venerdì 28 novembre 2014

PREGHIERA LAICA 28-11-2014

"Trovarsi insieme è un inizio
restare insieme un progresso
lavorare insieme un successo"
Henry Ford

le pietre dell'Etna si rifanno il trucco ??


Continua,a distanza dalla segnalazione ospitata da La Sicilia del 24 ottobre scorso e da numerose testate online, la "inspiegata" chiusura del Museo Vulcanologico dell'Etna di Nicolosi.
Come ipotizzato (facilmente) a suo tempo si segue il solito iter in uso per le pubbliche strutture : niente informazioni !! Tranne che a qualcuno risulti il contrario, nessuno si è degnato di dare pubblicamente la minima spiegazione in merito. Grazie al precedente intervento è solo "scomparsa" la targa della (ex) Provincia Regionale di Catania che era l'ente gestore della struttura.  Bel risultato per la sbandierata "trasparenza" delle istituzioni...che io chiamerei volgarmente "arrogante maleducazione del potere (??) !!

n.b. oh...come da foto allegata ora un quadratino di carta parla di "rifacimento degli spazi espositivi". Rifacimento da parte di chi ? Con quali soldi ? A spese del contribuente ? Continua il mistero...che sembra riguardare solo l'area dell'Etna e Nicolosi ma,in realtà, è un malcostume diffuso in tutta Italia.

Grazie per l'attenzione.

Vincenzo Mannello

IN SINTESI ESTREMA E CON I LIMITI DELLA SINTESI IL RAPPORTO DI DIO CON L'UOMO - RIFLESSIONI !!!


Due sono le aberrazioni nella ricerca di Dio cercarlo troppo e solo nel cielo o cercarlo troppo e solo dentro di noi.

L'altro (il prossimo) è Dio.... "ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me." (MT 25,40)

Dio potrebbe essere nella sintesi comunitaria e sociale degli uomini che si fanno del bene gli uni agli altri, in una grande "egregora".... (immanenza di DIO nell'umanità relativa alla parte spazio tempo)
"dove due o più sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro", (MT 18,20

E quando pregate (lasciare stare riti  chiese e mediazioni di organizzazioni umane varie)..... mettetevi dentro la vostra stanza e....  (MT 6, 5-6)

"Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà."

e rivolgetevi direttamente al Vostro Padre....(trascendenza di Dio relativa all'infinito e all'eternità).  (MT 6, 7-13)

"7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
10 venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12 e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13 e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male."

Giuseppe Turrisi

mercoledì 26 novembre 2014

CASSAZIONE: "EQUITALIA NON PUO' PIGNORARE LE PRIME CASE"

CASSAZIONE: "EQUITALIA NON PUO' PIGNORARE LE PRIME CASE"
La terza sezione civile della Corte di Cassazione, nella sentenza numero19270/2014, depositata in cancelleria il 12 settembre 2014, ha stabilito che 

«dal momento che la norma disciplina il processo esecutivo esattoriale immobiliare, e non introduce un’ipotesi di impignorabilità sopravvenuta del suo oggetto, la mancanza di una disposizione transitoria comporta che debba essere applicato il principio per il quale, nel caso di successione di leggi processuali nel tempo, la nuova norma disciplina non solo i processi iniziati successivamente alla sua entrata in vigore, ma anche i singoli atti di processi iniziati prima».

I giudici  hanno contraddetto quanto aveva affermato in precedenza il Ministero dell’Economia e delle Finanze a seguito di un interpello posto dalla stessa Equitalia.

 Il ministero, in particolare, aveva affermato che il “Decreto del Fare” non può godere di effetto retroattivo, ragion per cui tutti i procedimenti cominciati prima dell’entrata in vigore dello stesso dovessero proseguire.

A prescindere dalla data di entrata in vigore del provvedimento, non vi potrà essere nessun pignoramento, nemmeno per quanto riguarda i casi precedenti.

Potranno tirare un sospiro di sollievo tutti quei contribuenti la cui causa, per difendere la propria casa di abitazione,  è ancora in corso  perché avevano subito  il pignoramento da parte di Equitalia.

 La norma che impedisce a Equitalia l’espropriazione della prima casa è applicabile a tutti i procedimenti di esecuzione in corso, anche se posti in essere in un momento precedente alla sua emanazione. 

