sabato 30 marzo 2024

LO SCENARIO DI CONTRI SULL' ATTENTATO DI MOSCA ▷ "ECCO PERCHÉ IL DEEP ST...

Falsi sotorici!? (Lettera Apera)

 Gentile Direttore,

mi riferisco all'articolo sulla Gazzetta di Domenica 24 Marzo dal titolo: Guernica drammatica attualità di un capolavoro. Vorrei innanzitutto precisare che la versione storica "ufficiale" del bombardamento di Guernica e del famoso quadro di Pablo Picasso sono due clamorosi falsi storici. In particolare sul bombardamento la versione, per così dire ufficiale, fu costruita in parte dai corrispondenti di guerra inglesi Noel Monks, Christopher Holmes, Mathieu Conan e soprattutto George L. Steer, i quali senza essere sul posto, inviarono ai loro giornali, da Bilbao, catastrofici e macabri articoli. La verità su quanto accaduto a Guernica fu divulgata dall'agenzia francese Havas e dal corrispondente del quotidiano inglese The Times, Douglas Jerrold, rendendo noto che strade, giardini  e centro storico erano indenni e privi dei caratteristici crateri, che la cittadina era stata ridotta in cenere da terra invece che dall'alto poiché se in periferia si poteva notare qualche cratere di bomba, le pareti delle case nei punti maggiormente demoliti non recavano traccia alcuna di schegge di bombe. Queste preziose informazioni non furono raccolte e invece partì la colossale montatura del bombardamento selvaggio costruita a Parigi dal comunista tedesco Willi Munzenberg, agente del Comintern sovietico. I risultati su ciò che accadde quel 26 Aprile 1937 furono divulgati nel Gennaio/Febbraio 1990 da Renzo Lodoli (ex presidente dell'Ass,ne Nazionale Combattenti Italiani in Spagna) dopo un'accurata ricerca negli archivi italiani, tedeschi e spagnoli di entrambe le parti combattenti. In quel periodo Guernica contava meno di 4.000 residenti e il mercato settimanale del Lunedì mattina del giorno 26 Aprile non ebbe luogo poiché vietato dal Delegato del Governo in Guernica, Francisco Lazcano, a causa della vicinanza dei nazionali. Guernica non era una città aperta ed era difesa da tre battaglioni per un totale di 2.000 uomini. Inoltre la città ospitava alcune importanti fabbriche di armamenti, come la Unceta y Cia,  la Talleres de Guernica, Beistegui Hermanos (che però non subirono grossi danni), oltre ad essere un importante snodo stradale e ferroviario per il ripiegamento delle truppe repubblicane. Verso le ore 16.30 tre aerei della Legione Condor tedesca, un Dormir 17F1 e due Heinkel 111 sganciarono due tonnellate di bombe sul ponte Renteria sul fiume Oca senza apprezzabili danneggiamenti. Poco dopo furono sganciate 36 bombe da 50 kili da tre S79 italiani comandati dal Capitano Raina ma il ponte rimase indenne. L'operazione fu ordinata dal Colonnello Raffaelli e depositato negli archivi dell'areonautica italiana. Quest'ordine prescriveva: " Per evidenti ragioni politiche, il paese non deve essere bombardato ". Verso le 18.30 dello stesso giorno aerei tedeschi Junkers 52, appartenenti al gruppo K88 della Legione Condor, comandati dal Ten. Colonnello von Richtofen e dai capi squadriglia Capitani von Knauer, von Beust e von Kraft, divisi in tre squadriglie e provenienti da Burgos, scaricarono nei pressi del ponte Renteria una ventina di bombe da 250 kili cadauna. Su un totale di 39 bombe sganciate, sette caddero sulla città. I morti accertati furono 93 (e non 1654) e più precisamente 33 fra i ruderi dell'Asilo Calzada, 15 alla curva di Udochea e 45 nel crollo del rifugio Santa Maria.
E' vero che documenti fotografici e cinematografici mostrano la città semidiroccata ma questo perché, come dimostrò una commissione internazionale e come fu appurato persino dal Tribunale di Norimberga, prima di ritirarsi i socialcomunisti e gli anarchici cosparsero di benzina tutto ciò che potevano e vi diedero fuoco. Fu provato inoltre che i minatori anarchici delle Asturie, fuggendo, fecero saltare con la dinamite molti edifici per creare ostacoli alle truppe franchiste.
Per quanto concerne la celeberrima opera di Picasso si trattava di una quadro di tauromachia, dipinto tempo prima, intitolato " En muerte del torero Joselito ". Picasso ne cambiò il titolo e lo vendette al Governo Repubblicano per 300.000 Pesetas d'epoca (circa un milione di euro di oggi).
E' così che il mito di Guernica giunse al suo capolinea.
Distinti Saluti
Gian Franco Spotti

