giovedì 17 gennaio 2013

"LUOGHI COMUNI"

"LUOGHI COMUNI"


di Joe Fallisi


Da tempo immemorabile esistono collettività naturali nominate popoli e da solo qualche centinaio di anni altre più artificiali chiamate nazioni. Hanno, le prime, consistenza anche nell'ambito della psicologia di massa. Non è il bar che le forma, bensì la storia. Spesso, paradossalmente, risultano meno ipotetiche degli stessi individui che le compongono, tanto più oggi e nel primo mondo, dove questi ultimi sono sempre più atomi indistinguibili, vuoti a perdere catodici. Le diverse caratteristiche, peraltro, contribuiscono alla varietà e bellezza dell'universo, prima ancora che alle contrapposizioni, ai razzismi, alle guerre. Ed è sicuramente vero che scopo del capitalismo del crepuscolo, spettacolar-spettrale, compiutamente internazionalista, autenticamente trotskista, "globale", è di forgiare un tipo (post)"umano" standard, uniforme-conforme, astratto-concreto, quantumdi capitale omologo a milioni di altri e al contempo fonte "personale" (essendo tutte le derive fantasmatiche e de-reali permesse e anzi sollecitate dall'alto) di energia infinita della magamacchina. E' il vecchio sogno-incubo totalitario della creazione dell'"uomo nuovo" a telecomando, che solo la "democrazia" all'ultimo stadio può portare a compimento. I "luoghi comuni" sulle differenti qualità dei popoli parlano spesso di qualcosa di ancora vero e palpitante - proprio perciò li si esorcizza con la loro stessa definizione. Caratteristiche collettive, frutto di millenni, e niente affatto solo negative o mediocri, che informano in diversa misura gli individui stessi. Gli altri, i cloni, dicono con scherno che tutto è stato dissolto e "superato" nel trogolo mondialista finale. In un mondo illusorio cosa conta un'illusione in più?