mercoledì 28 settembre 2016

Ponte sullo Stretto, “Renzi? O ha fatto una battuta

Ponte sullo Stretto, “Renzi? O ha fatto una battuta o ci prende in giro. Qui le autostrade restano chiuse per frana”

NASA admits to spraying Americans with poisonous chemtrails!?!?!

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COME NON ESSERE D'ACCORDO

"Il 90 per cento degli italiani è stupido"

LA RIVOLUZIONE

"Loro ci hanno seppellito, pensando di vincere, ma ignoravano il fatto che noi eravamo semi"

annullata la proiezione del film 'Vaxxed'

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«I segreti di Bologna

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Interessi di mora e verifica di usurarietà: un mio breve intervento andato in onda sulla Web Radio Ius Law

“Svegliati Avvocatura” con il mio intervento (a partire dal minuto 27, 34”).

Marco Mori schianta in un confronto diretto un giurista per il "sì" alla deforma. Imperdibile!


LA FIGURA DEL PONTEFICE E DELL'IMPERATORE NEL DE MONARCHIA DI DANTE ALIGHIERI...

Per i Saggisti ;) 

LA FIGURA DEL PONTEFICE E DELL'IMPERATORE NEL DE MONARCHIA DI DANTE ALIGHIERI... 

Il Monarchia (in latino De monarchia) è un saggio politico in latino di Dante Alighieri, strutturato in tre trattati. 

Con questo testo il poeta volle intervenire su uno dei temi più “caldi” della sua epoca: il rapporto tra l'autorità laica (rappresentata dall'imperatore) e l'autorità religiosa (rappresentata dal papa). Ormai è noto quale fosse il punto di vista di Dante su questo problema, poiché durante la sua attività politica egli aveva lottato per difendere l'autonomia del Comune fiorentino dalle pretese temporali di papa Bonifacio VIII. 

Secondo la cronologia più accreditata, il Monarchia fu composto negli anni 1312-13, cioè al tempo della discesa di Arrigo VII di Lussemburgo in Italia; secondo altri, bisognerebbe anticipare almeno al 1308 la data di composizione; altri ancora, infine, posticipano la composizione del trattato al 1318, pochi anni prima della morte dell'autore (1321). 

Dante può essere considerato come la sintesi della cultura medievale, un uomo che è immagine dell’Italia comunale tra XIII e XIV secolo. 

Tra le opere teoriche che egli scrisse il “De Monarchia” fornisce uno scorcio di quello che è stato il Dante politico. 
Il poeta nacque a Firenze in una famiglia della piccola nobiltà: una fascia sociale che per stile di vita e disponibilità economica era più vicina ai mercanti, agli artigiani aristocratici e non feudale. 

Essa non partecipò in maniera significativa al grande moto di sviluppo economico che si produsse nel 1200 e per prima viene politicamente emarginata dall’ascesa delle ricche famiglie imprenditoriali, si crea una nuova classe dirigente, la borghesia. 

La borghesia si andò organizzando sempre più come un’oligarchia. La posizione storica di Dante appariva in bilico tra l’impegno per rendere migliore il presente, la vita politica e civile del comune e il rimpianto per il passato. 

Dante tendeva ad idealizzare quel periodo della vita di Firenze precedente all’esplosione economica della città, quelle generazioni che avevano saputo dare vita ad una classe dirigente nella quale antica nobiltà e nuovi imprenditori si fondevano e governavano insieme in una città non ancora definita grande. In questo contesto storico Dante puntava il suo indice accusatore contro quello che gli sembrava la sua epoca, la ricerca affettuosa e spregiudicata di ricchezze, non dimostrando alcun dubbio che fosse l’avarizia il peccato che distruggeva la collettività. 

Secondo il poeta l’uomo deve ambire a due obiettivi: la felicità terrena che consiste nel coltivare le proprie virtù attraverso gli insegnamenti filosofici e la felicità della vita eterna per mezzo delle virtù teologiche, fede, speranza, e carità. Ma Dante vedeva la fine della solidarietà cristiana che aveva fino a poco tempo prima retto la società e le comunità: è l’abbandono degli ideali e dei valori più autentici, il tramonto e la decadenza della società civile. Papato ed impero agli inizi del Trecento erano in crisi. 

