Gli Stati Uniti lanciano un’altra invasione dell’Iraq
GIUGNO 18, 2014
Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 17/06/2014
La guerra civile infuria in Iraq e gli Stati Uniti studiano la possibilità di tornarvi. Lo Stato creato dagli USA scoppia, rientrando in un nuovo vicolo cieco. Lo Stato Islamico in Iraq e Levante (tradotto anche come Stato islamico in Iraq e Siria, abbreviato SIIL o SIIS) è un attivo gruppo militante jihadista in Iraq e Siria influenzato dal wahhabismo. Il presidente degli Stati Uniti prende in considerazione l’aiuto ai militanti in Siria. Allo stesso tempo, in Iraq non esclude alcuna opzione contro i jihadisti. Così Washington avanza la sua consueta politica dei due pesi e due misure. Non è esclusa che l’avanzata del SIIL a Baghdad sia ispirata dagli statunitensi per giustificarne l’intervento. La forte presenza di jihadisti soddisfa gli interessi degli Stati Uniti, perché dividerà l’Iraq in tre parti controllate da sunniti, sciiti e curdi. Il caos creerà un focolaio ai confine iraniani, e il mondo arabo avrà una nuova guerra civile cui gli alleati degli Stati Uniti saranno trascinati sostenendoli. Gli Stati Uniti sfrutteranno la situazione a proprio vantaggio, tornando in Iraq probabilmente diffondendone l’espansione in Siria. La Casa Bianca ha iniziato a discutere apertamente della possibilità di bombardare la Siria dopo la vittoria elettorale di Bashar Assad. Riyadh non cerca di nascondere la sua soddisfazione. L’Arabia Saudita vorrebbe vedere Bashar Assad rovesciato in Siria ed è pronta a partecipare a qualsiasi azione anti-sciita degli Stati Uniti contro l’Iran. Teheran sostiene gli sciiti iracheni al potere in Iraq. Irremovibile nella sua posizione, il presidente Ruhani ha già detto che l’Iran è pronto a sostenere il governo al-Maliqi nella lotta contro gli islamisti. Secondo lui, l’Iran aiuterà l’Iraq su richiesta per combattere e cacciare i terroristi. Ad un certo momento l’Iran ha anche espresso disponibilità ad agire in sintonia con gli Stati Uniti per ripristinare la sicurezza in Iraq. Ruhani l’ha detto a condizione che l’intenzione di Washington di lottare contro il terrorismo sia reale. Ma dopo pochi giorni l’Iran ha drasticamente cambiato posizione, dato che era chiaro che la Casa Bianca aveva paura del coinvolgimento iraniano ancor più del rovesciamento del suo pupillo al-Maliqi. Gli statunitensi sono già alla ricerca di qualcuno che lo sostituisca, non escludendo che provenga dalla comunità sunnita.
Patrick Cockburn dell’Independent ritiene che il dominio dei governi sciiti insediati dagli Stati Uniti dopo il rovesciamento di Sadam Husayn, si avvicini alla fine. Anche se l’Iraq riavrà il controllo della maggior parte del Paese, non tornerà nel settentrione sunnita. Sembra che Washington veda tale prospettiva. Secondo quanto si dice, gli Stati Uniti non vogliono che i jihadisti sunniti prendano piede in Iraq, ma in realtà gli Stati Uniti non vogliono aiutare gli sciiti iracheni vicini all’Iran. Nella sua dichiarazione sull’Iraq, il presidente degli Stati Uniti Obama ha detto, “Così ogni azione che possiamo adottare fornendo assistenza alle forze di sicurezza irachene, deve essere affiancata dall’impegno serio e sincero dei leader iracheni di mettere da parte differenze settarie, promuovere la stabilità e calcolare gli interessi legittimi di tutte le comunità irachene, continuando a costruire una forza di sicurezza efficace. Non possiamo farlo al posto loro, e in mancanza di tale azione politica, l’azione militare a breve termine, compresa qualsiasi assistenza che potremmo offrire, non avrebbe successo. Quindi ciò è un campanello d’allarme. I leader iracheni devono dimostrare la volontà di prendere decisioni e compromessi difficili in nome del popolo iracheno, guidando insieme il Paese. In tale sforzo avranno l’appoggio degli Stati Uniti e dei nostri amici ed alleati”. Obama è esasperato dall’incapacità delle forze di sicurezza irachene nel svolgere la propria missione. Tutte le richieste di aiuti di al-Maliqi devono ricevere ancora una risposta.