 Il pignoramento della prima casa, dunque, non può giungere a conclusione, anche se il provvedimento è stato assunto prima dell’avvento della norma che ha introdotto il divieto.


A conclusione della pronuncia, la Cassazione stabilisce in maniera dirimente che, nei casi in cui l’espropriazione immobiliare riguardi l’unico bene di proprietà, non di lusso, in cui il contribuente ha la residenza, "l’azione esecutiva non può più proseguire e la trascrizione del pignoramento va cancellata, su ordine del giudice dell’esecuzione o per iniziativa dell’agente di riscossione"; ciò anche se il pignoramento è precedente all’introduzione nell’ordinamento della norma che ha sancito tale forma di tutela.


LA MIOPIA.... CHE TUTTO DISTRUGGE ANCHE L'UMANA RAGIONE- CREATA DA DIO

UNA DELLA PIÙ' GRANDI GODURIE DI SATANA E' CREARE DIVISIONI NELL'UMANITÀ'! E LA GODURIA DIVENTA ANCORA PIÙ' GRANDE QUANDO QUESTA AVVIENE NEL NOME DI CRISTO PER COLPA DI ALCUNI CHE INTERPRETANO IN MANIERA FONDAMENTALISTA IL SUO MESSAGGIO.

PREGHIERA LAICA 27-11-2014

SOLO GLI UOMINI CHE AIUTANO GLI ALTRI UOMINI APPARTENGONO ALLA VERA RAZZA UMANA, GLI ALTRI O SONO SFORTUNATI O SONO PARASSITI.

