martedì 1 ottobre 2013
Non si rendono neppure conto di essere ridicoli. di Fabrizio Belloni
La ministro congo-italica Kyenge ha deciso che è politicamente scorretto usare le parole "padre" e "madre". Si devono sostituire con le accezioni "genitore 1" e "genitore 2". Tre o quattro mila anni di civiltà greco-romana buttati nel cesso della leccaculaggine progressista.
Non mi stupisce l'idiozia del fatto, e, detta fra di noi, non me ne frega nulla. Continuerò a chiamare i miei genitori ufficialmente "Padre" e "Madre", o, nei momenti del ricordo affettuoso, papà e mamma..
Sono però assaissimo curioso di assistere ad una messa di qualche prete progressista; lo aspetto al varco: voglio sentirlo dire " Nel nome del Genitore 1, del Figlio e dello Spirito Santo". Se poi crepiteranno risate nella navata, non ci sorprenderemo. Fabrizio Belloni
PER QUELLI CHE NEL CERVELLO HANNO SEGATURA.!!! (ndreatta ndreatta!!!)
Allego qui l'Intervista rilasciata al sole 24 ore da Beniamino Andreatta al sole 24 ore 10 anni dopo il divorzio.
Segnalati in rosso i passaggi chiave che sono 2:
A) che si trattò di una congiura lo afferma lo stesso Andreatta
B) Che lo stesso Andretta era consapevole che con il Divorzio, sarebbe esploso il Debito pubblico Italiano.
Aggiungo io era necessario per avviare le privatizzazione e restringere il perimetro dello Stato in economia a favore degli oligopoli privati. Togli ai molti per dare ai pochi. Poi si può sempre dare la colpa allo Stato che è bruttosporcocattivocorrottoimproduttivo e bisogna licenziare i dipendenti pubblici fanulloni e fancazzisti.
Buona lettura per chi è interessato alla VERITA' e non alla Propaganda di regime.
l divorzio tra Tesoro e Bankitalia e la lite delle comari: uno scritto per il Sole del 26 luglio 1991
di Nino Andreatta
[IMG]file:///C:\Users\MAGO\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\c lip_image001.gif[/IMG][IMG]file:///C:\Users\MAGO\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\c lip_image002.gif[/IMG][IMG]file:///C:\Users\MAGO\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\c lip_image003.gif[/IMG]
In questo testo, pubblicato il 26 luglio 1991dal Sole-24 Ore, Beniamino Andreatta analizzava, a distanza di dieci anni, la storica "separazione dei beni" tra Banca d'Italia e ministero del Tesoro avvenuta nel luglio del 1981. Nel finale dell'articolo, Andreatta rievocava anche la vicenda delle "comari", lo scontro con il ministro delle Finanze socialista Rino Formica che nel 1982 portò alla crisi del Governo Spadolini.
Con l' asta dei BoT del luglio 1981 iniziava, dieci anni fa, un nuovo regime di politica monetaria. Si inaugurava, infatti, il cosidetto "divorzio" fra Tesoro e Banca d' Italia: una "separazione dei beni" che esimeva la seconda dal garantire in asta il collocamento
integrale dei titoli offerti dal primo. Oggi la "separatezza" fra i poteri esecutivo, legislativo e monetario e' chiamata a test ancora piu' impegnativi, con gli impegni prossimi venturi in tema di unione monetaria e di vincoli al finanziamento e alla misura stessa del deficit di bilancio. Il Sole-24 Ore ha voluto ricordare, con gli scritti dei protagonisti e dei testimoni privilegiati del "divorzio" del 1981, uno spartiacque della politica economica degli anni 80. Con l' augurio che questo decennio veda
ulteriori progressi nella chiarezza dei ruoli e delle responsabilita'.
Ero al ministero del Tesoro da poco piu' di tre mesi, di cui due quasi integralmente occupati a rimettere in movimento il meccanismo delle nomine bancarie -nomine da ministro della Repubblica, senza condiscendenze alle pressioni dei partiti della maggioranza - quando dovetti valutare, con senso di urgenza, che la crisi del secondo
shock petrolifero imponeva di essere affrontata con decisioni politiche mai tentate prima di allora. La propensione al risparmio finanziario degli italiani si stava proprio in quei mesi abbassando paurosamente e il valore dei cespiti reali - case e azioni- aumentava a un tasso del cento per cento all' anno.
