mercoledì 29 maggio 2019

Ideologia del gender: quali ricadute per la famiglia? - Dott.ssa Dina Ne...

LE PROSPETTIVE GEOPOLITICHE E GEOECONOMICHE DI TRUMP.


Sicuramente quella di Donald Trump, passerà alla storia come una delle
presidenze più controverse. Iniziata con le peggiori aspettative dei buonisti e
delle oche del “politically correct”, ha invece imboccato la strada di una crescita
economica, quest’anno attestatasi sul 3, 2% e che “The Donald”, vorrebbe veder
attestarsi su una media del 2,5%/3% almeno sino al 2024, ultimo anno in cui
potrà rimanere alla presidenza degli Usa. La ricetta vincente sembra esser quella
di una forte defiscalizzazione, attuata senza alcuna copertura finanziaria, in
barba alle prescrizioni dell’ufficialità macroeconomica, più inclini ad una
pareggio dei conti pubblici attraverso manovre di contenimento del deficit e del
debito pubblico. Cosa che Trump ha voluto puntualmente disattendere,
accompagnando la propria politica economica ad una stretta sulle importazioni,

andando ad inaugurare una politica dei dazi, tutta in controtendenza rispetto
alla vulgata economica globalista che, dell’apertura dei mercati senza se e senza
ma, aveva fatto il proprio mantra. Se da una parte, questi dati premettono
all’amministrazione Usa di poter cantare vittoria, almeno rispetto ai disastrosi
dati di alcuni anni fa, a seguito della crisi finanziaria del 2009, dall’altra però ci
impongono una riflessione, determinata dalla presenza dall’analisi dei fattori
economici che comportano quel +3,2% di crescita appena registrato.
Cominciamo con il dire che i due terzi di quel +3,2%, sono dati dall’ incremento
delle scorte, incremento della spesa pubblica locale e federale (nonostante
lo shutdown) e dal succitato miglioramento della bilancia commerciale dato da
una sostanziale crescita dell’export e da una altrettanta riduzione dell’import.
L’incremento delle scorte, è un dato sicuramente molto controverso: esso può
significare un aumento della produzione in previsione di un aumento delle
vendite, ma anche una riduzione della domanda che fa accumulare le scorte
invendute in magazzino. E questo probabilmente potrebbe rappresentare un
segnale di imminente crisi per le aziende esportatrici, in vista di nuovi dazi alla
Cina. L’incremento delle esportazioni del 3,7% e la riduzione delle importazioni
per il medesimo valore, in virtù della politica protezionistica
dell’amministrazione Trump, difficilmente potrà garantire gli stessi risultati nel
lungo periodo, quando scatteranno identiche contromisure da parte di altri
Paesi. In ultimo, dovrebbero preoccupare maggiormente proprio i dati su
consumi e investimenti. I primi, che rappresentano i due terzi della ricchezza
americana, nel primo trimestre 2019 hanno registrato solo un +1,3%, (il valore
più basso dal 2013 e comunque in forte contrazione rispetto al +2,6% di fine
2018...). Nonostante sia la mecca degli investimentii, la loro crescita risulta
dimezzata rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno e passa dal 5,4% al
2,7%. Il tutto, considerando uno scenario di complessiva contrazione del volume
dei commerci internazionali, diminuito dell’1,9% nello stesso periodo del 2019.
Tutti dati che dovrebbero porci di fronte alla domanda su come Trump e
l’amministrazione Usa riusciranno a fronteggiare ed a compensare le previsioni
sugli scompensi e la decrescita prossima ventura dell’economia del gigante
nordamericano. E la risposta non può che venire dallo scenario geo politico e geo
economico e dai suoi principali punti di frizione. Primo su tutto, gli Usa puntano,
ora più che mai, al controllo delle fonti di approvvigionamento di materie prime,
petrolio in primis e relativi contesti geopolitici. Conferirsi una esclusiva assoluta,
o quasi, sulla distribuzione dell’oro nero, significa poter pesantemente
condizionare i competitor cinesi e russi. Estromettere l’Iran dalla penisola
arabica con la guerra nello Yemen ed al contempo riuscire ad estendere la
propria influenza sull’area tra Iraq ed il riottoso Afghanistan, forzando la mano
con sanzioni e nuovi accordi (specie in tema di armamenti missilistici),
garantirebbe agli Usa la possibilità di creare un formidabile contraltare geo
politico ed economico alla Cina ed alla sua Via della Seta ed alla penetrazione
della Russia nell’area mediorientale, attraverso il cuneo siriano. Il controllo del

governo (e del petrolio, sic!) venezuelano ridarebbe agli Usa una maggior libertà
di azione in quell’area latino americana da troppi anni attraversata da fermenti
populisti e sovranisti, (dal Brasile della gestione Lula, ai vari governi della
sinistra populista, dalla Bolivia all’Ecuador...), permettendo di tornare a
condizionare l’intera area sud del continente americano tramite l’oro nero
venezuelano oltre a quell’area caraibica, da cui estrometterebbe qualsiasi
influenza russa su Cuba che, del petrolio venezuelano ha recentemente fruito “ad
abundatiam”, grazie al governo di Chavez e dei suoi successori. Il governo
chavista, a sua volta, ha sottoscritto nel corso degli anni una serie di accordi
economici e militari con quell’Iran, di cui gli Usa di Trump vorrebbero
pesantemente condizionare la politica. Le stesse prese di posizione sulla
questione della Crimea e del Donbass, decisamente avverse alla Federazione
Russa di Putin, sono intese a contenerne l’influenza su tutta quell’area compresa
tra il Mar Nero ed i Dardanelli, di vitale importanza per il passaggio di navi e
merci da e verso il Mediterraneo. In tutto questo, la politica di Trump e quella
Usa in genere, nel puntare ad impadronirsi in modo esclusivo della gestione e
della distribuzione degli approvvigionamenti di materie prime, attraverso la
longa manu delle varie compagnie petrolifere, renderebbe, nel medio termine,
molto problematica l’espansione economica del gigante cinese. Nell’immediato,
la politica dei dazi di Trump ha sortito l’effetto di un rallentamento della corsa
della Cina, ma, come abbiamo sopra visto, anche di un complessivo
rallentamento del commercio mondiale. E siccome oggi viviamo in un mondo
“globalizzato”, ovverosia strettamente interconnesso, le ricadute negative sulle
economie europee ed italiana in particolare, non tardano a farsi sentire,
rimettendoci dinnanzi all’eterno quesito sul “come” ovviare alle umoralità ed
alle instabilità geoeconomiche globali. A dover essere messo in discussione non
è qui un provvedimento tecnico piuttosto che un altro, bensì un’intera

