Come sempre, è molto difficile poter fotografare la realtà come essa è. Indubbiamente abbiamo davanti ai nostri occhi una società da QUESTO PUNTO DI VISTA DEL TUTTO NUOVA. Ad esempio, io a trent' anni avevo 3 figli e, pur essendomi laureato da poco in una facoltà piuttosto difficile, in Chimica, non avevo paura di affrontare il mondo. Ed avevo ragione, sono in condizione di affermare oggi, dopo 40 anni. Ma i giovani d' oggi temono il futuro. E' vero ed è' sicuramente una forma di infantilismo. Vivono a casa dei genitori. Non sanno staccarsene, cosa che farebbero comunque, malgrado le innegabili difficoltà economiche, se fossero più maturi. Tuttavia, siamo sicuri che questa ricerca spasmodica del "partner ideale" sia autentica? Che i giovani di qualche decennio fa, se non fossero stati costretti, per forza di cose, ad affrontare la vita senza tante riflessioni, sarebbero stati meno insicuri? Su quale passato possiamo fondarci per asserire questi concetti? Noi sappiamo che, nella società contadina che ha caratterizzato il nostro paese fino a pochi decenni addietro, i giovani si sposavano in giovane età ( 18-20 anni, dopo il servizio militare di lui) senza tanti complimenti anche perchè si trattava per lo più di scelte obbligate. Non mi risulta che le femmine andassero con la lanterna di Diogene per le contrade a cercare il "vero maschio". Pigliavano quello che, in qualche modo, era stato designato, ( in queste scelte entravano di prepotenza le famiglie), ed andavano poi ad abitare nelle case patriarcali, a contatto diretto con cognati, parentele varie, suoceri. Adattandovisi più o meno serenamente. Ho l'impressione che noi, attualmente, ci troviamo sotto l' influenza massmediale che stimola certi comportamenti, come quello di aspirare, sempre e comunque, ad un improbabile ( ma oggi come allora) principe azzurro o fatina azzurra. Una mitizzazione dell' amore romantico che ci troviamo trasmessa dai Media ogni attimo dell' esistenza e che sicuramente genera nei giovani aspirazioni inestinguibili e frustrazioni a non finire.
Giorgio Vitali.