La soluzione classica sarebbe stata quella di una stretta del credito, accompagnata da una stretta fiscale, che, come nel 1975, avesse creato una recessione con una caduta di alcuni punti del prodotto interno lordo; ma l' esperienza stessa degli anni 70 indicava due ordini di difficolta' :
a) la Banca d' Italia aveva perduto il controllo dell' offerta di moneta, fino a quando essa non fosse stata liberata dall' obbligo di garantire il finanziamento del Tesoro;
b) il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dell' accordo tra Confindustria e sindacati confederali proprio nei primi mesi del 1975, aveva talmente irrigidito la struttura dei prezzi, che, in presenza di un raddoppio del prezzo dell' energia, anche una forte stretta da sola era impotente a impedire che un nuovo
equilibrio potesse essere raggiunto senza un' inflazione tale da riallineare prezzi e salari ai costi dell' energia.
L' imperativo era di cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall' ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole. La nostra stessa presenza nello Sme era allora messa in pericolo (c'è da ricordare che il partito socialista si era astenuto quando il Parlamento voto' nel 1978 sull' adesione all' accordo di cambio e che i ministri socialisti avevano di fatto un potere di veto sulla politica economica).
I miei consulenti legali mi diedero un parere favorevole sulla mia esclusiva competenza, come ministro del Tesoro, di ridefinire i termini delle disposizioni date alla Banca d' Italia circa le modalita' dei suoi interventi sul mercato e il 12 febbraio 1981 scrissi la lettera che avrebbe portato nel luglio dello stesso anno al "divorzio". Il termine intendeva sottolineare una discontinuita' , un mutamento appunto di regime della politica economica; un' analoga operazione che negli Stati Uniti pose termine nel 1951 alla politica di denaro facile, che aveva permesso il finanziamento della Seconda guerra mondiale, veniva ricordata come l' agreement tra Tesoro e Fed. Nei limiti stretti delle mie competenze era invece mia intenzione sottolineare la novita' , la rottura con il passato, quando poteva apparire "sedizioso" un comportamento della Banca che rifiutasse il finanziamento del fabbisogno pubblico per non creare base monetaria
in eccesso.
Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne' lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come "congiura aperta" tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso - soprattutto sul mercato dei cambi - abolire per ritornare alle piu' confortevoli abitudini del passato.Per rafforzare l' autonomia della Banca d' Italia altre due questioni
venivano affrontate in quella lettera:
1) costituzione di un consorzio di collocamento tra banche commerciali, nelle mie intenzioni destinato soprattutto per il debito pubblico a piu' lunga scadenza;
2) una nuova regolamentazione dello scoperto del conto corrente di Tesoreria.
I tempi non erano maturi per affrontare questi aspetti e la Banca d' Italia preferi' procedere solo sul nuovo regolamento della sua presenza nelle aste. Facendo queste proposte era mia intenzione drammatizzare la separazione tra Banca e Tesoro per operare una disinflazione meno cruenta in termini di perdita di occupazione e di
produzione, sostenuta dalla maggiore credibilita' dell' istituto di emissione una volta che esso fosse liberato dalla funzione di banchiere del Tesoro. Accarezzai anche l' ipotesi di un rebasement della lira che avrebbe potuto essere sostituita da uno scudo
italiano, con parita' uno a uno con l' Ecu, e con l' impegno unilaterale di mantenere nel tempo questa parita' e approfondii l' argomento in numerose conversazioni con Ortoli, allora vicepresidente della Commissione di Bruxelles. Il filo conduttore era lo stesso che ispiro' il divorzio, quello, cioe' , di facilitare la politica di stabilizzazione favorendo il formarsi di aspettative favorevoli da parte degli operatori che avrebbero agevolato la trasmissione sui prezzi della politica monetaria, minimizzando gli effetti negativi
sui volumi.
