesa sociale a favore, piuttosto, del vostro solito corrotto sistema della finanza ?
E, poi, che dire del cosiddetto «ballettio delle leggi» ? Appena varata una legge già si parla della sua riforma. Una schizofrenia, una bulimia legislativa: oggi si fa la legge, domani si fa la riforma. Già si parla di cambiare la fiscalità locale, si parla di local tax. Ma è possibile ? Ma come fanno i sindaci italiani a fare una programmazione seria ? È inevitabile che tutto questo causi instabilità. Lo stile frettoloso e decisionista di questo Governo non aiuta un serio lavoro delle amministrazioni, schiacciate da un'insostenibilità, da una mancanza di certezza di una visione del futuro per colpa di scelte frettolose fatte da voi. Vorrei ricordare a quest'Aula che c’è un detto popolare che mi pare aderisca bene a questo stile che vi ho appena riassunto. Dice: «Presto e bene non sta mai insieme». Questo è quello che voi fate.
State marginalizzando, come se non fossero importanti, le politiche socio-assistenziali. Dov’è la tutela pubblica ? Siete colpevoli e subdoli. Non rispondete a un bisogno reale del Paese, spesso quello sociale, e poi spingete la gente ad abbracciare la soluzione privata che, ovviamente, non tutti si possono permettere, creando così milioni di poveri che non hanno più speranza.
Riprendiamo un momento i numeri che ci avete regalato: l'onere della legge di stabilità è finanziato con maggiori entrate (11,6 miliardi), deficit aggiuntivi (5,8 miliardi) e tagli di spesa (16,6 miliardi); di questi ultimi, ben 8 miliardi sono a carico di comuni, province e regioni. È una quota decisamente superiore al peso delle amministrazioni locali sul totale della spesa pubblica (il 29 per cento). Le riduzioni di spesa caricate sulle amministrazioni locali, fra l'altro, sono quattro volte il taglio a carico dei Ministeri (solo 2 miliardi). Questi numeri ci dicono che siamo lontani dal rispetto del principio di equità: non c’è un'equa ripartizione della responsabilità e degli oneri.
Questa mozione ha come riferimento la salvaguardia dei servizi locali perché negli ultimi cinque anni i comuni hanno visto ridursi le proprie risorse disponibili per la spesa di oltre il 20 per cento, ma, dopo aver fatto tagli sulla spesa corrente, ormai non più comprimibili, ora l'emergenza riguarda i servizi sociali ed educativi che ormai i comuni non sono più in grado di garantire.
I servizi sociali locali, infatti, assorbono la maggior parte delle risorse di cui dispongono i comuni e le regioni: minori senza famiglia, anziani, disabili, donne in difficoltà, emergenza casa, sicurezza; sono queste alcune delle realtà alle quali gli enti locali cercano di dare una risposta; sono questi i settori che rischiano di subire ancora tagli sui finanziamenti ormai ridotti al minimo essenziale.
Mi permetto di citare
Numerosissime sono le segnalazioni di criticità che arrivano anche dai sindaci di tutta Italia, anche dei vostri colori politici. Il sindaco di Carbonia (Sassari) denuncia: «Non va sottovalutato il fatto che i tagli Pag. 75siano applicati, in uguale percentuale, su tutti i comuni, senza tener conto di chi, nel corso degli anni, ha tenuto i conti in ordine, come il comune di Carbonia, comportandosi quindi in maniera virtuosa. Anzi, sono proprio i comuni virtuosi ad aver spesso subito la maggior parte dei tagli, mentre alcuni comuni meno virtuosi hanno beneficiato di interventi di salvataggio».
Il comune di Sciacca, insieme a tanti altri comuni della Calabria hanno protestato contro i tagli agli enti locali con lo spegnimento dell'illuminazione pubblica per cinque minuti.
Il sindaco di Ascoli ha detto: «Avremo un'Italia meno giusta, perché oggi chi fa il welfare in Italia sono proprio i comuni, e a pagare le conseguenze saranno i disoccupati, gli anziani, gli indigenti. La mia anticamera – dice il sindaco – ogni giorno è piena di persone che cercano aiuto: saranno loro, purtroppo, a soffrirne di più». Sembra che ci sia – ma sembra – una mancanza di dialogo, d'intesa, di condivisione di scelte tra il Governo e gli amministratori locali della stessa area addirittura, data anche la bagarre che abbiamo visto con questo Governo.
Mi arriva una lettera, sulla posta elettronica, di una mamma e vorrei leggervela, perché non so quanti di voi leggano le proprie mail personali: «Buongiorno, vivo a Roma. Sono una mamma di 37 anni con 18 anni di contributi versati a questo assurdo Stato. Ho dovuto lasciare il lavoro, visto che la mia primogenita non è stata inserita nella graduatoria dell'asilo: ci sono troppi pochi posti. Adesso che sono disoccupata la piccola ha ancora meno diritti. Allora, mi dite io che faccio e come faccio a cercare lavoro ? I miei genitori sono disabili, i miei suoceri vivono in un'altra città e il mio compagno lavora a
Cosa rispondiamo a questa signora ? Che dobbiamo ricoprire i debiti delle banche, che dobbiamo liquidare le pensioni d'oro, i vitalizi e assecondare i vostri privilegi ? Che lei non potrà avere assistenza perché l'Europa ce lo chiede ? Dobbiamo fare sacrifici, perché i sacrifici li devono fare sempre i soliti.