L’esercito iraniano è già in Iraq. Secondo i media occidentali, l’Iran ha dispiegato forze della Guardia Rivoluzionaria per combattere i militanti di al-Qieda che hanno occupato una serie di città irachene, aiutando le truppe irachene a riconquistare il controllo della maggior parte di Tiqrit. Il Guardian del 15 riporta che centinaia di volontari sono giunti in Iraq dall’Iran, così come due battaglioni delle Forze Quds (500 uomini), ramo estero del Corpo delle Guardie rivoluzionarie dell’Iran che ha operato a lungo in Iraq. Giungono in aiuto degli assediati del governo dominato dagli sciiti del primo ministro Nuri al-Maliqi. Un funzionario iracheno ha confermato che 1500 forze Basiji avevano attraversato il confine nella città di Khanaqin, provincia di Diyala, nell’Iraq centrale, il 13 giugno, mentre altri 500 erano entrati nella zona di Badra Jassan, provincia di Wasat, nella notte. The Guardian ha riportato il 13 giugno che il Maggior-Generale Qasim Sulaymani, del capo d’elite Quds delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, era arrivato a Baghdad per supervisionarne la difesa. Vi è la crescente prova che a Baghdad le milizie sciite continuano a riorganizzarsi, con voci dalla città di Samara, 110 chilometri a nord della capitale, a difendere i due santuari sciiti dai gruppi jihadisti sunniti che li circondano. Secondo il Wall Street Journal, un battaglione delle forze speciali iraniane già combatte gli islamisti. Il 12 giugno l’unità ha aiutato l’esercito iracheno a liberare Tiqrit. Due unità delle Guardie provenienti dalla province occidentali del confine dell’Iran, l’11 giugno, hanno il compito di proteggere Baghdad e le città sante sciite di Qarbala e Najaf, secondo fonti della sicurezza. Il Ministero degli Esteri iraniano respinge categoricamente tali relazioni, “Finora non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di aiuto dall’Iraq. L’esercito iracheno è certamente in grado di gestire la sicurezza”, ha detto l’11 giugno il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afgham. Però il governo iraniano non ha intenzione di lasciare il vicino in difficoltà, volendo inviarvi armi e consiglieri militari. Teheran cerca di fare il miglior uso degli aiuti degli Stati Uniti in Iraq. Dopo la richiesta se l’Iran fosse pronto a collaborare con gli USA in Iraq, Ruhani ha detto: “Tutti i Paesi devono intraprendere lo sforzo congiunto sul terrorismo. Al momento, il governo e il popolo iracheni combattono il terrorismo. Abbiamo visto gli Stati Uniti non fare nulla per ora. Una volta che gli statunitensi prenderanno provvedimenti contro i gruppi terroristici, li potremo considerare”. Il confine tra l’Iran e l’Iraq è lungo circa 1500 km, così ovviamente l’Iran è preoccupato dalla situazione nello Stato confinante, ma difficilmente lancerà un intervento diretto opponendosi a qualsiasi ingerenza straniera. Alcuni l’occidente sostiene l’opinione che gli Stati Uniti possano chiedere all’Iran d’inviarvi truppe. Ma tale supposizione non ha alcuna giustificazione. Nel 2010 Obama formalmente concluse l’operazione in Iraq dicendo che il costo è stato pesante e gli Stati Uniti consegnavano il futuro del Paese al suo popolo. Washington non previde mai il riavvicinamento tra Iraq e Iran. Il senatore John McCain continua il suo attacco viscerale all’amministrazione del presidente Barack Obama sull’Iraq, il 13 giugno, chiedendo ancora che la sua squadra di sicurezza nazionale sia sostituita per vai delle sue gravi decisioni, “Il presidente ha voluto ritirarsi e ora ne paghiamo un prezzo