impostazione economica e tutto quel che ne consegue, ovverosia quella liberal-
liberista. Di fronte alla sempre più frequente ricorrenza, di disastrose crisi

finanziarie globali che, ad oggi lasciano i popoli d’Europa totalmente indifesi,
sempre più vittime di un costante e generale impoverimento, consistente nella
graduale perdita dei principali diritti sociali, accompagnati a degrado, carovita
ed insicurezza senza precedenti, sempre più si da strada l’idea di un ritorno ad
uno Stato “forte”, interventista in economia, in totale controtendenza con quanto
sinora propalato dalle varie scuole economiche liberiste. Trump ci sta
danneggiando perché ha ricominciato una virulenta politica economica
protezionista. E noi dobbiamo trovare la capacità di rispondere parimenti. Il
moderato keynesismo che , qua e là potrebbe rispuntare, non è assolutamente
sufficiente. I timidi tentativi di mantenere delle quote di partecipazione del
Tesoro in alcune aziende nostrane oggi in difficoltà, quali Alitalia e Ferrovie, non
è assolutamente sufficiente. Accanto alla graduale uscita dagli accordi-cappio
dei vari WTO e dalla gabbia dell’Euro, sarà invece necessario un programma di
nazionalizzazione delle attività strategiche per il nostro paese. Gas, Luce,

Energia, Trasporti e Telecomunicazioni, debbono ritornare sotto un controllo
pubblico, spurgato dalle pastoie della nostrana, soffocante, burocrazia. Creare
assolutamente un meccanismo legislativo che permetta ai governi, in
determinati casi, una forma di decretazione d’urgenza per far passare tutti quei
programmi o proposte di legge o decreti che, in normali condizioni, dovrebbero
passare tra i mille lacci e lacciuoli della burocrazia di cui sopra ed
ingloriosamente arenarsi. Incentivare la piccola-media intrapresa e l’azionariato
diffuso, con una politica di bassa fiscalità. Ridare potere alla Banca Centrale di
emettere moneta, autonomamente da Bruxelles, senza la partecipazione delle
banche private e pertanto ritornare ad una moneta emessa dallo Stato e non da
queste ultime. Ma, il punto centrale dell’intera questione sta in un aspetto, non
ancora toccato da nessuno dei vari ed improvvisati “sovranisti” da strapazzo che
oggi, agitano la scena politica italiota ed europea, urlando slogan, ma non
proponendo ancora nulla di veramente risolutivo. Punto di forza degli Usa, al di
là delle varie analisi sui possibili scenari geopolitici ed economici, sta nel fatto
che essi detengono la maggior parte del circolante monetario espresso in dollari
del mondo e questo perché, Lor Signori il denaro lo producono e lo esportano, al
pari di una pregiata materia prima, grazie agli accordi di Bretton Woods, che
hanno stabilito “de iure”, la supremazia del dollaro Usa, eletto a valuta di
riferimento, sull’intero mercato valutario internazionale. L’abbandonare
unilateralmente questi accordi, in concordanza con i partner europei ed al
maggior numero possibile di nazioni extra europee, costituirebbe per gli Usa un
colpo durissimo, peggiore di quello rappresentato dall’uscita dalla Nato o da un
altro disastroso attentato di Al Qaeda. Al contempo, andrebbe incentivata ed
implementata la pratica di un azionariato diffuso, accompagnata da precise
disposizioni normative avverse alle grandi concentrazioni economiche e
finanziarie, tali da rendere difficile la creazione di cartelli e gruppi di pressione
in tal senso. Sempre in questa direzione, il ripristino in territorio italiano di un
corrispettivo giuridico della legge Steagall, abrogata dalla famigerata presidenza
Clinton e che prevedeva la divisione degli istituti bancari, tra quelli
esclusivamente indirizzati al risparmio e quelli invece specializzati in esclusiva
negli investimenti. L’ultimo colpetto all’edificio globale, infine, andrebbe dato al
problema del costo del denaro, attraverso l’abolizione del meccanismo delle
famigerate plusvalenze, che va a caricare l’interesse del danaro prestato di altri
interessi e via discorrendo nel tempo, corrodendo inesorabilmente le economie
dei risparmiatori e dei consumatori e conferendo, invece, all’ istituto bancario
dei guadagni da capogiro. In questo modo, la stessa alea di rischio degli
investimenti azionari, ma anche la loro eccessiva fluttuazione andrebbero
riducendosi notevolmente, con buona pace di speculatori ed affini. Come ben si
può vedere, questa, al pari di altre, fasi di crisi e/o stagnazione è indotta e può
ben essere superata, solo adottando certi semplici e poco costosi problemi.
L’edificio globale da Lor Signori creato, è, ad oggi, molto più fragile di quel che
potrebbe, a prima vista, sembrare. Se alcuni “rumors” possono creare crisi e

