venerdì 5 aprile 2013

QUANDO TORNERETE VOI STESSI NE RIPARLIAMO (prima parte)

LA GRANDE FABRICA DEI SOGNI
MANIPOLAZIONE MENTALE


Truman Show – la violenza della comunicazione (1998) – è diretto da Peter Weir.

Interpreti principali:
Jim Carrey: Truman Burbank
Ed Harris: Christof
Laura Linney: Hanna Gill/Meryl Burbank
Noah Emmerich: Marlon
Natascha McElhone: Lauren/Sylvia
Holland Taylor: Angela Burbank, madre di Truman
Brian Delate: Kirk Burbank, padre di Truman
Peter Krause: Lawrence
Blair Slater: Truman da piccolo
Paul Giamatti: direttore della sala di controllo

Il film s'ispira alla moda allora nascente di raccontare la vita in televisione attraverso i reality show, immaginando una situazione paradossale portata all'estremo da dove scaturiscono tanto alcuni grandi interrogativi esistenziali quanto il tema della pervasività dei mass-media.
La storia del film si chiarisce mediante una serie di flashback sui ricordi di Truman, alternati con la visione di alcuni telespettatori del mondo reale mentre guardano, più o meno con interesse, il programma, diventato un vero e proprio fenomeno mediatico con tanto di merchandising; inoltre un servizio giornalistico spiega l'antefatto attraverso una doviziosa intervista a Christof, il regista-demiurgo dello spettacolo che illustra il successo dello show ottenuto in tutto il mondo. In questo ruolo è impossibile non notare le analogie con l'occhio onnipresente del Grande Fratello – descritto nel romanzo 1984 di George Orwell – che proprio come Christof controlla le vite altrui per soddisfare la propria voglia di potere.

Il punto di vista narrato è centrato sul protagonista e sulla sua graduale presa di coscienza nel vedere i suoi affetti più cari, genitori, moglie e amico del cuore, scolorare nei volti di perfetti estranei. Truman Burbank è un trentenne apparentemente pieno di vita e sempre sorridente che ignora d'essere l'attore protagonista di uno spettacolo televisivo, il "Truman Show", un racconto sulla sua stessa vita, ripresa in diretta sin dalla nascita, quando fu prelevato da una gravidanza indesiderata e "adottato" da un network televisivo.

L'isolotto su cui abita , Seahaven, è un gigantesco studio televisivo dove nella cupola del finto cielo dirige lo show il regista Christof, una sorta di trascendente burattinaio. Tutte le persone che Truman incontra e con le quali si relaziona sono degli attori, compresi i suoi amici e perfino i genitori, che hanno lo scopo di manipolare e pianificare la sua vita secondo le esigenze della produzione, compresi i messaggi pubblicitari. Il giorno e la notte sull'isola sono artificiali, il mare e i fenomeni atmosferici.

Il protagonista, che già percepisce un senso di estraniazione nella sua vita che scorre in apparenza tranquilla e agiata, inizia a dubitare della realtà in cui vive quando incominciano ad accadere alcuni strani incidenti sul “set”, che a causa dell'età si sta deteriorando. Cerca allora conferme alla sua vita reale, riguardando le vecchie fotografie di famiglia che però non esauriscono i suoi dubbi e non calmano la sua crescente irrequietezza che si traduce in una desiderio di evadere verso luoghi lontani.

Questa voglia di fuga, incompatibile con il programma televisivo, metterà in difficoltà sempre maggiore gli sceneggiatori del programma, che si vedranno costretti a inventare nuove soluzioni per impedirgli di allontanarsi dall'isola. Alcuni inconvenienti tecnici, uniti alle gaffe di alcune comparse alle prese con un Truman sempre più ingestibile, trasformeranno presto i suoi sospetti in certezze, fino a fargli scoprire la verità. Deciderà di  abbandonare la sua gabbia dorata per vivere autonomante la sua vita, fuori dal gigantesco set, dove l’aspetta una ex figurante di cui s’era innamorato da ragazzo.

Il film è innanzitutto una lucida e amara visione, profetica per l'epoca in cui il film è uscito, del potere incontrollato del medium catodico, del notevole impatto che da lì a breve avrebbero avuto i reality show, sempre più sovrapponibili alle soap opera, della crescente invadenza del mezzo televisivo nella sfera intima degli individui, poiché ormai a fare spettacolo sono sempre più le vicende private di persone qualunque, del sempre più labile confine che divide il mondo della finzione televisiva dalla realtà umana. Al potere televisivo si sovrappone quello pubblicitario: tutto ciò che è mostrato nello spettacolo ha uno sponsor, spesso ostentato dalle inquadrature e al di fuori dello show, nella vita reale, dove si è creato un merchandising enorme: tutto ciò che concerne Seahaven è in vendita e per altro parecchio apprezzato dai fan di Truman.

La sferzante ironia di Peter Weir non condanna solo il mezzo televisivo e i suoi manovratori, ma anche il pubblico, che per anni segue ipnotizzato le vicende di Truman in tv, fa il tifo per lui durante la sua fuga solo perché vuole uno spettacolo più appassionante, mentre per 30 anni, ormai assuefatto allo show, non si è mai indignato per ciò che è stato fatto al giovane, a sua insaputa.

Dietro l'apparenza di una commedia vivace e originale il film presenta in realtà l'intreccio di numerosi e complessi temi culturali ed elementi antropologici : l'essere umano che nasce libero ed è sempre in costante ricerca di libertà e della verità, il desiderio di poter essere artefici del proprio destino, il rapportarsi con il prossimo senza infingimenti, il superamento delle proprie paure (come farà Truman nel film, quando supererà la paura dell'acqua e sfiderà "l'oceano" in cerca della libertà). Dunque, il finale offre un riscatto liberatorio, come se un individuo, per quanto lo si possa ingabbiare, non può essere imprigionato a oltranza.