martedì 31 marzo 2015

al-Kowa...,piccola Nato cresce

La Lega Araba ci riprova : forze armate in comune per "contrastare le minacce alla sicurezza regionale e combattere i gruppi terroristici". Non,si badi bene,come al primo tentativo del 1964 quando (comprensibilmente) identificò il "pericolo" negli ebrei  che avevano imposto in Palestina (con totale appoggio di Usa,Gb e Francia) lo stato di Israele.
Ma,cambiando i tempi ed avendole buscate sonoramente nel 1967 dalle truppe israeliane,oggi identifica il pericolo negli sciiti Houti dello Yemen e nel Califfato cattivissimo dell'Isis....per ora !!
Possibilmente i pazienti lettori pensano : ma che ce ne frega ?? Errore....,ce ne deve fregare per forza : questi sono "tutti" nostri alleati,in via diretta o meno...è a conoscenza di tutti ? 
Egitto, Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Kuwait,Bahrein e pure Qatar fanno parte della grande "coalizione" anti Isis guidata da Obama e di cui l'Italia fa parte assieme a tanti stati pure musulmani.
Quindi,a rigor di logica e vista la "benedizione" politica,economica e militare impartita dal già Nobel per la Pace (???) a nome della intera Nato,saremo coinvolti in qualunque iniziativa guerresca che i signori Al Sisi,Abdullah,Salman ( e come caspita si chiamano tutti gli altri partecipanti) hanno già intrapreso o metteranno in atto. 
Cosa,fino ad oggi, tollerabile perché Obama ha mandato gli aerei sauditi dell'ancora non ufficializzata al-Kowa ad ammazzare sciiti ad Aden e Sanaa (che siano miliziani o donne e bambini poco importa). Mentre le forze di terra egiziane son pronte all'invasione con carri armati e truppe scelte. 
Ci sarebbe pure (in Yemen) il "dettaglio" dell'Isis ma questo non può costituire problema perché almeno mezzo mondo vuole morto (a parole) il Califfo,pertanto tutti d'accordo.
Infatti è in quello che non c'è scritto a chiare lettere il pericolo della formazione di questa piccola Nato panamericana e pure sunnita : "contrastare le minacce alla sicurezza regionale".
Tradotto per i distratti : l'Iran ed i suoi alleati e protetti...Siria e sciiti iracheni,libanesi e yemeniti in primis.
È la Repubblica Islamica di Teheran il vero bersaglio di Egitto,Giordania ed Arabia Saudita che,approfittando della lotta mondiale all'Isis,cercano di mettere nel calderone infernale gli ayatollah con tutte le loro truppe militari e religiose.
E proprio qui ritengo caschi l'asino. Se è vero che Emirati,Arabia Saudita,Giordania 
e Qatar sono satelliti americani,e dagli Usa dipendono a cominciare dagli armamenti,è pur vero che non è possibile immaginare il buon BombObama trascinare l'Occidente in un conflitto contro Teheran...neppure per favorire Israele (che con gli stati arabi ex nemici
è pappa e ciccia).
Anche perché la Russia di Putin,tanto per non sbagliare,ha già ammonito tutti dal muover guerra alla Siria (sciita) di Assad.
Quanto sopra è sintesi ristrettissima del complicatissimo scenario medio-orientale che investe pure Africa del Nord ed altre zone strategiche. 
Spero possa servire almeno a far conoscere maggiormente la formazione di questa piccola Nato musulmana (sunnita) chiamata al-Kowa da parte della Lega Araba (non tutta).
Già la creatura madre, la mitica Otan, ha creato e crea (vedi Ucraina) tanti gravissimi problemi per la pace e la sicurezza...speriamo che quella in crescita non sia una filiazione pure peggiore.

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello 

LA RASSEGNA STAMPA DEL 31 MARZO 2015

DATI CATASTROFICI SULL'EXPORT IN RUSSIA: PERSI 5,3 MILIARDI E IL DISASTRO AUMENTA DI MESE IN MESE (-28,5% A FEBBRAIO)

IL GOVERNO ORBAN BLOCCA I GRANDI CENTRI COMMERCIALI LA DOMENICA, IN DIFESA DEI PICCOLI NEGOZI LOCALI (COME IN ITALIA...)

GRAZIE ALL'INFAME JOBS ACT, LICENZIATE IN MODO SELETTIVO SOLO LE LAVORATRICI

INCONTRO TRILATERALE A SEOUL


lunedì 30 marzo 2015

Marra: "Caro Bergoglio, aiutaci a cambiare o ora inizieranno a morire miliardi di persone (...)"



L'EURO E' UNA TRUFFA
QUANDO TI ENTRA IN TESTA?

L'EURO E' UNA TRUFFA INFORMATI

risveglio-delle-coscienze-perche-viviamo

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L'EURO E' UNA TRUFFA INFORMATI


LA RASSEGNA STAMPA DEL 30 MARZO

LA NUOVA STRATEGIA DI PUTIN NEL MEDITERRANEO

IL TEST DEL LASER USA CHE DISTRUSSE GERMANSWINGS, GETTA NEL BUIO L'OLANDA

VLADIMIR PUTIN SI RIVOLGE AL COMITATO DEL SERVIZIO DI SICUREZZA FEDERALE

YEMEN, UN'ALTRA GUERRA WAHHABITA-ATLANTISTA

Le ragioni contro "l'Europa"










Sir Noel Malcom, storico e giornalista inglese di grande fama, già nel 1995 aveva chiara l’impossibilità storica e politica di procedere verso gli Stati Uniti d’Europa. Con dei chiari e semplici ragionamenti, prevedeva inevitabilmente quanto si sta oggi verificando: il dogmatismo filo-“europeo”, il paternalismo delle élite che svuota la democrazia, l’egemonia tedesca, la spinta verso l’opacità e la corruzione, le conflittualità e paralisi della politica estera. Malcom dimostra chiaramente che la spinta verso un superstato europeo si basa su ragionamenti chiaramente illogici e antistorici. Alla luce dell’evidenza dei fatti, sarebbe ora che la politica europea ne prendesse definitivamente atto