Ungheria: ci sono Soros e le multinazionali dietro le proteste contro Orban


ungheria-proteste

Le manifestazioni contro il Governo Orbán che si svolgono in questo periodo servono per l’Unione Europea e per gli Stati Uniti per fare un colpo di stato perché Orbán Viktor non segue i loro interessi. Non è il popolo ungherese che vuole far cadere il governo, anche perché alle elezioni di aprile esso ha preso di nuovo il 2/3 dei voti
I nemici sono degli estranei diretti dall’Ungheria che vogliono intromettersi negli affari interni del paese. Usano degli schemi già ben collaudati, sono finanziati da Soros György e sono capaci di qualunque cosa per non perdere il loro potere ed i loro profitti sul mercato ungherese. Trovano dei traditori della patria –l’opposizione- che per soldi li appoggiano e della „gente semplice” che gli crede.
Orbán Viktor vuole far pagare le tasse alle multinazionali che hanno vari benefit in Ungheria. Non pagano tasse, o ne pagano poche, sfruttano i dipendenti, portano via tutto il profitto dal paese e rendono impossibile l’attività delle piccole-medie imprese. Vuole inoltre far pagare le tasse alle banche che con dei crediti in valuta estera hanno ingannato migliaia di famiglie rovinandogli la vita. Ha abbassato le spese dell’elettricità, del gas e dell’acqua e vuole continuare a farlo per alleggerire ulteriormente le bollette degli ungheresi, ma i fornitori di questi servizi sono in mano a israeliani risiedenti in Francia e in Germania che non vogliono perdere del profitto.
Un altro motivo è il possibile gasdotto che arriverebbe dalla Russia ed evitando l’Ucraina passerebbe per Bulgaria, Serbia ed Ungheria fino all’Austria (il flusso meridionale). Insomma si tratta di danni all’interesse (il profitto enorme rischia di diminuire), quindi tutte queste attività del Governo per loro sono fastidiose e per questo motivo intervengono.
Soros György finanzia varie organizzazioni dell’opposizione e gli oppositori Gyurcsány Ferenc e Bajnai Gordon. Arriva André Goodfriend incaricato d’affari americano, straordinariamente attivo negli affari interni dell’Ungheria. Qua tra parentesi menzionerei che lo stesso „Bravo Amico” tra il 2009-2012 come console generale ha cercato di far cadere il governo siriano. E adesso vuole dire al popolo ungherese cosa è buono. Inventano delle finte corruzioni e false accuse dei confronti del Governo -che non riescono mai a documentare, a testimoniare- mescolano un po’ le notizie, reclutano degli ungheresi traditori, ignoranti, pronti a fare un po’ di casino, dopodiché trasmettono in Occidente che il Governo Orbán è inaccettabile e che il risultato 2/3 delle elezioni non conta.
Qua di nuovo aprirei una parentesi perché devo mettere in chiaro che le marce della pace organizzate per il Governo Orbán avevano un’atmosfera particolare, non è mai successo nessun’ atrocità, nessuna violenza e la gente cantava, chiacchierava serenamente. Se invece andiamo a vedere le attuali manifestazioni contro il Governo Orbán ci sono prove su come i manifestanti hanno picchiato alcuni giornalisti, gli hanno sputato in faccia, hanno distrutto la sede del partito FIDESZ (quello di Orbán Viktor) causando dei danni enormi, urlavano parolacce e volgarità senza scrupoli. Si vede lontano anni luce la differenza tra le due folle, sono opposte, la civiltà e l’inciviltà e anarchia incorporate.
Era così incivile anche la manifestazione contro le tasse su internet “organizzata” da Gyurcsány Ferenc e le forze che stanno dietro di lui, finanziato da Soros György ed a cui ha partecipato Goodfriend. Prima di tutto la tassa dell’internet era un pretesto, perché senza un motivo concreto che all’apparenza tocca quasi tutti non sarebbe scesa tanta gente in piazza su richiesta di Gyurcsány che ultimamente ha perso popolarità. Con lo slogan “tasse su internet” è riuscito a muovere una modesta folla. Comunque la proposta dilegge parlava di tasse da pagare da parte dei fornitori, non ricaricabili sugli utenti e con un tetto massimo di 3 euro, ma c’è sempre gente che non conosce tutti i dettagli ed è pronta a fare un po’ di caos. Ed ecco pronta la notizia da pubblicare in tutto il mondo su come gli ungheresi sono scontenti, su come è inaccettabile il Governo Orbán, ecc.
Questo scenario ed iter sono ben riconoscibili al colpo di stato nella Repubblica Ceca, dove con lo stesso sistema hanno fatto cadere il Governo Necas, negli eventi in Ucraina, in quelli della primavera araba (Tunisia, Libia, Egitto, Siria). Purtroppo riescono a mimetizzare bene la loro attività segreta, imbrattano l’immagine di chi è contro di loro e dopo difficilmente noi, gente comune possiamo capire chi aveva ragione. Per questo dobbiamo ragionare sulle notizie trasmesse, guardare gli eventi anche da un altro punto di vista, altrimenti crederemo anche noi ai nostri nemici. Per il momento noi ungheresi che appoggiamo il governo Orbán Viktor non intendiamo manifestare ma aspettiamo lo svolgimento di tutta la faccenda.Se gli attacchi esteri non finiranno allora é nostra intenzione scendere nelle piazze e dimostrare quanto siamo vicini al nostro governo e quanto vogliamo difenderlo. Grazie per aver letto l’articolo e vi auguro ogni bene.

Carabiniere scrive su Facebook : sono Adam Kadmon. Trovato morto dopo 2 ore.




Carabiniere morto a Tor di Quinto: "Lavoro per i servizi segreti, mi chiuderanno la bocca"

Carabiniere trovato morto a Tor di Quinto: "Lavoro per i servizi segreti, mi chiuderanno la bocca"

I fatti nella serata di ieri nella caserma Salvo D'Acquisto dove alloggiava. Prestava servizio nell'VIII Reggimento Lazio. Sul suo corpo i segni di un colpo di pistola al petto. Su facebook l'ultimo messaggio