Quanti sprechi, quanta spesa improduttiva c’è nei bilanci dello Stato e perché, se la causa viene per la maggior parte dalla spesa pubblica, non si inizia da lì a tagliare e a ridurre per chi deve risparmiare ? Gli enti locali non soffrono solo di un carico iniquo di aiuto alla riduzione del debito, ma hanno subito negli anni, a causa della crisi, anche significative riduzioni dei finanziamenti alla spesa sociale. E, quindi, ci domandiamo: è giusto che la crisi economica sia stata affrontata riducendo la spesa sociale a favore, piuttosto, del vostro solito corrotto sistema della finanza ?
E, poi, che dire del cosiddetto «ballettio delle leggi» ? Appena varata una legge già si parla della sua riforma. Una schizofrenia, una bulimia legislativa: oggi si fa la legge, domani si fa la riforma. Già si parla di cambiare la fiscalità locale, si parla di local tax. Ma è possibile ? Ma come fanno i sindaci italiani a fare una programmazione seria ? È inevitabile che tutto questo causi instabilità. Lo stile frettoloso e decisionista di questo Governo non aiuta un serio lavoro delle amministrazioni, schiacciate da un'insostenibilità, da una mancanza di certezza di una visione del futuro per colpa di scelte frettolose fatte da voi. Vorrei ricordare a quest'Aula che c’è un detto popolare che mi pare aderisca bene a questo stile che vi ho appena riassunto. Dice: «Presto e bene non sta mai insieme». Questo è quello che voi fate.
State marginalizzando, come se non fossero importanti, le politiche socio-assistenziali. Dov’è la tutela pubblica ? Siete colpevoli e subdoli. Non rispondete a un bisogno reale del Paese, spesso quello sociale, e poi spingete la gente ad abbracciare la soluzione privata che, ovviamente, non tutti si possono permettere, creando così milioni di poveri che non hanno più speranza.
Pag. 76
PRESIDENZA
DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 17,30)
LAURA CASTELLI. La verità
è che lo stravolgimento della crisi economica ha ridotto la spesa sociale e gli
investimenti delle politiche di coesione, a favore di sostegni economici al
sistema finanziario. Voi scommettete sui derivati, creando buchi neri di oltre
35 miliardi. Voi scommettete su derivati come se la vita della gente fosse una roulette russa. Ma che Paese è quello che
scommette sui disastri della crisi invece di fare investimenti a sostegno della
spesa sociale (Applausi dei deputati del gruppo
MoVimento 5 Stelle) ? Ve lo dico io: è un Paese governato da criminali !
I sindaci d'Italia di ogni colore politico se ne sono accorti e tutti vi chiedono di sostenere oggi questa mozione. Se non volete essere portavoce dei cittadini, come abbiamo visto soprattutto in questi giorni, siate almeno portavoce di quei sindaci che ogni giorno devono sporcarsi la faccia per le vostre malefatte e che, sebbene non ve lo dicano, perché hanno paura, spesso si vergognano di voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
I sindaci d'Italia di ogni colore politico se ne sono accorti e tutti vi chiedono di sostenere oggi questa mozione. Se non volete essere portavoce dei cittadini, come abbiamo visto soprattutto in questi giorni, siate almeno portavoce di quei sindaci che ogni giorno devono sporcarsi la faccia per le vostre malefatte e che, sebbene non ve lo dicano, perché hanno paura, spesso si vergognano di voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di
parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luigi Di Maio. Ne ha facoltà.
LUIGI DI MAIO. Signor
Presidente, prima di tutto, mi duole constatare che in quest'Aula non c’è in
questo momento il sindaco d'Italia, quello che aveva detto di voler andare al
Governo del Paese proprio perché sindaco, colui che si è sempre vantato delle
capacità che aveva acquisito mentre faceva il sindaco di Firenze per andare al
Governo di questo Paese e amministrare l'Italia come un comune. In verità, la
sua assenza qui, ma anche gli atti dell'ultima legge di stabilità che citava
prima il Governo in Aula, sono proprio contrari ai sindaci e ai comuni. La
morale di questa storia la raccontiamo oggi con il voto che darete voi, come
PD, alla nostra mozione, voto contrario perché il Governo si è espresso in
maniera contraria, cioè il sindaco d'Italia, che è arrivato a Palazzo Chigi
dicendo di voler fare il sindaco, ha fregato tutti gli altri sindaci d'Italia,
tagliandogli un mucchio di soldi (Applausi dei deputati del gruppo
MoVimento 5 Stelle).
