LA GRANDE FABRICA DEI SOGNI
MANIPOLAZIONE MENTALE
Truman Show
– la violenza della comunicazione (1998) – è diretto da Peter Weir.
Interpreti
principali:
Jim Carrey: Truman Burbank
Ed Harris: Christof
Laura Linney: Hanna Gill/Meryl Burbank
Noah Emmerich: Marlon
Natascha McElhone: Lauren/Sylvia
Brian Delate: Kirk Burbank, padre di Truman
Peter Krause:
Lawrence
Blair Slater:
Truman da piccolo
Paul Giamatti:
direttore della sala di controllo
Il film s'ispira alla moda allora
nascente di raccontare la vita in televisione attraverso i reality show,
immaginando una situazione paradossale portata all'estremo da dove scaturiscono
tanto alcuni grandi interrogativi esistenziali quanto il tema della pervasività
dei mass-media.
La storia del film si chiarisce
mediante una serie di flashback sui ricordi di Truman, alternati con la visione
di alcuni telespettatori del mondo reale mentre guardano, più o meno con
interesse, il programma, diventato un vero e proprio fenomeno mediatico con
tanto di merchandising; inoltre un servizio giornalistico spiega l'antefatto
attraverso una doviziosa intervista a Christof, il regista-demiurgo dello
spettacolo che illustra il successo dello show ottenuto in tutto il mondo. In
questo ruolo è impossibile non notare le analogie con l'occhio onnipresente del
Grande Fratello – descritto nel romanzo 1984 di George Orwell – che proprio come
Christof controlla le vite altrui per soddisfare la propria voglia di potere.
Il punto di vista narrato è
centrato sul protagonista e sulla sua graduale presa di coscienza nel vedere i
suoi affetti più cari, genitori, moglie e amico del cuore, scolorare nei volti
di perfetti estranei. Truman Burbank è un trentenne apparentemente pieno di
vita e sempre sorridente che ignora d'essere l'attore protagonista di uno
spettacolo televisivo, il "Truman Show", un racconto sulla sua stessa
vita, ripresa in diretta sin dalla nascita, quando fu prelevato da una
gravidanza indesiderata e "adottato" da un network televisivo.
L'isolotto su cui abita ,
Seahaven, è un gigantesco studio televisivo dove nella cupola del finto cielo
dirige lo show il regista Christof, una sorta di trascendente burattinaio.
Tutte le persone che Truman incontra e con le quali si relaziona sono degli
attori, compresi i suoi amici e perfino i genitori, che hanno lo scopo di
manipolare e pianificare la sua vita secondo le esigenze della produzione,
compresi i messaggi pubblicitari. Il giorno e la notte sull'isola sono
artificiali, il mare e i fenomeni atmosferici.
Il protagonista, che già
percepisce un senso di estraniazione nella sua vita che scorre in apparenza
tranquilla e agiata, inizia a dubitare della realtà in cui vive quando
incominciano ad accadere alcuni strani incidenti sul “set”, che a causa
dell'età si sta deteriorando. Cerca allora conferme alla sua vita reale,
riguardando le vecchie fotografie di famiglia che però non esauriscono i suoi
dubbi e non calmano la sua crescente irrequietezza che si traduce in una
desiderio di evadere verso luoghi lontani.
Questa voglia di fuga,
incompatibile con il programma televisivo, metterà in difficoltà sempre
maggiore gli sceneggiatori del programma, che si vedranno costretti a inventare
nuove soluzioni per impedirgli di allontanarsi dall'isola. Alcuni inconvenienti
tecnici, uniti alle gaffe di alcune comparse alle prese con un Truman sempre
più ingestibile, trasformeranno presto i suoi sospetti in certezze, fino a
fargli scoprire la verità. Deciderà di
abbandonare la sua gabbia dorata per vivere autonomante la sua vita,
fuori dal gigantesco set, dove l’aspetta una ex figurante di cui s’era
innamorato da ragazzo.
Il film è innanzitutto una lucida
e amara visione, profetica per l'epoca in cui il film è uscito, del potere
incontrollato del medium catodico, del notevole impatto che da lì a breve
avrebbero avuto i reality show, sempre più sovrapponibili alle soap opera,
della crescente invadenza del mezzo televisivo nella sfera intima degli
individui, poiché ormai a fare spettacolo sono sempre più le vicende private di
persone qualunque, del sempre più labile confine che divide il mondo della
finzione televisiva dalla realtà umana. Al potere televisivo si sovrappone
quello pubblicitario: tutto ciò che è mostrato nello spettacolo ha uno sponsor,
spesso ostentato dalle inquadrature e al di fuori dello show, nella vita reale,
dove si è creato un merchandising enorme: tutto ciò che concerne Seahaven è in
vendita e per altro parecchio apprezzato dai fan di Truman.
La sferzante ironia di Peter Weir
non condanna solo il mezzo televisivo e i suoi manovratori, ma anche il
pubblico, che per anni segue ipnotizzato le vicende di Truman in tv, fa il tifo
per lui durante la sua fuga solo perché vuole uno spettacolo più appassionante,
mentre per 30 anni, ormai assuefatto allo show, non si è mai indignato per ciò
che è stato fatto al giovane, a sua insaputa.
Dietro l'apparenza di una
commedia vivace e originale il film presenta in realtà l'intreccio di numerosi
e complessi temi culturali ed elementi antropologici : l'essere umano che nasce
libero ed è sempre in costante ricerca di libertà e della verità, il desiderio
di poter essere artefici del proprio destino, il rapportarsi con il prossimo
senza infingimenti, il superamento delle proprie paure (come farà Truman nel
film, quando supererà la paura dell'acqua e sfiderà "l'oceano" in
cerca della libertà). Dunque, il finale offre un riscatto liberatorio, come se
un individuo, per quanto lo si possa ingabbiare, non può essere imprigionato a
oltranza.