di Sir Noel Malcolm, marzo/aprile 1995

UN IDEALE SBAGLIATO
Le ragioni contrarie all’”Europa” non sono le ragioni contrarie all’Europa. Piuttosto il contrario. L’«Europa» è un progetto, un concetto, una causa: l’obiettivo finale verso cui la Comunità europea (CE) si sta muovendo fin dai suo titubante inizio negli anni ‘50. Essa comporta la creazione di uno stato europeo unito, con una propria costituzione, un governo, un Parlamento, una moneta, una politica estera e un esercito. Alcuni dei meccanismi per arrivarci sono già in atto, e i progetti in circolazione sono già tali da lasciare pochi dubbi sul disegno complessivo. Coloro che sono a favore dell’Europa – ossia coloro che sono a favore dell’aumento della libertà e della prosperità di tutti coloro che vivono sul continente europeo – dovrebbero vedere con un misto di allarme e sgomento la creazione di questa entità politica estremamente artificiale.
In breve, il progetto “Europa” ha quasi completamente espropriato il significato naturale della parola. Nella maggior parte dei paesi europei oggi, la gente parla semplicemente dell’essere “europeisti” o “antieuropeisti”; chiunque voglia mettere in discussione una maggiore integrazione politica sarà semplicemente liquidato come persona animata da un’ostilità xenofoba verso il resto del continente. Altri elementi del linguaggio politico “europeo” rafforzano questo atteggiamento. Durante la discussione del 1991-93 sul trattato di Maastricht, per esempio, c’è stata un’enfasi quasi ipnotica sulle metafore riguardanti i trasporti. Venivamo avvertiti che non dovevamo “perdere il treno”, che quando il treno europeo sarebbe partito saremmo “rimasti al palo”, o che il nostro scarso entusiasmo ci avrebbe costretto a sopportare un viaggio scomodo nel vagone di coda. Tutte queste metafore presupponevano un itinerario fisso e una destinazione preordinata. O eri a favore di quella destinazione, oppure eri contro l’”Europa”. La possibilità che qualcuno potesse sostenere altri obiettivi positivi per l’Europa è stata così eliminata dalla coscienza dei politici europei.
Il concetto di “Europa” è accompagnato, in altre parole, da una dogma di inevitabilità storica. Questo può assumere varie forme: una credenza utopistica nel progresso inevitabile, una fede quasi-marxista nelle ferree leggi della storia (che coinvolge nuovamente il tramonto dello stato-nazione), o una sorta di misticismo cartografico che intuisce che alcuni grandi aree del mappamondo chiedono a gran voce di evolvere verso una singola unità geopolitica. Queste credenze hanno ricevuto durissimi colpi dalla storia del ventesimo secolo. L’inevitabilità è, infatti, una parola che si sente per lo più sulle labbra di quelli che vogliono stravolgere il mondo per realizzare i cambiamenti che desiderano.
A PICCOLI PASSI
Le origini del progetto politico “europeo” si possono far risalire a diversi politici, scrittori e visionari del periodo tra le due guerre mondiali: persone come il teorico mezzo-austriaco mezzo-giapponese Richard Coudenhove-Kalergi, l’ex ministro degli esteri italiano Carlo Sforza e Jean Monnet, un venditore di brandy francese trasformatosi in burocrate internazionale. Quando la loro idea di un’Europa unificata e razionalizzata è stata lanciata inizialmente negli anni venti e trenta, suonava molto simile nello spirito alla contemporanea campagna per rendere l’esperanto la lingua del mondo. Chi, in quella fase, avrebbe potuto dichiarare tranquillamente che uno di questi due progetti avrebbe avuto dalla sua parte la forza dell’inevitabilità storica e l’altro no? Entrambi avevano vantaggi teorici da offrire, anche se quasi certamente essi venivano superati dalle difficoltà pratiche per conseguirli. Non è difficile, certamente, immaginare una storia alternativa dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale, in cui la CE non fosse mai venuta alla luce e nella quale, pertanto, il progetto di un’Europa unita occuperebbe una nota a piè di pagina piccola quasi quanto quella dedicata alla Lega Internazionale dell’Esperanto. Le cose sembrano inevitabili solo perché la gente le ha fatte accadere.
L’impeto che sta dietro l’idea “europea” venne da un piccolo gruppo di politici in Francia e in Germania, i quali decisero che un’impresa sovranazionale avrebbe potuto risolvere il problema della rivalità franco-tedesca, da essi identificata come causa principale delle tre grandi guerre europee iniziate nel 1870. Per questo solo scopo, un accordo che coinvolgesse  solo quei due paesi sarebbe stato sufficiente. Ma contemporaneamente c’erano anche altri fattori, in particolare la guerra fredda, che rendeva auspicabile il rafforzamento dell’Europa occidentale come blocco politico, e il malcelato risentimento del Presidente francese Charles de Gaulle verso “gli anglosassoni”, che lo faceva guardare con favore alla CE, intesa come zona liberata dagli Anglosassoni che avrebbe potuto essere dominata politicamente dalla Francia. Ma anche con questi fattori in gioco su larga scala, difficilmente il progetto “Europeo” sarebbe decollato senza l’ingenuità di alcuni individui, in particolare Monnet e l’ex ministro degli esteri francese Robert Schuman. Il metodo che loro inventarono era quello che i teorici politici ora chiamano “funzionalismo”. Integrando insieme le economie dei paesi partecipanti un passo per volta, credevano che alla fine si sarebbe raggiunto un punto in cui l’unificazione politica sarebbe sembrata una naturale espressione del modo in cui questi paesi stavano già interagendo [qualcuno ha detto “Metodo Juncker? NdVdE]. Come diceva Schuman nel 1950, “l’Europa non verrà costruita tutta in una volta, o come un tutt’uno: essa sorgerà da realizzazioni concrete che creeranno anzitutto una solidarietà di fatto.
E così il metodo ha proceduto, dal carbone e acciaio (il Trattato della Comunità europea del carbone e dell’acciaio), attraverso l’agricoltura e il commercio (il trattato di Roma), alla regolamentazione ambientale e di ricerca e sviluppo (Atto Unico Europeo), ai trasporti, formazione, immigrazione e a un’intera batteria di misure progettate per portare alla completa unione economica e monetaria (il trattato di Maastricht). La marcia verso l’unificazione politica è continuata passo dopo passo, con l’istituzione di una Corte Europea,   lo sviluppo del Parlamento Europeo – che è passato dall’essere un luogo di discussione tra funzionari incaricati dagli stati nazionali a un’assemblea eletta direttamente con reali poteri legislativi – l’estensione del voto a maggioranza qualificata al Consiglio dei ministri e perfino l’annuncio, nel trattato di Maastricht, di quella che è stata chiamata cittadinanza europea, della quale devono ancora essere definiti diritti e doveri. Quasi tutti questi cambiamenti politici venivano giustificati di volta in volta sulla base di motivi pratici: solo un leggero aggiustamento per rendere le cose più facili, o più efficaci, o per riflettere nuove realtà. Anche i cambiamenti economici e i trasferimenti di nuove aree di competenza alle istituzioni CE vengono solitamente presentati come meri aggiustamenti pratici. Nel frattempo, molti politici europei continentali (come il Cancelliere tedesco Helmut Kohl e il Presidente francese François Mitterrand) parlano apertamente del grande obiettivo politico finale: la creazione di uno stato federale europeo.
Esiste uno strano distacco tra questi due tipi di discorso “Europeo”, quello pratico e quello ideale. Ma questo è solo un segno del successo del “funzionalismo”. Le ragioni pro-“Europa” passano continuamente dall’uno all’altro, da rivendicazioni sui vantaggi pratici a espressioni di idealismo politico, e poi tornano indietro. Se qualcuno è in disaccordo con i sostenitori dell’«Europa» sui vantaggi pratici, essi dicono, “ok, potresti aver ragione su questo o quello svantaggio, ma sicuramente è un prezzo che vale la pena pagare per un ideale politico così meraviglioso.” E se uno mette in dubbio l’opportunità politica dell’ideale, ecco che rispondono, “non importa, pensa solo ai vantaggi economici.” La verità è che entrambi gli argomenti pro-“Europa” sono fondamentalmente errati.
L’ASSURDA PAC
Il progetto economico incarnato nella Comunità Economica Europea (CEE) rispecchia molto bene le sue origini in un episodio di contrattazione franco-tedesca. All’industria tedesca è stato permesso di inondare gli altri Stati membri con le sue esportazioni, grazie a un insieme di regole finalizzato ad eliminare le barriere artificiali alla concorrenza e al commercio all’interno del “mercato comune”. Alla Francia, d’altro lato, è stato concesso un elaborato sistema di protezione per l’agricoltura, la cosiddetta Politica Agricola Comune (PAC).
Gli obiettivi generali della PAC, fissati nell’articolo 39 del trattato di Roma, includevano mercati stabili e “un tenore di vita equo alla popolazione agricola.” Su tale fragile base, la Francia ha istituito uno dei sistemi più complessi e costosi di protezionismo agricolo della storia umana. Esso si basa su elevate tariffe verso l’esterno, alte sovvenzioni alle esportazioni e sostegno ai prezzi interni mediante interventi di acquisto (si tratta del più costoso sistema di sostegno ai prezzi mai inventato, poiché significa raccogliere e immagazzinare decine di milioni di tonnellate di prodotti in eccesso). Nel momento in cui questo sistema è stato compiutamente realizzato nel 1967, i prezzi agricoli della comunità europea sono aumentati del 175% rispetto ai prezzi mondiali delle carni bovine, del 185% per quel che riguarda il grano, del 400% per il burro e 440% per lo zucchero. Il costo annuale della PAC è oggi [ossia nel 1995 NdVdE] di 45 miliardi di dollari ed è in aumento; e più del dieci per cento del costo si ritiene sia dovuto a una miriade di truffe. Grazie a questa politica, una famiglia europea di quattro persone oggi paga più di 1.600 dollari all’anno di costi alimentari addizionali – una tassa nascosta maggiore della “poll tax” che provocò rivolte per le strade di Londra.
Anche i più ferventi sostenitori dell’”Europa” sono sempre un po’ imbarazzati dalla PAC. La massiccia corruzione che ne scaturisce – finti esportatori che raccolgono le sovvenzioni alle esportazioni, importazioni contrabbandate e ri-etichettate come prodotti CE, oliveti italiani inesistenti che ricevono sovvenzioni enormi e così via – è abbastanza imbarazzante, ma è il sistema stesso ad essere indifendibile. Dieci o venti anni fa, i suoi fautori sostenevano che esso avrebbe generato scorte di cibo utili nel caso in cui l’Europa occidentale fosse finita sotto assedio. Già allora l’argomento sembrava  fragile e ormai suona assolutamente inconsistente. Se messi sotto pressione, [tali fautori] insisteranno dicendo che la PAC viene gradualmente riformata, sottolineando che le montagne di manzo e i laghi di vino stanno diventando sempre più piccoli. Queste riforme, tuttavia, si ottengono solo spendendo ancora più soldi con sistemi come i famigerati pagamenti “set-aside” dati agli agricoltori come ricompensa per non piantare più nulla. In genere, però, i difensori dell’«Europa» diranno che il PAC è solo uno sfortunato dettaglio, che sono consapevoli dei suoi problemi, e che non si dovrebbe davvero usare la PAC per infangare il nome dell’”Europa”.
Ma la PAC non è solo un dettaglio. È, di gran lunga, la voce di spesa più importante della CE, visto che pesa per il 60% del suo bilancio annuale. Essa domina la politica commerciale estera della CE, distorce il mercato mondiale e mina seriamente la capacità dei paesi extracomunitari più poveri di esportare i propri prodotti agricoli. Ha quasi mandato all’aria l’Uruguay round dell’Accordo generale sulle tariffe il commercio (GATT), grazie all’irrazionale ossessione del governo francese sul protezionismo agricolo – irrazionale, perché l’agricoltura pesa solo per il 4% del PIL francese, mentre il restante 96% avrebbe beneficiato da tariffe globali inferiori.
Non si può fare un bilancio del funzionamento economico dell’«Europa» senza iniziare con la PAC, e nessuno studio che la esamini non può non concludere che  è un colossale spreco di denaro. Perfino la Commissione Europea, che la amministra, ha ammesso che “gli agricoltori non sembrano aver beneficiato del crescente sostegno che hanno ricevuto.” Gli appassionati dell’«Europa» spesso fanno elogi sperticati dei successi europei, come il sistema autostradale tedesco o le ferrovie francesi – cose che sono state costruite dai governi nazionali. In pratica l’unica cosa importante realizzata della CE – l’unica cosa che ha costruito e gestito da sola – è la PAC. Non è un precedente incoraggiante.
LIVELLARE IL TERRENO DI GIOCO
La PAC ha dato il “la” ad altri settori della politica commerciale della CE. Anche se sarebbe ingiusto dire che la CE si comporta come una “fortezza europea” (finora), è tuttavia vero che l’”Europa” ha sviluppato un elaborato sistema di tariffe e accordi commerciali discriminatori per proteggere le proprie industrie sensibili. L’agricoltura ha le tariffe più alte; poi ci sono prodotti come l’acciaio, il tessile, l’abbigliamento e le calzature (come la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca hanno scoperto con sgomento – il cibo, l’acciaio, il tessile, l’abbigliamento e le calzature sono infatti i loro prodotti più importanti). La CE è stata all’avanguardia nello sviluppare le cosiddette restrizioni volontarie alle esportazioni con paesi come il Giappone. Inoltre, l’ “Europa” ha mostrato una straordinaria ingegnosità nell’adattare le misure “antidumping” del GATT per bloccare il flusso di innumerevoli importazioni: macchine da scrivere elettroniche, scavatori idraulici, stampanti a matrice, audiocassette e luci alogene dal Giappone; lettori di Compact disc da Giappone e Corea; piccoli televisori a colori da Corea, Cina e Hong Kong e così via.
Un recente studio della politica commerciale della CE di L.A. Winters usa la frase “liberalizzazione gestita” per descrivere le tattiche dilatorie della CE nei confronti di un commercio più libero. La “liberalizzazione gestita“, osserva Winters, “è un sostituto della liberalizzazione vera, ma in senso negativo, perché in genere attenua la concorrenza proprio in quei settori che hanno maggior bisogno di una migliore efficienza.” E questo non deve nemmeno sorprendere, dal momento che la politica commerciale emerge da un sistema di contrattazione politica in cui i governi degli Stati membri della CE competono per proteggere le loro industrie preferite. Massicce sovvenzioni statali alle imprese di bandiera (le case automobilistiche francesi, le acciaierie spagnole, le compagnie aeree nazionali belga e greca) sono pratica comune. Inoltre, i funzionari della Commissione Europea a Bruxelles sono fortemente influenzati dalla tradizione francese dirigista, secondo la quale il ruolo dello stato è quello di selezionare e coltivare speciali industrie “vincenti”. Questa è stata la forza trainante dietro i nuovi poteri concessi alla CE nel 1986 per “rafforzare la base scientifica e tecnologica dell’industria europea”. In pratica, questo significa spendere milioni di dollari dei contribuenti per sviluppare i microchip francesi che non dovranno mai competere sul mercato con quelli dell’Asia orientale.
All’interno delle barriere tariffarie, è stata in realtà creata una sorta di zona di libero scambio. Molti ostacoli al commercio sono stati rimossi (anche se importanti barriere rimangono nel regno di servizi, come stanno ancora scoprendo le imprese assicuratrici inglesi quando cercano di penetrare il mercato tedesco), e l’industria nel suo complesso ha beneficiato di questo processo di liberalizzazione interna. Tuttavia, gli effetti a lungo termine possono essere più dannosi che benefici. Nel loro tentativo di creare un piano di parità per la concorrenza all’interno della CE, gli amministratori dell’”Europa” hanno livellato verso l’alto, non verso il basso. Hanno cercato di aumentare sia gli standard, sia i costi dell’industria in tutta la Comunità sugli alti livelli praticati nel paese industriale più importante dell’Europa, la Germania. Quando questo processo sarà completo, gli industriali all’interno della CE potranno infatti vendersi merci uno con l’altro a parità di condizioni, ma i loro beni saranno tutti non competitivi sul mercato mondiale.
Questo livellamento verso l’alto avviene in due modi. Il primo è l’armonizzazione delle norme. Bruxelles ha emesso una massa di regolamenti che stabiliscono le specifiche più minute per i prodotti e i processi industriali; l’influenza dominante su questi è stata quella dell’Istituto Tedesco per le Norme, che ha i più severi standard in Europa. L’armonizzazione è destinata a semplificare il compito dei produttori, che ora hanno un solo standard dentro la CE invece di quelli diversi nazionali. Ma in molti casi, mentre l’attività di far corrispondere un prodotto allo standard diventa relativamente più semplice, essa diventa anche assolutamente più costosa. Inoltre, la CE ha poteri relativi alla tutela dell’ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro, che vengono utilizzati sempre di più per imporre costi in stile tedesco alle industrie e ai servizi. I costi sono particolarmente pesanti soprattutto per le piccole imprese, che devono pagare un prezzo sproporzionato alla loro dimensione per il controllo delle attrezzature, le ispezioni e la certificazione. Questo distorce il mercato a favore delle grandi aziende, penalizzando le piccole imprese che sono i germogli di tutte le economie in crescita.
Il secondo modo in cui il campo di gioco viene livellato allo standard tedesco è nei costi sociali del lavoro. I datori di lavoro tedeschi pagano pesantemente per il privilegio di dare lavoro alla gente: esistono regimi pensionistici generosi da pagare per l’assicurazione sanitaria, lunghe vacanze, congedi di maternità e paternità e altre forme di assicurazione sociale. Di conseguenza, il costo della manodopera è di 25 dollari all’ora nell’ex Germania Ovest (il più alto del mondo), rispetto a 17 dollari in Giappone, 16 dollari negli Stati Uniti e 12 dollari nel Regno Unito.
Le pratiche di lavoro tedesche prevedono che una macchina in una fabbrica tedesca operi in media per sole 53 ore alla settimana, al contrario di 69 ore in Francia e 76 in Gran Bretagna. E il lavoratore medio in Germania spende solo 1.506 ore ogni anno effettivamente al lavoro, in confronto alle 1.635 ore in Gran Bretagna, 1.847 negli Stati Uniti e 2.165 in Giappone. Negli ultimi cinque anni, la Commissione Europea ha proposto tutta una serie di misure per aumentare i diritti dei lavoratori e limitare il loro orario di lavoro. Quando le misure in questo cosiddetto programma di azione sociale non avrebbero avuto il sostegno unanime richiesto dagli Stati membri (in particolare dalla Gran Bretagna), esse erano camuffate come questioni di salute e sicurezza, per le quali è richiesto solo un voto di maggioranza. Ulteriori costi sui datori di lavoro sono stati imposti da un “protocollo sociale” aggiunto al trattato di Maastricht. Anche se la Gran Bretagna è riuscita a guadagnare una speciale esenzione dal presente accordo, è probabile che molte delle nuove misure adottate nell’ambito del protocollo alla fine arriveranno anche in Gran Bretagna attraverso altre parti della macchina amministrativa “Europea”.
Alcune di queste misure sono ispirate, senza dubbio, dalla preoccupazione per la situazione dei lavoratori più poveri negli Stati membri meridionali della comunità. Ma lo scopo generale delle misure è chiaramente quello di proteggere le economie con un costo del lavoro alto (soprattutto la Germania) da concorrenti che impiegano manodopera più conveniente. Nel breve o medio termine, questa politica danneggierà le economie dei paesi più poveri, che si vedranno imporre artificialmente alti costi di lavoro. A lungo termine, nuocerà anche alla Germania, riducendo il suo incentivo ad adattarsi alla concorrenza di tutto il mondo. L’”Europa,” la cui quota di commercio mondiale ed il relativo tasso di crescita economica sono già in declino, entrerà nel prossimo secolo inciampando sotto il peso delle proprie spese come un peloso mammut, che sprofonda in una tundra in fase di disgelo.