Vede, Presidente, ogni giorno ci sono milioni di cittadini italiani che si svegliano e iniziano ad utilizzare i servizi pubblici, mandano i figli a scuola, essi stessi vanno al lavoro con un servizio pubblico, pagano la bolletta dell'acqua, che dovrebbe essere un servizio pubblico, anche se l'avete regalato alle Spa dell'acqua, e tutti si chiedono: ma perché in questo Paese non funziona mai niente, perché la metro è in ritardo, perché ci sono giorni in cui l'acqua funziona e altri giorni in cui non mi arriva in casa, perché l'elettricità è a singhiozzo, perché le strade sono rotte, perché le strade sono sporche ? Ci sono due ordini di ragioni. Il primo è il fatto che i vostri sindaci – perché noi ne abbiamo da due anni – nel periodo di vacche grasse di questo Paese, anni fa, hanno utilizzato i comuni come dei bancomat: andavano lì, facevano soldi per fatti loro e tornavano a farsi i fatti loro; la cosa pubblica non esisteva. Solo che voi non è che avete cambiato la qualità delle persone che eleggevate a sindaci dei vostri comuni, voi avete deciso di fare tagli lineari per utilizzare anche voi i comuni come bancomat, per prendervi i soldi che vi servivano per gli accidenti dei vitalizi, delle auto blu, dei voli di Stato e di tutto quello che avete mangiato in questi venti anni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E poi avete penalizzato anche i vostri sindaci bravi, quelli che amministravano la spesa in maniera corretta, perché avete fatto tagli lineari. E l'apoteosi di questo comportamento l'abbiamo avuta nell'ultima legge di stabilità, dove il sindaco d'Italia a Palazzo Chigi ha tagliato 8 miliardi di euro agli enti locali e anche i vostri sindaci più virtuosi, quelli che si sono sempre comportati bene, non riescono più ad amministrare neanche i servizi sociali per i disabili o le scuole. Non si tiene in piedi più niente nei comuni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimentoPag. 775 Stelle) ! E non mi potete venire a dire qui che il problema è che noi in questa mozione facciamo delle proposte che vanno oltre il Patto di stabilità. Siete voi, con il vostro sindaco d'Italia, segretario del PD, che avete sempre lanciato strali contro il Patto di stabilità, salvo poi venire qui e non fare un bel niente per superare il Patto di stabilità e dare più soldi ai servizi pubblici dei comuni e, quindi, alle famiglie italiane.
E allora dov’è il punto in tutta questa storia ? Il punto è che questo tema degli enti locali, dei comuni, dei servizi che ogni cittadino utilizza ogni giorno, qui si discute solo grazie a noi, perché questa mozione – lo voglio dire ai cittadini italiani – è stata calendarizzata solo perché lo ha chiesto il MoVimento 5 Stelle in quota opposizione. Io sono consapevole del fatto che molti vostri sindaci del PD hanno approvato questa mozione nei loro consigli comunali; nei consigli comunali a maggioranza PD i vostri colleghi del PD hanno votato a maggioranza il testo della nostra mozione e voi la state bocciando. È una follia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
Non voglio dilungarmi molto, ma prima ho sentito parole come: approvare questa mozione significa regredire rispetto alla legge di stabilità 2015. Andate a spiegare ai vostri sindaci che ridargli gli 8 miliardi di euro che gli avete tolto significa regredire. Abbiate il coraggio di andare dai vostri sindaci a dirgli che ridargli 8 miliardi di euro significa regredire e toglierglieli significa evidentemente progredire.
Vedrete che cosa vi diranno i vostri sindaci, sempre se vi apriranno la porta, dopo quello che gli avete fatto.
Ma noi abbiamo scritto questa mozione, non come gruppo parlamentare, l'abbiamo fatto insieme ai dieci sindaci che abbiamo, che non sono certo persone che si nascondono dietro la scusa «non ci sono soldi», come hanno fatto molti di voi qui, in passato, molti di voi che oggi sono parlamentari sono stati sindaci sul territorio e quando i gruppi del movimento venivano da voi a dirvi: «facciamo questa cosa», rispondevate «non ci sono i soldi». Noi abbiamo sindaci che, nonostante voi gli tagliate ogni anno miliardi di euro, provano a realizzare il programma elettorale ed è per questo che nei nostri comuni Equitalia l'abbiamo cacciata via a calci e ci facciamo noi la riscossione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È per questo che nei nostri comuni, come Ragusa, tagliando gli enti inutili, diamo il reddito di cittadinanza ai cittadini. Ed è per questo che in alcuni nostri comuni i cittadini non pagano piùla
Tasi. E nonostante voi tagliate, tagliate, tagliate, noi
troviamo sempre i soldi e ci proviamo in ogni modo. Il nostro sindaco di
Bagheria per sei mesi non ha preso neanche lo stipendio per tappare le buche,
perché gli avevate lasciato un comune in dissesto finanziario (Applausi
dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). O il sindaco di
Pomezia che si è ritrovato con 200 milioni di euro di debito, in due anni ha
chiuso il bilancio con un utile di 4 milioni di euro.
Allora, rispetto a questo, noi non stiamo qui a perorare la causa di quei sindaci che si nascondono dietro la scusa che non ci sono soldi o non ci sono strumenti nei comuni, però sappiamo che anche tra i vostri esponenti politici c’è tanto malcontento e sia l'ANCI, sia i rappresentanti delle regioni, non stanno svolgendo il loro ruolo di rappresentanti dei comuni e delle regioni nei confronti dei tagli del Governo. Allora, saremo noi a rappresentare tutti i sindaci, anche quelli dei vostri partiti che state massacrando, perché aiutare i comuni significa dare più servizi alle famiglie italiane che ogni giorno mandano i figli a scuola, utilizzano l'acqua, utilizzano la rete pubblica elettrica, utilizzano le strade, i trasporti e vanno al comune e vogliono dei servizi perché pagano le tasse.