pesante”, ha detto a MSNBC il repubblicano dell’Arizona. McCain ha detto ripetutamente che gli Stati Uniti “hanno vinto il conflitto” dopo l’assalto delle truppe del 2007, con l’Iraq che aveva un governo stabile e gli estremisti di al-Qaida sconfitti. Ma la decisione dell’amministrazione Obama di non lasciare alcuna forza residuale, ha detto, ha deteriorato la situazione, “è una delle più gravi minacce alla sicurezza statunitense nella storia recente”. Il senatore Lindsey Graham (RS.C.) il 12 giugno ha detto che il presidente Obama dovrebbe autorizzare attacchi aerei in Iraq per fermare l’avanzata dei gruppi estremisti, “Non c’è scenario in cui possiamo fermare l’emorragia in Iraq senza la potenza aerea statunitense”, ha detto ai giornalisti dopo aver annunciato il briefing del Comitato per i Servizi Armati del Senato, “Se la forza aerea statunitense non interviene non vedo come fermare questa gente”. Ha detto che se i consiglieri militari del presidente raccomandano gli attacchi aerei, “lo sosterrò” ed che aveva sentito “cose spaventose” a una conferenza a porte chiuse, dicendo che i gruppi estremisti avanzano verso Baghdad “molto rapidamente” ed esortando a ritirere il personale dell’ambasciata degli Stati Uniti nella città. Il senatore statunitense Roy Blunt (Mo), del Comitato per i Servizi Armati del Senato degli Stati Uniti e della Sottocommissione Stanziamenti per la Difesa, ha rilasciato la seguente dichiarazione sulla situazione della sicurezza in Iraq, “Prima di oggi, i senatori sono stati informati del crollo immediato di quattro delle 17 divisioni irachene, senza alcuna reazione. Questa è una situazione disperata che evolve rapidamente. Mi sembra che i nodi vengono al pettine della politica del presidente di non lasciarvi alcuna forza stabilizzante. Alcuni soldati iracheni sono andati a lavorare con abiti civili sotto le uniformi, è un brutto segno. Nel breve termine, gli Stati Uniti devono fare tutto il possibile per sostenere le richieste del Governo regionale del Kurdistan di assistenza, per rispondere alla crescente crisi umanitaria alla frontiera del Kurdistan”.
Al Congresso i repubblicani fanno pressione su Obama per fargli lanciare un’operazione terrestre in Iraq. Gli Stati Uniti hanno più possibilità di opporsi all’Iran che unirvisi nella lotta contro lo stesso nemico. Non è un caso che Teheran si opponga a qualsiasi ingerenza straniera in Iraq. La recente dichiarazione del ministero degli Esteri iraniano afferma che le autorità irachene possono farcela da sole. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si preparano all’intervento. In questo caso, l’Iran dovrà intervenire se la situazione evolve verso una guerra di religione in piena regola. L’occidente si troverà unito a combattere i terroristi sunniti. Lo spettro della guerra settaria e della partizione dell’Iraq aumenta dal 13 giugno quando i vertici religiosi sciiti del Paese hanno chiesto ai loro seguaci di prendere le armi contro i ribelli predoni estremisti sunniti che hanno catturato ampie parti del settentrione, questa settimana, nell’avanzata verso Baghdad. L’esortazione del Grande Ayatollah Ali al-Sistani avviene mentre il presidente Obama ha detto che gli iracheni devono risolvere la crisi da soli promettendo di non inviare forze degli Stati Uniti in Iraq, un Paese in cui 4500 soldati statunitensi e inglesi hanno perso la vita spendendo più di un trilione di dollari in otto anni di guerra, che Obama ha definito storia quando le ultime truppe se ne andarono nel 2011. Rispondendo alla chiamata alle