contraccolpi a livello internazionale, non indifferenti, proviamo solo ad
immaginare cosa ne sarebbe del Nuovo Ordine Mondiale, solo ad iniziare certi
programmi...Il problema, al solito, è uno solo: chiarezza negli obiettivi e volontà
di agire. La marcia Europetta buonista, è oggi in preda ad un forte mal di
stomaco: populismi di varia estrazione e natura, trovano spazio d’ascolto e
consenso sin qui inusitati, ma non basta. Vivendo in una società, per dirla con
Baumann, “liquida”, di fronte a chiacchiere non corroborate da fatti concreti, i
consensi potrebbero ben presto sfumare nel nulla, sancendo un altro trionfo
della banalità del Politically correct. Per questo, chiarezza e volontà di agire, al di
là di ogni schema, limite, appartenenza sono, oggi più che mai, fondamentali. E
stavolta, statene certi, ne va della nostra sopravvivenza come uomini liberi.
UMBERTO BIANCHI

DE LA QUESTION JUIVE - SYNTHÈSE RIOULT (Abbé Olivier)

RIOULT (Abbé Olivier)

https://www.ledonline.it/acme/allegati/Acme-05-I-06-Vassena.pdf

https://www.ledonline.it/acme/allegati/Acme-05-I-06-Vassena.pdf

La probabile apocalisse nel nostro prossimo futuro

SPECIALE VACCINI: Intervista al Dott. Antonio Marfella

EUROPA, QUO VADIS ITALIA SOVRANA ( BECCHI - RINALDI -GALLONI )

martedì 28 maggio 2019

Pesaro 10-04-17 Padrini e padroni 1/2 Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

Diego Fusaro, "Essere senza tempo". Spunti di discussione.

Digita la targa, se no..

.. niente sosta a pagamento !!
Anche a Catania, leggo su La Sicilia, la concessionaria Sostare sta istallando le colonnine che contengono la cosiddetta “innovazione”.
In una lettera/sfogo (inutile), ospitata dal “mio” quotidiano, dal Giornale del Mediterraneo ed altre testate telematiche, segnalai  il fatto già nello ottobre 2016, allor quando mi imbattei (nel Lazio) in uno dei primi “esperimenti” in tal senso, messi in atto dagli amministratori locali per incassare sempre più soldi e rompere maggiormente i cabasisi ai cittadini automobilisti..
Non negai, resomi conto della obbligatorietà della indicazione della targa, di essermi sentito ancor più spiato dal “Grande Fratello” che tutto vede e tutto sa.. probabilmente per una mia deformazione mentale, visto che da sempre ne accenno alla esistenza e pericolosità.
Ma il solo fatto di dover segnalare dove parcheggiavo (ed a che ora) l’auto scatenò le mie più complottistiche immaginazioni…soprattutto perché “a pagamento” ed in cambio di nessun servizio !!
Oggi questa brillante imposizione è quasi totalmente applicata negli stalli di sosta italiani e così Sostare ha pensato bene di imporla agli automobilisti catanesi. Ma io, testardo come un mulo, reitero le mie perplessità..
Negli scali aeroportuali, negli snodi come le stazioni ferroviarie e marittime può avere un senso dover dichiarare la targa del veicolo in sosta ai fini di controlli doganali od antiterrorismo (in effetti, di per se, non serve lo stesso a nulla).
Ma in una pubblica via, con l’auto parcheggiata senza che si abbia diritto a sorveglianza ed assicurazione antifurto, perché devo inserire dati che violano la mia (o del proprietario) privacy? A cosa serve realmente localizzare e memorizzare in chissà quali server “dove” ed “a che ora” sosta il mezzo ( e, di fatto, chi lo occupa)?
Mi si risparmi, cortesemente, la furbesca risposta di rito : “così gli addetti ai controlli possono evitare che un tagliando emesso per un’auto venga utilizzato su un’altra”, magari da quegli “abusivi” che godono di totale impunità nella loro “professione”.
Quando si inserisce la moneta si acquisisce il diritto di sosta per un limitato periodo dentro uno stallo, non esiste che si debba indicare forzatamente chi lo acquista, visto che (lo ripeto) sono parcheggi incustoditi e senza assicurazione (peraltro, per me, non dovrebbero neppure esistere). Per rafforzare i dubbi sulla eventuale precisazione che “i dati vengono successivamente cancellati”.. faccio presente ai lettori che pure Facebook ha sempre sostenuto la “purezza” del proprio comportamento, salvo poi vendere a chissà chi persino il numero di taglia degli slip che indossiamo !!
All’epoca raccontai come, ahimè, vidi tutti gli altri automobilisti arrivare al parcometro, inserire dati e soldi e ritirare lo scontrino da esporre senza, apparentemente, porsi alcuna riflessione..
la ri-ripropongo io oggi, sperando che (almeno questa volta) le organizzazioni dei consumatori abbiano qualcosa di simile da obiettare o lo abbiano già fatto..

Grazie per l'attenzione
Vincenzo Mannello

La sceneggiata sulla xylella G P Pucciarelli e Giorgio Vitali

venerdì 24 maggio 2019

LA GOLDMAN PUNTA SU RENZI ORAMAI ULTIMA CARTA, UNA MASCHERA TEATRALE CON...

Kerouac, Stefano Mauri, Federico Fubini, F de Bortoli, Marco Tarchi, Ala...

ARTURO REGHINI: L’UOMO, L’INIZIATO.