Carabiniere morto a Tor di Quinto: "Lavoro per i servizi segreti, mi chiuderanno la bocca"
Un messaggio su facebook, lasciato 18 ore fa. La chiamata al 112, con frasi sconnesse. Quindi il colpo al petto che gli ha tolto la vita. Tragedia nella caserma Salvo D'Acquisto di Tor Quinto. Un carabiniere, in servizio presso l'VIII Reggimento Lazio, è stato trovato morto poco dopo le 22. E' stato ritrovato nella sua stanza, insaguinato. Ad ucciderlo un colpo al petto esploso da una pistola. L'ipotesi più probabile è quella del suicidio.
Luis Miguel Chiasso, questo il nome del carabiniere, era originario della provincia di Terni. Poco prima di morire sul suo profilo Facebook aveva scritto: "Lavoro per i servizi segreti italiani e internazionali", aggiungendo "mi resta poco da vivere, so gia' che stanno arrivando per chiudere la mia bocca per sempre".
Secondo quanto si è appreso aveva chiamato poco prima il 112 chiedendo aiuto e pronunciando contemporaneamente frasi sconnesse. L'operatore aveva cercato di trattenerlo al telefono, provando a prendere tempo, quello necessario a far giungere aiuto nella sua stanza. Il carabiniere però ha chiuso la telefonata. Pochi minuti dopo il ritrovamento. Probabile che si sia sparato un colpo al petto.
Di seguito riportiamo il messaggio lasciato su facebook

Carabiniere morto a Tor di Quinto: "Lavoro per i servizi segreti, mi chiuderanno la bocca"
"Qualcuno mi conosce sente le mie parole alla TV mi sono creato il personaggio con un attore di Adam kadmon, vi avevo promesso che avrei levato la maschera come faccio a sapere tante cose? Semplice
Lavoro per i servizi segreti italiani ed internazionali da tempo sto vedendo cose a noi sconosciute cose non di questo mondo ma dei nostri creatori, purtroppo sapere determinate cose porta delle responsabilità , mi resta poco da vivere so già che stanno arrivando per chiudere la mia bocca per sempre.Anni fa giurai questo "Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni".E ora popolo vi dico combattete ribellatevi fate che la mia morte non sia vana perché il popolo ha il diritto alla disobbedienza verso il governo quando questo perda legittimità agendo fuori dai limiti del mandato e il diritto all’uso consapevole dell’illegalità giustificato dallo stato di guerra che i governanti, tradendo il patto, avrebbero ripristinato:“E se coloro che con la forza sopprimono il governo sono ribelli, i governanti stessi non possono essere giudicati altrimenti, se essi, che sono stati istituiti per la protezione e la conservazione del popolo e delle sue libertà e proprietà, le violano con la forza e tentano di sopprimerle, e quindi, ponendosi in stato di guerra con quelli che li avevano stabiliti come protettori e custodi della loro pace, sono propriamente, e con la maggiore aggravante, rebellantes, cioè a dire ribelli. Ma se coloro, che dicono che questa dottrina getta il fondamento della ribellione, vogliono dire che può dare occasione a guerre civili o disordini intestini il dire al popolo che esso è sciolto dall’obbedienza quando si perpetrano attentati illegali contro le sue libertà e proprietà e può opporsi alla violenza illegittima dei suoi governanti istituiti, quando essi violino le sue proprietà contro la fiducia posta in loro, e che perciò questa dottrina, essendo così esiziale per la pace nel mondo, non deve essere ammessa, per la stessa ragione essi potrebbero parimenti dire che uomini onesti non possono opporsi a briganti e pirati, per il fatto che ciò può dar occasione a disordini o versamenti di sangue. Se in tali occasioni avviene qualche male, esso non deve essere imputato a chi difende il proprio diritto, ma a chi viola il diritto dei vicini. Se l’uomo innocente e onesto deve, per amor di pace, cedere passivamente tutto ciò che possiede a colui che vi attenta con la violenza, vorrei che si pensasse che razza di pace vi sarebbe al mondo, se la pace non consistesse che in violenza e rapine, e non dovesse essere conservata che per il vantaggio di briganti e oppressori."

Fonte 
Per dovere di cronaca riportiamo la rettifica pubblicata sulla pagina Facebook ufficiale di Adam Kadmon : 


Rafael Correa intervistato da un giornalista di Miami [Sub ITA]

