mercoledì 22 ottobre 2014

DISSERTAZIONE SULLE LEGGI, SULLA COMPENETRAZIONE DELLA LEGGE CON LA SOCIETA

SCIE PER MODIFICAZIONE ATMOSFERICA LEGGE DAL 1994!!!

  LEGGE 5 gennaio 1994, n. 36
Disposizioni in materia di risorse idriche. (GU n.14 del 19-1-1994 - Suppl. Ordinario n. 11 )
note:
Entrata in vigore della legge: 3-2-1994 
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno 
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
                              PROMULGA 
la seguente legge: 
 
                               Art. 1 
                 Tutela e uso delle risorse idriche 
 
  1.  Tutte  le  acque  superficiali  e  sotterranee,  ancorche'  non
estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono  una  risorsa
che e' salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarieta'. 
  2. Qualsiasi  uso  delle  acque  e'  effettuato  salvaguardando  le
aspettative ed i diritti delle generazioni  future  a  fruire  di  un
integro patrimonio ambientale. 
  3. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e  al  rinnovo
delle  risorse  per  non  pregiudicare  il  patrimonio   idrico,   la
vivibilita'  dell'ambiente,  l'agricoltura,  la  fauna  e  la   flora
acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici. 
  4.  Le  acque  termali,  minerali  e  per   uso   geotermico   sono
disciplinate da leggi speciali. 
Art. 2 
                           Usi delle acque 
 
  1. L'uso dell'acqua per il consumo umano  e'  prioritario  rispetto
agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o  sotterraneo.
Gli altri usi sono ammessi quando  la  risorsa  e'  sufficiente  e  a
condizione che non ledano  la  qualita'  dell'acqua  per  il  consumo
umano. 
  2. Con decreto emanato, entro sei mesi dalla  data  di  entrata  in
vigore della presente legge, dal Ministro dell'ambiente, di  concerto
con il Ministro dei lavori pubblici, ai sensi dell'articolo 17, comma
3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e' adottato il regolamento per
la disciplina delle modificazioni artificiali della fase  atmosferica
del ciclo naturale dell'acqua. 

SCIE CHIMICHE: ora è ufficiale!

De Margerie come Mattei? Interpretando l’articolo di Zerohedge le analogie si sprecano…