Un nome, quello di Arturo Reghini capace, ancor oggi, di ispirare sentimenti
contrastanti, senza mediazione alcuna. All’ammirazione per l’iniziato, il
pitagorico, fa da contraltare l’avversione sic et simpliciter per il massone, l’uomo
di loggia, che professava apertamente e senza remora alcuna, la sua adesione
alla “veneranda istituzione” massonica e, perciò stesso, oggetto di esecrazione
senza se e senza ma.
Ma, ad un più attento sguardo, al primo sfogliare tra le pagine dei suoi scritti,
ben altra figura traspare, ben lontana dall’ottuso settarismo che qualcuno

vorrebbe appiccicare alla sua figura. Se, da una parte, i suoi scritti trasudano un
entusiasmo ed una prolissità senza pari, dall’altra essi sono caratterizzati da una
chiarezza ed un nitore altrettanto impareggiabili, vista anche la materia che essi,
in vario modo, toccano, ovverosia l’esoterismo ed i suoi mille risvolti sapienziali.
E qui, in Reghini, a predominare è il suo aspetto più “essoterico” di insegnante di
matematica, rigorosamente semplificatorio e preciso, amante della sintesi a tutti
i costi.
Il grande toscano riesce ad affrontare i temi più complessi e profondi con
l’entusiasmo e la leggerezza di un neofita, riuscendo via via a trascinare il
proprio lettore nei più reconditi abissi delle Scienze Occulte. Chiarire sembra
esser per lui, una irrinunciabile e primaria istanza. E lo fa da filosofo, da
matematico, da iniziato e da uomo libero. Come tutti i grandi autori di
esoterismo, Reghini ci mette subito dinanzi al problema dell’Io e della sua
collocazione rispetto all’Universo intero, riportandoci al problema del
superamento dell’egoità, a favore di una animica connessione con l’Essere
Universale, con quella dimensione del trascendente con la quale il singolo finisce
poi, con l’identificarsi.
Rispetto alle scienze esatte, volte alla fredda osservazione ed enumerazione dei
fenomeni del macrocosmo, al di fuori di noi, quella che il Reghini ci propone è
una scienza volta, invece, al risguardo della nostra interiorità. Una scienza
dell’anima, la cui fenomenologia non è razionalmente dimostrabile, non è
esportabile e condivisibile all’esterno, se non attraverso la propria peculiare
esperienza individuale e nulla più. Da queste basilari considerazioni, prende lo
spunto una idea profondamente “differenzialista” e qualitativa dell’intero ordine
cosmico.
La meditazione ed il distacco dal nostro Ego, al fine di raggiungere il nostro Io
sovrasensibile (Atman), direttamente connesso con l’Essere intero, non è cosa
da tutti e spalanca le porte di una piena coscienza del “Sé”, in grado di
sopravvivere anche “post mortem”, lasciando intravedere la possibilità per
l’individuo di “indiarsi”, ovverosia di farsi Iddio egli stesso, anche in vita,
seguendo determinate prescrizioni, legate ad una disciplina e ad un percorso
interiore ben definiti. Ma, ripetiamolo, a detta del Reghini, detti percorsi non
sono per tutti.
Questa impostazione va poi trasponendosi anche sul piano pratico. Ben lungi da
suggestioni democratiche e progressiste, il nostro si fa portatore di un’idea di

Massoneria, improntata sui principi di gerarchia ed iniziazione. Scagliandosi con
veemenza contro i fautori di un’organizzazione animata da un pout pourri di
principi liberal-democratici e progressisti, in salsa iniziatica, ridotti allo
squallido ruolo di combriccole affaristiche, il Reghini rivendica alla Massoneria il
ruolo di testimone e custode ideale di quella sapienza esoterica “italica”, frutto
del sedimentarsi nei secoli di Orfismo, Pitagorismo, Ermetismo ed altri apporti
ancora ed i cui principali protagonisti furono Pitagora, Giuliano Imperatore,
Dante Alighieri, Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Non senza un tocco di
ammirazione per quel Napoleone Bonaparte (che, nel ruolo di redivivo
Imperatore, rinnovò i fasti di quell’idea di Impero che covava sotto la cenere di
secoli di oppressione clericale e mercantilista), arrivando a Giuseppe Mazzini ed
alfine, alla figura di Mussolini, verso il quale il nostro nutre una incondizionata
ammirazione.
Nel Duce Reghini vede la reincarnazione del Veltro dantesco, ne comprende ed
ammira il pragmatismo politico, anche nei suoi atteggiamenti di apertura verso
quella Chiesa Cattolica che, necessariamente avrebbe dovuto esser fatta oggetto
di attenzione e cura, non senza però dimenticare il ruolo dello Stato,
assolutamente non sottomettibile, né condizionabile ai desiderata di
quest’ultima. Nei suoi scritti Reghini non esita a scagliarsi ed a denunciare le
incoerenze e gli abusi della Chiesa nei secoli, portandoci l’esempio del processo a
Cagliostro, di cui ci offre in esclusiva alcuni tratti salienti dei verbali del processo
a quest’ultimo e delle manipolazioni e della malafede con cui fu condotto dalla
Santa Inquisizione.
Nel far questo, Reghini ci riporta, al contempo, al concetto profondamente
iniziatico e teurgico che animava i principi della Massoneria Egizia, che annovera
Cagliostro tra i suoi fondatori. A tal proposito, il Nostro ci parla delle Quaresime
Iniziatiche, veri e propri procedimenti volti a conferire all’iniziato una
immortalità dalla doppia valenza, spirituale e fisica. Con la prima il miste
andrebbe ad acquisire una forma di onniscienza, tale da fargli presentire e
prevedere gli eventi, nel presente e nel futuro, accompagnata ad una capacità di
modificare gli elementi della natura con la sola forza di volontà spirituale. Con la
seconda, invece, l’iniziato andrebbe ad assumere un vero e proprio status di
immortalità fisica ed a tal proposito cita l’esempio del profeta biblico Enoch e
Mosè, chiamati direttamente a Dio senza dover abbandonare il proprio corpo ( o
anche Eracle, l’eroe semidivino assurto divinità nel pantheon degli Dei olimpi...).