Suicidi per crisi economica. I nuovi dati aggiornati al 30 settembre 2014


SUICIDI: CASI IN CRESCITA IN TUTTO IL PAESE. FERRIGNI (LINK CAMPUS UNIVERSITY) “SENTIMENTO DI ESCLUSIONE E DI FRATTURA DEL CORPO SOCIALE”
(Roma, 31 ottobre 2014). Nei primi 9 mesi di quest’anno in Italia sono cresciuti del 59,2% i suicidi per cause economiche. E per la prima volta, da quando Link Lab, il Laboratorio di Ricerca Socio-Economica della Link Campus University ha istituito l’Osservatorio suicidi per crisi economica (2012), il numero maggiore di vittime si concentra tra i disoccupati e non tra gli imprenditori. L’aggiornamento dei risultati monitorati dall’Università romana decreta una vera e propria escalation degli episodi tragici, con 164 vittime da gennaio a fine settembre 2014 (lo scorso anno nello stesso periodo erano 103), che portano a 402 il numero di persone che hanno deciso di togliersi la vita per motivi economici dal 2012 a oggi. “La crisi economica è sempre più elemento disgregatore e fonte di squilibrio sociale – ha detto Nicola Ferrigni, sociologo e direttore di Link Lab –; ciò che emerge da questi dati è anche la fotografia di una società sempre più fragile e smarrita, che porta le persone a sviluppare una sorta di consapevolezza per cui non è più possibile contare su alcun aiuto reale. Si è affermato – ha aggiunto Ferrigni – un sentimento di esclusione, di separatezza e di frattura del corpo sociale, come se non ci fosse nessuno che prevenga, sorvegli o quantomeno proponga una soluzione a problemi economici considerati oramai insormontabili”.

VITTIME, SI ABBASSA L’ETÀ MEDIA. PIÙ DISOCCUPATI CHE IMPRENDITORI
Molte le analogie rispetto agli scorsi anni, altrettante le differenze. Gli 82 suicidi tra le persone disoccupate, esattamente il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, hanno modificato per la prima volta la triste graduatoria legata alla condizione lavorativa delle vittime, sino a oggi condotta dagli imprenditori (67 casi nei primi 9 mesi del 2014). Inoltre, se il dramma si conferma investire quasi esclusivamente i maschi (154 uomini, 10 donne), cambia invece l’età di chi ha deciso di togliersi la vita, abbassandosi di oltre 10 anni. Da quanto risulta dall’indagine di Link Lab, il 36,6% dei suicidi di quest’anno riguarda la fascia tra i 45 e i 54 anni, mentre i 55-64enni – che solo lo scorso anno rappresentavano la casistica più frequente – registrano un’incidenza minore anche rispetto ai 35-44enni (22,6%). Da notare infine come tra i disoccupati l’incidenza tra i giovani sia quasi doppia rispetto al dato generale (le vittime disoccupate entro i 34 anni sono il 13,4%, contro il 7,3% dell’intero campione). Dall’inizio del monitoraggio (nel 2012) sono 184 gli imprenditori che si sono tolti la vita per problemi economici, 168 i disoccupati, 35 i dipendenti, 8 i pensionati. Anche quest’anno aprile, mese di bilanci per le aziende, presenta il numero più elevato di suicidi (26), seguito da luglio (24), periodo in cui si pagano le tasse.

IL VENETO LA REGIONE PIÙ COLPITA. NEL NORD EST GLI IMPRENDITORI, AL SUD I DISOCCUPATI
Nell’annus horribilis per le vittime della crisi è ancora il Veneto la regione che conta il maggior numero di casi (26), seguita dalla Lombardia, che è passata da 6 a 21 suicidi e dalla Campania con 19 (erano 10 nello stesso periodo del 2013). Poi Emilia Romagna e Toscana (12), Liguria (11), Marche (10), Sicilia (9), Abruzzo (8), Lazio, Puglia, Sardegna, Umbria (6). Uno dei pochi segnali positivi arriva dal Piemonte che registra un calo dei casi (da 10 a 4). Complessivamente negli ultimi 3 anni si sono verificati 70 episodi di suicidio in Veneto, il 17,4% del totale; a seguire la Campania con 44 casi, la Lombardia con 38, la Sicilia con 32. Considerando le aree geografiche del Paese, si stabilizza il livellamento del fenomeno registrato già nel 2013, non più caratteristica esclusiva del Nord Italia: al Nord-Est (24,4% del totale) si affianca il Sud, in tragica crescita (23,2%), il Nord-Ovest (22,6%), il Centro (20,7%). Se si analizzano i dati relativi ai 3 anni monitorati dal Laboratorio di ricerca socio-economica della Link Campus*, si nota come il numero più elevato di imprenditori e titolari d’azienda si riscontri nel Nord-Est con 62 casi, oltre il doppio dei casi rispetto a Centro (36), Nord-Ovest (35), Sud (31) e Isole (19). Nelle regioni meridionali invece prevale il numero di vittime tra i disoccupati: sono 41 infatti i casi registrati al Sud, contro i 39 del Centro, i 37 del Nord-Ovest, i 26 delle Isole e i 25 del Nord-Est.