Mattei morì in un incidente aereo, che poi iniziò ad assomigliare sempre più ad un attentato (si scoprì…). Ben inteso, si scoprì all’italiana, ovvero tutt’ora si suppone, le prove si sprecano, i commenti informati trapelano ma i giudici sembrano non arrivare mai al punto finale, guarda caso… Come con Castellari, ex ras delle partecipazioni statali che si suicidò durante Tangentopoli con un colpo di pistola alla tempia ma – sembra – con l’arma diligentemente riposta nella cintola dei pantaloni, oggi si continua a ritenerlo suicidio… Tornando a Mattei, si dice fu ucciso per mano della mafia su ordini esterni, si dice a causa del suo problematico supporto a regimi non amici dell’Occidente, si dice per la competizione che faceva alle sette sorelle. Si dicono tante cose…
A distanza di circa 50 anni De Margerie muore in un incidente aereo. Al contrario di quello che viene riportato dai giornali nostrani, secondo quanto riportato da Zerohedge l’aereo aveva problemi dopo il decollo quando era già in volo (“un motore in fiamme”) con successiva caduta sulla pista contro un mezzo spalaneve: una verità un po’ diversa da quella che abbiamo letto sulla stampa oggi. Vengono inoltre aggiunti dettagli importanti: De Margerie era amico della Russia, non aveva interrotto il business di Total in loco continuando a lavorare assieme a partners di peso quali Novatek e la compagnia petrolifera dello Stato cinese nonostante le sanzioni occidentali, riteneva che l’Europa facesse un errore ad andare contro Mosca particolarmente in campo energetico e soprattutto – udite udite – è stato l’unico tra i top managers occidentali del settore che aveva osato affermare che il petrolio non deve essere obbligatoriamente pagato in dollari americani. Come in un giallo che si rispetti, è morto in Russia (riprendendo la chiosa di Zerohedge…). Leggendo l’articolo suggerito, penso che chiunque la pensasse segretamente come l’ex AD di Total questa notte dormirà poco e male…
Che sia chiaro, io riporto solo quanto leggo, ambasciator non porta pena, ed anzi vi invito a visionare l’articolo sotto indicato, versione originale*. Certo è che se fosse vero tutto quello che sottilmente implica la fonte citata, vedasi i riferimenti dell’articolo, ci sarebbe davvero da preoccuparsi. Infatti, in primo luogo avremmo la conferma che siamo di fronte alla cosiddetta guerra senza limiti di cui hanno scritto per primi i due ufficiali dell’esercito cinese Qiao Liang e Wang Xiangsui che ne hanno coniato il termine: ciò significherebbe prima di tutto che una guerra è in corso – oltre all’Ucraina – e che quindi non è detto che finisca qui, anzi. In secondo luogo il motivo della guerra può non essere il conflitto ucraino che tutti sbandierano ma magari qualcosa di diverso e più rilevante (ad esempio la minaccia della negazione dell’uso della valuta americana negli scambi commerciali globali?). In terzo luogo possiamo tranquillamente aspettarci un’azione di rimando da parte russa, ricordiamo che accogliere Snowden a Mosca con supporto cinese – Snowden era inizialmente fuggito in Cina – fu certamente un atto simile ad una dichiarazione di guerra, gli USA dal fatto che oggi la gente abbia più o meno capito che i social network ed internet servono soprattutto per socializzare a strascico leproprie informazioni – che vengono sistematicamente registrate dai vari servizi di controspionaggio – hanno avuto un danno enorme, oggi chi deve nascondere qualcosa ha preso le dovute contromisure.
Come sa chi segue i miei interventi, io sono cresciuto con un imprinting di amicizia agli States, vicinanza quasi incondizionata. Resto però interdetto dalla recente propensione Obamiana a ribaltare equilibri storici in seno ai propri alleati, non si può pensare che un golpe comunque avallato a danno di uno dei più grandi ed incondizionati alleati USA degli ultimi 20 anni [Silvio Berlusconi, nel 2011] non abbia minimamente cambiato la percezione anche del più grande supporter USA all’estero, che comunque rimane tale. E certamente la miseria indotta allo storico alleato italiano per il tramite dell’austerity eurotedesca – che gli USA non sembrano avere interesse a far smussare – non fa altro che accumulare interrogativi.
Ricordiamo sempre la lezione della storia: i migliori alleati sono quelli che non sono obbligati ad esserlo, come l’Italia dal dopoguerra (con la sua unità di intenti…). Se è vero che esiste un conflitto in fieri, bene, iniziamo a serrare i ranghi.
Mitt Dolcino-scenarieconomici.it


LA RASSEGNA STAMPA DEL 22 OTTOBRE 2014

WALL STREET JOURNAL: "LE GRANDI BANCHE MONDIALI HANNO INIZIATO AD APPLICARE INTERESSI NEGATIVI SUI DEPOSITI IN EURO!"

APPROVATA IERI SERA DAL PARLAMENTO FRANCESE LA NUOVA LEGGE CHE PERMETTE DI DESTITUIRE IL PRESIDENTE (HOLLANDE)

OMBRE DI COMPLOTTO SULLA MORTE DEL PETROLIERE A CAPO DELLA TOTAL: "INCIDENTE" INSPIEGABILE, FRANCIA E RUSSIA INDAGANO

FALLISCONO I NEGOZIATI UE-RUSSIA-UCRAINA: IL BLOCCO DEL GAS CONTINUA (E L'INVERNO SAVVICINA RAPIDAMENTE)

BRUXELLES INVIA OGGI LA LETTER A RENZI (C'E' SCRITTO:GUAI A VIOLARE LE REGOLE)

L'EPIDEMIA DI EBOLA COLLEGATA ALLA CIA


L'UE non revoca le sanzioni contro Mosca e non paga il gas di Kiev


I ministri degli Esteri dei paesi UE hanno deciso di raccomandare al prossimo vertice europeo (23-24 ottobre) di non revocare le sanzioni varate contro la Russia.