Una sorta di magia “osiridea”, dunque, di cui il Reghini ci parla in modo chiaro,
aperto, senza né misteri nè ghirigori.
Il suo entusiamo e la prolissa foga con cui via via affronta i vari temi, troppo
spesso rasentano una ingenuità ed un’imprudenza da principianti. L’arrivare a
definire quale “nazionalismo gesuitico” il governo fascista, alla vigilia del
Concordato, l’illusione di poter imprimere alla Massoneria italiota un indirizzo
iniziatico e tradizionale, il pensare di poter trattare da pari con il Fascismo, le
stesse “catene” magiche del Gruppo di Ur volte ad imprimere un carattere
pagano al regime, se da un lato, rappresentarono delle evidenti forme ingenuità,
dei veri e propri voli pindarici del nostro, dall’altro, furono però affiancate da un
atteggiamento di ottusa chiusura da parte del Regime, che non seppe e non volle
comprendere e far suoi la sua carica di entusiasmo, le sue ingenue istanze,
accompagnate dal tentativo di imprimere alle varie forme di sapere iniziatico ed
alle sue espressioni organizzative, un carattere italico ed indoeuropeo, scevro da
suggestioni “esotiche”, ovverosia di origine medio orientale ed orientale.
Se il Regime ebbe, in occasione dei contrasti sorti tra il Nostro ed Evola, che lo
voleva denunciare quale aderente alla massoneria, l’accortezza di evitare guai
giudiziari a quest’ultimo, d’altro canto, lo isolò totalmente, condannandolo ad
un’ingiustificata insignificanza. E questo a causa della tendenza, comune a tutti i
Totalitarismi del novecento, ad omologare e ad operare una “reductio ad unum”,
attorno ad un determinato e rigido modello, contrariamente al Globalismo il cui
modello è frutto di un continuo e reciproco adeguamento tra le istanze della
Tecnhe e quelle dell’Economia. La qual cosa, nel lungo e medio termine, ne
avrebbe comportato la fine.
Incompreso ed isolato, il nostro avrebbe concluso la propria esistenza, immerso
nei suoi studi pitagorici, in povertà, a guerra appena finita, nel 1946. Quella di
Arturo Reghini è una trista vicenda, tutta italiota, incentrata su un’invidia ed un
vigliaccheria che affondano le proprie radici in una plurisecolare tradizione,
tutta nostrana. La persecuzione del pensiero “non conforme”, accompagnate ad
una idea ottusa ed antimeritocratica dell’umano agire, ad oggi, continuano a
costituire quella miscela che impedisce e rallenta la crescita e l’armonioso
sviluppo del nostro Paese. Al di là di dibattiti su questa o quella formula politica
od economica che dir si voglia, questo è il problema centrale dell’Italia (e
dell’Occidente...) di oggi. E prima ce ne avvedremo e meglio sarà per tutti.
UMBERTO BIANCHI

giovedì 23 maggio 2019

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QUERELA CONTRO MATTEO SALVINI, PREFETTI ED ALTRI SDV 0011

Caro Cacciari, lei si vergogna di essere italiano? Noi ne siamo fieri

Le tasse calano per le multinazionali

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BREVE LEZIONE MAGISTRALE SUL NEOLIBERISMO E I SUOI EFFETTI

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USA contro Cina 0 a 1

Sforate il vincolo del 3% e salvate i cittadini: Appello in TV

IPSE DIXIT (IDA MAGLIA)


La posta in gioco è una sola: annientare l’Individuo, giunto finalmente ad affermarsi come Soggetto, come Io, privandolo di tutti i riferimenti personali nei quali è radicata la sua identità, quali il proprio territorio, la propria patria, la propria lingua, i propri costumi, per immergerlo nella Democrazia Universale, ossia nel potere dei pochi che governeranno il mondo.

Ida Magli - 5 giugno 2009



Non molto diverso è l'analisi alla vigilia delle elezioni europee del 2014 da parte di Ida Magli, che così termina il sua orticolo:


"È indispensabile che almeno quei gruppi di cittadini che criticano le istituzioni europee, che vogliono la riappropriazione della sovranità sulla moneta e su tutto l’ambito che riguarda la Nazione e il suo territorio, non vadano a votare alle elezioni europee e convincano il maggior numero possibile di cittadini a non andarvi a causa della loro illegittimità. Bisogna che piuttosto si uniscano in un solo partito per ottenere al più presto il ritorno alla legalità con nuove elezioni e imporre nel parlamento italiano l’uscita dall’euro e dalle normative europee."

Ida Magli - marzo 2014

mercoledì 22 maggio 2019

martedì 21 maggio 2019

UFOs And Alien Structures Found On The Ocean Floor + More. (UFO Mysteries)

3) DA VILLA TORLONIA A VILLA ADA DA MUSSOLINI AD HAMER

Pm, pretacchioni e Onu contro Salvini (20 mag 2019)

Cattive notizie dall’Australia: vincono i negazionisti climatici

Cattive notizie dall’Australia: vincono i negazionisti climatici

Criticità dello schema di Direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri DIP 018185 P-4.4.11 del 10.4.2019 sul conferimento degli incarichi dirigenziali