Vede, Presidente, ogni giorno ci sono milioni di cittadini italiani che si svegliano e iniziano ad utilizzare i servizi pubblici, mandano i figli a scuola, essi stessi vanno al lavoro con un servizio pubblico, pagano la bolletta dell'acqua, che dovrebbe essere un servizio pubblico, anche se l'avete regalato alle Spa dell'acqua, e tutti si chiedono: ma perché in questo Paese non funziona mai niente, perché la metro è in ritardo, perché ci sono giorni in cui l'acqua funziona e altri giorni in cui non mi arriva in casa, perché l'elettricità è a singhiozzo, perché le strade sono rotte, perché le strade sono sporche ? Ci sono due ordini di ragioni. Il primo è il fatto che i vostri sindaci – perché noi ne abbiamo da due anni – nel periodo di vacche grasse di questo Paese, anni fa, hanno utilizzato i comuni come dei bancomat: andavano lì, facevano soldi per fatti loro e tornavano a farsi i fatti loro; la cosa pubblica non esisteva. Solo che voi non è che avete cambiato la qualità delle persone che eleggevate a sindaci dei vostri comuni, voi avete deciso di fare tagli lineari per utilizzare anche voi i comuni come bancomat, per prendervi i soldi che vi servivano per gli accidenti dei vitalizi, delle auto blu, dei voli di Stato e di tutto quello che avete mangiato in questi venti anni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E poi avete penalizzato anche i vostri sindaci bravi, quelli che amministravano la spesa in maniera corretta, perché avete fatto tagli lineari. E l'apoteosi di questo comportamento l'abbiamo avuta nell'ultima legge di stabilità, dove il sindaco d'Italia a Palazzo Chigi ha tagliato 8 miliardi di euro agli enti locali e anche i vostri sindaci più virtuosi, quelli che si sono sempre comportati bene, non riescono più ad amministrare neanche i servizi sociali per i disabili o le scuole. Non si tiene in piedi più niente nei comuni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimentoPag. 775 Stelle) ! E non mi potete venire a dire qui che il problema è che noi in questa mozione facciamo delle proposte che vanno oltre il Patto di stabilità. Siete voi, con il vostro sindaco d'Italia, segretario del PD, che avete sempre lanciato strali contro il Patto di stabilità, salvo poi venire qui e non fare un bel niente per superare il Patto di stabilità e dare più soldi ai servizi pubblici dei comuni e, quindi, alle famiglie italiane.
E allora dov’è il punto in tutta questa storia ? Il punto è che questo tema degli enti locali, dei comuni, dei servizi che ogni cittadino utilizza ogni giorno, qui si discute solo grazie a noi, perché questa mozione – lo voglio dire ai cittadini italiani – è stata calendarizzata solo perché lo ha chiesto il MoVimento 5 Stelle in quota opposizione. Io sono consapevole del fatto che molti vostri sindaci del PD hanno approvato questa mozione nei loro consigli comunali; nei consigli comunali a maggioranza PD i vostri colleghi del PD hanno votato a maggioranza il testo della nostra mozione e voi la state bocciando. È una follia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
Non voglio dilungarmi molto, ma prima ho sentito parole come: approvare questa mozione significa regredire rispetto alla legge di stabilità 2015. Andate a spiegare ai vostri sindaci che ridargli gli 8 miliardi di euro che gli avete tolto significa regredire. Abbiate il coraggio di andare dai vostri sindaci a dirgli che ridargli 8 miliardi di euro significa regredire e toglierglieli significa evidentemente progredire.
Vedrete che cosa vi diranno i vostri sindaci, sempre se vi apriranno la porta, dopo quello che gli avete fatto.
Ma noi abbiamo scritto questa mozione, non come gruppo parlamentare, l'abbiamo fatto insieme ai dieci sindaci che abbiamo, che non sono certo persone che si nascondono dietro la scusa «non ci sono soldi», come hanno fatto molti di voi qui, in passato, molti di voi che oggi sono parlamentari sono stati sindaci sul territorio e quando i gruppi del movimento venivano da voi a dirvi: «facciamo questa cosa», rispondevate «non ci sono i soldi». Noi abbiamo sindaci che, nonostante voi gli tagliate ogni anno miliardi di euro, provano a realizzare il programma elettorale ed è per questo che nei nostri comuni Equitalia l'abbiamo cacciata via a calci e ci facciamo noi la riscossione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È per questo che nei nostri comuni, come Ragusa, tagliando gli enti inutili, diamo il reddito di cittadinanza ai cittadini. Ed è per questo che in alcuni nostri comuni i cittadini non pagano più
Allora, rispetto a questo, noi non stiamo qui a perorare la causa di quei sindaci che si nascondono dietro la scusa che non ci sono soldi o non ci sono strumenti nei comuni, però sappiamo che anche tra i vostri esponenti politici c’è tanto malcontento e sia l'ANCI, sia i rappresentanti delle regioni, non stanno svolgendo il loro ruolo di rappresentanti dei comuni e delle regioni nei confronti dei tagli del Governo. Allora, saremo noi a rappresentare tutti i sindaci, anche quelli dei vostri partiti che state massacrando, perché aiutare i comuni significa dare più servizi alle famiglie italiane che ogni giorno mandano i figli a scuola, utilizzano l'acqua, utilizzano la rete pubblica elettrica, utilizzano le strade, i trasporti e vanno al comune e vogliono dei servizi perché pagano le tasse.
PRESIDENZA
DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI (ore 17,40)
LUIGI DI MAIO. Chiederemo
la votazione della mozione – lo formalizzo adesso, Presidente – per parti
separate,Pag. 78perché
per ogni punto di questa mozione vi chiederemmo di esprimervi. Vi chiediamo di
assumervi le vostre responsabilità sul ripristino dei fondi, ma anche sullo
sblocco dei fondi per formare il personale dei comuni. Abbiamo un personale che
si deve formare in efficientamento energetico, in informatica. Dobbiamo
convertire i nostri comuni, altrimenti non riusciremo mai a far decollare la
pubblica amministrazione. Ma con quali soldi dobbiamo formare il nostro
personale se tra Patto di stabilità e tagli, ormai non ci sono più i soldi
neanche per le matite nei comuni ? È questa la sfida che vogliamo lanciare a tutti i sindaci
d'Italia: fate pressione sul vostro partito, soprattutto il PD, fate pressione
su una classe politica che se ne infischia di voi e cerchiamo di riprenderci i
soldi che non sono dei sindaci, ma dei cittadini e dei servizi che utilizzano
ogni giorno (Applausi dei deputati del gruppo
MoVimento 5 Stelle-Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di
parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.
MAURO GUERRA. Grazie,
signor Presidente. Signor Ministro, rappresentanti del Governo, io non
parteciperò all'apertura della campagna elettorale, avviata qui, in quest'Aula
in questo momento, dal collega Di Maio (Applausi dei deputati del gruppo
Partito Democratico-Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle),
mi atterrò all'oggetto di questo nostro dibattito, cercando di usare le mozioni
parlamentari (Commenti del deputato Di Battista)...
PRESIDENTE. Colleghi, per
favore, allora. Onorevole Di Battista, per favore.
MAURO GUERRA. ...cercando
di usare le mozioni parlamentari per quello che servono e cioè a dare indirizzi
al Governo rispetto ad una situazione complessa, una situazione non facile,
rispetto alla quale noi e i nostri amministratori ci prendiamo tutti giorni la
responsabilità di fare i conti. Quindi, cercherò di utilizzare questi minuti,
per richiamare cosa noi chiediamo al Governo, quali sono gli impegni che noi,
insieme ai nostri amministratori, chiediamo al Governo di assumere e sui quali
già, peraltro, ha cominciato a pronunciarsi il Viceministro Morando. E se
dovessi indicare l'obiettivo prioritario di questo atto di indirizzo lo
sintetizzerei così: uscire dall'emergenza, dall'incertezza e dal proliferare
dei provvedimenti normativi, per approdare ad una fase di medio-lungo, periodo
della vita finanziaria e organizzativa delle autonomie locali, fondata su
principi di autonomia, responsabilità, trasparenza ed equità.
Con una considerazione aggiuntiva: la ripresa, ma anche la trasformazione del Paese, hanno uno dei loro passaggi indispensabili e ineludibili nella riforma e nella modernizzazione del sistema delle autonomie locali. Su questo versante si regge l'altro fronte del cambiamento dell'assetto istituzionale dell'Italia, necessariamente legato e intrecciato al versante delle riforme costituzionali. Sul fronte delle autonomie si è giocata e si gioca tanta parte della capacità di tenuta e coesione economica e sociale dentro i colpi inferti dalla crisi di questi anni e, insieme, si gioca oggi tanta parte della possibilità di ripresa. Non cresce l'Italia se non si consolida, se non si rinnova, se non si ritrova la possibilità e capacità piena di azione e di programmazione da parte del sistema delle autonomie territoriali.
142 del 1990 alle norme sul decentramento Le necessità politiche di fondo, che chiediamo al Governo di assumere pienamente, organizzando in modo conseguente la propria azione, sono esattamente queste: il carattere strategico per il futuro dell'Italia del tema delle autonomie locali e la necessità di un approdo riformatore, che superi la stagione delle emergenze. Noi abbiamo alle spalle almeno due fasi, che si sono in parte succedute nel tempo e in parte si sono intrecciate e non sempre, purtroppo, in modo virtuoso. C’è stata una stagione cosiddetta federalista, o comunque della valorizzazione delle autonomie, che ha spostato verso i territori competenze e responsabilità, dalla legge n. Pag. 7956 del 2014, una linea normativa che nel bene e nel male, pur con errori, incertezze e anche contraddizioni, ha lavorato comunque sull'idea della Repubblica delle autonomie, coerente con l'impianto costituzionale. 42 del 2009 sul federalismo fiscale ed ora alla legge n. amministrativo, passando per la riforma del Titolo V della Costituzione fino alla legge n.
Su questo percorso normativo si è innestata, con un pesante impatto, una stagione segnata dalla crisi della finanza pubblica, con un'emergenza che è stata declinata anche sottoponendo gli enti locali ad una pesante riduzione della spesa e dei margini di autonomia finanziaria. Vorrei sommessamente ricordare all'onorevole Palese e all'onorevole Castelli che noi abbiamo cominciato a rifinanziare quel fondo per le politiche sociali che altri avevano azzerato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Si tratta di una stagione difficile, che ha coinciso con la pesante crisi economica e sociale che ha investito il Paese e che, mentre le risorse diminuivano, ha chiamato direttamente gli enti locali ad assumere nuove competenze e responsabilità per fronteggiare nuove domande, nuovi e crescenti e a volte drammatici bisogni sociali. Abbiamo così vissuto e siamo ancora dentro una fase segnata da difficoltà serie per le amministrazioni locali (convulsioni normative, interventi occasionali e parziali), soprattutto segnata da una ormai insostenibile incertezza di fondo.
