giovedì 16 ottobre 2014

Non tutte le manipolazioni (storiche) riescono col buco.... di Vincenzo Mannello

Che bello manipolare gli eventi storici a proprio piacimento solo per dare addosso,ideologicamente,ai "tedeschi incattiviti che davano la caccia a contadini e pastori" in quel di Savoca (provincia di Messina) nel 1943 !!
Due mesi dopo (da quale giorno e mese si parte ??),secondo la ricostruzione di Domenico Trischitta ( La Sicilia del 14 scorso) Luz Long (medaglia d'argento alle Olimpiadi di Berlino del 1936) muore a Gerbini "battendo la ritirata sotto l'incalzare delle truppe angloamericane". Sulla storia di Luz Long e sui retroscena della gara di salto in alto vinta poi da Owens nulla da dire sportivamente. Al massimo farei notare all'autore come un campione di tal fatta abbia fatto il proprio dovere di soldato tedesco fino alla fine,senza godere di alcun privilegio  Morendo proprio in quel di Gerbini (e dintorni) ove gli stessi tedeschi (tutti) si batterono coraggiosamente per difendere la Sicilia da una invasione straniera. Assieme a quella parte di truppe italiane che non volle disertare o,peggio,tradire.
Altro che persecutori di contadini e pastori !! Poi l'articolista,per avvalorare la tesi e sfiorando il ridicolo,testualmente scrive : "poi,nel '43 la svolta,l'armistizio italiano,Long sbarcò in Sicilia per unirsi alle rabbiose truppe tedesche allo sbando ,e per questo particolarmente efferate". Così sentenzia Domenico Trischitta nel proprio furore "antinazista".
Bene,anzi malissimo....faccio notare (non a lui) ai lettori che il cosiddetto "armistizio" è dell' 8 settembre 1943 e che non occorre essere uno storico per saperlo.
SUCCESSIVO alla fine della Campagna di Sicilia conclusasi con il passaggio dello Stretto di Messina da parte dei tedeschi ed italiani il 17 agosto 1943. Che tale "traghettamento"  (Operazione Lerghang) è ad oggi ,considerato il migliore  mai effettuato da una forza armata e che mai si sarebbe potuto realizzare senza ordine e disciplina.
Concludo scrivendo che addirittura fino al 28 aprile del 1945 le truppe tedesche,pur accusando grandi perdite,mai diedero segno di sbandamento collettivo.
Rabbiosità,sicuramente si...pure feroce ma qui non bastano tonnellate di discussioni per dirimere la questione.
In Sicilia,dal 9 luglio al 17 agosto 1943,certamente no..salvo casi isolati connaturati alla guerra. Peggio fecero i "liberatori",almeno a mio parere.
Però cerco sempre di minimamente documentarmi prima di parlare o scrivere.

Grazie per l'attenzione
Vincenzo Mannello 


n.b. 
di seguito testo integrale di Domenico Trischitta ed allegato foto pagina se si volesse pubblicare

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La Sicilia

Martedì 14 Ottobre 2014 OggiCultura Pagina 19 

La storia di Luz Long
l'atleta ariano
ucciso a Gerbini

Domenico Trischitta
Ci fu un rastrellamento in Sicilia nel 1943, uno dei tanti consumato nell'isola del sole. I tedeschi si incattivivano e davano la caccia a contadini e pastori. Don Nino era uno di questi, svernava con le sue capre sotto la valle di Savoca e non si accorse nemmeno che era stato attorniato da un drappello di crucchi che sembravano belve impazzite! , lo circondarono e lo portarono al comando mentre un biondo ufficiale ripeteva: San Pietro e Paolo.
Nino si illuminò di colpo e pensò all'abbazia basiliana che si stagliava a dominare il fiume, gli gridò contro facendo larghi gesti con le braccia abbronzate. Lui era il custode di quella chiesa abbandonata, lì faceva riparare il gregge, il tenente lo guardò con stizza incuriosito, ma decise di ascoltare quell'uomo terrorizzato dalla morte. Lo seguirono sferrandogli calci e schiaffi, e lui imperterrito camminava per i contorti sentieri fin quando apparve la maestosa basilica. Si zittirono tutti dinanzi a tanta meraviglia, poi il giovane ufficiale entrò dentro mentre un raggio di sole lo trafisse negli occhi verdi, sorrise e guardò Nino che ancora in ginocchio lo implorava. La sua vita fu salva come quella del pianista di Polanski, che non riuscì a salvare la vita del tedesco che lo aveva protetto. Due mesi dopo un altro soldato tedesco si aggirava presso l'aeroporto di G! erbini, battendo la ritirata sotto l'incalzare delle truppe an! gloamericane, ad un tratto una pallottola beffarda lo ferì a morte, i suoi occhi rimasero spalancati mentre emetteva l'estremo suono: "Berlin". Il suo nome era Luz Long.
Nella Berlino del 1936 si organizzavano i giochi olimpici, lo stadio era tappezzato da bandiere con la croce uncinata, mentre il primo cancelliere Adolf Hitler camminava nervosamente prima di assistere alla finale del salto in lungo. Il suo atleta ariano avrebbe sicuramente vinto la medaglia d'oro, ma non aveva fatto i conti con lo stratosferico atleta di colore dell'Alabama, Jesse Ovens, che aveva già conquistato i titoli dei cento e duecento metri piani. Jesse e Luz avevano fraternizzato, qualcosa di osceno che turbava le ferree leggi razziali del terzo Reich, il nero e il bianco che si scambiavano consigli sulle tecniche di salto. Durante la semifinale Jesse rischiò di essere squalificato per due salti nulli, ma Luz prima dell'ultima prova gli diede un consiglio prezioso: con le sue leve Ov! ens avrebbe dovuto saltare trenta centimetri prima della riga bianca per sfruttare la sua potenza. Così fu, conquistò la finale, ma non era stato previsto dallo stato maggiore nazista che lo sporco "negro" vincesse anche la medaglia d'oro. Quella sarebbe stata del biondo Long, orgoglio della nazione, l'ultimo ostacolo prima di festeggiare il trionfo. Le cose andarono diversamente, Ovens fece suo anche il terzo titolo, e Long invece di chinare il volto gli corse accanto per abbracciarlo e congratularsi. Si chiuse il sipario dei giochi e si aprì quello del secondo conflitto mondiale.
Il tenente, ex atleta, nel 1940 venne spedito sul fronte meridionale, quello africano, a respirare sabbia del deserto sotto un sole che non lasciava scampo. Poi nel '43 la svolta, l'armistizio italiano, Long sbarcò in Sicilia per unirsi alle rabbiose truppe tedesche allo sbando, e per questo particolarmente efferate. In una fatale imboscata tentò il suo ultimo salto per salvarsi la ! vita, ma ancora una volta perse l'attimo e assaporò la fatale sconfitta! , la morte. Dalla provincia ragusana la sua salma venne trasportata al cimitero di Motta S. Anastasia, nei pressi di Catania, e lì fu sepolto come un milite ignoto. Ignoto e ignorato da tutti, come quella medaglia d'argento vinta nel 1936 a Berlino.

14/10/2014