TENTATI SUICIDI
Tra gennaio e settembre 2014 è più che raddoppiato il numero dei tentati suicidi rispetto allo stesso periodo del 2013. Sono 89 (79 uomini e 10 donne) le persone che dall’inizio dell’anno hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, a fronte dei complessivi 86 del 2013 (39 i casi nei primi nove mesi dello scorso anno) e dei 48 dell’intero 2012. Negli ultimi 3 anni si sono registrati 131 tentativi di suicidio tra i disoccupati a fronte dei 45 registrati tra gli imprenditori, i 19 tra i lavoratori dipendenti e i 5 tra i pensionati.

martedì 25 novembre 2014

Sostituire il TTIP con il Protezionismo Progressista


Trascrizione della relazione del Dott. Stefano Fugazzi (“Sostituire il TTIP con il Protezionismo Progressista”) al convegno “ERF e TTIP” tenutosi alla LSE sabato 22 novembre


Intanto buon pomeriggio a tutti.
Ringrazio il Professor Antonio Maria Rinaldi e l’amico Luca Boscolo per l’invito. È un piacere per me tornare qui alla LSE dopo il successo del convegno “Oltre l’euro per una nuova Europa” tenutosi proprio presso questa prestigiosa università lo scorso 25 gennaio. Per chi non mi conoscesse di già, sono un professionista della City che a titolo personale e soprattutto nel proprio tempo libero da diversi anni, ormai, descrive, analizza e ricerca la crisi attualmente in corso. Sono l’autore di due saggi, Idee per l’Italia pubblicato nel 2013 e ABC Italia (Abbiamo Bisogno di Crescita) uscito questa estate e la cui prefazione è stata curata dal qui presente Antonio Maria Rinaldi. In passato ho anche collaborato con i portali Investire Oggi e Italoeuropeo, e un anno fa mi sono – tra virgolette – messo in proprio creando il portale di analisi e ricerca ABC Economics.
Detto ciò, passiamo subito all’ordine del giorno.
Come i relatori che mi hanno preceduto hanno già avuto modo di evidenziare, siamo ormai tutti al corrente che con il “Transatlantic Trade and Investment Partnership” (TTIP) si verrà a creare un “mercatone unico” in grado di ridisegnare gli assetti commerciali planetari, mettendo così alle strette – e quindi deprimendo ulteriormente – l’inventiva, la creatività e soprattutto le particolarità locali di quel 99% di aziende attive sul territorio europeo, cioè le Piccole e Medie Imprese, le PMI.
So che il tempo concessomi quest’oggi è limitato. Vorrei tuttavia far fruttare questi minuti esponendo a grandi linee una proposta elaborata da Colin Hines, un attivista inglese appartenente al gruppo dei Verdi, e autore di una interessante ricerca pubblicato nel 2012 intitolata “Progressive Protectionism” (Protezionismo progressista – Colin Hines) nella quale viene articolato un nuovo paradigma economico alternativo al neoliberismo, cioè quello che è altresì noto con il nome di Protezionismo Progressista.
Sul mio portale di analisi e ricerca ABC Economics troverete il testo integrale della traduzione in italiano, realizzata dal qui presente Nicola Spanu, di un dettagliato, e credo illuminante, articolo di Colin Hines che conservo nei miei archivi da due anni e che ho ritenuto opportuno sottoporre quest’oggi alla vostra attenzione. In questa sede mi limito a riassumere molto brevemente i capisaldi, appunto, del Protezionismo Progressista.
Vediamoli assieme.
Iniziamo con l’evidenziare che il lavoro di Hines non intende affatto riproporre il protezionismo degli anni ’30, dove l’obiettivo era spesso quello di incrementare la forza economica di una nazione limitando le importazioni e poi sperare di competere globalmente alle spese degli altri paesi.
L’obiettivo del protezionismo progressista è in realtà quello di incoraggiare i paesi a ricostruire e diversificare le rispettive economie limitando quali prodotti importare e quali attività finanziarie far entrare o uscire dal paese.