Come il Vaticano riciclava i soldi di Cosa Nostra e della P2

giovedì 28 marzo 2024

I LEGAMI TRA I VIVI E I MORTI - di Rudolf Steiner - estratti -

Il fascimo e l'anticomunismo

 In uno delle sue conversazioni con Ubaldo, Giorgio - citando un libro di Arrigo Petacco su Bombacci e Mussolini - ha affermato che "il fascismo non era anticomunista",

e che la lotta tra fascisti e comunisti nel "biennio rosso" era solo una lotta per la conquista del potere. Si potrebbe anche aggiungere, vista la scarsità organizzativa del Partito Comunista d'Italia (così si chiamava, s'indicava la residenza ma non l'appartenenza nazionale come avvenne quando divenne "italiano") che la lotta era rivolta maggiormente contro il Partito Socialista che controllava sedi, camere del lavoro, cooperative, giornali, amministrazioni locali. Qualcuno si è sorpreso di questa frase e l'ha criticata, ritenendo l'anticomunismo alla base dell'ideologia e della pratica del fascismo.
A mio parere, invece, Giorgio aveva ragione. Tra i due partiti, i cui dirigenti venivano dalla comune appartenenza al partito socialista e anche a quella regionale, c'è sempre stato un certo rispetto reciproco: basti ricordare che Gramsci, con i suoi, non partecipò alla secessione dell'Aventino e che il governo Mussolini fu il primo in Europa a fare il riconoscimento diplomatico alla Russia sovietica.
E poi tra i due Paesi i rapporti economici e culturali furono intensi negli anni successivi, come ad esempio ha documentato la studiosa di storia ROSARIA QUARTARARO in un
libro pressochè introvabile edito nel 1997 dalle "Edizioni Scientifiche Italiane"intitolato "ITALIA-URSS 1917-1941: I RAPPORTI POLITICI". In quest'ambito, ricordiamo anche
che l'URSS non aderì alle sanzioni della Società delle Nazioni contro l'Italia nel 1936 per la questione etiopica, e anzi intensificò il traffico commerciale.
Un altro elemento va preso in considerazione. Tutta la stampa che potremmo definire del "fascismo radicale", soprattutto nell'ambito giovanile (ma non solo, come diremo)
era rivolta contro l'Europa ("Antieuropa" di Asvero Gravelli), contro le potenze capitaliste quali Francia e Inghilterra, contro le degenrazioni culturali e morali create dai sistemi 
democratici, contro gli sfruttamenti del lavoro. Riviste come "L'Universale" di Berto Ricci, la stessa "Critica fascista" di Bottai (autore di un libro intitolato "Fascismo e Capitalismo" per indicare quale era il nemico) e tutte le pubblicazioni dei "GUF" seguivano chi più chi meno la stessa linea.
Non dimentichiamo che il Corporativismo, dai suoi teorici, era concepito come la forma più praticabile e concreta di "socializzazione" dello Stato, tant'è che Ugo Spirito, ad un convegno corporativista indetto da Bottai, parlò di "corporazione proprietaria" che fu subito assimilata ad una forma di comunismo (economico, certamente, non ideologico).
Queste tendenze erano tanto forti che Guido Cavallucci (che faceva parte degli ambienti culturali tradizionalisti romani) scrisse nel 1933 un "pamphlet" intitolato "Il fascismo è sulla via di Mosca?" critico di quelle tendenze.  E, infine, ricordiamo che la Repubblica di Mussolini si chiamò "sociale" anzichè solo fascista, o nazionale, o italiana.
La rottura anche personale con i comunisti avvenne all'epoca della guerra di Spagna, in cui ci si scontrò: ma questo derivò dalla politica dei "fronti popolari" avviata da Stalin per far partecipare in qualche modo i partiti comunisti ai governi di Spagna, Francia e qualche altro Paese. Evidentemente, ciò comportava sostenere l'antifascismo. E poi ci furono le stragi del 1945 che hanno segnato un solco sanguinoso, forse insuperabile: ci si potrebbe però chiedere se esse furono istigate dai comunisti, italiani o sovietici, oppure dagli intrighi degli agenti inglesi e americani per distruggere una classe dirigente italiana. E infatti i sopravissuti furono assai attivi e inseriti nelle strutture del nuovo Stato repubblicano.
Questo argomento è stato ripreso nel dopoguerra in molti libri, tra cui citiamo quello di DOMENICO SETTEMBRINI intitolato "Fascismo controrivoluzione imperfetta".
Una conclusione però si può trarre: a distanza di decenni, il fascismo è ancora presente nella letteratura, nella storia, nella concezione  e nella vita di tante persone. Invece, il comunismo è del tutto scomparso, nessuno ne parla più.

N.Mollicone

La doppia faccia del potere I multipolari

REINCARNAZIONE- CAPIRE IL KARMA (legge di causa ed effetto)

Intervento Camera dei Deputati 22-10.2010.VOB