Non è una notizia piacevole, ma quella che riguarda l’Ucraina è ancora peggio: l’UE non ha trovato i 2 miliardi di euro che servono a Kiev per ripagare alla Russia il suo debito per il gas già consumato. D’altra parte, che Bruxelles sia incline a giocare su tutti i campi senza però risolvere nessuno dei problemi reali, è un fatto ben noto.
In Lussemburgo, dove i ministri hanno parlato delle sanzioni, si è sentita soprattutto la voce dei filoamericani, cioè della “lobby dell’Est” rappresentata da Polonia, Lettonia e Lituania. Proprio loro, a più riprese, hanno spiegato ai giornalisti che la politica della Russia non è sufficientemente collaborativa, pertanto le sanzioni non possono essere revocate.
A detta dell’ambasciatore della Russia presso l’UE, Vladir Chizhov, che ha commentato queste dichiarazioni, si crea l’impressione che qualcuno costringa l’Europa a dar ascolto alle “teste calde” e non le permetta di ascoltare le “teste fredde”. In questo momento l’Europa viene privata della possibilità di riflettere per elaborare una strategia che consenta di uscire da questa impasse.
Credo che dopo aver esaurito la risorsa politica delle sanzioni, l’UE sia ormai vicina al punto in cui occorre pensare a muoversi in direzione inversa. Tuttavia la Russia non chiederà niente a nessuno. Non supplicheremo nè l’UE nè chicchessia a rinunciare alle sanzioni.
Che Mosca non debba supplicare nessuno è stato confermato, in modo del tutto inatteso, dall’intelligence tedesca BND. I suoi analisti hanno calcolato che grazie alle sue riserve valutarie, al debito pubblico piccolissimo in confronto ad altri paesi (meno del 13% del PIL), Mosca potrà vivere sotto le sanzioni senza grossi disagi per almeno altri quattro anni. Non si può dire lo stesso dei paesi UE, perché ogni nuovo anno di sanzioni porterà al fallimento di decine di società agricole e aziende di trasporto. La Germania è già sulla soglia della recessione: l’FMI predice che le esportazioni tedesche caleranno del 35-40%.
Le sanzioni contro la Russia costituiscono il principale strumento di Washington per mantenere il controllo geopolitico su tutta la regione euroatlantica, ha detto da Mosca il ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov. La soluzione della crisi in Ucraina non è mai stata per Washington la cosa più importante. L’essenziale è avere l’Ucraina come fattore di destabilizzazione dei rapporti tra Russia e UE. È per questo che gli USA stanno sostenendo Kiev che intende privare il Sud-Est del diritto a usare la lingua madre russa, della propria cultura e della sua storia, ha aggiunto Lavrov.
Il piano che mira a costringere la Russia a rinunciare alla verità e alla giustizia attraverso minacce, pressioni e sanzioni, è assolutamente illusorio. Le restrizioni annunciare dagli USA, UE e da alcuni altri Stati sono illegittime e non possono conbtribuire né alla de-escalation del conflitto, né alla tutela dei diritti della popolazione dell’Ucraina. Queste misure, varate dagli europei sotto una forte pressione da parte degli USA, vanno contro gli interessi degli stessi Stati UE, per i quali la Russia è uno dei partner commerciali più grandi. Il danno che si vuole arrecare alla Russia (sentiamo, infatti, una determinata influenza negativa) viene arrecato anche ai paesi UE.
La seconda questione dolorosa di cui si è parlato in Lussemburgo e si parlerà al Consiglio europeo del 23-24 ottobre, riguarda i rapporti con Kiev o, piuttosto, i suoi problemi del gas. Per persuadere la Slovacchia a ricominciare le forniture inverse all’Ucraina, a Bratislava si è recata d’urgenza la cancelliera tedesca Angela Merkel, alla quale il primo ministro slovacco Robert Fico ha detto che il suo paese è disposto ad aiutare l’Ucraina, ma occorre che anche Kiev si adoperi per la soluzione dei propri problemi. “Ho l’impressione che l’Ucraina stia aspettando che i suoi problemi vengano risolti da chiunque, tranne che da lei stessa”, - ha detto Fico.
Il ministro degli Esteri della Repubblica Ceca Lubomir Zaoralek ha precisato che l’UE potrà dare all’Ucraina altri soldi per coprire il suo debito nei confronti di Gazprom soltanto se ci saranno delle garanzie ben precise e il pieno controllo dell’UE sull’uso appropriato di queste risorse. In altre parole, Bruxelles teme che i soldi potrebbero finire nelle tasche dei nuovi governanti.
Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_10_21/UE-si-rifiuta-di-revocare-le-sanzioni-a-Mosca-e-non-intende-dare-altri-soldi-a-Kiev-8752/