L’espressione finale di questa sindrome di livellamento all’insù è il progetto di unione monetaria. Come indicato nel trattato di Maastricht, l’idea è di creare un euro – marco, gestito da un’entità modellata a immagine e somiglianza della Bundesbank e situata a Francoforte. I passi precedenti in questa direzione non sono stati incoraggianti: lo SME (Sistema Monetario Europeo), che collegava le valute degli Stati membri al marco tedesco, è spettacolarmente crollato nell’ottobre 1992. Questo fallimento è costato al governo britannico quasi 6 miliardi di dollari nel tentativo senza speranza di sostenere la sterlina, e si pensa che la Germania abbia speso circa 14 miliardi di dollari in un altrettanto futile sforzo per sostenere la lira italiana. I tassi di interesse artificialmente elevati che paesi come la Gran Bretagna avevano imposto per mantenere la parità della loro valuta con il marco tedesco hanno seriamente aggravato la recessione del 1989-93; i costi umani dell’inutile indebitamento, dei fallimenti e della disoccupazione non possono essere calcolati.
Lo SME è stato, come ha notoriamente detto il Professor Sir Alan Walters, consigliere dell’ex primo ministro britannico Margaret Thatcher, “sostenuto a metà”. Le valute non erano né completamente fisse né liberamente fluttuanti ma agganciate a dei rapporti fissati che potevano essere cambiati. Questo ha fornito ai mercati mondiali, nei momenti di pressione su ciascuna di queste valute, un’irresistibile scommessa unidirezionale. Tale problema, naturalmente, non si presenterà una volta che le valute dell’«Europa» saranno fuse in un singolo euro-marco – anche se le attività dei mercati delle valuta mondiali nei giorni appena prima che i termini di conversione verranno annunciati saranno una meraviglia per gli occhi.
Una volta che l’euro-marco verrà introdotto, si presenteranno una serie di problemi diversi. Qualunque sia il ” programma di convergenza economica” doverosamente intrapreso dai governi degli Stati membri, questa moneta unica interesserà un certo numero di economie nazionali con caratteristiche estremamente differenziate. Finora, la flessibilità delle valute nazionali è stata uno dei modi essenziali in cui i punti di forza e le debolezze di quei paesi si sono evidenziati e sono stati compensati. Tolto questo meccanismo, ci saranno altre forme di compensazione, come il crollo delle industrie o la migrazione di massa della manodopera.
La Commissione Europea riconosce questo problema e ha una soluzione pronta: massicci trasferimenti di denaro verso le economie più deboli dell’”Europa”. Gli strumenti per amministrare questo enorme programma di sovvenzioni sono già in atto, in forma di fondi regionali, fondi “strutturali” e “pagamenti di coesione.” Tutto quello che è mancato finora è il denaro reale, per il quale il Presidente uscente della Commissione Europea, Jacques Delors, ha recentemente proposto l’aumento del bilancio europeo di più di 150 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.
Un modello per il futuro di un’Europa unificata economicamente può essere trovato nell’Italia moderna, che ha unito le prospere, avanzate province del nord con la povertà da terzo mondo del sud. Dopo più di un secolo di Unione politica ed economica, enormi disparità rimangono ancora tra le due metà dell’Italia- nonostante (o anzi in parte a causa di) tutte le sovvenzioni che si sono riversate al sud attraverso istituzioni come la Cassa del Mezzogiorno, la società indipendente istituita dal governo italiano per aiutare a sviluppare il sud. Come gli italiani del sud hanno avuto l’opportunità di scoprire, un’economia basata sulle sovvenzioni unisce alle inefficienze delle pianificazioni dello stato, le possibilità quasi illimitate di ruberie e corruzioni. È una triste ironia che oggi, proprio mentre i leader dell’”Europa” si stanno preparando all’unificazione, i politici dell’Italia stanno seriamente pensando di smantellare il loro paese in due o tre stati separati.
POLITICA STERILIZZATA
Alla faccia dei benefici economici dell’unità europea. A questo punto i sostenitori dell’”Europa” di solito passano all’altra loro linea di difesa. Questa non è solo un’impresa arraffasoldi, dicono, da valutare in termini di perdite e profitti: l’«Europa» è un ideale politico, un’avventura spirituale, un nuovo esperimento di cooperazione e fratellanza. Non è forse vero che ha reso impensabile la guerra in Europa? Non è forse il naturale passo successivo per l’umanità, in un momento in cui la vecchia idea della sovranità nazionale è evidentemente obsoleta? Non mostra forse la via per l’abolizione dell’antica sensibilità nazionale, con tutta la sua ostilità, i suoi pregiudizi e i suoi risentimenti?
Sfortunatamente, la risposta a tutte queste domande è: no. L’argomento che la CE è responsabile della mancanza di guerre nell’Europa post-1945 è difficile da giustificare. Un motivo molto più evidente è la guerra fredda, che ha obbligato l’Europa occidentale ad adottare una posizione di difesa comune e un sistema di deterrenza così efficace che la guerra fra Europa occidentale e orientale non è mai avvenuta. Il fatto che un gruppo di paesi dell’Europa occidentale è stato in grado di cooperare nella CE è stato più un sintomo della mancanza di tensioni belligeranti in Europa occidentale nel dopoguerra che una causa. Si sono stabilite democrazie liberali nella maggior parte dei paesi europei dell’ovest dopo il 1945; anche se la CEE non fosse esistito, è difficile immaginare uno scenario in cui la Germania avrebbe voluto invadere la Francia, o la Francia sganciare bombe nucleari sulla Germania. Anche ammettendo per amor di discussione che la CEE ha assicurato la pace per l’ultima generazione o due, questo non può essere usato come scusa per richiedere una più stretta integrazione, poiché la CEE ha avuto questo presunto effetto in un momento in cui essa non era un’entità sovranazionale unita ma un gruppo di nazioni-stato cooperanti.
L’idea di “Europa”, tuttavia, è fondata sulla convinzione che il concetto di stato-nazione sia obsoleto. Questo è un dogma di fede contro cui gli argomenti razionali non possono prevalere. È inutile sottolineare che i paesi di maggior successo nel mondo moderno – il Giappone, gli Stati Uniti, e perfino la Germania stessa – sono stati-nazione. Poco importa far notare che alcune delle economie oggi più dinamiche sono quelle di piccoli stati – Corea del sud, Taiwan, Singapore… – che non sentono alcuna necessità di fondersi in grandi entità sovranazionali. Ed è considerato di cattivo gusto sottolineare che le federazioni sovranazionali più recentemente note erano l’U.R.S.S. e la Repubblica federale di Jugoslavia. Queste sono solo le ultime di una lunga lista di stati multinazionali che sono crollati in tempi recenti, dall’Impero Austro-Ungarico alle varie federazioni postcoloniali istituite dagli inglesi in Africa centrale, Africa orientale e nelle Indie occidentali. La Nigeria, per esempio, è riuscita a mantenere il Biafra solo tramite la guerra e la fame; l’India ha bisogno delle forze armate per mantenere il Nagaland e il Kashmir. “Ma l’Europa non sarà così,” dicono i federalisti. “Abbiamo tradizioni di tolleranza reciproca e comportamento civile.” Sì, abbiamo alcune di queste tradizioni; si tratta di tradizioni che si sono evolute all’interno di stati-nazione abbastanza stabili. Rimane da vedere se queste tradizioni riusciranno a durare indefinitamente sotto le nuove condizioni di politica multinazionale.
Come sarà la vita politica in una Federazione europea come quella attualmente proposta da Bruxelles e da Bonn? Alcuni dei poteri dei governi nazionali saranno trasferiti verso l’alto a livello europeo, mentre altri si sposteranno verso il basso per una “Europa delle regioni” (Catalogna, Baviera, Galles, ecc.). La visione ufficiale della vita politica al più alto livello è essenzialmente quella di Jean Monnet, il primo inventore della comunità: il sogno di un tecnocrate, un mondo in cui vengono concepite soluzioni su larga scala per problemi su larga scala da parte di lungimiranti amministratori esperti. (L’argomento più comune per l’abolizione degli Stati-nazione è che oggi i problemi sono semplicemente troppo grandi perché i singoli Stati possano fronteggiarli. Di fatto invece, ci sono sempre stati problemi che attraversano i confini internazionali, dai servizi postali, alla lotta alla droga, al commercio globale. Non può essere la dimensione del problema che impone che esso venga affrontato da un’autorità sovranazionale piuttosto che dalla cooperazione internazionale, ma qualche altro criterio che i sostenitori della federazione europea ancora devono spiegare).
Questa visione tecnocratica rappresenta un mondo politico “sterilizzato”, dal quale è stata estirpata con cura la politica reale. Le cose andranno sicuramente in modo diverso. La politica reale funzionerà ancora a livello europeo. Tuttavia, non prenderà la forma di una politica democratica a livello federale. Per ottenerla infatti, avremmo bisogno di partiti radicati in tutta l’”Europa”, operanti in tutta quanta la Federazione nel modo in cui operano i partiti Repubblicano e Democratico in tutti gli Stati Uniti.
Ci sono già alcuni fantomatici raggruppamenti transnazionali al Parlamento Europeo: il gruppo socialista, il partito popolare europeo (i democristiani) e così via. Ma queste sono solo alleanze formate a Strasburgo da membri del Parlamento Europeo eletti sulla base dei propri partiti nazionali. Nessuno può realmente immaginare i normali elettori, per esempio, danesi che si ispirano al leader del loro euro-partito preferito, che magari fa i suoi discorsi in portoghese. La semplice realtà delle differenze linguistiche, culturali e geografiche rende impossibile immaginare una politica di massa a livello federale che diventa la forma prevalente della vita politica in Europa. Al contrario, il perseguimento degli interessi nazionali di politici nazionali continueranno agli alti livelli “Europei”. Però ciò avverrà in un modo sottilmente diverso dal modo in cui i rappresentanti locali all’interno di un sistema politico nazionale fanno pressioni per gli interessi delle rispettive località. Anche se un membro del Parlamento dello Yorkshire può fare forte pressioni per conto dello Yorkshire, su tutte le principali questioni questo stesso membro voterà secondo ciò che pensa sia l’interesse della Gran Bretagna; questo parlamentare appartiene a un partito nazionale che affronta questi problemi con politiche nazionali.
L’arte della politica “Europea”, invece, sarà quella di non fare nulla di più che camuffare gli interessi nazionali come se fossero interessi di tutta l’Europa. Visto che ogni nazione paga solo una piccola percentuale del bilancio europeo, ogni gruppo di politici nazionali cercherà di massimizzare le spese di quei progetti europei che portano beneficio al proprio paese. Il modus operandi della politica europea, pertanto (già visibile nel Consiglio dei Ministri oggi), sarà lo scambio di favori e il “do ut des”: tu sostieni la mia proposta frivola, anche se pensi che è una cattiva proposta, e in cambio io sosterrò la tua. Questa è una ricetta non solo per aumenti della spesa fuori controllo, ma anche per un’incoerenza radicale nell’elaborazione delle politiche. E con la politica al massimo livello che funzionerà come una corsa per accaparrarsi i fondi, è difficile pensare che i politici al livello inferiore delle “Regioni europee” non lo replicheranno: avranno meno poteri governativi reali ma più opportunità populiste per corteggiare gli elettori con la spesa.
Questo tipo di vita politica è accompagnato da due gravi pericoli. In qualsiasi sistema dove la responsabilità democratica è attenuata e la possibilità per i politici di fare accordi a porte chiuse è facilitata, la probabile conseguenza è una crescita della corruzione politica. Le pratiche di corruzione già sono comuni nella vita politica di diversi paesi europei: la loro emersione ha portato recentemente alla persecuzione, alla fuga in esilio, o al suicidio di ex primi ministri, in Italia, Grecia e Francia. Un’Europa federale, anziché correggere questi vizi, offrirà loro un più ampio campo d’azione.
Esiste un pericolo ancora più grave, tuttavia, per la vita politica dell’”Europa” federale: la rinascita della politica di risentimento e di ostilità nazionalista. Il nazionalismo aggressivo è una sindrome tipica dei diseredati, di coloro che ritengono essere stati privati del potere. Gli stranieri sono spesso l’obiettivo più conveniente di un tale risentimento, qualunque sia la vera causa del sentimento di impotenza. Ma in un sistema dove il potere è stato davvero portato via ai governi nazionali e trasferito a organismi europei in cui, per definizione, il voto di maggioranza si troverà sempre nelle mani di stranieri, tale pensiero nazionalistico acquisirà un’innegabile logica. Naturalmente, se l’”Europa” si dovesse muovere sempre in direzione di un aumento senza precedenti nella prosperità per tutti i cittadini, i motivi di risentimento potrebbero essere lievi; ma questo non è, tuttavia, uno scenario che si possa dare per scontato (e infatti stiamo sperimentando come è andata a finire NdVdE). A questo proposito, l’intero progetto “europeo” fornisce un classico esempio della fallace convinzione che il modo per rimuovere le ostilità tra Stati, popoli o gruppi è quello di costruire nuove strutture sopra le loro teste. Troppo spesso questo metodo produce esattamente il risultato opposto. Il modo in cui più comunemente viene espressa questa argomentazione è che la Germania ha bisogno di essere “legata” o “tenuta sotto” da una struttura di integrazione europea, per evitare che divaghi pericolosamente negli spazi vuoti della Mitteleuropa. Se la Germania ha davvero interessi diversi dal resto dell’”Europa”, il modo per affrontarla, di sicuro, non è forzarla in una camicia di forza istituzionale (che può solo aumentare il risentimento tedesco a lungo termine), ma escogitare modi per perseguire quegli interessi che sono compatibili con gli interessi dei suoi alleati e partner. Finora, la partecipazione della Germania all’”Europa” sembra piuttosto il comportamento a una festa di bambini di un zio gioviale che, per mostrare buona volontà, permette che gli vengano legate le mani dietro la schiena. Non è una posizione in cui vorrà rimanere a lungo, e il suo umore potrebbe cambiare quando dovesse accorgersi di innumerevoli piccole dita che gli si infilano nelle tasche.
PRIMA COME UNA FARSA . . .
La domanda cruciale è se l’«Europa» abbia un ruolo importante sulla scena mondiale. L’attuale “Europa” è un prodotto dell’era della guerra fredda. Ora che tutta la situazione dell’Europa orientale è cambiata, ci si dovrebbe aspettare che gli ingegneri della CE tornassero a ridisegnare la situazione geopolitica. Invece, essi stanno spingendo per concretizzare gli stessi piani a ritmo più serrato. Alcuni entusiasti dell’”Europa”, come l’ex Commissario CE Ralf Dahrendorf o il ministro degli esteri britannico Douglas Hurd, hanno affermato perfino che lo sviluppo interno della CE negli anni ‘80 ha giocato un ruolo determinante nel portare alla caduta del comunismo nell’est. Mi sorgono parecchi dubbi riguardo al fatto che i dissidenti dell’Europa orientale abbiano mai detto: “avete sentito la nuova direttiva di Bruxelles sui livelli consentiti al rumore dei tosaerba? A questo punto dobbiamo davvero abbattere il regime comunista!” La tesi di ‘Hurd/Dahrendorf ha una curiosa somiglianza con il recente video musicale di Michael Jackson dal titolo “riscattando l’Europa orientale,” in cui la popstar sconfigge l’armata rossa da solo mentre bambini adoranti inneggiano messaggi di buona volontà (casualmente) in Esperanto.
Dalla rimozione della cortina di ferro, le nuove democrazie dell’Europa orientale hanno trovato il loro apparente salvatore stranamente riluttante ad aiutarlo in un modo utile – vale a dire, acquistando i loro beni. Tutte i PECO (Paesi dell’Europa Centrale e Orientale) vogliono unirsi all’«Europa», naturalmente, per due semplici ragioni: perché è un club per ricchi, in cui i membri possiedono enormi fondi per gli investimenti, e perché vogliono far parte di una sorta di raggruppamento di sicurezza. Il primo requisito potrebbe essere soddisfatto da una qualsiasi forma di collaborazione economica tra Nazioni, del genere che la CE ha rappresentato per i suoi primi vent’anni; non richiede l’integrazione politica europea. Al contrario, uno sviluppo simile sarebbe una strana ricompensa per quei paesi dell’Europa Orientale che si sono appena liberati dall’abbraccio di un altro impero multinazionale.
La questione della sicurezza europea è simile. L’effetto a lungo termine della fine della guerra fredda si tradurrà in una graduale riduzione dell’impegno militare americano in Europa. Questa prospettiva risulta anche gradita in alcune parti dell’Europa, soprattutto in Francia e in Germania–dove l’antiamericanismo è fiorito a lungo. Chiaramente, gli europei dovranno avere più cura della propria difesa. Ma la domanda è se ciò richiede un esercito “europeo”, l’integrazione politica, una politica estera “europea” e un governo “europeo”. Per più di 50 anni, la NATO è riuscita a difendere l’Europa occidentale senza alcuna traccia di questa integrazione politica, e la NATO è chiaramente l’organizzazione internazionale di maggior successo nella storia moderna.
“Naturalmente,” è la risposta, “la NATO è stata in grado di funzionare come un libero corpo intergovernativo, perché i suoi membri stavano affrontando una chiara minaccia comune. Le minacce e le sfide ora saranno più variegate, quindi gli accordi intergovernativi saranno più difficili da ottenere.” Ma questo è proprio il motivo per cui tali questioni non dovrebbero essere incanalate in un governo “europeo” che opera con votazione a maggioranza. L’«Europa» è infatti un insieme di paesi con diversi interessi nazionali e diversi impegni esteri. Su ogni singola questione di sicurezza, i singoli Stati possono avere preoccupazioni loro proprie e non condivise dai loro colleghi (come la Gran Bretagna riguardo le Falkland, la Francia riguardo il Nord Africa, la Germania e l’Italia riguardo la Jugoslavia e così via). Cercare di formare un’unica politica “europea” su queste questioni, o attraverso l’unanimità, o il consenso o la maggioranza qualificata, significa garantire nel migliore dei casi un compromesso inefficace e nel peggiore dei casi una totale auto-paralisi.
Questa semplice verità è stata dimostrata in due volte negli ultimi quattro anni – la prima volta come una farsa, la seconda come una tragedia. La farsa è stata la reazione dell’”Europa” all’invasione irachena del Kuwait del 1990, quando la Germania non voleva nemmeno inviare alcuni jet per l’addestrmento in Turchia, la Francia ha mandato una portaerei nel Golfo Persico carico di elicotteri anzichè di aerei e il Belgio si è rifiutato di vendere munizioni all’esercito britannico. La tragedia è la Jugoslavia. “Questa è l’ora dell’Europa!” gridò l’egregio Jacques Poos, ministro degli esteri del Lussemburgo, quando l’esercito del Presidente jugoslavo Slobodan Milošević aprì il fuoco in Slovenia e Croazia nell’estate del 1991. “Noi non interferiamo negli affari americani; Abbiamo fiducia che l’America non interferirà negli affari europei,” ha detto Jacques Delors, esprimendo l’unico tema coerente e distintivo della politica estera “europea”: uno sgraziato antiamericanismo. Il desiderio di produrre una politica estera attraverso il consenso è stato abbastanza forte da fare in modo che quei paesi che capivano cosa stava accadendo in Jugoslavia (soprattutto la Germania) fossero tenuti sotto scacco da quelli che non capivano (soprattutto la Gran Bretagna). Di conseguenza, il riconoscimento della Croazia e della Slovenia è stato ritardato di sei mesi, e quando è finalmente arrivato lo ha fatto senza essere accompagnato da misure di protezione per le altre potenziali vittime degli attacchi di Milošević.
La mentalità dietro all’entusiasmo per una politica estera “europea” mostra una logica infantile. “Pensa quanto forte ed efficace sarebbero le nostre politiche estere se le mettessimo tutte insieme!”. Allo stesso modo, si potrebbe dire: pensa che bel colore possiamo ottenere se mescoliamo tutti i colori sulla tavolozza! Il risultato, inevitabilmente, è una tonalità marrone simile al fango.