56 del 2014, con gli interventi di alleggerimento dei vincoli del Patto di stabilità, con la ripresa, a partire dall'edilizia scolastica, onorevole Di Maio – ma non solo da questa –, del sostegno agli investimenti locali, con l'introduzione di nuovi principi contabili, con l'avanzamento dei lavori sulla determinazione, onorevole Guidesi, dei costi e dei fabbisogni e delle capacità fiscali standard, con l'impegno perla Con
la legge n. local tax, Governo e Parlamento hanno
messo in campo alcuni strumenti che possono contribuire ad un cambio di fase.
Con questa mozione chiediamo al Governo di fare, insieme al Parlamento, del 2015, da qui alla legge di stabilità, l'anno della svolta e dell'approdo del sistema della finanza locale e chiediamo di farlo sulla base di alcune impellenti necessità di intervento, cui rispondere con misure di urgenza, e di alcuni indirizzi di fondo.
Da subito – e su questo rilevo con soddisfazione l'affermazione del Viceministro Morando – occorre dare attuazione alle intese raggiunte a febbraio-marzo in seno alle Conferenze Stato-città e Stato-regioni sulla rideterminazione degli obiettivi di patto, sul sistema delle sanzioni per il loro mancato raggiungimento. Ma bisogna anche trovare un'intesa con il sistema delle autonomie su altre correzioni, a partire dalla questione dei 625 milioni dell'IMU agricola e altre questioni particolari. Occorre intervenire su termini e procedure per dare gradualità e flessibilità alla fase di avvio a regime dell'armonizzazione contabile, uno sforzo importante richiesto quest'anno ai comuni, che ci consegnerà un quadro più trasparente e solido dei bilanci comunali e che non verrà meno se si rivedranno ad esempio i termini per i rendiconti.
Occorrono poi uno sforzo e interventi per garantire effettiva sostenibilità al concorso al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica per le province e per le città metropolitane, anche ragionando su modalità di redazione e di approvazione dei bilanci straordinari per l'esercizio 2015.
Ma poi vi sono almeno quattro questioni di fondo che quest'anno devono trovare un approdo. Innanzitutto, la fiscalità comunale – local tax, ma non solo –: il riordino complessivo nel senso della semplificazione per i cittadini innanzitutto, ma anche per gli amministratori, del sistema dei tributi locali, qualificandolo e dotandolo di stabilità nel tempo, basato su un rapporto chiaro e trasparente tra autonomia tributaria e strumenti di solidarietà e di perequazione.
E qui c’è un secondo nodo di fondo: il rapporto tra autonomia e solidarietà. Quest'anno il comparto dei comuni alimenterà Pag. 80totalmente il fondo di solidarietà comunale con più risorse di quante ne ritrarrà. Siamo non solo al contributo al risanamento finanziario, alla perequazione tutta orizzontale, ma al finanziamento dello Stato da parte di molti comuni. Gli oneri della perequazione e della solidarietà tra territori non possono a regime essere solo a carico di una parte dei comuni, non solo perché lo dice l'articolo 119 della Costituzione, ma anche per evitare che in una stagione difficile per tutti venga alimentata una linea di frattura troppo ampia tra comuni che contribuiscono e comuni che ricevono. Ed anche a questo fine è comunque indispensabile che i criteri di alimentazione e riparto delle risorse del Fondo di solidarietà comunale siano i più trasparenti ed equi possibile e consentano, con un uso appropriato di fabbisogni e capacità fiscali standard, di superare davvero, anche gradualmente, ma con decisione, il sostanziale mantenimento della spesa storica come riferimento, con il risultato paradossale, in alcuni casi, di penalizzare gli enti più virtuosi e garantire e premiare chi virtuoso non è.
La terza questione riguarda l'autonomia e i vincoli organizzativi di spesa. Non solo autonomia finanziaria, occorre un'opera di semplificazione e disboscamento di una miriade di vincoli minuti, specifici, pervasivi delle scelte organizzative degli enti, ormai fonte di diffuse incertezze, di errori, di inefficienze e di diseconomicità. Per risparmiare strutturalmente bisogna poter programmare e bisogna poter manovrare, in relazione alle proprie realtà, le leve dell'organizzazione dell'attività amministrativa. Occorre anche qui una svolta: bene i limiti, i tetti, gli obiettivi generali di saldo sulla spesa, ma è necessario uno sforzo di autonomia nella scelta degli strumenti e dei modi con cui perseguirli. Infatti, misure centralizzate su singole voci spesso non distinguono i vizi dalle virtù.
Infine, vi sono gli investimenti. Negli anni in cui in Italia gli investimenti pubblici locali, che rappresentano il 60 per cento degli investimenti pubblici, si dimezzavano, in altri Paesi europei, che più hanno retto di fronte alla crisi, questi venivano incrementati. Gli investimenti locali si fanno rapidamente, sono utili davvero, fanno migliore questo Paese e sostengono in modo diffuso l'economia, l'occupazione e la ripresa. Occorre proseguire con determinazione – apprezzo l'intervento del Viceministro – sulla via del superamento del patto di stabilità e occorre al contempo una riflessione su modalità più semplici di applicazione agli enti locali del principio di equilibrio di bilancio.
