mercoledì 21 marzo 2012

SI SCRIVE GIOCO SI LEGGE DISPERAZIONE E SUICIDIO

Il gioco d'azzardo cresce in modo esponenziale, senza alcun freno legislativo. Sale gioco ad ogni crocevia, slot machine ovunque, e attraverso il computer potete scommettere comodamente anche da casa su tutto e tutti. Senza controlli, senza limiti. In una società che sovrasta ogni cosa, che ti toglie 3 punti se non hai la cintura di sicurezza, che proibisce la pubblicità alle sigarette, vietate ovunque, potete distruggervi con le macchinette e le altre diavolerie in nome del PIL e dell'Erario, beneficiario di una percentuale consistente della servitù creata da abili imprenditori senza scrupoli.
Questa società edonistica e senza morale ci sta trasformando in tanti meccanismi di un ingranaggio infernale con 3 comandi sequenziali: consumare, produrre, ubbidire.
Lo scarica barile della politica: i sindaci che rilasciano le concessioni danno la colpa alla Regione, la Regione allo Stato, lo Stato all'Europa.
Ma chi li manda a Strasburgo quelli che governano il nostro continente? Gli elettori, nessun altro. Siamo noi cittadini che abbiamo diritto a stabilire le regole. In Europa come a Roma, a Roma come a Trieste, a Trieste come nel vostro comune.
E visto che la politica non provvede, chiedo a tutti voi di farvi cittadini consapevoli, perciò attivi e contrastare questo gioco al massacro.

In allegato c'è un volantino che potete stampare e diffondere in formato A4 o A3 e/o girare ai vostri contatti via internet. Ma se volete, via e-mail o via telefono, vi spedisco gratuitamente a casa il manifesto cm 35x40 che potrete appendere nelle scuole, nei negozi, ovunque lo riteniate utile per fermare questa spirale di follia che sta travolgendo tutti, soprattutto i più deboli: pensionati, disoccupati, ragazzi.

ECCO COME SI MANIPOLANO E DISTRUGGONO I CERVELLI


Noi possiamo FERMARLI.



Renato Garibaldi
loc. Museis
 33020 Cercivento UD

martedì 20 marzo 2012

la macchina del cervello umano


Il semplice possesso di una macchina non significa, che funzioni, che ha fatto un buon rodaggio, che è stato utilizzato buon carburante, che è stata manutenuta e verificata, che non si è ingrippata, che è stata usata in strade buone, ecc ecc. Pochissimi poi però si rendono conto che il cervello umano è una formidabile macchina!

QUEL GIOCATTOLO ROTTO DELLA DEMOCRAZIA!!!


Strategie di operatività per il ritorno alla sovranità

"Chi emette denaro decide ogni cosa di una nazione, tutto il resto è inutile democrazia per i polli che ci credono", quello che ti dirò sarà rifiutato dalla tua mente e più sarà il rifiuto più mi confermerà che ciò che dico è vero, "La democrazia è un giocattolo inventato dai banchieri per far giocare, distrarre e far passare il tempo ai bambini, e mentre i bambini si esercitano a mettere in pratica la democrazia, (un giocattolo che non funzionerà mai in quanto guasto  già dalla fabbrica) i banchieri ed il sistema imperocratico della finanza fanno ciò che vogliono in maniera anarchica. Vi siete mai chiesti perché i banchieri ed il sistema della imperocrazia finanziaria finanziano le guerre per far cadere le "presunte dittature" per poi importargli il giocattolo della democrazia? Perché dovrebbe far paura Saddam Hussein, Gheddafi, Chávez, e non la Grecia, la Spagna, l'Italia, ecc, semplice perché queste nazioni non usavano/usano  il gioccattolino della Democrazia le altre si. Capisco che dopo oltre sessanta anni di bombardamento culturale sulla democrazia questo pensiero sembrerà fortemente stonato, ma la realtà (purtroppo per tutti) e che la vera dittatura (subdola, silenziosa, impersonale, senza responsabili) la stiamo subendo noi, ma non lo vogliamo accettare perchè crediamo ancora nel giocattolo che ci hanno dato e continuiamo a giocare invertendo continuamente i ruoli chi era ladro prima ora sta a guardare che fa il ladro adesso e poi dopo un periodo si invertono le parti. La Democrazia  come governo dei popoli non può esistere se non si rispetta il valore dell'uomo e se non si rispetta la proprietà del valore che ogni cittadino genera con il suo lavoro (proprietà popolare della moneta). ogni altra forma di democrazia che non rispetta questo primo principio è una finta democrazia con finti propositi di uguaglianza. In merito a cosa fa se si prende il potere si può certamente rispondere con un elenco più o meno condivisibile, ma il problema è l'organizzazione e la strategia per attuarlo. Questo sistema non è diventato cosi in un giorno o un mese, è una strategia che viene da molto lontano addirittura dal 1600 ed in l'attuazione più seria è incominciata fine anni settanta inizio ottanta. Una serie di passaggi che hanno tolto un centimetro al giorno diritti e dignità, solo per citare alcuni passaggi 1981 divisine di bankitalia dal ministero del tesoro, 1992 distrazione di massa con mani pulite e stragi di giudici per appropriarsi di bankitalia, trattato di Maastricht  lo stesso anno, poi quello di Lisbona approvato  a ferragosto (sempre di nascosto)  ecc ecc.  Per smontare un impianto legislativo (nazionale ed internazionale tra cui il trattato come  sconfitti della 2 guerra mondiale che ci induce a essere colonia americana e ci impedisce di fare tante  cose.. e l'hanno chiamata liberazione invece è stata proprio una occupazione..) Tutto questo realizza un impero di dominio gestito dalla architettura del debito, che a sua volta genera una economia del debito,  una industria del debito di una nazione (banche, assicurazioni, multinazionali, liberi professionisti, borse, industria, università , notai, commercialisti, avvocati, commercio, infrastrutture, ecc) Risolvere questo non è semplice e non si fa in un mese, salvo non capire che questo si può fare solo se si mette da parte il gioccattolino della democrazia e si impone con la forza proprio per il bene per il popolo che però è talmente rincoglionito e plagiato che se lo fai diventi subito dittatore. Oppure c'è un strategia più lenta, ossia riprenderci un centimetro al giorno quello che ci hanno tolto. Nessuna delle due strategie, quella rapida e quella lenta è facile la prima perché passi da dittatore la seconda perché la natura umana non è costate e sopratutto è corruttibile. Non è il programma il problema principale, anche perché sebbene  in  ritardo e con motivazioni diverse, tutti convergono nel ritornare alla sovranità, prima tra tutte quella monetaria, ma proprio nel metodo per raggiungere il potere per poi realizzare quello che si vuole. La blindatura è totale dai media alla magistratura ai partiti ai finanziamenti ai sindacati, ed il popolo è stato formato e plagiato ad essere pecora. Da dove cominciare? Nazionalizzare le banche e proprietà popolare della moneta, istituzione del redito di cittadinanza, blocco dei forex, vendite allo scoperto e blocco di tutti i debiti, commissione di valutazione dei debiti reali, blocco della borsa, conversione di tutti i risparmi dei cittadini e delle imprese artigiane (escluse quelle di capitale) con la nuova moneta di stato, protezione delle frontiere e dei prodotti italiani con dogane. Aumento in moneta di stato delle pensioni fino alla regolazione con il potere di acquisto. Campagna di formazione ed informazione istruzione con cambio dei programmi scolastici, per la vera storia che ci hanno nascosto. Imposizione come la lingua italiana dello studio della vera economia (emissione monetaria a credito) in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Campagne televisive sul risveglio delle coscienze continue per informare cosa si sta facendo. Massicci investimenti sulla ricerca in ogni settore ma  con premi enormi sul profilo delle nuove  energie alternative. Piano di finanziamento per la sistemazione di tutto il territorio italiano sopratutto sotto il profilo idrogeologico, riforestazione, fiumi,fondali, ecc.  Chiudere Equitalia, realizzazione di una commissione per la restituzione del mal tolto, restituzione dei beni espropriati, e recupero del patrimonio di stato svenduto. Finanziamenti per le economie locali ed infrastrutture di autonomia locale. Riqualificazione di tutti gli enti locali con compiti i controllo del territorio, assunzione di tecnici qualificati per il controllo di tutte gli edifici sotto il profilo strutturale, antisismico impiantistico, e risparmio energetico ecc  con formazione per tutto il personale pubblico anche alla cultura antropocratica. Nazionalizzazione di tutte le infrastrutture di carattere nazionale e di interesse pubblico (comunicazione, trasporti, istruzione, sanità, ecc). Riqualificazione e conversione dei comporti industriali in industrie locali ed artigianali con neoeconomie sostenibili che valorizzino il capitale naturale. valorizzazione di ogni tipo di risorsa locale a cominciare dal turismo. Finanziamenti alla cultura, biblioteche, teatri scuole di musica, cenacoli letterari, conservatori,  concorsi scientifici e letterali, scuole d'arte.   Be tutto questo solo per  incominciare ma come organizzarci per arrivare al potere e fare anche solo la metà se quando stanno insieme tre italiani (dico tre) riescono a non mettersi d'accordo?   Per la nostra Sovranità