Certamente, una simile mutazione del paradigma economico non potrebbe essere introdotta in un solo paese, dal momento che i mercati finanziari ci metterebbero davvero molto poco a debellare le piccole anomalie sistemiche. L’Europa potrebbe tuttavia essere un blocco con una massa critica sufficiente per permettere l’attuazione di quanto viene proposto da Colin Hines.
Il protezionismo progressista richiederà pertanto lintroduzione da parte degli Stati-nazione di un insieme di priorità normative che prevedano di:
1 – Rigettare il credo neoliberista dei mercati sempre più aperti ed il principio della competitività internazionale e sostituirli con la reintroduzione di salvaguardie protettive come tariffe e quote.
2 - Introdurre una norma del tipo “sei basato qui, produci qui”.
3 - Localizzare la finanza, al fine di fare in modo che gran parte di essa rimanga nel suo luogo di origine.
4 - Una volta protette le economie domestiche con quote e tariffe doganali, si renderà necessario implementare una norma che favorisca la competizione locale eliminando eventuali monopoli.
5 - Introdurre tasse più eque e socialmente utili, nonché imposte sullo sfruttamento delle risorse naturali.
6  – Incrementare la partecipazione democratica sia politicamente sia economicamente al fine di assicurare il graduale passaggio ad economie locali più diversificate. Ed, infine,
7 - Ri-orientare gli obiettivi degli aiuti internazionali e la regolamentazione degli scambi commerciali, così da facilitare la ricostruzione delle economie locali su presupposti più sostenibili.
Troverete maggiori dettagli sulla della ricerca di Colin Hines sul mio portale abceconomics.com. Prima di concludere, ecco, vorrei sfatare due tra i “luogocomunismi” più ricorrenti sulle proposte neo-protezioniste.
Vediamo il primo.
Non vi è forse il rischio di tornare alla carne in scatola dei tempi del comunismo e a una società pre-industriale?
Secondo quanto riporta Hines, il protezionismo progressista non ha niente a che fare con la restrizione degli scambi di informazioni, di tecnologie e di quant’altro. L’obiettivo primario di questo nuovo paradigma economico è invece quello di premiare e quindi mettere al primo posto la produzione locale.
Certamente, con l’introduzione del protezionismo progressista i prodotti saranno più costosi se si utilizzerà manodopera britannica o italiana anziché quella cinese o vietnamita. Ma questo nuovo paradigma economico comporterà la creazione di nuovi posti di lavoro in loco, maggiori entrate fiscali per i governi locali e soprattutto un maggiore controllo nazionale sulle economie globali (e non viceversa!).
E infine cerchiamo di spiegare perché questo nuovo paradigma economico, in realtà, non danneggi affatto i paesi in via di sviluppo che “hanno bisogno di esportare per combattere la povertà“.
Il protezionismo progressista è, infatti, un programma “internazionalista” per il fatto che offre il potenziale per migliori condizioni di vita per la maggioranza della popolazione del mondo, dando la possibilità, anche ai paesi in via di sviluppo, di evitare di essere “cannibalizzati” dalle grandi corporazioni e quindi permettendo anche alle élites locali di articolare politiche economiche sostenibili a beneficio dei propri cittadini e delle imprese nazionali, creando così i presupposti per fronteggiare ed attutire le crisi future e quindi gli shock asimmetrici.
Grazie a tutti per l’attenzione e come vi ho già fatto presente vi rimando al mio portale ABC Economics per maggiori informazioni circa il lavoro di Colin Hines sul protezionismo progressista.
Stefano Fugazzi *
Follow the link to download “Progressive Protectionism” by Colin Hines - Progressive-Protectionism-Thinkpiece-72
* STEFANO FUGAZZI – Professionista della City, fondatore di ABC Economics ed autore dei saggio “Idee per l’Italia” (2013) e “A.B.C. Italia –  Abbiamo Bisogno di Crescita” (2014)


EIA EIA ALALA'

Siamo trenta d’una sorte,
e trentuno con la morte.
 