domenica 29 marzo 2015

GIUSTO PER CAPIRE DOVE SI NASCONDE LA VERA DITTATURA ... SINTOMI FINALI DI UNA DEMOCRAZIA


VITALI AL VETRIOLO SULLA MORTE DI GIORDANO BRUNO

NOTE ALLA FINE DI GIORDANO BRUNO   http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/17/notaio_fotografo_Giordano_Bruno_sul_co_9_110417055.shtml

Dobbiamo ai restauratori romani, alla loro GRANDE e inutilizzata abilità, se emergono di tanto in tanto INFORMAZIONI essenziali sul NOSTRO PASSATO. Questo rinvenimento, peraltro ovvio (perché era usuale lo schizzo a lato del documento) oltreché auspicabile, permette di avere un'ulteriore informazione sul grande pensatore, uomo di grande cultura, scienziato ante-litteram,  ricercatore instancabile, STUPIDAMENTE PRIMA ANCORA CHE CANAGLIESCAMENTE ASSASSINATO DA UN POTERE FINE A SE STESSO, anche se si esibisce a nome di un molto ipotetico DIO ( di cui non si sa ancora il nome..) CHE NON HA MAI AMMESSO DI DOVER CEDERE di fronte ad alcunché. Sappiamo che quel rogo, che non era l'unico e non fu l'ultimo, mise a soqquadro tutto il mondo intellettuale dell'epoca, come cita anche l'articolista del Corsera. Keplero ne fu giustamente sconvolto  per noi, (comunque abituati a violenze giornaliere di vario genere) l'idea che un GRANDE pensatore possa essere bruciato vivo per le proprie idee è per lo meno aberrante, e NON perché ci sia stato un progresso da questo punto di vista, anzi! Prima dell'INSTAURARSI DI QUESTO potere( Bellarmino è stato fatto SANTO, non dimentichiamolo, e ciò basterebbe a squalificare il cosiddetto paradiso di questi signori!), NON è MAI STATA CONCEPIBILE UNA PRATICA DI QUESTO GENERE.
Stante che OGGI, lungi dal chiedere scusa per un passato così infame ( alcuni intellettuali lo hanno ingenuamente chiesto) si stanno facendo insinuare ridicole asserzioni sulla morte di Bruno, come quella che non sarebbe mai stato bruciato vivo, fatto che avrebbe contraddetto la sadica pratica usuale, è bene tener presente che proprio di recente è stata dimostrata l'esistenza di un numero infinito di BUCHI NERI ciascuno al CENTRO di una galassia. Esisterebbe pertanto un numero infinito ( nel senso di NON misurabile) di GALASSIE così come, con altre parole, il Bruno era giunto a PENSARE. Immaginiamo a quale livello di conoscenze saremmo arrivati se a questo pensiero creatore non fosse stato impedito di circolare liberamente nel mondo allora conosciuto, che includeva anche le Americhe, conquistate anch'esse grazie ad identico INTUITO creatore di un 
italiano, ma subito sfruttate dai "soliti noti" con la scusa di imporre la VERA religione. 
UN ESEMPIO DI PROTERVIA "DOGMATISTA": Ricordo che durante il Corso di Storia della Chimica, tenuto presso la Sapienza una trentina di anni fa, avendo io accennato a Giordano Bruno, insorsero alcune studentesse kattoliche affermando la giustezza dl  quel rogo. E ciò è bastevole per descrivere compiutamente una morale e soprattutto un'ESTETICA ( nel senso platonico del termine).
Va infine tenuto presente che Giordano Bruno era uno degli intellettuali più noti ( e letti ) della sua epoca. Equivalente come fama, per la scienza, ad un Niels Bohr, per la letteratura ad un Jorge Luis Borges o Ernst Junger.
Giorgio Vitali. 

Nomi Prins on Public Banking



RIPUBBLICHIAMO PER PROMEMORIA!!

P R E M E S S A
Spesso dei poveri sprovveduti, per non dire "imbecilli", continuano a dire che la "moneta debito" sia una bufala a tal proposito non ci curiamo di rispondere (Krugher diceva non parlare mai con un imbecille, la gente potrebbe non comprendere la differenza) ma rimandiamo alla lettura di qualche libro che è riportato nella seguente biografia (estremamente sintetica).