Fonte: la Voce della Russia

L’epidemia di Ebola quale operazione di copertura





Il diffondersi della febbre emorragica Ebola in paesi e continenti sta provocando un’ondata di panico. Secondo vari esperti, l’atmosfera di panico andrà a gravare maggiormente sui sistemi sanitari nazionali dei paesi occidentali. Anzi comincerà paradossalmente a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi più incalzanti.

Primi segni del panico si sono delineati negli USA. A scaldare l’atmosfera di panico sono le autorità americane stesse. Nonostante l’apparente ottimismo e la riluttanza a ricorrere a provvedimenti isolazionistici, la Casa Bianca, a giudicare dai fatti, è determinata a farlo. La situazione è aggravata dal fatto che l’inverno sta arrivando quando nei paesi dell’emisfero boreale si sta sviluppando un’epidemia di malattie da raffreddamento.
È molto probabile che i salutisti, avvertendo un leggero malessere e fattasi una diagnosi mortale, si precipiteranno agli ospedali paralizzando il funzionamento delle strutture sanitarie. Negli USA sono già strati registrate decine di casi simili. Non è da escludersi che entro dicembre ce ne saranno molte centinaia. Poi si comincia ad applicare la legge dei grandi numeri. Il fatto è che i sintomi dell’influenza sono simili alle manifestazioni della febbre mortale: innalzamento della temperatura, febbre e dolori per tutto il corpo. Per questo motivo gli ospedali statunitensi si stanno già provvedendo a preparare locali supplementari per i pazienti raffreddati che ritengono di essere colpiti da Ebola.
Alcuni esperti sono dell’opinione che questo tema è sorto al momento giusto dal punto di vista geopolitico. Dice Andrey Manoylo, professore dell’Università Statale di Mosca:
Il virus di Ebola infatti è assai pericoloso. Ma la campagna informativa, che si sta sviluppando intorno all’epidemia, sta togliendo l’attenzione di una vasta area di opinione pubblica dagli eventi di interesse mondiale. Una situazione simile si è creata con l’epidemia di pneumonia atipica scatenata nel momento in cui alla coalizione anti-Saddam in Iraq erano sorti dei gravi problemi. È un’arma informativa in grado di gettare nel panico in poche settimane la popolazione anche di un grande paese.
Gli esperti invitano Washington a non commettere un eccesso di zelo se la Casa Bianca veramente ha in mente la lotta alla febbre emorragica e non sta tentando di utilizzare Ebola come mezzo di guerra informativa, la quale, secondo Andrey Manoylo, ha, al minimo, due aspetti:
Primo: la crisi in Ucraina la cui soluzione risulta essere bloccata dalle posizioni che hanno assunto le Parti interessate. Tutti stanno attendendo che a breve scadenza il conflitto può ripassare nella fase aperta. Certo, l’attenzione della comunità mondiale va distolta da questo. Secondo aspetto: il problema Ebola sta nel fatto che tra i cittadini degli USA già ora ci sono dei colpiti da questa malattia. In particolare, è giunta la notizia che si è infettato con il virus un militare di pelle scura delle forze armate statunitensi. È ricoverato in ospedale. Suo padre nella sua intervista ai mass-media ha detto, fra l’altro che il Governo sta utilizzando gli afroamericani come carne da cannone. Entro breve il Presidente Obama si può trovare ad affrontare una nuova sfida che minaccia di destabilizzazione totale all’interno del Paese.
Come si sa, la folla è facilmente spaventabile. Tanto più che gli americani hanno tutti i motivi per essere preoccupati per la loro vita: la febbre emorragica Ebola risulta letale al 90%. Il fatto che il virus abbia raggiunto gli USA sta gravando fortemente sulla psiche dei cittadini del Paese che tradizionalmente crede di essere totalmente protetto di fronte alle traversie del resto del mondo. C’è una grande tentazione di avvalersi di questa situazione per scopi politici. Gli avvenimenti dei prossimi mesi dimostreranno in quale misura si sono sbagliati nelle loro previsioni i sostenitori della nuova teoria del complotto.