     EIA, l’ultima!
     Alalà!  
(EIA EIA ALALA')

5Siamo trenta su tre gusci,
su tre tavole di ponte:
secco fegato, cuor duro,
cuoia dure, dura fronte,
mani macchine armi pronte,
10e la morte a paro a paro.
 
     EIA, carne del Carnaro!
     Alalà!
 
Con un’ ostia tricolore
ognun s’è comunicato.
15Come piaga incrudelita
coce il rosso nel costato,
ed il verde disperato
rinforzisce il fiele amaro.
 
     EIA, sale del Quarnaro!
     20Alalà!
 
Tutti tornano, o nessuno.
Se non torna uno dei trenta
torna quella del trentuno,
quella che non ci spaventa,
25con in pugno la sementa
da gittar nel solco avaro.
 
     EIA, fondo del Quarnaro!
     Alalà!
 
Quella torna, con in pugno
30il buon seme della schiatta,
la fedel seminatrice,
dov’è merce la disfatta,
dove un Zanche la baratta
e la dà per un denaro.

     35EIA, pianto del Quarnaro!
     Alalà!
 
Il profumo dell’Italia
è tra Unie e Promontore.
Da Lussin, da Val d’Augusto
40vien l’odor di Roma al cuore.
Improvviso nasce un fiore
su dal bronzo e dall’acciaro.
 
     EIA, patria del Quarnaro.~
     Alalà!
 
45Ecco l’isole di sasso
che l’ulivo fa d’argento.
Ecco l’irte groppe, gli ossi
delle schiene, sottovento.
Dolce è ogni albero stento,
50ogni sasso arido è caro.
 
     EIA, patria del Quarnaro!
     Alalà!
 
Il lentisco il lauro il mirto
fanno incenso alla Levrera.
55Monta su per i valloni
la fumea di primavera,
copre tutta la costiera,
senza luna e senza faro.
 
      EIA, patria del Quarnaro!
      60Alalà!
 
Dentro i covi degli Uscocchi
sta la bora e ci dà posa.
Abbiam Cherso per mezzana,
abbiam Veglia per isposa,
65e la parentela ossosa
tutta a nozze di corsaro.
 
     EIA, mirto del Quarnaro!
     Alalà!
 
Festa grande. Albona rugge
70ritta in piè su la collina.
Il ruggito della belva
scrolla tutta Farasina.
Contro sfida leonina
ecco ragghio di somaro.
 
     75EIA, guardie del Quarnaro!
     Alalà!
 
Fiume fa le luminarie
nuziali. In tutto l’arco
della notte fuochi e stelle.
80Sul suo scoglio erto è San Marco.
E da ostro segna il varco
alla prua che vede chiaro.
 
     EIA, sbarre del Quarnaro!
     Alalà!
 
85Dove son gli impiccatori
degli eroi? Tra le lenzuola?
Dove sono i portuali
che millantano da Pola?
A covar la gloriola
90cinquantenne entro il riparo?
 
     EIA, chiocce del Quarnaro!
     Alalà!
 
Dove sono gli ammiragli
d’arzanà? Su la ciambella?
95Santabarbara è sapone,
è capestro ogni cordella
nella ex voto navicella
dedicata a san Nazaro.
 
     EIA, schiuma del Quamaro!
     100Alalà!
 
Da Lussin alla Merlera,
da Calluda ad Abazia,
per il largo e per il lungo
siam signori in signoria.
105Padre Dante, e con la scia
facciam "tutto il loco varo".
 
     EIA, mastro del Quarnaro!
     Alalà!
 
Siamo trenta su tre gusci,
110su tre tavole di ponte:
secco fegato, cuor duro,
cuoia dure, dura fronte,
mani macchine armi pronte,
e la morte a paro a paro.
 
     115EIA, carne dal Carnaro!
     Alalà!

11 febbraio 1918.


Gabriele D'Annunzio

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UNA VERSIONE MUSICALE

La Canzone del Carnaro - movimentoirredentistaitaliano.wordpress.com

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Il libro di GianPaolo Pansa


CUMULI... NEMBOCUMULI.... STRATOCUMULI....... E..... X-CUMULI!!! (ROMA 23-11-2014)