Senza presunzioni eccessive, questa lettera ha segnato davvero una svolta e il divorzio, assieme all' adesione allo Sme (di cui era un' inevitabile conseguenza), ha dominato la vita economica degli anni 80, permettendo un processo di disinflazione relativamente indolore, senza che i problemi della ristrutturazione industriale venissero
ulteriormente complicati da una pesante recessione da stabilizzazione.
Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l' escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.
Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta piu' difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato. Il bilancio di competenza del 1982 e' la dimostrazione di questa nuova situazione: riuscii in pratica ad azzerare i fondi globali, cosa che non era successa prima ne' successe dopo. Il saldo netto da finanziare del bilancio preventivo e il fabbisogno del consuntivo furono del 10% inferiore agli analoghi aggregati dell' anno precedente, anche se poi la Tesoreria, caricata nel recente passato, provoco' un volume eccezionalmente elevato di indebitamento.
Bisognava continuare a stringere le spese di competenza e nella preparazione del bilancio ' 83 si chiese al Parlamento una delega amplissima per affrontare con decreti delegati i nodi che il Parlamento stesso si dimostrava riluttante a sciogliere. Queste
deleghe furono nell' autunno rifiutate e, nel mezzo del turbamento che ne segui' sui mercati finanziari, il collega Formica propose di rimborsare una quota soltanto del debito del Tesoro con una specie di concordato extragiudiziale. Risposi a rime baciate per sdrammatizzare il panico che ne sarebbe potuto seguire; e subito fu l'affare delle
comari. Pochi mesi piu' tardi, in analoghe circostanze, Jacques Delors riusci' a sbarcare cinque ministri che avevano sostenuto - privatamente - la convenienza per la Francia di uscire dallo Sme. La stampa e i politici di casa nostra sembravano invece ignorare il baratro che avevamo sfiorato e ipocritamente si scandalizzarono per
la forma delle mie risposte. Il divorzio aveva fatto la sua prima vittima ed era il suo autore; ma aveva dimostrato di funzionare. Negli anni successivi non divenne certo popolare nei palazzi della politica, ma continuo' ad assicurare legami fra la politica italiana e quella dell' Europa.
fonti
http://www.investireoggi.it/ forum/3371198-post1.html
http://www.ilsole24ore.com/ art/SoleOnLine4/Economia%20e% 20Lavoro/2007/03/andreatta- articolo-Sole.shtml?uuid= 79a12fba-dbd3-11db-a9e8-
Segnalati in rosso i passaggi chiave che sono 2:
A) che si trattò di una congiura lo afferma lo stesso Andreatta
B) Che lo stesso Andretta era consapevole che con il Divorzio, sarebbe esploso il Debito pubblico Italiano.
Aggiungo io era necessario per avviare le privatizzazione e restringere il perimetro dello Stato in economia a favore degli oligopoli privati. Togli ai molti per dare ai pochi. Poi si può sempre dare la colpa allo Stato che è bruttosporcocattivocorrottoimproduttivo e bisogna licenziare i dipendenti pubblici fanulloni e fancazzisti.
Buona lettura per chi è interessato alla VERITA' e non alla Propaganda di regime.
l divorzio tra Tesoro e Bankitalia e la lite delle comari: uno scritto per il Sole del 26 luglio 1991
di Nino Andreatta
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In questo testo, pubblicato il 26 luglio 1991dal Sole-24 Ore, Beniamino Andreatta analizzava, a distanza di dieci anni, la storica "separazione dei beni" tra Banca d'Italia e ministero del Tesoro avvenuta nel luglio del 1981. Nel finale dell'articolo, Andreatta rievocava anche la vicenda delle "comari", lo scontro con il ministro delle Finanze socialista Rino Formica che nel 1982 portò alla crisi del Governo Spadolini.
Con l' asta dei BoT del luglio 1981 iniziava, dieci anni fa, un nuovo regime di politica monetaria. Si inaugurava, infatti, il cosidetto "divorzio" fra Tesoro e Banca d' Italia: una "separazione dei beni" che esimeva la seconda dal garantire in asta il collocamento
integrale dei titoli offerti dal primo. Oggi la "separatezza" fra i poteri esecutivo, legislativo e monetario e' chiamata a test ancora piu' impegnativi, con gli impegni prossimi venturi in tema di unione monetaria e di vincoli al finanziamento e alla misura stessa del deficit di bilancio. Il Sole-24 Ore ha voluto ricordare, con gli scritti dei protagonisti e dei testimoni privilegiati del "divorzio" del 1981, uno spartiacque della politica economica degli anni 80. Con l' augurio che questo decennio veda
ulteriori progressi nella chiarezza dei ruoli e delle responsabilita'.