"L'imbecille è più pericoloso del Criminale" G. Auriti
(Il criminale almeno ha un obbiettivo e una strategia, l'imbecille fa solo danni, a se e agli altri)

Gli imbecilli pagati hanno una pur loro misera giustificazione,
ma per quelli che lo fanno senza neppure essere pagati... non ci sono parole!!!!
(vale anche per Titoli equivalenti come: Cretino, idiota, stupido, ecc)

"non discutere mai con un idiota, ti trascina al suo livello e poi ti batte con l'esperienza"

Nota: alcuni link sono attivi con il testo e/o l'e-book del libro oppure rimandano ad una scheda biografica, ad un sunto oppure all'editore
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La truffa della moneta non si limita al solo signoraggio, magari fosse solo così, ma alla interazione di diverse situazioni messe in atto sistematicamente da coloro che vogliono dominare il mondo con la moneta tra cui:

  1. L'emissione a debito da parte di terzi (banchieri privati)
  2. L'applicazione dell'interesse 
  3. L'applicazione forzata della legge di rarità sulla moneta 
  4. L'applicazioni dei cicli monetari con espansione e rarefazione della liquidità forzati
  5. La tassazione spietata per il recupero degli interessi e la depressione forzata del popolo
  6. La voluta equivaleza truffaldina tra valore monetario e valore creditizio
  7. Il principio della riserva o leva frazionaria sui prestiti
  8. La comunicazione, indottrinamento, crisi psicologica, attraverso i media, telegiornali,ecc (propaganda)
  9. Il plagio e il condizionamento delle masse su false idee (inflazione, povertà, ecc)
  10. Deviare sempre la responsabilità sui politici (complici e/o ignoranti )
  11. Equilibri geopolitici, energetici, sociali delle vari nazioni.
  12. Invasioni e "liberazioni" di nazione sovrane che non obbediscono al potere mondiale
  13. Trattati di guerra/pace fatti in una sola direzione e per un solo interesse quello della finanza mondiale
  14. Funzionamento di: FED, BCE, FMI, BM, WTO,
  15. Le influenze delle società di rating (private)
  16. La fusione tra banche commerciali e banche finanziarie speculative (glass steagall act)
  17. La piovra dei derivati ed il loro funzionamento
  18. Le borse (energia, petrolio, alimenti, denaro, ecc)
  19. Il Forex
  20. ecc
Se non si analizzano almeno questi fattori, ma ve ne sono molti altri, non si riesce a comprendere la vera truffa monetaria, limitandosi solo al "signoraggio" di tipo storico o al significato spicciolo della parola. Infatti la  incapacità di comprendere tale truffa deriva dal non riuscire ad avere una conoscenza di insieme ma solo settoriale dell'economia. La truffa non è solo in ambito economico, ma prende molti ambiti tra cui quello giuridico, storico, sociale, politico, culturale, umano. Poiché nessuno ha interesse a scoperchiare questo tipo di situazione per una serie di interessi concatenati, si parla solo di segmenti e di frazioni di problema, per deviare l'attenzione di quei pochi che arrivano a capire che comunque qualcosa non torna.

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B I B L I O G R A F I A  - E S S E N Z I A L E
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“Alta finanza e miseria, L’usurocrazia mondiale sulla pelle dei popoli” Savino Frigiola – Controcorrente- Napoli 2008

"Addio al Debito" - Salvatore Tamburro - Macrolibrarsi

“Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor.

“Applicazione di una terra dell’utilità a una teoria del diritto e delle persone giuridiche” estratto degli atti del 2° Congresso nazionale di filosofia del diritto (Sassari 2 Giugno 1955) - Giuffre – Milano 1956

“Azioni e azionisti, il lungo ottocento della banca di Italia” Rosanna Scatamacchia

"Attualità del pensiero di Federico Caffe nella crisi odierna" - Amari Giuseppe - 2010 Ediesse

"Antibancor" N.1, 1992, Edizioni di Ar

"Bancarotta"- l'economia globale in caduta libera - Joseph E. Stiglitz - Einaudi

"Bancocrazia" Barone Giuseppe Corvaja libreria elvetica 1841

"Banconote e Denaro" - Silvio Gesell

“Banchieri e camerieri” - Santoro Giuseppe - Società Editrice Barbarossa - 1999.

"Banchieri & Compari" - Gianni Dragoni - Chiare lettere

"Banche armate alla guerra" - Simone Falanca - Arianna

“Bankenstein” (Tutto quello che non avreste mai voluto sapere sulle banche) Marco Saba 2006 Nexus

“Bank Credit, and Economic Cycles” - Jesús Huerta de SotoMoney - Mises Institute - 2006

"Banking-and-Currency-and-the-Money-Trust" - LINDBERGH - 1913

“Breve trattato sulla decrescita serena” Serge Latouche

“Bottai: Il fascismo come rivoluzione del capitale” - Panicali Anna (a cura di) –Cappelli - 1978

"Bibbia" "ESODO""DEUTERONOMIO" "LEVITICO""EZECHIELE" ecc. ed.CEI

"Billions for the Banker Debts for the poor" Sheldon Emry,

"Capire il potere" - Noam Chomsky  - Tropea Editore 2002

“Capitalismo parassitario” Bauman Zygmunt

"Capitalismo di rapina" Paolo Biondani Mario Gervini Vittorio Malaguti . ed Chiarelettere

"Cimit€uro" - Uscirne e Risorgere . scopri chi ha generato la crisi - Marco della Luna - ed Arianna

“Complementary Currencies: a prospect on money from a retrospect on premodern practices” -  Luca Fantacci - Bocconi University -ISE Working Paper, 1/2004

“Cancellare il debito”, Alberto Castagnola: Emi.

“Consumo dunque sono” Bauman Zygmunt

“Contro il dio denaro” - Consoli Mario - l'Uomo libero n. 48 - 1999.

"Con i soldi degli altri"  Luciano Gallino - Einaudi

“Crack” Charles R. Morris

“CRAC!” Domenico De Simone editori internazionali riuniti

“Creating New Money” - Joseph Huber e James Robertson - New Economics Foundation.

“Credito Sociale: La Moneta Al Servizio Dei Cittadini” Louis Even  (articolo)

 “Créer de la richesse ou des emplois ?”, in Le Monde, 20.9.1994, p.V.- Cuzacq, Nicolas.
" Pierre-Joseph Proudhon Critica della Proprietà e dello stato" - a cura di Giampietro N. Berti - eleuthera

"Criminal Bank" - Francesco Pratesi - Laboratorio Guttemberg

“Cancro SpA” Marcello Pamio

“Confessioni di un sicario dell’economia” John Perkins

"Compendio di economia" (appunti)

“Keynes' Politicai Philosophy: The Gesell Connection” - William Darity jr.: in:"Eastern Economie Journal" Voi. 21, n. , 1995, p. 27-41.

"Dal nulla al nulla. Genesi della crisi finanziaria e ipotesi di scenari futuri" - Mario Consoli - Uomo Libero n. 67 - 2009

"Dittature- la storia occultata" - Antonella Randazzo - ESPAVO

"Disoccupazione o debito pubblico" e-book Salvatore Tamburro

"Democrazia economica" Clifford Hugh Douglas 1920 (libro)

"Debitori dalla nascita" - Rossano Orlando  ed Tabula

"Debito Pubblico e Sovranità Monetaria" - Mario Consoli - Uomo Libero

"Della Moneta " Ferdinando Galliani

"Della Moneta" Ferdinando Galliani - scansione originale STAMPERIA SIMONIANA

 "Descent Into Slavery", South Pasadena, Emissary - Des Griffin,

"Distinzione tra moneta e denaro" Maria Grazia Turri - Carrocci

“Dopo lo sviluppo sostenibile. L'ambiente come obiettivo, la crescita come vincolo” Nino Galloni

“Dominio” - Jean Passard – Capire Edizioni - Roma

"Domande che nessuno fa" di Silvano Borruso - Accademia della libertà

"Dove andrà a finire l'economia dei ricchi" - Domenico De Simone - Malatempora

"Dove va la finanza" - Giorgio Vitangeli - edizioni Settimo sigillo

""Dietro il panico: la guerra finanziaria sul futuro del potere bancario globale"- F. William Engdahl- 10 ottobre 2008

"Duri e Puri" aspettando un nuovo 1929  - Eugenio Benettazzo - Macroedizioni

 "E la verità vi renderà liberi" - Icke, David - Diegaro di Cesena: Macroedizioni, 2001

“E Soros investe in fattorie” - Cfr.: Arianna Dagnino, “Corriere Economico”, inserto del “Corriere della Sera”, 25 ottobre 1999.

“Early Twentieth - Century Heterodox Monetary Thought and the Lavo ofEntropy” - Mario Seccareccia - in: A. Cohen, H. Hagemann e J. Smithin, Money, Financial Institutions and Macroeconomics. Boston: Kluwer Academic Publishers 1997.

"Economy in one Lesson" Henry Hazlitt

“Economia e decrescita. Scritti e interviste“ Serge Latouche

“Economie di Carta” - Autori vari – Emi -La luna nel pozzo.

“Economie di carta - Il gioco d'azzardo dei mercati finanziari” - Autori vari - Editrice Monti.

"Economia della banca" -Roberto Ruozi:

“Economia e storia mondiale” - Bairoch Paul – Garzanti - 1998.

“Economia senza denaro” Maurizio Pittau

"Economic Democracy" (1920) new edition: December 1974; Bloomfield Books; ISBN 0-904656-06-3 Clifford Hugh Douglas

“Economist with a Public Purpose” John Kenneth Galbraith

“El nuevo desorden económico” Larry Bates,

“Emergency Money” - Krause Publications, 2000

"ESM DOSSIER" LIDIA UNDIEMI

“Euroschiavi” Marco Della Luna - Antonio Miclavez (.) Arianna Editrice 2007

"Eurolandia contro l'Europa" - Indelicato Alberto - 2009 Edizioni Settecolori

"Euro in bilico" Bruno Amoroso Castelvecchio Editore 2011

"Europa Kaput" (S)VENDUTI ALL'EURO - Antonio Maria Rinaldi

“Ezra Pound economista” - Contro l’usura Accame Giano - 1995 settimo sigillo

“Fantopian Update” - James Gibb Stuart - Ossian Publishers 2005.

"Fermate l'euro disastro" Max Otte - ed Chiarelettere

“Filosofia della Libertà” Rudolf Steiner

“Filosofia del denaro” Georg Simmel, Unione tipografico-editrice torinese, 1984.

"Finanza per Indignati" - Andrea Baranes - Ponte alle grazie

"Finanzcapitalismo" la civiltà del denaro in crisi - Luciano Gallino  - Einaudi

"Fine della finanza" -M. Amato L. Fantacci: - Donzelli, 2009"

"Fuori controllo" - Saskia Sassen - Il Saggiatore, 1998, p. 71.

"Fine della Finanza" - M. Amato L. Fantacci - Donizzelli

“Giustizia Sociale” (attraverso la riforma monetaria) Giacomo Barnes – Società Editrice Barbarossa1944

“Grandi Banche in Europa” - Giannola Adriano (a cura di) - Guida Editori – 1990

"Globalizzazione" -  Luca De Benedictis e Rodolfo Helg 

"Gli Adelphi della Dissoluzione" (strategie del potere iniziatico) - Maurizio Blondet - Aires

"Gli usurai della terra" Luigi Magrone 1923 (riedizione)

"Gli Hallesisti cosa vogliono?" Agostino Maria Trucco

“General Theory of Employment, Interest and Money” - John Maynard Keynes - London 1935, cap. 16, 23 e 24.

"Germany must perisch" Theodore N. Kaufman,

“Geografia di un mondo in crisi” - P. N. Bradley - Franco Angeli – 1986

"Gruppo Bilderberg: l’Economist conferma, è una cospirazione mondiale"  2011,
http://www.prisonplanet.com/bilderberg-owned-publication-the-economist-yes-powerfulglobocrat-elites-are-running-things-its-not-a-conspiracy.html   WATSON STEVE

"Guernsey experiment"  - Distributist Books - 1992

“17 governo del mondo” - Calogero Carlo Lo Re - Cooper & Castelvecchi.

“How to Create Currencies for Local Communities” - Hartford Van Dyke - Law Research Group -2005

"How Guernesey beat the Bankers" - Edward Holloway - one shilinng

“History of the Standard Oil Company, in 2 volumes” - Tarbell, Ida M., Mc Clure, Phillips & Co. - New York - 1904.

"Ingannati" fin dalle scuole elementari - ALBERTO MEDICI 2011

“I signori del denaro” (The Money Misters) Prodotto da Patrick S. J. Carmack, Diretto da Bill Still

"Il banchiere"  - Federico  Rampini - Ed Mondadori -  OTTOBRE 2013

"Il Banchiere Anarchico" Pessoa 1922

"Il bilancio dello stato" - Giuliano Passalacqua - Franco Angeli / La Finanza Pubblica

"I creatori di moneta" -  Coogan Gertrude H. - Edizioni di Ar,- 1998.

“Il Capitale” Karl Marx

"Il Capitalismo" - Alvi Geminello - 2011  Marsilio

“Il capitalismo ha i secoli contati” Giorgio Ruffolo

“Il capitalista nudo”:W. Cleon Skousen - 1970

"Il colpo di stato di Banche e Governi"- l'attacco alla democrazia in europa- Luciano Gallino- EINAUDI

"Il Club Bildelberg" La storia segreta dei padroni del mondo Daniel Estulin Arianna Editrice 2009 -2011

"Il contagio" Loretta Napoleoni - Rizzoli

"Il denaro pazzo" - Alain Minc - Spirali, 1993

“Il denaro “sterco del demonio” - Fini Massimo – Marsilio – 1998-2003

"Il diritto di proprietà nello stato socialista" Giacinto Auiriti (centro studi)

“Il debito sovrano” Emilio Colombo, Marco Lossani (Università Milano Bicocca – Università Cattolica)

"Il debito Pubblico" - Ignazio Musu - Il Mulino 2006

"Il fascismo come rivoluzione del capitale" - Panicali Anna (a cura di), Bottai: - Cappelli, 1978.