Dante concepì il suo progetto politico, ed insieme utopico, di restaurazione della società civile fondata sulla presenza e convivenza delle due istituzioni universali. Il poeta le concepiva come due guide che dovevano far uscire il genere umano dalla cupidigia accompagnandolo in quelle che erano le mete precedentemente illustrate. Rispettivamente il Pontefice come guida dell’uomo nel suo percorso spirituale, avvalendosi delle verità rivelate, e l’Imperatore, attraverso la ragione, indirizzandolo verso la felicità terrena. 

Perché si realizzasse tale progetto, Dante riteneva necessaria una pace universale che poteva derivare, a sua volta, solo dalla presenza di una monarchia universale. Così come Dio governava unico e solo l’universo, allo stesso modo il monarca sarebbe stato l’unica autorità temporale alla quale assoggettare gli altri poteri politici. Il mondo terreno per Dante era quindi immagine dell’al di là. 

Se così fosse stato il potere dell’imperatore poteva venire solo da Dio e non esistevano intermediari. Non potevano, quindi, esistere elettori, ma chi si definiva tale era solo un rivelatore della provvidenza divina. Secondo questa teoria era falsa la concezione di coloro che vedevano il potere temporale dell’imperatore dipendente dal Papato. 

Il potere temporale voluto da Dio era legittimato e conferito dall’imperatore tramite il Papa; Dante si poneva al di fuori di quelle correnti di pensiero politico più avanzate e moderne, che all’inizio del Trecento si professavano totalmente laiche sulla natura del potere monarchico e sulla legittimazione di esso. Si iniziava a mettere in dubbio che il potere fosse una concessione di Dio e la realtà lo dimostrava: la possibilità di governare una comunità era condizionata dalla capacità di controllare ceti sociali, gruppi di potere e membri economici.
Per i Saggisti ;)

LA FIGURA DEL PONTEFICE E DELL'IMPERATORE NEL DE MONARCHIA DI DANTE ALIGHIERI...
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fonte
https://www.facebook.com/groups/892898347400038/permalink/1200821003274436/

C’è chi non aspetta

C’è  chi  non  aspetta  il Governo :  

in Lombardia lo hanno anticipato 

Maroni  chiude  Equitalia

La Lombardia "licenzia" Equitalia, dal 15 settembre cambia tutto
Immagine incorporata 1 
Il 12 settembre scorso il Consiglio regionale delle Lombardia ha licenziato#Equitalia.
 Il Governatore Maroni è riuscito ad anticipare il disegno che tempo fa aveva preparato il Premier Renzi, 
quello di cambiare concessionario per la riscossione.
Ma cosa cambierà per i cittadini della Lombardia?
Una analisi dell’Economista e docente Universitario Antonio Maria Rinaldi è molto interessante 
per capire gli effetti di questa chiusura del Concessionario, 
anche in proiezione nazionale, quando Renzi manterrà la promessa.
La Lombardia diventa la prima Regione ad eliminare Equitalia
Se non fosse per la collocazione politica di Maroni, esponente della Lega Nord
l’operazione potrebbe sembrare una specie di sperimentazione, un tentativo di verificare la fattibilità della stessa 
per poi allargare il raggio di azione del provvedimento a tutto il territorio nazionale.

In Lombardia, il Consiglio regionale ha ratificato la chiusura di Equitalia 
che quindi non invierà più le sue tanto temute#cartelle ai cittadini della Regione.
La notizia è stata rimarcata dal Governatore in persona sui social. 
Maroni ha dichiarato che la riscossione cambierà concessionario dal 15 settembre 
producendo risparmi per la Regione e per i contribuenti, 
con i quali poi si instaurerà un rapporto diverso da quello di oggi, 
più di rispetto e più trasparente, con un occhio alle singole situazioni.