Mario Polia ci spiega il significato delle principali feste popolari italiane


martedì 21 ottobre 2014

L’ESECUZIONE – di Libero Tronocozzo

L’ESECUZIONE – di Libero Tronocozzo

   Era passata ormai più di una settimana da quando li avevano fotografati l’ultima volta, dopo aver messo nelle loro mani la copia di un quotidiano locale, ed a questo punto né lui né Parker, anche se avevano fino ad allora evitato di parlarne, si facevano troppe illusioni sulla loro sorte. Erano da poco meno di un mese nelle mani dei ribelli ed a quanto pareva – dato il troppo tempo trascorso - le trattative per il loro rilascio  non erano andate a buon fine; perché questo fosse accaduto non avrebbe saputo dirlo con certezza: eccessivamente alto il prezzo del riscatto richiesto? Rifiuto del loro governo a trattare con dei terroristi? Scarso impegno da parte dei negoziatori, tutto sommato contenti che i colloqui si arenassero, mostrando al mondo intero l’inutilità del dialogo con questi fanatici? Scrollò le spalle, rinunciando all’analisi della situazione, che rivestiva, ormai, un’importanza del tutto relativa, e bevve un lungo sorso dal recipiente di terracotta, contenente un’acqua melmosa, prima di porgerlo a Parker; il suo compagno bevve a sua volta, gemendo come sempre quando era costretto ad un pur minimo movimento.
   Pensò allora di dare un’occhiata alla ferita; s’inginocchiò accanto a Parker, che giaceva sul pavimento di terra con la schiena poggiata contro una parete della piccola baracca dove erano rinchiusi, e gli fece cenno di denudarsi la gamba; Parker obbedì, digrignando i denti e continuando a fissare il nulla davanti a sé, con la fronte imperlata da grosse gocce di sudore che con cadenza irregolare raggiungevano la punta del naso e di lì si tuffavano nel vuoto, per contribuire ad ampliare un’umida macchia scura sulla ruvida camicia militare. “E’ finita, vero, capo?” gli chiese senza guardarlo e subito si rispose da solo, aggiungendo con un aspro sorriso: “Siamo arrivati al termine del viaggio”. “Non è detto, non è detto” disse lui ostentando sicurezza ed iniziando a disfare la fasciatura. “Ancora non è detto. Può ancora succedere di tutto; ho visto altre situazioni che sembravano senza uscita e poi si sono risolte” dichiarò, continuando con attenzione a rimuovere le bende intrise di sangue rappreso e rendendosi amaramente conto che lui stesso, per primo, non riponeva eccessiva fiducia nelle proprie affermazioni.
   Parker - che lui considerava quasi come un figlio per la differenza di età, la condivisione di numerose azioni e le molteplici occasioni in cui aveva fornito al ragazzo il sostegno della propria matura esperienza - era stato ferito quando, già catturati e disarmati, dopo essersi scambiati furtivi cenni d’intesa, avevano tentato una fuga impossibile approfittando di un momento di presunta disattenzione dei loro rapitori; la fitta e rabbiosa sequenza di colpi sparati verso di loro aveva subito reso evidente l’assurda inadeguatezza del loro disperato proposito: lui era rimasto miracolosamente illeso appiattendosi istantaneamente sul terreno, ma Parker  era stato colpito alla gamba; Brown era invece morto sul colpo senza un grido, crivellato dai proiettili; il corpulento Allen con un rantolo prolungato era lentamente crollato al suolo dove, sdraiato su un fianco, era rimasto immobile ad osservare incredulo la macchia rossa che si allargava sulla sua camicia, all’altezza dell’addome; immediatamente raggiunti e circondati erano stati selvaggiamente percossi e – loro due soltanto - ricondotti alla base; il morto era stato lasciato dov’era caduto ed a fargli compagnia avevano lasciato anche Allen, le cui condizioni apparivano disperate; mentre si allontanavano, brutalmente sospinti dai loro aguzzini, lo udirono singhiozzare ed invocare pietà; nonostante la palese disapprovazione degli uomini che lo scortavano, i quali a motivo di ciò presero a picchiarlo con maggiore accanimento, si era fermato e voltato a guardare per un’ultima volta Allen, che con sforzi sovrumani strisciava lentamente verso di loro, piagnucolando ed offrendo tutti i suoi beni terreni a chi non lo avesse abbandonato, condannandolo a morire per dissanguamento; schiacciato dalla tragica consapevolezza di non poterlo soccorrere in alcun modo, aveva ripreso la marcia augurandosi che le sofferenze del suo commilitone finissero in fretta. Sebbene fosse amareggiato per la sua imminente ed atroce morte, non riusciva a perdonargli la debolezza dimostrata di fronte al nemico; un soldato, secondo lui, aveva l’obbligo morale di mantenere in ogni circostanza un contegno decoroso; implorare misericordia costituiva, oltre che un’azione sciocca e vana – essendo ben nota la totale assenza di umanità di quegli assassini – una mancanza di carattere a suo giudizio inammissibile per un combattente; al punto di aver lui stesso provato vergogna per il comportamento indecoroso di cui era stato testimone e che, probabilmente, aveva smisuratamente alimentato negli stessi nemici  - convinti che essi fossero solo dei mercenari, attratti dal denaro ma privi di ideali - il disprezzo nei loro confronti; no, Allen non era affatto morto come si conviene ad un vero soldato.