"Il fallimento dell'euro" ovvero tutto quello che non è stato detto, Antonio Maria Rinaldi  - 2011 Piscopo

"Il Golpe Latino - Mario Monti costretto per errore a salvare l'Italia".

“I creatori di moneta” Gertrude Margaret Coogan - Edizioni di Ar - 1998

"I complici di Dio" - VALLI GIANANTONIO - 2009  Effepi

"I potenti del denaro" Alberto Mazzucca - Editoriale Nuvoa

“I grandi Banchieri” Vieri Poggiali – De Vecchi Editore – Bologna 1967

"Il Grigiocrate Mario Monti" - A. Grandi, D. Lazzeri, A. Marcgliano 

“I paradossi della teoria dell’usura nel medioevo” Sylvain Piron – Università Cattolica - 2006

"I Segreti Bancari" - Giacomo Saver - CSA Bari

"I Signori del Crimine" Jean Ziegler - Marco Tropea Editore

"Illusione e realtà monetarie" - Mario Alberti (prolusione 15 nov. 1929 università bocconi )

"Il Gattopoardo della Banca Commerciale Italiana" Gincarlo Galli Mattioli - Rizzoli 1981

“Il grande mutuo” Nino Galloni Editori riuniti 2007

“Il libro dell’economia partecipativa. La vita dopo il capitalismo” Albert, Michael

“Il Mistero del 2012” A.A.V.V. edizioni il Punto d’incontro.

"Interest and Inflation Free Money"  Margrit Kennedy: 

"Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni" - A. Smith - Mondadori

"Invece della Catastrofe" - Giulietto Chiesa - PIEMME

“Il paese dell’utopia- La risposta alle cinque domande di Ezra Pound” Giacinto Auriti - Tabula Fati, 2002 oppure qui

“Il pensiero creativo contro l'economia dell'assurdo” Serge Latouche

“Il potere del denaro svuota le democrazie” Accame Giano - settimo sigillo 1997

“Il ritorno del dono” Serge Latouche

“Il reddito minimo universale” Philippe Van Parijs , Yannick Vanderborght

“Il Valore del Diritto” Giacinto Auriti – Edigrafital – Teramo1996

"Il Travagliato Travaglio"- Antonella Randazzo - ESPAVO

"Il tramonto dell'Euro" - Alberto Bagnai  - Imprimatur editore

"Ingegneria sociale e mondializzazione" il comitato invisibile (francese)

“In difesa del welfare state” Federico Caffè

"In alto il Deficit" Paolo Barnard intervista Warren Mosler - edizioni SI

"Inflation and Debt Free Money" -  Margrit Kennedy -1995

"Il libro verde" Gheddafi

"Il sistema economico a misura d'uomo" - Silvio Gesell   (www.gesell.it)

"Federico Caffè" - le riflessioni della stanza rossa- Bruno Amoroso

"L'Africa di Thomas Sankara" le idee non si possono uccidere - Carlo Batà - ed. ACHAB

"L'azione umana" - Trattato di economia -Ludwig Von Mises

"L'Associazione dei Capitali " della libertà delle Banche" 

“L'ABC dell'economia” - Pound Ezra - Boringhieri - 1994.

“Lavoro e usura” Ezra Pound

“L'antibancor” - Aa.Vv., - Edizioni di Ar - settembre 1992.

“L'antibancor” - Aa.Vv. - Edizioni di Ar - settembre 1993.

"La Grande Crisi- Le ragioni di una speranza" di Giovanni Passali

"La dittatura dei Banchieri"- Emidio Novi - ed. Controcorrente

“La Banca Centrale Europea” - Papadia Francesco-Santini Carlo - Il Mulino - 1999.


“La Banca Centrale Europea” - Pifferi Marco-Porta Angelo – EGEA - 2001.

"La Banca di Italia il signoraggio e il Nuovo ordine Mondiale" Tesi di Salvatore Tamburro

“La banca, la moneta e l’usura – La Costituzione tradita” - Bruno Tarquini -ed. Controcorrente, 2001/2003

"La Democrazia dei grandi Vecchi" di Giuseppe de Agostinis

"La Fabbrica dei Soldi" - Galli Giancarlo - Mondadori 2000

“La fabbrica del debito, dell’usura e della disoccupazione” Savino Frigiola – Pragmateia ass, culturale – Rimini 1997

"La crisi mondiale dei giorni nostri" Maurice Allais (Primit)

"La crisi del pensiero unico" - Emiliano Brancaccio - Milano, FrancoAngeli, nuova edizione, 2010

“La finanza e il Potere” Joaquin Bochaca

"La dittatura europea" Ida Magli - BUR

“La globalizzazione”- Wayne Ellwood - Carrocci.

"La Globalizzazione del Capitale" - Barry Eichengreen Milano, Baldini & Castoldi, 1998.
“La guerra infinita” - Chiesa Giulietto – Feltrinelli - 2002.

"La grande truffa" (l'emissione monetaria) Paolo Maleddu

"La grande crisi" - Giannulli Aldo - 2010  Ponte delle Grazie

"Legge sulla Reichsbank" - 2007, Effepi

"La moneta debito" origine del debito pubblico - Normanno Malaguti - editore il Cerchio

"La riforma del sistema monetario per un nuovo ordine economico internazionale" Francesco Geraci

“La repubblica delle banche” Elio Lunutti . Arianna  2008

"La ricchezza delle Nazioni" Adam Smith 1776 London edition

“La rivincita dei temperini. Manuale per i perplessi” Nino Galloni

“La scommessa della decrescita” Serge Latouche

“La storia segreta dell'impero americano. Corruttori, sciacalli e sicari dell'economia” - John Perkins - Minimumfax, 2007

"La storia è un'arma" - Edward Bernays

“La terra Trema, invito alla rivolta”, Sforza Ruspoli - Nuove Idee Roma 2006

“La via d’uscita” Nicolò Giuseppe Bellia

"La verità sulla Moneta" - Normanno Malaguti - ed. Il Cerchio

“La via del Denaro” La Banca di Italia, il signoraggio e il nuovo ordine mondiale Salvatore Tamburro Nexus edizioni

"La Matrix Europea" - Francesco Amodeo - Si Edizioni

“La moneta” - Andrea Terzi - Il Mulino.

"La Moneta dell'utopia"  < abolire il sistema bancario con la moneta auto-emessa >  Daniele Pace

"La Moneta , Dio o Mammona? in: “Chiesa Viva” n. 204 e 205, Agnoli, Carlo Alberto: Brescia, Editrice Civiltà

"La moneta debito". origine del debito pubblico - Normanno Malaguti - ed. Il cerchio

"La Moneta come strumento di dominio" - Pietro Sanna

“La Moneta di Satana” - Cosimo Massaro - Edizioni Tabulafati

“La moneta copernicana” -Marco Della Luna - Nino Galloni - ed. Nexus, 2008

“La moneta come strumento di dominio” Pietro Sanna

“La Moneta Libera da inflazione e da interesse” Margrit Kennedy, Ed. Arianna, 2006

“La Moneta Copernicana” Marco Della Luna, Nino Galloni

“La Moneta di Satana” Cosmo Massaro - Fabula Fati

"La Moneta Libera da inflazione e da interesse" Margrit Kennedy - Arianna

"La Moneta, la banca e l'usura" Bruno Tarquini, Chiesa viva

"La Moneta" Capire la Finanza - Fondazione Culturale Responsabilità Etica

"La rivolta del correntista" - Bortoletto Mario - Chiare Lettere

"La saga di Mammona" Silvano Borruso - Arianno Editrice 2013

"La solitudine del riformista" - Federico Caffe - Bollati Boringhieri

“La storia occulta” Antonella Randazzo.

"La scienza del mercato" Giorgio Di Domenico IRE

"La trappola dell'euro, la crisi, le cause, le conseguenze, la via d'uscita  -Marino Badiale e Fabrizio Tringali

"La voragine. Inghiottitoio del debito pubblico" Marcello Degni

"Les Financers qui menent le mond" - Henry Coston - La Librairie Francaise

"Le agenzie di rating"  Ferri, Speranza, Lacitignola, Punziana - Il Mulino 2009

"L'ebreo internazionale" Henry Ford - edizioni DI Ar - 1922

"L'economista scomodo" Vita e opere di Francesco Ferrara - Faucci Riccardo - Sellerio Editore PA

"L'economia della truffa"I limiti dell'economia globale, la storia di una crisi annunciata
Galbraith John K.

"Le finanze pontificie e i Rothschild 1830-1870" Felisini Daniela Edizioni Scientifiche Italiane

“Le Chiavi del Potere” Marco Della Luna - Koiné Nuove Edizioni - Roma 2003.

“Le radici di una fede. Per una storia del rapporto fra moneta e credito in Occidente” Massimo Amato, Bruno Mondadori, 2008

“Le origini storiche della moneta” F. Cianciarelli – Edigrafital – Teramo 1996

"Le Banche è la crisi" - Giampiero Cantoni - Arianna

"Le privatizzazioni bancarie in Italia" - GIOVANNI SICILIANO 

“La più grande truffa di tutti i tempi – La dittatura silente dei finanzieri” - Domenico Longo

"L'enigma della moneta" - M. Amato - Milano

“Les Monnais Paralleles - Unite et diversité dufait monétaire” - Jerome Blance - Paris 2000.

"L'eta dell'incertezza" 1997 Arnoldo Mondadori John Kenneth Galbraith

"Lettera aperta ai Guru dell'economia che ci prendono per imbecilli" - Bernard Maris

"Liberalismo e politica economica", il Mulino, 2006. Bresciani Turroni Costantino

“L'invenzione dell'economia” Serge Latouche

“L'impresa sociale” Nino Galloni

"L'Impero invisibile" Daniele Estulin - Castelvecchi

"L'impero della vergogna" -Jean Zegler Marco Tropea Editore

“Lightning over the Treasury Building, An Expose of our Banking and Currency Monstrosity” - Elsom, John R., Meador Pub., Boston, Mass.

“L’Isola dei naufraghi” Louis Even  - Savetion Island

"L'invenzione dell'economia" - Serge La Touche - Bollati Boringhieri

"L'Impresa irresponsabile" - Luciano Gallino - Einaudi

"L'Istituzione segreta dell'America"  Antony c. Sutton - Trine Day

"La guerra infinita" -Chiesa Giulietto - Feltrinelli - 2002.

“La morte del denaro : una rivoluzione possibile”, Pierangelo Dacrema Milano : C. Marinotti, 2003

"La Moneta Debito" origgine del debito pubblico - Normanno Malaguti

"La privatizzazione del mondo" - Jean Ziegler - Marco Tropea Editore

"La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l'Euro" Elido Fazi - Fazi editoreia

"La verità sulla finanza italiana" Paolo Sella  di Monteluce

"L'Associazione dei Capitali per mezzo della libertà delle banche" Gaetano Semenza 1869

“La fine della moneta sbagliata”,Francesco Cè. Cremona : Il pensiero economico, 1973. (scribd)

"L'associazione de Capitale per mezzo Della Libertà delle banche" Gaetano Semenza

"Le radici di una fede. Per una storia del rapporto fra moneta e credito in Occidente" - M. Amato -Mondadori Bruno, 2008

"Lo stato Falsario" ecco cosa hanno fatto i governi ai nostri soldi -Murray N. Rothbard - Laissez- Faire

"Lo Stato e i suoi creditori" - ZILLI ILARIA - 1997, Edizioni Scientifiche Italiane

“L'ordine economico naturale” Gesell Silvio

 "L'orrore economico" - Viviane Forrester - Adriano Salani editore

"L'occulta strategia della guerra senza confini" A.A.V.V. Centro di studi politici e monetari

"L'Euro in Bilico" Bruno Amoroso Castelvecchi 2011

"L'economia per tutti" Pierluigi Paoletti Centrofondi

"L'età delle banche centrali" - Giannini: - Il Mulino, 2004

“L'Ordre économique naturel” (trad. da Felix Swinné) - Silvio Gesell - Paris-Bern-Bruxelles 1949.

“L’ordinamento internazionale del sistema monetario” Giacinto Auriti Edigrafital – Teramo – 1996

“L’ultima lezione” ( Su Federico Caffè) - Ermanno Rea- Einaudi, 2000

"L'uomo e il denaro", Ellul J. Editrice a.v.e., Roma 1969.

"L'umana tragedia" - Francesco Cianciarelli  - Controcorrente edizioni

"L'utopia degli usurai" - G.K. CHESTERTON - 2007 - Excelsior  1881

“L'Utopia Monetaria di Silvio Gesell” - Enrico Ghirardini - Università degli Studi di Venezia Ca' Foscari 1996.