Ero al ministero del Tesoro da poco piu' di tre mesi, di cui due quasi integralmente occupati a rimettere in movimento il meccanismo delle nomine bancarie -nomine da ministro della Repubblica, senza condiscendenze alle pressioni dei partiti della maggioranza - quando dovetti valutare, con senso di urgenza, che la crisi del secondo
shock petrolifero imponeva di essere affrontata con decisioni politiche mai tentate prima di allora. La propensione al risparmio finanziario degli italiani si stava proprio in quei mesi abbassando paurosamente e il valore dei cespiti reali - case e azioni- aumentava a un tasso del cento per cento all' anno.
La soluzione classica sarebbe stata quella di una stretta del credito, accompagnata da una stretta fiscale, che, come nel 1975, avesse creato una recessione con una caduta di alcuni punti del prodotto interno lordo; ma l' esperienza stessa degli anni 70 indicava due ordini di difficolta' :
a) la Banca d' Italia aveva perduto il controllo dell' offerta di moneta, fino a quando essa non fosse stata liberata dall' obbligo di garantire il finanziamento del Tesoro;
b) il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dell' accordo tra Confindustria e sindacati confederali proprio nei primi mesi del 1975, aveva talmente irrigidito la struttura dei prezzi, che, in presenza di un raddoppio del prezzo dell' energia, anche una forte stretta da sola era impotente a impedire che un nuovo
equilibrio potesse essere raggiunto senza un' inflazione tale da riallineare prezzi e salari ai costi dell' energia.
L' imperativo era di cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall' ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole. La nostra stessa presenza nello Sme era allora messa in pericolo (c'è da ricordare che il partito socialista si era astenuto quando il Parlamento voto' nel 1978 sull' adesione all' accordo di cambio e che i ministri socialisti avevano di fatto un potere di veto sulla politica economica).
I miei consulenti legali mi diedero un parere favorevole sulla mia esclusiva competenza, come ministro del Tesoro, di ridefinire i termini delle disposizioni date alla Banca d' Italia circa le modalita' dei suoi interventi sul mercato e il 12 febbraio 1981 scrissi la lettera che avrebbe portato nel luglio dello stesso anno al "divorzio". Il termine intendeva sottolineare una discontinuita' , un mutamento appunto di regime della politica economica; un' analoga operazione che negli Stati Uniti pose termine nel 1951 alla politica di denaro facile, che aveva permesso il finanziamento della Seconda guerra mondiale, veniva ricordata come l' agreement tra Tesoro e Fed. Nei limiti stretti delle mie competenze era invece mia intenzione sottolineare la novita' , la rottura con il passato, quando poteva apparire "sedizioso" un comportamento della Banca che rifiutasse il finanziamento del fabbisogno pubblico per non creare base monetaria
in eccesso.
Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne' lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come "congiura aperta" tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso - soprattutto sul mercato dei cambi - abolire per ritornare alle piu' confortevoli abitudini del passato.Per rafforzare l' autonomia della Banca d' Italia altre due questioni
venivano affrontate in quella lettera:
1) costituzione di un consorzio di collocamento tra banche commerciali, nelle mie intenzioni destinato soprattutto per il debito pubblico a piu' lunga scadenza;
2) una nuova regolamentazione dello scoperto del conto corrente di Tesoreria.