SENTENZA N3701 DEL 16 FEBBRAIO 2007 -IL 10% MESE è USURA


La sentenza della Cassazione

DR

Cassazione civile, Sez. II, 16 febbraio 2007 n. 3701

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Ufficio Territoriale del Governo di Benevento ha impugnato, nei confronti di A.M.G., con ricorso notificato il 27.10.04, la sentenza del Giudice di Pace di Benevento, che aveva dichiarato la nullità dell’opposta cartella esattoriale, inerente al pagamento della somma di Euro 852,78 per violazione dell’art. 116 C.d.S., comma 2, ritenendo illegittima, ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 27, la maggiorazione per interessi operata sulla somma stabilita dalla legge.

Lamenta la violazione e falsa applicazione L. n. 689 del 1981, art. 27, atteso che, contrariamente all’assunto del G.d.P., proprio detto articolo prevede espressamente l’effettuata maggiorazione, in caso di ritardo nel pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione.

A.M.G. resiste.

Il P.G. ha chiesto la trattazione del ricorso in Camera di Consiglio.

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è manifestamente infondato.

Infatti alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla L. n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza – ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale e non anche degli aumenti semestrali del 10%. Aumenti, pertanto, correttamente ritenuti non applicabili dal G.d.P., peraltro con motivazione errata, che va quindi corretta in conformità all’enunciato principio. Al rigetto del ricorso, segue la condanna alle spese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna l’Ufficio Territoriale Governo di Benevento alle spese in Euro 500,00 di cui Euro 400,00 per onorari.

Così deciso in Roma, il 24 ottobre 2006. Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2007.

Ci saranno sette anni di abbondanza e sette anni di carestia

Dice Blondet: che il sogno del faraone spiegato da Giuseppe (non frutto di preveggenza quanto di "conoscenza" sugli effetti del prestito da "moneta debito") potrebbe riferirsi ai cicli economici di espansione monetaria (prestito) e poi di rarefazione monetaria con recupero degli interessi sulla moneta prestata; se l'ipotesi è corretta c'è da avvallare tutta una serie di "meta messaggi" (neanche poi tanto nascosti) nella bibbia da mettere paura, fino ad arrivare al famoso segno della bestia da possedere se si vuole comprare (Apocalisse). Certo è che le "onde di Kondratiev" richiamano molto, il ciclo di abbondanza e di scarsità che si alternano in economia, ma essendo vissuto nella CCCP, la Bibbia era vietata, quindi non ha potuto fare collegamenti. Nella TORAH (Pentateuco) “ Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio : voi non dovrete imporgli alcun interesse” . ( Esodo 22,25) e ancora “Non darai il tuo denaro ad usura al tuo fratello, e non esigerai un sovrappiù di frutti” (Levitico, 25,37), e fin qui stiamo in una logica accettabile, ma poi arriva Il famoso Deuteronomio con due perle la prima: "Deuteronomio 15 - 1 Alla fine di ogni sette anni celebrerete l'anno di remissione. 2 Ecco la norma di questa remissione: ogni creditore che abbia diritto a una prestazione personale in pegno per un prestito fatto al suo prossimo, lascerà cadere il suo diritto: non lo esigerà dal suo prossimo, dal suo fratello, quando si sarà proclamato l'anno di remissione per il Signore. 3 Potrai esigerlo dallo straniero; ma quanto al tuo diritto nei confronti di tuo fratello, lo lascerai cadere. 4 Del resto, non vi sarà alcun bisognoso in mezzo a voi; perché il Signore certo ti benedirà nel paese che il Signore tuo Dio ti dà in possesso ereditario, 5 purché tu obbedisca fedelmente alla voce del Signore tuo Dio, avendo cura di eseguire tutti questi comandi, che oggi ti do. 6 Il Signore tuo Dio ti benedirà come ti ha promesso e tu farai prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito; dominerai molte nazioni mentre esse non ti domineranno". La seconda; Deuteronomio  23: "19 Non prestare ad usura al tuo fratello, né danari, né vettovaglie, né cosa alcuna che si presta ad usura. 20 Presta ad usura allo straniero, ma non al tuo fratello; acciocchè il Signore Iddio tuo ti benedica in tutto ciò a che metterai la mano, nel paese nel quale tu entri per possederlo", che è tutto un programma politico economico, se non fosse che si sta avverando alla lettera, uno potrebbe anche riprendere o perdere la fede ( dipende se si è credenti o meno). E ancora Ezechiele 18,  8 "se non presta a usura e non esige interesse, desiste dall'iniquità e pronunzia retto giudizio fra un uomo e un altro". Per poi non parlare dell'anno sabatico dove si rimettevano tutti i debiti che solitamente avveniva proprio ogni sette anni ( numero di rami di un famoso candelabro ). Se poi arriviamo al nuovo testamento, non sono pochi i riferimenti sia scritti che in "parabola", quantunque il racconto del vangelo è già parabola tutto in se, usando la tecnica del "feed back" come scrittura nel 70/130 DC. Ma arriviamo al prossimo storico: Vangelo di Luca 6-34 /35 6:34 "E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto. " 6:35 "Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi." Questi versetti per molti anni ci salvarono almeno dal'usura cristiana, poi per non essere da meno della discendenza incomincio l'attività in proprio di emissione monetaria. In fine due episodi in particolare saltano all'attenzione, la cacciata dei cambiavalute nel tempio (sarà per questo che non lo hanno riconosciuto come profeta?) e la famosa domanda: "è lecito pagare le tasse?" con la famosa risposta: "date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare". Quindi facciamo una economia senza denaro, visto che dobbiamo restituire tutto a Cesare naturalmente più il 5%? La Bibbia se saputa leggere è il più grande trattato di economia che esiste.  (realize2)

 Giuseppe Turrisi

IL KALI YUGA O ETÀ OSCURA E I CICLI COSMICI

OGNI TANTO GIOCHIAMO  UN POCO (MA NON TROPPO). METTIAMO QUINDI DA PARTE LA GEOPOLITICA, LA POLITICA E ALTRO.
HO QUI RIASSUNTO CERTE RELAZIONI CHE RIGUARDANO L’ETA’ OSCURA (KALI’ YUGA), ALLE QUALI HO MODESTAMENTE AGGIUNTO ALCUNE MIE IMPRESSIONI.
ESSENDO IL SOTTOSCRITTO, UN  PROFANO IN QUESTA MATERIA, PRENDETE IL TUTTO CON UN CERTO DISINCANTO.
SE POI TRA VOI C’E’ CHI E’ MOLTO PIU’ PREPARATO DI ME, INTERVENGA, SPECIFICHI E SE IL CASO CORREGGA.

IL KALI YUGA O ETÀ OSCURA E I CICLI COSMICI
Ebbe magnificamente a riassumere J. Evola:
<<...mentre l’uomo moderno ha creduto e, in parte tuttora crede al mito dell’evoluzione, le civiltà antiche quasi senza eccezione e perfino le popolazioni selvagge riconobbero invece l’involuzione, il graduale decadere dell’uomo da uno stato primordiale concepito non come un passato semiscimmiesco ma come quello di un’alta spiritualità.
 La forma più nota di tale insegnamento è il mito di Esiodo circa le quattro età del mondo – dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro – le quali corrispondono a gradi successivi dell’accennata discesa o decadenza.
 Del tutto analogo è l’insegnamento indù circa gli yuga, cicli complessivi e successivi che sono ugualmente in numero di quattro e che da una “età dell’essere” o “della verità” – satya yuga – vanno fino ad una “età oscura” – kali yuga.
Secondo tali tradizioni, i tempi attuali corrispondono all’epicentro proprio di quest’ultimo periodo: noi ci troveremmo nel bel mezzo della “età oscura”.
Benché la formulazione di tali teorie sia antichissima, di fatto i caratteri previsti per “l’età oscura” corrispondono in modo abbastanza sconcertante alle caratteristiche generale dei tempi nostri>>. 
Dopodiché Evola riportò alcuni passi tratti <<dal Vishnu-purana, testo che ci ha conservato gran parte del tesoro delle antiche tradizioni e degli antichi miti dell’India>>. 

Nei paragrafi qui riportati Evola intese aggiungere, fra parentesi, alcune delucidazioni per  sottolineare le corrispondenze più evidenti.
Riproduciamo il tutto, aggiungendo anche, tra parentesi quadre, qualche modesta nostra (N.d.A.)  breve osservazione di carattere storico:

“Razze di servi, di fuori casta e di barbari si renderanno padroni delle rive dell’Indo, del Darvika, del Candrabhaga e del Kashmir. I capi che regneranno sulla terra, come nature violente. Si impadroniranno dei beni e dei loro soggetti.
[Esattamente quello che sta accadendo attraverso la potenza militare dell’occidente, in particolare USA, Gran Bretagna, Israele, e l’usura bancaria estesa  oramai a livello planetario N.d.A.]
 Limitati nella loro potenza, i più sorgeranno e precipiteranno rapidamente.  Breve sarà la loro vita, insaziabili i loro desideri ed essi quasi ignoreranno cosa sia la pietà.  I popoli dei vari paesi, ad essi mescolandosi ne seguiranno l’esempio.”
 (Si tratta di quelle nuove invasioni barbariche con conseguente immissione del virus del materialismo e della selvaggia volontà di potenzapropria all’Occidente moderno in civiltà ancora fedeli e millenarie, sacre tradizioni.  Tale processo, come si sa, in Asia è in pieno sviluppo. Evola).
 “La casta prevalente sarà quella dei servi”.
 (epoca proletario-socialista: comunismo Evola).   [In realtà, la fase del comunismo, oltretutto irrealizzato e irrealizzabile, è oramai superata da un disfacimento esistenziale collettivo e la casta prevalente, se si intende come dominante, è quella plutocratica. Se si intende come prevalenza numerica nel mondo, allora possiamo dire che non prevale il proletariato, quanto, una plebaglia umana informe, povera o ricca che sia. N.d.A.]
 “Coloro che posseggono diserteranno agricoltura e commercio e trarranno da vivere facendo servi o esercitando professioni meccaniche”
(proletarizzazione e industrializzazione. Evola).
 “I capi invece di proteggere i loro sudditi, li spoglieranno e sotto pretesti fiscali ruberanno le proprietà alla casta dei mercanti”
(crisi della proprietà privata e del capitalismo, statizzazione comunista della società. Evola).
[Anche qui l’analisi storica di Evola, pecca di anticomunismo a prescindere, perché non è la statizzazione comunista della società che ha finito per affermarsi, ma un sistema mondialista controllato da poche stirpi di famiglie dell’Alta finanza e del resto non poteva essere che così in quanto, alla cosiddetta casta proletaria, mancano i “mezzi” intellettuali e materiali per gestire il potere mondiale. Quindi abbiamo ai vertici del potere mondiale, sempre dei paria, ma sortiti dal mondo della speculazione].
 “La sanità (interiore) e la legge (conforme alla propria natura) diminuiranno di giorno in giorno finché il mondo sarà completamente pervertito.  Solo gli averi conferiranno il rango. Solo movente della devozione sarà la preoccupazione per la salute fisica, solo legame fra i sessi sarà il piacere, sola via al successo nelle competizioni sarà la frode. La terra sarà venerata solo per i suoi tesori minerali”
(industrializzazione ad oltranza, morte della religione della terra. Evola).   [Niente di più vero N.d.A.].
 “Le vesti sacerdotali terranno il luogo della dignità del sacerdote.   La debolezza sarà la sola causa dell’obbedire
(fine degli antichi rapporti di lealismo e di onore. Evola).
[Vediamo benissimo come oggi ogni rapporto umano, di lavoro, di servizio, ecc., è regolato esclusivamente da una mercede. N.d.A.]
 “La razza sarà incapace di produrre nascite divine.
 Deviati da miscredenti, gli uomini si chiederanno insolentemente: “Che autorità hanno i testi tradizionali? Che sono questi Dei, che è la casta detentrice dell’autorità spirituale? (Brahmana)”.
 “Il rispetto per le caste, per l’ordine sociale e per le istituzioni (tradizionali) verrà meno nell’età oscura.  I matrimoni in questa età cesseranno di essere un rito e le norme connettenti un discepolo ad un maestro spirituale non avranno più forza.  Si penserà che chiunque per qualunque via possa raggiungere lo stato di rigenerati  (è il livello democratizzante delle pretese moderne della spiritualità. Evola)
e gli atti di devozione che potranno ancora esser eseguiti non produrranno più alcun risultato.  Ogni ordine di vita sarà uguale promiscuamente per tutti”
(conformismo, standardizzazione. Evola).
 “Colui che distribuirà più danaro sarà signore degli uomini e la discendenza familiare cesserà di essere un titolo di preminenza”
(superamento della nobiltà tradizionale. Evola).
 “Gli uomini concentreranno i loro interessi sull’acquisizione, anche se disonesta, della ricchezza.  Ogni specie di uomo si immaginerà di essere pari ad un brahmana” .  (pretese prevaricatrici della libera cultura accademica; arroganza dell’ignoranza. Evola).
 “La gente quanto mai avrà terrore della morte e paventerà l’indigenza: solo per questo conserverà forma (un’apparenza) di culto.
 Le donne non seguiranno il volere dei mariti o dei genitori.   Saranno egoiste, abiette, discentrate e mentitrici e sarà a dei dissoluti che si attaccheranno.
 Esse diventeranno semplici oggetti di soddisfacimento sessuale”.
        E concludeva Evola: <<Se l’attualità di tale profezia del Vishnu-purana ha tratti difficilmente contestabili, per il significato complessivo di esso bisognerebbe aver un senso del punto di riferimento, ossia di ciò che sarebbero state le origini, lo stato da cui via via l’umanità sarebbe decaduta .Ma che significato oggi potrebbero avere, per i più, termini come “età dell’essere” e “età dell’oro”? Purtroppo si ridurranno a semplici, vuote reminiscenze mitologico-letterarie.
 Nel testo in questione varrebbe la pena di notare due motivi ulteriori che mitigano alquanto le tetre prospettive dell’età oscura.  Vi accenneremo soltanto.
 Il primo è l’idea che chi, essendo nato nel Kali-yuga, malgrado tutto sa riconoscere i veri valori e la vera legge, raccoglierà frutti sovrannaturali difficilmente raggiungibili in tempi più facili.  “Pessimismo eroico” direbbe un Nietzsche e questa idea non è estranea allo stesso cristianesimo.
 Il secondo punto è che lo stesso Kali-yuga, per rientrare in uno sviluppo ciclico cosmico più vasto, avrà esso stesso una fine.  Per via di un fatto non semplicemente umano si produrrà un mutamento generale.  Ne seguirà una specie di rigenerazione, un nuovo principio.
 Speriamo che sia così e soprattutto che, prima, non si debba giungere proprio sino in fondo alla china, con le delizie che “l’era atomica” ci riserva>>.
E qui terminiamo il nostro riassunto da Julius Evola.

Ora è indubbio che se i caratteri indiscutibili dell’età oscura sono facilmente individuabili attorno a noi, si “sentono” e si “avvertono” a senso, anche se bisognerebbe vedere a quale grado di degenerazioni ci troviamo, molto più difficile è stabilire inizio e fine di queste quattro “età” dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro.
Varie scuole Tradizionali si sono interessate a questo problema. Alcune sostengono che non è possibile stabilire, neppure approssimativamente, inizio e fine di ogni “età”, così come non è possibile individuare inizio e fine dei cicli cosmici.
Altre scuole invece ritengono che sia possibile, sia pure con una certa approssimazione individuare queste date.
In entrambi i casi varie e diverse considerazioni si fanno poi per stabilire se ci sono, e in questo caso se sia anche possibile determinarle, oppure se non sia possibile stabilire queste analogie tra il tempo lineare, cronologico, e quello ciclico che caratterizza invece i cicli cosmici.
A mio avviso è forse la prima scuola, quella della indeterminatezza, che mi sembra più realistica, ma io non sono di certo un profondo conoscitore di questa materia ed in ogni caso, se così fosse, il discorso sarebbe chiuso, cerco invece di riassumere quello che asserisce la seconda scuola, quella “determinista” (alquanto diffusa in Francia tra una parte di coloro che si rifanno al pensiero di Renè Guenon) che consente di individuare, approssimativamente, verso il terzo decennio del 2000 (circa il 2030) la fine dell’età oscura o kali yuga e quindi di una intera manifestazione delle quattro età all’interno di un ciclo cosmico.
IL KALPA
Cominciamo con il dire che la Manifestazione cosmica, di cui anche noi facciamo parte e di cui la nostra esperienza sensibile e intellettiva ci consente di viverne e di osservarne tutti i fenomeni del mondo sensibile, regolato da leggi fisiche e biologiche e dalle leggi dello spazio e del tempo, occorre immaginarla come la corona di un rosario, una manifestazione completa o Kalpa, composto da 14 palline, ognuna delle quali chiameremo Manvantara, le quali ultime, a loro volta si compongono di quattro età dell’umanità.  E così via.
E’ bene premettere che tra un Manvantara ed il successivo, come con il precedente, vi è uno iato, che non consente, con i mezzi della scienza e ricerca profana, di conservarne il ricordo o la possibilità di individuarne “residui” storici di alcun genere. Anzi sembrerebbe che il passaggio da un Manvantara ad un altro sia caratterizzato da un evento traumatico, di proporzioni apocalittiche, come potrebbe per esempio esserlo lo spostamento dell’asse terreste con tutto quello che questo fenomeno comporta.
Ricordando che tempo rettilineo e tempo ciclico non sono la stessa cosa, vediamo, nonostante questo, di quantificare tutta la manifestazione di un Kalpa, tralasciando di riportare analogie e simbologie, miti e leggende che consentono di individuarlo compiutamente.
Un Kalpa avrebbe la durata cronologica di 910.000 anni durante la quale, al suo interno,  si realizzano 14 Manvantara di 64.800 anni ciascuno.
In generale si ritiene, anche in base a certe tradizioni, simbologie, miti e sapienza antica, che noi contemporanei dovremmo essere alla fine del settimo Manvantara, ovvero saremmo alla metà del Kalpa.
Più nello specifico, come abbiamo visto, Evola ha interpretato il mito di Esiodo e le tradizioni Indù, per i quali noi ci troveremmo, più o meno a metà dell’età oscura, mentre secondo la scuola determinista francese saremmo   alla fine di quest’ultima  (kali yuga) delle quattro età del nostro Manvantara. Le due diverse valutazioni temporali però potrebbero anche coincidere se pensiamo che quelle sapienze si riferivano a situazioni di tempo e di spazio di molti  anni addietro.
Andando avanti con la scuola determinista quindi, si ritiene che l’inizio di questo Kalpa (quando ovviamente iniziò il primo Manvantara) sia avvenuto, computando con il tempo cronologico, nel 453.000 A.C., in modo che, di conseguenza, dopo altri sette Manvantara si avrebbe un ciclo cosmico completo di 910.000, ovvero tra 455.000 anni.
Prendiamo ora il nostro Manvantara, quello che ci riguarda. Come detto dovrebbe avere una durata cronologica di 64.800 anni, nella quale si manifestano le sue quattro età, nella proporzione 4 + 3 + 2 + 1, per cui potremmo dire che la prima età, quella dell’oro avrebbe una durata di 25.920 anni, la seconda età, quella dell’argento 19.440 anni, la terza età quella del bronzo altri 12.960 anni ed infine la nostra, l’ultima, quella del ferro, o età oscura, 6.480 anni.
Evola considera anche, all’interno dell’età oscura la possibilità di un raddrizzamento, forse sia pure temporalmente limitato, per così dire “eroico”, che ristabilirebbe almeno i valori e i parametri esistenziali tipici della manifestazione trascendentale. Ma questo è un altro discorso che sconfina anche con aspetti politici.
Il Manvatara dunque, è composto da quattro età, tutte a loro volta caratterizzate da una “caduta” progressiva dell’uomo sempre più verso una condizione “umana” dove anche tutta la natura che lo circonda va a perdere la sua componente “magica”, come se certe “forze” spirituali si siano ritirate del tutto.
Con queste proporzioni, e premettendo che nello spazio (regioni geografiche della terra), i processi di decadenza possono avere sensibili diversità temporali e caratteriali, possiamo dire che il nostro Manvatara (il settimo del Kalpa) ebbe inizio 63.000 anni A.C. datazione che caratterizzava quindi:
l’età dell’oro o krita yuga. E’ l’età che indica la “civiltà solare” dove, nonostante una certa perdita della “natura divina” e la comparsa della dualità umana (mito di Adamo – Eva e cacciata dall’Eden), questa è armoniosa. E’ caratterizzata anche dall’inizio della grande Glaciazione. Dovrebbe avere avuto termine, dopo una durata complessiva di circa 25.920 anni, nel 37.000 A.C.   Si scende quindi:
 nell’ età dell’argento o treta yuga, che avrebbe avuto inizio nel 37.000 A.C. appunto, e dopo una durata complessiva di 19.440 anni, dovrebbe aver avuto termine nel 17.500 A.C.
Questa seconda età dovrebbe essere stata caratterizzata da una totale perdita dello “stato divino” per natura, per il quale si determina anche  la necessità della “scoperta” di arti e mestieri per far fronte agli elementi della natura, sopperendovi con i “lavori”. Società di tipo lunare (sacerdotale) Un riferimento preistorico può genericamente riferirsi al periodo Masteriano ed Aurinacciano, mentre un riferimento biblico è forse il diluvio universale ed uno leggendario potrebbe essere il mito di Atlantide.  Arriviamo ora:
all’età del bronzo o dvpara yuga, che dovrebbe essere iniziata nel 17.500 A.C. circa  e dopo una durata di  complessiva di 12.960 anni circa, avrebbe avuto termine nel 4.500 A.C. circa, Questa età è caratterizzata da una evidente corruzione del genere umano e dalla diffusione di arti e mestieri. Riferimento preistorico Sulutreano e Magdaleniano. Fine del periodo glaciale. Leggende dei Titani e perdita della Tradizione Unica. Riferimento biblico: torre di Babele.
Finiamo quindi con:
l’età del ferro o kali yuga (età oscura). Come precedentemente indicato inizierebbe nel 4.450 A. C. e dopo una durata complessiva di 6.480 anni andrebbe a terminare nel 2.030 D.C., praticamente tra circa 18 anni.  L’età oscura è caratterizzata da tutte le manifestazioni degenerative dell’uomo e della società precedentemente descritte. Alla perdita dei valori e del rapporto spirituale con la dimensione divina, vi possiamo però anche aggiungere, una accellerazione del ciclo verso la sua parte  finale ed una inversione, come allo specchio, della simbologia tradizionale (antitradizione – demonismo). Azzardo: avvento del regno ebraico quale dominio mondiale=? Chi pensa che sia propria questa la fine dell’età oscura, ritiene che sarà proprio l’ebraismo a determinarne la fine apocalittica, nel momento in cui riedificato il Tempio, procederà al “sacrificio”, determinando la “rottura” cosmica.

Miti, leggende, favole?  In parte, ma non del tutto, perchè molte cose stanno a indicare che le cose stanno proprio così.
MAURIZIO maufil@alice.it,

lunedì 19 marzo 2012

PER USCIRE DALLA CRISI


La crisi economica mondiale potrà essere arrestata solo istituendo il Reddito di Cittadinanza, accompagnato dalla eliminazione di tutti i precedenti prelievi statali e previdenziali, sostituiti da una Imposta annua dell’8% sulla Massa Monetaria, tutta elettronica.

La crisi è dovuta alla inadeguatezza della domanda rispetto al livello produttivo del Mercato.

Tale inadeguatezza è strutturale del Capitalismo che distribuisce compensi monetari di ammontare inferiore a quello delle merci prodotte, una parte delle quali, malgrado i vari artifici finanziari e commerciali, alla lunga, resterà invenduta.

In passato i vari Governi hanno tentato di compensare tale squilibrio incrementando i Debiti Pubblici, cioè rinviando al futuro il problema.

Oggi questo futuro è arrivato e non potranno esservi ulteriori rinvii.

Il Reddito di Cittadinanza, dalla nascita alla morte, non solo immetterà costantemente denaro di consumo- non a debito - , in aggiunta ai ricavi da lavoro, ma creerà anche quella sicurezza che indurrà i Cittadini a realizzare liberamente le proprie esigenze di consumo, così da consentire corrette previsioni da parte del settore produttivo.

Consentirà inoltre alle Aziende di assumere e licenziare – per non fallire - in funzione della domanda del mercato, data la sicurezza economica di base dei lavoratori.

Senza lo spostamento dei prelievi statali dal settore produttivo a quello monetario non sarà possibile l’istituzione del Reddito di Cittadinanza; ma senza la conversione delle monete statali in monete elettroniche, tale spostamento non sarà possibile.

Va rilevato che i prelievi statali dal settore produttivo, si scaricano sui prezzi, generando inflazione, cosa che non avviene con l’imposta sulla Massa Monetaria.

La conversione delle monete statali in monete elettroniche è resa necessaria per fare venire alla luce tutto il denaro occultato, nelle varie forme escogitate nel tempo.

Il denaro elettronico prende valore dalla presenza in una contabilità elettronica nazionale, per essere così sottoposto al prelievo dell’imposta annua dell’8%.

Inoltre la moneta elettronica, con la sua tracciabilità, impedisce la commissione di qualsiasi reato monetario.

Tale tracciabilità sarà accessibile solo alle autorità preposte, per fini generali.

Sarà inoltre possibile eliminare parzialmente le carceri, dato che la dipendenza dai conti bancari per la sopravvivenza, da parte degli imputati o condannati, li renderà rintracciabili in ogni momento, pena la chiusura dei conti personali.

Sarà inoltre possibile riformare il settore culturale in cui entreranno come liberi insegnanti e liberi professionisti coloro che troveranno gradimento presso gli Allievi e i Cittadini paganti.

È inoltre prevedibile che il lavoro del futuro sarà vocazionale ed associativo dato che l’amore della libertà farà rifiutare sempre più i lavori subordinati.

Ciascuno orienterà le proprie scelte non più in base ai soli bisogni materiali, ma in armonia con le proprie istanze evolutive interiori.

Ciascuno Stato dovrà mirare all’equilibrio della Bilancia Commerciale, regolando in diminuzione o in aumento l’ammontare del Reddito di Cittadinanza, in presenza di risultato negativo o positivo, evitando così le disaffezioni lavorative strumentali.

Mentre nell’era capitalistica la finalità delle azioni era costituita dalla ricerca del potere, nell’era antropocratica la finalità sarà costituita dalla ricerca della libertà.

Vi saranno inoltre altri effetti positivi.



Nicolò Giuseppe Bellia - Milano 11 Marzo 2010 – www.bellia.com

controllo totale del territorio

 Iniziative di questo tipo sono ormai all'ordine del giorno. Pur partendo dall'improrogabile necessità di fermare lo scempio del territorio, compiuto da Enti Finto Pubblici in mano agli statali e dalle imprese private, dimenticano però deliberatamente gli esseri umani ed i loro diritti fondamentali, primo fra tutti quello di poter vivere sulla propria terra.
In realtà non è la tutela dell'ambiente ciò che sta più a cuore bensì il CONTROLLO TOTALE del TERRITORIO, di modo ché per le Elite sia più facile riappropriarsi delle terre, dopo che le democratiche riforme agrarie le avevano concesse alle persone e loro famiglie. D'altro canto basta notare i relatori: i classici dotti saccenti che mai hanno infangato piede sul territorio, mai hanno vissuto e lavorato la terra, essendosi invece limitati a godersi il paesaggio ed il cibo prodotto da altri.
Oggi di persone in buona fede facilmente abbindolabili ve ne sono letteralmente una marea. I mezzi di addomesticamento, che approfittano di genuine necessità per ammannire operazioni della peggior restaurazione, sono numerosi e potenti, oltre che spesso insospettabili per le menti non pienamente consapevoli.
I furbi son soliti dire: "pensiamo alle generazioni future" ed è proprio così che fregano quelle presenti.
Teniamo allora on line i nostri Meeting, Incontri e Convegni. Così a partecipare non saranno, dall'alto di pulpiti costruiti in epoche ancor più buie, solo esperti avallati dal sistema. On line, è quì che questa gente ha da venire. Così, confrontandoci, riusciremo meglio, più finemente, ad isolare il bene dal male.
Ringrazio e saluto,
danilo d'antonio
rocca s. m. (te)
tel. 339 5014947
Il modo corretto di gestire il territorio
http://www.hyperlinker.com/change/hip_hip_hurra.htm

RETE DEI COMITATI PER LA DIFESA DEL TERRITORIO
DALLA PARTE DEL TERRITORIO
contraddizioni, errori, vertenze e proposte per il caso toscano
Firenze, 24 marzo 2012, sala dell’Istituto Stensen, viale don Minzoni 24/a
Seduta antimeridiana: ore 9 – 13,30. Presiede e coordina Alberto Asor Rosa
Il punto di vista della Rete.
Ore 9 – 9,30:               Alberto Asor Rosa, I compiti politici attuali del movimento ambientalista
Ore 9,30 – 10:             Claudio Greppi, Dalla vertenza al progetto. Una nuova cultura del territorio.
Legislazione e costituzionalità in ambito territoriale.
Ore 10 – 10,30:           Salvatore Settis, Profilo costituzionale della tutela dell’ambiente e del paesaggio.
Ore 10,30 – 11:           Paolo Baldeschi, Il nuovo piano paesaggistico, una tessera per un diverso governo del territorio toscano.
Le possibili risposte ambientali e politiche.
Ore 11 – 11,30:          Guido Viale, Conversione ecologica e territorializzazione dell’economia.
Ore 11,30 – 12:           Ornella De Zordo, Democrazia da ritrovare: dalla speculazione sul territorio alla gestione partecipata dei beni comuni.
Ore 12 – 13,30:           Interventi dei Comitati e dibattito.
13,30 – 14,30, pausa pranzo
Seduta pomeridiana, ore 14,30 – 18,30. Presiede e coordina Vezio De Lucia
Le criticità e le nostre risposte.
Ore 14,30 – 15:           Alberto Magnaghi, Il patrimonio territoriale per il futuro della Toscana: campi, officine, riviere, foreste, città.
Ore 15 – 15,30:           Piero Bevilacqua, L’Appennino toscano fra abbandoni e nuove vocazioni.
Ore 15,30 – 16:           Maria Rosa Vittadini, Grandi opere: il tempo delle scelte.
Ore 16 – 16,30:           Mauro Chessa, Risorse e fragilità del territorio: dalla geotermia al dissesto idrogeologico.
Ore 16,30 – 18:           Interventi dei Comitati e dibattito.
Ore 18 – 18,30:           Alberto Asor Rosa, Conclusioni.

CRISIS: ECONOMIC ILLNESS AND RECOVERY


CRISIS: ECONOMIC ILLNESS AND RECOVERY

                                                                          Silvano Borruso


Abstract

By the term “crisis” Hippocrates meant the all-out effort by a sick body to expel the retained toxins that cause illness. Success would spell recovery; failure, death.

The economic body is intoxicated; false diagnoses have suggested false remedies, and the year 2008 has marked the beginning of the crisis. But since the economic body cannot die, a true diagnosis, followed by the expulsion of toxic ideas, would send it on the road to recovery pretty fast.

The Truth of Things

The toxins causing the apparently intractable economic crisis are to be sought in semantic confusion. No diagnosis can be true if the symptoms are equivocally termed; no remedy can work from such a diagnosis. As toxicity and confusion reinforce one another, identifying toxins is akin to sorting out confusions, and vice versa.

Credit v. Money

The perennial scarcity of a medium of exchange, still there from the days of precious metal money, led to using “credit.” Behind the original meaning of credit as “belief, trust, good reputation”, this term hides today a colossal, multiple, toxic fraud.

First fraud: the term “loan” no longer implies renouncing something in order to allow another to use it. Banks renounce nothing; they empower the unsuspecting “borrower” to issue purchasing power created by them out of thin air by printing two figures on the bank ledgers: one as “loan to Mr X” and the other as “deposit from Mr X”. Every time Mr X issues a cheque, new purchasing power enters the economic stream, privately issued and out of any official control. In truth, it is counterfeiting, but legal.

Second fraud: this purchasing power is assimilated to money by assigning to it the same monetary units as the official currency. The result is a permanent confusion between credit and money. But whereas a unit of currency is liquid by definition, in that it moves goods and services for the amount of its nominal value every time it changes hands, credit is not: it moves goods and services once, after which the cheque becomes scrap paper and an army of clerks must be employed to keep track of the exchanges. Those clerks produce nothing. Somehow or other the public is forced to pay for this enormous parasitic activity. In the real world, we get lying plus stealing. 

Third fraud: the “loan” is granted at interest. What justifies it? With tangible metal or paper money, the lender deprives himself of the amount he loans. There is therefore some justification in demanding compensation for reasons of one of the six theories of interest: fructification, productivity, utility, abstinence, work, or exploitation.[1] But credit’s only tangibility is a few micrograms of ink in the bank’s ledgers. None of the theories of interest applies. Let us call it legal extortion.

Fourth fraud: the “borrower” is empowered to issue the principal, but not the interest. Result: if ten “borrowers” borrow 1000 units each and at the end of the year they owe 11,000 collectively, the extra 1000 units must come either from their increased exertions, or from swindling each other, or from borrowing further in order to pay for the legal extortion euphemistically named interest. Put another way, the system is designed to bankrupt someone sooner or later. The bankrupt borrower must hand over real wealth, i.e. the physical result of his exertion, to the “lender” who has done no more than creating purchasing power at no cost to himself. The “borrower” suffers a double extortion: one of his exertions and another of his “collateral.” 

Fifth fraud: those without “collateral” are denied credit. As such people are invariably in the majority, credit is essentially and unequivocally antidemocratic. Those so deprived have to make do with cash, kept permanently scarce. The ratio cash/credit, in the UK alone, is 57 billion (3%) versus 2,200 billion (97%). There is no need to go further to see this as the main reason behind widespread poverty.

Sixth fraud: credit is “loaned” at compound interest, which grows exponentially according to the formula I = (C + x)n, where I = accrued interest; C = capital invested; x = rate of interest; n = number of years. The formula is visibly unsustainable. Sooner or later, the amount payable is bound to overtake the total amount of means of payment available.

Seventh fraud: every now and then, the financial authorities purport to exercise some degree of control on the economy by raising or lowering the interest rate. Banks do the same but without fanfare. The result is that any economic forecast based on such contradictions is bound to fail, whether by chance or by design is anybody’s guess.

Eighth fraud: the public is led into believing that banks lend the money of their depositors. The reality is that on a minimal basis of cash they issue a gigantic amount of newly created credit. In other words, no bank has the money it says it has. The illusion is kept going by their ability to redeem a cheque in cash, which is true for as long as no more than 10% or so of depositors demand cash. Over the years people have been convinced/cajoled/deceived into using less and less cash, and getting into deeper and deeper debt by recurring to “credit”.

The sum total of these eight frauds is known as the fractional reserve. It has been driving the economy of the world for the past 400 years, since the foundation of the Bank of Amsterdam in 1609.

But starting in 1990 or thereabouts, things have gone awry. In today’s UK 8% of credit, or 176 billion pounds, finance production; 92%, or 2,024 billion pounds, fuel speculation, i.e. the buying and selling of fancy pieces of paper with equally fancy names purporting to be money, all of which inflate a financial bubble of humungous proportions.

Globally, the sum total of “credit”, which financed nothing beyond itself, burst in 2008, marking the end of the line of the scam. No wonder we are in a crisis.

Before proposing remedies, it is imperative first to unravel the double meaning that practically every term in economic use has acquired over these past 400 years. Let us begin with “political economy” and “economics”.

Political Economy v. Economics

The term “political economy”, in use not too long ago, used to be defined as “the science of production and distribution of wealth”. For whatever reason, in the mid-20th century the term was dropped and changed to “economics”, defined as the “allocation of scarce resources”. Let us analyze the two words.

To understand political economy it is necessary to define “wealth,” a term that has in turn acquired a double meaning.

Frédéric Bastiat (1801-1850) defined wealth simply as “services”. If services are incorporated into objects, such objects become “goods”.

The Penguin Dictionary of Economics defines wealth as “a stock of assets held by any economic unit that yields, or has the potential for yielding, income.”

If by “income” we understand both monetary and non-monetary inflow, the two definitions roughly coincide. If I enter a canebrake and come out with a basket, that object incorporates a service, which can be considered as my income.

The main issue in political economy, however, is not that. It is that whereas the production of wealth is a physical process needing land, labour, and raw materials, its distribution is a moral process, conditioned by how many hands succeed in taking a cut between production and consumption. It offers difficulties of many kinds. Let us register the fact and set it aside, concentrating instead on the term “economics” as defined above.

The “allocation of scarce resources,” wittingly or not introduces not just one but two falsehoods in need of immediate rectification.

First: there are no scarce resources. Every scarcity is artificial, caused by vested interests. I will confine myself to what I consider the most outrageous example. We earthlings are immersed in a cosmic sea of electric charges, or “plasma in dark mode.” More than 100 years ago Nikola Tesla (1856-1943) had found ways and means of conveying these charges into making them perform useful work, with the idea of giving free electricity to the whole world. His Wardenclyffe tower was the first of eight such, but powerful financial and oil interests got the US government into destroying the tower. That is why the world is festooned today with millions of ugly, unnecessary and at times dangerous pylons, millions of miles of wires, transformers, hydroelectric schemes, etc. Had Tesla been heeded, energy would be as free as the air, oil would be a historical curiosity and nuclear energy a scientific hobby.

Second: the term “allocation” hides an innuendo. Who is supposed to “allocate”? In political economy, by applying the principle of subsidiarity, the allocators are heads of families, the self-employed, farmers, owners of small and medium-sized enterprises, and last the State. In economics the allocators are the self-appointed all-knowing, all-powerful bureaucrats, nosing into areas that are none of their business to nose into.

Money Liquidity v. Credit Liquidity

A paper currency, or cash, is “liquid by definition” as Penguin avers. It means that simply by changing hands, cash moves goods and services by the nominal amount written on it.

Credit, as seen earlier, is not liquid by definition. A certain sum moves from an account to another, once. But there is such a thing as credit liquidity, defined however as the presence, in the market, of buyers and sellers of whatever pieces of credit they buy and sell. For as long as both parties are present, credit is liquid. What has happened after 2008 is that buyers have disappeared, and no amount of “bailout” has succeeded in getting them back. Credit liquidity is at the end of the line.

The term “liquidity” therefore, should always be qualified. To use it indiscriminately can only be due to either unawareness or fraud. Neither is commendable in scientific discourse.

Interest v. Usury

The “principle” according to which money begets money is evidently pragmatic, i.e. imposed by law. It is not a natural principle. Only living things beget living things after their own kind.

The first attempt at defining the two was made by Pope Benedict XIV in his 1745 Encyclical Vix Pervenit.  It defines interest as the fee that a lender may legitimately charge for his service, and usury as the price of money seen as a commodity. The distinction is useful and legitimate, but not conclusive. In any case it is not accepted by the world of economics.

Silvio Gesell (1862-1930) was the first to define usury as the tribute that he who needs money as a medium of exchange must pay to the one who hoards it as a store of value. He located the origin of usury in the function as store of value begun with the monetization of precious metals, and retained by paper money. Usury therefore appears at the exchanges and only secondarily at the loans. Removing the function of store of value would get rid of both usury and interest, thus rendering the distinction unnecessary.

Investment in Production v. “Investment” in Speculation

Penguin defines “investment” as “real capital formation”, later adding “the physical change in stocks”. The result is that a character spending days before an array of computer screens speculating on “changes in stocks” is called an “investor” at par with the one who has made his calculations on how to organize an agricultural or industrial concern.

Speculation, whether in money or in commodities, is a canker that should be extirpated from the economy without compunction, starting by calling it by its real name: thieving by proxy, where the proxy is the computer screen.

Work, Employment (Jobs) and Economic Freedom

None of the above terms gets defined either by old-fashioned Political Economy or by modern Economics. It is important, however, to do so if we truly desire to get rid of semantic hurdles, especially confusion.

·        Work is any human activity that produces wealth as defined earlier.

·        A job is a paid activity, which may, or may not, produce wealth.

·        Economic freedom is the choice between working independently and for an employer.

With the above terms undefined, the distinction between work and employment is not made. Economists routinely consider employment as the only admissible form of work. Penguin has an entry Employment, full defined as “a situation in which everyone in the labour force who is willing to work at the market rate for his type of labour has a job.” Independents are styled “self-employed”, which statistics tell us have increased (in the UK) from 1.9 (1979) to 3.4 (1990) to 4.1 million (2011).

This trend is not seen as positive. Columnists put it this way:

“Soaring unemployment is forcing many workers who lose their job to become self-employed”.[2]

 “It may well be [that] some, having lost their jobs, categorize themselves as self-employed but really are unemployed or at least under-employed”.[3]

 “I do not think there has been a sudden surge of entrepreneurial zeal. This is people who cannot get a job picking up bits and pieces of work. It is a sign of economic weakness, rather than strength”.[4]

“The jump is likely to reflect people resorting to working for themselves”.[5]

 “The latest figures show some signs that the labour market is stabilizing, but the increase in unemployment is ‘unwelcome”.[6]

The priorities could not be clearer. The common innuendo is that no one in his sane mind would opt for self-employment given the choice. To have a “job” is seen in all cases preferable to working independently.  But a perceptive reader remarks:

“The only way you can go self employed or start a business these days is if you have money. The only way you can have money is if you steal it, win it or have it left. Try talking to your bank about a start up loan even if you have a good business plan and see where it gets you.”[7]

The cat is out of the bag. “Credit” is denied to those who would rather work for themselves. The road to freedom is blocked. Work = employment and that is that.

This view is so embedded in everybody’s mind, would-be reformers included, as to propose, as the only way out, to institutionalize beggary by handing out what they call Citizen’s dividends.[8] The argument runs that modern advances in technology have made unemployment structural, and therefore inevitable. What people therefore need is an income, regardless of whether they work for it or not.

No “expert” stops to think that what has forced people out of running small concerns like farming or artisanship has not been “progress” but artificial strictures on cash liquidity. The artisan cannot sell the products of his labour “on credit”. He needs cash on delivery to buy raw materials and pay the wages of his few dependants and apprentices.  Ditto for a farmer: he cannot afford to travel miles to cash “cheques”.

The conclusion, once again, is that “credit” is more like a spanner in the works than a help for a healthy economy and full employment. We shall harp on the same subject later.

Taxing Value-added v. Taxing Value-subtracted

It is obvious that governments need money to cover their expenditure. But there are two ways of going about it.

In the juridico-positivist framework, in which legal = morally binding, the State arbitrarily chooses the tax base, the rate of tax and the amount, demanding it from the taxpayer without consulting him. Like a god of the marketplace, the State has rights, but no duties.

In the juridico-naturalist framework, however, the State has well-defined duties, to finance which it needs money. The duties are: government, the administration of justice, law and order, defence, representation abroad and finance, including issuing a means of payment for people to pay taxes. Only this last duty is under scrutiny here.

As things stand, the modern State does not fulfil this duty. Instead, and without consulting the public, the State borrows credit issued by private banks, and taxes value added by people’s work to pay the interest demanded. In so doing, the State institutionalizes seven of the eight frauds mentioned earlier. The mathematically certain result of this practice is that the total debt will sooner or later overtake the amount of money available, eventually killing the goose that lays the golden egg.

The State extorts what is due to people’s labour to give it to some who write on a piece of paper “You owe me so much,” with the only toil of hitting a few keys on a computer keyboard.

Such extortion occurs in four tried and true ways that suck blood out of the economy of production to convey it to unproductive elements, a number of them with power of arrest and detention over those who feel unjustly squeezed of their due. Not surprisingly, those who can, defend themselves by ingeniously evading tax. The four ways of State extortion are:

1.                 Income Tax, which hits production;

2.                 Indirect taxation, which hits consumption;

3.                 Customs and Excise, which hits international trade;

4.                 And VAT, which hits domestic trade, and of which below.

 That VAT is the most absurd and counterproductive of all taxes was known in 16th century Spain, where it was called alcabala. It quickly became clear that compliance costs exceeded the revenue, and so it was scrapped, given the evident hurt to the economy.

This remains true, but the modern State bypasses the problem by imposing the compliance costs on the economic operators, without paying them. In other words it re-introduces slavery, which surreptitiously returns through the window after having been shown the door during the previous millennium. VAT further cripples the economy of production, since the economic operators are forced to divert their attention from their work to carry out the tasks imposed on them by the Revenue Authority. As James Robertson (1928-) put it:

“After paradise lost, you can almost imagine Satan sitting down with Beelzebub, Moloch, Belial and the rest of his cabinet, to design the most damaging tax system they could persuade the human race to adopt. Could they have done much better than what we have now?[9]

Let us now ask: is it possible to innovate taxation:

·        According to justice, i.e. that gives everyone, including the State, one’s due?

·        Cheaply, i.e. without having to employ an army of non-productive bureaucrats?

·        Efficiently to the point of enticing the taxpayers into paying without even considering evasion?

As a working hypothesis, let us imagine shifting the tax base from value added by human exertion to value subtracted from the country’s natural resources, and therefore from State sovereignty. Let me explain.

Such natural or common resources are land, water, air, the electromagnetic spectrum and airspace. I shall consider land only.

The owner of a car parked in a central zone pays for the right to occupy a surface area of about 10 square metres. At £1/h, eight hours of occupation would cost £8/day, or 80 pence/m2 x day.

It is a just tax. The quid pro quo is immediate and obvious. The motorist does not own the 10m2; he temporarily occupies them. And whether he parks a Rolls Royce or a jalopy near to scrapping, he pays his 80 pence/m2 x day.

Suppose now that the same zone sported 10km2 of commercial buildings, each assimilable to a permanently parked car. At the same rate, these buildings would contribute £80 million/day to the municipal coffers.
 The important point is not the figures but the principle. The ground rent, regardless of what stands on it, is brought into existence not by the motorist, but by the exertions of those who work around the area, i.e. by population. Justice demands, therefore, that 100% of the fruits of labour should go to those who labour, and 100 % of the ground rent should be taxed and returned to the comunity that has created it.

This is the solution of Henry George (1839-1897) going back 130 years and reaffirmed by Silvio Gesell (1862-1930) in his Natural Economic Order at the beginning of last century.

The all round advantages of such taxation would be huge:

·        There would be a return to collectively bargained taxation, which was normal before the revolutionary State overturned it;

·        It would be infinitely easier and cheaper to collect tax from a few thousand municipalities than having to rummage into the pockets of millions of taxpayers;

·        Evasion would be impossible: land cannot be hidden;

·        Ditto for speculation. The occupiers of an empty plot would be forced to develop it so as not to pay in vain, or would cede it, but at cost;

·        Recalcitrant landlords would be punished simply by withdrawing protection from their occupied areas and by denying them bureaucratic public services;

·        The fiscal unit: square metre in town, hectare or acre in the countryside or even square kilometre in uninhabited wasteland, would turn the entire national territory into a fiscally productive area;

·        The rent would be minimal and perfectly adjustable to public expenditure, given the size of the tax base;

·        Two equal surfaces in the same area would pay the same amount, so that the more wealth one produced the less tax one would pay proportionally.

·        And the four forms of extortion that usurp the name of “tax” could easily be scrapped.

Value subtracted by hoarding could also be taxed, as was famously done in 1932-33 by the mayor of Wörgl, the little Alpine town that flaunted stability of prices and prosperity in the face of the Great Depression. The locally issued Work Certificates were free of debt, for being issued by the municipality, and free of interest, for having zero store of value and thus being a pure medium of exchange.

One-Size-fits-All v. Monetary Flexibility

The Eurozone crisis is a laughable example of the consequences of the Procrustean principle applied to monetary policy.

In times when people were freer to think and to act, they had realized that no currency could possibly attain stability at once with domestic prices and with foreign exchange rates. They had therefore devised multiple currency systems: In France, for instance, the king’s money, made of precious metal and accepted in payment of taxes, was supplemented by many types of méreaux made of leather, glass, lead and other non-precious metals to serve the local markets.

Between 1865 and 1915 a more practical method was resorted to. Five European countries: France, Belgium, Italy, Switzerland and Greece formed the Latin Currency Union. Alongside their national currencies, they adopted a single five-franc silver piece as legal tender, used exclusively for foreign transactions among themselves. The five-franc piece accounted for about 40% of the monetary mass in each country. Excess or defect of the piece indicated a trade imbalance, to be corrected by adjusting prices so as to restore the balance. The Great War caused the Union to collapse.

Silvio Gesell (1862-1930) mentions the Union in his Natural Economic Order (1906), where he points out that the function of the five-franc piece was not due to its being made of silver, as the accepted superstition believed, and that it could have functioned just as well had it been made of paper. He proposed an International Valuta Association working on the same principle.[10]

At Bretton Woods John Maynard Keynes (1883-1946) resurrected the idea, calling the international currency Bancor. As is well known the idea was shot down, and the US dollar was imposed on the world as reserve currency. The results are before our eyes.

In 2001 the Euro was similarly imposed on a number of European countries, which have increased to 17 to date. The structural impossibility of its performing the two functions has remained, and again the results are before our eyes.

The question is: why not re-apply the principle of the Latin Currency Union with the Euro as the five-franc piece alongside each country’s national currency? The solution worked for 50 years. What destroyed it was the war, not intrinsic defects. Why wouldn’t that be possible?

The problem is that “possible” does not mean “feasible”. Vested interests of all kinds would oppose not only just taxation, but also the much needed reforms mooted above and listed below:

1.      Extirpate bank credit, giving back to “credit” its time-honoured meaning;

2.      Tax value subtracted from natural resources;

3.      Issue double currency: domestic currency free of debt and of interest and trade currency at least free of debt.

As Lord Acton (1834-1902) said when Lord Chief Justice of England, 1875:

“The issue which has swept down the centuries and which will have to be fought sooner or later is The People vs. The Banks.”

The proposed remedies would mark the victory of the people. Applying anything else would mark that of the banks.

Silvano Borruso

20th January 2012






[1] Listed in the same order as in Gesell’s Natural Economic Order Part Five.
[2] Becky Barrow, Daily Mail 15th December 2011.
[3] Michael Saunders, of investment bank Citigroup.
[4] John Philpott, of the Chartered Institute of Personnel and Development.
[5] Vicky Redwood, chief UK economist at the consultancy Capital Economics.
[6] Chris Grayling, employment Minister, UK.
[7] Daily Mail website 15th December 2011.
[8] The first to propose this was C.H.Douglas (1879-1952).
[9] The Alternative Mansion House Speech, 4th September 2000. james@jamesrobertson.com.
[10] Part Four Chapter 8