armi dell’Ayatollah Sistani, i volontari sciiti si sono precipitati al fronte rafforzando le difese della città santa di Samara, a 70 miglia a nord di Baghdad, e aiutando a contrastare gli attacchi dei combattenti sunniti radicali dello Stato Islamico dell’Iraq e Siria in alcune piccole città ad est. Gli scontri hanno suggerito che sciiti e sunniti ancora una volta si scontreranno in un aperto conflitto per il controllo dell’Iraq, come durante l’occupazione statunitense che spodestò Sadam Husayn. Le reciproche jihad faranno esplodere l’Iraq e l’intero Medio Oriente. Era stato indicato che la Casa Bianca non prevedeva di inviare soldati sul campo, come ha detto Obama, che valuta le opzioni per fornire aiuti militari all’Iraq, ma non l’intervento. Gli Stati Uniti non sono attendibili, i segnali della preparazione degli Stati Uniti a un’altra avventura militare sono visibili. I militari statunitensi presenti in Iraq se ne vanno e il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha ordinato che una portaerei da Norfolk, in Virginia, l’USS George HW Bush, passi dal Mare Arabico settentrionale al Golfo Persico, mentre il presidente Barack Obama studia le possibili opzioni militari in Iraq. L’addetto stampa di Hagel, contrammiraglio John Kirby, dice che l’ordine che darà il presidente fornirà flessibilità, se sarà necessaria un’azione militare per proteggere cittadini e interessi statunitensi in Iraq. Ad accompagnare la portaerei vi saranno l’incrociatore lanciamissili USS Philippine Sea e il cacciatorpediniere lanciamissili USS Truxtun. Le navi completeranno i loro movimenti nel Golfo il 14 giugno. Le navi trasportano missili tomahawk che possono raggiungere l’Iraq. La Bush ha dei caccia che potrebbero facilmente arrivare in Iraq. Il segretario dice che l’invio delle navi è volto a difendere e aggiungere flessibilità. Sappiamo tutti cosa s’intende per flessibilità, quindi l’unica cosa rimasta è definire le dimensioni dell’intervento imminente.
Patrick Cockburn dell’Independent ritiene che il dominio dei governi sciiti insediati dagli Stati Uniti dopo il rovesciamento di Sadam Husayn, si avvicini alla fine. Anche se l’Iraq riavrà il controllo della maggior parte del Paese, non tornerà nel settentrione sunnita. Sembra che Washington veda tale prospettiva. Secondo quanto si dice, gli Stati Uniti non vogliono che i jihadisti sunniti prendano piede in Iraq, ma in realtà gli Stati Uniti non vogliono aiutare gli sciiti iracheni vicini all’Iran. Nella sua dichiarazione sull’Iraq, il presidente degli Stati Uniti Obama ha detto, “Così ogni azione che possiamo adottare fornendo assistenza alle forze di sicurezza irachene, deve essere affiancata dall’impegno serio e sincero dei leader iracheni di mettere da parte differenze settarie, promuovere la stabilità e calcolare gli interessi legittimi di tutte le comunità irachene, continuando a costruire una forza di sicurezza efficace. Non possiamo farlo al posto loro, e in mancanza di tale azione politica, l’azione militare a breve termine, compresa qualsiasi assistenza che potremmo offrire, non avrebbe successo. Quindi ciò è un campanello d’allarme. I leader iracheni devono dimostrare la volontà di prendere decisioni e compromessi difficili in nome del popolo iracheno, guidando insieme il Paese. In tale sforzo avranno l’appoggio degli Stati Uniti e dei nostri amici ed alleati”. Obama è esasperato dall’incapacità delle forze di sicurezza irachene nel svolgere la propria missione. Tutte le richieste di aiuti di al-Maliqi devono ricevere ancora una risposta.