I tempi non erano maturi per affrontare questi aspetti e la Banca d' Italia preferi' procedere solo sul nuovo regolamento della sua presenza nelle aste. Facendo queste proposte era mia intenzione drammatizzare la separazione tra Banca e Tesoro per operare una disinflazione meno cruenta in termini di perdita di occupazione e di
produzione, sostenuta dalla maggiore credibilita' dell' istituto di emissione una volta che esso fosse liberato dalla funzione di banchiere del Tesoro. Accarezzai anche l' ipotesi di un rebasement della lira che avrebbe potuto essere sostituita da uno scudo
italiano, con parita' uno a uno con l' Ecu, e con l' impegno unilaterale di mantenere nel tempo questa parita' e approfondii l' argomento in numerose conversazioni con Ortoli, allora vicepresidente della Commissione di Bruxelles. Il filo conduttore era lo stesso che ispiro' il divorzio, quello, cioe' , di facilitare la politica di stabilizzazione favorendo il formarsi di aspettative favorevoli da parte degli operatori che avrebbero agevolato la trasmissione sui prezzi della politica monetaria, minimizzando gli effetti negativi
sui volumi.
Senza presunzioni eccessive, questa lettera ha segnato davvero una svolta e il divorzio, assieme all' adesione allo Sme (di cui era un' inevitabile conseguenza), ha dominato la vita economica degli anni 80, permettendo un processo di disinflazione relativamente indolore, senza che i problemi della ristrutturazione industriale venissero
ulteriormente complicati da una pesante recessione da stabilizzazione.
Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l' escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.
Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta piu' difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato. Il bilancio di competenza del 1982 e' la dimostrazione di questa nuova situazione: riuscii in pratica ad azzerare i fondi globali, cosa che non era successa prima ne' successe dopo. Il saldo netto da finanziare del bilancio preventivo e il fabbisogno del consuntivo furono del 10% inferiore agli analoghi aggregati dell' anno precedente, anche se poi la Tesoreria, caricata nel recente passato, provoco' un volume eccezionalmente elevato di indebitamento.
Bisognava continuare a stringere le spese di competenza e nella preparazione del bilancio ' 83 si chiese al Parlamento una delega amplissima per affrontare con decreti delegati i nodi che il Parlamento stesso si dimostrava riluttante a sciogliere. Queste
deleghe furono nell' autunno rifiutate e, nel mezzo del turbamento che ne segui' sui mercati finanziari, il collega Formica propose di rimborsare una quota soltanto del debito del Tesoro con una specie di concordato extragiudiziale. Risposi a rime baciate per sdrammatizzare il panico che ne sarebbe potuto seguire; e subito fu l'affare delle
comari. Pochi mesi piu' tardi, in analoghe circostanze, Jacques Delors riusci' a sbarcare cinque ministri che avevano sostenuto - privatamente - la convenienza per la Francia di uscire dallo Sme. La stampa e i politici di casa nostra sembravano invece ignorare il baratro che avevamo sfiorato e ipocritamente si scandalizzarono per
la forma delle mie risposte. Il divorzio aveva fatto la sua prima vittima ed era il suo autore; ma aveva dimostrato di funzionare. Negli anni successivi non divenne certo popolare nei palazzi della politica, ma continuo' ad assicurare legami fra la politica italiana e quella dell' Europa.
fonti