NOTA dell'Avv. Enrica Guerriero

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E’ principio fondamentale ed inderogabile dell’ordinamento giuridico, essendo riflesso di diritti costituzionalmente garantiti, che l'accesso alla Dirigenza pubblica avvenga tramite il concorso pubblico.
Il principio è stato affermato dalla Corte Costituzionale fin dalla sentenza n. 1/1999 secondo cui esiste “una relazione tra l'art 97 e gli artt. 51 e 98 della Costituzione” e “In un ordinamento democratico - che affida all'azione dell'amministrazione, separata nettamente da quella di governo (politica per definizione), il perseguimento delle finalità pubbliche obiettivate dall'ordinamento - il concorso pubblico, quale meccanismo di selezione tecnica e neutrale dei più capaci, resta il metodo migliore per la provvista di organi chiamati ad esercitare le proprie funzioni  in condizioni d'imparzialità ed al servizio esclusivo della Nazione. Valore, quest'ultimo, in relazione al quale il principio posto dall'art. 97 Cost. impone che l'esame del merito sia indipendente da ogni considerazione connessa alle condizioni personali dei vari concorrenti”.
Di conseguenza, l'accesso alla Dirigenza pubblica deve avvenire tramite il concorso pubblico e, pertanto, il ricorso allo strumento degli incarichi dirigenziali è legittimo soltanto se ed in quanto rispetti realmente i limiti della provvisorietà in funzione di temporanee esigenze dell'Amministrazione.
Il principio è consacrato, con riferimento alla specifica materia del conferimento degli incarichi dirigenziali, nella sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2015 secondo cui il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’amministrazione pubblica deve avvenire previo esperimento di un pubblico concorso, il quale è necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio nonché nelle ipotesi di passaggio ad una fascia funzionale superiore, che comporta «l’accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso» (in tal senso anche, Corte Cost. sentenze n. 194 del 2002; n. 217 del 2012, n. 7 del 2011, n. 150 del 2010, n. 293 del 2009).
Il Giudice delle Leggi, nella medesima sentenza, ha anche affermato un altro principio, che è di estrema rilevanza: la contrarietà al divieto del conferimento degli incarichi senza il previo esperimento del concorso pubblico di disposizioni, che non si pongono in contrasto diretto con tali principi.
Ci si riferisce alle ipotesi in cui la P.A. consente, in via asseritamente temporanea, l’assunzione di tali incarichi da parte di funzionari, in attesa del completamento delle procedure concorsuali per colmare le carenze nell’organico dei propri dirigenti.
A ciò si aggiunge la ben più grave circostanza che, nella materia de qua, il legislatore è, spesso, intervenuto con dettati normativi, di dubbia costituzionalità, che hanno creato espedienti per consolidare l’illegittimo conferimento degli “apparentemente” temporanei incarichi dirigenziali.
Già l’art. 4 bis, comma 2, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 autorizzava le Agenzie fiscali ad annullare  le procedure concorsuali per la copertura di posti dirigenziali  bandite e  non  ancora  concluse  e  ad  indire  concorsi  pubblici,  per   un corrispondente numero di posti, per soli esami, da espletare entro il 31 dicembre 2016.
Più di recente, con l’art. 1 bis del D.L. n. 193/2016, il legislatore ha prorogato il termine di cui all’art. 4 bis, comma 2, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, per cui “le Agenzie fiscali sono autorizzate ad annullare le procedure concorsuali per la copertura di posti dirigenziali bandite e  non  ancora  concluse  e  a  indire  concorsi  pubblici,  per   un corrispondente numero di posti, per soli esami, da espletare ….” entro un termine più ampio.
La conseguenza è che il conferimento degli incarichi dirigenziali, al di fuori dell’unico sistema di reclutamento legittimo, il concorso, finisce per perdere il presupposto essenziale della sua legittimità, vale a dire la temporaneità.
La questione dell’illegittimità costituzionale della citata norma è stata, da ultimo, ritenuta rilevante e non manifestamente infondata dal T.A.R. Lazio, Roma, che, con sentenza non definitiva n. 08217/2018, ha dubitato della compatibilità:
a) dell’intero articolo 4-bis con l’articolo 77 della Costituzione, ove sono stabiliti i casi e termini del ricorso, da parte del Governo, del potere di decretazione d’urgenza, e dal quale discendono i conseguenti limiti al potere del Parlamento di innovare il tenore del decreto legge in sede di conversione;
b) del comma 2 dello stesso articolo 4-bis con gli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione, in quanto la previsione normativa censurata ha stabilito la copertura di posti di dirigente senza il ricorso all’ordinaria modalità del concorso pubblico aperto, bensì mediante un meccanismo che prevede il conferimento di incarichi ad interim a dirigenti dell’Amministrazione e il contemporaneo “svuotamento” di tali incarichi, attuato con la delega necessaria a funzionari della stessa Amministrazione di tutte le attribuzioni non riservate ai dirigenti, per un periodo peraltro prorogato più volte nel corso del giudizio, spostando il termine finale di tale conferimento dal 31 dicembre 2016 fino al 31 dicembre 2018;
c) del comma 2 dell’articolo 4-bis con l’articolo 136 della Costituzione, in quanto la previsione censurata appare elusiva del giudicato costituzionale costituito dalla sentenza n. 37 del 2015 della Corte costituzionale.
L’istituto degli incarichi dirigenziali è previsto e disciplinato dall’art. 19 del D.lgs. n. 165/2001 (T.U. PUBBLICO IMPIEGO), ai sensi del quale, individuati l'oggetto dell'incarico e gli obiettivi da conseguire, con riferimento alle priorità, ai piani e ai programmi definiti dall'organo di vertice nei propri atti di indirizzo e alle eventuali modifiche degli stessi che intervengano nel corso del rapporto, nonché la durata dell'incarico, sono conferiti incarichi di funzione dirigenziale “entro il limite del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 e dell'8 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia, a tempo determinato ai soggetti indicati dal presente comma” e per una durata limitata, (per gli incarichi di funzione dirigenziale di cui ai commi 3 e 4, il termine di tre anni, e, per gli altri incarichi di funzione dirigenziale il termine di cinque anni), salvo a fornire esplicita motivazione qualora l’incarico venga conferito a soggetti con professionalità  non rinvenibili nel ruolo dell’Amministrazione
Dunque, i presupposti perché le Amministrazioni procedano al conferimento degli incarichi dirigenziali, ai sensi dell’art. 19 cit., sono la temporaneità degli incarichi e l’eccezionalità delle esigenze delle stesse in relazione all'oggetto dell'incarico e agli obiettivi da conseguire e sopperire, in ossequio ai principi di efficienza e di efficacia della P.A., alle carenze di personale affidando, in via del tutto eccezionale e temporanea, l’esercizio delle funzioni dirigenziali a soggetti qualificati, interni o, ricorrendone i presupposti, esterni alla P.A. .
E, tuttavia, nonostante le finalità di essa, la disposizione si è rivelata deficitaria in quanto suscettibile di possibili e pericolosi abusi comportando il rischio  di elusione del principio secondo il quale all’impiego nelle Pubbliche Amministrazioni si accede mediante concorso pubblico, il quale è il solo in grado di assicurare la scelta dei migliori e, dunque, la concreta efficienza dell’esercizio del pubblico potere.