"Oltre l'era dell'inganno" - Antonella Randazzo - ESPAVO

"Mafia per non dire capitalismo", Carmelo Riccardo Viola Centro Studi biologia Sociale

"Ma quale democrazia? Controllo monetario e consenso popolare" -  Mario Consoli -Uomo Libero n. 54 -2002

“Ma l’euro di chi è” Rossano Orlando

“L'Utopie monétaire de Silvio Gesell - Un Cas d'Hétérodoxie entre Wicksell et Keynes Michel Herland” - in: Richard Arena e Dominique Torre - Keynes et les nouveaux Keynésiens, Paris 1992, p. 59-80.

“Mercato senza padroni. Condizioni per uno sviluppo socialmente sostenibile” Nino Galloni

“Mente e denaro” Luigi Ferraro, Dario F. Romano (rivista moneta e credito)

“Misteri dell'euro misfatti della finanza” Nino Galloni ed Rubbettino  2006

"Moneta e Società" gli effetti sociali delle politiche monetaria il caso italiano - Nino Galloni -edizioni SI

"MONETA DI GHIACCIO (ICEMONEY): IL DENARO COME DOVREBBE E POTREBBE ESSERE."

MONETA, CREDITO E BANCHE IN EUROPA: UN MILLENNIO DI STORIA Giuseppe Felloni

"Moneta Dominio" Piero Sanna

“Moneta Nostra” Marco Saba - Brescia - 2009

"Moneta al Popolo" Scilipoti Domenico

"Money, Bank Credit, and Economic Cycles" - Jesus Huerta de Soto - Auburn: Mises Institute, (2006)

“Moneta e Credito” Rivista di settore (vari aticoli)

"Moneta, storia di una istituzione mancata" -L. Fantacci: - Marsilio 2005

"Neurolandia" - Eugenio Bentazzo - ed Chiarelettere

" Non di solo Euro" - Roberto Bosio - EMIsferi 2014
"Non è crisi è truffa!" Salvatore Tamburro 2012 Edizioni Sì

"Non sai nulla e ciò che sai è falso"

"NoEuro-La-Legge-Di-Wilcoyote"

“No Global” - Blondet Maurizio - Ed. Ares - 2002.

“Nord Sud - Predatori, predati e opportunisti” - Centro Nuovo Modello di Sviluppo - Em.

"Nuovo disordine mondiale" -  Michel Schooyans - ed San Paolo

"Occupy Money" Margrit Kennedy

"Ordine economico naturale" Silvio Gesell

“O la Banca o la Vita” Marco Saba - ed. Arianna, 2008

“PAS” Alfonso Luigi Marra <<+>>

“Paradisi fiscali, uno scippo planetario” Ares 2000 - Malatempora.

“Parecon - Life After Capitalism” Michael Albert

"PECORE DA TOSARE" di Andrea Bizzocchi edito da IL PUNTO D'INCONTRO 2013

"Perché è cosi difficile capire la moneta" Silvano Borruso- Accademia della libertà

"Perchè non c'è bisogno di riserva aurea"  Novello Toscanelli  - Paolo Boldrini  1929-1932

"Per qualche dollaro in più - come la finanza casinò si sta giocando il pianeta"-Andrea Baranes-Datanews

"Per una economia dal volto umano"  Domenico De Simone

"Predoni, padroni planetari" F. Cianciarelli – 2M – Cosenza 1

"Progetto di un banco nazionale svizzero" Barone Giuseppe Corvaja libreria elvetica 1841

“Prendi i tuoi soldi e scappa” Nino Galloni Koinè Roma 2010

“Political Economy of Participatory Economics” Albert Michael - Robin Hahnel

“Quiet Revolution in Welfare Economics” Albert Michael - Robin Hahnel.

"Quando la moneta muore" - Fergusson Adam - Neri Pozza - 2011

"Raccolta di scritti del prof. Giacinto Auriti"

"Radiodiscorsi" - Ezra Pound -  1988  Edizioni Girasole

“Rapinatori in doppiopetto. Il ruolo politico del Fondo Monetario Internazionale” Giovani Cerina

“Retroscena Bancario” Marco Cali

"Reinventare il denaro per reinventare la libertà" adattamento e traduzione di Giuseppe Turrisi

"Riformare la finanza internazionale" Barry Eichengreen

"Rivelazioni non Autorizzate"  Marco Pizzuti  - Il Punto di incontro - 2009

"Rivoluzioni non Autorizzate"  Marco Pizzuti - Macrolibrarsi

“Roma Predona” – Antonella Randazzo

"Rompere la Gabbia" - Sovranita' monetaria e rinegoziazione del debito contro la crisi - Claudio Moffa - Arianna Editrice

"Saggi sulla moderna "economia del benessere"", (curatore), Boringhieri, Torino Federico Caffè

"Senza Soldi"  AAVV  - Macrolibrarsi

"Se sovrano è il popolo" la democrazia del sorteggio - Mario Ludovico - ed. Bulzoni 1997

"Signor Agio" Marco Scarpinelli

"Signoraggio" la grande truffa vagabond book

"Sistema delle contraddizioni economiche o filosofia della miseria" Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865)

"Schiavi delle banche" - Maurizio Blondet - effedieffe edizioni 2004

“Soldi II libro nero della finanza internazionale” Denis Robert - Ernest Backes, Nuovi Mondi Media

“Saggi sulla Moneta” Dallari M Patron editore Bologna 1978

"Social Credit" (1924, Revised 1933) new edition: December 1979; Institute of Economic Democracy, Canada; I-1 Clifford Hugh Douglas

“Soldi - il libro nero della finanza internazionale” - Denis Robert, Ernest Backes, ed. Nuovi Mondi media, 2004

“Shock economy” - Naomi Klein - Rizzoli editore – 2007 -2008

" Sterline, dollari e cannoni" - Festorazzi  Roberto - Il Silicio  2010

"Stato e finanza pubblica in Europa dal medioevo a oggi, 2008 - Giappichelli

“Stato e Banca Centrale in Italia” - Polsi Alessandro – Laterza - 2001.

“Storia dell’economia” - John Kenneth Galbraith

"Storia delle Banche" - (informare per risistere)

"Storia dei crimini monetari" - Del Mar Alexander - Excelsior editore

“Storia del dollaro” - Nussbaum Arthur – Sansoni - 1961.

“Surviving the Cataclysm” - Webster Griffin Tarpley -Washington Grove Books, 1999

"Sull'orlo del baratro. Il fallimento annunciato del sistema denaro"- Alain De Benoist - Macro Edizioni

“Sulla pelle dei popoli” - Gozzoli Sergio - l'Uomo libero n. 27 - 1998.

“Sulla moneta” - Pound Ezra - Edizioni di Ar - 1977.

“Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta” John Maynard Keynes

 "Teoria del circuito monetario" - Graziani Augusto - Jaka book

"Teoria dell'inflazione" Bresciani Turoni Costantini

"Teoria qualitativa della moneta"  di Walter Beveraggi Allende
“Tesi di laurea sul Signoraggio” Università di Napoli Salvatore Tamburro 2006/2007

"The Babylonian Woe" - David Astle

"The Biggest Lie Ever Believed" Mike Folkerth

“The Capitalist Cost-Benefit Structure of Money” - Dieter Suhr: New York and Berlin 1989.

“The Case Against the Fed” (Paperback) Murray N. Rothbard *Ludwig Von Mises Institute – 2007

“The Creature from Jekyll Island: A Second Look at the Federal Reserve” - Griffin, G. Edward - American Media - P.O. Box 4646, Westlake Village, California, 1998.


“The Keynesian Revolution” - Lawrence Klein - London 1966/1980, cap 5, p.124-152.

“The End of Money and the Future of Civilization” - Thomas H. Greco Jr.- Chelsea Green Publishing - 2009

“The Economics of Innocent Fraud: Truth for Our Time” John Kenneth Galbraith

"The Finanes of European Liberation" whit special reference to Italy - Frank A. Southard, jr. - The Carnegie Endowment for International Peace. by King's Crown Press, New York 1946

“The Future of Money: Creating New Wealth, Work and a Wiser World” - Bernard Lietaer – Century – 2002

"The Lost Science of Money: The Mythology of Money, The Story of Power" by Stephen A.

“The Federal Reserve Hoax” - Vennard, Wickliffe B. - Forum Pub.- Boston, Mass -1963

“The Federal Reserve Conspiracy” - Sutton, Anthony C. - CPA Book Pub. - Boring, Oregon - 1995.

"The Future of Money. Century"  -Bernard Lietaer - London 2001

“The Revolution” Ron Paul

“The Monopoly of Credit” Clifford Hugh Douglas

“The Money Misters” Patrik S J. Carmack diretto da Bill Still (traduzione a cura del PRIMIT)

“The Mistery of Banking” Murray Rothbard – Ludwig von Mises Institute – 2008 Alabama

“The Secret of the Federal Reserve” - Eustace Mullins - Bankers Research Institute – Staunton - VA -1993.

“The Social Credit proposals explained in 10 lessons” - Alain Pilote - The Pilgrims of Saint Michael - 2008

"The Use of Money" (1935) Clifford Hugh Douglas

“The lost science of money” - Stephen A. Zarlenga, -American Monetary Institute, 2002

“The Naturai Economie Order” (translation by Philip Pye)- Silvio Gesell- London 1958.

“The Mystery of Capital” - Hernando De Soto - Basic Books, 2000

"The Money Illusion" Irving Fischer Kessinger Publishing, 2006

“The Money Bomb” - James Gibb Stuart - Ed. William MacLellan (Embryo) - ltd., 1983-4.

"The Monopoly of Credit" (1931) new edition: 1979; Bloomfield Books;

"The real story of the money-control over america"- Sheldon Emry

“The Truth in Money Book, Truth in Money Inc.” - Thoren, Theadore R., & Warner, Richard F. - Chagrin Falls - Ohio, 1989

“The Unintended Consequences of the Debt” - Richard A. Werner - CBFSD Discussion Paper Series, No. 2/2008

“Tigri globali, domatori nazionali” - Saccomanni Fabrizio - Il Mulino - 2002.

“Trattato sulla moneta” John Maynard Keynes

"Traditori al governo?"  - Marco Della Luna - Arianna

“Towards A Just Monetary System” Muhammad Umer Chapra - The Islamic Foundation - 1985

"Towards Stable and Competitive Banking in the UK" - by RichardA. Werner

Study guide to "The Theory of Money & Credit" by Ludwig von Mises di Robert P. Murphy

“Tutte le balle del capitalismo” Murphy Robert

"Togliete l'ipoteca sulla vostra libertà" Guseppe Turrisi

"TRAPPOLA GLOBALE" . Il governo ombra di banche e multinazionali. -Sabrina Marineo - Ed Il Punto d'incontro Distribuito da MACRO

“Un’altra Moneta” Domenico De Simone - Malatempora

“L'Uomo libero” Consoli Mario

"Un Milione al mese a tutti subito" Domenico De Simone

"Uscita di sicurezza" - Giulio Tremonti - Rizzoli

“Verità sulla Finanza Italiana” Paolo Sella Monteluce – Edizioni del ceto medio produttivo – Roma 1957

“Verso l’Antropocrazia” Nicolò Giuseppe Bellia

“Web of Debt” - Ellen Brown -Third Millennium Press- 2008 (articoli)

"Which WayWestern Man?" - William GayleySimpson

"Where does Money Come From?" - Richard Andreas Werner Josh Ray-Collins

“Who Owns the World” - Kevin Cahill -Mainstream Publishing, 2006

“A Guide & Checklist and Other Local Issue” - Courtney L. Coffing - World Notgeld, 1914-1947

"Il credito e la democrazia" Clifford Hugh Douglas 1920

"Ipoteca sulla vita" Giuseppe Turrisi - Lulù - 2006- 2012

"100% Money", Irving Fisher 1935

"Il reddito di cittadinanza. Una proposta per l'Italia e per l'Europa" Giuseppe Bronzini: Edizioni Gruppo Abele

"Understanding the financial system" Social Credit Rediscovered - Frances Hutchinson Jon Carpenter 2010
"Un colpo mancino assestato al mezzogiorno d'Italia: l'unificazione dell'emissione di cartamoneta nel 1926" Francesco Balletta

"Un altra moneta" Domenico De Simone

"10 ragioni per abbolire il fondo monetario Internazionale e la Banca Mondiale" (Kevin Danaher)

Zombie Economics:How Dead Ideas Still Walk among Us. Princeton University Press John Charles Quiggin

SITOGRAFIA

"WWW.SIGNORAGGIO.COM"

ARTICOLI

LA MONETA Givanni Svevo

BANCHE BANCHIERI E MONETA Pierluigi Paoletti

"Il Valore indotto della Moneta" prof. Giacinto Auriti

La giusta offerta di moneta

Ricordo di Federico Caffè


ALTRI LIBRI (Tratto dal libro - La Monteta, capire la finanza)

Numerosi in letteratura sono i saggi sulla moneta, a cominciare dai classici (come di J, M. Keynes:

Saggio sulla Riforma Monetaria - A Tract on Monetary Reform, 1923 - e Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta - The General Theory of Employment, Interest and Money, 1936; gli scritti di M. Friedman - J. A. Schwartz,: Il dollaro. Storia monetaria degli Usa (1867-1960)”, UTET, 1979; Milton Friedman, Manovre monetarie, Garzanti Libri, 1992 e  Metodo, consumo e moneta, Il Mulino, 1996; gli scritti di Franco Modigliani: Reddito, interesse, inflazione, Einaudi, Torino, 1987; Consumo, risparmio, finanza, Il Mulino, Bologna, 1992; J.A Schumpeter Trattato della moneta: capitoli inediti Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1996 e tanti altri) cui si rimanda.