http://www.investireoggi.it/
http://www.ilsole24ore.com/
RASSEGNA STAMPA POMERIDIANA 01/10/2013
SIRIA-RUSSIA: SCACCO A WASHINGTON
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=22449
L'ULTIMO REGALO DELLA FORNERO: SDOGANARE LA PEDOFILIA
http://www.disinformazione.it/fornero_e_pedofilia.htm
INTERVENTO MINISTRO DEGLI ESTERI AL-MOALLEM ALL'ONU: E IL NOSTRO DOVERE ETICO E COSTITUZIONALE DIFENDERE IL NOSTRO POPOLO DAL TERRORISMO
http://comitatoitaliasiria.blogspot.it/2013/10/intervento-ministro-degli-esteri-al.html
AVV. CORBUCCI E GIANNI DESSI ALL'IRIB: GRUPPI TERRORISTI MANOVRATI UTILIZZATI DA LOGICA GLOBALIZZANTE CHE DOMINA IL MONDO(AUDIO)
http://italian.irib.ir/analisi/tavola-rotonda/item/132413-acc-corbucci-e-gianni-dessi-all-irib-gruppi-terroristici-manovrati-e-utilizzati-da-logica-globalizante-che-domina-il-mondo
SCUDO ANTIMISSILE, IMPOSSIBILE COLLABORARE TRA U.S.A E RUSSIA
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/132414-scudo-antimissile,-impossibile-collabrazione-tra-usa-e-russia
SHUTDOWN U.S.A E LE PREOCCUPAZIONE DI CAMERON
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/132415-shutdown-usa-e-le-preoccupazioni-di-cameron
IRAN/ U.S.A: ZARIF A OBAMA, NIENTE VOLTAFACCIA O PERDIAMO FIDUCIA
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/132416-iran-usa-zarif-a-obama,-niente-voltafaccia-o-perdiamo-fiducia
SIRIA: ASSAD RESTERA' PRESIDENTE FINO ALLA FINE DEL SUO MANDATO
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/132417-siria-assad-rester%C3%A0-presidente-fino-alla-fine-del-suo-mandato
IRAN: TEHERAN, NESSUN LEGAME CON CITTADINO BELGA ARRESTATO IN ISRAELE
http://italian.irib.ir/notizie/iran-news/item/132420-iran-teheran,-nessun-legame-con-spia-belga-arrestata-in-israele
EGITTO: ALTRI 15 GIORNI DI CARCERE PER GUIDA SUPREMA FRATELLI MUSSULMANI
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/132422-egitto-altri-15-giorni-di-carcere-per-guida-suprema-fratelli-musulmani
U.S.A: HAGEL, SHUTDOWN FARA' PERDERE CREDIBILITA' DEGLI STATI UNITI TRA ALLEATI
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/132423-usa-hagel,-shutdown-fara-perdere-credibilita-degli-stati-uniti-tra-alleati
L'ULTIMO REGALO DELLA FORNERO: SDOGANARE LA PEDOFILIA
http://www.disinformazione.it/fornero_e_pedofilia.htm
INTERVENTO MINISTRO DEGLI ESTERI AL-MOALLEM ALL'ONU: E IL NOSTRO DOVERE ETICO E COSTITUZIONALE DIFENDERE IL NOSTRO POPOLO DAL TERRORISMO
http://comitatoitaliasiria.blogspot.it/2013/10/intervento-ministro-degli-esteri-al.html
AVV. CORBUCCI E GIANNI DESSI ALL'IRIB: GRUPPI TERRORISTI MANOVRATI UTILIZZATI DA LOGICA GLOBALIZZANTE CHE DOMINA IL MONDO(AUDIO)
http://italian.irib.ir/analisi/tavola-rotonda/item/132413-acc-corbucci-e-gianni-dessi-all-irib-gruppi-terroristici-manovrati-e-utilizzati-da-logica-globalizante-che-domina-il-mondo
SCUDO ANTIMISSILE, IMPOSSIBILE COLLABORARE TRA U.S.A E RUSSIA
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/132414-scudo-antimissile,-impossibile-collabrazione-tra-usa-e-russia
SHUTDOWN U.S.A E LE PREOCCUPAZIONE DI CAMERON
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IRAN/ U.S.A: ZARIF A OBAMA, NIENTE VOLTAFACCIA O PERDIAMO FIDUCIA
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SIRIA: ASSAD RESTERA' PRESIDENTE FINO ALLA FINE DEL SUO MANDATO
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IRAN: TEHERAN, NESSUN LEGAME CON CITTADINO BELGA ARRESTATO IN ISRAELE
http://italian.irib.ir/notizie/iran-news/item/132420-iran-teheran,-nessun-legame-con-spia-belga-arrestata-in-israele
EGITTO: ALTRI 15 GIORNI DI CARCERE PER GUIDA SUPREMA FRATELLI MUSSULMANI
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/132422-egitto-altri-15-giorni-di-carcere-per-guida-suprema-fratelli-musulmani
U.S.A: HAGEL, SHUTDOWN FARA' PERDERE CREDIBILITA' DEGLI STATI UNITI TRA ALLEATI
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/132423-usa-hagel,-shutdown-fara-perdere-credibilita-degli-stati-uniti-tra-alleati
PREGHIERA LAICA 01/10/2013
"Il bene va fatto bene"
altrimenti è solo male
cosi come l'oro è vero solo se non è falso
la sicurezza è buona solo se è sicura
L'ILLUSIONE DELL'ENERGIA DAL SOLE - VERDI FUORI ROSSI DENTRO
RASSEGNA STAMPA 01/10/2013
LA FRANCIA SI STAVA PREPARANDO AD ATTACCARE LA SIRIA
VENEZUELA: ESPULSI 3 DIPLOMATICI USA
PALESTINA: MILITARI ISRAELIANI APRONO FUOCO SU, UCCISO UN PALESTINESE
PALESTINA: 86 PRIGIONIERI PALESTINESI NELLE PRIGIONI ISRAELIANE DAL '48
USA: CHIUDE LO STATO FEDERALE, NESSUN ACCORDO TRA DEMOPUBBLICANI E REPUBBLICRATICI SUL FINANZIAMENTO STATALE
PAPA FRANCESCO: "GIOVANI DISOCCUPATI E VECCHI ABBANDONATI, I MALI DEL MONDO"
http://italian.irib.ir/notizie/cultura/item/132389-papa-francesco-giovani-disoccupati-e-vecchi-abbandonati,-i-mali-del-mondo
U.S.A: PRESSIONI SU REGISTA FERGUSON, CNN CANCELLA FILM H.CLINTON
http://italian.irib.ir/notizie/cultura/item/132390-usa-pressioni-su-regista-ferguson,-cnn-cancella-film-su-h-clinton
IRAN: ZARIF A NEW YORK, NETANYAHU L'INDIVIDUO PIU' ISOLATO ALL'ONU
http://italian.irib.ir/notizie/iran-news/item/132393-iran-zarif-a-new-york,-netanyahu-l%E2%80%99individuo-pi%C3%B9-isolata-all%E2%80%99onu
GB: ALLARME BAMBINI E DROGATI, UN TERZO IN PIU' RISPETTO AL 2011
http://italian.irib.ir/notizie/scienza/item/132394-gb-allarme-bambini-ubriachi-e-drogati,-un-terzo-in-pi%C3%B9-rispetto-al-2011
CILE: SI SUICIDA L'EX CAPO DELLA POLIZIA SEGRETA DI PINOCHET
http://italian.irib.ir/featured/item/132395-cile-si-suicida-l%E2%80%99ex-capo-della-polizia-segreta-di-pinochet
ASSAD A RAINEWS24: "NESSUN CON I TERRORISTI,MA RISPETTIAMO GLI ACCORDI"
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/132400-assad-a-rainews24-%E2%80%9Cnessun-dialogo-con-i-terroristi,-ma-rispetteremo-gli-accordi%E2%80%9D
FRANCIA: NO A ROMANIA E BULGARIA NELLO SPAZIO SCHENGEN
http://italian.irib.ir/notizie/economia/item/132401-francia-no-a-romania-e-bulgaria-nello-spazio-schengen
SIRIA: OGGI ARRIVANO GLI ISPETTORI PER DISTRUGGERE ARSENALE CHIMICO
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/132405-siria-oggi-arrivano-ispettori-per-distruggere-arsenale-chimico
un altro teatrino dei politici
...chi se ne frega potremmo legittimamente affermare quanti non votando avevamo già espresso la massima sfiducia in questo regime partitocratico. I fatti ci danno ulteriormente ragione. Italia ingovernabile ,nessuna speranza di stabilizzazione,scontri all'arma bianca,solo di facciata,però. Le figure istituzionali,gli esponenti politici presenti in parlamento e quelli che aspirano ad entrarci sgomitano,insultandosi,per mantenere le poltrone o conquistarne di nuove. Assieme a loro quanti alla greppia del potere sono avvinghiati. Giornalisti,economisti, industriali,sindacalisti di grido,cardinali e monsignori,professori e politologi di alto bordo,ovvero quelli che con le clientele campano bene e senza problemi,aspettano di vedere i nuovi riposizionamenti delle forze in campo per continuare a prendere in giro gli italiani.