   Alla fioca luce di una sporca e debole lampadina che pendeva dal soffitto esaminò con attenzione la ferita di Parker; anche se superficiale, non essendo stata curata a dovere per l’assenza di medicinali adatti, questa presentava un’estesa infezione,  interessata dalla presenza di abbondante secrezione purulenta; la cute intorno alla ferita appariva di un’intensa colorazione nerastra, la qual cosa non lasciava presagire nulla di buono; l’ulteriore mancanza di medicazioni adeguate e di igiene avrebbero potuto causare in tempi estremamente rapidi – se ne rendeva perfettamente conto - complicazioni imprevedibili.
   Si alzò e si avvicinò alla porta, cominciando a tempestarla di pugni, mentre Parker lo osservava con tangibile indifferenza; dopo qualche secondo si udirono dei rumori dall’altra parte, poi fu fatto scorrere il chiavistello ed attraverso lo spiraglio della porta socchiusa apparve un gigante barbuto, ricoperto da un caffetano verde sbiadito e con un mitra a tracolla. “Ho bisogno di disinfettante” disse sillabando le parole nella speranza di essere capito. “Alcool. Disinfettante e garze pulite. Devo pulire la ferita” aggiunse, accennando con un movimento del capo in direzione di Parker; poi ebbe un’ispirazione improvvisa: cavò dall’interno di una scarpa il suo orologio, che fino a quel momento era sfuggito alle numerose perquisizioni, e lo consegnò al carceriere raccomandandogli: “Portami dell’alcool”. Il gigante non manifestò in alcun modo di aver compreso la richiesta, e si limitò ad intascare il prezioso oggetto, a scuotere il capo con un sorriso soddisfatto ed a  richiudere la porta. “Luridi animali! Bastardi schifosi! Trogloditi!” inveì allora serrando i pugni e cominciando a camminare avanti e indietro nell’angusto spazio a disposizione, come gli accadeva spesso di fare per dare sfogo alla propria rabbia impotente. Lo sguardo di Parker lo seguiva con un’espressione che si sarebbe detta divertita, se l’inconsueta fissità non avesse denunciato la presenza di un intimo ed insopprimibile terrore.
   Qualche tempo dopo si udirono varie voci provenienti dall’esterno e qualcuno si mise ad armeggiare intorno alla porta, che venne completamente spalancata consentendo l’irruzione dell’abbagliante luce diurna che ferì gli occhi dei prigionieri, assuefatti da molto tempo alla semioscurità dell’interno. Due individui in tuta mimetica entrarono, lo afferrarono per le braccia e lo trascinarono all’esterno – lasciandogli appena il tempo di gridare a Parker di stare tranquillo e che sarebbe andato tutto bene -, costringendolo a camminare su un impervio percorso in salita, verso un agglomerato di basse costruzioni in legno dov’era, supponeva, il loro quartier generale. Si arrestarono in un piazzale gremito di uomini armati, dove i due che lo scortavano lo lasciarono libero ma, a titolo precauzionale, gli posero un guinzaglio di corda intorno al collo, trascinandolo  in tali condizioni alla presenza di un individuo seduto in terra, il cui corpo magro ed ossuto era avvolto da una candida tunica ornata di elaborati ricami dorati; le guance incavate, la lunga barba scura attraversata da fili argentei, gli occhi nerissimi ed ispirati gli conferivano un aspetto ascetico che contrastava vivamente col bazooka che teneva poggiato sulle ginocchia. Gli si rivolse in un inglese stentato: “Il vostro governo, amico mio, non sembra interessato alla vostra sorte: vi ha abbandonato al vostro destino, amico mio. Noi però ti offriamo una possibilità di salvezza. Sarai libero se denunci le manovre messe in atto dagli imperialisti contro il nostro popolo; dovrai condannare la rapina delle nostre risorse, le false motivazioni usate per aggredirci, i crimini compiuti dai vostri mercenari”. Fece una pausa, poi continuò, con un lampo di crudele arroganza nello sguardo: “A conclusione di tutto, per dimostrare di essere sinceramente pentito, dovrai eseguire la nostra sentenza: tagliare la gola del tuo compagno, giudicato colpevole per i misfatti commessi contro la nostra gente.” Gli chiese infine con sardonica cortesia se avesse capito tutto perfettamente e prese ad osservarlo, cercando di intuire l’impressione prodotta dalle sue parole ed attendendo con impassibile calma la sua risposta. Si accorse che molti dei presenti stavano registrando il colloquio con telefonini e telecamere e si