Concludo, Presidente. È uno scenario di impegni non facili, non da spendere semplicemente in una campagna elettorale, ma indispensabili per rispondere insieme alle urgenze con provvedimenti immediati, che chiediamo, e alla necessità di un riassetto del sistema delle autonomie e della finanza locale capace di contribuire a cambiare in meglio questo nostro Paese. È uno scenario non facile da gestire per il legislatore, per chi amministra e per il Governo e non si può neppure liquidare con qualche slogan, ma è uno scenario nel quale il Governo, sulle linee della mozione Marchi ed altri, potrà contare, oltre che sul voto, sul contributo e l'impegno del gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Con una considerazione aggiuntiva: la ripresa, ma anche la trasformazione del Paese, hanno uno dei loro passaggi indispensabili e ineludibili nella riforma e nella modernizzazione del sistema delle autonomie locali. Su questo versante si regge l'altro fronte del cambiamento dell'assetto istituzionale dell'Italia, necessariamente legato e intrecciato al versante delle riforme costituzionali. Sul fronte delle autonomie si è giocata e si gioca tanta parte della capacità di tenuta e coesione economica e sociale dentro i colpi inferti dalla crisi di questi anni e, insieme, si gioca oggi tanta parte della possibilità di ripresa. Non cresce l'Italia se non si consolida, se non si rinnova, se non si ritrova la possibilità e capacità piena di azione e di programmazione da parte del sistema delle autonomie territoriali.
142 del 1990 alle norme sul decentramento Le necessità politiche di fondo, che chiediamo al Governo di assumere pienamente, organizzando in modo conseguente la propria azione, sono esattamente queste: il carattere strategico per il futuro dell'Italia del tema delle autonomie locali e la necessità di un approdo riformatore, che superi la stagione delle emergenze. Noi abbiamo alle spalle almeno due fasi, che si sono in parte succedute nel tempo e in parte si sono intrecciate e non sempre, purtroppo, in modo virtuoso. C’è stata una stagione cosiddetta federalista, o comunque della valorizzazione delle autonomie, che ha spostato verso i territori competenze e responsabilità, dalla legge n. Pag. 7956 del 2014, una linea normativa che nel bene e nel male, pur con errori, incertezze e anche contraddizioni, ha lavorato comunque sull'idea della Repubblica delle autonomie, coerente con l'impianto costituzionale. 42 del 2009 sul federalismo fiscale ed ora alla legge n. amministrativo, passando per la riforma del Titolo V della Costituzione fino alla legge n.
Su questo percorso normativo si è innestata, con un pesante impatto, una stagione segnata dalla crisi della finanza pubblica, con un'emergenza che è stata declinata anche sottoponendo gli enti locali ad una pesante riduzione della spesa e dei margini di autonomia finanziaria. Vorrei sommessamente ricordare all'onorevole Palese e all'onorevole Castelli che noi abbiamo cominciato a rifinanziare quel fondo per le politiche sociali che altri avevano azzerato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Si tratta di una stagione difficile, che ha coinciso con la pesante crisi economica e sociale che ha investito il Paese e che, mentre le risorse diminuivano, ha chiamato direttamente gli enti locali ad assumere nuove competenze e responsabilità per fronteggiare nuove domande, nuovi e crescenti e a volte drammatici bisogni sociali. Abbiamo così vissuto e siamo ancora dentro una fase segnata da difficoltà serie per le amministrazioni locali (convulsioni normative, interventi occasionali e parziali), soprattutto segnata da una ormai insostenibile incertezza di fondo.
56 del 2014, con gli interventi di alleggerimento dei vincoli del Patto di stabilità, con la ripresa, a partire dall'edilizia scolastica, onorevole Di Maio – ma non solo da questa –, del sostegno agli investimenti locali, con l'introduzione di nuovi principi contabili, con l'avanzamento dei lavori sulla determinazione, onorevole Guidesi, dei costi e dei fabbisogni e delle capacità fiscali standard, con l'impegno per
Con questa mozione chiediamo al Governo di fare, insieme al Parlamento, del 2015, da qui alla legge di stabilità, l'anno della svolta e dell'approdo del sistema della finanza locale e chiediamo di farlo sulla base di alcune impellenti necessità di intervento, cui rispondere con misure di urgenza, e di alcuni indirizzi di fondo.
Da subito – e su questo rilevo con soddisfazione l'affermazione del Viceministro Morando – occorre dare attuazione alle intese raggiunte a febbraio-marzo in seno alle Conferenze Stato-città e Stato-regioni sulla rideterminazione degli obiettivi di patto, sul sistema delle sanzioni per il loro mancato raggiungimento. Ma bisogna anche trovare un'intesa con il sistema delle autonomie su altre correzioni, a partire dalla questione dei 625 milioni dell'IMU agricola e altre questioni particolari. Occorre intervenire su termini e procedure per dare gradualità e flessibilità alla fase di avvio a regime dell'armonizzazione contabile, uno sforzo importante richiesto quest'anno ai comuni, che ci consegnerà un quadro più trasparente e solido dei bilanci comunali e che non verrà meno se si rivedranno ad esempio i termini per i rendiconti.
Occorrono poi uno sforzo e interventi per garantire effettiva sostenibilità al concorso al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica per le province e per le città metropolitane, anche ragionando su modalità di redazione e di approvazione dei bilanci straordinari per l'esercizio 2015.
Ma poi vi sono almeno quattro questioni di fondo che quest'anno devono trovare un approdo. Innanzitutto, la fiscalità comunale – local tax, ma non solo –: il riordino complessivo nel senso della semplificazione per i cittadini innanzitutto, ma anche per gli amministratori, del sistema dei tributi locali, qualificandolo e dotandolo di stabilità nel tempo, basato su un rapporto chiaro e trasparente tra autonomia tributaria e strumenti di solidarietà e di perequazione.