L’esercito iraniano è già in Iraq. Secondo i media occidentali, l’Iran ha dispiegato forze della Guardia Rivoluzionaria per combattere i militanti di al-Qieda che hanno occupato una serie di città irachene, aiutando le truppe irachene a riconquistare il controllo della maggior parte di Tiqrit. Il Guardian del 15 riporta che centinaia di volontari sono giunti in Iraq dall’Iran, così come due battaglioni delle Forze Quds (500 uomini), ramo estero del Corpo delle Guardie rivoluzionarie dell’Iran che ha operato a lungo in Iraq. Giungono in aiuto degli assediati del governo dominato dagli sciiti del primo ministro Nuri al-Maliqi. Un funzionario iracheno ha confermato che 1500 forze Basiji avevano attraversato il confine nella città di Khanaqin, provincia di Diyala, nell’Iraq centrale, il 13 giugno, mentre altri 500 erano entrati nella zona di Badra Jassan, provincia di Wasat, nella notte. The Guardian ha riportato il 13 giugno che il Maggior-Generale Qasim Sulaymani, del capo d’elite Quds delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, era arrivato a Baghdad per supervisionarne la difesa. Vi è la crescente prova che a Baghdad le milizie sciite continuano a riorganizzarsi, con voci dalla città di Samara, 110 chilometri a nord della capitale, a difendere i due santuari sciiti dai gruppi jihadisti sunniti che li circondano. Secondo il Wall Street Journal, un battaglione delle forze speciali iraniane già combatte gli islamisti. Il 12 giugno l’unità ha aiutato l’esercito iracheno a liberare Tiqrit. Due unità delle Guardie provenienti dalla province occidentali del confine dell’Iran, l’11 giugno, hanno il compito di proteggere Baghdad e le città sante sciite di Qarbala e Najaf, secondo fonti della sicurezza. Il Ministero degli Esteri iraniano respinge categoricamente tali relazioni, “Finora non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di aiuto dall’Iraq. L’esercito iracheno è certamente in grado di gestire la sicurezza”, ha detto l’11 giugno il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afgham. Però il governo iraniano non ha intenzione di lasciare il vicino in difficoltà, volendo inviarvi armi e consiglieri militari. Teheran cerca di fare il miglior uso degli aiuti degli Stati Uniti in Iraq. Dopo la richiesta se l’Iran fosse pronto a collaborare con gli USA in Iraq, Ruhani ha detto: “Tutti i Paesi devono intraprendere lo sforzo congiunto sul terrorismo. Al momento, il governo e il popolo iracheni combattono il terrorismo. Abbiamo visto gli Stati Uniti non fare nulla per ora. Una volta che gli statunitensi prenderanno provvedimenti contro i gruppi terroristici, li potremo considerare”. Il confine tra l’Iran e l’Iraq è lungo circa 1500 km, così ovviamente l’Iran è preoccupato dalla situazione nello Stato confinante, ma difficilmente lancerà un intervento diretto opponendosi a qualsiasi ingerenza straniera. Alcuni l’occidente sostiene l’opinione che gli Stati Uniti possano chiedere all’Iran d’inviarvi truppe. Ma tale supposizione non ha alcuna giustificazione. Nel 2010 Obama formalmente concluse l’operazione in Iraq dicendo che il costo è stato pesante e gli Stati Uniti consegnavano il futuro del Paese al suo popolo. Washington non previde mai il riavvicinamento tra Iraq e Iran. Il senatore John McCain continua il suo attacco viscerale all’amministrazione del presidente Barack Obama sull’Iraq, il 13 giugno, chiedendo ancora che la sua squadra di sicurezza nazionale sia sostituita per vai delle sue gravi decisioni, “Il presidente ha voluto ritirarsi e ora ne paghiamo un prezzo pesante”, ha detto a MSNBC il repubblicano dell’Arizona. McCain ha detto ripetutamente che gli Stati Uniti “hanno vinto il conflitto” dopo l’assalto delle truppe del 2007, con l’Iraq che aveva un governo stabile e gli estremisti di al-Qaida sconfitti. Ma la decisione dell’amministrazione Obama di non lasciare alcuna forza residuale, ha detto, ha deteriorato la situazione, “è una delle più gravi minacce alla sicurezza statunitense nella storia recente”. Il senatore Lindsey Graham (RS.C.) il 12 giugno ha detto che il presidente Obama dovrebbe autorizzare attacchi aerei in Iraq per fermare l’avanzata dei gruppi estremisti, “Non c’è scenario in cui possiamo fermare l’emorragia in Iraq senza la potenza aerea statunitense”, ha detto ai giornalisti dopo aver annunciato il briefing del Comitato per i Servizi Armati del Senato, “Se la forza aerea statunitense non interviene non vedo come fermare questa gente”. Ha detto che se i consiglieri militari del presidente raccomandano gli attacchi aerei, “lo sosterrò” ed che aveva sentito “cose spaventose” a una conferenza a porte chiuse, dicendo che i gruppi estremisti avanzano verso Baghdad “molto rapidamente” ed esortando a ritirere il personale dell’ambasciata degli Stati Uniti nella città. Il senatore statunitense Roy Blunt (Mo), del Comitato per i Servizi Armati del Senato degli Stati Uniti e della Sottocommissione Stanziamenti per la Difesa, ha rilasciato la seguente dichiarazione sulla situazione della sicurezza in Iraq, “Prima di oggi, i senatori sono stati informati del crollo immediato di quattro delle 17 divisioni irachene, senza alcuna reazione. Questa è una situazione disperata che evolve rapidamente. Mi sembra che i nodi vengono al pettine della politica del presidente di non lasciarvi alcuna forza stabilizzante. Alcuni soldati iracheni sono andati a lavorare con abiti civili sotto le uniformi, è un brutto segno. Nel breve termine, gli Stati Uniti devono fare tutto il possibile per sostenere le richieste del Governo regionale del Kurdistan di assistenza, per rispondere alla crescente crisi umanitaria alla frontiera del Kurdistan”.