concentrò per preparare quello che, con tutta probabilità, era destinato a divenire l’ultimo discorso della sua vita e che sarebbe stato udito e visto da milioni di persone; doveva mostrarsi all’altezza della situazione, far vedere a tutti quei selvaggi come sapeva morire un cittadino del mondo libero: anche sua moglie ed i suoi ragazzi lo avrebbero visto e voleva sopra ogni cosa che fossero orgogliosi di lui. Ripensò per un attimo con nostalgia alla sua bella casa in riva al lago, a sua moglie ancora giovane e piacente, alle rare serate passate con i figli davanti alla televisione a vedere la partita o narrando loro delle sue missioni in giro per il mondo, con l’innocente aggiunta, a volte, di qualche esagerazione che rendesse più avventuroso il racconto; si sentì sopraffatto dalla commozione e decise di scacciare quei ricordi, per dedicarsi interamente all’accurata scelta delle parole che stava per pronunciare.
   “Noi siamo soldati, non siamo assassini.” esordì con voce ferma e forte volgendo intorno uno spavaldo sguardo di sfida. “Ho capito perfettamente cosa volete da me, ma uccidere un uomo inerme, per giunta un amico, è l’ultima cosa che intendo fare; perché, lo ripeto, noi non siamo assassini…” Si fermò ammutolito per l’improvvisa visione: la ragazza con l’abito giallo e gli occhi verde smeraldo era passata velocemente dietro due miliziani in prima fila, proprio davanti a lui, scomparendo subito tra la folla; ma quella frazione di secondo era stata sufficiente perché lui la riconoscesse con assoluta certezza: era proprio la stessa ragazza che, insieme ad un suo commilitone, aveva prima stuprato e poi ucciso durante il rastrellamento in un villaggio, quasi un anno prima… Com’era possibile che fosse qui, ora? Si rese conto che tutti si aspettavano che continuasse e riprese a parlare: “Noi portiamo la pace, la giustizia…” Ma cosa diavolo ci faceva, a pochi passi da lui, con le braccia conserte, la testa imbrattata di sangue ed un’espressione severa sul volto, quel vecchio che qualche tempo fa era uscito di corsa dal suo tugurio in fiamme con le mani alzate e che lui aveva centrato in fronte con un colpo magistrale, guadagnandosi la meritata fama di miglior tiratore della compagnia? Si passò una mano sul volto sudato e cercò ancora una volta di riprendere il filo del discorso interrotto, ma la sua attenzione fu stavolta assorbita interamente dalla vista di un ragazzetto esile, accovacciato tra le gambe di un gruppo di miliziani alla sua destra; lo si notava subito perché si passava ripetutamente, con una frenesia rabbiosa, uno straccio sulla faccia bagnata, senza peraltro ottenere risultati apprezzabili: dal suo volto continuava a colare infatti ininterrottamente del liquido giallognolo, come poté verificare lui stesso quando, osservandolo con particolare accuratezza, capì di colpo chi fosse: si trattava del più giovane membro di una famiglia, sterminata durante un bombardamento, sui cadaveri della quale aveva orinato, diversi mesi prima, posando per una foto ricordo di gruppo, tra la spensierata e chiassosa ilarità di tutto il suo reparto. Distolse lo sguardo e s’impose di continuare, rendendosi conto con fastidio che le sue frasi smozzicate potevano indurre tutti a sospettare che fosse in preda ad una incontrollabile paura: “Noi rappresentiamo la civiltà ed il progresso, voi la barbarie…” ma non riusciva a sgombrare i suoi pensieri dalle persistenti immagini della ragazza, del vecchio, del giovinetto, che pareva possedessero la fantastica facoltà di impedirgli di concludere sensatamente i suoi ragionamenti, bloccando sulle sue labbra le frasi che si accingeva a proferire e confondendo fatalmente, nella sua mente, i concetti che aveva intenzione di esprimere; si rammaricò immensamente per questo suo inaspettato insuccesso, avendo la chiara consapevolezza che questo intervento costituiva il suo ultimo atto pubblico sulla scena del mondo, e fu costretto a terminare frettolosamente, con gli occhi rivolti al suolo ed un tono di voce così sommesso da poter essere udito soltanto da coloro che gli stavano accanto, quasi parlando a se stesso: “La guerra è questo, è una sporca faccenda… Voi non siete migliori di me…”; la frase si estinse in un mormorio incomprensibile e non riuscì ad aggiungere altro, chiudendosi  in un assorto mutismo mentre grosse lacrime di rassegnata disperazione gli sgorgavano irrefrenabili e copiose dagli occhi arrossati, precipitando tra i peli della barba incolta. Ad un cenno dell’individuo con la tunica bianca, che lo aveva ascoltato attentamente sfoggiando un sorriso beffardo, fu costretto ad inginocchiarsi nella sabbia, mentre qualcuno, dopo averlo liberato del cappio che gli serrava la gola, si curava diligentemente di legargli le mani dietro la schiena.      

   Essendosi sparsa con notevole velocità la notizia della sua imminente esecuzione, dalla moltitudine radunata sul piazzale, bramosa di godere del macabro spettacolo, si levarono in un’assordante confusione urla, spari, invettive. Abbracciò con lo sguardo tutta quella massa ululante che lo circondava di odio, imponendosi di conservare fino alla fine un atteggiamento sereno e dignitoso. Fu pertanto con autentico sgomento che vide la folla aprirsi inaspettatamente e, nel corridoio che si era così formato, avanzare verso di lui Parker: camminava zoppicando vistosamente e strascicando goffamente la gamba ferita, ma con risoluta determinazione; il coltello dalla larga lama che stringeva saldamente nella mano destra rifletteva a tratti, con bagliori rossastri, il sole che tramontava alle sue spalle.

LA RASSEGNA STAMPA DEL 21 OTTOBRE 2014

RENZI STA PER RICEVERE LA "LETTERINA" DA BRUXELLES UGUALE A (QUELLA CHE ARRIVO A BERLUSCONI)SCHIANTO DELLA "MANOVRA"

A UDINE UN INTERO QUARTIERE SI RIBELLA CONTRO "I PROFUGHI" DELLA MARE NOSTRUM: MANDATELI VIA O NON PAGHIAMO LE TASSE

WALL STREET JOURNAL: "I MERCATI HANNO CAPITO CHE LA BCE NON E' PIU IN GRADO DI SALVARE L'EURO ARRIVA LA TEMPESTA"

LA SVEZIA MOBILITA LE FORZE ARMATE NELLA CACCIA A UN SOTTOMARINO