Letta cade o trova i soliti trasformisti che lo terranno a galla ? E dopo ? Chi legge ritiene davvero che uscirà qualcosa di buono da questo casino ? Ognuno è libero di fare,pensare e scrivere quel che vuole. Io,e tantissimi come me,siamo sempre piú convinti che questa classe dirigente politica,economica e sociale sia assolutamente incapace di tirarci fuori dal baratro. Anzi,in verità,sono piú propenso a credere che lor signori porteranno sempre piú l'Italia a fondo. Alcuni dicono che è colpa nostra,di quelli che non votiamo. Lasciando alla feccia la possibilità di governarci. Che balla ipocrita ! Nel regime partitocratico occorrono mezzi ingenti per presentare una lista. E,anche dandosi da fare,poi si incappa nel Porcellum che,dando ai padroni dei partiti il potere di scelta,circoscrive ai soliti noti la facoltà di contornarsi dei propri seguaci. Spessissimo infedeli,peraltro. E gli sbarramenti elettorali si considerano ? Che democrazia si può avere quando piccole formazioni non trovano rappresentanza perché non arrivano al 4% ? Tutte assieme rappresentano una fetta consistente di cittadini che viene così eliminata dalla gestione della cosa pubblica. Se invece si uniscono in coalizioni accade quel che è sotto gli occhi di tutti. Un bordello.
Quindi prepariamoci a non votare per questa gente,in qualunque forma si presenti. Lasciamoli cucinare nella melma in cui credono di sguazzare. Certo,l'astensionismo sembrerebbe essere inutile. Ma,quando superasse il 50% degli aventi diritto,delegittimerebbe la validità delle elezioni. Dimostrerebbe che la maggioranza degli italiani non si riconosce in questa forma di democrazia. Che,se fosse davvero tale,dovrebbe annullare tutto e ripartire da zero. In fin dei conti i referendum quando non raggiungono il quorum vengono invalidati. So,sappiamo bene che il regime partitocratico non terrebbe in alcun conto la volontà popolare e tirerebbe dritto. Verso il precipizio. Ma i conti con il popolo non più complice prima o poi andrebbero fatti. Magari in altro modo. Buttandoli fisicamente fuori dal teatrino dove si esibiscono.
Grazie per l'attenzione.
Letta cade o trova i soliti trasformisti che lo terranno a galla ? E dopo ? Chi legge ritiene davvero che uscirà qualcosa di buono da questo casino ? Ognuno è libero di fare,pensare e scrivere quel che vuole. Io,e tantissimi come me,siamo sempre piú convinti che questa classe dirigente politica,economica e sociale sia assolutamente incapace di tirarci fuori dal baratro. Anzi,in verità,sono piú propenso a credere che lor signori porteranno sempre piú l'Italia a fondo. Alcuni dicono che è colpa nostra,di quelli che non votiamo. Lasciando alla feccia la possibilità di governarci. Che balla ipocrita ! Nel regime partitocratico occorrono mezzi ingenti per presentare una lista. E,anche dandosi da fare,poi si incappa nel Porcellum che,dando ai padroni dei partiti il potere di scelta,circoscrive ai soliti noti la facoltà di contornarsi dei propri seguaci. Spessissimo infedeli,peraltro. E gli sbarramenti elettorali si considerano ? Che democrazia si può avere quando piccole formazioni non trovano rappresentanza perché non arrivano al 4% ? Tutte assieme rappresentano una fetta consistente di cittadini che viene così eliminata dalla gestione della cosa pubblica. Se invece si uniscono in coalizioni accade quel che è sotto gli occhi di tutti. Un bordello.
Quindi prepariamoci a non votare per questa gente,in qualunque forma si presenti. Lasciamoli cucinare nella melma in cui credono di sguazzare. Certo,l'astensionismo sembrerebbe essere inutile. Ma,quando superasse il 50% degli aventi diritto,delegittimerebbe la validità delle elezioni. Dimostrerebbe che la maggioranza degli italiani non si riconosce in questa forma di democrazia. Che,se fosse davvero tale,dovrebbe annullare tutto e ripartire da zero. In fin dei conti i referendum quando non raggiungono il quorum vengono invalidati. So,sappiamo bene che il regime partitocratico non terrebbe in alcun conto la volontà popolare e tirerebbe dritto. Verso il precipizio. Ma i conti con il popolo non più complice prima o poi andrebbero fatti. Magari in altro modo. Buttandoli fisicamente fuori dal teatrino dove si esibiscono.
Grazie per l'attenzione.
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