In tal senso, con la citata sentenza n. 37/2015, la Corte Cost., nel dichiarare l’illegittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost., dell’art. 8, comma 24, del d.l. n. 16/2012, convertito con legge n. 44/2012, il quale faceva salvi, per il passato, gli incarichi dirigenziali già affidati dalle Agenzie delle entrate a propri funzionari, e consentiva, nelle more dell’espletamento delle procedure concorsuali, di attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari, mediante la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata era fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso, ha consacrato il principio secondo cui il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito della p.a. deve avvenire previo esperimento di un pubblico concorso, ed il concorso è necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio. 
Anche il Consiglio di Stato (Comm. spec. pubblico impiego, parere prot. 514/2003) ha ritenuto che, con l’attribuzione di tali incarichi a personale interno all’amministrazione, viene palesemente “elusa la disciplina generale che vuole, per l’accesso alla dirigenza, il rispetto del pubblico concorso ovvero la maturazione di una determinata anzianità e professionalità nei ruoli dell’ente, dando luogo a promozioni di fatto”.
Risulta contrario a tutti i su menzionati principi lo schema di Direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri DIP 018185 P-4.4.11 del 10.4.2019  sul conferimento degli incarichi dirigenziali, recante i criteri e le modalità per il conferimento degli incarichi dirigenziali, che, in vista dell’obiettivo, tra l’altro, di assicurare “l’adeguata programmazione nel conferimento degli incarichi dirigenziali volta a garantire, da un lato, la continuità dell'azione amministrativa, dall’altro, la certezza delle situazioni giuridiche”, finisce, in concreto, non soltanto per fare dell’eccezione (il conferimento degli incarichi dirigenziali) la regola, in violazione dei predetti principi costituzionali e del giudicato costituzionale, ma anche per consolidare  situazioni, che dovrebbero essere eccezionali e temporanee.
Infatti:
1.- sempre quanto  agli obiettivi da raggiungere, lo schema di direttiva indica “la rotazione degli incarichi finalizzata a garantire la più efficace e efficiente utilizzazione delle risorse e a favorire lo sviluppo della professionalità dei dirigenti, in relazione anche alla peculiare flessibilità degli assetti funzionali e organizzativi della Presidenza del Consiglio dei ministri e ai connessi processi di riorganizzazione” (art. 2).
Dunque, lo schema di direttiva, in violazione dei presupposti della temporaneità e dell’eccezionalità degli incarichi, stabilisce la rotazione di essi, creando, in tal modo, un sistema “stabile” di conferimento degli incarichi, che invece di configurarsi quale eccezionale strumento per far fronte temporaneamente alle esigenze dell’Amministrazione, si pone quale alternativa stabile e privilegiata rispetto al concorso.
In altri termini, i posti vacanti di Dirigente, che dovrebbero essere messi a concorso, non soltanto sono affidati con il sistema del conferimento degli incarichi ex art. 19 del D.lgs. n. 165/2001 ma di essi viene stabilita la rotazione, con la conseguenza della  concreta stabilizzazione di essi, in violazione dell’art.19 e del giudicato costituzionale.
2.- Detta stabilizzazione viene creata anche attraverso le successive previsioni: “L'aggiornamento dei posti dirigenziali vacanti avviene, di norma, con cadenza semestrale, con riferimento ai seguenti periodi:
-dal 1 gennaio al 30 giugno di ogni anno (di seguito primo semestre);
-dal 1  luglio al 31 dicembre di ogni anno (di seguito secondo semestre)” (art. 4, n. 2) e “Entro il 1 settembre di ogni anno, con riferimento al primo semestre dell'anno successivo, ed entro il 1 marzo di ogni anno, con riferimento al secondo semestre dello stesso anno, il DIP richiede per iscritto - al Capo del Dipartimento o dell'Ufficio autonomo nel cui ambito è collocato il relativo posto di funzione che si renderà disponibile - di comunicare:
a)   l'intenzione di rinnovare l'incarico in scadenza al medesimo dirigente dei ruoli della Presidenza, ricorrendo le condizioni di cui al punto 8.4;
b)  oppure, la proposta di pubblicazione dell'interpello recante l'indicazione dei requisiti richiesti in relazione alla natura e alle caratteristiche dell'incarico da conferire, nonché, in applicazione della normativa in tema di anticorruzione, l'indicazione delle cause di inconferibiliù e incompatibilità, anche con riferimento a situazioni di conflitto di interesse, sulla base dello schema di riferimento predisposto dal DIP” (art. art. 4, n. 3).
E’ di tutta evidenza che, in tal modo, da temporaneo ed eccezionale lo strumento del conferimento degli incarichi dirigenziali viene trasformato in istituto stabile.
Siffatto utilizzo dello strumento lecito del conferimento degli incarichi ex art. 19 cit. risulta elusivo della norma stessa nonché dei principi costituzionali.
3.- Ed ancora, è stabilito che “Al fine di valorizzare al meglio la professionalità dei dirigenti, ottimizzando l'utilizzo delle risorse e la qualità delle prestazioni della amministrazione pubblica, nonché di garantire la continuità dell'attività amministrativa, anche in coerenza con i principi di buon andamento e dell'economia procedimentale, il dirigente titolare di un incarico non può partecipare all'interpello se all'atto della pubblicazione del medesimo non sono trascorsi almeno 12 mesi dalla data di decorrenza dell'incarico in corso” (art. 5, n. 3).
La disposizione sembra essere indirizzata, attraverso la valorizzazione della professionalità dei dirigenti, all’attuazione dei canoni di efficienza e di migliore cura degli interessi pubblici ma, in concreto, serve unicamente alla consolidazione della prassi abusiva del conferimento degli incarichi, in violazione della regola del concorso pubblico, il quale è l’unico sistema per assicurare l’attuazione dei principi costituzionali di cui all’art. 97 della Costituzione.
4.- Viene addirittura previsto che “E' possibile proporre il rinnovo dell'incarico al dirigente dei ruoli della Presidenza, per una sola volta, senza fare ricorso alle procedure di interpello” (art. 8, n.4).
Dunque, non soltanto sono dettate direttive, che “fanno abuso” dell’istituto di cui all’art. 19 cit. ma viene previsto il rinnovo dell’incarico al di fuori di qualsivoglia forma, seppure minima, di selezione.
Per tutto quanto spiegato, lo schema di Direttiva è illegittimo perché elude le previsioni in materia e rende stabile un “istituto eccezionale e temporaneo”.
Infatti, l’unica ipotesi di eccezionalità e temporaneità, che la Direttiva prevede è quella del conferimento degli incarichi ad interim  ai sensi dell’art. 10, n.1 secondo il quale “Il conferimento di un incarico ad interim ha carattere eccezionale e temporaneo e deve essere debitamente motivato dal Capo del Dipartimento o dell'Ufficio autonomo”, mentre crea un uso abusivo dell’istituto eccezionale e temporaneo di cui all’art. 19, elusivo della ratio della norma stessa e in contrasto con la Costituzione, senza far alcun cenno alla necessità di bandire i concorsi, che sono gli unici in grado di assicurare l’efficienza ed il buon andamento della P.A. .