E qui c’è un secondo nodo di fondo: il rapporto tra autonomia e solidarietà. Quest'anno il comparto dei comuni alimenterà Pag. 80totalmente il fondo di solidarietà comunale con più risorse di quante ne ritrarrà. Siamo non solo al contributo al risanamento finanziario, alla perequazione tutta orizzontale, ma al finanziamento dello Stato da parte di molti comuni. Gli oneri della perequazione e della solidarietà tra territori non possono a regime essere solo a carico di una parte dei comuni, non solo perché lo dice l'articolo 119 della Costituzione, ma anche per evitare che in una stagione difficile per tutti venga alimentata una linea di frattura troppo ampia tra comuni che contribuiscono e comuni che ricevono. Ed anche a questo fine è comunque indispensabile che i criteri di alimentazione e riparto delle risorse del Fondo di solidarietà comunale siano i più trasparenti ed equi possibile e consentano, con un uso appropriato di fabbisogni e capacità fiscali standard, di superare davvero, anche gradualmente, ma con decisione, il sostanziale mantenimento della spesa storica come riferimento, con il risultato paradossale, in alcuni casi, di penalizzare gli enti più virtuosi e garantire e premiare chi virtuoso non è.
La terza questione riguarda l'autonomia e i vincoli organizzativi di spesa. Non solo autonomia finanziaria, occorre un'opera di semplificazione e disboscamento di una miriade di vincoli minuti, specifici, pervasivi delle scelte organizzative degli enti, ormai fonte di diffuse incertezze, di errori, di inefficienze e di diseconomicità. Per risparmiare strutturalmente bisogna poter programmare e bisogna poter manovrare, in relazione alle proprie realtà, le leve dell'organizzazione dell'attività amministrativa. Occorre anche qui una svolta: bene i limiti, i tetti, gli obiettivi generali di saldo sulla spesa, ma è necessario uno sforzo di autonomia nella scelta degli strumenti e dei modi con cui perseguirli. Infatti, misure centralizzate su singole voci spesso non distinguono i vizi dalle virtù.
Infine, vi sono gli investimenti. Negli anni in cui in Italia gli investimenti pubblici locali, che rappresentano il 60 per cento degli investimenti pubblici, si dimezzavano, in altri Paesi europei, che più hanno retto di fronte alla crisi, questi venivano incrementati. Gli investimenti locali si fanno rapidamente, sono utili davvero, fanno migliore questo Paese e sostengono in modo diffuso l'economia, l'occupazione e la ripresa. Occorre proseguire con determinazione – apprezzo l'intervento del Viceministro – sulla via del superamento del patto di stabilità e occorre al contempo una riflessione su modalità più semplici di applicazione agli enti locali del principio di equilibrio di bilancio.
Concludo, Presidente. È uno scenario di impegni non facili, non da spendere semplicemente in una campagna elettorale, ma indispensabili per rispondere insieme alle urgenze con provvedimenti immediati, che chiediamo, e alla necessità di un riassetto del sistema delle autonomie e della finanza locale capace di contribuire a cambiare in meglio questo nostro Paese. È uno scenario non facile da gestire per il legislatore, per chi amministra e per il Governo e non si può neppure liquidare con qualche slogan, ma è uno scenario nel quale il Governo, sulle linee della mozione Marchi ed altri, potrà contare, oltre che sul voto, sul contributo e l'impegno del gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
DAVIDE CRIPPA. Chiedo di
parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Chiedo ai colleghi intorno all'onorevole Crippa di prendere posto e comunque di
evitare di parlare mentre parla lui.
DAVIDE CRIPPA. Grazie,
Presidente. Vorrei segnalarle, visto che presumibilmente non se ne è accorto,
che, all'inizio dell'intervento di poc'anzi del collega del PD, il deputato
Miccoli, rivolgendosi verso il collega Di Battista, ha mimato un gesto alla
testa e labialmente dice: «Ti taglio la testa» (Commenti
dei deputati del gruppo Partito Democratico). Questo è un
comportamento che può essere permesso all'interno di un'Aula parlamentare ? Chiedo a lui eventualmente di smentire.Pag. 81
Visto che qua si inventano le peggio scuse all'interno dell'Ufficio di Presidenza quando si parla di sanzioni, vorremmo capire se anche questo è contemplato perché è fatto dal Partito Democratico oppure no. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Visto che qua si inventano le peggio scuse all'interno dell'Ufficio di Presidenza quando si parla di sanzioni, vorremmo capire se anche questo è contemplato perché è fatto dal Partito Democratico oppure no. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
MARCO MICCOLI. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO MICCOLI. Presidente,
è ora di finirla, in quest'Aula, di fare in modo che l'onorevole Di Battista
decida ogni volta chi può parlare serenamente e chi no e decida ogni volta chi
può esser ascoltato e chi no. Io non ho minacciato nessuno. Ho solo invitato i
colleghi a stare zitti e ad ascoltare l'intervento del mio collega Guerra (Applausi
dei deputati del gruppo Partito Democratico). Le rispondo con una
battuta, che è attribuibile a Mastro Titta: «Nun
se po’ ghigliottinà chi nun c'ha testa»(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico –
Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo
dicevo...
PRESIDENTE. Onorevole
Miccoli, evitiamo, per favore.
(Votazioni)