In questa scheda vengono presi libri più semplici e divulgativi e di vario interesse come:

- AA.VV.: Economie di carta. Finanza internazionale e poteri multinazionali. Emi, 1998

- AA.VV: La moneta dell’impero. Ed. Ombre Corte, 2002

- (numero monografico): Denaro, Ricchezza, uso dei beni. Rivista Parola Spirito e Vita. Quaderni di lettura biblica. EDB, semestrale – n°2 Luglio/Dicembre 2000.

- ARCHIAT P.: Uomo e denaro. L’arte di riaccordare ogni giorno talenti e bisogni. Verlang, 2003

- BARANES A. e MILANO R.(a cura di): Guida per risparmiatori. Come investire per lo sviluppo
nei paesi del Sud del Mondo. 2009. Edizione a cura della Fondazione Culturale Responsabilità Etica.

- BAZOLI G.: Mercato e disuguaglianza. Il Pellicano rosso, 2006.

- BELLI F.: Il denaro e l’etica (un appunto), in Etica e Finanza, a cura di S. Signori, G. Rusconi e

- M. Dorigatti, Franco Angeli, 2005

- BENCIVENGA R.: Il fattore D. La storia del denaro dalle origini ai nostri giorni. Sperling & Kupfer, 1998

- BOFFITO C.: Enciclopedia Einaudi, voce Moneta, 1980

- CAMPANELLA F. (a cura di): Guida ragionata all’Economia. Ed. Il Sole 24 Ore ore, 1988

- CASTRONOVO V. (a cura di): Storia dei fatti economici: gli ultimi 50 anni nel mondo. Supplemento al n° 20 de il settimanale Il Mondo del 15 Maggio 1981

- CASTRONOVO V. (a cura di): Storia dell’economia mondiale. 12 volumi. Ed. Il sole 24 Ore, 2009

- CENTRO STUDI La permanenza del Classico: Regina Pecunia. Libri ARENA, Bologna 2009

- CIPOLLA C.M.: La storia economica, Il Mulino, Bologna, 2005

- CIPOLLA C.M.: Introduzione alla storia economica, Il Mulino, Bologna, 2003

- CIPOLLA C.M.: Moneta e civiltà mediterranea, Neri Pozza, Venezia, 1957

- ENCICLOPEDIA Le Garzantine – Volume sulla Finanza, voce moneta. Milano 2006

- ERCOLANI COCCHI E.: Dal baratto all’euro. Storia della moneta dalle origini ai giorni nostri.
Con CD-ROM. Editoriale Olimpia 2003

- FERGUSON N.: Ascesa e declino del denaro. Una storia finanziaria del mondo Mondadori, 2009

- GODHART C.A.E.: Moneta, informazione e incertezza. Il Mulino, 1994

- KRUGMAN P. R., OBSTFELD M.: International Economics: Theory and Policy, Addison Wesley, 2002

- KURTZMAN J.: The death of money: how the electronic economy has destabilized the word’s market and created financial chaos. Simon & Scuster, New York, 1993

- PÉGUY C.: Il denaro. Editrice Lavoro, Roma, 1990

- POROPAT L.: E come Economia. Denaro, banche, prezzi, imprese, scambi. Editorile Scienza, 2009

- PORTA A. (a cura di): La moneta nei primi economisti marginalisti. Feltrinelli, 1980

- RIGHETTI P.: Dalla bancarizzazione all’inclusione finanziaria: il paradosso della modernizzazione dei mercati e le iniziative di contrasto all’esclusione. In Etica e Finanza, a cura di SIGNORI S., RUSCONI G. e
DORIGATTII M., Franco Angeli, Milano 2005

- SALVINI G. e ZINGALES L.: Il buono dell’economia. Università Bocconi Editore, 2010

- SEN A.K.: Denaro e valore. Etica ed economia della Finanza. Edizioni Dell’Elefante, Roma
1991

- SIMMEL G.: Filosofia del denaro. Utet, 1984

- SOMBARD W.: Il capitalismo moderno. Utet, 1967

- TARQUINI B.: La banca, la moneta, l’usura. La costituzione tradita. Controcorrente, 2010.

- TONINELLI P.A.: Lo sviluppo economico moderno. Dalla rivoluzione industriale alla crisi
energetica. Marsilio, 2006

- Trappola globale - il governo ombra di banche e multinazionali - Sabina Marineo - 2013 il punto di incontro

- TURRI M.G.: La distinzione fra moneta e denaro. Ontologia sociale ed economia. Carocci Editore 2009.

- VACCI G. e GROENEWEGEN P.D.: Il pensiero economico. Dal mercantilismo al monetarismo.
Carocci Editore,2006.

- WICKSELL K.: Interesse monetario e prezzo dei beni. Utet, 1977


- ZYGMUND B.: L’arte della vita. Edizioni Laterza 2009

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TEORIA DEL PLUS VALORE I° MARX

TEORIA DEL PLUS VALORE II° MARX
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DAL BLOG DI ANTONELLA RANDAZZO   qui il link  <<>>

AA.VV., "Il libro nero del capitalismo", Marco Tropea Editore, Milano 1999.
Ahmed Nafeez Mosaddeq, "Guerra alla verità. Tutte le menzogne dei governi occidentali e della Commissione "Indipendente" Usa sull'11 settembre e su Al Qaeda", Fazi Editore, Roma 2004.
Bakan Joel, "The corporation. La patologica ricerca del profitto e del potere", Fandango, Roma 2004.
Batà Carlo, "L’Africa di Thomas Sankara", Edizioni Achab, Verona 2003.
Beck Ulrich, "Libertà o capitalismo", Carocci, Roma 2001.
Chomsky Noam, "Anno 501, la conquista continua: l'epopea dell'imperialismo dal genocidio coloniale ai giorni nostri", Gamberetti, Roma 1993.
Chomsky Noam, Vandana Shiva, Stiglitz Joseph E., "La debolezza del più forte. Globalizzazione e diritti umani", Oscar Mondadori, Milano 2004.
Crouch Colin, "Postdemocrazia", Edizioni Laterza, Bari 2005.
Gaja Filippo, "Il Secolo Corto - la filosofia del bombardamento. La storia da riscrivere", Edizioni Maquis, Milano 1994.
George Susan, "Fermiamo il WTO", Feltrinelli, Milano 2002.
Johnson Chalmers, "Gli ultimi giorni dell’impero americano", Garzanti, Milano 2001.


Kolko Gabriel, "Il libro nero della guerra", Fazi Editore, Roma 2005.

Li Vigni Benito, "Le guerre del petrolio", Editori Riuniti, Roma 2004.

Pilger John, "Agende nascoste", Fandango Libri, Roma 2003.

Pilger John, "I nuovi padroni del mondo", Fandango Libri, Roma 2002.

Sen Amartya, "La democrazia degli altri", Mondadori, Milano 2004.

Shiva Vandana, "Terra madre. Sopravvivere allo sviluppo", UTET, Torino 2004.

Shiva Vandana, "Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali", DeriveApprodi, Roma 2004.

Nieto Clara, "Gringos. Cento anni d'imperialismo in America Latina", Nuovi Mondi Media, Bologna 2005.

Nocera Raffaele, "Stati Uniti e America Latina dal 1945 a oggi", Carocci, Roma 2005.

ALTRA BIOGRAFIA

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"Articoli di Jean Prassard!

"Controllo della mente controllo del mondo" - Jim Keith - 1997

"I Protocolli dei Savi di Sion"

"L'unico Mezzo" Lev Tolstoj

IL CONTROLLO TOTALE

"Ma quale democrazia!!"  - Consoli Mario

"Il mondo come volontà e rappresentazione" Schopenhauer

Federico Caffe un economista scomodo

IL SISTEMA MONETARIAO (SLIDE)

L'ECONOMIA MONETARIA  (SLIDE)

GAIAN ECONOMICS

Which Way Western Man? William Gayley Simpson
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DA SISTEMARE

TESTO COMPLETO BIBBIA

Enrico Ghirardini: L’Utopia Monetaria di Silvio Gesell. Universita’ degli Studi di Venezia Ca’ Foscari, 1996.

Silvio Gesell: The Natural Economic Order (translation by Philip Pye). London 1958.
(can be found completely on www.systemfehler.de)

John Maynard Keynes: General Theory of Employment, Interest and Money. London 1935, chap. 16, 23 and 24.

Lawrence Klein: The Keynesian Revolution. London 1966/1980, chapter 5, p. 124 – 152.

Dieter Suhr: The Capitalist Cost-Benefit Structure of Money. New York and Berlin 1989.

William Darity jr.: Keynes’ Political Philosophy: The Gesell Connection, in: Eastern Economic Journal Vol. 21, No. 1, Winter 1995, p. 27 – 41.

Mario Seccareccia: Early Twentieth-Century Heterodox Monetary Thought and the Law of Entropy, in: A. Cohen, H. Hagemann and J. Smithin, Money, Financial Institutions and Macroeconomics. Boston: Kluwer Academic Publishers, 1997.

Silvio Gesell : L’Ordre économique naturel (trad. Par Felix Swinné), Paris-Bern-Bruxelles 1949.

Michel Herland: L’Utopie monétaire de Silvio Gesell - Un Cas d’Hétérodoxie entre Wicksell et Keynes, en : Richard Arena et Dominique Torre : Keynes et les nouveaux Keynésiens. Paris 1992, p. 59 – 80.

Jérome Blance : Les Monnais Parallèles - Unité et diversité du fait monétaire. Paris 2000.
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ALTRE FONTI

http://www.jerusalem-holy-land.org/signoraggio_archivio.htm

SCUOLE ECONOMICHE ITALIANE

L'ECONOMIA DIVULGATA

ALTRO ELENCO

David Boyle & Sony Kanoor (forthcoming): Money, World Future Council – Briefing, London..

Karl-Heinz Brodbeck (forthcoming): Beiträge zur Grundlegung einer buddhistischen

Ökonomie, Gröbenzell.

Stefan Brunnhuberand & Harald Klimenta, Wie wir wirtschaften werden (Frankfurt: Redline,

2003).

Helmut Creutz, Die 29 Irrtümer rund ums Geld (München: Herbig, 2005).

Richard Douthwaite, The Ecology of Money (Totnes: Green Books, 1998).

Irving Fisher, Stamp Scrip (New York: Adelphi, 1933).

Margrit Kennedy, Interest and Inflation-free Money (Philadelhia: New Society Publishers, 1995).

Margrit Kennedy & Bernard Lietaer, Regionalwaehrungen (München, 2004).

John Maynard Keynes, The General Theory of Employment, Interest and Money (London: www.

bnpublishing.com, 1936).

Bernard Lietaer, The Future of Money (London: Century, 2001).

Bernard Lietaer, The Terra TRC-TM White Paper, www.terratrc.org (2007).

Bernard Lietaer & Stephen Belgin, Of Human Wealth – Beyond Greed and Scarcity (Boulder,

2006).

James Robertson & Joseph Huber, Creating New Money (New Economics Foundation, 2000).

James Stodder, ‘Corporate barter and economic stabilisation’, International Journal of

Community Currency Research, Vol 2, 1998.


Presented at the China-Europe Forum, Workshop 32, ‘Tasks and Responsibilities of
Institutions of the Financial Sector’, Paris and Brussels, October 4-7, 2007.

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- C.M.Cipolla, Le avventure della lira, Bologna, Il Mulino, 2002;

- M. De Cecco, Moneta e Impero, Torino, Einaudi, 1979;

- E. De Simone, Moneta e banche attraverso i secoli, Milano, Franco Angeli, 2002;

- B. Eichengreen, La globalizzazione del capitale. Storia del sistema monetario internazionale, Milano, Baldini&Castoldi, 1998;

- A.M. Galli (a cura di), La formazione e lo sviluppo del sistema bancario in Europa, Milano, Vita e pensiero, 1993;

- C.P. Kindleberger, Storia finanziaria dell’Europa occidentale, Roma-Bari, Laterza, 1992;