Lì, 20.5.2019                                            Avv. Enrica Guerriero










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lunedì 20 maggio 2019

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Sarà permesso, dagli "indignati" democratici e presunti tali, poter esprimere un parere "controcorrente" sul caso nazionale della professoressa palermitana Dell'Aria ? Ci tento, in spregio al pericolo di incappare nell'occhio del ciclone mediatico, già sperimentato sui social per lo stesso motivo. Ritengo, come chiunque abbia potuto visionare il video prodotto dagli "aspiranti partigiani" della nuova resistenza contro Salvini, che lo stesso non lasci dubbio alcuno sulla chiamata in causa del ministro degli interni, paragonato a Mussolini ed al regime fascista in differenti pagine. Dato che è impossibile che la professoressa non abbia visto il lavoro, ne deriva la diretta responsabilità. Netta quindi l'evidenza del fatto che il tutto non sia frutto di "apolitica" discussione bensì, così come imposto da troppi insegnanti e diversi studenti nelle scuole italiane, il frutto della propaganda comunistarda, cattoprogressista ed anche radicalchic imposta agli (o dagli) alunni nei vari istituti. Infatti, mostri la signora qualche "lavoro" che ponga in parallelo un qualche "mostro sacro" di sinistra con Stalin o Pol Pot. Ha qualcosa, ad esempio, su Chiamparino che "impone" l'espulsione di una casa editrice da un "salone del libro" ?? Scommetto che non ha nulla..
Per concludere trovo che la signora abbia una notevole faccia tosta nel sostenere la "apoliticità" del video e della relativa approvazione. A me sembra persino un atteggiamento abbastanza pavido e conformista..

Grazie per l'attenzione
Vincenzo Mannello

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giovedì 16 maggio 2019

dello spread

Questo grafico è al quanto esplicativo: mostra l'acquiescenza del governo davanti i mercati finanziari e i loro sporchi giochi speculativi.
Dal grafico si evince che questo governo con "i se e con i ma", le mezze verità, i passi falsi e i dietrofront, ha solo determinato un maggior costo di finanziamento con un onere finanziario superiore per il Paese, dunque per noi cittadini.
In poche parole, il governo giallo-verde, come i governi passati, non ha fatto altro che ingrassare quelle persone che avrebbe dovuto combattere.
Diversamente dagli altri però vi tornano 2 sul piatto mentre vi tolgono 10.
Sono certamente più furbi: se quelli passati erano acclarati assassini, questi vi uccidono fingendosi liberatori.
Non ho le pretese di esser compreso e di arrivare a chi vive di superficie, o al fideista che non si intende di economia, di moneta e del valore della sovranità monetaria facendo della politica una questione calcistica.
F.M.
Informazioni su questo sito web
ILSOLE24ORE.COM
Nel primo anno di governo Lega-Cinque stelle, lo spread è tornato in fibrillazione. Anzi, da prima del governo: la pubblicazione del “contratto del cambiamento” fu responsabile della prima impennata. Ecco le date chiave