mercoledì 30 novembre 2016

Vaticano, il convegno anti-proibizionista

Vaticano, il convegno anti-proibizionista con l'ok di Papa Francesco

DIRETTA


LIBRI GRATUITI:piccola biblioteca di Tommaso Nuovo

LIBRI GRATUITI:piccola biblioteca di Tommaso Nuovo

Abolizione Cnel, una promessa che non verrà mai mantenuta

Abolizione Cnel, una promessa che non verrà mai mantenuta

Referendum Costituzionale

LA RASEGNELLA STAMPA DEL 30 NOVEMBRE 2016

SI SCRIVE MPS MA SI LEGGE PD & RENZI: LA BANCA SENESE STA PER FALLIRE PER COLPA DEL PD(DS-PDS-PCI) IN OGNI CASO.

COLLOQUI SEGRETI TRA SIRIA, ISRAELE E GIORDANIA?

martedì 29 novembre 2016

Referendum Riforme, la Rai dà 7 ore per spiegare le ragioni del “Sì”. Al “No” le briciole

Referendum Riforme, la Rai dà 7 ore per spiegare le ragioni del “Sì”. Al “No” le briciole

Gli euroburocrati si aumentano lo stipendio

Gli euroburocrati si aumentano lo stipendio

LA RASSEGNA STAMPA DEL 29 NOVEMBRE 2016

IL MAGGIORE PROPALATORE DI 'NOTIZIE FASULLE' E' LA CIA

CASTRO HA SFIDATO L'IMPERIALISMO USA FINO ALL'ULTIMO

Tomaso Montanari - Perché votare no


Consigliere comunale Aquila sulle scie chimiche - 20 Febbraio 2016


NON E' POI COSI DIFFICILE USARE IL CERVELLO

"L'unica soluzione all'immigrazione? Creare infrastrutture e servizi in Africa"

RIPARTONO LE DIRETTE DI SALVO


http://www.salvo5puntozero.tv/

lunedì 28 novembre 2016

The Challenge of Rudolf Steiner (UK, 2011)

Immigrazione

Lentamente scricchiolano i miti della retorica buonista

La soluzione? Realizzare infrastrutture in Africa

LA RASSEGNA STAMPA DEL 28 NOVEMBRE 2016

IL GRUPPO AUTOMOBILISTICO JAGUAR LAND ROVER ANNUNCIA 10.000 NUOVI POSTI DI LAVORO IN GRAN BRETAGNA GRAZIE AL BREXIT

LA GERMANIA S'E' STUFATA, PUGNO DI FERRO COI MIGRANTI: 10 ANNI DI GALERA PER FURTO, CONTROLLI ED ESPULSIONI DI MASSA

USA E UK INSABBIANO I LEGAMI CON I TERRORISTI

LibreraMente

Saggio sulla Gioventù tradita

Addio Fidel!

Morte del socialismo in salsa cubana

QUANTI COGLIONI CI SARANNO IN ITALIA? LA PERCENTUALE LA SAPREMO DOPO IL REFERENUM

Equitalia cambia nome e peggiora “Apra la cassetta di sicurezza o la forziamo”

la chimica dell'acqua e la risonanza (l'uomo l'acqua e la natura)


letture



Se Pasteur fa rima con imposteur

Se Pasteur fa rima con imposteur

COSI ... NOI SIAMO IL CIELO CHE GUARDIAMO?... INDIFFERENTI!?!?











Scarpinato: “La riforma Renzi è oligarchica e antipopolare” ( e diffondete ogni volta tocca dirvelo eeee!!)

Scarpinato: “La riforma Renzi è oligarchica e antipopolare”

Giuseppe Girgenti: Atene e Gerusalemme





http://www.filosofico.net/100talleri/copatene1.jpg

venerdì 25 novembre 2016

In the Shadow of Hermes by Jüri Lina (2009)



VIDEO DEL CORSO DI ECONOMIA SEMPLIFICATA

In questo sito ci sono i video che riguardano la creazione della moneta
che spiegano molto bene  questo "trucco".  


VIDEO DEL CORSO DI ECONOMIA SEMPLIFICATA
anche a Ferrara ha pertecipato Nino Galloni e altri esperti

Gli strani eroi di Apollo 11


"L'arte della memoria di Giordano Bruno"


MENTRE TUTTA LE NAZIONI RIBOLLONO DI ANTI-EUROPEISMO... L'ITALIA CON IL "SI" (VEDI MODIFICA ARTICOLO 117) ANDRÀ LETTERALMENTE AD INGINOCCHIARSI DAVANTI AI BUROCRATI EUROPEI... (E CHI CI STA DIETRO)

Austria, lʼannuncio di Hofer: "Pronti a un referendum sullʼappartenenza di Vienna allʼUnione europea"

cambiare il Titolo V della Costituzione: solo così potrà vendere acqua, luce e gas alle Multinazionali! E poi?

cambiare il Titolo V della Costituzione: solo così potrà vendere acqua, luce e gas alle Multinazionali! E poi? 

Torino, la rivolta degli immigrati: "Allah ci guiderà nella vendetta"

Torino, la rivolta degli immigrati: "Allah ci guiderà nella vendetta"

«La vittoria del Sì farebbe felici le mafie» Ingroia: «La vittoria del Sì farebbe felici le mafie»

Esplora il significato del termine:  Ingroia: «La vittoria 
del Sì farebbe felici le mafie» Ingroia: «La vittoria 
del Sì farebbe felici le mafie»

Marra: Trump non è affatto l’uomo inventato dai media calunniatori e falsificatori ideologici e

Trump non è affatto l’uomo che hanno inventato i media, a partire da quelli italiani: espertissimi calunniatori e falsificatori ideologici e materiali persino delle cose che dici e scrivi.. (continua a leggere)
MARRA: TRUMP NON È AFFATTO L’UOMO CHE HANNO INVENTATO I MEDIA, A PARTIRE DA QUELLI ITALIANI: ESPERTISSIMI CALUNNIATORI E FALSIFICATORI IDEOLOGICI E MATERIALI PERSINO DELLE COSE CHE DICI E SCRIVI.
Trump è in realtà, non un ‘parlatore’, ma un vero oratore, un uomo colto ed un nemico manifesto, appassionato e sincero di quella stessa cupola che i suoi nemici idolatrano. Nemici che, da Obama a Clinton, Renzi ecc, fino all’intero sistema mediatico, giudiziario e burocratico, sono una spaventosa ammucchiata di cinici e striscianti moralisti bugiardi e rotti a tutto, di finti pacifisti, di ‘buonisti’ ferocemente opportunisti, sanguinari e guerrafondai.
È un’idiozia che sia sessista, ed un’invenzione che sia xenofobo o razzista, perché - lo si può condividere o no - sostiene invece a chiare lettere che la cupola sta usando l’emigrazione di massa per fini, non certo umanitari, ma di dominio, cioè per distruggere le identità nazionali sia delle genti ospiti che di quelle migranti, verso le quali suggerisce altre forme di solidarietà che il costringerle a fuggire dalle loro origini persino mediante le guerre.
Ho fatto del resto esperienza io stesso di ciò che i media di regime, a partire da quelli ‘insospettabili’, come Wikipedia, sono capaci di inventare e di omettere su di te per sostituire alla tua vera immagine quella che decidono loro.
Media il cui livello morale è testimoniato dal fatto che non puoi essere dei loro se non sei pronto, per non rinunciare al tuo boccone, a prestarti ad ogni bassezza.
18.11.2016, Alfonso Luigi Marra
Scarica gratis Il libro del PAS.

GIORDANO BRUNO


giovedì 24 novembre 2016

Non sei stufo di vivere una vita finta in un mondo finto?

Non sei stufo di vivere una vita finta in un mondo finto?

Giordano Bruno. Un'enciclopedia filosofica - Michele Ciliberto, Walter Tega


Cinque milioni di uomini ogni anno sono vittime delle violenze femminili

Cinque milioni di uomini ogni anno sono vittime delle violenze femminili

GIORDANO BRUNO: Biagio Milano, Filosofia e Musica - 13 dic. 2014 Giordano Bruno


Cardinali milionari

Cardinali milionari: terreni, ville, denaro. Tutte le ricchezze del clero, alla faccia dell’umiltà

PER QUELLI CHE "L'ESITO DEL REFERENDUM NON CAMBIA NULLA"


Perché la finanza vuole il Si?
Lo spiega Paolo Maddalena, giurista:
"Si tratta di scegliere, non tra una formulazione o un’altra delle norme costituzionali, ma tra due diverse idee di democrazia, tra due sistemi economici e politici diversi e più propriamente tra il sistema “keynesiano” (presupposto dalla vigente Costituzione), che ci ha assicurato trenta anni di benessere nel secondo dopoguerra, e il sistema “neoliberista”, che dagli inizi degli anni ottanta si sta subdolamente infiltrando nella nostra legislazione democratica, fino al punto di chiedere oggi una sostanziale modifica della Costituzione.
Sistema keynesiano e sistema neoliberista
Si tenga presente che il neoliberismo agisce sottilmente con attendismo e senza proclamazioni di principi. Esso tenta, in buona sostanza a sostituire al principio costituzionale della difesa della dignità della “persona umana” il principio del “massimo profitto” degli speculatori finanziari, ritenendo, erroneamente, che “l’accentramento” della ricchezza e quindi l’annientamento della circolazione monetaria sia un bene da perseguire. In sostanza esso vuole l’arricchimento di
pochi e l’immiserimento di tutti gli altri.
Al contrario il sistema keynesiano, al quale si ispirò Roosevelt per la soluzione della prima grave depressione degli anni trenta, punta sulla “redistribuzione” della ricchezza, spargendo su una larga fascia di lavoratori la ricchezza disponibile, in modo che questi vadano ai negozi, i negozi chiedano alle imprese, le imprese assumano e producano, realizzando così un circolo virtuoso nel funzionamento dell’economia reale.
Il voto referendario, dunque, è la scelta tra due sistemi di vita: mantenere il nuovo tipo di società, in larga parte già attuato in modo subdolo e nascosto, offrendo ad esso anche la tutela costituzionale, oppure tornare all’economia keynesiana, che ha ampiamente dimostrato di essere l’unico sistema economico conforme a natura e foriero di benessere per tutti.
L’adeguamento della Costituzione alla volontà della finanza
Qui non si tratta di adeguare la Costituzione formale (la nostra Costituzione repubblicana) ad una Costituzione “materiale” che si sarebbe già affermata. Qui si tratta di piegare la Costituzione vigente alla volontà prepotente della finanza che agisce nell’oscurità e ottiene l’asservimento proditorio della politica e vuole imporre dal di fuori una nuova Costituzione. La Costituzione materiale infatti presuppone che la generalità dei cittadini abbia espresso con i suoi comportamenti
una nuova “opinio iuris ac necessitatis”, un nuovo modo di regolamentare le cose e i rapporti tra i cittadini. Ma quale cittadino ha mai condiviso questo sistema che ha portato a una disoccupazione insopportabile, alla chiusura delle grandi reti di distribuzione, alla privatizzazione delle banche pubbliche e delle industrie pubbliche, alla chiusura delle industrie private e dei numerosi capannoni disseminati in tutta Italia, alla svendita delle isole, delle montagne, dei migliori tratti di costa, dei monumenti artistici e storici di valore inestimabile, alla svendita dell’intero territorio, demani com-
presi, e quindi alla recessione, e a una miseria senza nessuna possibilità di ripresa? Si badi bene che questo nuovo sistema economico e sociale, nel quale è già caduta irrimediabilmente la Grecia (della quale nessuno più parla) è stato subdolamente attuato con leggi del nostro Stato approvate da politici asserviti alla finanza, facendo credere che si trattasse di norme di settore, ma che invece erano attuazione di un ben preciso e studiato sistema che ci ha portati tutti alla rovina.
Le tre fasi della strategia neoliberista
Per convincersene, è sufficiente pensare che il sistema suggerito dalla finanza, e attuato dai nostri politici di turno, passa attraverso tre fasi, accuratamente previste e realizzate nei momenti più opportuni.
La prima fase consiste nella creazione del danaro dal nulla, attraverso la “cartolarizzazione dei diritti di credito”, la “cartolarizzazione degli immobili da vendere”, i “derivati” e altre numerose forme di “prodotti finanziari”, i quali hanno tutti la caratteristica di trasformare in danaro contante delle semplici “scommesse” sul pagamento di debiti o sulla riuscita di determinate operazioni, o addirittura sul verificarsi di imponderabili avvenimenti futuri.
Un vero e proprio gioco d’azzardo, con la differenza, però, che la trasformazione di queste scommesse in “titoli commerciabili”, immediatamente vendibili sul mercato ha l’effetto di trasferire
sulla Collettività le probabili perdite degli scommettitori. Se vinco, il premio è mio, se perdo i guai sono tuoi (si pensi al Monte dei Paschi di Siena e simili, nonché al “bail in” dell’Unione Europea).
Si tenga presente che secondo una statistica del 2010, i derivati erano in totale 1,2 quadrilioni di dollari, venti volte il Pil di tutti gli stati del mondo.
La seconda fase consiste nel far penetrare nell’immaginario collettivo l’idea che la “privatizzazione” dei beni e dei fattori produttivi nazionali, nonché dei servizi pubblici essenziali, sia una cosa benefica per la Collettività. Altro immenso inganno che serve a renderci schiavi delle grandi imprese straniere, che rendono servizi scadenti e funzionano come pompe aspiranti della nostra ricchezza. Possiamo dire che oggi, dopo aver venduto ai privati le banche pubbliche e le industrie di Stato, dopo che abbiamo venduto agli stranieri le migliori industrie private, da quelle meccaniche a quelle alberghiere, siamo davvero diventati poveri, non produciamo più nulla e stiamo vivendo sulla svendita del nostro capitale.
E’ questa la terza fase escogitata dalla finanza per arricchirsi ai nostri danni. Dopo aver inventato con un colpo di genio la “finanza creativa”, dopo aver spinto il nostro Paese alle micidiali “privatizzazioni”, il terzo punto è “l’appropriazione” dei nostri beni reali con l’utilizzo prevalente di quel danaro fittizio che la finanza stessa ha creato dal nulla. E nessuno può negare che il metodo dell’austerità e del pareggio di bilancio impostoci dall’Europa, ci spinge inevitabilmente a svendere tutto quello che possiamo. In sostanza siamo passati da una economia produttiva, il cui percorso era “finanza (investimento) - prodotto (occupazione e creazione di beni reali) - finanza (profitto dell’imprenditore)”, ad una economia predatoria, il cui percorso è “finanza - finanza (prodotti finanziari) - accaparramento dei beni reali esistenti”. Dunque, nessuna possibilità di occupazione e nessuna possibilità di produrre beni reali. Tutto l’esistente viene portato nelle mani di pochi e tutti gli altri sono sospinti nella più nera miseria.
L’ESITO DEL REFERENDUM SCEGLIERA’ IL NOSTRO PROSSIMO DESTINO
Dunque, il prossimo referendum ha molto a che fare con il nostro prossimo destino. Non è dubbio che siamo chiamati a scegliere tra due sistemi economici e politici, il sistema keynesiano che pone al centro il valore della “persona umana” e il “lavoratore” e il “neoliberismo”, che pone al centro il “massimo profitto individuale”. La nostra Costituzione repubblicana è stata scritta presupponendo il primo tipo di società. La riforma costituzionale di Renzi vuole legittimare costituzionalmente quanto si è già realizzato per la creazione del secondo tipo di società, e vuole togliere ogni ostacolo alla realizzazione di una società nella quale la sovranità spetta, non più ai Popoli, ma al mercato “globalizzato”, che decide, non razionalmente per il bene dei Popoli, ma irrazionalmente per l’interesse individuale, attraverso il gioco e la scommessa, e disinteressandosi di quanto accade sulla generalità degli uomini. Questa volta non si tratta di un puro e semplice referendum, ma di una scelta epocale, che potrebbe annullare lo stesso concetto di “comunità” e riportarci all’uomo branco di diecimila anni fa."
Fonte: https://www.facebook.com/groups/1042701395784
LA CINA PREVALE SUGLI USA CON LA FINE IMMINENTE DEL TPP

NO all'aborto... Ma attenti ai toni!

Metaforica strigliata alla controinformazione

LORO SARANNO IL NOSTRO MODELLO FUTURO.....!!!?!?!?!


Esplosioni ex MOI Torino, rivolta degli immigrati “razzisti, bastardi, carogne”

ECCO PERCHE' VINCERA' IL SI


L’utilità dell’inutile

Nuccio Ordine – Filosofia e Teologia in Giordano Bruno


COME TI FREGO GLI ITALIOTI PECORONI

NOTIZIA SHOCK! Referendum: trovate 500.000 schede già segnate col “SI”. CONDIVIDETE!

domenica 20 novembre 2016

21 novembre 2016 presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin ( piazza bocca della verita' 18) ore 18

Siete invitati il 21 novembre 2016 presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin ( piazza bocca della verita' 18) ore 18.In questa occasione verra' presentata ai fedeli la Madonna dei debitori di Bassano Romano.Interverranno personalita' e studiosi di economia e presidenti di associazioni antiusura.Conduce la conferenza il Prof Massimo Marinelli psicologo.

LA PROPAGANDA NON FUNZIONA PIU'

Renzi come Hillary: la propaganda non funziona più

Davide 16 ore fa Notizie dall'ItaliaOpinione 24 Commenti 2,208 Viste

DI MARCELLO FOA
Il Cuore del Mondo
Ma perché Renzi non piace più? Perché non riesce più a convincere gli italiani? Me lo ha chiesto un giornalista de il sito ilsussidiario.net, Federico Ferrau, intervistandomi sulla campagna referendaria. Ne è uscita una bella intervista, che potete leggere integralmente qui.
La mia tesi è che Renzi stia ripetendo gli errori di Hillary Clinton, puntando soprattutto al controllo dei media mainstream. Controlla la Rai, Mediaset lo aiuta, i principali giornali sono favorevoli o comunque non ostili al governo, eppure questo non basta più a convincere la gente. Il modo di informarsi della popolazione è molto più diversificato rispetto al passato e va di pari passo con una crescente sfiducia verso la grande informazione, percepita come poco autorevole e ancor meno indipendente.
Esiste un problema di fiducia personale nei confronti del premier. Quando Oscar Farinetti, che per queste cose ha la vista lunga, dice “dobbiamo tornare ad essere simpatici” (Corriere della Sera, 6 novembre, ndr), tocca un nervo scoperto. Il problema è che il premier è vittima della sua stessa propaganda. Se chi sta al governo promette le riforme in cento giorni, dice che “l’Italia riparte” e fa ossessive accuse a gufi e rosiconi, ma poi la gente nella vita di tutti i giorni non vede un cambiamento reale, l’impressione che si genera nell’opinione pubblica è che chi sta al governo non dica la verità. E quello che Renzi paga, oggi, è proprio un fortissimo deficit di credibilità, che, combinato al fattore mediatico, spiega perché la propaganda messa in campo non riesce a suscitare quel consenso che invece sarebbe lecito aspettarsi.Con tutta l’energia che Renzi vi ha messo finora, il Sì dovrebbe essere al 70 per cento e il No al 30. E invece non si schioda da percentuali deludenti e per ora minoritarie. La propaganda martellante diventa addirittura controproducente.
Insomma, la gente non gli crede più.
Quando c’era il monopolio dell’informazione la gente “beveva” tutto quello che diceva la tv, oggi la tv è vista in modo costante soprattutto dagli over 60-65. Il resto della popolazione si informa anche sui social media, sui blog, sui siti di informazione alternativa, integra da sola le fonti e i frammenti. Oggi il messaggio di propaganda pura, tradizionale, non è più efficace come prima. Le prove? Brexit, in cui tutti i media tradizionali erano schierati contro, in un clima di terrorismo psicologico. Poi il voto Usa: la stragrande maggioranza dei media era sicurissima del trionfo di Hillary e pronosticava sfracelli finanziari in caso di vittoria di Trump; e invece… Così anche gli italiani non credono più che il Paese andrebbe a catafascio se il Sì dovesse perdere il 4 dicembre.
La contro-informazione è molto più efficace di quanto si pensi, perché è one to one e per questo viene percepita da un numero crescente di italiani disillusi come più personalizzata e credibile dell’informazione ufficiale. televisiva ma non solo. Non è un caso che oggi i giornali assistano a un crollo delle vendite. Renzi sa comunicare molto bene, però è vittima della sindrome del Palazzo, come capita a quasi tutti i leader politici al governo nell’arco di due-tre anni: entrano in una bolla e non riescono più a capire il Paese, che si ribella, che diffida, che diventa impermeabile a ogni forma di propaganda.

Marcello Foa

ARTICOLO MOLTO IMPORTANTE, ma con alcuni LIMITI che vogliamo illustrare. Foa in questo articolo opinionistico si dimostra ambivalente: da una parte sappiamo che è per il NO. Dall'altra difende la categoria dei giornalisti che stanno perdendo in maniera drastica di CREDIBILITA'. Ma NON è soltanto per la poca credibilità di istituzioni governative, paragovernative o finto-antigovernative, che si dimostrano ogni giorno di più tali. Si tratta del risultato evidentissimo della diffusione della cultura alternativa.Chiariamoci meglio. Indipendentemente dal fatto che è possibile constatare quanto il regime che ha oggi Renzi come pagliaccio principale mostra in modo evidentissimo gli stracci da cui è coperto, la cultura che chiameremo ALTERNATIVA solo perché non è quella dichiarata ufficiale e schierata senza pudore alcuno al servizio del MOLTO PRESUNTO potere è quella vincente per due fondamentali ragioni. 1) Innanzitutto dice il vero. Cioè interpreta chiaramente ciò che gli italiani percepiscono giornalmente. 2) La cultura alternativa veicola una informazione messa a tacere nel nostro paese da qualche cinquantennio. E ripeto cinquantennio, e quando si apre qualche spiraglio, la VERITA' irrompe sulla scena politica e nessun potere la può più imbrigliare.Questo è il ruolo della CULTURA. Ricordiamoci che la Rivoluzione Francese, coi suoi alti e bassi durati fino alla Comune di Parigi del 1871, è stata la conclusione di decenni di penetrazione alternativa ai dettami molto rigidi del sistema assolutista sostenuto dalla Chiesa. DUE ASSOLUTISMI. Nelle varianti che conosciamo. E quando cambia il FRAME hai voglia a recuperare! Il governo renzi, se così si può chiamare la sceneggiata di questo scugnizzo, è l'ultimo espediente del POTERE ECONOMICO-FINANZIARIO che, col consenso di Santa Madre Chiesa, impelagata fino al collo in traffici finanziari che l'hanno vista sull'orlo del COMMISSARIAMENTO ufficiale della Città del Vaticano, costituisce la truppa di estrema retroguardia di un esercito in RITIRATA disastrosa. Qui non si tratta solo di contorsioni sotto la duplice tenaglia del sistema finanziario ( globalista ed europeo) ma anche della fine di un certo tipo di credulità che ha sorretto il potere assolutista ( chiesa e stato) per secoli se non millennio. Tutte le credenza più popolari vanno in frantumi e NON ci sono miracoli da esibire nelle piazze o sulle colline. L'ultimo santo da sottoporre alla venerazione delle Masse è stato Padre PIo, ed anche in questo caso ciò che è emerso è stato più il travaglio che quest'uomo ha dovuto subire a causa dei PRETI che gli volevano estorcere il danaro da lui ottenuto dai SUOI FEDELI per l'edificazione dell'ospedale che oggi è il vanto del SUD italiano. OGGI non resta che la MADONNA DEI DEBITORI. Quando crolla un sistema, in se stesso coerente, di credenze che a loro volta generano valori o presunti tali, crolla tutto e non ci sono puntelli di sorta. Infatti oggi, grazie all'enorme allargamento di conoscenze relative all'archeologia antropologica, emergono in maniera incalzante le prove della assoluta inattendibilità dei miti biblici sui quali per millenni IL POTERE SI è RETTO. In un certo senso COME quando, nel pieno sviluppo dell'umanesimo, l'umanista Lorenzo VALLA dimostrò la falsità della Donazione di Costantino. Il crollo è imminente ma, al contrario di quanto CREDONO i soliti illusi, NON SARà PARZIALE. Cadrà anche la CREDEULITA' che il sistema finanziario e bancario sia invincibile. Ed llora la cittadella del potere sarà totalmente nuda. Maria Elena! Preparati allo spogliarello. GV 

A: 



RIFLESSIONI DELLA SERA 20-11-2016

La conoscenza non può essere motivo di divisione ma al contrario dovrebbe essere motivo di unione
Giordano Burno


Quando si smette di credere a Dio si è capaci di credere a qualsiasi cosa
Gilbert Keith Chesterton

Io credo in Dio ma non quello che tu mi imponi con la violenza, perche quello non è Dio quello è solo il tuo dio.
Giuseppe Turrisi

L'umanità sostanzialmente si divide in due razze.... o se volete in un unica razza, ma una piccola parte di essa dominata dal potere del male utilizza l'usura per distruggere il resto dell'umanità.... perdendo cosi la natura umana della vita che ha un solo significato quella di aiutare il prossimo non di usurarlo... la vita e degna di essere tale solo ne momento in cui nell'altro vedi te stesso..... una vita che non rispetta la vita dell'altro non rispetta la sua stessa vita.... perché l'energia vitale ovvero scintilla divina e la stessa di tutti.......

Rivolta al centro profughi di Arizzano: quattro arresti e sette feriti

Rivolta al centro profughi di Arizzano: quattro arresti e sette feriti

GIORDANO BRUNO (il pensiero, vita e opere) - Filosofia


GIULIETTO CHIESA: "Parla una gola profonda e rivela la grande bugia del ...

Ecco cosa si nasconde dietro al referendum 2016




RASSEGNA STAMPA DEL 19 NOVEMBRE 2016

venerdì 18 novembre 2016

A cosa servono i migranti? e fate girare cavolo .......!!!


Weather modification: programs, problems, policy, and potential


Weather modification: programs, problems, policy, and potential


https://archive.org/stream/weatificat00unit#page/n1/mode/2up

IL POPOLO E' SOVRANO BAL BLA BLA... PERCHE' NELLA DEMOCRAZIA IL POPOLO DECIDE IL SUO DESTINO BLA BLA BLA......

Conti pubblici: 5 anni fa cadeva Berlusconi, ma nulla è cambiato (e si torna a parlare di spread)

cosa si insegna a scuola (elementare)

Capire la storia 3, edizioni scolastiche Bruno Mondadori"

“Fate votare Sì. Renzi manda fiumi di soldi.

“Fate votare Sì. Renzi manda fiumi di soldi..............................

il pericolo per l'umanità è


E ALLORA ANCORA NO

RIEPILOGO RAGIONATO DELLE RICERCHE DI BIGLINO


Cercasi esperta di beni culturali. Trovata:

Cercasi esperta di beni culturali. Trovata: la moglie di ......

la mente umana fa l'abitudine a qualsiasi aberrazione


Elezioni USA nel segno della falsità dei mass-media

Elezioni USA nel segno della falsità dei mass-media

LA STORIA SI RIPETE

in diretta con Giovanni Zero


DELLA DEMOCRAZIA E DEL CONTROLLO MENTALE

Premesso che 40 stupidi possono mettere in minoranza un saggio, premesso che Socrate fu condannato con una maggioranza democratica, premesso che Cristo fu (sarebbe) stato condannato per acclamazione del popolo, dobbiamo ribadire per l'ennesima volta, che le oligarchie finanziarie spendono miliardi per "installare la democrazia" in giro per il mondo, e se non sorge  nell'individuo  "sovrano" spontanea la domanda su come mai si spendono miliardi per "installare la democrazia" nei vari paesi che si viglino dominare, significa solo una cosa che la manipolazione è riuscita alla perfezione. Il mio discorso potrebbe finire qui ma voglio dare ancora qualche altro spunto di riflessione. Se l'individuo crede fermamente che lui, in democrazia è quello che decide la sua sorte, il sol perché c'è la "religione della democrazia" da seguire senza mai mettere in dubbio i suoi meccanismi ed i suoi riti,  altrimenti sei un eretico da condannare come "fascista, comunista, anarchico, dittatore ecc ecc." allora significa che la manipolazione dell "popolo che si autogoverna in libertà" è riuscito alla perfezione. Tu piccolo presuntuoso vorrai sempre la droga della democrazia perché non sai vedere nient'altro che quella e ne vorrai chiedere sempre di più, e sempre di più gli oligarchi della finanza  ti daranno democrazia...... Perché gli oligarchi della finanza ti danno la democrazia e non il resto? (sviluppo, economia, case, infrastrutture, well faire, sanità gratuita, ecc) Perché dovrebbero finanziare l'instaurazione politica della democrazia e non direttamente le opere per i cittadini???   Quale è il torna conto dell'america per portare democrazia nel mondo con le guerre? Non ci arrivi vero? Perché vuoi solo democrazia? E allora non chiederti cosa significa Monarc, manipolazione mentale, controllo delle masse ecc ecc.
Oggi tra l'altro ci vogliono distruggere quel po di civiltà che siamo risuciti a costruire, contaminandoci con altre "culture", perchè distruggono le civiltà in nome sempre della deomcrazia?
Quando ti cominicerai a fare queste domande forse sei sulla strada delle disisntossicazione da democrazia acuta...!!!
Giuseppe Turrisi

La gente si divide in: CHI VOTA SI, E CHI VERAMENTE HA CAPITO IL REFERENDUM (Crozza)


Il Gesù di Biglino

Mauro Biglino Conferenza Roma 2016 Il Dio Alieno


Trump for President

GIULIETTO CHIESA: “Parla una gola profonda e rivela la grande bugia del XXI s

Bando al socialismo


giovedì 17 novembre 2016

RIFLESSIONI SUL BUSINESS DEI FIGLI SU ORDINAZIONE

il più grande segreto d'italia - le CLAUSOLE segrete del trattato di pac...

ANTEPRIMA Yahweh, Il dio della guerra

ANTEPRIMA  Yahweh, Il dio della guerra

Geoingegneria: il clima di Teller-Stranamore

Geoingegneria: il clima di Teller-Stranamore

Capitolo 9 - Civiltà e storia

Poco per volta tutti i popoli non occidentali della Terra hanno deciso di reagire drasticamente contro l’atteggiamento mai soddisfatto e piuttosto molesto degli invadenti europei.
In effetti l’ascesa dell’Occidente fino alla sua posizione di dominanza in tutto il pianeta rappresenta la questione principale della storia mondiale moderna.
William McNeill1

La storia mondiale – passata,presente e futura – del dinamismo militare è in ultima analisi un’indagine sull’efficacia delle armi occidentali.
Victor Davis Hanson(2)

Tuttavia una qualsiasi storia delle civiltà nel mondo che minimizzi il grado con cui la loro progressiva subordinazione all’Occidente dopo 1500 anni trascurerebbe un punto essenziale: qualcosa che più di tutte richiede una spiegazione.
L’ascesa dell’Occidente è, piuttosto semplicemente, il fenomeno storico preminente della seconda metà del secondo millennio dopo Cristo.
Si tratta proprio di qualcosa che sta al cuore della storia moderna. Ed è forse l’enigma più intrigante che gli storici devono risolvere.
Niall Ferguson(3)

Nel 1608 Hans Lippershey, un ottico di Middelburg, nei Paesi Bassi, inventò
il telescopio. Nell’arco di pochi decenni questi strumenti si diffusero dall’Europa alla Cina, passando per l’impero moghul in India e per l’impero ottomano.
Tutte e quattro le civiltà si trovarono dunque su uno stesso livello, dal momento che possedevano questo nuovo e potente strumento che dava la possibilità di scrutare l’universo e dedurre le leggi che regolano il movimento dei pianeti.
Gli esperimenti controllati applicabili alla storia sono pochi, ma uno di questi è stato descritto dallo storico della scienza Toby Huff e riguarda proprio il modo in cui fu accolto e usato il telescopio nel diciassettesimo secolo.
Le reazioni delle quattro civiltà all’invenzione di questo potente dispositivo rivelano i tipi di società profondamente diverse che ognuna di esse ha sviluppato.
In Europa il telescopio fu subito rivolto verso le stelle.
Galileo Galilei,dopo aver letto una descrizione dello strumento di Lippershey, ne costruì immediatamente uno proprio.
Fu così il primo a osservare i satelliti di Giove e si servì di questa scoperta per sostenere la teoria copernicana, allora osteggiata,per cui i pianeti, incluso il nostro, sono satelliti del Sole.
A causa di ciò, Galilei entrò in conflitto con la Chiesa e il suo credo di una Terra immobile al centro dell’universo.
Nel 1633 Galilei fu quindi obbligato dal tribunale dell’Inquisizione a ritrattare e da allora fu costretto a vivere confinato in una delle sue residenze fino alla morte.
L’Europa però non era un tutt’uno e l’Inquisizione non aveva il potere di
arrestare la diffusione delle idee di Copernico e Galilei nei paesi
protestanti.
Ciò che Galilei aveva cominciato fu così portato avanti da Keplero e Newton. Lo slancio della Rivoluzione scientifica vacillò appena.
Nel mondo islamico il telescopio raggiunse rapidamente l’impero moghul
dove, nel 1616, fu mostrato dall’ambasciatore britannico alla corte
dell’imperatore Jahāngīr.
Altri esemplari giunsero quindi l’anno seguente. Gli scienziati dell’impero
moghul erano esperti di astronomia, ma il loro interesse risultava confinato ai
temi legati al calendario.
Nel 1628 fu mostrato all’imperatore Shāh Jahān un nuovo calendario, ma lo studioso che lo elaborò si basò sul sistema tolemaico (secondo cui è il Sole a girare intorno alla Terra).
Considerata la notevole familiarità con l’astronomia, sarebbe stato logico
aspettarsi che gli studiosi moghul usassero il telescopio per osservare il
cielo. Tuttavia i progettisti di strumenti astronomici dell’impero non ne
realizzarono e gli scienziati non chiesero di averne:
«Alla fine nessuno degli studiosi moghul si dedicò all’uso del
telescopio per scopi astronomici nel corso del diciassettesimo secolo»
racconta Huff(4).
Il successo del telescopio non fu maggiore nell’altro grande impero
islamico di quel periodo. I telescopi raggiunsero Istanbul non più tardi del
1626 e furono rapidamente inglobati nell’attrezzatura della marina ottomana.
Tuttavia, nonostante la maestria raggiunta dagli islamici nel campo
dell’ottica già dal quattordicesimo secolo, gli studiosi dell’impero
ottomano non mostrarono un particolare interesse per il telescopio.
Gli scienziati si accontentarono della visione tolemaica dell’universo e non fecero alcuno sforzo per tradurre nella propria lingua i lavori di Galilei, Copernico o Keplero.
«Non abbiamo notizie della costruzione di nuovi osservatori, di migliorie apportate al telescopio né di dibattiti cosmologici su ciò che il
telescopio mostrava quando lo si rivolgeva al cielo» spiega Huff(5).

Fuori dall’Europa i più promettenti tra i nuovi utilizzatori del telescopio
furono i cinesi, il cui governo aveva un profondo interesse per l’astronomia.
All’epoca inoltre le nuove scoperte astronomiche europee erano veicolate in
Cina per mezzo di un particolare ed efficace meccanismo: le missioni dei
gesuiti.
Questi religiosi infatti si convinsero che avrebbero avuto
maggiori possibilità di convertire i cinesi al cristianesimo se fossero
riusciti a dimostrare che l’astronomia europea permetteva di calcolare con più
accuratezza gli eventi celesti giudicati di particolare interesse in Cina.
Di certo fu grazie all’impegno dei gesuiti se i cinesi vennero a conoscenza del telescopio nel 1626.
Sembra anzi che già nel 1618 l’imperatore avesse ricevuto un telescopio dal cardinale Borromeo di Milano.
I gesuiti si dedicarono con impegno alla loro missione in Cina, avviata da
Matteo Ricci, un esperto matematico che parlava anche cinese.
Ricci, che morì nel 1610, e i suoi successori avevano importato i più recenti trattati europei sulla matematica e l’astronomia e avevano istruito gli astronomi cinesi impegnati all’epoca a riformare il calendario.
Uno dei gesuiti, Adam Schall von Bell, divenne perfino capo del Tribunale cinese di matematica e astronomia.
In più occasioni i missionari organizzarono sfide per stabilire chi, tra
gli astronomi cinesi che seguivano metodi tradizionali e i gesuiti, riusciva a
fornire le previsioni più affidabili.
I gesuiti vinsero sempre. Per esempio una volta i cinesi previdero che ci sarebbe
stata un’eclissi solare il 21 giugno del 1629, l’imperatore allora chiese ai due
gruppi di indicare il giorno prima dell’evento la durata esatta e l’ora in cui
l’eclissi sarebbe avvenuta.
Gli astronomi che seguivano metodi tradizionali predissero che l’eclissi
avrebbe avuto inizio alle 10:30 del mattino e sarebbe durata 2 ore.
L’evento invece cominciò alle 11:30 del mattino e durò per 2 minuti, esattamente come avevano calcolato i gesuiti.
Questi successi in campo astronomico tuttavia non risolsero il
problema dei missionari.
I cinesi non avevano infatti una grande curiosità per l’astronomia in sé. Piuttosto erano interessati alla divinazione, alla previsione dei giorni propizi per certi eventi, e l’astronomia era considerata semplicemente un mezzo per arrivare ai pronostici.
L’Ufficio astronomico era più che altro una piccola parte del Tribunale dei riti. I gesuiti non erano certi di poter spingere troppo avanti il loro lavoro di previsione, ma erano talmente convinti dell’idea di poter convertire i cinesi attraverso lo studio dell’astronomia che decisero di rischiare comunque.
Questa scelta li portò a confrontarsi con gli ufficiali cinesi, da cui furono denunciati come stranieri che interferivano con gli affari
interni del paese.
Nel 1661 Schall e gli altri gesuiti finirono incatenati in prigione. Condannato all’esecuzione per smembramento, Schall si salvò soltanto perché un terremoto, verificatosi il giorno dopo la sentenza, indusse il tribunale a liberarlo.
Ad ogni modo i cinesi non si dedicarono a migliorare il telescopio, né
mostrarono alcun interesse particolare per il fermento di idee provenienti
dall’Europa a proposito della struttura teorica dell’universo, anche se grazie ai
gesuiti erano al corrente delle ultime ricerche europee.
Gli astronomi cinesi avevano alle spalle una tradizione secolare di osservazioni astronomiche, queste però erano incorporate in un sistema cosmologico che gli studiosi in Cina esitavano ad abbandonare.
La loro xenofobia latente inoltre sosteneva la posizione di resistenza al permeare delle nuove idee.
«È meglio non avere una buona astronomia che avere occidentali in Cina» scriveva a riguardo lo studioso anticristiano Yang Guangxian.

La Cina e il mondo islamico soffrirono di una “mancanza di
curiosità” a proposito del mondo naturale, spiega Huff attribuendo questo
dettaglio ai loro sistemi educativi.
Le differenze tra le società dell’Europa e le altre andavano però molto oltre la
curiosità educativa e scientifica.
Il modo in cui fu accolto il telescopio dimostra che all’inizio del diciassettesimo secolo differenze fondamentali erano già emerse nel comportamento sociale delle quattro civiltà e nelle istituzioni che lo rappresentavano.
Le società d’Europa erano innovative, portate a guardare all’esterno, a sviluppare e applicare nuove conoscenze e sufficientemente aperte e pluraliste da impedire al vecchio ordine di ostacolare il nuovo.
Quelle della Cina e del mondo islamico erano società ancora vincolate alle
strutture religiose tradizionali e troppo asservite alla gerarchia per dare
sostegno al libero pensiero e all’innovazione.

Il dinamismo dell’Occidente

Le tendenze del diciassettesimo secolo messe in luce dall’esperimento
del telescopio di Huff si sono mantenute fino a oggi, sorprendentemente con
pochi cambiamenti.
Quattrocento anni dopo, infatti, le società d’Europa sono ancora più aperte e innovative delle altre.
Le società islamiche tendono sempre a guardare al proprio interno e si
dimostrano tradizionaliste e ostili al pluralismo.
In Cina continua a governare un regime autoritario che sopprime ogni
opposizione organizzata e inibisce il libero fluire delle idee e delle
informazioni.
La stabilità di queste tendenze è un’importante indicazione, anche se non una prova, del fatto che diverse forze evolutive potrebbero aver dato forma alla natura di base di queste società e alle loro istituzioni.

Grazie alle società aperte e innovative che lo compongono,l’Occidente ha potuto acquisire una posizione dominante in molti campi, a dispetto del fatto che i metodi e le conoscenze occidentali sono da molto tempo un libro aperto da cui tutti gli altri possono copiare.
Oggi la maggior parte del mondo è integrata in un sistema economico di tipo occidentale.
Giappone e Cina, due dei principali rivali dell’Occidente in campo
economico, danno pochi segnali di poter diventare innovatori migliori; di
conseguenza quasi tutte le imprese di maggior successo nel mondo si trovano
ancora in Occidente. Statunitensi ed europei dominano tuttora nella maggior
parte dei campi della ricerca scientifica e vincono il maggior numero di premi
Nobel.
L’Occidente predomina tuttora in campo militare. Questa sua posizione
non è stata però sempre stabile. Il Giappone riuscì a sconfiggere la flotta
russa nella battaglia di Tsushima del 1905 e, durante la seconda guerra
mondiale, ridusse i possedimenti coloniali europei dell’Asia orientale.
La Cina combatté fino a un pareggio con gli Stati Uniti nella guerra di Corea mentre l’esercito statunitense non è riuscito a prevalere in Vietnam.
Quando i costi per mantenere le colonie si sono rivelati proibitivi, le potenze europee si sono ritirate da molti dei paesi che avevano colonizzato.
Peraltro le forze occidentali sono sostanzialmente rimaste imbattute
fin da quando riuscirono a opporsi alla minaccia dell’invasione ottomana nel
diciassettesimo secolo.
Negli ultimi secoli i più temibili avversari delle potenze occidentali di fatto sono state altre nazioni dell’Occidente.
La scienza occidentale, uno dei motori della tecnologia, continua a
detenere una posizione di comando rispetto agli altri paesi.
Nonostante qualcuno si aspettasse che il Giappone avrebbe raggiunto vette formidabili,sulla scia della modernizzazione del paese, questa fioritura non si è ancora verificata; e a dispetto degli ingenti investimenti cinesi nella ricerca
scientifica, non c’è alcuna garanzia del fatto che con la semplice forza dei
numeri questo paese possa diventare una potenza scientifica di primaria
importanza.
La scienza è essenzialmente sovversiva in quanto richiede, almeno
per i più importanti progressi, il rovesciamento di teorie accettate fino a
quel momento che vengono sostituite da altre migliori.
Le società dell’Asia orientale tendono ad attribuire un grande valore al conformismo e al rispetto dei superiori, e ciò non aiuta a creare un
terreno fertile per il progredire della scienza.

In tutto il mondo la medicina occidentale si è rivelata più efficace di
quelle tradizionali. La musica, le arti figurative e la cinematografia
dell’Occidente sono di solito caratterizzate da una maggiore creatività
rispetto a quanto viene prodotto nelle culture artistiche dell’Oriente, più legate
alla tradizione locale.
Molti infine considerano l’apertura tipica delle società occidentali come più invitante.
Sarebbe sbagliato attribuire una qualche virtù particolare agli europei considerati come singoli individui, in quanto si differenziano poco da chiunque altro.
L’organizzazione sociale degli europei però, e in particolare le istituzioni
dell’Europa, si sono dimostrate decisamente molto più produttive e
innovative rispetto a quelle delle altre civiltà.
Che cosa spiega quindi l’ascesa e il continuo successo dell’Occidente?

Il determinismo geografico

Una prima possibile spiegazione per l’ascesa dell’Occidente è di tipo
geografico.
Il geografo Jared Diamond è il più recente sostenitore di questa idea.

Nel suo celebre Armi, acciaio e malattie Diamond spiega che gli
occidentali sono più forti degli altri semplicemente perché sono partiti in
vantaggio, potendo godere di condizioni migliori per sviluppare l’agricoltura. La natura stessa delle persone o delle loro società non avrebbe quindi nulla a che fare con questa posizione dominante, secondo l’autore. Tutto nella storia
umana sarebbe stato determinato dalle caratteristiche geografiche, come le
specie di piante e animali disponibili per la domesticazione o le malattie
endemiche in una popolazione ma non in un’altra.
Nonostante la popolarità del libro di Diamond, la sua argomentazione ha
numerose importanti lacune.
Una di queste è il presupposto, antievoluzionistico,che sia soltanto la
geografia a contare e non i geni.
Scrive Diamond che il suo libro potrebbe essere riassunto in un’unica frase: «I
destini dei popoli sono stati così diversi a causa delle differenze ambientali, non
biologiche, tra i popoli medesimi»(7).
Il determinismo geografico, tuttavia, è altrettanto assurdo del determinismo
genetico, dal momento che l’evoluzione riguarda l’interazione tra i due fattori.
Il libro di Diamond è costruito come una risposta alla domanda che un
abitante della Nuova Guinea, un politico locale, un giorno pose all’autore: perché la civiltà occidentale ha prodotto così tanti beni materiali rispetto alla società della Nuova Guinea?
Per rispondere Diamond non dà alcun peso all’ascesa della scienza moderna, alla Rivoluzione industriale e alle istituzioni economiche grazie alle quali gli europei sono riusciti alla fine a sfuggire alla trappola malthusiana.
Certamente quando gli europei importarono i loro modelli di sviluppo economico in Australia riuscirono rapidamente a creare e a far
funzionare un’economia di tipo europeo.
Gli aborigeni, che rappresentavano la popolazione indigena, in quel momento
erano ancora in pieno Paleolitico e non mostravano alcun segno di sviluppo
verso una cultura materiale più avanzata.
Ma se nello stesso ambiente, quello australiano, una popolazione può dar
vita a un’economia altamente produttiva e un’altra non riesce a farlo, di certo non può essere l’ambiente l’elemento decisivo, come suggerisce Diamond: al contrario deve trattarsi di qualche differenza fondamentale nell’essenza dei due popoli e delle loro società.
Lo stesso Diamond propone questa contro-argomentazione, ma soltanto per
accantonarla come “odiosa” e “razzista”, usando uno stratagemma
grazie al quale evita di doverne esaminare gli aspetti validi.
Anche se demonizzare gli oppositori delle proprie idee è un metodo molto in voga nelle diatribe accademiche, non è a ben vedere razzista considerare l’esistenza di categorie razziali come un possibile fattore esplicativo.
Lo stesso Diamond lo fa quando serve ai suoi scopi.
Per esempio a un certo punto afferma che «la selezione naturale in favore dei geni dell’intelligenza dev’essere stata assai più severa in Nuova Guinea che nelle nostre società complesse e sovrappopolate […]; i guineani
mostrano in media di avere migliori funzioni mentali degli occidentali […]
sembrano più intelligenti di noi a livello genetico»(8).

In realtà questa improbabile congettura non è convalidata da alcuna
prova(9).
Ugualmente curiosa è l’idea di Diamond per cui l’intelligenza sarebbe
favorita più probabilmente nelle società dell’Età della pietra invece che in quelle moderne.
L’intelligenza al contrario dovrebbe essere più favorita nelle società moderne perché è decisamente più richiesta.
Gli asiatici orientali e gli europei che hanno costruito queste società infatti hanno punteggi del QI più elevati, che possono indicare una più
spiccata intelligenza, rispetto a chi vive nelle società tribali o dei cacciatori-raccoglitori.
Armi, acciaio e malattie è diventato un libro molto popolare, tuttavia i molti lettori che presumibilmente non si sono preoccupati delle strane affermazioni controfattuali di Diamond si sono lasciati sfuggire un’importante aspetto di questo testo.
Il lavoro infatti è basato sull’ideologia, non sulla scienza.
Le affermazioni interessanti sulla disponibilità delle specie
addomesticabili o sulla diffusione delle malattie non sono obiettive ma sono
sfruttate a sostegno del determinismo geografico, il cavallo di battaglia di
Diamond, a sua volta architettato per distogliere il lettore dall’idea che i geni
e l’evoluzione possano aver svolto un qualche ruolo nella storia umana
recente.
Indubbiamente la geografia e il clima hanno avuto una notevole
importanza, ma non nel modo preponderante suggerito da Diamond.
Gli effetti della geografia sono più facili da osservare in senso negativo,
soprattutto per il loro ruolo nel rallentare l’urbanizzazione in regioni
con bassa densità abitativa come l’Africa e la Polinesia.
Molto più difficile da capire è perché l’Europa e l’Asia orientale, trovandosi per lo più alle stesse latitudini, abbiano seguito percorsi diversi.
Se la geografia offre soltanto un primo abbozzo della risposta, l’economia ci dà forse una giustificazione più dettagliata dell’ascesa dell’Occidente?

Come è stato spiegato nel Capitolo 7, gli storici dell’economia di solito considerano fattori come le istituzioni e la disponibilità di risorse per spiegare la
genesi della Rivoluzione industriale.
Molte delle apparenti condizioni che hanno portato al successo della
Rivoluzione industriale però erano presenti in Cina così come in Inghilterra,e ci offrono pertanto ben poche spiegazioni del prevalere
dell’Occidente.
«Quasi tutti gli elementi solitamente considerati dagli storici un
importante contributo alla Rivoluzione industriale nell’Europa nordoccidentale
erano presenti anche in Cina» spiega lo storico Mark Elvin(10).

Gli studiosi che considerano le istituzioni come fattore chiave della
Rivoluzione industriale hanno enfatizzato la Gloriosa rivoluzione del
1688, che pose il sovrano inglese sotto il rigido controllo del Parlamento e
razionalizzò gli incentivi economici.
Sia la Gloriosa rivoluzione sia la Rivoluzione industriale che l’ha seguita
però rappresentano sviluppi tardivi dell’ascesa dell’Occidente, le cui cause
fondamentali dovrebbero risalire,secondo gli storici, a un periodo molto
antecedente.
In un recente saggio che cerca di spiegare l’ascesa dell’Occidente, lo
storico Niall Ferguson ha citato sei fattori, il primo dei quali è la
competizione.
Con questo termine Ferguson intende «una decentralizzazione della vita politica
[…] che ha fatto da piattaforma di lancio sia per gli Stati-nazione sia per il
capitalismo»(11).
Si tratta di un altro modo per dire che l’Occidente, in linea generale, apprezzava le società aperte con istituzioni in competizione, rispetto al dispotismo senza fine dell’Oriente.

La società aperta rese possibile la nascita delle altre istituzioni che per
Ferguson sono state indispensabili per l’ascesa dell’Occidente.
Una di queste è lo Stato di diritto, che include la proprietà privata e la presenza dei rappresentanti dei proprietari nell’assemblea legislativa; ci sono poi i
progressi compiuti nei campi della scienza e della medicina e la crescente
economia alimentata dalla tecnologia e dalla domanda del consumatore.

Nel corso di circa 500 anni la civiltà occidentale è giunta a una
posizione di straordinario dominio nel mondo […].
La scienza occidentale ha mutato i paradigmi;
chi non si è adeguato è rimasto inevitabilmente indietro.
I sistemi giuridici occidentali, e i modelli politici da essi derivati,
democrazia compresa, hanno destituito o sconfitto tutte le
alternative non occidentali […].
Soprattutto, il modello occidentale di produzione industriale e di
consumo di massa ha fatto affondare ogni altro modello di
organizzazione economica.(12)
Una società con diversi centri di potere ha meno probabilità rispetto a
un’autocrazia di ostacolare la circolazione di nuove idee o di bloccare
l’innovazione e la capacità imprenditoriale.
L’Europa si è così rivelata un ambiente più fertile rispetto
alla Cina per favorire lo sviluppo della scienza e della medicina e per l’ascesa del capitalismo.
Nella sua analisi Ferguson si limita ad affermare che l’Occidente ha avuto successo in quanto società aperta, e tuttavia questa
spiegazione è limitata, dal momento che non dice per quale motivo l’Occidente da solo abbia sviluppato una società di questa natura.
«Questa apertura della società, unitamente alle sue capacità
innovative, è ciò che deve essere spiegato» scrive lo storico
dell’economia Eric Jones(13).


Come è avvenuta l’ascesa dell’Occidente

Circa 50.000 anni fa un vasto esperimento naturale ebbe inizio quando
gli esseri umani moderni si dispersero intorno al globo dalla loro madrepatria
ancestrale.
Nelle terre dell’Africa, dell’Australasia, dell’Asia orientale,dell’Europa e delle Americhe l’uomo sviluppò tipi molto diversi di società in base alle varie sfide che si trovò ad affrontare.
Almeno negli ultimi 500 anni, un periodo di cui abbiamo testimonianze
dettagliate, ma forse per un tempo ancora più lungo, queste differenze si
sono rivelate di natura durevole.
Questo esperimento naturale, che si è verificato come minimo in cinque
diverse versioni in parallelo per la maggior parte del tempo, ha avuto un
esito complesso.
Un primo esito risulta chiaro: dalla stessa argilla umana hanno
preso forma vari tipi di società.
L’Australia funge in qualche modo da elemento di base per fare confronti.
Circa 46.000 anni fa il continente australiano fu raggiunto e occupato da
migranti che provenivano dalla madrepatria africana.
Secondo le prove tratte dallo studio del DNA, i discendenti di questi primi abitanti riuscirono a tenere alla larga tutti gli estranei fino all’arrivo degli europei nel diciassettesimo secolo.
A quel tempo il loro stile di vita era poco cambiato: gli aborigeni infatti vivevano ancora in società tribali senza città o centri urbani
e avevano una tecnologia non molto diversa da quella dei cacciatori
paleolitici che raggiunsero l’Europa nello stesso momento in cui i loro
antenati giunsero in Australia.
Nei 46.000 anni in cui rimasero isolati gli aborigeni non inventarono la ruota né
l’arco e le frecce e vissero in una condizione di perpetuo conflitto tra tribù
vicine.
Il più consistente avanzamento culturale fu lo sviluppo di una forte
religiosità, con rituali che duravano giorno e notte per mesi interi.
La possibilità di dedicare tempo a queste forme di devozione tanto elaborate
derivava dalla capacità degli aborigeni di sopravvivere in un ambiente quasi
desertico in cui qualsiasi nuovo venuto era destinato a perire.
A causa però della scarsa crescita della popolazione e
dell’assenza della pressione demografica, le tribù degli aborigeni
non furono mai spinte a promuovere il processo di formazione di Stati o la
costruzione di imperi come quelli a cui diedero forma le altre civiltà.

In Africa, dove le popolazioni erano più grandi di quelle australiane,
l’agricoltura fu prontamente adottata e le società stanziali si svilupparono presto.
Da queste emersero in modo graduale società più complesse e alcuni Stati
primitivi. Tuttavia a causa della scarsa densità della popolazione, questi Stati
primitivi non raggiunsero la fase della rivalità politica e del conflitto perpetuo
che portarono alla nascita degli imperi in Mesopotamia o nella valle del fiume
Giallo e, più avanti, negli altopiani andini.
In Africa la popolazione contava appena 46 milioni di abitanti nel
sedicesimo secolo.
Poiché il suolo era in gran parte povero, non c’erano surplus di prodotti agricoli e, di conseguenza, nessun incentivo a sviluppare diritti di proprietà.
La mancanza della ruota e di fiumi navigabili resero difficili i trasporti
all’interno dell’Africa e il commercio poté così svilupparsi soltanto su piccola
scala.
In seguito alla mancanza di pressione demografica, le società
africane avevano pochi incentivi a promuovere le capacità che il
commercio di solito stimola, come accumulare capitale, sviluppare
occupazioni specializzate o generare società moderne.
La fase della costruzione degli Stati o di un impero era appena agli inizi quando fu rapidamente troncata dalla colonizzazione europea.

Nelle Americhe la storia ebbe inizio soltanto 15.000 anni fa, quando i primi
esseri umani attraversarono il ponte di terraferma che allora univa Siberia e
Alaska. Importanti imperi nacquero in Messico, in America centrale e sulle
Ande.
La popolazione tuttavia impiegò molti anni per raggiungere la densità
critica necessaria a stimolare la formazione di Stati.
Gli aztechi e gli inca fecero soltanto un piccolo passo verso la formazione di Stati moderni, ed erano già debilitati da questioni interne
quando i conquistadores si presentarono alla loro soglia.

Soltanto in Eurasia quindi si formarono Stati e imperi di
considerevoli dimensioni.
Il clima e le caratteristiche geografiche più favorevoli permisero la crescita delle popolazioni.
Sotto l’influenza del commercio e della guerra, che stimolarono le trasformazioni, nacquero imperi in Cina, India, nel Vicino Oriente
e in Europa.
È difficile identificare le influenze che hanno dato forma alla popolazione
europea prima del quinto secolo, quando crollò l’impero romano d’occidente.
In termini geografici l’Europa era allora formata da un insieme di aree
disboscate, chiazzate qua e là da foreste,montagne e paludi.
Queste regioni disboscate e coltivabili divennero il nucleo dei nuovi sistemi di governo che cominciarono a emergere diventando
Stati distinti intorno al 900.
Questo processo di deframmentazione però fu lento.
Nel quattordicesimo secolo in Europa si potevano distinguere quasi
1000 unità politiche distinte; gli Stati-nazione cominciarono a svilupparsi
nel quindicesimo secolo, e nel ventesimo erano 25(14).

Per contro, la geografia della Cina spostò il comportamento sociale della
popolazione cinese incanalandolo in una direzione molto diversa.
Nella pianura fertile tra il fiume Giallo e lo Yangtze la popolazione crebbe stabilmente e ben presto si ritrovò immersa nella classica
competizione tra Stati del tipo “chi vince piglia tutto”.
Così la Cina fu unificata già nel 221 a.C. e rimase un’autocrazia, soggetta a periodiche razzie di potenti popoli nomadi provenienti dai confini settentrionali
dell’impero.
«Un’osservazione obiettiva degli ultimi diecimila anni della storia
umana» scrive l’antropologo Peter Farb, «mostrerebbe che per quasi tutto quel
periodo gli abitanti dell’Europa settentrionale erano una razza barbarica
inferiore, che viveva nello squallore e nell’ignoranza ed era poco creativa»(15).

Tuttavia all’inizio del Medioevo una combinazione favorevole di fattori mise
gli europei nella condizione di sviluppare una forma di organizzazione
sociale di particolare successo.
Tra questi fattori c’era una geografia in grado di favorire l’esistenza di un certo
numero di Stati indipendenti ostacolando la possibilità che uno solo dominasse su tutti gli altri.
Un altro fattore fu la popolazione, abbastanza numerosa da incoraggiare la stratificazione sociale e il commercio.
La Chiesa fu poi un centro indipendente di influenza che pose
qualche limite al potere dei governatori locali.
Nel tredicesimo secolo l’Europa era ancora arretrata rispetto alla Cina e
al mondo islamico, ma le sue istituzioni avrebbero ben presto alimentato una
vera e propria esplosione senza precedenti nei campi dell’innovazione
promossa, in particolare, dall’incremento delle conoscenze
scientifiche.

Le origini della scienza moderna

Una caratteristica distintiva della civiltà occidentale è rappresentata dalla
nascita della scienza moderna.
Le ricerche sulle sue origini possono rivelare quali furono i fattori essenziali
che spinsero le società europee in questa particolare direzione.
Un confronto attento tra le conquiste scientifiche dell’Europa, del mondo
islamico e della Cina è stato compiuto dallo storico della scienza Toby Huff,
già citato per l’esperimento del telescopio.
Chiunque consideri le caratteristiche del mondo nel tredicesimo secolo potrebbe essere portato a pensare che la scienza moderna avesse più probabilità di
nascere nel mondo islamico o in Cina che non in Europa.
Le opere scientifiche dell’antica Grecia furono tradotte in
arabo tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo.
Gli scienziati di lingua araba (tra cui ebrei, cristiani e iraniani oltre
che arabi) trasformarono la scienza araba nella più avanzata al mondo tra
l’ottavo e il quattordicesimo secolo.
Questi scienziati stabilirono le basi della matematica, dell’astronomia, della
fisica, dell’ottica e della medicina,inoltre perfezionarono la trigonometria e
la geometria sferica.
Anche la Cina poteva sembrare un terreno fertile per la nascita della
scienza moderna.
Le tre invenzioni citate da Francis Bacon nel 1620 come le più
grandi mai realizzate dall’uomo (bussola, polvere da sparo e stampa)
erano tutte di origine cinese.
Oltre alla capacità inventiva in campo tecnologico,la Cina aveva una lunga storia di osservazioni astronomiche, indispensabili per comprendere il
funzionamento del sistema solare.
La scienza araba e quella cinese tuttavia progredirono stentatamente più o
meno per le stesse ragioni.
La scienza non è il risultato dell’attività indipendente di individui solitari ma è un prodotto sociale, frutto del lavoro di una comunità di studiosi che controllano,criticano e portano avanti il lavoro l’uno dell’altro.
La scienza pertanto ha bisogno di istituzioni sociali, come le
università o gli istituti di ricerca, per prosperare e questi devono essere
ragionevolmente liberi da costrizioni intellettuali imposte da autorità religiose o dal governo.
Nel mondo islamico e in Cina, come si è visto, non c’era spazio per
istituzioni indipendenti.
Nell’Islam c’erano le madrase , istituti per l’educazione religiosa legati alle
moschee. Il primo scopo di queste scuole era insegnare la cosiddetta
scienza islamica, ossia lo studio del Corano e della legge islamica, mentre non c’era spazio per le scienze straniere, come venivano indicate le scienze naturali.
Gran parte della filosofia dell’antica Grecia era in contrasto con i precetti del Corano e fu quindi esclusa dall’insegnamento.
Gli studiosi in disaccordo con le autorità religiose correvano il rischio di essere
costretti al silenzio con la fatwa.
La tradizione intellettuale islamica,secondo cui il Corano e le parole di
Maometto contengono tutta la scienza e la legge, creò un ambiente ostile allo sviluppo di tutte le linee di pensiero indipendenti.
I governatori islamici evitarono per molto tempo le critiche proibendo la
stampa e reprimendo i campi di indagine più problematici.
In Europa l’interesse per la nuova conoscenza non era limitato
a un’élite ma pervadeva una società in cui l’alfabetizzazione si stava
diffondendo sempre di più.
Nel sedicesimo secolo c’erano 1700 stamperie sparse in 300 città d’Europa,
in ogni paese, con l’eccezione della Russia(16).
Nell’impero ottomano un decreto del sultano Selim I istituì la
pena di morte per chiunque avesse usato un torchio da stampa.
A Istanbul la stampa arrivò soltanto nel 1726, ma gli stampatori non riuscirono a pubblicare che pochi titoli prima di essere costretti a chiudere.
Le autorità religiose dei paesi islamici disdegnavano tutte le fonti di
conoscenza diverse dal Corano ed esercitarono spesso il proprio potere
per sopprimerle.
Istituti come il notevole osservatorio di Maragha in Iran, fondato nel 1259, ebbero vita breve.
Nel 1580 addirittura un osservatorio in costruzione a Istanbul fu
raso al suolo per motivi religiosi prima ancora di essere completato(17).

L’economista Timur Kuran ha di recente affermato che il mondo islamico
è rimasto indietro dal punto di vista economico soprattutto a causa della
rigidità della legge islamica in materia di commercio.
Le imprese, per esempio, potevano sciogliersi in seguito alla morte di uno qualsiasi dei soci se i suoi eredi pretendevano un pagamento
immediato.
«In sintesi, molti degli elementi che si autorinforzano nella legge islamica (clausole per i contraenti, sistema di trasmissione ereditaria, regolazione dei matrimoni) contribuirono insieme alla stagnazione delle infrastrutture commerciali del Medio Oriente» scrive Kuran(18).
Ciononostante l’idea di incolpare la legge islamica non è molto convincente:
gli europei dovettero far fronte a leggi simili impostate sulla teologia, come
quelle contro l’usura, tuttavia fecero in modo che fossero soddisfatti i più vasti
scopi della società.
Nel mondo islamico le forze della modernità non imposero mai allo Stato ottomano di riformare il proprio sistema legale prima del
diciannovesimo secolo.
Come è possibile che la scienza araba fosse così avanzata tra l’ottavo e
il quattordicesimo secolo, nonostante queste condizioni avverse?
La ragione, secondo Huff, è che nei primi secoli del dominio musulmano erano poche le persone convertite all’Islam.
Ma quando il ritmo delle conversioni aumentò, nel decimo secolo, la maggioranza musulmana divenne la normalità, con una dinamica «che probabilmente ebbe conseguenze negative per la ricerca nel campo delle scienze naturali e della vita intellettuale nel suo complesso»(19).

La Cina, anche se per ragioni diverse, sviluppò nei confronti della
scienza moderna la stessa ostilità che caratterizzò il mondo islamico.
Uno dei problemi della Cina era l’assenza di istituzioni indipendenti dall’imperatore:
non c’erano università e le accademie,quando esistevano, erano essenzialmente
luoghi in cui ci si preparava per gli esami imperiali.
I pensatori indipendenti non erano incoraggiati.
Quando Hungwu,il primo imperatore della dinastia Ming, decise che gli studiosi erano fuori controllo, condannò a morte 68 diplomati e 2 studenti, e ai lavori forzati altri 70 diplomati e 12 studenti.
Il problema con la scienza cinese, scrive Huff, non fu qualche imperfezione
tecnica «bensì il fatto che le autorità cinesi non crearono né tollerarono
istituzioni educative indipendenti di alto livello all’interno delle quali gli
studiosi potessero svolgere in autonomia le proprie ricerche»(20).

La Cina,diversamente dal mondo islamico, non bandì le stamperie, ma i libri che si producevano erano riservati soltanto all’élite.
Un altro ostacolo al pensiero indipendente era un sistema educativo
istupidente, che consisteva nella memorizzazione e ripetizione meccanica
degli oltre 500.000 caratteri che costituivano i testi classici di Confucio.
A questo si aggiungeva soltanto la capacità di scrivere un commento
stilizzato degli stessi.
Il sistema dell’esame imperiale, inaugurato nel 124 a.C., assunse la sua forma definitiva nel 1368 e rimase immutato fino al 1905, impedendo un rinnovamento intellettuale per altri cinque secoli.
Il fatto che la scienza moderna sia stata così a lungo ostacolata in Cina e
nel mondo islamico tuttavia non deve far pensare che il suo sviluppo in Europa
fosse in qualche modo certo.
Anche l’Europa infatti aveva sacche di privilegio che si opponevano alle
innovazioni tecnologiche e a ciò che avrebbe potuto cambiare le cose.
Le autorità religiose europee, proprio come nel mondo islamico, si affrettavano a scoraggiare chi metteva in dubbio la dottrina della Chiesa.
Nel 1270 il vescovo di Parigi, Étienne Tempier, condannò 13 proposizioni filosofiche formulate da seguaci di Aristotele, la cui filosofia aveva guadagnato un certo consenso nelle università d’Europa.
Il vescovo proseguì poi nel 1277 proibendo la discussione di 219 tesi filosofiche e teologiche all’università di Parigi.
L’Europa però differiva dalla Cina e dal mondo islamico perché le sue
strutture educative avevano una notevole indipendenza.
Il concetto europeo di società intesa alla stregua di un’entità
giuridica conferì una certa libertà di pensiero e di azione a strutture come le
gilde e le università.
Le autorità ecclesiastiche potevano criticare quanto veniva insegnato o dibattuto, ma non potevano sopprimere per sempre le idee scientifiche.
Anche se le università d’Europa cominciarono dall’insegnamento della
teologia, come avveniva nelle madrase,ben presto gli interessi si spostarono
verso la filosofia di Aristotele e poi dalla filosofia alla fisica e
all’astronomia.
Nell’ambito di queste istituzioni gli scienziati cominciarono lo
studio sistematico della natura, ponendo così le basi della scienza moderna.
L’esistenza delle università spiega in che modo la scienza sia riuscita a
prosperare in Europa e non in Cina o nel mondo islamico, ma resta ancora da
capire perché la scienza moderna sia in prima istanza emersa nel continente
europeo.
Quali furono i fattori preesistenti, non scientifici, che permisero la nascita dell’attività scientifica?
Huff suggerisce un’interessante risposta: «Il mistero del successo della scienza moderna in Occidente (e del suo fallimento nelle civiltà non occidentali) si può risolvere indagando negli ambiti non scientifici della cultura, vale a dire la religione, la filosofia, la teologia e altri simili»(21).

La teologia cristiana aveva una ricca tradizione di argomentazioni e
ragionamenti su fini questioni dottrinali,molte delle quali legate
all’interpretazione del complesso dogma della Trinità.
Da queste dispute, le menti degli europei dedussero l’idea che la
ragione fosse da intendere come un attributo umano: era la ragione quindi a
separare l’uomo dall’animale.
Aiutata dalla riscoperta del diritto civile romano verso la fine dell’undicesimo
secolo, l’Europa sviluppò in questo modo il concetto di sistema legale.
La ragione e la coscienza furono adottate come criteri per dirimerne le pratiche, e in questo modo il passo fu breve per formulare il concetto di legge naturale,
per ipotizzare l’esistenza di un “libro della natura” e di un “meccanismo del
mondo” che potesse essere compreso dalla ragione umana.
Secondo Huff insomma fu la rivoluzione nel pensiero legale compiutasi tra dodicesimo e tredicesimo secolo a trasformare la società medievale in Europa rendendola un terreno fertile per lo sviluppo della
scienza moderna.

I frutti dell’apertura

I concetti di legge e ragione che stimolarono la nascita della scienza
moderna in Europa servirono anche come base per lo sviluppo di una società
aperta. Il commercio e l’esplorazione,che gli imperatori cinesi potevano
sopprimere a proprio piacimento,divennero allora forze fondamentali per
l’espansione europea.
In un periodo di guerre intermittenti,il commercio tra le varie regioni
europee cresceva vigoroso.
Gli scambi commerciali ebbero infatti un ruolo importante nell’indurre gli europei a esplorare il mondo: dopo il 1490 Vasco da Gama giunse in India e Cristoforo Colombo nelle Americhe.
Questi viaggi dimostrarono anche la peculiare curiosità degli europei per il mondo.
L’esplorazione fu incentivata con lo sviluppo di nuove invenzioni tecniche
che diedero il via alla scienza moderna e all’emergere del capitalismo.
Fu l’Europa a scoprire il mondo e non il contrario.
L’ammiraglio cinese Zheng He organizzò numerosi viaggi
verso l’Asia sudorientale e l’Africa all’inizio del quindicesimo secolo, ma
questi non ebbero seguito.
Dopo aver scoperto il resto del mondo, gli europei stabilirono rotte commerciali che, in molti casi, portarono alla conquista delle nuove terre.
Gli europei spazzarono via le società tribali senza troppe difficoltà, inviando coloni a occupare le Americhe, l’Australia e larghi tratti dell’Africa.
Le radici della unicità degli europei si possono far risalire molto indietro,
addirittura all’undicesimo secolo, se non prima, tuttavia agli inizi del
quindicesimo l’incombente ascesa dell’Europa doveva risultare tutt’altro
che evidente.
L’impero ottomano a quel tempo si stava ancora espandendo, la Cina godeva di un periodo di stabilità sotto la dinastia Ming, l’impero moghul stava per emergere in India.
Questi tre centri di potere erano più grandi di qualsiasi centro in Europa.
L’Europa era priva del vantaggio militare dato da unioni e alleanze,
tuttavia poté rimanere più a lungo frammentata, sia pur limitatamente,
perché, a differenza della Cina, non era sotto la continua minaccia delle
invasioni straniere.
Trovandosi all’estremità occidentale del continente eurasiatico, l’Europa era protetta a est dagli Stati cuscinetto della Russia e di Bisanzio.
Così, a partire dal decimo secolo, dopo aver respinto i violenti
attacchi dei vichinghi, dei magiari e dei musulmani, l’Europa si trovò
ragionevolmente libera dalle aggressioni esterne.
L’Inghilterra, naturalmente avvantaggiata dal fatto di essere
un’isola, si sentì sicura come mai prima di allora.
Diversamente dai cinesi, gli europei non furono dunque mai costretti a
cercare o ad accettare un regime autocratico abbastanza forte da
proteggerli da invasori esterni.
In Europa i cittadini si permisero il lusso di preferire l’indipendenza, combattendo soltanto gli uni contro gli altri.
I conflitti interni garantirono i vantaggi che derivano dalla competizione militare,ma la geografia e gli assetti politici non portarono al consueto finale in cui resta un solo impero permanente.
Nessuno degli imperi europei nati dopo quello romano, che fossero guidati da Carlo Magno, dagli Asburgo, da Napoleone o da Hitler, fu mai completo, e tutti ebbero vita breve.
Nelle società autoritarie chi governa può imporre tasse, organizzare eserciti e
dichiarare guerra.
In linea di principio gli Stati autoritari della Cina e del mondo islamico avrebbero dovuto contare su una forza militare maggiore
rispetto a quella di una manciata di Stati separati in Europa, guidati da sovrani
costretti, chi più e chi meno, ad accettare leggi locali ed élite.
In effetti fu così per molti secoli.
Nel tredicesimo secolo, per esempio, l’Europa non riuscì a fermare l’esercito mongolo, che invase Polonia, Ungheria e Sacro romano
impero cercando di raggiungere la costa atlantica.
Furono invece i mongoli nel 1241 a scegliere volontariamente di
ritirarsi dall’Europa quando morì il gran Khan Ögedei e si scatenò in Mongolia
una guerra interna per la successione.
Dopo la caduta dell’impero bizantino nel 1453 e l’eliminazione del cuscinetto
che aveva separato l’Europa dall’orda turca, gli eserciti ottomani riuscirono a
penetrare nelle terre europee spingendosi fino alle porte di Vienna nel
1529 e poi di nuovo nel 1683.
La crescente ricchezza e la capacità inventiva dell’Europa finirono tuttavia
per ribaltare questa condizione di debolezza militare.
L’arretratezza europea nel sedicesimo secolo, che poteva emergere dal confronto con l’impero cinese e quello islamico, era in realtà soltanto apparente. Ben presto spedizioni europee avrebbero conquistato l’India, l’America
settentrionale e meridionale, l’Australia e la maggior parte dell’Africa.
Anche se occupa soltanto il 7 per cento delle terre emerse del pianeta, l’Europa dominava sul 35 per cento delle terre nel diciannovesimo secolo e sull’84 per
cento nel 1914.
A differenza di quanto avveniva in Europa, dove scienza, tecnologia e
industria erano strettamente interconnesse, in Cina l’industria non
sfruttò la tecnologia e non ebbe mai il permesso di svilupparsi in modo
autonomo.
L’entusiasmo della Cina per le invenzioni si era da lungo tempo
anchilosato; i mandarini non apprezzavano le novità e anzi
respingevano le invenzioni straniere mancando della curiosità che permise
invece agli europei, avventurosi in termini intellettuali, a spingersi oltre la
tecnologia per scoprire i principi scientifici che la regolavano.

In Cina non c’erano il libero mercato né un diritto di proprietà
istituzionalizzato. «Lo Stato cinese interferiva continuamente nell’attività
delle imprese private, assumendo il monopolio delle attività lucrative,
proibendone altre, manipolando i prezzi,esigendo tangenti, ostacolando
l’arricchimento privato» scrive lo storico dell’economia David Landes.
«Il malgoverno soffocò l’iniziativa,aumentò i costi delle transazioni e
distolse il talento dal commercio e dall’industria»22.

Secondo le lapidarie parole di Adam Smith: «Per portare uno Stato al
più alto grado di opulenza, dal livello più basso di barbarie, serve poco altro
che pace, giuste tasse, giusta amministrazione della giustizia. Tutto il
resto viene da sé»(23).

Dicendo «poco altro» tuttavia si minimizza la questione.
La pace, le giuste tasse e la giustizia non si trovano spesso insieme nel corso
della storia. Soltanto in Europa è stata raggiunta questa formula magica che è
diventata la base per l’impensabile ascesa dell’Europa nel mondo.

La risposta adattativa alle diverse società


Nel suo libro La ricchezza e la povertà delle nazioni, lo storico dell’economia David Landes esamina ogni possibile fattore capace di spiegare l’ascesa dell’Occidente e la stagnazione della Cina e conclude, in sostanza,che la differenza è insita nella natura dei popoli.
Landes attribuisce un fattore decisivo alla cultura, ma nella sua
descrizione della cultura è implicita l’esistenza di razze.

Se la storia dello sviluppo economico ci insegna qualcosa, è
che a fare la differenza è la cultura.
Prendiamo ad esempio l’industriosità delle minoranze di
emigrati, i cinesi in Asia orientale e sudorientale, gli indiani in Africa
orientale, i libanesi in Africa occidentale, ebrei e calvinisti in
gran parte d’Europa e via dicendo.

La cultura, tuttavia, intesa nel senso di corpo di consuetudini e valori morali che caratterizza una popolazione, spaventa gli studiosi,emana un sulfureo odore di razza ed eredità, evoca un senso di plumbea immutabilità.(24)

Odore sulfureo o no, la cultura di ciascuna razza, che abbia una base
genetica o ne sia priva, è ciò che conta per Landes nello sviluppo economico.

Se consideriamo l’unicità delle società europee e il periodo di tempo in cui il
comportamento sociale degli europei deve aver seguito un proprio percorso di
sviluppo (almeno 1000 anni), questo comportamento può davvero essersi
adattato, a livello genetico, per far fronte alle sfide e sopravvivere
prosperando in Europa.

Prove a favore di questa possibilità sono i dati raccolti
da Clark sulla riduzione della violenza e l’incremento dell’alfabetizzazione in
Inghilterra tra il 1200 e il 1800 (descritti nel Capitolo 7).

Anche se non esistono dati equivalenti per la popolazione cinese,
sappiamo che la loro società è rimasta distinta per un tempo ancora più lungo,
almeno 2000 anni, durante il quale per sopravvivere i cinesi devono aver
superato pressioni intense (esaminate nel Capitolo 7) adattandosi alla propria
società esattamente come gli europei si sono adattati alle loro.

Gli psicologi che studiano i comportamenti delle popolazioni
europee e dell’Asia orientale di solito attribuiscono alla cultura tutte le
differenze esistenti.
Da una prospettiva evoluzionistica, tuttavia, questa tesi è poco plausibile. Il comportamento sociale delle persone ha un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di una società.

Questo comportamento pertanto deve essere stato modellato con
altrettanta finezza rispetto alle condizioni ambientali prevalenti proprio
come è accaduto per altri caratteri che ci permettono di distinguere le razze, per
esempio il colore della pelle o quello dei capelli.

Le istituzioni proprie di una società sono un miscuglio di comportamenti
determinati culturalmente e influenzati dai geni.

La componente culturale può essere riconosciuta perché di solito si
modifica più rapidamente, a dispetto dell’attitudine conservatrice di molte
istituzioni culturali.
La guerra, per esempio, è un’istituzione comune a tutte le società umane, ma il fatto che la propensione allo scontro (che ha una base genetica) sia esercitata o no dipende dalla cultura e dalle circostanze.

Germania e Giappone hanno avuto società profondamente militariste
prima e durante la seconda guerra mondiale, eppure oggi entrambi i paesi
sono di gran lunga pacifici.

Questo cambiamento culturale è decisamente troppo rapido per avere natura genetica.
Entrambi i paesi conservano con buona probabilità la loro propensione per la
guerra e la eserciterebbero se ne avessero la necessità.
Un aspetto distintivo dei comportamenti modellati geneticamente
è il loro persistere immutati nel corso di molte generazioni.

La presenza di un radicamento genetico potrebbe spiegare,
per esempio, perché le popolazioni di inglesi espatriati nel mondo si siano
comportate allo stesso modo, ossia come la loro popolazione di origine, per
molti secoli e perché lo stesso sia avvenuto per i cinesi fuori dal loro
paese.

Ipotizzare una base genetica per il comportamento sociale spiegherebbe
anche perché sia così difficile per le altre popolazioni copiare le
caratteristiche desiderabili di questi gruppi.

Gli abitanti della Malesia, della Thailandia e dell’Indonesia che
convivono con prospere popolazioni di cinesi immigrati possono invidiarle ma
stranamente non riescono a copiarle.

Le persone sono molto portate all’imitazione e, se il successo
imprenditoriale dei cinesi fosse soltanto culturale, chiunque potrebbe adottarne senza difficoltà i metodi.

Se i cinesi e gli altri non vengono imitati, probabilmente è perché il
comportamento sociale ha in parte una componente genetica che si aggiunge a
quella culturale, più facilmente riconoscibile.

La base genetica del comportamento sociale umano è ancora
in larga misura poco chiara: non si sa con precisione come siano scritti i
controlli neurali che influenzano il modo in cui ci comportiamo.

Per esempio esiste chiaramente una propensione genetica a evitare l’incesto.

Tuttavia è poco probabile che il controllo genetico sia scritto esattamente in questi termini. I registri dei matrimoni tra membri dei kibbutz in Israele e tra famiglie cinesi di Taiwan suggeriscono che il tabù dell’incesto dipenda dall’avversione a sposare partner che si conoscono
intimamente fin dall’infanzia.

Pertanto il controllo neurale probabilmente deve essere qualcosa come “la persona che cresce con voi sotto lo stesso tetto non rappresenta il giusto partner da sposare”.

Ma gli europei hanno davvero geni che favoriscono la nascita di società
aperte e dello Stato di diritto?

Ovviamente è improbabile che sia così.

Nessuno può ancora dire esattamente quali siano i modelli nell’insieme dei
circuiti neurali in grado di predisporre le popolazioni europee a preferire
società aperte e Stato di diritto invece delle autocrazie, o quelli che inducono i
cinesi a rispettare un sistema di obblighi familiari, la gerarchia politica e il
conformismo.

Tuttavia non c’è ragione per escludere che l’evoluzione sia
capace di elaborare sottili soluzioni a problemi complessi di adattamento
sociale.

Quasi certamente esiste una propensione genetica per seguire le
regole della società e punire chi non le rispetta, come è stato notato nel 
Capitolo 3.

Supponiamo che gli europei siano leggermente meno portati a punire chi
sgarra rispetto ai cinesi, questo potrebbe spiegare perché le società europee siano più tolleranti con chi dissente e con gli innovatori, mentre le società cinesi lo sono di meno.

I geni che regolano la tendenza a seguire le regole e a punire
chi sbaglia però non sono ancora stati individuati, di conseguenza non
sappiamo ancora se questi geni siano davvero diversi, come si potrebbe
ipotizzare, nelle popolazioni di cinesi e di europei.

La natura ha numerose manopole da girare per variare
l’intensità dei comportamenti sociali umani e può giungere allo stesso
risultato in molti modi diversi.

Le distinte civiltà della Cina e dell’Europa potrebbero non essere state
modellate soltanto da una serie di casi storici e culturali, come sostiene la
spiegazione più consueta.

Esse piuttosto rispecchiano, almeno in parte,l’evoluzione delle popolazioni
dell’Europa e dell’Asia orientale che si adattarono via via alle condizioni
geografiche e militari dei rispettivi habitat ecologici.

Così l’ascesa della Cina, e dell’Occidente nella sua scia,non sono da considerare soltanto come eventi storici ma anche come eventi che
hanno interessato l’evoluzione umana