Al Congresso i repubblicani fanno pressione su Obama per fargli lanciare un’operazione terrestre in Iraq. Gli Stati Uniti hanno più possibilità di opporsi all’Iran che unirvisi nella lotta contro lo stesso nemico. Non è un caso che Teheran si opponga a qualsiasi ingerenza straniera in Iraq. La recente dichiarazione del ministero degli Esteri iraniano afferma che le autorità irachene possono farcela da sole. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si preparano all’intervento. In questo caso, l’Iran dovrà intervenire se la situazione evolve verso una guerra di religione in piena regola. L’occidente si troverà unito a combattere i terroristi sunniti. Lo spettro della guerra settaria e della partizione dell’Iraq aumenta dal 13 giugno quando i vertici religiosi sciiti del Paese hanno chiesto ai loro seguaci di prendere le armi contro i ribelli predoni estremisti sunniti che hanno catturato ampie parti del settentrione, questa settimana, nell’avanzata verso Baghdad. L’esortazione del Grande Ayatollah Ali al-Sistani avviene mentre il presidente Obama ha detto che gli iracheni devono risolvere la crisi da soli promettendo di non inviare forze degli Stati Uniti in Iraq, un Paese in cui 4500 soldati statunitensi e inglesi hanno perso la vita spendendo più di un trilione di dollari in otto anni di guerra, che Obama ha definito storia quando le ultime truppe se ne andarono nel 2011. Rispondendo alla chiamata alle armi dell’Ayatollah Sistani, i volontari sciiti si sono precipitati al fronte rafforzando le difese della città santa di Samara, a 70 miglia a nord di Baghdad, e aiutando a contrastare gli attacchi dei combattenti sunniti radicali dello Stato Islamico dell’Iraq e Siria in alcune piccole città ad est. Gli scontri hanno suggerito che sciiti e sunniti ancora una volta si scontreranno in un aperto conflitto per il controllo dell’Iraq, come durante l’occupazione statunitense che spodestò Sadam Husayn. Le reciproche jihad faranno esplodere l’Iraq e l’intero Medio Oriente. Era stato indicato che la Casa Bianca non prevedeva di inviare soldati sul campo, come ha detto Obama, che valuta le opzioni per fornire aiuti militari all’Iraq, ma non l’intervento. Gli Stati Uniti non sono attendibili, i segnali della preparazione degli Stati Uniti a un’altra avventura militare sono visibili. I militari statunitensi presenti in Iraq se ne vanno e il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha ordinato che una portaerei da Norfolk, in Virginia, l’USS George HW Bush, passi dal Mare Arabico settentrionale al Golfo Persico, mentre il presidente Barack Obama studia le possibili opzioni militari in Iraq. L’addetto stampa di Hagel, contrammiraglio John Kirby, dice che l’ordine che darà il presidente fornirà flessibilità, se sarà necessaria un’azione militare per proteggere cittadini e interessi statunitensi in Iraq. Ad accompagnare la portaerei vi saranno l’incrociatore lanciamissili USS Philippine Sea e il cacciatorpediniere lanciamissili USS Truxtun. Le navi completeranno i loro movimenti nel Golfo il 14 giugno. Le navi trasportano missili tomahawk che possono raggiungere l’Iraq. La Bush ha dei caccia che potrebbero facilmente arrivare in Iraq. Il segretario dice che l’invio delle navi è volto a difendere e aggiungere flessibilità. Sappiamo tutti cosa s’intende per flessibilità, quindi l’unica cosa rimasta è definire le dimensioni dell’intervento imminente.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora